Robert Rich


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Sunyata, 6/10
Trances, 6.5/10
Drones, 6.5/10
Live, 5/10
Inner Landscapes, 6/10
Numena (1987), 7/10
Rainforest, 7/10
Strata, 7.5/10 (Roach)
Gaudi` (1991), 7/10
Geometry (1991), 6.5/10
Soma, 6.5/10 (Roach)
Amoeba: Eye Catching, 5/10
Propagation, 6/10
Yearning, 6/10
Stalker, 6.5/10 (Lustmord)
A Troubled Resting Place, 6/10
Narratives
Watchful, 6/10
Fissures, 6.5/10 (Alio Die)
Seven Veils, 7/10
Below Zero (1998), 6.5/10
Humidity, 6/10
Amoeba: Pivot , 6/10
Somnium , 7.5/10
Bestiary , 6/10
Temple of the Invisible (2003), 5/10
Calling Down the Sky (2003) , 6/10
Open Window (2004), 6/10
Echo Of Small Things (2005), 5/10
Lithosphere (DIN), 5/10
Electric Ladder (2005), 6/10
Atlas Dei (2007), 6.5/10
Eleven Questions (2007), 6/10
Links:

The electronic soundscapes sculpted by Robert Rich can be compared only to Steve Roach's in terms of complexity and psychological depth. In 1982, Rich began to perform "sleep concerts", continuous flows of soothing and static music (a` la Brian Eno's Music for Airports), such as Trances (1983) and Drones (1983), a form that he would then abandon till Somnium (2001). Instead, Rich progressively increased the density and plasticity of his watercolors, from Numena (1987) to Rainforest (1989), eventually achieving a kind of morphing "organic" music on Gaudi` (1991), Stalker (1995), Fissures (1997) and Seven Veils (1998).
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La carriera di Robert Rich e` emblematica di come un ragazzo autodidatta possa diventare un compositore di statura internazionale nell'era degli studi casalinghi e della distribuzione indipendente. Rich inizio` a comporre musica per gli studenti del campus. Quella musica entro` a far parte del canone della musica new age e per qualche anno Rich venne alla ribalta come uno dei musicisti piu` importanti di quella corrente. L'importanza della musica di Rich trascende comunque i generi e negli anni '90 ha acquistato connotati sempre piu` personali. Affascinato da un architetto come Gaudi`, Rich ha inventato una forma di musica "organica" che si pone fra le piu` salienti della fine del 1900.

Robert Rich, nato nel 1963 a Menlo Park, figlio di accademici, è praticamente cresciuto nel campus dell'Università di Stanford. Auto-didatta, iniziò a tredici anni a costruire sintetizzatori e a improvvisare pezzi alla Tangerine Dream sul pianoforte di casa. Nel 1979, durante l'high school, formò un complesso dedito alla musica industriale allora in voga nella Bay Area: i Quote Unquote, un trio di sintetizzatore, basso e chitarra che faceva ampio ricorso a nastri ed effetti elettronici.

Nel 1981 Rich iniziò gli studi di Matematica e Psicologia. Continuando da solo i suoi esperimenti elettronici, registrò anche la prima cassetta auto-prodotta, Sunyata (1981 - Hypnos, 2000), contenente tre lunghe composizioni: Dervish Dreamtime (venti minuti), che, cullata in lunghe figure statiche, ricorda la musica ambientale di Brian Eno; la title-track (ventisei minuti), un coacervo di risonanze lugubri immerse in un fitto crepitio di cicale; e Oak Spirits (quarantatre minuti), totalmente improvvisata dal vivo nella sua camera al dormitorio di Stanford (un flusso di oscillazioni armoniche freddamente matematiche sovrapposte a un rumore continuo di pioggia).

Le influenze principali sul giovane Rich furono quelle di Marion Amocher e di Pauline Oliveros, entrambe titolari all'epoca di stili improntati alla stasi prolungata, nonché la scuola "cosmica" tedesca. Rich non era ancora interessato alla musica nell'accezione comune del termine, ma piuttosto a creare uno spazio psicoattivo dove l'ascoltatore potesse muoversi liberamente. L'obiettivo era la trance.

All'inizio del 1982 Rich tenne il primo degli "sleep concert" che lo resero celebre nell'ambiente elettronico: Rich suonava dalle 11 di sera fino alle 8 di mattino davanti a un pubblico che, munito di propri sacchi a pelo, dormiva sul pavimento. La musica consisteva semplicemente in frasi melodiche lentissime che variavano in maniera quasi impercettibile. Questi concerti per "pubblico addormentato" erano le prime realizzazioni pratiche di una personale rielaborazione delle idee di LaMonte Young e degli "scultori sonori" del tempo: la musica come organismo vivente, che può evolversi a prescindere dalla presenza di un esecutore e di un ascoltatore. (E fu probabilmente la prima volta nella storia della musica che al pubblico di non solo fosse consentito addormentarsi a un concerto, ma addirittura fosse invitato a farlo).

Fu grazie alla fama di quegli "sleep concert" che le sue cassette del 1983, Trances (due suite: Cave Paintings e Hayagriva) e Drones (Seascape e Wheel Of Earth), ebbero una certa diffusione. In questi lavori Rich non fece che riepilogare le sue tecniche iper-statiche di esecuzione elettronica.
Cave Paintings, in particolare, con il suo ralenti torpido e impercettibile per cascate libere di accordi su un sinistro sottofondo di rumori silvestri, e Seascape, un poema sinfonico di mezz'ora nelle cui languide vibrazioni/allucinazioni si colgono imitazioni di onde e gabbiani all'insegna di una forma subliminale di impressionismo, segnalano una maggiore dimestichezza con il mezzo elettronico. Il presupposto è però sempre lo stesso: far musica senza far musica, come ha insegnato Brian Eno. Le masse sonore si muovono con lentezza esasperante attorno ad accordi sparuti, come nebulose sospese fra diversi centri di attrazione gravitazionale. In un certo senso Rich ha realizzato la fusione fra la musica ambientale di Eno e quella cosmica di Schulze, fra il modo psicologico e quello pittorico della musica elettronica.
Wheel Of Earth, pur conservando la forma di flusso di coscienza, sostituisce agli anemici tremolii degli altri brani una possente fondamenta di rombi, sibili e dissonanze assortite, costruendo poco a poco un climax tragico che sa di shock terapeutico più che di trance estatica. Lo svolgimento tematico non è assente: è indecifrabile.
Hayagriva è invece la quintessenza programmatica del periodo: una sequenza di "droni" interminabili, alcuni a frequenze quasi subsoniche, che inducono una trance profana, non sacra, occidentalissima, non orientaleggiante. Con Rich lo scienziato prende il sopravvento sul mistico nell'esplorazione del potere suggestionante dei suoni.
I due album verranno riediti come Trances/Drones (Extreme, 1994).

