|
Translators wanted. If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
|
Commediografo acuto, delicato perlustratore di
ambienti e di animi, # grottesco, mepio e decadente, diresse nel '64 Disordine, profezia
del baratro in agguato per la corsa esuberante dell'Italia del "boom"; regista asburgico e nonsense
dell'amaro Pane e cioccolata (1974)
Manfredi nei panni di un povero emigrante
onesto che cerca di inserirsi nella società svizzera con ogni sorta di umiliante sotterfugio, ma
viene invece privato del permesso di soggiorno, affida i propri risparmi a un finanziere italiano che si
suicida, consola un'esule greca con figlio, viene ospitato in un pollaio con altri otto italiani che sono
ormai più polli che uomini, che guardano ammutoliti i tedeschi come se fossero esseri perfetti ,
partecipa a uno spettacolo per gli operai di una baraccopoli con due operai travestiti da donna, tenta
perfino di truccarsi da nordico ma si tradisce davanti a una partita di calcio fra Italia e Svizzera, ma prova
anche un senso di disgusto sul treno del ritorno in mezzo ai compaesani e decide di restare a combattere:
la sua odissea è alla ricerca dei valori umani, dell'affetto; sulla sua strada incontra soltanto gente
che soffre, umiliati come lui, e amorfi garanti dell'ordine; umile e gentile, lui riconosce la propria
inferiorità razziale, è disposto a sacrificare la propria identità pur di strappare un
sorriso, una buona parola; ma finisce sempre per tradire la sua indole: i veri momenti di allegria li gode in
compagnia di disgraziati come lui, che sanno trovare la forza di un sorriso anche in una baracca, oppure
giocando con un bambino che non lo capisce con divertimenti innocenti che l'innato senso dell'amicizia
gli ispira; e non può fare a meno di gridare la sua gioia di italiano quando l'Italia vince una
partita di calcio.
Il messaggio del film è racchiuso nella straordinaria forza morale di questo
semplice, che ogni volta riparte da zero, ben sapendo di non avere nessuna possibilità. Eterno
perdente, don Quijiote dei disoccupati meridionali, rifiuta anche di farsi incasellare nello stereotipo del
suo gruppo etnico, passivo e rassegnato. L'odissea è costellata di improvvisi abissi di malinconia
(nostalgia per il "paese", solitudine, vergogna, l'ennesimo fallimento), ma ad essi segue sempre un
riscatto deciso, un impulso che scaturisce dalla stessa grande umanità che lo spinge a cercare
comprensione, amicizia e affetto. In realtà è schiacciato nella morsa di una
contraddizione: il mondo dei tedeschi, alti, sani, forti, è un mondo bello, pulito, ricco, ma lui
appartiene a quello degli italiani, piccoli, poveri, brutti e sporchi. Vorrebbe conquistarsi un posto nel
mondo dei primi, ma i sentimenti si trovano soltanto nell'altro. Per passare dall'altra parte ci vuole una
tempra che ha solo chi ci è stato allevato.
Regista dell'ancor più grottesco e duro
Il buon soldato (1981), il viaggio in città di un ragazzo di campagno che deve fare
il militare e che incontra sulla propria strada solo brutalità fino a suicidarsi dal disgusto e la lotta
solitaria di una contadina padana avvizzita accanto a un marito idiota.
Tenderly (1968),
idillio-bisticcio fra due giovani irrequieti, commedia brillante alla Capra/Hawks con tante comiche
macchiette.
I Tulipani di Harlem (1970), un impiegato solitario salva dal suicidio e
s'innamora di una sedicenne depressa che, per averlo tutto suo, gli brucia gli occhi e lo sottopone a ogni
genere di umiliazioni fino a spingerlo sull'orlo del suicidio (sadismo e mitologia dell'amore totale, tenero
e crudele, freudiano nell'accusare i genitori delle frustrazioni di cui soffrono i figli.
Dimenticare
Venezia (1979), storia di due coppie di omosessuali che si trovano sole nella stessa villa dopo la
morte della padrona, che rivivono il loro passato (Proust, Freud) e cercano di liberarsi dei loro ricordi e di
quella volontaria prigionia, un film d'atmosfera, decorativo e popolato di personaggi minori descritti con
cura, sovrastato dalle turbe, dalle nevrosi e dalle tenerezze delle donne di quella casa-isola nel mondo.
Il Buon Soldato (1983) racconta la distruzione psicologica di un ragazzo andato soldato da
parte della società],
|