|
, /10 | Links: |
|
Jean-Luc Godard si mise in luce negli anni '50 come
critico acuto e come cinefilo incallito.
Diresse anche alcuni cortometraggi prima di girare
A Bout De Soufle/ Breathless (1959).
Benchè la nuova generazione vantasse già le affermazioni
internazionali di Chabrol, Truffault, Resnais, Varda, fu l'opera di Godard ad imporre uno stile nuovo e ad
essere considerata il manifesto della "nouvelle vague".
Con quel film Godard assumeva la posizione
più radicale all'interno del movimento.
Era un film realizzato con pochi mezzi, ma con grande
passione, un film essenziale che badava unicamente al contenuto, un film che si
ispirava a tutto il cinema hollywoodiano degli anni '50;
un film aggressivo, provocatorio, anticonformista, un film al tempo
stesso tenero e romantico.
Con questo film Godard lanciava il cinema d'autore: il regista esprime se stesso di fronte al pubblico, le proprie opinioni e le proprie sensazioni. Vivre sa vie (1962) è un ritratto femminile con il quale matura anche la tecnica del regista, che propende sempre più verso il "documento": una obiettiva registrazione di eventi (non spiegati) che ricorda Apollinaire quando compilava liste di nomi ed estratti di conversazione e che segna un netto abbandono della figura del regista com'era stata cristallizzata da Melies (il magico signore dell'immaginazione). La protagonista (Karina) è una provinciale con un figlio illegittimo a carico che lavora come commessa a Parigi, ma senza riuscire a guadagnare abbastanza da vivere; abbordata per strada, si concede per inerzia; introdotta nel giro della prostituzione, diventa in breve una professionista, ma finisce uccisa in una sparatoria fra bande rivali. L'eroina questa volta non è una cinica nichilista per convinzione, è il prodotto di una società alienante e spietata, nella quale i valori non hanno più alcun senso. Le Petit Soldat (1960) è il primo di una serie di apologhi politici. Un disertore francese con velleità marxiste viene catturato e torturato dai partigiani algerini (che leggono Mao e Lenin) e nel frattempo la sua ragazza viene catturata e torturata a morte dai francesi. Il thriller fantapolitico alla Hitchcock è un pretesto per mettere in scena l'agonia di un altro come randagio, fondamentalmente anarchico, indifferente alla politica, che entra, volente o nolente, in conflitto con l'ordine sociale e ovviamente soccombe. Godard's classic traits: mesmerizing photography, jump cuts, location shootings, the automobile, literary references. The action is narrated by Bruno. The plot is ridiculously inarticulate and implausible. Most of the "action" is just the protagonist reminiscing on the events that led to the action (the assassination and the death of Veronica, which is not even explained). Le Mepris/ Contempt (1963), tratto da un racconto di Moravia, e` imperniato attorno alla realizzazione di un nuovo film del celebre regista Fritz Lang. Lang interpreta Lang e Godard interpreta il suo assistente. Les Carabiniers (1963) è il secondo apologo politico di Godard. Due sottoproletari di una bidonville si arruolano nei carabinieri sperando di conquistare un ricco bottino di guerra; non lesinano sforzi per vincere battaglie e saccheggiare i vinti, ma alla fine della guerra si ritrovano con un pugno di mosche e vengono uccisi dagli stessi carabinieri. Anche nella fiaba Godard applica il procedimento della "registrazione di eventi" ma, essendo questi immaginari, il risultato è metà dadaista e metà brechtiano; spira un'aria di sadica goliardica della retorica bellica; la vicenda è svuotata di ogni contenuto emozionale. Inoltre Godard perfeziona i suoi discorsi sul poter del mezzo cinema (un soldato salta dentro lo schermo per afferrare l'immagine di una ragazza nuda).
Alphaville (1965) is a futuristic parable on the consumeristic society,
on the loss of moral values, post-industrial dehumanization, on dystopian
alienation. In a sense, it is the Marxist version of Orwell's "1984".
Godard's technique of juxtaposing and mixing B-genre revisitation and
philosophical meditation is at its best.
