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Kon
Ichikawa si dedicò fin da piccolo al
disegno; quando un rovescio finanziario lo costrinse a cercarsi un lavoro, si impiegò presso una
casa cinematografica nel settore dei cartoni animati, allora (1937) pressochè inesistente.
Organizzata la produzione, Ichikawa diresse anche Mosume dojoji (1947). Nel
dopoguerra, data la scarsa fortuna del cinema d'animazione, passò al genere leggero della
commedia satirica. Con Pu-san (1953) Ichikawa conquistò il pubblico e la critica;
è un capolavoro di tenue umorismo che ne fa il Frank Capra giapponese. l'autentica ispirazione
del regista è però di segno diametralmente opposto e riesce ad emergere soltanto con
l'ondata di film pacifisti degli anni Cinquanta che rievocavano gli orrori della guerra. I suoi film bellici si
distinguono per l'afflato universale che esalta o condanna tutti gli uomini, unificati nei loro istinti
primordiali dal cataclisma della guerra; interessato più all'uomo che all'azione, Ichikawa
partecipa allo sconforto dei perdenti., figure negative che compiono o sono costretti a compiere una
rinuncia.
Beruma no tategoto (1956) racconta la storia
di un caporale che si è conquistato la simpatia del suo reparto suonando l'arpa birmana; un giorno
non ritorna dalla sua missione e i compagni si disperano. Il caporale in effetti è sopravvissuto
miracolosamente a un presidio che ha preferito farsi massacrare piuttosto che arrendersi; dopo aver vagato
per giorni in mezzo ai cadaveri, incontra un prete buddista che lo cura e lo conforta; traumatizzato
dall'orrore della morte, decide di farsi bonzo e di dedicare la vita a seppellire i cadaveri dei soldati.
Quando incontra gli ex-commilitoni che, prigionieri, stanno per ritornare in patria, non risponde al loro
saluto, ma poi invia loro un pappagallo e una lettera ove spiega i motivi della sua conversione.
Erijo (1958) mette in luce un'altra caratteristica dei
film della maturità, l'erotismo perverso:
l'allievo di un bonzo scopre che l'austero maestro si trastulla
con una donna e vende i tesori del tempio; la rinuncia in questo caso consiste nella distruzione: dà
fuoco a un padiglione e distrugge il tempio stesso.
Lo stile di Ichikawa si rapprende mano mano in un figurativismo
pittorico molto suggestivo. Ma il gusto per il macabro e l'erotico unito a questa tendenza lo porta a
scadere qualche volta nel sensazionalismo più gratuito.
Nobi (1959) riesce invece a miscelare tutto in un'atmosfera tesa
e angosciosa: lo sterminio di massa e perfino il cannibalismo, la follia, la barbarie più turpe.
Uno sbandato vaga in un'isola delle Filippine fra le cataste di
morti e fra gli altri sbandati come lui in preda al delirio (è costretto a ucciderne uno che si
è dato al cannibalismo); questi soldati sono ridotti dalla fame e dalla paura al rango di bestie; ma
il piccolo soldato lotta strenuamente per conservare la propria dignità di uomo (soltanto per un
attimo perde il controllo e uccide un'indigena inerme), mentre si dirige faticosamente verso i misteriosi
fuochi della pianura. Ma quei fuochi dall'aspetto ospitale sono una trappola mortale.
Anche il claustrofobico Kagi (1960), sul versante
erotico, riesce a contenere il compiacimento (e a sfoderare una magistrale tecnica cromatica);
due vecchi e due giovani (padre, madre, figlia e genero) si
autodistruggono sotto l'azione degli impulsi erotici, soprattutto quelli senili;
un film di crudeltà psicologiche che affonda inesorabilmente
nell'enryo borghese. Per alcuni anni questa diventa la direzione preferenziale del cinema
oscuro di Ichikawa. La paranoia dell'olocausto è ridotta ai termini individuali, nella vita
quotidiana di persone normali, che distruggono meticolosamente la propria esistenza.
Nel 1964, licenziato dalla sua casa, si dedica a doucmentari su commessa, fra i
quali spicca il colossale Tokyo orimpikku del 1965, della durata di settanta ore; in
questo caso il soggetto ben si prestava agli ideali umanitari, universali e di dignità, propugnati dal
regista.
Pur relegato fra i documentaristi, l'eclettico Ichikawa è riuscito a
dirigere ancora un film a soggetto nel 1973, Matatabi, storia tragicomica delle avventure
di un gruppo di ladruncoli, il cui codice d'onore impone loro di proteggere chi li ospita, giuramento che si
ritorce sanguinosamente contro di loro.
Attraverso le diverse stagioni della sua carriera di regista (l'animazione, la
commedia, il film di guerra, l'erotismo, il documentario), Ichikawa si è segnalato come uno dei
primi registi internazionali del Giappone, deciso assertore di un cinema che parli a tutti i popoli del
mondo e non soltanto al suo.
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