Nel 1984 Rich entrò al CCRMA (Centre for Computer Research of Music and Acoustics), diretto a quei tempi da John Chowning (l'"inventore" dell'FM). In quegli studi potè sperimentare con l'alta tecnologia della produzione musicale e con i toni esatti.

Live (Multimood, 1985) e Inner Landscapes (Auricle, 1987) raccolgono due esibizioni dal vivo. La seconda contiene una delle sue composizioni più accessibili (registrata nel 1985), il raga elettronico alla Terry Riley di Approach, un lungo rituale di iniziazione che si snoda attraverso tenebrosi abissi di effetti sonori impercettibili, di toni lunghissimi e di cupe risonanze.

Laureatosi in Psicologia, dal 1985 Rich iniziò a lavorare come ricercatore al Lucidity Institute di Stephen LaBerge, nel laboratorio dedicato al fenomeno di sogno cosciente ("lucid dreaming") che consente di studiare a livello neurofisiologico i rapporti fra mente e cervello, e, in particolare, la coscienza.

Nel 1985 a Hollywood, dove si era recato per realizzare le musiche di uno spettacolo teatrale, Rich incontrò Steve Roach, altro giovane musicista elettronico.

Nello stesso periodo Rich decise di formare anche un nuovo complesso rock, gli Urdu. Con Andy McGowan al basso (già presente nei Quote Unquote) e Rick Davies alla chitarra, Rich tornò al funk-jazz industriale con cui aveva iniziato. Ma fu soltanto una breve parentesi.

Era in gestazione Numena (Multimood, 1987), un'opera di rottura che contiene in nuce tutte le tematiche della sua carriera successiva. The Other Side Of Twilight è un tipico poema elettronico nella tradizione di Schulze, quella dei suggestivi soffi astrali e delle incalzanti cavalcate di sequencer, ma per dodici minuti a regnare è il minimalismo di Terry Riley e la stasi che dilaga subito dopo è popolata di rumori episodici, di sibili dilatati, di segni tangibili della fine dell'entropia, e finale d'intensità religiosa, quasi raga, suggella quello che è di fatto non un acquerello cosmico ma un poema filosofico.
La seconda parte del disco, prevalentemente acustica, è più oscura: dai suoni deformati della giungla equatoriale di Numen alle vertigini oniriche di The Walled Garden (per toni esatti) il modello è più che mai la musica ambientale di Eno, o tutt'al più la world-music astratta di Jon Hassell. Sono pezzi che non hanno uno svolgimento drammatico, ma si limitano a "vivere", a metabolizzare suoni, a crescere: sono materia organica prima ancora che musica.
Il leitmotiv che sottende tutta la carriera di Rich è quello platonico della sostanza che si nasconde dietro l'apparenza. Se la Matematica è bellezza trascendente, allora i toni esatti sono il mezzo ideale per esprimere questa bellezza. La musica di Rich tenta di esprimere la tensione fra due forze: l'ideale platonico dell'essenza matematica delle cose e la manifestazione fisica, la vita biomorfica, la vita liquida che possiede il corpo umano. Gli uomini sono corpi usciti dall'oceano, e queste pozze di oceano dotate di coscienza, rappresentano il culmine della qualità organica delle cose, una qualità che Rich battezza "glurp", e che in arte ha corrispondenti nell'architettura di Gaudì e nella pittura di Dalì.

Geometry (Spalax, 1991), registrato fra il 1983 e il 1987, tenta di rendere l'idea di questo "glurp". Il disco comincia esprimendo la parte più platonica di Rich, quella più vicina alla sensibilità di Riley, quella più strutturata; ma evolve piano piano verso un suono più organico, liquido, pastoso, e poi diventa sempre meno matematica e sempre più vivace.
Il disco si propone infatti di esaminare quella relazione fra Matematica ed emozione che venne esaltata nella musica di Bach. Primes è una partita per tastiere elettroniche rigidamente ancorata a un algoritmo matematico, e nel tono intensamente religioso delle improvvisazioni si avverte l'influsso dell'Arte della Fuga. I "dervishes" di Riley e i bozzetti cosmici del secondo Schulze sono invece alla base di Interlocking Circles. La musica, accentuando gli elementi "cosmici", acquista una qualità fortemente onirica, quasi psichedelica, nella lunga Geometry Of The Skies, il brano cardine dell'opera, nel quale i rapporti sono ancora quelli dei toni esatti, ma cominciano a risaltare le qualità più fisiche della musica, come i timbri.
Da qui in avanti il disco è una discesa nei ritmi e nelle melodie più "fisiche" ed umane, fino a lambire la worldmusic in Geomancy e Logos.

Il boom della cultura new age e la parallela evoluzione della musica di Rich verso uno stile meno arduo consentì anche a Rich di entrare nel giro della new age e di beneficiare di un pubblico molto più vasto. Rainforest (Hearts Of Space, 1989), il primo album del nuovo corso, animato da un tema ambientalista, divenne così uno dei best-seller dell'anno. Il disco si snoda all'insegna del contrasto fra la foresta, ovvero lo stato di natura, e il deserto, ciò che rimane dopo l'invasione degli uomini.
Dopo l'ouverture tintinnante di Mbira, il disco s'inalbera in inno festoso alla natura idilliaca e lussureggiante: è la Rainforest Suite, sospesa in una nuvola di soavi bisbigli melodici, di cantilene bucoliche al flauto, di lenti rumori acquatici. Sanctuary, con il suo coacervo di suoni sinistri, presi in prestito dalla musica cosmica ma applicati a simulare i rumori della foresta, costruisce una suspence che è un monito o una premonizione del pericolo che incombe sulla natura. Ritmi più frenetici, industriali, si mescolano alle sonorità della foresta in Raining Room, e il calvario si conclude con Veil Of Mist (uno dei suoi brani più drammatici e dissonanti) a contemplare in un registro funereo il paesaggio sterile e malinconico di domani.

