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Steve Haun
Steve Haun, nato a Denver, cresciuto nel Kansas ma stabilitosi a Boulder,
con una formazione classica all'Università del Colorado, è uno dei musicisti new age che,
grazie all'elettronica, hanno portato l'arte del poema sinfonico a nuovi livelli di epos.
Fin da Inside The Sky, accompagnato dal sassofonista Nelson
Rangell, dal bassista Kip Kuepper e dal violinista Oswald Lehnert, la sua forza è stata soprattutto
nel saper accoppiare felicemente l'elettronica con le melodie e i ritmi pop.
Quel primo album rigurgita di fanfare trascinanti come Inside The
Sky, di melodie struggenti come Beginning Again, di tenere meditazioni come
Victory, che sono fra le composizioni formalmente più perfette della new age elettronica,
tutte propulse da possenti rhythm machine. Ma dietro il kitsch corrivo si nascondono calibrate atmosfere
jazz (Can't Look Back, con assolo di sassofono) e suadenti cadenze latine (The Constant
Search, con tanto di toccata barocca) che riescono sempre a librarsi in inni epici. Abile miscelatore di
timbri elettronici ed acustici, prolifico scrittore di ritornelli orecchiabili, smaliziato orchestratore di
armonie lussureggianti, Haun è un incrocio fra Cajkovsky, Bacharach, Clayderman, Mangione e
Jarre.
Che le sue ambizioni non finissero con la musica leggera lo
dimostrò il successivo Midnight Echoes, registrato con la Denver Symphony Orchestra
(e i soliti Kuepper e Rangell). L'ouverture trionfale di Renewal, con il suo assolo squillante di sax,
la pomposa title-track, con il suo ringhio di chitarra rock a passo marziale, nonché
Snowdance, il tema più potente e drammatico, una specie di saltarello con tutti gli
strumenti dell'orchestra scatenati, la melodia urlata con pathos sovrumano di Mountain Mystery
testimoniano che Haun è un talento naturale della dinamica e ha un debole per gli arrangiamenti
di proporzioni epiche. Ma Haun sa anche essere commovente nei momenti intimisti, su tutti Endless
Horizon, con la sua toccante melodia di pianoforte. Anche l'orchestrale Mountain Suite in
quattro movimenti eccelle soprattutto nel commosso "adagio".
Haun conferma le sue doti di grande melodista e sofisticato arrangiatore su
Collage. Traboccante di sentimenti teneri e innamorati, sfavillante in ogni sua nota, impeccabile
nei contrappunti, questo album è un tributo alla voglia di vivere, dalla romantica serenata di
Soaring al carillon brioso di Breaking Away, fino a Traveler, trascinato da un
ennesimo assolo accorato di sassofono.
Nei nuovi brani di Victory Haun dimostra di essere ormai
diventato un maestro delle atmosfere jazz-rock, forte anche di un ensemble di tutto riguardo (in evidenza
soprattutto Rangell): Bolder Boulder, ritornello arioso in un crescendo delle tastiere e a ritmo
sostenuto, Carpe Diem, il più ballabile, e soprattutto Shining Through, con
un'incantevole melodia costruita sul contrappunto fra sintetizzatore e sassofono. L'unico brano senza il
sassofono è Dream Quest, con il passo lento e maestoso dei momenti più epici e
lenti frasi romantiche alla Clayderman.
Fedele al suo standard di melodie superbe, arrangiamenti lussureggianti,
tempi marziali e produzioni cristalline, Birth Of Dreams conserva lo stesso lirismo dei
precedenti, con appena un andamento più jazzato. Se il carillon del brano-guida fa concorrenza a
Vangelis, con il suo piglio trionfale e il suo ritornello trascinante, l'arte somma di Haun va cercata in
salmi commoventi come I Will Follow You (il più orecchiabile) e First Moments,
titoli che raccontano da soli la filosofia domestica dell'album, brani più umili, dominati dalle
melodie del pianoforte, nei quali si esprimono poetiche più profonde e personali.
Per tripudio orchestrale e felicità melodica alcuni brani sono da
considerare dei mini-concerti per pianoforte: Unspoken Love (la più tenera) e Where
Angels Dance (la più arrangiata, con persino spunti da clavicembalo rinascimentale). Altri
(Welcome To The World e Leave No Child Behind) sono delle umili sonate per solo
pianoforte in cui Haun riscopre il valore degli affetti più semplici. E' il disco più personale
e intimista della carriera di Haun, e, non a caso, quello in cui il musicista elettronico riscopre il fascino
del pianoforte.
Haun è uno dei pochi melodisti elettronici la cui ispirazione non
è mai venuta meno. Tutti i suoi prodotti sono di elevatissima qualità.
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