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L'interprete piu` sensibile del mondo piccolo borghese degli anni trenta, Mario
Camerini fu un abile commediante specializzato nelle sintesi di tre generi comico-sentimentali: il
feuilleton rosa, la commedia crepuscolare, e la farsa surreale. La parte sana della cultura decadente
italiana (De Amicis, Fogazzaro, Gozzano) e un gusto francese per l'evasione confluirono percio`
copiosamente negli esili quadretti d'ambiente che a partire dal muto Rotaie (1929, storia kamm...eiana per
fotografia e ambientazione di due amanti sull'orlo del suicidio che trovano un portafoglio e riacquistano il
piacere di vivere) sondarono con malizia e malinconia il quotidiano del cittadino medio promuovendo uno
stile intimista e sognante non alieno da influenze della commedia leggera americana e di quella sofisticata
austro-ungherese (da Lubitsch): Sigaro e la sua gran giornata (1931, ironica rassegna di macchiette
provinciali),
Gli Uomini che Mascalzoni (1932),
Il cappello a tre punte (1934, favola andalusa tradotta in
farsa napoletana dai fratelli De Filippo),
Daro` un Milione (1935),
Come le foglie (1935, dramma di una
famiglia ricca gettata improvvisamente sul lastrico,
e abbandonata all'istante dagli amici),
Ma non e` una cosa seria (1936),
Il Signor Max (1937),
Grandi Magazzini (1939).
I lavori piu` originali nascono all'insegna illustri collaborazioni: con sceneggiatori come Zavattini (Daro` un milione, non a caso il piu` anomalo delle serie) e Ercole Patti, e con l'attore galante per eccellenza, il giovane De Sica. Nonostante la totale mancanza di respiro ideologico, questi film spensierati e leggeri, sorridenti ed evanescenti, contrastarono vivacemente con l'enfasi magniloquente del regime, finendo per rappresentare di fatto un'Italia alternativa, tutt'altro che eroica o protesa verso messianiche colonizzazioni. Dal punto di vista strettamente cinematografico, Camerini costitui` il trait d'union fra "telefoni bianchi" e neorealismo. In particolare cio` avviene con il populista Gli Uomini che Mascalzoni imbastito sul corteggiamento da parte di un autista rubacuori di una commessa figlia di un taxista, e con il grottesco-surreale zavattiniano Daro` un Milione, dove De Sica, giovane milionario annoiato, offre un milione come premio a chi compira` una buona azione e si traveste da barbone per assegnare il premio, portando cosi` lo scompiglio fra le fila tanto dei ricchi (che si contendono i poveri da beneficare come se si trattasse di lucrosi investimenti) quanto dei poveri (che approfittano della situazione favorevole per speculare sulle elemosine), e finendo con lo scoprire l'amore sincero di una umile fanciulla che lo ama credendolo veramente povero (l'invasione hollywoodiana dei ruoli ricco-povero come occasione comico-satirica, alla Capra/Sturges, la favola di Cenerentola, il mito del giudizio universale). Il Signor Max propone il De Sica per eccellenza, giovane, bello e mistificatore, ma povero in canna che lascia il mestiere di giornalaio per infiltrarsi nell'alto mondo; ma il suo cuore popolano lo tradisce quando, durante la crociera, non puo` fare a meno di difendere la giovane governante dall'arroganza degli snob e dai capricci di un rampollo viziatissimo. La commedia famigliare Molti sogni per le strade (1948), un meccanico ruba un'auto per portare in vacanza la famiglia), la biografia eroico-melodrammatica del Brigante Musolino cioe` Amedeo Nazzari (1950) e la patetica parabola di Suor Letizia (1956, cioe` Anna Magnani), sono le meno sbiadite deviazioni del dopo guerra. Crimen (1960) e` invece un sussulto di estro comico che inaugura un anomalo filone giallo" della commedia all'italiana: sul treno per Montecarlo viaggiano Sordi, Gassman e Manfredi, ciascuno per un motivo diverso, e tutti coinvolti in due omicidi, uno all'andata e uno al ritorno. |
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