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Figlio del poeta Attilio, Bernardo Bertolucci si diede al
cinema a vent'anni, aiuto regista di Pasolini per Accattone; l'anno dopo vinse un premio
per la sua prima raccolta di poesie e girò il suo primo film, La commare secca
(1962), un soggetto di Pasolini ambientato come al solito fra gli emarginati; fu Prima della
rivoluzione (1964) a mettere in luce il talento poetico e cinematografico di Bertolucci,
allontanandolo dal modello pasoliniano e avvicinandolo semmai alla nouvelle vague;
un giovane di provincia, sotto l'influsso del suo amico confidente e di un maestro guida ideologica, decide di rompere con l'ambiente borghese in cui è cresciuto; lascia perciò la fidanzata, ma perde quasi subito l'amico, forse suicida, e diventa l'amante della zia nevrotica venuta da Milano; non è però abbastanza forte per perseverare nella sua scelta: torna con la fidanzata e rinuncia al comunismo, confessa di sentirsi borghese. La crisi ideologica del giovane coglieva con acutezza i fermenti nell'aria, nel trapasso della sinistra dal fatiscente umore resistenziale all'utopistico ideale sessantottesco. Il film era pieno di citazioni autobiografiche e, anche se seguiva in certi punti la trama de La certosa di Parma di Stendhal, molto elaborato nel linguaggio cinematografico. Partner (1968) riprende di nuovo il tema dell'impotenza rivoluzionaria dell'intellettuale borghese sviluppando una variazione su Il sosia di Dovstoevskij. La strategia del ragno [(1970) da un racconto di Borges] si apre al cinema spettacolare di Hollywood approfondendo al tempo stesso il tema dell'ambiguità. Nel solito paese di provincia un uomo vuole ricostruire gli episodi che portarono all'uccisione del padre da parte di una squadraccia fascista, ma, una volta perforata la cappa di omertà dei vecchi testimoni, scopre che suo padre non fu un eroe, bensì un traditore. L'uomo, omonimo di suo padre, ricalca la vicenda del sosia; ma il film sottende anche una rievocazione critica dell'era fascista e un'indagine etnica che si avvalgono di una fluida affabulazione cinematografica. Il conformista (1970), lussureggiante versione da film noir del romanzo di Moravia, restaura completamente il cinema classico pur restando coerente con l'impegno civile con un'altra scettica incursione nell'era fascista. Nel torbido intrigo delle macerie borghesi Bertolucci cerca un addentellato fra delirante decadentismo sensuale e la moderna nevrosi dello sfascio, con l'aiuto di psicanalisi e figurativismo liberty. L'adesione alle forme dello spettacolo internazionale diventa esplicita e irreversibile con Last Tango In Paris/ Ultimo tango a Parigi (1972), storia di un rapporto sessuale nato dal caso e protratto con disperato attaccamento alla vita come esorcismo del passato; parabola psicanalitica sul significato dell'erotismo, frutto del caos esistenziale e annunzio della morte. Nel film ritornano tutti i temi di Bertolucci: il doppio dovstoevskiano portato al massimo della schizofrenia, l'ambiguità (amore-odio, passione-nausea, amore-morte) nella sua forma più straziante, la nevrosi sessuale nei suoi aspetti più morbosi e degradanti. Novecento [(1976) in due parti e cinque ore] è un film che si rifà ai monumentali romanzi generazionali (Il mulino del Po di Bacchelli)per narrare la storia di mezzo secolo di civiltà padana attraverso le vicende parallele e di un padrone dalla nascita nello stesso giorno, attraverso le prime sfide infantili, in realtà amici, il suicidio del nonno. Nascono nello stesso giorno, uno, Alfredo, figlio del padrone della fattoria, l'altro, Olmo, figlio naturale di uno dei braccianti. Olmo cresce selvaggio, solitario, senza paura. Alfredo è un damerino. Olmo vive nella baracca affollata da tutti i poveri contadini. Alfredo cresce nel lusso della casa padronale. Ma nella casa padronale regna la discordia fra il nonno, vecchio reprobo all'antica, e il padre, moderno, educato e fautore della disciplina. Il vecchio s'impicca dopo aver fallito un atto di libidine su una contadina ragazzina. Il figlio Giovanni falsifica il testamento in modo da figurare erede unico e diseredare l'altro figlio, che si è sempre disinteressato della terra. Giovanni si rivela un padrone ben più avido e crudele del vecchio. I contadini scendono in sciopero e il nonno di Olmo, cresciuto con il vecchio padrone, muore mentre si comincia a parlare di socialismo, e mentre stanno