Heinosuke Gosho


(Copyright © 2012 Piero Scaruffi | Legal restrictions )

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Heinosuke Gosho

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Heinosuke Gosho, figlio di una geisha d'alto bordo ed erede della fortuna paterna, si laureò a Tokyo manifestando precocemente il suo interesse per il cinema; dopo alcuni anni di apprendistato nell'equipe di Shimazu, iniziò la carriera registica collocandosi subito nel filone contemporaneo. Negli anni Trenta, grazie anche all'avvento del sonoro, matura uno stile comico e patetico al tempo stesso, nella tradizione di Chaplin e di Lubitsch, per esempio in Madamu to nyobo (1931). Nel giro di pochi anni però prende piede uno stile più quotidiano che, senza rinunciare al partecipe umanesimo delle precedenti commedie, si concentra sull'ambiente domestico; brave ragazze e umili impiegati sono al centro di vicende semplici e comuni, sulla scia questa volta di de Sica: Jinsei no onimotsu (1935).

Servendosi spesso di soggetti tratti da romanzi contemporanei di alto valore artistico, in contrasto quindi con la diffusa tendenza ad adattare libri popolari e commerciali, Gosho dipinge nel dopoguerra alcuni possenti affeschi sulla vita degli umili. Entutsu no mieru basho (1953) mette in scena una coppia che vive nel sobborgo operaio di Tokyo e che ospita due giovani sposi; un neonato abbandonato alla loro porta rompe la monotonia della vita di fabbrica, mettendo in luce l'umanità dei loro sentimenti e acuendo il senso di soffocamento provocato dalla foresta di ciminiere: l'uomo tenta persino di uccidersi a causa delle incomprensioni dei vicini. La stessa allucinante vita urbana domina Aitoshi no tanima (1954) e i film successivi, ma il più delle volte pecca di # : enuncia una tesi e poi la svolge diligentemente. Salvo rifugiarsi nel fantastico in opere comiche come Ayako (1967), dove una prostituta (venduta dai genitori a un bordello) deve essere esorcizzata perché causa la morte di tutti i suoi clienti.

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