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Jeff Greinke, originario di Seattle, si formò all'Università di
Pennsylvania nei primi anni '80, dove diresse un programma radiofonico dedicato a musiche
d'avanguardia. Nel 1982 fondò a Seattle con l'amico Rob Angus la Intrepid, per la quale i due
pubblicarono diversi lavori di avanguardia (quattro cassette, Night And Fog, Before The
Storm, Over Ruins, Moving Climates) nei quali usano con disinvoltura loop,
campionamenti e rumori ma, in accordo con gli insegnamenti di Brian, non per generare suite "concrete"
bensì per produrre suoni lenti e atmosferici, genericamente "ambientali".
Greinke si mise presto in luce come compositore più puramente
elettronico con Cities In Fog, che rimarrà uno dei suoi capolavori. Nella pasta di rumori
indecifrabili di Moving Through Fog, nelle voci sommerse di Urban Pastures, il termine
"atmosferico" acquista un significato più metafisico che terreno. Al limite della musica
industriale, Maintain Circulation introduce nella spazialità del progetto anche una
metronimia straniante, un quantum temporale snervante. Al limite della musica cosmica, Metal From
The Sky è solcata da ronzii intergalattici che si perdono nella desolazione più totale.
Nello sfaldarsi lento e subacqueo di Among Icebergs si trova la formulazione più chiara
della sua cadaverica estetica musicale. Sono visioni d'oltretomba, affreschi agghiaccianti di Caronti che
trasportano anime in pena. Quella di Greinke è una trance non terapeutica ma depressiva, non
mistica ma atea.
Cities In Fog I & II (Projekt, 1998) e` un
doppio CD che raccoglie l'originale Cities In Fog
(Intrepid, 1985) e
una sua continuazione composta nel 1995. Quelli di Moving Through Fog
sono suoni sfocati dai timbri raccapriccianti che riecheggiano come macigni
d'acciaio lasciati cadere su lastre di piombo.
Urban Pasture complica ulteriormente l'armonia con campionamenti e
deformazioni di suoni ancor piu` sinistri, come di cancrene in ebollizione
e di dannati all'inferno, e di colpo l'atmosfera si fa torbida e angosciante.
Di questo passo si giunge ai rumori industriali di Maintain Circulation,
fra i quali sembra di avvertire crolli e sirene. Il disco collassa in Scud,
il brano piu` cupo.
Quella di Metal From The Sky sembra cosi`
una versione catastrofica della musica cosmica di Klaus Schulze:
altrettanto pittorica e cinematica, ma infinitamente piu` tenebrosa.
Il primo disco, registrato in condizioni precarie, aveva il pregio della
concisione. Il secondo puo` indulgere in brani piu` lunghi, dai sei ai nove
minuti. Forse anche per effetto della dilatazione, il sound e` molto meno
minaccioso. Greinke si concentra sul dettaglio piuttosto che sull'effetto
feroce dell'insieme. Harbor Island e` una raccolta di miniature
impressioniste piu` che un poema articolato. I rimbombi e i riverberi
metallici sono sempre inquietanti richiami psicologici, ma, scenografati
con maggior compassatezza, non spaventano piu`.
Le masse armoniche di Between, i ralenti` e i disturbi di Still Fall,
potrebbero semmai collocarsi nel repertorio della musica d'avanguardia degli
anni Settanta.
Manca pero` un fuoco alle lunghe digressioni di The Corner, City Light e
Low Ceiling.
Places Of Motility amplia gli utensili armonici del compositore,
anche se non cambia sostanzialmente la sua ossessione per le sonorità dilatate e fluttuanti.
Timbral Planes, con una maggiore attenzione alla melodia ed
elementi esotici, esalta la parte più originale della sua arte, la qualità ultraterrena della
sua musica: i suoni diluiti e gonfiati in echi amorfi di Slow Fall e Cloud Swell, i droni
d'oltretomba intessuti con ritmi organici della title-track e di Mirrors, le stasi siderali e i ronzii
subliminali di Glacial Return, la scomposizione cubista della melodia in Upon Reflection,
costituiscono se non altro un suggestivo approfondimento del Brian Eno del periodo psico-
ambientale.
Il disco prelude alla svolta di Changing Skies, in cui Greinke
abbandona definitivamente gli studi armonici delle origini (che per la verità avevano dato origine
a soluzioni piuttosto ripetitive)
e sottoscrive il programma di primitivismo etnico di Jon Hassell.
In seguito le ricerche timbriche si sono fatte più sofisticate, con le
sorgenti sonore rese evanescenti dalle manipolazioni elettroniche, ma i risultati sono stati soltanto fedeli
imitazione dei micro-paesaggi sonori del tardo Brian Eno (su Lost Terrain e In Another
Place), quando non anche un criptico accumulo di esperimenti
"concreti" (Big Weather).
Nell'ensemble Land Greinke è affiancato dalla tromba di Lesli Dalaba, oltre
a chitarra e percussioni. Il sound abbandona il suo rigore ambientale e si concede in maniera un po'
confusa e incerta a voglie jazz, rock e world-music.
Questo Brian Eno della costa Pacifica ha l'indubbio merito di aver
interpretato correttamente lo spirito del maestro britannico, ma il limite di non essere ancora riuscito a
superare quelle premesse.
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