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Louis Feuillade,
il braccio destro di Gaumont, proseguì nell'industrializzazione del
cinema fino a inventare il serial, film per lo più imperniati sulle avventure di un personaggio fisso
che hanno il doppio vantaggio di essere interminabili (le vicissitudini del protagonista possono essere
iterate all'infinito) e di rivolgersi a un pubblico già coinvolto (ha già scelto la sua parte ed
è ansioso, curioso di ripeterla). Realizzò così ottocento film di circa dieci minuti
l'uno. Feuillade interpretò il cinema come l'arte popolare del suo tempo; perciò riprese il
popolo per il popolo: portò la macchina da presa nelle strade rifiutando l'artificio del teatro e
imbastì racconti naturalistici sulla vita quotidiana.
Dal 1906 al 1912 diresse film comici in cui la risata scaturisce da un fatto
comune, qualcosa che succede tutti i giorni in tutte le famiglie; i migliori furono quelli della sere
Bébé, dedicate appunto ai bambini in cui Feuillade sfrutta fino in fondo le
sue risorse di trucchi e di inseguimenti.
La vita vissuta è protagonista totale della serie La vie telle qu'elle
est, che illustra storie sincere e un po' patetiche; il pubblico si rivide nei suoi gesti quotidiani e si
commosse. Nel 1913 prese il via Fantomas, serie di cinque film dedicati al primo re del
crimine, un bandito in cappuccio e calzamaglia che terrorizza Parigi e a cui dà la caccia il
poliziotto Juve#; il soggetto era tratto fedelmente dai romanzi omonimi, l'ambientazione era ortodossa
zoliana. Fantomas era il primo poliziesco, ma anche il primo cinema che riusciva a fondere
realtà e fantasia, estasiando tanto i naturalisti quanto i surrealisti. Vena lirica e squarci sociali,
thriller e documentario, tragedia e soprannaturale contribuirono a fare di Fantomas una
delle opere cinematografiche di maggior successo e influenza. Ma il capolavoro di Feuillade è
Les Vampires, film di dieci episodi la cui protagonista era una donna affascinante, contesa
dai capi di due bande rivali; sceneggiato da Feuillade stesso, il film accentuava il gusto per i paesaggi
sinistri e le atmosfere cupe, conservando al tempo stesso il carattere di documento sociale e di costume
dell'epoca e risultando più efficace nella regìa e pervaso da una sottile vena di umorismo.
Paragonato ai romanzi cavallereschi, ai racconti libertini e al romanzo d'appendice nel novero dell'arte
popolare, Les Vampires contiene lo spirito con cui gli intellettuali vivevano i desolati anni
della prima guerra mondiale. Juder, due serie di dodici episodi, ciascuna cadde invece nei
difetti più vistosi dei feuilleton, presentando questa volta un melodrammatico difensore della
giustizia, che alla fine riesce anche a sposare l'amata. Gli ultimi film furono storie patetiche, tese a
strappare lacrime e sorrisi di tenerezza, come Les Deux Gamins, Tih Minh,
ambientato in una sinistra riviera e con lieto fine, Barrabas, con i bassifondi alla conquista
del mondo e una trama tanto complessa quanto spettacolare, ma nel dopoguerra la stella di Feuillade
declinò velocemente; smise di girare nel 1925.
Fu il primo regista della folla, il primo a studiare il costume e a valorizzare il
paesaggio; ed inventò un ricco repertorio di situazioni per il poliziesco e il cinema
dell'orrore.
Con lui il cinema abbandona definitivamente il teatro, e si appropria del
pubblico del romanzo d'appendice; ma Feuillade non si limita a scegliere il romanzo (e quindi la trama)
invece del teatro, sfrutta anche l'elemento in più del film: l'immagine immediata: mentre il
romanziere deve impiegare parecchie frasi per costruire visivamente la scena nella mente del lettore,
perdendo così tempo prezioso, il regista può descrivere un intero ambiente con pochi
fotogrammi, ottenendo così di provocare un effetto più profondo e preciso e di incalzare lo
spettatore con una più veloce successione di azioni, senza perdere nulla dell'atmosfera del
paesaggio.
Il cinema d'appendice giunge al suo punto di massima perfezione e Feuillade ne
esaurisce tutte le risorse, dopo avergli dato la forma più idonea.
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