Andras Kovacs


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Kovacs comincia all'insegna di un rinnovamento dello zdanovismo, all'insegna dell'attualità. Dopo il film-veritè Nehez emberek (1964) contro la burocrazia, Hideg napok (1966) stabilisce la tematica di tutta l'opera di Kovacs: la coscienza della responsabilità individuale. Tre militari sono in carcere perchè accusati del massacro di migliaia di civili durante la guerra; in cella rivivono quegli avvenimenti; nessuno dei tre fu diretto responsabile del crimine, ma tutti sono colpevoli di non essersi opposti: o assassini o vigliacchi.

Falak (1968) è un film a tesi che apre un dibattito sulla liberalizzazione della società comunista: un ingegnere che ha osato accusare il direttore di corruzione, viene licenziato e non trova aiuto da nessuno, perchè tutti vogliono lavarsi le mani di quello scabroso affare, finchè un suo superiore, colto da rimorsi nei confronti della tradita causa della rivoluzione, decide di assumersi in prima persona la responsabilità dell'inchiesta.

Bekotott szemmel (1975) racconta il caso di un sacerdote che durante un bombardamento si è visto scomparire il disertore condannato a morte che stava confortando e a cui le autorità chiedono per fini propagandistici di dichiarare che l'ha fatto fuggire con un miracolo; il sacerdote è allora travagliato da una crisi che lo fa impazzire. Tanto i colloqui con il condannato quanto questa crisi servono ad avviare dibattiti di carattere sociologico e ideologico sulla responsabilità individuale.

Menesgazda (1978) descrive l'isolamento in cui si viene a trovare un onesto funzionario del partito che cerca soltanto di compiere il proprio dovere ma si scontra con l'ostilità di colleghi, capi, dipendenti, autorità e finisce pugnalato dagli uomini che aveva cercato di difendere e che si credono traditi. L'occasione dialettica, etico-politica, del film, è ancora la lotta dell'individuo contro un sistema sbagliato, in questo caso ambientato nell'epoca stalinista.

Voros grofno (1984), film in costume di cassetta.

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