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Lemurian Sunrise (Waterfall 105, 19##) ** Dolphin Smiles (Global Pacific, 1987) **** with Teja Bell Fresh Impressions (Global Pacific, 1987) * with Georgia Kelly Automatic Writing (Global Pacific, 1989) ** Across A Rainbow Sea (Global Pacific, 1990) ** Paradise Lost (Mesa, 1993) ** Pieces Of My Life (Mesa, 1995) ** anthology | Links: |
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Il biglietto da visita di Steve Kindler è di aver suonato il violino
nella Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin su Visions Of The Emerald Beyond. Dopo
aver collaborato anche a un paio di dischi di Jan Hammer, Kindler diede vita a una carriera solista.
Nel mondo della new age si mise in luce con una cassetta per pianoforte, violino, nastri e suoni naturali, Lemurian Sunrise, e ottenne grandi riconoscimenti per canzoni forbite come Dawn In Varanasi (su Automatic Writing) e la title-track di Across A Rainbow Sea. Il suo sound si è fatto sempre più "latino" (come dimostra il flamenco di Agua Caliente su Across A Rainbow Sea). Ma il suo capolavoro rimane Dolphin Smiles, con Teja Bell alla chitarra e Kit Atkinson alle percussioni. Il tema tenero e maestoso di Windsurfer è tutto immerso nelle sensazioni dell'oceano, delle onde, del vento, del cielo, ebbro di natura e di gioia di vivere. Dopo un inizio titubante, il violino si lancia nel tema che è un po' il prototipo del suo jazz latino, Kaimana. Kindler è soprattutto maestro nel cesellare le atmosfere sognanti e stellari delle composizioni più lunghe, che scorrono armoniose come fiumi. La cadenzata Leeward Sail è di nuovo intrisa di mare e di sole, il lamento di The Farthest Shore si libra solenne su orizzonti sconfinati. Il flusso è così naturale che passa in secondo piano l'accorta scienza timbrica del duo: Sounding, in realtà, è composta da otto minuti di suoni onirici senza trama. La Dolphin Suite che dà il titolo al disco è aperta dal violino con una struggente figura melodica alla Cajkovsky prima che Bell si lanci in una delle sue parate di accordi iridescenti; gli effetti acquatici del violino e del sintetizzatore danno vita all'inno elegante e festoso del violino con cui la suite si chiude. Paradise Lost, con Zakir Hussain alle tabla, Peter Apfelbaum al sassofono e Kim Atkinson alle percussioni, accentua il tono visionario di questo stile al confine fra jazz e classica. Kindler è anche attivo nell'ensemble multiculturale Barefoot. |
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