Intanto Steve Roach aveva invitato Rich a lavorare ai ritmi per il monumentale Dreamtime Return: fu l'inizio di una collaborazione che nel 1990 fruttò un altro capolavoro, Strata. Nonostante l'album porti pesantemente il marchio della produzione di Roach, Rich ha modo di ossequiare uno dei grandi artisti del "glurp", Dalì, e l'arte surrealista in generale, tanto che uno dei brani più allucinati è intitolato proprio alla Persistence Of Memory, celebre dipinto del maestro spagnolo.

Con Gaudi (Hearts Of Space, 1991) termina una fase della carriera di Rich: l'album abbandona il descrittivismo "a tema" di Rainforest per ritornare al programma trascendente di Geometry. Il pretesto è quello di provare a confrontare i principi matematici della musica e quelli dell'architettura, approfittando di Gaudì in quanto i suoi edifici emanano la tensione fra l'organico e il matematico tanto cara a Rich.
In realtà Gaudi` non applica questi principi con la stessa rigidità di Geometry: le strutture algoritmiche di Sagrada Familia e Tracery sono animate da effetti sonori e figure melodiche, un arrangiamento rococò propelle il carillon di Silhouette, il meccanismo ad orologeria della minacciosa Spiral Steps cresce fino ad assumere proporzioni sinfoniche e Harmonic Clouds svapora in un'ineffabile flusso di sibili elettronici.

La portante matematica è sempre abilmente mimetizzata in un suo habitat gradevole. La seconda parte esplora in maniera più spontanea la qualità impressionista della musica di Rich, e dall'acquarello di Air (soffi di flauto, echi elettronici e tintinni metallici) al ralenti di Serpent (uno strisciare fra gli sterpi e sibili intermittenti in un'atmosfera da incubo psicanalitico), culminando nello scampanio surreale di Minaret, è un continuo trionfo dell'immaginazione.

Dopo un'altra collaborazione con Steve Roach, Soma (la radice greca della parola corpo), Rich forma un altro complesso rock, gli Amoeba, con il bassista McGowan. Il loro primo album, Eye Catching (Soundscape, 1992), propone canzoni d'atmosfera, sottese da forti turbe psichiche, che ricorrono a recitati subliminali, effetti dell'orrore, clangori industriali e lunghi intermezzi strumentali.

A questo punto della sua carriera Propagation (Hearts Of Space, 1994), che ha richiesto tre anni di lavoro, rappresenta quasi un regresso a Rainforest. I sette brani-trance (della durata media di otto minuti) mettono le tecniche di registrazione più avanzate al servizio di un'ipotesi di musica senza tempo e senza spazio, di una world-music che è impossibile identificare. I segni semiotici che rimandano al folklore etnico sono in realtà soltanto formali: il tappeto percussivo, che funge anche da collante e da tema unificante, e gli strumenti acustici, provenienti da tutto il mondo (alcuni suonati da Forrest Fang). L'elettronica è ancor più discreta del solito, soltanto una patina spalmata qua e là per far luccicare più intensamente le mille fosforescenze.
La mancanza di una forte melodia e la riduzione ai minimi termini dell'armonia causa una sensazione di disorientamento: Rich fa sempre più affidamento sulla percussività per i suoi "droni/trance". Su di essa prendono forma i suoi "misteri". La melodia sensuale di Animus danza su ritmiche di palude e nelle timbriche terrose del flauto alla Jon Hassell. Ancor più sibillina la carovana di effetti sonori di Lifeblood, forse l'apice del disco, incollati uno dopo l'altro sulla tappezzeria melodica di un'elettronica in continuo movimento.
Quando il ritmo si ferma, è come se avesse luogo un cambiamento di stato, dal solido al liquido: Luminous Horizon è davvero soltanto quello: un "luminoso orizzonte" di accordi lontanissimi, di figure sfocate in lentissimo movimento, di impronte nel cosmo.
Tutto il disco è giocato sul terreno del subconscio, in un lento dipanarsi di bisbigli armonici, come se la musica non originasse da una materia che va cementata ma da una materia che si sfalda poco a poco.

La forma musicale prediletta da Rich in questo periodo è in effetti una variante dell'"alaap" indiano: la lenta, dolcissima introduzione in cui il suonatore di raga si concentra sull'emotività del brano prima di cominciare a suonarlo. In questo senso Yearning (Hearts Of Space, 1995) accentua l'ineffabilità e l'imponderabilità dei suoi "alaap" (in questo caso duetti con una suonatrice di sarod, Lisa Moskow). Le improvvisazioni al sarod guastano un po' l'atmosfera, ma l'importante è che la ricerca della trance ultima e definitiva continua. Piano piano si sta facendo largo l'idea che un'armonia possa essere al tempo stesso tenue e lussureggiante. Le brezze che agitano gli strumenti di Nada o i massi armonici in agguato in Kali sono agenti sonori invisibili, ma nondimeno complessi e stordenti. Sono questi agenti che ingaggiano con la mente dell'ascoltatore un duello per il controllo della coscienza.

