Jacques Feyder
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Attore e assistente nell'entourage di Louis Feuillade, il belga Jacques Feyder apparteneva anagraficamente alla generazione degli impressionisti, ma fin dagli esordi i suoi film furono affetti da una tenace forma di realismo ironico. L'Atlantide (1921) rispolverò il mitico regno di Antinea, narrato da Pierre Benoit e già filmato da Blom, con l'intenzione di farne un colossal alla Cabiria ambientato nel deserto; Feyder puntò tanto sul mistero quanto sulla psicologia, e sulla figura di Antinea (femme fatale per antonomasia) e sui paesaggi del deserto. Granquebille (1922), storia di un venditore ambulante di ortaggi ingiustamente arrestato, di aver insultato un gendarme esce e cade in rovina, combina il surrealismo della scena del processo (giudice e testimoni che si deformano come in incubo) e il populismo delle scene sui sobborghi poveri di Parigi.

Visage d'Enfants (1925) is a lengthy psychological study of the soul of a sensitive child

The first scene shows a majestic waterfall in a rural landscape.
The wife of the mayor of a small village dies, leaving behind two small children, Jean and Pierrette. Jean, a sensitive boy, was very attached to her and keeps praying to her and visiting her tomb. His father, though, is soon ready to remarry. He eyes a good widow, Jean, who has a daughter, Arlette, and has trouble paying her rent. The two decide to get married but the mayor does not dare break the news to his son. He begs the priest to do it for him. So the priest takes the boy with him on a journey. They spend a few days in another village and one day the priest breaks the news to the boy that his father is getting married. There will be a new mother waiting for him when he goes back. They start the trip back home and now everything looks different to Jean, even his own home. When he arrives, Arlette is home alone and refuses to let him in. His step-mother does her best to be accepted, but Jean is still very attached to the memory of his mother. And he does not treat Arlette like a sister: he and Pierrette play by themselves, and respond in kind when Arlette tries to disrupt their games. Jean hates Arlette so much that one night he encourages to go out alone in the snow to look for a doll that she has lost. She gets caught in an avalanche and finds shelter in a chapel, but the chapel is completely buried in snow. A few hours later Jean feels guilty and confesses to his parents. The men of the village organize a search for the girl. For the first time Jean cannot find consolation in his mother's portrait, so he gets on his knees and prays. They find her and save her. But Jean feels miserable. One day he decides to leave. He bids goodbye to his sisters and walks towards the waterfall of the first scene. He climbs a tree and then lets himself fall into the roaring waters. His step-mother sees him in time and manages to stop his body before the current takes him away. When he wakes up, he calls her "mom" and the portrait of his biological mother smiles again.

L'Image (la gara fra quattro uomini innamorati della stessa donna ma l'hanno vista soltanto in ritratto) e Carmen (da Merimée) segnarono un progressivo avvicinamento al naturalismo e un continuo approfondimento psicologico, culminati in Therese Raquin, tratto da Zola, dramma piccolo-borghese reso con brutalità quasi espressionista o stroheimiana (soprattutto per quanto riguarda luci e scenografia).

Il tono ironico emerse invece pienamente nella commedia satirica Les Nouveaux Messieurs (1928), sceneggiato da Charles Spaak che descriveva tresche amorose e politiche in Parlamento, con tradimenti e corruzioni, applicando la prassi futurista del montaggio (Vertov) e della direzione delle masse (Eyzenstein), qui deputati alla Camera, operai in sciopero e soldati alla parata, e anticipando i balletti e le parodie dell'Opera di Clair.

Ma le polemiche suscitate dai film convinsero Feyder ad emigrare a Hollywood, dove diresse la Garbo in un paio di melodrammi.

Rientrò in patria nel 1934 e, con l'aiuto dell'assistente Marcel Carné, e dello sceneggiatore Charles Spaak, iniziò una seconda carriera. Nell'esotico Le grand jeu (1934) sfruttò il sonoro per rappresentare con un timbro di voce particolare l'alter ego della protagonista, melodramma esotico sul tema dell'amante deluso che va a cercare la morte nella Legione Straniera, dove l'intrigo convenzionale si trasforma in un poetico affresco di naufragi esistenziali (le due donne una cantante di cabaret e una chiromante, i commilitoni) nell'ambiente torbido e malsano del Marocco coloniale e con Pension Mimosa (1935) ancora di Spaak diede uno standard per il realismo poetico, un film-saggio sulla passione del gioco che spazia dal casino alle bische clandestine e che al tempo stesso narra la tragedia della moglie di un croupier, padrona di una modesta pensione frequentata soprattutto da giocatori e madre adottiva di un giovane che si è rovinato proprio col gioco, la quale per salvarlo prova a giocare e vince somme enormi, ma quando torna da lui lo trova morto, suicida; dominato dal mito della fortuna, il film penetra gli ambienti sordidi del gioco d'azzardo e dedica spazio ancora una volta a una donna piccolo-borghese che ha la vita segnata dalla follia degli uomini. Passione, disperazione, fallimenti: lo stesso itinerario psicologico verso la morte.

Il gaio affresco storico della Kermesse heroique (1935), inteso quale omaggio ai pittori fiamminghi, ricostruisce un villaggio della Fiandra alla fine del seicento, disseminando il film di costumi d'epoca e di scenografie ricavate da tele di Brueghel e compagni; l'atmosfera paesana e l'umorismo carnevalesco che spirano da questa farsesca cronaca di un'invasione costituiscono il testamento spirituale del regista, oltre che rappresentarne sul piano formale il risultato più felice. Quando nel villaggio si diffonde la notizia che stanno per arrivare gli invasori spagnoli, tristemente famosi per le crudeltà commesse durante i saccheggi di città come quella, i notabili dimostrano tutta la loro viltà; mentre il borgomastro si finge morto e abbandona il paese nelle mani dei nemici, sua moglie elabora con le altre donne un piano di salvezza, che consiste nell'accogliere i guerrieri cordialmente per placarne la ferocia; l'intraprendente organizza un banchetto luculliano e si lascia corteggiare dal comandante, mentre il marito e le altre macchiette di notabili vengono smascherati e ridicolizzati; alla fine lo stratagemma delle donne dimostra di aver funzionato: l'armata è passata senza altro danno che un costoso banchetto; e nel trambusto la figlia del borgomastro ha approfittato della paura paterna per sposare il pittore che ama e non il macellaio impostole dal padre. Il film propone perciò di nuovo il cliché feyderiano della donna alle prese con un comportamento assurdo degli uomini, e quello della satira del potere.

Knight without armour (1937), con Marlene Dietrich nei panni di una contessa che un agente segreto inglese aiuta a fuggire durante la rivoluzione, è un altro piccolo affresco storico. Il realismo di Feyder consisteva in una descrizione minuziosa dell'ambiente, che poteva essere tanto un sobborgo parigino del novecento quanto un villaggio seicentesco delle Fiandre.

Cura formale, attenzione per le psicologie dei personaggi e senso dell'umorismo sono le costanti che si incontrano nei film del regista belga.

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