Like all Godard's films, it tends to be too verbose, more philosophy than
cinema, and more preaching than art, but here they harmonize better than ever.
The parable is often laughable (the scientist's name used to be Nosferatu and
is now Vonbraun, the same last name as the German scientist who designed rockets
for Hitler and then took the USA to the moon).
Natacha Vonbraun, the very daughter of the scientist, shows up at the hotel, claiming she has been ordered to take care of him. She becomes his guide in Alphaville, like Beatrice in Dante's Paradise. He thus learns that the inhabitants of Alphaville are not allowed to travel outside and that they don't know what love is. Natacha has in fact never seen her father, but promises to try arrange a meeting with him. Lemmy finds Henri, who is sick and hated by his landlord. Henri tells him that Alphaville is run by "Alpha 60", a supercomputer. Everybody simply obeys the computer's instructions. Unfortunately, Henri cannot finish his tale because a gorgeous woman walks into the room and he dies as he is making love with her (after having hidden Lemmy behind the door of an armoir). The other part of the story is told by the computer itself, in a guttural voice. This guttural voice talks to itself, to the world, to Lemmy. Natacha takes him to a swimming pool where people are executed. As their bodies fall in the pool, the witnesses clap their hands. Emotions (and love in particular) are banished from Alphaville. Words referring to emotions have been removed from the dictionary. People who show any emotion are executed there. Lemmy takes pictures. Natacha is brainwashed and programmed like everyone else who is still alive in Alphaville. Lemmy sees Vonbraun and tries to approach him, but the guards arrest him. Lemmy is taken to the computer, that interrogates him. But Lemmy outsmarts the computer by submitting a riddle that cannot be solved. The technicians tell him that he is inside "Alpha 60". Vonbraun's real name is Nosferatu. Nosferatu was sent to the desert to perfect his invention and he became Vonbraun and created Alphaville. The people follow no orders from the scientist: their actions are only the logical comclusions reached by the computer. They walk him downstairs to "Grand Omega Minus", the project to destabilize other galaxies. In a large computer room, news of war declaration with Outlands is received. The story now assumes Hitler-ian overtones: the regular voice (Lemmy's report) narrates how the new society conducted a scientific extermination of the people who could not be educated, and the guttural voice (the computer) adds that the superior race is now ready to attack the rest of the universe. Back to the hotel, Natacha is waiting for him in his room. Lemmy notes that every person has a code printed on their neck, including Natacha. He tries to talk sense into Natacha, but her brain cannot grasp what he is telling her about love. Guards break into his room and arrest him for falling in love with Natacha. Again, he is taken to the computer and interrogated. This time he has to shoot his way out with no mercy for the guards and bureaucrats, and even for innocent citizens. He heads for the secret lab where war against the world is being masterminded. And he confronts Vonbraun. Vonbraun offers him a position, leader of a galaxy when the end is over. Instead, Lemmy kills him and then runs away (running his car over the head of someone who was trying to stop him). The computer has activated the destruction of Alphaville, and Lemmy has only a few minutes to save Natacha. People are beginning to behave like crazy. They flee together in his car towards the Outlands. Healed by his love, Natacha finally manages to pronounce the terrible words: "I love you". Masculin Feminin (1966) è un altro apologo politico (questa volta su un adolescente che esplora il mondo femminile e discute di politica con un amico) con il solito finale disperato (la morte del protagonista). Made in USA (1966) ribalta invece la situazione: una giornalista dà la caccia agli assassini di un comunista finchè li scova e li giustizia, smascherando al tempo stesso una società in cui la violenza più efferata alligna dietro i cartelloni pubblicitari. Godard veniva progressivamente coinvolto nel dibattito ideologico che travagliava la Francia gollista e nel generazionalismo dei campus americani. Pur rifiutando ogni attivismo e affermando più volte il suo scetticismo sulle personalità rivoluzionarie della società americana. Band A Part/ Band of Outsiders (1964) e` il suo capolavoro d'atmosfera. Une Femme Mariè (1964), un altro ritratto femminile, compie un passo avanti nel definire la teoria godardiana dell'immagine: il cinema è realtà e finzione al tempo stesso, la trama è frammentata in spezzoni eterogenei (scene sensazionali, interviste etnologiche, monologhi interiori, dibattiti sociologici), l'immagine è l'oggetto dei suoi film (manifesti pubblicitari, quadri, spezzoni di film, fotografie, fumetti). In tal modo Godard rompe con la tradizione francese e si avvicina all'avanguardia pop. Une femme mariè racconta una giornata di una donna che è la moglie di un pilota e l'amante di un attore. L'alienazione rientra nella casistica degli eroi neutri di Godard, individualisti più o meno cinici e nichilisti schiacciati dall'ordine sociale: pigra, diffidente, bugiarda, conscia della caducità delle cose, confusa e incerta. Questa adultera (la cui condizione è stata descritta da un lungo elenco di fatti) sa di essere incinta ma non sa di chi e prima di rivelare il suo stato vuol capire quale dei due ama. Pierrot Le Fou (1965) è il punto di massima identificazione fra critica dell'immagine e critica della società dell'immagine raggiunto da Godard. La dissoluzione della trama della pirotecnica parodia dei generi classici aggredisce anche il consumismo e l'alienazione. L'eroe è ancora un alienato votato all'autodistruzione (simile a quello di A Bout De Soufle/ Breathless), un giovane sposato (Belmondo) che lavora alla pubblicità televisiva e che cerca di evadere dalla routine della fabbricazione delle immagini artificiali attraverso l'arte (legge libri di pittua e perfino fumetti), attraverso l'amore passionale con una gangster (Karina), attraverso il crimine (picchiano, rubano, uccidono) e attraverso il viaggio (fuggono sulla Côte d'Azùr). Ma lei si sta stancando e lui è ancora insoddisfatto; i banditi la rapiscono, forse con l'assenso della rapita, che alla fine sceglie di restare con il loro capo; Belmondo cerca di riprendersela con le armi, ma finisce invece per ucciderla; disperato, si trucca da clown, si lega una cintura di dinamite attorno alla testa e dà fuoco alla miccia. Deux Ou Trois Choses Qu'Je Sais D'Elle (1966) procede nella direzione ideologica di una denuncia del capitalismo; il film abbandona una struttura puramente astratta per assumere qualità brechtiane di critica e riflessione politica. Il film racconta la vita nei quartieri popolari di Parigi di una donna, madre di famiglia, che d'accordo con il marito meccanico decide di prostituirsi per arrotondare le entrate familiari che non permettono tutta una serie di spese consumistiche. Godard intrattiene il pubblico con i suoi pamphlet sociologici, girati a ruota libera attorno al tema della crisi della società occidentale. La definitiva ideologizzazione del cinema di Godard avviene con i film del 1977.
La Chinoise è la storia di cinque studenti d'estrazione piccolo
borghese con velleità maoiste. Passano le vacanze estive in un appartamento, gestiscono con
rigore una cellula eversiva, soprattutto discutono. Dalla teoria alla pratica si prepara un attentato:
incaricata ne è una ragazza, che però sbaglia bersaglio e uccide due innocenti, mentre uno
dei suoi compagni si suicida e lascia una lettera in cui si accusa del delitto. Le vacanze sono finite, il
gruppo si scioglie, ognuno torna alla sua vita.