Come tanti altri grandi dell'elettronica a metà degli anni '90 anche Rich prova il bisogno di cimentarsi con la musica ambientale che ha contribuito a creare. Su Stalker (Hearts Of Space, 1995), dedicato alla misteriosa e sinistra "Zone" di cui parla l'omonimo film di Tarkovsky, Rich opta per un sound piuttosto lontano dalle armonie "organiche" di cui era stato fautore. I risultati più suggestivi sono forse quelli più in linea con la pura stasi di Brian Eno, Synergistic Perceptions, in cui si riconosce la mano subdola del grande manipolatore di psiche. I suoni da incubo di Hidden Refuge e il tour de force rumoristico di Omnipresent Boundary devono molto al partner Lustmord e alla sua arte di "suoni trovati".
Delusion Fields lascia filtrare in superficie un barlume di umanesimo, con quelle voci oscure annegate in richiami ancestrali. Ovunque regna una suspence macabra, una vertigine di catacombe e cripte sconsacrate, che tocca l'apice nel Point Of No Return conclusivo, dove sibili intermittenti, ritmi spezzati e urla d'oltretomba si fondono in un'unica grande radiazione universale. Più in linea con la ricerca di Rich sono Elemental Trigger e Undulating Terrain, che vivono invece psicodroni densissimi, che sembrano sempre sul punto di dover esplodere

A Troubled Resting Place (Fathom, 1996)

Rich's music is becoming more and more hermetic as the years go by, and the reviewer is beginning to get lost in the labyrinthine flourishes of his "organic" electronics. Compositions such as The Simorgh Sleeps On Velvet Tongues are ever more amorphous: slow-motion, directionless, chaotic, propelled by a tremendous force that is nevertheless confined to the background, they continously disintegrate and reassemble, like a lego toy in the hands of a whimsical child.
Bioelectric Plasma is the fruit of a demented mind, of a Frankenstein of music intent upon building monsters ever more anthropomorphous in order to probe the darkest recesses of the human soul. Rich's compositions have no script, no plot, no linear evolution; just mutations, metamorphoses, sonic incidents that are immediately metabolized. On a completely different wavelength, Night Sky Replies is his take at ambient music. The album's only flaw is a lack of cohesiveness, due to the fact that the tracks were composed for various occasions.

La musica di Robert Rich si e` fatta sempre piu` ermetica negli anni. Rich ha anche ricominciato a tenere "sleep concerts" (concerti notturni in cui il pubblico viene invitato ad addormentarsi) e A Troubled Resting Place (Fathom, 1996) rappresenta forse l'ideale punto d'incontro fra la musica organica e quella inorganica di quei concerti. Composizioni come The Simorgh Sleeps On Velvet Tongues sono sempre piu` amorfe: i suoni si muovono al rallentatore, senza una chiara direzione, si accavallano in maniera disordinata, sospinti da una forza immane che rimane sempre in secondo piano, si sgretolano e ricompongono di continuo, come un lego nelle mani di un bambino capriccioso. Il caos tintinnante di Bioelectric Plasma e` il frutto di una mente malata, di un Frankenstein del suono intento a costruire mostri sempre piu` antropomorfi per sondare le profondita` piu` oscure della psiche. La composizione di Rich vive non di una trama ma di mutazioni, metamorfosi, incidenti di percorso che vengono subito assimilati e metabolizzati. I venti minuti di Night Sky Replies sono invece i piu` vicini alla musica ambientale della sua carriera. Il disco soffre piu` che altro di una mancanza di coesione, dovuta al fatto di essere nato da occasioni diverse (per lo piu` per compilation di varia natura).
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E` di questo periodo anche una collaborazione con Paul Schutze: Narratives (Manifold, 1996)

Robert Rich e il chitarrista Rick Davies sono protagonisti di Amoeba, un progetto di musica al confine fra new age e rock. Watchful (Lektronic Soundscapes, 1997) e` il loro primo album. Inside sembra uno di quei brani in cui cori gregoriani vengono distillati su un ritmo moderno. Footless, forse per via del violoncello, ovvia al languore degli altri. Big Clouds ricorda gli acquerelli di Brian Eno. Ma Saragossa scade nella new age etnica e Any Other Sky nella new age jazzata, per quanto ben fatte. Il brano migliore e` alla fine lo strumentale Watchful Eyes, un piccolo concerto d'avanguardia che non ha molto in comune con le "canzoni" del disco. La musica e` in generale troppo tenue per diventare davvero accattivante. Rich canta, ma piu` che cantare presta la sua voce per manipolazioni elettroniche.

Leo Di Maio scrive:

Il percorso artistico, ormai quasi ventennale, di Robert Rich, non finisce mai di stupire. Da album solari come "Seven Veils" e "Propagation" ad opere cupe e complesse come "Trances/Drones" e "Below Zero", passando per gli stupendi poemi pastorali di "Rainforest", Rich ha quindi esplorato con grande cognizione di causa i diversi aspetti dell'ambientale elettronico. Tra le tante collaborazioni di Rich con altri musicisti (rimarchevoli quelle con Roach, Lustmord e Alio Die), questa di Amoeba con il chitarrista di estrazione jazzistica Rick Davies e' la piu' sorprendente, perche' orientata su una quasi normale forma canzone. Non ci si aspetti pero' un semplice album di musica pop. "Inside" impiega una melodia psichedelica dal vago sapore mediorientale, con la voce trasognata e profonda di Rich che recita un testo che si perde tra uno stuolo di percussioni e le trame musicali. "Origami" adotta invece un'ambientazione esotica, mentre "Ignoring Gravity" e "Any Other Sky" fanno ricorso alla world-music di stampo pop di David Sylvian, senza pero' mai scadere in facili formule lambiccate da salotto. Rich e Davies riscoprono il song rinascimentale nella bellissima "Skin" (qui, piu' o meno, siamo dalle parti del John Cale di "Music For A New Society") ed eseguono un magico saltarello, "Saragossa", magistralmente arrangiato alla Constance Demby. Sono questi due brani i capolavori del disco, insieme alla tragica "Desolation", in cui l'elettronica di Rich si scontra con i feedback allucinati della chitarra di Davies. Anche i pochi brani strumentali sono ad altissimo livello. "Water Vapor" e "Big Clouds" non sono ignari delle sperimentazioni che Peter Appleton adotto' in "Songs From The Shed". La superba "Watchful Eyes", posta in chiusura, ricorda i momenti migliori, ormai appartenenti al passato, di Terje Rypdal e Ralph Towner. "Watchful" mostra due grandi musicisti al meglio delle loro possibilita', sia in qualita' di compositori che in quelle di magistrali arrangiatori. "Watchful" e' senz'altro uno dei dischi piu' importanti usciti quest'anno. (8)

