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John Cassavetes
esordi' negli anni '50 come attore, prima per il teatro e poi per il cinema (Edge Of
The City, 57, Ritt), rivelando doti di interprete naturalista. Alla fine del decennio si
associo' a Mekas e diresse con mezzi di fortuna Shadows (1960), il capolavoro del new
american cinema. La recitazione e' improvvisata da attori non professionisti, la
scenografia e' approssimata, la direzione e' quasi documentaria. La storia narra la vita
quotidiana di tre fratelli negri: lei ha la pelle chiara e si muove negli ambienti intellettuali
della metropoli, ma l'uomo che l'ha sedotta la lascia quando scopre che e' negra. I due
maschi sono dei frustrati alla ricerca di un'identita': uno lavora nell'ambiente squallido dei
nights e l'altro fa il teppista. Solitudine, insicurezza e disperazione marchiano alcune scene
a fuoco. Il film fece rumore perche' violava tutti i canoni di Hollywood, in particolare
lasciando l'iniziativa agli attori: Cassavetes lascia il pubblico faccia conoscenza con i
personaggi, sposta l'enfasi dalla trama del film alle singole trame private.
Proprio a Hollywood si trasferi' per dirigere Too Late Blues (1961), subdolamente
autobiografico (narra di un artista costretto dalla societa' a commercializzarsi). Kramer gli
produsse A Child is Waiting (1962), tipico film spettacolare a tesi sui bambini ritardati.
Nei sei anni successivi Cassavetes feca ritorno al cinema indipendente e, a poco a poco,
riusci' a completare Faces (1968). I ritmi naturali della recitazione (derivati dal cinema-
verita' ed esasperati da pause, inazioni, ripetizioni e discontinuita') concentrano tutto
l'interesse sul personaggio, piuttosto che sulla storia di cui fa parte. Lo spettatore viene
costretto a fungere da voyeur, ad osservare nei minimi dettagli la psicologia dei
personaggi. La forma detta anche il contenuto: inevitabilmente Cassavetes si sofferma
sugli stati di crisi, che meglio esaltano il suo stile. E, inevitabilmente, il suo cinema e'
diventato un cinema di attori. Le trame sono approssimative, molto limitate; la
produzione, il montaggio, le scenografie molto casuali; le atmosfere sono pesanti,
ripetitive, esasperanti. In un certo senso i suoi film prendono dal free jazz la struttura
disarticolata e l'improvvisazione degli assoli. Checov e Bergman sono i riferimenti piu'
prossimi. Ma Cassavetes e' anche un eroe che vive fuori dai canali commerciali.
Faces esplorava il contrasto fra l'american way of life della borghesia e l'avvento della
contro-cultura, e fu un inaspettato successo di critica e pubblico.
Nel frattempo Cassavetes aveva recitato in Rosemary's Baby (Polansky,68).
Husbands (1970) e' un affresco de milieu della classe media suburbana. Come il
precedente, ha per obiettivo l'analisi delle nevrosi borghesi e, piu' in generale, del
disadattamento della coppia, incapace di vivere negli schemi convenzionali. Commedia di
costume sull'impotenza del maschio, sulle sue frustrazioni e sulla impossibilita' della fuga.
Tre tipici borghesi sposati sono traumatizzati dalla morte di un loro amico e si sfogano
cercando di divertirsi, compresa un'avventura illecita con tre donne facili; ma invano:
torneranno dalle loro famiglie sconfitti. L'insicurezza e l'insoddisfazione sono ancora le
vere protagoniste. Vicino al mondo di Apdike.
Minnie And Moskowitz (1971) e' una commedia piu' ottimista, in cui due solitari si
trovano, si scoprono e, infine, si sposano. Lei e' una trentenne modesta ma raffinata,
impiegata del museo, reduce da diverse delusioni sentimentali ma incurabile romantica; lui
e' un quarantenne simpatico ed estroverso parcheggiatore pseudo-hippy. La vicenda si
svolge sulla falsariga della piu' classica sophisticated comedy (quasi parodia in certi punti),
ma il mondo in cui e' inserita e' un mondo arido, desolato, inumano, freddo e ostile.
Dapprima lei e' irritata dalla sua corte grezza e impertinente, ma alla fine cedera' e si fara'
un matrimonio tradizionale.
