Ken Loach
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Kenneth Loach si specializzò durante gli anni Sessanta in documentari a soggetto, al teatro e televisione.

Poor Cow (1967) lo rivelò tardo epigono del free cinema. Una giovane operaia vive nella periferia di Londra con il figlio e il marito poco di buono. Quando il marito viene arrestato per furto comincia una serie di esperienze che la demoliscono poco a poco, finchè si rassegna a vivere di solo istinto.

Kes (1970), from the Barry Hines novel, confermò il suo realismo pessimista con la storia di un ragazzino infelice, tormentato dall'ambiente oppressivo in cui vive, un tema vittoriano rimodernato secondo il modello del conflitto tra individuo, tendenzialmente anarchico, e società, tendenzialmente repressiva.

Family life (1972) sviluppa questo argomento affidandosi alla psicoanalisi. E' la storia della progressiva demolizione psichica di una ragazzina schizofrenica da parte della famiglia e della comunità, un impietoso atto di accusa contro le istituzioni. La ragazza è troppo mite per controbattere alla arcigna genitrice; sfoga la propria infelicità nell'amore e rimane in cinta; la obbligano ad abortire e dal trauma non si riprenderà più, anche per merito di psichiatri incompetenti.

Il resto del cinema di Loach è ancora basato sul microcosmo del proletariato urbano e suburbano. Days of hope (1975) saga televisiva in quattro puntate sul periodo del primo dopoguerra.

Black Jack (1979), primo film in costume, affonda nella miseria e nello squallore della Londra settecentesca; Game Keeper (1980); A question of leadership (1981); Looks and smiles (1981) nella periferia industriale, sordida e violenta degli anni Settanta, la difficoltà di inserirsi nella società dei giovani laureati.

Fatherland o Singing the blues in red (1986): un cantautore dissidente della DDR si rifugia a Berlino Ovest, dove si scontra con i mali del capitalismo, e poi si mette in cerca del padre che trova in Inghilterra, anch'egli esule da trent'anni; ma scopre che questi fu costretto a fare la spia contro gli ebrei dai nazisti, e poi uccise anarchia per conto di Stalin, e poi è stato spia per la CIA nell'est.

Indagatore sensibile e paziente dei piccoli drammi delle famiglie comuni, delle angosce che covano dentro la classe operaia, Loach parte dal documentario per denunciare la condizione esistenziale, rimanda ai romanzi vittoriani per interpretare lo smarrimento dei più giovani, ma aggiunge una personale morale sfiduciata.

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