Harold Budd
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The Oak Of The Golden Dreams (1970), 4/10
Pavilion Of Dreams (1978), 8.5/10
Plateaux Of Mirrors (1980), 5.5/10
Serpent/ Children Of The Hills (1981), 7.5/10
Abandoned Cities/ Dark Star (1984), 7/10
Pearl (1984), 6/10
Lovely Thunder (1987), 6.5/10
Moon And The Melodies (1986), 5/10
White Arcades (1986), 7/10
By The Dawn's Early Light (1991), 4/10
Music For 3 Pianos (1993), 5/10
She Is A Phantom (1994), 4/10
Through The Hill (1994), 4/10
Glyph (1995), 4/10
Walk Into My Voice (1996), 4/10
Luxa (1996), 4/10
Room (2000), 6/10
Avalon Sutra (2005), 6/10
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Harold Budd, one of the founding fathers of ambient music, crafted sugary, velvety, tinkling cartilages such as Bismillahi Prahmani Brahim (1978), Children On The Hill (1981), Abandoned Cities (1984), Dark Star (1984), Gypsy Violin (1987), that emphasized the hypnotic quality of droning and repetition.
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Harold Budd (nato a Los Angeles nel 1936 e inizialmente avviato al jazz) condusse per anni ricerche sulla qualità grafica della musica (un brano si giudica dalla bellezza del suo spartito), sulla possibilità di comporre musiche modulari (brani che possono essere usati in qualsiasi ordine e combinazione) e sulla gestualità più radicale (brani che consistono semplicemente nella sequenza di azioni che l'esecutore deve compiere). I suoi primi esperimenti elettronici comparvero su The Oak Of The Golden Dreams (Advanced, 1970 - New World, 1999). Una delle sue prime composizioni, Intermission Piece, è da suonarsi in maniera del tutto casuale ma soprattutto "in assenza di pubblico"! Unspecified D-flat Major Chord and Lirio, una performance solista per gong di 24 ore, e Madrigals Of The Rose Angel (1972), per coro di cantanti in topless, arpa, piano, percussioni, celeste e coro, non facevano comunque presagire la sua vera vocazione.

Benché fosse dal 1969 uno dei principali ricercatori al California Institute Of Arts, trovò soltanto in Inghilterra, nove anni dopo, alla corte di Brian Eno, l'occasione per emergere. Harold Budd (Advance, 1971) fu l'album d'esordio.

La sua musica, dedicata a "padiglioni di sogni" (titolo della prima raccolta) e a "vassoi di specchio" (titolo dell'album in coppia con Eno che lo rivela), Plateaux Of Mirrors (Obscure, 1980), è vellutata ed eterea, aritmica e ripetitiva, intessuta di fili sonanti, di vibrazioni impercettibili e di tintinnii minimi.

La cartilagine di Bismillahi Prahmani Brahim, pubblicata su Pavilion Of Dreams (november 1976 - Obscure, 1978), che raccoglie musiche dei primi anni '70, ispirata a un motto del Corano e orchestrata per il sassofono di Marion Brown, è una vertigine nel nulla: un gorgo lento e fioco inghiotte le note estatiche del sassofono, le tempere del pianoforte, i rintocchi dell'arpa, i bisbigli delle marimba. E' una musica mistica e crepuscolare, per certi versi avvicinabile alla liturgia tibetana, ma altrettanto radicata nella tradizione del free-jazz più mistico (John Coltrane, Pharoah Sanders). Sogni e specchi sono gli elementi di cui è costituita la materia del suo universo.
A loro volta i brevi aforismi che inzuccherano i suoi dischi sono scrupolosi appunti per il grande progetto "ambientale" di Eno, mistici e introversi ralenti che annullano ogni emozione. Si tratta di moderni madrigali, come Budd stesso li aveva definiti ai tempi di Madrigals Of The Rose Angel e Madrigals, entrambi per mezzo-soprano, pianoforte e arpa, entrambi lenti e ineffabili respiri mentali.

La sonata per pianoforte di Children On The Hill su Serpent/ Children Of The Hills (Cantil, 1981), resterà uno dei capolavori dell'avanguardia minimale e ambientale, quasi un carillon straniato d'altri tempi, colonna sonora per tristi serate autunnali. Questa musica tonale, melodica, è la versione laica del minimalismo di LaMonte Young.

Dopo un'altra galleria di acquerelli ambientali e onirici in collaborazione con Brian Eno, Pearl (EG Records, 1984), nella suite elettronica Dark Star Budd abbandona l'approccio epigrammatico e lezioso a favore di una suite drammatica, oppressiva e pantagruelica, risonante sulle armoniche più cupe e minacciose della sua carriera, una sorta di ronzio mantrico ininterrotto con la suspence di un thriller, doppiata dall'angoscia apocalittica di Abandoned Cities/ Dark Star (Cantil, 1984), vibrazione subsonica che somiglia al lento salmo di un organo a canne. Sono brani in cui l'idea di fondo viene estremamente dilatata, come per tendere all'accordo perpetuo che costituisce, secondo diversi popoli orientali, il fine ultimo dell'universo.

