Grigorij Kozincev


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Una delle conseguenze del futurismo fu di spingere il gusto verso il grottesco e l'eccentrico. Kozincev aveva lavorato, adolescente, sui treni agitprop ed era in seguito stato mandato dallo Stato in giro per l'Europa ; a diciassette anni fondò la FEKS (Fabbrica dell'attore eccentrico) dando inizio ai primi spettacoli, amalgama di cabaret, circo e cinema, in gran parte improvvisati; il movimento nasceva anche dall'atmosfera decadente del dopoguerra francese e tedesco (da lui visitati) e dalla tradizionale passione del popolo russo per questo genere di spettacolo aperto. Affiancato dall'amico Trauberg, Kozincev portò la FEKS sullo schermo con Pochozdenija Oktiabrinij (1924), una sconnessa ed esilarante metafora sull'imperialismo sotto forma di parodia del serial poliziesco, con intermezzi animati di lettere danzanti che formano slogan.

Accantonata la FEKS (che peraltro avrebbe avuto un influsso duraturo fino alla guerra sul teatro e sul cinema sovietici), Kozincev e Trauberg si avvicinarono alla scuola formalista. I loro film venivano improvvisati con pochi mezzi, disseminando la trama di ogni genere di trucchi; alcuni di essi visti soltanto in piccoli teatri e poi andarono perduti, p. es. Mishki protiv Yudenicha (1925), con Gerassimov, completamente improvvisato senza mezzi, e Chnortova koleso (1926), già influenzato dal cinema americano (avventura e commedia) e dai film di Ejzenstein: un marinaio creduto disertore si riabilita sgominando una gang di criminali. Jinel (1926), adattamento del Cappotto di Gogol e un film calato in un'atmosfera fredda, grigia e grottesca, feticista, una satira espressionista dell'irrigidimento della società, dovuta anche alla fotografia tragica dell'operatore Andrej Moskin, con cui formarono un duraturo sodalizio.

SVD (1929), storia romantica di un'insurrezione decabrista fallista che s'intreccia con la tenera relazione di un congiurato con una contessa, è invece un ritorno a moduli espressivi eccentrici e parodistici. Ma la miglior applicazione delle loro idee fu Novyj Vavilon/ The New Babylon (1929), musiche di uno sconosciuto ostakovic, la Comune di Parigi vista attraverso le disavventure della commessa di un emporium: i grandi magazzini e il caffè concerto aprono in tono satirico, ma la guerra e l'insurrezione sono di stampo materialista, e il finale, con la strenua difesa delle barricate e poi la fucilazione dei comunardi; questo film rappresentò il culmine stilistico dei due registi e il passaggio a una misura più realistica e ideologica, anche in seguito all'avvento del realismo socialista.

Il periodo realista (gli anni trenta) comprende due capolavori: Odna e la trilogia di Maxim: Yunost Maksima/ Maxim (1935), Vozvrashcheniye Maksima/The Return of Maxim (1937), Vyborgskaya storona/ Vyborg District (1938).

Odna (1931) è la storia di una maestrina, che sta per sposarsi a Leningrado, quando viene inviata in mezzo ai pastori dell'Altaj, in un villaggio di stampo feudale le cui autorità sono un kulak tradizionalista e un burocrate dalla mentalità retrograda; i conflitti di civiltà esplodono e la maestrina rischia di morire congelata, ma alla fine trionfa.

Maksim (1937) è un'epopea a struttura episodica che copre due decenni di storia attraverso le peripezie di un operaio bolscevico, dapprima militante clandestino, poi funzionario di partito. I film pullulano di episodi eccentrici (per esempio il bivacco dei gitani) che superano l'uniforme gravità della ricostruzione storica, timidamente impeccabile, è il maggior risultato del realismo sociale, e fece del personaggio un mito del folklore popolare.

Dopo la guerra il duo cadde in disgrazia, e soltanto con il disgelo Kozincev potè tornare a dirigere; diresse una trilogia dedicata a personaggi letterari (un Don Quijote ambientato in Crimea e due acute trasposizioni da Shakespeare).

Kozincev, bambino prodigio del cinema sovietico, impresse negli anni venti una direzione a tutta la produzione media del decennio successivo, e, imbrigliato dai canoni zdanoviani, divenne il miglior regista del realismo sociale. Il suo stile, fatto di piccole trasgressioni all'ordine principale, conferisce freschezza e (se libero di esprimersi) perfino esuberanza anche ai soggetti più gravi.

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