per essere introdotte le macchine: trattrici, falciatrici, etc. Dopo la guerra Olmo e Alfredo tornano, ormai giovanotti, amici per la pelle. Alfredo si ribella all'insensibilità del padre, un vecchio tiranno che tratta i contadini come schiavi. Uno solo dei contadini è entusiata del progresso, delle macchine, del capitalismo: è il nuovo capo. Una rifugiata maestra veneta, giovane, attraente, determinata, ha lo stesso carattere ribelle e impulsivo di Olmo. I contadini vengono sfrattati, Olmo e la ragazza organizzano la resistenza, ma il padrone fa intervenire l'esercito e poi le squadre fasciste, mentre Olmo e Alfredo fanno le prime esperienze sessuali insieme (vanno a letto con una prostituta che viene colta da crisi epilettica). Alfredo svergina una vanesia e altezzosa aristocratica francese che finge di essere cieca e si lamenta di continuo delle sue sventure. Qualcuno dà fuoco al casolare dei contadini, bruciando vive diverse persone. Olmo e la ragazza organizzano un funerale di protesta. È il capo dei contadini che guida le spedizioni fasciste: per dimostrare la sua bravura schiaccia la testa a un gatto. Alfredo passa più tempo con lo zio, dedito a bagordi, donne e droga, che con il padre. La ragazza di Olmo muore partorendo, il padre di Alfredo muore lasciando Alfredo padrone. Alfredo sposa la francese, odiata dalla sorella, una vipera che va d'accordo soltanto con il fascista (presentatosi in camicia nera allo sposalizio), del quale diventa l'amante. Un bambino li scopre mentre fanno l'amore e il fascista gli sfascia la testa facendolo saltare per le stanze. Quando il corpo viene ritrovato il fascista accusa Olmo dell'omicidio e i camerati lo massacrano sotto gli occhi di Alfredo incapace di intervenire. Per quest'atto di codardia lo zio gli toglie il saluto. Olmo non consente a sua figlia di frequentare la moglie di Alfredo, che le faceva da maestra. Alfredo diventa sempre più come suo padre. La moglie è prigioniera della casa, le cui chiavi sono tenute dalla cognata, sempre più demoniaca. Alfredo è succube del fascista e della sorella, ed è come drogato dalla sua nuova posizione di padrone. La moglie, sinceramente affezionata alla bambina di Olmo, la va sempre a trovare. La sorella di Alfredo e il fascista ammazzano per puro diletto una povera vedova infilzandola sulle punte della cancellata. Olmo rinfaccia ad Alfredo di essere diventato uno di loro, ma Alfredo gli rinfaccia anche di averlo sempre protetto dall'arresto: è ancora uno dei pochi comunisti ancora in libertà. Olmo scatena le folle contro il fascista, ma poi deve darsi alla macchia. Eccitata dalla notizia, la moglie di Alfredo se ne va. Alfredo licenzia il fascista, ma è troppo tardi: quando lui torna a casa lei non c'è più. Il fascista si vendica sui comunisti, rastrellando e sparando a quelli che si ribellano. I contadini impugnano le armi. Alla fine si torna alla scena iniziale, con il fascismo che è crollato, il capo dei contadini infilzato con le forche dalle donne mentre tenta di scappare (la vipera viene anche picchiata e arrestata) e il ragazzo che si fa chiamare Olmo che sta per giustiziare Alfredo. Finale didascalico di un ideologico imbarazzante da realismo socialista o Brecht: il fascista e la vipera chiusi nel recinto con i porci; nel villaggio torna la concordia, si danza fra le tombe dei caduti; il fascista viene giustiziato, la vipera viene lasciata libera, anche se supplice di essere uccisa. Olmo ritorna; Alfredo è ancora prigioniero del ragazzino nelle stalle e finalmente lo portano fuori da Olmo, il quale decide di processarlo in pubblico; i contadini si alternano all'accusa intrattenuti da musica festosa (processano il concetto di padrone), arringa finale di Olmo, condanna a morte, arrivano i partigiani, 32. euforia, consegnano le armi, abbandonano Alfredo solo nel piazzale, Olmo torna e i due si accapigliano nel piazzale; ultime scene: vecchi, si picchiano ancora. Numerose scene corali di vita contadina, forse il meglio del film; è un affresco epico che sfiora il kolossal nelle scene di massa, culmine della svolta spettacolare del regista, ma nei quali permangono due componenti fondamentali del suo cinema: l'autobiografismo (o perlomeno l'ambientazione nelle sue terre d'origine) e la riscoperta del periodo fascista. La saga storica trova i suoi punti di maggior presa nella descrizione dei conflitti ambigui, degli intrecci psicologici, delle contraddizioni