A Woman Under The Influence (1974) si svolge invece nell'ambiente tradizionale, gretto e
conservatore della borghesia proletaria e si configura come un saggio sulle nevrosi della
casalinga. La dimensione politica del film trova in Gene Rowlands (sua moglie) una
portavoce superlativa. Il suo e' il ritratto piu' toccante della carriera di Cassavetes e, per
definizione, e' tanto merito del regista quanto dell'attrice. Questa volta l'andazzo e' piu' da
dramma di Williams. Lei deve gestire tre figli e una casa e in cambio viene trascurata dal
marito lavoratore. Sei mesi di clinica psichiatrica non bastano a curarla, e durante un litigio
tenta di suicidarsi davanti a tutti. Tutto il corpo di Rowlands e' a disposizione della
macchina da presa per rendere la disperazione di un essere condannato a vita. Cassavetes
tocca forse il punto piu' alto del suo iper-realismo, del suo scavo psicologico, della sua
poetica del disadattamento. E si spinge anche in territorio psicoanalitico, nel campo delle
teorie anti-familiari di Lang. Come sempre la trama e' minima, lo stretto indispensabile.
The Killing Of A Chinese Bookie (1976) rispetta le convenzioni del film noir:
e` un "crime thriller", ma e` anche un "character study".
Cosmo, il proprietario di un locale notturno, che deve ai gangsters un'ingente
somma, accetta di uccidere un anziano allibratore cinese.
L'omicidio riesce ma, nella sparatoria con le guardie del corpo, Cosmo resta
ferito. Deve fuggire, braccato dai suoi stessi "amici", che vogliono
eliminare un testimone scomodo. Evita un attentato e riesce a rientrare nel
suo locale in tempo per presentare lo show. Poi riprende la fuga, ancora
sanguinante.
Il film vale
soprattutto come descrizione di un ambiente (lo squallore degli spogliarelli, la paura dei
bassifondi, la cacofonia della metropoli) e di uno stato d'animo (solitudine, avidita', lotta
per la sopravvivenza).
The Opening Night (1977) ritorna al saggio psicologico mono-dimensionale,
questa volta su un'attrice nevrotica in pieno esaurimento.
Myrtle (Gena Rowlands) is a middle-aged actress who stars in a play. At the
end of a performance, the actors leave from the backstage door and a crowd
of fans surrounds them to get autographs. One fan is a young woman, Nancy,
who hugs and kisses Myrtle. Nancy follows her to the limo and keeps kissing
the windows of the limo, ecstatic that she has met in person her idol.
The limo starts moving and the fan starts walking next to it. Nancy does not
pay attention to the traffic. It is raining heavily. A car runs her over.
The body lies in the rainy street. The limo drives away, and Myrtle protests
in vain. At the hotel the other actors are only interested in having dinner.
Myrtle asks one of them to accompany her to her room. She is shaken and pours
herself a drink. Then she tries to seduce the actor, who coldly rejects her.
Later the director, Manny, goes home to his wife. They make fun of how
unhappy their marriage is. She calls him boring and then laughs.
He tells her that he has lost his passion for theater, and how much he hates
the rehearsals. The phone rings: it's Myrtle, who needs to be consoled.
Over the phone
Manny makes references to their past love affairs while his wife is making
faces like a child in front of him.
At the rehearsal Myrtle starts screaming out of control.
She cannot concentrate anymore. On stage she has to play the part of an aging
woman, Virginia. Alone, she stares at herself in the mirror.
Her performances get worse and worse. She cannot identify with Virginia.
Myrtle tells the playwright, Sarah, who is older than her, that it is
difficult to play the role of an aging unmarried woman.
One night she invites home the producer, David, an older man who is very
devoted to her, and probably an old lover. She lets him in without telling
him that Manny is there. Embarrassed, the producer leaves and Manny makes
a scene, not understanding what she is trying to do. She locks herself in the
bathroom and has an imaginary conversation with her younger self, who has the
face of Nancy, reminiscing about the days when she
was hunted by all sorts of men. When Manny and Myrtle arrive at the theater
for the performance, Manny's wife is there and sees them together.
The performance is a disaster: she has forgotten her lines, she is drunk and
at one point she simply walks out of the stage. Manny pulls down the curtain
but she demands loudly that the curtain be lifted again. Then she concludes
the play by improvising a monologue. Director, producer and playwright are
terrified, but half the audience likes it.
Myrtle justifies herself by explaining that she wanted to feel the character,
and used Nancy as a template. She wanted to feel... younger.