Il musicista elettronico italiano Alio Die (Stefano Musso) contribuisce in maniera significativa al successo del nuovo disco di Rich: Fissures (december 1996 - Fathom, 1997). Il sound e` forse il piu` etereo della sua carriera, e finalmente ritorna ai "morfismi", cervellotici e impalpabili, per cui divenne celebre.
Rich e Musso ribaltano il concetto di musica cerimoniale, privandola del substrato ritmico ma lasciandole l'enfasi soprannaturale. Turning To Stone e` la pagina piu` vitrea di questo libro sacro: i voli del flauto si avviluppano agli accordi maestosi dell'elettronica (quasi un organo a canne), senza pervenire a nulla. I borboglii "organici" di Rich e percussioni etniche alla Roach creano l'atmosfera sacra di A Canopy Of Shivers, che volute di flauti e di trombe attraversano come comete.
E` una musica di gesti impercettibili, una musica di lente metamorfosi cromatiche, che abusa dell'effetto Doppler nel far perdere o acquistare a un suono le sue caratteristiche fisiche. La stessa regola si applica a livello di polifonia in brani come The Divine Radiance Of Invertebrates, che sembrano statici, ma che in realta` progrediscono verso un'armonia tesa e complessa, di uno spessore quasi sinfonico. La miglior "decostruzione" di musica cerimoniale si ha in Road To Wirikuta (diciotto minuti), che conserva i colpi di tamburo ma li immerge in un paesaggio desolato di melodie incompiute, che vanno e vengono senza mai trovare un centro armonico; ne rallenta il ritmo e ne deforma il timbro, mentre il paesaggio si spopola e alla fine non rimangono che echi.
Alcuni pezzi sono tanto deliziosi quanto critpici. I sordi rimbombi di Mycelia producono una processione funerea e notturna che muti versi di flauto accompagnano nella penombra. Uno dei brani piu` suggestivi e` Sirena, con il suo delicato caos di suoni polverizzati su cui si librano accordi sempre piu` struggenti (in particolare quelli di "steel guitar"), richiami di sirene dal profondo del subconscio. Questa e` la piu` stereotipica musica new age, ma realizzata da un grande della musica contemporanea. L'uso di strumenti acustici (come sorgenti per i suoni elettronici) consente di impiegare timbriche angeliche e fiabesche che rendono infinitamente piu` umano il sound di Rich.
Questo disco compone con Gaudi, Propagation e Stalker la tetralogia matura di Rich.

Below Zero (Side Effects, 1998 - Soundscape Productions, 2005) collects pieces composed for multi-artist compilations between 1993 and 1996. The highlight is, by far, the 21-minute four-part suite Star Maker (1996), a constantly mutating stream of drones that evokes a spaceship exploring the vast empty spaces of the cosmos. The sounds hints at galactic bodies that are hissing, moaning, howling at us from light years away. Those myriad "voices" of black holes, quasars, neutron stars and dark matter occasionally impersonate human voices, as if the infinitely inhuman met the infinitely human in the deep abyss of primeval spacetime. But then the fluctuations move to other frequencies, that humans cannot even comprehend, just cryptic signs in an ocean of semantic contradictions. Ambient music does not get more dynamic and evocative than this. The other pieces do not live up to the standards of this major work, although Liquid Air is an intriguing transposition of the human voice in the context of cosmic music and Requiem is a floating carpet of interlocking vocal drones All in all, the album displays an obsession with the human voice.

Seven Veils (Hearts Of Space, 1998) e` soprendentemente il lavoro piu` etnico, piu` ritmato e piu` melodico della sua carriera. Le composizioni (eccetto una) sono nell'"intonazione giusta" e sono quasi tutte ispirate al folklore mediorientale. Rich si alterna a flauti, chitarre e dulcimer, e prende in prestito la chitarra di David Torn e il violoncello di Hans Christian.
Rich e` tanto superbo quanto irriconoscibile in brani come Coils: un twang melodico di chitarra (come un Duan Eddy della musica new age), un tintinnio quasi hawaiano in contrappunto, incalzanti poliritmi africani, eteree figure melodiche delle tastiere elettroniche in sottofondo. La lunga invocazione del flauto in Alhambra (dieci minuti) si scontra in maniera rocambolesca con i feedback allucinati della chitarra di Torn. Troneggia sul disco l'ancor piu` lunga suite di Book Of Ecstasy (quindici minuti), nei cui tre movimenti Rich dispiega l'intera sua arte di arrangiamento nel momento stesso in cui si lascia andare ai miraggi di antiche carovane nel deserto.
Le fanno da contraltare "leggero" i quadretti folklorici di Talisman Of Touch e Ibn Sina, composizioni piu` ariose e compatte in cui Rich indulge nell'esotico e nell'arcano. Chiude l'opera Lapis (altri dieci minuti, forse il suo apice "neoclassico"), un duetto con il violoncello di Christian a mormorare nelle pieghe del canto del flauto, e le percussioni a ballare in maniera frenetica. In questi ultimi minuti si fa evidente il tentativo da parte di Rich di assimilare il portamento della musica classica e la prassi dell'improvvisazione jazz nel contesto dell'elettronica etnica: l'esecuzione e` austera e interiore, come se Don Cherry suonasse un concerto da camera. Al tempo stesso Seven Veils e`, con Rainforest, il disco piu` accessibile della sua carriera.

A poco più di trent'anni Rich è già diventato una sorta di filosofo della nuova musica che sta nascendo al confine fra musica d'avanguardia e musica popolare. Nelle sue teorie musicali trovano formalizzazione gli istinti nascosti di molta new age.

La portata della sua opera è già immane. Nel primo periodo ha trasformato la musica ambientale da alchimia a scienza, nel secondo ha ridefinito la musica cosmica e nell'ultimo ha decostruito la world-music.

Humidity (Hypnos/Soundscape, 2000) documents a series of improvised concerts.

Amoeba's new album, Pivot (Release, 2000), shows Robert Rich and Rick Davies further improving their technique. While essentially concocting dreamy lullabies, the duo fuses styles as different as Galaxie 500's psychedelia, Rich's "sleep concerts", bossanova, Brian Eno's ambient impressionism (Fireflies), early Grateful Dead (Pivot), and Simon and Garfunkel's gentle folk-rock (Moonlight Flowers). Rich's orchestration populates the landscapes of these Lieder with countless sonic events, but Rich's is an art of mimicry, and listeners will barely notice the busy backgrounds. Standout tracks are the suave folk-pop of No Empty Promises, the slow-motion, hypnotic, piano and cello nocturne Sparks and the lonely instrumental, the flute, cello and piano chamber sonata Miniature.