ideologiche. Nel suo tentativo di far cinema d'autore senza negarsi al pubblico, Bertolucci hollywoodizza la Pianura Padana. La luna (1979) ricorre addirittura al melodramma verdiano, annacquato al solito da forti dosi di decadentismo e psicanalisi, e corredato come Novecento da una fitta corte di macchiette; una soprano giramondo che ha sempre trascurato il figlio (di padre ignoto) scopre con costernazione che questi è un eroinomane; d'improvviso si sente in colpa ed è disposta a fare di tutto per aiutarlo: si lascia picchiare, gli procura la droga, lo autoerotizza; in viaggio per lavoro tornano nei luoghi dove lei conobbe il padre del ragazzo: si baciano in auto, litigano come due amanti, vanno a letto insieme in albergo; infine la madre gli fa conoscere suo padre e tutto finisce in lacrime. Bertolucci si sta spostando in un territorio già conteso da Bergman e Antonioni. La tragedia di un uomo ridicolo (1981) è un grottesco volutamente confuso e aggiorna ancor più i temi del regista all'Italia reale, quella del terrorismo e dello sfascio. Un industriale della solita provincia padana, un uomo onesto venuto dal nulla, ha un figlio terrorista e quando lo vede rapire da tre uomini mascherati non sa se si tratta di un vero sequestro o di una messinscena; riluttante a vendere il frutto di tanti sacrifici e convinto che il figlio sia morto usa i soldi del possibile riscatto (prestati da amici e parenti alla moglie) per salvare la fabbrica in crisi; ma il figlio fa ritorno e l'industriale deve confrontarsi con la propria coscienza. Un uomo tragicamente ridicolo, nella più classica tradizione dovstoevskiana, e un forte senso di ambiguità. L'ultimo imperatore (1987) |
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the Italian text, please contact me.
Last Tango In Paris/ Ultimo Tango a Parigi (1972) is first and foremost an exercise in time lines. There are two stories, one of which is in the past and the other in the present, but for a while the time perspective is left vague. Secondly, it is a film about identity: the American expatriate never had an identity, and the loss of his wife has simply brought that crisis to the forefront. Thirdly, it is a meditation on the decadence of moral values, as the spoiled girl betrays her upbringing and her fiance` and the widow betrays the memory of his wife, and everybody seems to betray each other. Last but not least, it is a film about making a film (the girl's biography), and it sounds like a parody of neorealism, to which genre this film reacts. The time changes. In another hotel a woman is cleaning the room where the middle-aged man's wife, Rosa, committed suicide. He is shocked but rather cynical. Jeanne returns to the empty flat for another sexual rendesvouz with Paul. They never introduce each other and Paul does not want to know her name or anything else of her life. He wants to limit their relationship to the physical contact. Back to the hotel. Rosa's mother arrives for the funeral and tries to take charge of the traditional function, but Paul opposes the hipocrisy of the Catholic rite. The mother fears his sudden bursts of rage. It sounds like he holds her responsible for her daughter's suicide. THe guests of the hotel are spying on their conversation and he shuts their doors one by one. Back to the apartment. The two anonymous lovers are hugging naked on the floor. She then joins again her boyfriend who keeps filming her. This time they investigate her childhood in the rural town. Tom is obsessed with learning details about her past, as much as Paul does not want to hear anything about her life. When Paul and Jeanne meet again, Jeanne is so frustrated by his indifference that she masturbates alone in bed. He is crying in a corner. Paul is not kind to his mother in law. He has been the husband of her daughter for five years. The daughter was the landlady of the hotel and he was a guest. The woman had a lover, Marcel, who lives in one of the rooms. Paul knows him and seems to be in good terms. Jeanne is tired of her boyfriend and would like to leave him and stop the film. Tom and Jeanne fight in the metro, but they soon make peace. Paul treats Jeanne like a sex slave. He forces butter up her ass and then sodomizes her on the floor. His manners are becoming brutal. In the meantime the boyfriend proposes formally and she is ecstatic. Their friends are filming again. She finds a rat in the apartment and