Weekend (1967), un'altra slapstick sul costume sulla falsariga di Deux ou trois choses..., se la prende con la civiltà dell'automobile e con l'ipocrisia e la ferocia dei nuovi borghesi. Il film e` molto parlato. I dialoghi sono ora politici ora metafisici. Questi continui riferimenti al sistema capitalista e alla societa` borghese, o peggio ancora all'Algeria e al Vietnam, interrompono la trama senza aggiungere altro che un senso di noia (un regista cinematografico che si erge a storico e predica con smisurata presunzione nonche' sbagliando tutte le previsioni). Ogni episodio e` commentato da qualcuno: dai due protagonisti, con cinismo, o da personaggi occasionali, che quasi sempre litigano fra di loro o con la coppia. I dialoghi fanno spesso riferimento al film stesso (persino un gruppo di attori italiani che non fa alto che ripetere "siamo gli attori italiani"). Incontrano due ragazzi poeti/filosofi, un maschio e una femmina, vestiti da contadini all'antica, che secondo lui sono prodotti della loro immaginazione, e lui da` fuoco alla ragazza. Chiedono passaggio a un camionista che li lascia in un'aia dove un pianista suona Mozart per i contadini. Riprendono a camminere fra auto e camion sfasciati. La donna viene violentata da un uomo sotto gli occhi indifferenti del marito. Chiedono passaggi a tutti coloro che transitano per la stranina di campagna, ma ogni auto pone loro un quesito politico e loro sbagliano sempre le risposte. Finalmente un camion li carica. Quando finalmente raggiungono la mèta, scoprono che il vecchio è già morto, e decidono su due piedi di sopprimere anche la vecchia: lui la strangola, lei l'accoltella. Poi si rimettono in cammino, lieti di essere gli unici eredi. Vengono presi in ostaggio da due terroristi armati di mitra che li catturano insieme a una famiglia che stava semplicemente facendo un picnic. Vengono portati in un bosco. E` il campo di una tribu` di strani hippie cannibali. I coniugi tentano invano di corromperli con il loro denaro. Prima cucinano una ragazza infilandole un pesce nella vagina. Lui tenta di scappare, ma gli hippie lo stordiscono e lo squartano. Sulle rive di un lago un hippie declama una sua poesia mentre un altro hippie batte il ritmo alla batteria. Gli hippie-terroristi portano con loro la moglie durante una sanguinaria scorribanda in un villaggio di contadini. Una delle ragazze hippie viene uccisa nello scontro a fuoco, ma la moglie ne prende il posto. Tornati al campo, le servono carne arrostita e le spiegano che si tratta di un turista che hanno appena ucciso e dei resti di suo marito. Lei, rapidamente convertita alla barbarie, non batte ciglio e ne chiede un altro po'. Se l'andata era stata costellata di scene crudeli, il ritorno è un crescendo allucinante di violenza. Ma anche il finale e` guastato dalla logorroica dialettica di Godard. I testi recitati per minuti e minuti, con il tono di poemi shakespeariani, sono per lo piu` terribilmente banali, anche quando non sono politici. Il film perde pero` ritmo nella seconda parte, troppo parlata e troppo simbolista. L'effetto shock costruito dalle distese di rottami d'auto nella prima parte non viene sfruttato per costruire una narrazione, ma per imbastire un discorso didascalico da predicatore ambulante. 8. Tout va bien
Il Maggio parigino trova Godard in prima linea. Il regista compie persino il gesto storico di ripudiare il cinema d'autore, considerato ora aristocratico e borghese. Formula il piano di un cinema materialista al servizio della rivoluzione, rende omaggio ai maestri sovietici, gira film agit-prop in tutta Europa e saggi verbosi che riassumono i temi (a volte puerili e di cattivo gusto) delle assemblee universitarie. Novello Vertov, si getta anima e corpo nella nuova impresa, facendo arrossire di vergogna i compagni di strada della nouvelle vague da tempo convertiti al cinema di consumo. La crisi del movimento si traduce però anche in una crisi personale di Godard, che per parecchi mesi si chiude in un cupo isolamento. Ne esce con Tout va bien (1972), che esamina proprio la condizione dell'intellettuale alle prese con il clima di restaurazione: un cineasta (Montand) e sua moglie, una giornalista americana (Fonda), restano bloccati in una fabbrica in lotta e assistono alle trattative e alle assemblee.