Somnium (Hypnos, 2001) is a DVD disc containing a seven-hour sleep concert (virtually the longest composition ever recorded). Rich is back in familiar territory and his improvisational style shines more than ever. Rich is one of the greatest improvisers and the "sleep concert" is the format that best fits him. This is a majestic music that borrows from LaMonte Young's minimalist experiments, the "deep listening" school, Paul Horn's jazz solos and spiritual chants from around the globe. Softly floating drones caress a landscape that is being flooded with gentle rain effects, and will soon be swept by arid winds and haunted by distant voices. Somnium is a monumental detour that harks back to a personal beginning and projects into the collective subconscious.

(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)

Humidity (Hypnos/Soundscape, 2000) documenta una serie di concerti improvvisati.

Il nuovo disco degli Amoeba, Pivot (Release, 2000), documenta i miglioramenti della tecnica di Robert Rich e Rick Davies. Un lavoro composto essenzialmente di ninnananne sognanti, ma nelle quali il duo mostra di saper fondere elementi tra di loro eterogenei come la psichedelia dei Galaxie 500, gli "sleep concerts" di Rich, la bossanova, l'impressionismo ambient di Brian Eno (Fireflies), i primi Grateful Dead (Pivot), e il folk-rock leggero di Simon and Garfunkel (Moonlight Flowers). L'orchestrazione di Rich riempe i paesaggi di questi lieder con infiniti eventi sonici, ma quella di Rich è un'arte della parodia, e gli ascoltatori noteranno a malapena le fonti. Le tracce migliori sono il soavee folk-pop di No Empty Promises, la lenta ed ipnotica sonata notturna per violoncello e pianoforte Sparks e la sonata strumentale per flauto, violoncello e pianoforte Miniature.

Somnium (Hypnos, 2001) è un DVD che contiene uno "sleep concert" di sette ore (in teoria la più linga registrazione mai realizzata). Rich ritorna nei territori a lui familiari e il suo stile improvvisativo risplende più che mai. Rich è uno dei migliori improvvisatori e lo "sleep concert" è il formato che più gli si addice. Questa è una musica maestosa che cita gli esperimenti minimalisti di LaMonte Young, la scuola del "deep listening", il jazz di Paul Horn e canti spirituali da tutto il mondo. Morbidi droni fluttuanti si prendono cura del paesaggi che viene riempito da sottili effetti di pioggia, per essere presto spazzati da venti aridi e spettrali voci in lontanza.

Bestiary (Hypnos, 2001) marks yet another turn in Rich's career. On one hand, there is more tension, more action, more contrast. On the other hand, the timbres are harsher, the harmony is twisted, the counterpoint is irregular. Texture steps to the side and rhythm moves to the center. A convoluted, schizoid digital rhythm populates Mantis Intentions, while massive drones glide through the sky like comets. Bestiary dispenses with the drones and lets beats and effects simulate a pack of beasts (somehow re-enacting Pink Floyd's Several Species Of Small Furry Animals). Despite the album's title, this album takes a break from the "organic" (and austere) sound of the past. Mostly, these are light electronic vignettes, although intriguing ideas lie beneath the surface.
The dizzy (almost "stoned") world-music of Nesting On Cliffsides is probably a misstep, while the metaphysical surrealism of Folded Space deserved a longer and deeper treatment. Possibly aware that this album does not live up to his compositional standards, Rich appends to the album the sumptuous mantra of Premonition Of Circular Clouds, influenced by Indian meditational music and Terry Riley's liturgical works (and, possibly, Grateful Dead's early psychedelic jams).

Outpost (2002) is a collaboration with British synth pioneer Ian Boddy, heavily influenced by cosmic music.

Temple of the Invisible (Soundscape, 2003) is dedicated to lost rituals of third-world civilizations. For the first time, Rich employs only acoustic instruments, no electronics. Besides Rich himself on flute, zither and percussion, the performers include conch player Tom Heasley, Paul Hanson on bassoon and bombard, Forrest Fang on Chinese zither and Turkish baglama, and vocalists Percy Howard and Sukhawat Ali Khan. While some of Rich's fluent magic gets lost in the translation from electronic to acoustic music, meticolous compositions such as Antalieh (for Jon Hassell-ian conch trumpet and Gregorian choir), the eleven-minute Fasanina for flute, free-form vocals, and the nine-minute Tulchru for stringed instruments constitute a rich repertory of exotic chamber music. The percussion instruments sound so detached and slumberous that they provide a sort of unconscious undercurrent to the conscious acts in the foreground. When the obsession for contrasting timbres and tempos is further diluted, Rich achieves the expressionist soundscape of Lan Tiku.

Calling Down the Sky (Soundscape, 2003) documents a live performance of all-new material. Unlike his studio albums, that tend to highlight new techniques, the live format allows Rich to release his inner self in a more complete and pure form. The 13-minute Erasing Traces is a solemn prayer imbued with languid, undulating Eastern phrases. The 21-minute Vertigo is a haunting fresco of floating cosmic music populated with jungle sounds and ghostly drones. Bridging the infinite unknown and the finite known, allows Rich to focus on the dualism of the primordial emotions of fear and comfort, each the alter ego of the other. The soundscape is roamed by a Jon Hassell-ian flute that seems to represent human consciousness, alone and helpless, both stunned and terrified by its condition. Supplication returns to the theme of the prayer, although at a much more subliminal level (quiet drones and sparkling percussion). This segues into Borealis, which is more of the same but in a more pictorial style, elegant drones sculpting supernatural ambience. Far less ambitious than his studio works, this live album is, nonetheless, a key text to decipher Rich's spiritual vision.

Open Window (Soundscape, 2004) is a solo piano album. Far less ambitious than previous works, this is Rich at his most intimate and warm. The eight impessionistic vignettes borrow stylistic ideas from Erik Satie and Terry Riley to craft gentle structures in the air. Notable moments are the ecstatic crescendo of Parting Clouds, the majestic and intense fantasia of Insular, the delicate fluttering of Past Glances, and especially the youthful enthusiasm of Parallel Horizons, evoking images of exuberant spring like Vivaldi's music.

