Bob Fosse
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Il ballerino e coreografo Bob Fosse riscosse i primi successi come coreografo negli anni Cinquanta; passò alla regia con Sweet Charity (1969), versione musicale di Le Notti di Cabiria (Fellini) con Shirley mc Laine nei panni della prostituta ingenua e romantica destinata all'eterna solitudine accettata comunque con lieta rassegnazione.

Cabaret (1972) è un musical nostalgico, ma della Mitteleuropa, dominato da un figurativismo espressionista e dai codici stereotipi del cabaret musicale, che comincia dal Das Blaue Angel. La storia è quella di un'attricetta americana spregiudicata (Liza Minnelli) che si trasferisce in una pensione a Berlino; lì conosce un timido insegnante d'inglese che dapprima si professa impotente ma poi la mette incinta; lei abortisce per non compromettere la carriera. Sullo sfondo formicolano l'antisemitismo, il nazismo, la decadenza borghese, etc. Le musiche sanno di Brecht e nell'insieme la commedia viola diverse consuetudini del musical. Vince Oscar, Tony e Emmy nello stesso anno.

A Broadway mette in scena Chicago (1975) e Dancing (1978).

Lenny (1975), biografia del cabarettista eretico Lenny Bruce, è un musical semidocumentario.

All That Jazz (1980) conferma l'ascendente felliniano con una confessione pessimistica che prende lo spunto dalla crisi cardiaca che colpì il regista in seguito alla sua vita dissoluta e al lavoro frenetico. La propria vita diventa uno spettacolo, uno spettacolo che deve continuare a qualsiasi costo, anche quello della morte.
Un musical parzialmente autobiografico sull'autodistruzione, sulla contemplazione della morte, ma soprattutto sulla contemplazione della vita, una vita turbinosa e disordinata, fatta di droghe, amanti, eccessi, vizi. Il film è anche pervaso da un palese simbolismo: dopo l'infarto il regista continua a lavorare, alternando degenza e balletti, e infittendo i colloqui con la misteriosa donna bianca che alla fine accetta di interpretare il numero principale e lo fa con enorme successo, mentre lui si avvia verso di lei.
Star '80 (1983) fu il suo ultimo successo popolare. Racconta la vita e la morte (vere) di un'attricetta scoperta diciottenne timida e vergine, lanciata dal marito psicotico, deciso a usare tutti i mezzi legali e non per ottenere il successo, fino all'impero di Playboy.
In quell'ambiente, mentre la sua popolarità cresce vertiginosamente, capisce la meschinità del suo manager, in parte geloso in parte pronto quasi a prostituirla, ossessionato dal desiderio di successo.
Lei fa carriera grazie al suo corpo da bambina, al suo candore, alla sua professionalità. Lui è ancora un volgare teppista di provincia, con la personalità di un protettore. Lei lo sposa per fedeltà. Mentre lei fatica per fare il suo primo film a Hollywood, lui fallisce in tutto ciò che prova, dissipa soldi, la tradisce, approfittando della sua ingenua fedeltà di ventenne.
La sua ascesa è rapida, ma il marito non vuole perderla e, alla richiesta di divorzio, dopo una scenata allucinante le spara alla testa con un fucile e si sporca tutto di sangue. A questo punto la storia si salda con i flash in cui lui compariva nudo sporco di sangue e si ammazza con lo stesso fucile.
La storia è raccontata attraverso testimonianze e con flash che mostrano il marito sanguinante e isterico che inveisce contro di lei.

L'ultimo musical a Broadway, Big deal (1986), fallisce.

Minato dalle droghe, divorziato tre volte, prostrato dal fallimento commerciale degli ultimi anni, morì nel 1987.

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