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Agli inizi degli anni '80 Christopher Peacock (laureato in composizione a
Los Angeles e già percussionista nella L.A. Philarmonic) iniziò ad esibirsi in pubblico
suonando il suo pianoforte e l'organo a canne di un'isola nei pressi di Seattle. Il successo di quei concerti
lo spinse a registrare Island Time e Oceans, dischi ispirati dalla natura dell'isola e
quasi sempre accompagnato da Nancy Rumbel all'oboe e dall'orchestra sinfonica di Seattle
Su Suite Dreams e Destination è sembrato
deviare verso un jazz soffice da salotto, e su Pianoforte ha semplicemente interpretato brani
celebri del repertorio classico e leggero, ma Island Life ha ripreso il tema "isolano", con i suoni
delle onde, dei gabbiani, della pioggia e delle balene ad accompagnare le dolci melodie pianistiche di
A Gift From The Sea, Encounter e Celestial Solitude, venate di una serena malinconia. Il
suo stile pacato, meditato, riflessivo si esprime tanto nella forma della fantasia dimessa, con toni quasi
filosofici (An Island On An Island, Playing Rain), quanto in quella del carillon gioviale
(Child's Play).
Peacock riprende la tradizione dei grandi pianisti del flusso di coscienza
new age, in particolare quella di Michael Jones, ma con un tocco più mondano, leggero,
morbido.
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(Translation by/ Tradotto da xxx) Se sei interessato a tradurre questo testo, contattami
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