(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)

Bestiary (Hypnos, 2001) rappresenta ancora un'altra tappa nella carriera di Rich. Da una parte, c'è più tensione, più azione e più contrasto; d'altra parte, i timbri sono più aspri, l'armonia è tortuosa, i contrappunti sono irregolari. La tessitura parte dai lati e si muove verso il centro. Una ritmica digitale convoluta e schizoide popola Mantis Intentions, mentre massicci droni planano nel cielo come comete. Bestiary gioca con i droni e lascia che battiti ed effetti simulino una mandira di bestie (qualcosa che ricorda i Pink Floyd di Several Species Of Small Furry Animals). A dispetto del suo titolo, l'album segna una tregua dal sound organico (ed austero) del passato. Per lo più, qui si trovano delle vignette elettroniche, sebbene ci siano delle idee intriganti dietro la facciata.
La world-music di Nesting On Cliffsides è probabilmente un passo falso, mentre il surrealismo metafisico di Folded Space si merita un trattamento più lungo e profondo. Probailmente consapevole che questo album non sopravviverà ai suoi standard di qualità compositiva, Rich aggiunge al disco il sontuoso mantra di Premonition Of Circular Clouds, influenzato dalla musica indiana per meditazione dei lavori liturgici di Terry Riley (e, forse, le prime jam psichedeliche dei Grateful Dead).

Outpost (2002) è una colaborazione con il pioniere inglese dei sintetizzatori, Ian Boddy.

Temple of the Invisible (Soundscape, 2003) è dedicato ai rituali perduti della cultura esotica. Per la prima volta, Rich usa solo strumenti acustici e niente elettronica.

Calling Down the Sky (Soundscape, 2003) documenta delle performances live di materiale nuovo. Diversamente dai suoi album in studio, questo tende a spiegare nuove tecniche, il formato live permette a Rich di realizzare la sua intimità in una forma più completa e pura. I 13 minuti di Erasing Traces compongono una solenne preghiera imbevuta di frasi orientali languide e ondulanti. Vertigo (21 minuti) è un'affresco di fluttuante musica cosmica popolata da suoni jungle e droni spettrali. Unire l'infinito sconosciuto e il finito conosciuto, permette a Rich di focalizzarsi sul dualismo delle emozioni primordiali di paura e conforto, una l'alter ego dell'altra. La tessitura sonora è pervasa da una tromba à la Jon Hassell che sembra rappresentare la coscienza umana, sola e disperata, al tempo stesso meravigliata e terrorizzata dalla sua condizione. Supplication ritorna al tema della preghiera, sebbene ad un livello più subliminale. Sulla stessa falsariga, ma più pittoresca, è Borealis, con droni eleganti che scolpiscono l'ambiente soprannaturale. Decisamente meno ambizioso dei suoi lavori in studio, questo live è, quantomeno, una chiave di lettura per decifrare la visione spirituale di Rich.

(Translation by/ Tradotto da Ascanio Borga)

Open Window (Soundscape, 2004) e' un album di solo piano. Molto meno ambizioso dei suoi precedenti lavori, questo e' il Rich piu' intimo e caldo. Le otto vignette impressionistiche prendono in prestito idee stilistiche da Erik Satie e Terry Riley per costruire dolci strutture nell'aria. Momenti degni di nota sono il crescendo estatico di Parting Clouds, la maestosa e intensa fantasia di Insular, la delicata agitazione di Past Glances, e specialmente l'entusiasmo giovanile di Parallel Horizons, che evoca immagini di primavera esuberante come la musica di Vivaldi.

Echo Of Small Things (Soundscape, 2005), ostensibly a collaboration with photographer David Agasi, is composed of nine ambient pieces for electronic instruments, guitar, flute and "small things". Pathways is canonical relaxation music for sustained tones and natural sounds (chirping birds). The soundscape of Circle Unwound has a harsher texture built out of narrow intervals, is roamed by metallic dissonances and is slowly engulfed by ocean waves. Scent of Night Jasmine breaks the stationary atmosphere with a Paul Horn-ian flute phrase that sounds like a spiritual invocation. All the pieces are slowly evolving organisms, defined by either a geometric combination of ascending and descending sounds or by a languor of constant sounds. While they don't achieve the intensity and richness of Rich's "sleep concerts", they update Rich's vocabulary with new sonic possibilities. Probably a transitional album, but one that preludes to bolder moves.

Lithosphere (DIN, 2005) is a second collaboration with Ian Boddy, and one that differs in a striking manner both from their first collaboration and from Rich's usual style. There is a lot more movement than usual in pieces such as Lithosphere, Vent and Chamber The cosmic undercurrent is a mere backdrop for the erratic polyrhythms (alternating between pseudo-gamelan tinkling and metallic cacophony) and for the John McLaughlin-like guitar glissando (Rich's new passion, alternating betweem the robust and languid extremes of the spectrum). When the percussive flow stabilize, as in Geode, it is easier to recognize Rich's somatic traits (e.g., the organic revolutions of sonic matter). When it disappears, as in Metamorphosis and Melt, it is easier to reconnect Boddy's existential angst, albeit tempered by Rich's "sleep" aesthetic.

Sonically speaking, Electric Ladder (2005), a work for analog synthesizers and acoustic instruments (guitar, flute, bassoon, soprano sax), marked a return to the morphing organic music of Gaudi` (1991). Electric Ladder is a raga for the digital age: a sensual electronic melody interlaced with frantic tabla-like electronic percussion. And, just like raga music, it stands also as a study in melody-rhythm counterpoint, in how to blend two dimensions of sound that move wildly apart. Shadowline is more of the same, but Poppy Fields weaves an accordion-like litany around some watery pulses, and the droning fanfare of Sky Tunnel is propelled by festive Michael Nyman-ian polyrhythms. Both these latter pieces transform the language of electronic ambient music and of minimalist repetition into a cinematic language. The last three, and shorter, tracks do not quite belong to the same project. The flute meditation of Aquifer and the languid haunting drones of Never Alone sound like elegant, classy rewrites of traditional ambient music with spiritual overtones.

