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Nato (1937) da una famiglia poverissima di contadini turchi, Yilmaz Guney
giunse a Istanbul nel 1957 e nel giro di pochi anni divenne un divo
cinematografico. La sua irrequieta vita privata, sospetta di filomarxismo,
contribuì a farne una leggenda vivente, fino al delitto commesso nel
1974, che gli costò una lunga condanna. In carcere scrisse cinque film.
Evase nel 1981 per andare a montare Yol e da quel momento la sua carriera
si svolse all'estero, mentre in patria veniva condannato (perlopiù per
reati d'opinione che complessivamente assommano a quasi un secolo di
reclusione).
Suru (1979): un giovane pastore ha sposata una donna infelice che si
è chiusa in un mutismo ostinato; il vecchio capofamiglia penza che porti il malocchio e se la
prende con il figlio; in effetti durante il viaggio per portare in città il gregge capita ogni sorta di
disgrazie e una volta giunti in città la donna muore, suo marito uccide un mercante e l'alto figlio
scappa. Il vecchio si aggira per le strade disperato alla ricerca della sua famiglia. Contrasto fra cultura
arcaica e modernità urbana.
Yol (1982) impose a livello internazionale il suo neorealismo emotivo.
Cinque detenuti in licenza-premio vagano (in nave, treno, autobus, a cavallo, a piedi) dal campo di
rieducazione fino alle montagne millenarie della loro gente, a contatto con tradizioni spietate, con
solitudini anarchiche, con destini disperati, con un mondo di angoscia e di violenza pari a quella del
carcere.
In un'isola-prigione turca i prigionieri ricevono lettere dei parenti.
Finalmente arrivano le autorizzazioni di libera uscita e i prigionieri
prendono la barca verso la terraferma. Uno, Seyit, arriva a casa soltanto per
trovare che la moglie lo ha disertato. Un altro, Memet, va a visitare un amico
malato e confessa di essere responsabile della morte del cognato, ucciso
durante una tentata rapina perche'
lui lo abbandono`. Un altro viene fermato dalla polizia perche' ha perso il
documento. Un curdo, Omer, arriva alla sua terra e si inginocchia, ma poco dopo
la sua gioia viene distrutta dal suono di mitragliatori. I soldati hanno fatto
irruzione nel villaggio e stanno arrestando due uomini. Di notte nel villaggio
non si dorme perche' si sentono gli spari dei ribelli.
Memet va a confrontare i parenti che lo odiano, sperando di guadagnarsi il
loro perdono. Invece gli inveiscono contro e la moglie stessa lo rinnega quando
lui confessa di aver causato la morte di suo fratello.
Seyit arriva al villaggio di montagna dei fratelli della moglie, che si e`
dannata: qualcuno deve salvare l'onore uccidendola, e i fratelli danno
la precedenza al marito. Ma prima deve farsi curare un dente dal dentista
con un ferro rovente. Il villaggio e` immerso nella neve e Seyit deve prendere
un cavallo per andare al villaggio della moglie. Il cavallo muore e Seyit
deve continuare a piedi.
Un altro ha fatto una proposta di matrimonio a una ragazza. Si considera
"moderno" perche' non rispetta tutte le regole del corteggiamento, ma in
realta` e` un maschilista all'antica che consdiera la donna poco meno che
un animale. E appena puo` va a letto con una prostituta.
Intanto la moglie di Memet scappa con i bambini e prende il treno con Memet.
Seyit arriva alla casa dove sono "custoditi" sua moglie e suo figlio.
La moglie e` legata da otto mesi. Tutti lo incitano a punirla. Lui e`
conteso fra l'odio e la pieta`. Persino il figlio bambino lo incita ad
abbandonarla. E` incatenata come un animale, le danno soltanto pane e acqua.
Seyit le dice che la vuole consegnare ai fratelli, che la puniscano loro.
Lei lo supplica di ucciderla. Lui sta meditando un'altra morte.
Memet e la moglie intanto sono di nuovo nei guai perche' vengono sorpresi
a copulare nei bagni. Vengono quasi linciati dai passeggeri.
Seyit fa lavare la moglie, mentre il padre prega dio che Seyit non si
lasci intenerire.
Il fratello minore della moglie scappata salta sul treno, deciso a fare
giustizia e salvare l'onore della famiglia. Uccide prima la sorella e
poi Memet sparando loro a bruciapelo. Memet si comporta da vigliacco fino
alla fine.
Seyit, la moglie e il figlio si mettono in marcia nella neve. Passano
accanto alla carcasse del cavallo. La donna non ce la fa a stare al passo
del marito. Lo supplica di non lasciarla ai lupi e lui si lascia intenerire.
Ma la moglie muore egualmente e lui si dispera. La porta in spalle fino al
villaggio, dove il cognato quasi lo congratula.
Nel villaggio curdo continuano a mitragliare e il giorno dopo i soldati
portano i morti su un carro per l'identificazione.
Fra i morti c'e` il fratello di Omer, e la tradizione vuole che lui diventi
il marito della vedova.
Seyit adesso prova rimorso, continua a sentire le urla della moglie.
E` venuta l'ora di tornare in prigione.
Un affresco della varieta` etnica e geografica della Turchia, dei suoi problemi
sociali, delle sue tradizioni primitive.
Le Mur (1983) narra l'odissea dei ragazzi detenuti in un carcere
disumano; dopo lunghe lotte, e tante morti, otterranno il trasferimento in un altro carcere.
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