9. Numèro deux
Negli anni Settanta Godard tenta di definire una nuova tecnica cinematografica che prevede l'impiego di metodi amatoriali (super8, videoregistratori) e professionali. Numèro deux (1975) è un'altra cronaca sarcastica e allucinante (alla Week-end) di una giornata di una famiglia borghese condizionata dai miti consumisti: incomunicabilità, impotenza, crisi d'identità. Sauve qui peut (1979) riprende il discorso sulla mercificazione dell'individuo nella società consumista: una donna vuole abbandonare la televisione e andare a lavorare in una fattoria, un'altra (Huppert) è una contadina ora prostituta che ne prende l'appartamento cittadino, il protagonista muore in un incidente d'auto. Passion (1982) racconta i fatti privati di una troupe in procinto di girare un film alloggiata nell'hotel di Hanna Schygulla insoddisfatta; in margine alle riprese si svolge la lotta politica di una ragazza (Huppert) licenziata dalla vicina fabbrica; sospeso il film, il regista lascia le due donne e si mette in viaggio con una cameriera spensierata. Prènom (1983) è la storia, casual e sincopata, di una Carmen moderna, che inscena le registrazioni di un film per rapire un industriale mentre un poliziotto la segue perchè se ne è innamorato; il giorno del colpo però lui tradisce il gruppo e la uccide. Detective (1985) intreccia quattro vicende di un milieu all'americana (mafia, grand hotel, detective etc.) con sparatoria catarchica: due detective indagano su un omicidio, incontrano un organizzatore di incontri di boxe che deve loro dei soldi ed è nei guai anche con la mafia, il suo pupillo è la grande speranza ma la mafia si scatena proprio prima dell'incontro e proprio quando i detective hanno risolto il loro mistero; muoiono quasi tutti. Je vous salue Marie (1984) trasfigurazione in chiave moderna della divina concezione di Gesù. Grandeur et decadence d'un petit commerce de cinema (1986), detective- film: un regista vuole girare un poliziesco tratto da un romanzo giallo, ma incappa in una serie di omicidi che hanno per obiettivo il film stesso. King Lear (1989) è una libera parafrasi della tragedia: un discendente di Shakespeare alloggia in un hotel postmodernista frequentato anche da un boss mafioso e da sua figlia che si scambiano battute tratte dal vero Lear; scherzo d'alta classe. Nel suo insieme l'opera di Godard costituisce un imponente trattato sociopolitico sulla società francese da de Gaulle a Mitterand. Il suo cinema è fortemente autobiografico, preferisce la forma dell'apologo e ha imposto un approccio "convenzionale" al rapporto fra autore e pubblico. Le costanti sono tre: la registrazione degli eventi, la teoria dell'immagine, l'antieroe alienato e segnato dal destino. |
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
Translated by Kathy Ushiba In the 1950's Jean-Luc Godard achieved notoriety as a scathing critic and a veteran cinemaphile. He had already directed some shorts prior to A Bout de Souffle/ Breathless (1959). Although a new generation of filmmakers at the time had boasted of already achieving world-wide recognition from the likes of Chabrol, Truffaut, Resnais, and Varda, it was this work of Godard that blazed a new style and was considered the manifesto of Nouvelle Vague. With this film Godard assumed the most radical position within the movement. It was a film made with little means but tremendous passion, an essential film that was uniquely and deliberately crafted, a film that inspired all of Hollywood in the 1950's, and an agressive, provocative, non-conformist film that at the same time was tender and romantic. Jean Paul Belmondo is a gangster who leaves the Côte d'Azùr to pick up a stash of money in Paris. Along the way, he lands into trouble and defends himself by killing a policeman. In Paris, he rekindles a fling with his American lover (who suffers a crisis of her own) and under the constant threat of the police he searches for his Parisian contact to claim his money. After he collects his cash, he decides to flee with his lover, but she declares that she doesn't love him and turns him into the police who then kill him. The film is packed with classic models of French Cinema: film noir (a criminal condemned by fate), existentialism (crisis of sentiments), and the detective story. The protagonist is cynical and restless and Godard adapts a style that captures those characteristics. In general Godard tends to visually represent his protagonist's flow of consciousness. A destructive element throughout the film comes from the structure of trauma;the characters don't act according to the logic of motivation and the protagonist in particular is a nihilist who refutes everything of value. With this film, Godard launched the director's cinema: the director expresses himself in front of the public his own opinions and his own sensations. |
|
|
|
|