(Translation by/ Tradotto da Ascanio Borga)

Echo Of Small Things (Soundscape, 2005), apparentemente una collaborazione con il fotografo David Agasi, e' composto di nove brani ambientali per strumenti elettronici, chitarra, flauto e "piccole cose". Pathways e' una canonica musica per rilassamento per toni sostenuti e suoni naturali (uccelli cinguettanti). Il soundscape di Circle Unwound ha una tessitura piu' aspra, e' percorso da dissonanze metalliche ed e' lentamente inghiottito dalle onde dell'oceano. Scent of Night Jasmine rompe la stazionaria atmosfera con un fraseggio di flauto alla Paul Horn che suona come un'invocazione spirituale. Tutti i pezzo sono organismi che si evolvono lentamente, definiti o da una composizione geometrica di suoni ascendenti e discendenti o da un languore di suoni costanti. Sebbene non raggiungano l'intensita' e la ricchezza degli "sleep concerts" di Rich, aggiornano il suo vocabolario con nuove possibilita' sonore. Probabilmente un'album di transizione, ma anche uno che prelude a qualcosa di piu' ambizioso.

Lithosphere (DIN, 2005) e' una seconda collaborazione con Ian Boddy, che differisce in maniera notevole sia dalla loro prima collaborazione che dal solito stile di Rich. C'e' molto movimento in piu' in brani come Lithosphere, Vent e Chamber. La segreta influenza della musica cosmica e' un mero sfondo per i poliritmi erratici (che si alternano tra il tintinnio pseudo-gamelan e la cacofonia metallica) e per il glissando di chitarra alla John Mc Laughlin (la nuova passione di Rich, che varia dall'estremo robusto a quello languido dello spettro). Quando il flusso percussivo si stabilizza, come in Geide, e' piu' facile riconoscere i tratti somatici di Rich, (ad esempio le rivoluzioni organiche di materia sonora). Quando esso scompare, come in Metamorphosis and Melt, e' piu' facile riallacciarsi all'angoscia esistenziale di Boddy, sebbene temperata dall'estetica "sleep" di Rich.

Dal punto di vista sonoro, Electric Ladder (2006), un lavoro per sintetizzatori analogici e strumenti acustici (chitarra, flauto, fagotto, sax soprano), segna un ritorno alla musica organica di Gaudi'(1991). Electric Ladder e' un raga per l'era digitale: una sensuale melodia elettronica interlacciata da una frenetica percussione elettronica tipo tabla. E, proprio come nella musica raga, e' anche uno studio di contrappunto melodia-ritmo, su come fondere due dimensioni di suono che si muovono ampiamente lontano. Shadowline e' un'altro pezzo simile, ma Poppy Fields tesse una litania per simil-fisarmonica attorno ad alcune pulsazioni acquose, e la fanfara "dronosa" di Sky Tunnel e' propulsa da poliritmi festosi alla Michael Nyman. Entrambi i pezzi precedenti trasformano il linguaggio della musica ambient elettronica e della ripetizione minimalista in un linguaggio cinematico. Gli ultimi tre brani, piu' brevi, non appartengono sostanzialmente allo stesso progetto. La meditazione per flauto di Aquifer e i droni languidi e ossessivi di Never Alone suonano come eleganti riscritture di tradizionale ambient music con overtoni spirituali.

Rich's cosmic/sleep music has always been far superior to his more "mundane" music, and Atlas Dei (2007), a collaboration with video artist Daniel Colvin, is no exception. It easily dwarfs all the albums of the previous five years. For an album that is a remix of music from previous albums (Sunyata, Gaudí, Troubled Resting Place, Below Zero, Echo of Small Things, Electric Ladder), it also sounds magically cohesive, like a 66-minute eight-movement symphony. The revolving cloud of padded drones, the blurred echoes of monastic bells, the light bursts of natural sounds, the undercurrents of galactic void attain both a transcendent and a rationalist quality that strikes a surgical balance of Rich's varied background. Each piece is crafted from assembling new material and manipulating old material (sometimes up to three pieces).

Eleven Questions (Unsung, 2007), a collaboration of Markus Reuter, contains 13 brief post-ambient vignettes for guitar, piano, flute, vocals and percussion straddling the border between digital soundsculpting, free jazz and dissonant chamber music. The idea is very intriguing, but none of the tracks lasts long enough to fully exploit it.

(Translation by/ Tradotto da Ascanio Borga)

La musica cosmico/sleep di Rich e' sempre stata di gran lunga superiore alla sua musica piu' "mondana", e Atlas Dei (2007), una collaborazione con il video artista Daniel Colvin, non fa eccezione. Semplicemente, fa sembrare minori tutti gli album degli ultimi cinque anni. Per un album che e' un remix di musica di album precedenti, (Sunyata, Gaudí, Troubled Resting Place, Below Zero, Echo of Small Things, Electric Ladder), suona anche magicamente coeso, come se fosse un'unica sinfonia di 66 minuti in otto movimenti. La nuvola volvente di pad e droni, le echi sfumate di campane monastiche, le leggere esplosioni di suoni naturali, le correnti in sottofondo di vuoto galattico raggiungono una qualita' trascendente ed insieme razionale trovando un equilibrio chirurgico nel variegato background di Rich. Ogni pezzo e' costruito assemblando nuovo materiale e manipolando quello vecchio (a volte fino a tre brani contemporaneamente).

Eleven Questions (Unsung, 2007), una collaborazione con Markus Reuter, contiene 13 brevi vignette post-ambientali per chitarra, piano, flauto, voce e percussione, che sfumano il confine tra scultura sonora digitale, free jazz e musica da camera dissonante. L'idea e' davvero intrigante, ma nessuno dei brani dura abbastanza da esplorarla appieno.

Ylang (2010) resurrected the mellow new-age style of the 1980s, with flutes, guitar, bass, cello, violin, piano and ethnic instruments wrapped into ethereal waves of synthesizers and paced by the most linear drumming of his solo career.

Medicine Box (2011)

Nest (2012)

Frozen Day (2013) compresses down to one hour 24 hours of chronological field recordings.

Morphology (2013) documents a live performance.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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