The playwright Sarah takes Myrtle to a spiritualist, but Myrtle refuses any
help to get rid of the ghost. However, back home she is attacked by the ghost
of Nancy. She goes to Sarah's, who witnesses how the ghost is beating Myrtle
(Myrtle repeatedly slams her own head against the wall until she starts
bleeding). Manny, instead, doesn't understand that it's a real crisis, not
just whims of a spoiled diva. They move to the great theater for the opening
night. Now Myrtle begs Sarah to take her to another spiritualist. This time
the exorcism works: Myrtle confronts Nancy (the ghost) and beats her up.
She visits an old lover who rejects her, another cruel reminder of aging.
She is missing. Sarah, Manny and David are worried that she will not show
up for the opening night. That night, as the audience walks in, Myrtle is
still missing. She shows up that the audience is beginning to complain.
She is so drunk that she can't even stand up. She stumbles into the first
act. But in the second act she recovers enough lucidity to improvise a
duet with the actor (the old lover who rejected her). Manny, David and Sarah
are ashamed, but the audience loves it and gives it a standing ovation.
La diva recupera se stessa recitandosi, come recitando altre si era perduta
(al punto che la sua nevrosi era scambiata per capricci di diva).
Cassavetes abbandona il milieu piccolo-borghese per una meditazione sul
rapporto arte-vita. Bisogno di affetti, alienazione, solitudine sono comunque
i dati della piccola borghesia. E il film e' di nuovo l'indagine di un
vissuto ma partendo da una struttura (la preparazione di uno show) che e'
tipica. Ancora una volta il suo stile arido, statico, monocorde, toglie fiato
all'azione, nobilita l'interpretazione.
E' Rowlands l'"autrice" (esattamente come nel film). Ed e' questa
la differenza principale fra Cassavetes e Bergman.
Gloria immerge un analogo studio di carattere nel pianeta metropoli, e la crisi si
trasforma in odissea (calvario) patetico/epica. Il bambino di un gangster rinnegato viene
affidato a Gloria, ex donna della malavita, che vive sola e indipendente. Il bambino,
braccato dai killers perche' il padre gli ha lasciato un pericoloso quaderno, accende pero' il
suo amore materno e durante la fuga convulsa per le vie di New York lo difende con la
pistola di agguato in agguato; alla fine perira' , ma il bambino sara' ormai autonomo.
Thriller patetico che aggredisce le convenzioni del genere ("la" dura, cinica, spietata
banditessa, il bambino "braccato", la fuga disperata dei due "amanti" che pero' sono una
donna e un bambino), dinamico, violento e spettacolare.
Love Streams (83) torna allo psicodramma, questa volta sul rapporto fra due eccentrici,
uno scrittore divorziato, ubriacone e donnaiolo (Cassavetes) con un figlio che lo odia, e
sua sorella (Rowlands) in crisi con il marito (ma ancora innamorata) con una figlia che la
ama, che si sottopone a psicoterapia e cerca conforto nel fratello; lui ha un bisogno
maniacale di ragazzette, lei ha un bisogno soffocante di amare. Le loro nevrosi aumentano;
quandolei sviene, il dottore dice che e' grave, ma lui lo mette alla porta e continua con i
loro folli rituali; lei sogna un balletto paradisiaco, durante il quale fugge con un uomo;
fuori infuria il temporale; il fratello vuole tenerla con se' per sempre perche' ritiene di
essere l'unico uomo che la ama; ma lei ha deciso di andarsene e, aiutata da un amico, fa le
valigie mentre il fratello si ubriaca e ha delle visioni.
Melodramma teatrale in cui il pessimismo esistenziale di Cassavetes tocca forse il punto
piu' alto.
Big Trouble (86) e' una commedia comica in cui un assicuratore (Arkin) progetta la
morte di un cliente(Falk) con l'aiuto della moglie di questi (la trama di Double
Indemnity), ma Arkin non lo fa perche' sedotto, bensi' per mandare i figli a scuola; e
l'omicidio non si verifica perche' moglie e vittima hanno architettato un'altro piano; e poi
c'e' il lieto fine. Gags e parodia, vacanza d'autore.
Gene Rowlands
Maschera duttile e incisiva della borghesia neurotica, recita con le minime espressioni del
viso. E' lei la vera autrice di molte opere del marito. Attrice drammatica capace di creare
tensioni laceranti, e' agli antipodi delle dive classiche, legate ad uno stereotipo mitologico.
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