Kon Ichikawa
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

, /10
Links:

Kon Ichikawa si dedicò fin da piccolo al disegno; quando un rovescio finanziario lo costrinse a cercarsi un lavoro, si impiegò presso una casa cinematografica nel settore dei cartoni animati, allora (1937) pressochè inesistente. Organizzata la produzione, Ichikawa diresse anche Mosume dojoji (1947). Nel dopoguerra, data la scarsa fortuna del cinema d'animazione, passò al genere leggero della commedia satirica. Con Pu-san (1953) Ichikawa conquistò il pubblico e la critica; è un capolavoro di tenue umorismo che ne fa il Frank Capra giapponese. l'autentica ispirazione del regista è però di segno diametralmente opposto e riesce ad emergere soltanto con l'ondata di film pacifisti degli anni Cinquanta che rievocavano gli orrori della guerra. I suoi film bellici si distinguono per l'afflato universale che esalta o condanna tutti gli uomini, unificati nei loro istinti primordiali dal cataclisma della guerra; interessato più all'uomo che all'azione, Ichikawa partecipa allo sconforto dei perdenti., figure negative che compiono o sono costretti a compiere una rinuncia.

Beruma no tategoto (1956) racconta la storia di un caporale che si è conquistato la simpatia del suo reparto suonando l'arpa birmana; un giorno non ritorna dalla sua missione e i compagni si disperano. Il caporale in effetti è sopravvissuto miracolosamente a un presidio che ha preferito farsi massacrare piuttosto che arrendersi; dopo aver vagato per giorni in mezzo ai cadaveri, incontra un prete buddista che lo cura e lo conforta; traumatizzato dall'orrore della morte, decide di farsi bonzo e di dedicare la vita a seppellire i cadaveri dei soldati. Quando incontra gli ex-commilitoni che, prigionieri, stanno per ritornare in patria, non risponde al loro saluto, ma poi invia loro un pappagallo e una lettera ove spiega i motivi della sua conversione.

Erijo (1958) mette in luce un'altra caratteristica dei film della maturità, l'erotismo perverso:

l'allievo di un bonzo scopre che l'austero maestro si trastulla con una donna e vende i tesori del tempio; la rinuncia in questo caso consiste nella distruzione: dà fuoco a un padiglione e distrugge il tempio stesso.

Lo stile di Ichikawa si rapprende mano mano in un figurativismo pittorico molto suggestivo. Ma il gusto per il macabro e l'erotico unito a questa tendenza lo porta a scadere qualche volta nel sensazionalismo più gratuito.

Nobi (1959) riesce invece a miscelare tutto in un'atmosfera tesa e angosciosa: lo sterminio di massa e perfino il cannibalismo, la follia, la barbarie più turpe.

Uno sbandato vaga in un'isola delle Filippine fra le cataste di morti e fra gli altri sbandati come lui in preda al delirio (è costretto a ucciderne uno che si è dato al cannibalismo); questi soldati sono ridotti dalla fame e dalla paura al rango di bestie; ma il piccolo soldato lotta strenuamente per conservare la propria dignità di uomo (soltanto per un attimo perde il controllo e uccide un'indigena inerme), mentre si dirige faticosamente verso i misteriosi fuochi della pianura. Ma quei fuochi dall'aspetto ospitale sono una trappola mortale.

Anche il claustrofobico Kagi (1960), sul versante erotico, riesce a contenere il compiacimento (e a sfoderare una magistrale tecnica cromatica);

due vecchi e due giovani (padre, madre, figlia e genero) si autodistruggono sotto l'azione degli impulsi erotici, soprattutto quelli senili;

un film di crudeltà psicologiche che affonda inesorabilmente nell'enryo borghese. Per alcuni anni questa diventa la direzione preferenziale del cinema oscuro di Ichikawa. La paranoia dell'olocausto è ridotta ai termini individuali, nella vita quotidiana di persone normali, che distruggono meticolosamente la propria esistenza.

Nel 1964, licenziato dalla sua casa, si dedica a doucmentari su commessa, fra i quali spicca il colossale Tokyo orimpikku del 1965, della durata di settanta ore; in questo caso il soggetto ben si prestava agli ideali umanitari, universali e di dignità, propugnati dal regista.

Pur relegato fra i documentaristi, l'eclettico Ichikawa è riuscito a dirigere ancora un film a soggetto nel 1973, Matatabi, storia tragicomica delle avventure di un gruppo di ladruncoli, il cui codice d'onore impone loro di proteggere chi li ospita, giuramento che si ritorce sanguinosamente contro di loro.

Attraverso le diverse stagioni della sua carriera di regista (l'animazione, la commedia, il film di guerra, l'erotismo, il documentario), Ichikawa si è segnalato come uno dei primi registi internazionali del Giappone, deciso assertore di un cinema che parli a tutti i popoli del mondo e non soltanto al suo.

If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
What is unique about this cinema database