decides to leave Paul, but Paul has control over her and forces her into more and more vulgar rituals. In the hotel Paul visits the corpse of his wife and talks to her, sincerely suffering. When Jeanne returns to the apartment, Paul has disappeared and the apartment is vacant. Jeanne is desperate, but calls Tom and tells him that she found an apartment for them to move in after the wedding. Tom tells her that the film is finished. Jeanne meets Paul again, who finally reveals something of his life (at least that he is a widower and owns a hotel). She confesses her engagement to Tom. Drunk, they ruin a ballroom dance context. Paul is suddenly eager to start a new life and now wants to convince her to live with him. While he is talking a shot kills him. He has barely time to talk to the balcony and take a look at Paris. She still has the gun in her hand. And is beginning to think what she will tell the police, a fabrication that also happens to be the truth: she didn't know the man, the man wanted to have sex with her,... |
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L'Ultimo Imperatore/ The Last Emperor (1987)
A flashback shows what happened in 1908. Pu Yi inherited the throne of China at the age of three, and was raised in the "Forbidden City", with its majestic thousand-year old rituals. The flashback is interrupted when we see the soldiers saving the man who tried to kill himself and accusing him of being a criminal. Soon the child's conditions begins to look more like an imprisonment than a reign: he can't leave the Forbidden City (which is the real protagonist of the first part of the film). After showing the child as a young man imprisoned by the Chinese revolutionaries, the film shifts gear. The narrating voice of a British man tells how the new China had become as corrupt as the old China. it is the voice of Reginald, the tutor hired to teach the emperor the manners of the West. The "Forbidden City" is no longer forbidden to anyone, the empire having collapsed. The emperor, a teenager, realizes that he is just a puppet, and knows that there is turmoil in the country, and dreams of leaving the Forbidden City (he even tries to climb over the roofs and later buys a ticket to Oxford). Instead, the court weds him to a teenager. He then takes a concubine. Becoming more and more restless, the emperor begins to challenge the traditions of the court. The court retaliates by burning down a building, and the emperor has to ask for the army of the Republic to help restore order. As he is interrogated by the communists, the former emperor recounts how the communists invaded the "Forbidden City" and gave him one hour to vacate it with his wife and his concubine. The emperor finally sees the world outside the "Forbidden City". He settled in another city and for a while enjoed the life of a decadent western gentleman. The emperor's wife is introduced to opium by a lesbian Japanese spy. The emperor is largely forgotten by the Chinese. The only ones interested in him are the Japanese, who install him as the puppet ruler of Manchuria. In Manchuria he and his women return to the atmosphere of the court, surrounded by the international aristocracy, except that the concubine has become an unhappy neurotic and the wife an opium addict. (A flash shows the emperor being imprisoned, for the first time separated from his women). As the Japanese disarm his army, and he realizes that he is, yet again, a powerless figurehead, a prisoner in his own castle, the emperor's only hope rests in the child that his wife is expecting. Unfortunately, the baby is born dead. When World War II ends with the Japanese defeat, the Russians capture the emperor and turn him over to the Chinese. We have already seen the scenes when the emperor was interrogated and "re-educated". The film fast forwards to his release from prison. He becomes a gardener in Beijing. For the first time in his life, he has to take care of himself. And for the first time in his life he has to share the world with a gigantic crowd of ordinary people, riding a bicycle just like them. The students leading Mao's cultural revolution have arrested a teacher and he tries in vain to defend him. Now an old man, the former emperor walks into the Forbidden City, which is now open to tourists. |
(Translation by/ Tradotto da
Alessandra Blasi ) L`ultimo Imperatore (1987) |
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