Dopo aver registrato con Elizabeth Frazer e Robin Guthrie dei Cocteau Twins il mediocre Moon And The Melodies (4AD, 1986), sul quale sciorina alcune delle sue atmosfere estatiche e cristalline (Ghost Has No Home, Memory Gongs), Budd approda sull'album Lovely Thunder (EG Records, 1987) a un sound più grigio e pessimista con Flowered Knife Shadows (nuova versione di Ghost), vertigine oscura e deforme di pianismo diffratto, e Gypsy Violin, estatica e solenne, glaciale e tenebroso, requiem fermato sulla nota più tragica del coro e perturbato da struggenti e desolate melodie di violino.

L'evoluzione naturale della musica delicata e impalpabile di Budd è verso il sound lento e maestoso della new age, come confermano anche gli acquerelli cosmico-ambientali dell'album White Arcades (Land, 1986 - Opal, 1988): The Child With A Lion, cornucopia di struggenti melodie, e la title-track, vellutata e luminosa.

Le opere degli anni '90 ripiegano su schemi sempre più elementari, dimostrando una certa carenza di idee: By The Dawn's Early Light (Opal, 1992) tenta di riscaldare l'atmosfera con interventi alla chitarra, She Is A Phantom (New Albion, 1994) tenta di rinnovare il sound aggiungendo un ensemble (clarinetti, tastiere e percussioni), ed entrambi comprendono stucchevoli brani di poesia letti da Budd stesso. Non è neppure chiaro quale sia l'esperimento tentato in Music For 3 Pianos (All Saints, 1993).

Through The Hill (All Saints, 1994) si avvale degli arrangiamenti eccentrici di Partridge degli XTC.

The brief chamber compositions of By The Dawn's Early Light (Opal, 1992) sound like mere sketches, blueprints, for more extended compositions that never materialized. An electric guitar is not the smartest of ideas to introduce novelty in Budd's sound. The guitar drones bestow an hare-krishna feeling on Down the Slopes to the Meadow (the longest composition at seven minutes). That's about as original as it gets. The strings try to create an adagio-like atmosphere (Boy About 10, The Photo of Santiago Mckinn), but there is a dearth of memorable melodies. What is not ruined by the guitar, is ruined by the vocals (another really bad idea).

Walk Into My Voice (MaSo, 1996) is a collaboration with Daniel Lentz e Jessica Karraker. Budd and Lentz, two of contemporary music's most influential composers, who had already collaborated on 1993's Music For 3 Pianos (All Saints), write and perform the "soundtracks" for 33 short fragments of poetry recited by Karraker. The texts belong to poets of the so-called "beat generation" (Ferlinghetti, Patchen, Levertov, etc), who were trying to create the literary analogous of jazz improvisation. Budd's scores are light and sparse, leaving the voice in the foreground. They resemble some of Ashley's most colloquial operas. Buy the CD if you're interested in highly sophisticated spoken word. Budd's music is a minor detail.

Glyph (Mute, 1995), a collaboration with Hector Zazou, offers more spoken poetry, for those who can stand it.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Luxa (All Saints, 1996), il primo vero disco dal 1991, contenente vignette per piano, sintetizzatore e strumenti etnici, fatica a ritrovare il suo stile. Ancora sotto l'influenza dei Cocteau Twins, Budd si adagia nelle soporifere A Sidelong Glance From My Round Nefertiti e Feral.

La musica di Budd, fatta di riverberi infiniti e di apparizioni fugaci, ora liriche ora lugubri, tesse una filigrana ineffabile di piccoli suoni elementari. Budd discretizza il minimalismo fino a renderne vano il processo di costruzione graduale del suono, fino a dissolverne l'alchimia dei timbri in un flusso amorfo di vibrazioni. Budd non è più riuscito, però, a ripetere la tenera rarefazione di Bismillahi Prahmani Brahim, né la lirica cantabilità di Children On The Hill, ed è man mano affondato nel grigio torpore di Dark Star, Abandoned Cities e Gypsy Violin, a tentare di umanizzare l'onda immane di LaMonte Young.

Gli onirici, languidi, luccicanti vagiti melodici che sono diventati il suo marchio di fabbrica sono anche diventati lo stereotipo della musica "ambientale". Dell'invenzione originale di Eno è rimasto ben poco, e quel poco che è rimasto è tutto nella musica di Budd.

While less ambitious, Room (Atlantic, 2000) harks back to the lyrical melodies of his early compositions.

Avalon Sutra/ As Lond As I Can Hold My Breath (Samadhi Sound, 2005) was announced as Budd's final recording. The first disc is a cycle of Budd's ambient vignettes (some for solo piano, three Arabesques with John Gibson's sax, and sonatas with strings, including As Lond As I Can Hold My Breath). The second disc is a remix disc by Akira Rabelais.

Fragments from the Inside (2005) was a collaboration with guitarist Eraldo Bernocchi.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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