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Ex rocker degli anni '50, ex strumentista della Toronto Symphony
Orchestra, ex improvvisatore jazz nel trio di Richard Stoltzman, ora direttore della Boulder Bassoon Band
in Colorado e premiato compositore di musica classica, il canadese Bill Douglas esegue danze celtiche e
cantilene religiose con un piccolo ensemble da camera (oboe, fagotto, flauto, percussioni e tastiere) e una
soprano. Deep Peace e Hymn brillano per semplicità e dolcezza.
In Cantilena aumentano le melodie contemplative, propriamente
new age, e lo strumento principe è il fagotto (in alcuni casi sovrapposto ben cinque volte).
Douglas maneggia anche le tastiere, e lascia al solito stuolo di accompagnatori gli altri strumenti acustici
(flauto, clarinetto, violoncello e percussioni) e il canto (la stessa soprano).
Anche su Kaleidoscope sono protagonisti le volute seducenti del
suo fagotto, i riverberi cristallini di flauto, oboe e clarinetto, i contrappunti briosi del pianoforte. Il
"caleidoscopio" di umori etnici, che costituisce il tema del disco, è un collage di momenti gioiosi e
momenti pensosi. Fra i primi il trascinante raga per pianoforte di Brilliant Star, il saltarello
galoppante di Windhorse, e soprattutto Sapphire, con una fanfara incantatrice delle ance
propulsa dal tema incalzante, swingante del pianoforte su un fitto tappeto di percussioni leggere.
Douglas eccelle nella composizione di armonie lente, maestose e
classicheggianti: l'arrangiamento a più voci della melodia struggente di Sweet Rain, il
Nocturne per fagotto e pianoforte, l'assolo di violoncello che apre Open Sky, il madrigale
per soave soprano rinascimentale di Golden Apples Of The Sun costituiscono tentativi fra i
più ambiziosi di trasformare la new age in musica classica. La fusione del modo etnico e del modo
classico origina la solenne musica per carovane di Night Journey, forse il capolavoro. Le ance si
alternano a condurre le danze leggiadre e innamorate del disco.
Dopo quel tour de force il successivo Circle Of Moons, nobilitato
da un ensemble sempre più forbito, si presenta come una prova più romantica che tecnica.
A vincere è decisamente l'ego classico di Douglas, che si sfoga nelle sublimi armonie vocali
rinascimentali di Heaven In A Wild Flower, nelle sonate da camera per ance e pianoforte di
Island Of Woods e Circle Of Moons. In tal modo risalta maggiormente il suo squisito e
delicato melodismo, che nell'aria per flauto e corno di Under The Moon, cadenzata da uno
strimpellio classicheggiante (a mo' di arpa) del violocello, lambisce le atmosfere epiche ed oniriche di
Morricone, e nel tema melodioso di Flow Gently Sweet Afton fa concorrenza alle ninnananne
più patetiche, e nella crepitante rapsodia notturna di Into The Twilight sfiora le pagine
più tenere del pianismo romantico. Questo metodo tocca vertici di manierismo nell'elegante e
radiosa Azure e nella triste e delicata The Rose Of Kildare.
Il disco ha i suoi momenti di svago sotto forma di danze leggiadre, il
saltarello condotto dal pianoforte di Like A Wave Of The Sea e le sarabande medievali di The
Piper e Fountain; ma è soprattutto un'opera commovente e personale. Il pianoforte
è diventato la prima voce della musica di Douglas.
Douglas è uno dei musicisti che sta inventando con maggior
consapevolezza una musica classica new age.
"Incisi il primo disco a otto anni, quando
ero appassionato di rock and roll. Elvis Presley fu il mio idolo per molti
anni. Crebbi ascoltando Elvis Brothers, Buddy Holly e cosi` via, gli idoli
dei primi anni Sessanta. Poi a scuola studiai fagotto, pianoforte e
composizione, e cominciai a suonare in orchestre classiche. Mi laureai
all'Universita` di Yale nel 1969 e venni assunto dalla Toronto Symphony
Orchestra. Per sbarcare il lunario, di sera suonavo nei club di jazz.
Nel 1970 trovai un lavoro di insegnante a Los Angeles, presso il California
Institute of the Arts. Fu un'esperienza importante, sia perche' lancio`
anche la mia carriera di insegnante, che continua tuttora, sia perche' mi
consenti` di studiare musica indiana e africana.
La mia fortuna fu di incontrare Richard Stoltzman, un celebre clarinettista
classico. Grazie a lui mi ritrovai con una nuova carriera. Non solo girai
il mondo al suo fianco, suonando il pianoforte, ma lui mi chiese sempre piu`
spesso di comporre musica per i suoi dischi, e quindi mi aiuto` a diventare
un compositore maturo. Nel 1988 ebbi l'occasione di registrare il mio primo
disco, e in breve mi ritrovai associato alla new age e al revival della
musica celtica, per la quale avevo sempre avuto una segreta passione."
"Trent'anni fa mi convertii al buddismo, e il buddismo ha certamente influenzato
la mia visione della vita. Indirettamente ha pertanto anche influenzato la
mia musica. Devo pero` dire che i titoli dei miei dischi e dei miei brani
sono ispirati soprattutto dalle poesie che metto in musica. A partire dal
disco precedente la musica corale e` diventata un elemento portante dei miei
dischi, e si tratta sempre di poesie messe in musica. Le poesie le prendo
in prestito dalla tradizione inglese (Shelley, Keats, Shakespeare,...)
L'ultimo disco per esempio e` intitolato alla terra e al cielo perche' alcune
delle poesie (in particolare quella che lo apre) fanno continuo riferimento
a quei due elementi. La poesia e` un'altra grossa parte della mia vita.
La poesia e` un fatto molto spirituale, anche quando e` laica. Mi piace poi
in particolare un poeta come William Blake, che era esplicitamente mistico."
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