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Dopo un'attivita` di critico (censurava allora i
generi in voga canzonettistico, melodrammatico e farsesco, ma anche il calligrafismo, secondo un'estetica
anti-commerciale e anti-formalista) e sceneggiatore (Ossessione di Visconti e Il Sole Sorge
Ancora di Vergano), Giuseppe DeSantis diresse fra il 1947 e 1951 quattro importanti film neorealisti.
Caccia tragica (1948) e` la storia di un reduce disoccupato della Padana che si da` al banditismo, aizzato
da un'amante spietata (Mangano), secondo i moduli classici del feuilleton, riscattati dal ritmo incalzante,
dall'afflato epico e dal gusto populistico, un incrocio fra la ballata del cantastorie e il fotoromanzo, uno
stile narrativo robusto e popolaresco ed al tempo stesso acuto e moralistico (quasi didascalico) che si
affianca al coevo realismo socialista (la trascendenza dal particolare all'universale).
Riso amaro (1949) e` un film-inchiesta sulle mondine mediato dal gangster
hollywoodiano e di nuovo dal feuilleton romantico: un ladro e la sua complice si mescolano alle mondine
e si innamorano, lui di una sognatrice (Mangano), e lei del suo fidanzato; ma la lavorante sognatrice
sventa un piano dell'amante, lo uccide e infine si suicida. Non c'e` pace fra gli ulivi (1950) e` la "sacra
rappresentazione" della Ciociaria che, vittima di un furto di pecore, non solo non riesce ad ottenere
giustizia, ma si vede anche defraudare della sua donna e finisce in carcere e a quel punto evade per farsi
giustizia da se`. Roma ore undici (1953, sceneggiato da Zavattini) trae lo spunto da un fatto di cronaca:
crolla una scala affollata da centinaia di aspiranti dattilografe; sulla falsariga del film-inchesta ad episodi
e del coro delle tragedie greche presentato un multiforme quadro sociale (una prostituta, la moglie di un
disoccupato, una ragazza incinta, etc). In questo film DeSantis, pur condizionato da un sentimentalismo
spettacolare che gli valse peraltro trionfi internazionali, dimostro` una sincera attenzione per i problemi
dell'immediato dopoguerra, dall'occupazione all'inserimento dei reduci, e per la condizione contadina.
Sono film "stonati", nel senso che accavallano tre tono differenti: il tono alto, nobile e classico
della tragedia greca, quello basso, rude e scarno della letteratura popolare, e quello medio, leggero e
frivolo del varieta`. Un marito per Anna Zaccheo (1953), e` una sceneggiata napoletana
strappalacrime: lei, fidanzata a un marinaio, viene sedotta da un signore, tenta di suicidarsi, non ottiene il
perdono dal marinaio, viene allontanata dalla famiglia, piccolo borghese e bigotta, si ritrova
completamente sola. All'ambiente contadino dedico` anche Una strada lunga un anno (1958) vita corale di
un villaggio jugoslavo; ma la sua stella si offusco` seguendo la decadenza del genere neorealista. Incapace
di rinnovarsi, cerco` invano di convertirsi all'epopea storica con Italiani brava gente (1964), sulla disfatta
degli italiani al fronte russo, e al grottesco satirico con Un apprezzato professionista (1972), ascesa di un
criminale di provincia che, ricattato da un disoccupato, accetta di mantenerne vita natural durante la
famiglia perche` lui sconti una condanna al carcere in vece sua.
L'originale tentativo di rendere spettacolare l'ambiente contadino, cioe` di
fondere il paesaggio italiano del dopoguerra e la mitologia hollywoodiana, o, detto altrimenti, di unificare
il coro "egualitario" della tragedia neorealista e il cast di divi dello show americano, la pin-up e la dama
del popolo, o ancora di identificare il documentarismo e romanzesco, e` il primo passo verso la
definizione di un cinema nazionale di attualita` e di costume (il secondo passo lo compiranno quei registi
talmente a corto di sovvenzioni da dover tagliare i ponti anche con lo stile di produzione hollywoodiano).
Il senso proletario delle dive di DeSantis, nelle sue cento trasformazioni (ladra, cinica, sedotta, fatale)
sempre procace e malizioso, onesto e naturale, austero e gioioso, rappresenta l'intera tradizione contadina
(e conia incidentalmente il cliche` della nuova diva italiana). Il paesaggio e` la cornice scenografica della
rappresentazione. Paesaggio, eros e coro sono gli elementi di una sorta di rituale antropologico (si pensi ai
cerimoniali della comunita` contadina, dedicati alla terra o ispirati dal lavoro collettivo).
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