Pietro Germi
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Pietro Germi esordì nel 1948 con un paio di film "noir" fra cui Gioventù perduta, che contrappone la sana abnegazione di un ex-partigiano alla corruzione di un giovane borghese, il primo poliziotto e fidanzato con una brava ragazza, il secondo, fratello di questa, ladro e assassino senza ideali e senza pietà. Con In nome della legge (1949) Germi si allinea alle direttive del neorealismo e concentra l'attenzione sulle condizioni di arretratezza sociale ed economica del Meridione: un magistrato inviato in un paese della Sicilia a combattere la mafia si scontra con l'omertà del paese, ma riesce ad ottenere giustizia quando ammazzano l'unico amico; l'andamento western e l'assunto un po' razzista, il moralismo provinciale che allea il giovane legalista al vecchio capomafia, il gusto per il romanzesco e il melodrammatico inficiano anche Il cammino della speranza (1950), dedicato a una carovana di braccianti rimasti senza lavoro che dirige dalla Sicilia verso la Francia attraverso un'Italia travagliata dalla miseria e che giunge a destinazione dopo un duello rustico in cui un vedovo onesto uccide un poco di buono. L'ideologia meridionalistica di Germi tocca il fondo con Il brigante di tacca del lupo (1952), melodramma patriottico in cui il brigante che capeggia la ribellione contro le truppe piemontesi si converte in punto di morte all'ideale unitario.

Il secondo periodo di Germi ha inizio con La città si difende (1951), cronaca di una rapina allo stadio commessa da quattro disgraziati (un attore fallito, un operaio disoccupato, un ex-calciatore, un ragazzo povero) e del suo tragico epilogo, con i quattro che tentano separatamente ma invano la fuga. Altri umili falliti sono Il ferroviere (1956) e L'uomo di paglia (1958), due uomini di mezza età sconvolti da crisi profonde che ritrovano la serenità quando cercano conforto nella famiglia. Il patetico umanesimo di questi film tradisce la vocazione critica del regista.

Il terzo periodo di Germi è quello della satira di costume che si apre con uno dei capolavori della commedia italiana: Divorzio all'italiana (1962).

Un barone siciliano ama la cugina adolescente, ma una moglie gelosissima si frappone fra loro; il barone architetta allora un astuto delitto d'onore, che consiste nello spingere la consorte fra le braccia di un antico spasimante e nel compiere poi giustizia dei due, avvalendosi del codice morale che vige in Sicilia; scontata una pena irrisoria, può sposare la cuginetta fra l'esultanza del paese. Sedotta e abbandonata (1964) è una farsa che specula sulle stesse ottuse macchiette d'"onore": un'adolescente viene sedotta dal promesso sposo della sorella e il padre li obbliga a sposarsi, anche se si odiano.

I due ritratti di libertino L'immorale [(1967) un borghese con tre famiglie a carico] e Serafino [(1969) un pastore analfabeta ecologista e primitivista] completano il suo attacco contro l'istituzione del matrimonio.

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