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Il fratello minore di Andrej, Nikita Mikhalkov (nato nel 1945), compì studi di
cinematografia a Mosca mentre cominciava a segnalarsi come attore (per Danelija
e per il fratello stesso).
Come tesi di laurea presentò il mediometraggio Spokojn vj de vn konce vojnj (1972): durante la guerra in una chiesa abbandonata si ritrovano un soldato che ha sottratto ai tedeschi un bottino consistente in diversi antichi dipinti, e una soldatessa, di guardia all'osservatorio del campanile; i due distendono le tele lungo la parete e l'isolamento favorisce un infantile rilassamento della tensione della guerra; ma giunge un gruppo di disertori tedeschi; stringono amicizia e cercano anche loro un momento di svago, ma il soldato russo, quando meno se l'aspettano, li falcia col mitra; nello scontro i dipinti prendono fuoco, il soldato viene ucciso e la sua compagna lascia fuggire l'unico superstite. voj redi curich curoj redi voich (1974) è un western alla Leone (con musiche alla Morricone) ambientato all'indomani della rivoluzione: un convoglio segreto carico di gioielli, destinato a servire da merce di scambio per i viveri di cui necessita la popolazione, viene assalito dalla banda di un brigante; il protagonista, un soldato sospettato di complicità, evade per cercare di recuperare l'oro: si infiltra nella banda, riesce ad impadronirsi del bottino, cattura il traditore e raggiungere stremato i suoi. Con grande senso dello spettacolo e forte dose di ironia, Mikhalkov infioretta le avventure fra montagne e praterie di fughe e sparatorie. Era dagli anni Venti di Kuleov che un sovietico non realizzava un western così spigliato. Raba Ljubvi/ Slave of Love (1975) è un elegante melodramma che rievoca ironicamente il mondo dei cineasti dell'epoca zarista ed è un arguto gioco di cinema del cinema; l'azione si svolge in una troupe di attori che stà girando un film muto in riva la Mar Nero, mentre da Mosca giungono notizie della rivoluzione; la prima attrice, una "divina" di provincia, si lamenta perchè la sua abituale "spalla" maschile ha deciso di rimanere nella capitale con gli insorti, ma è corteggiata da un operatore apparentemente gaio e spensierato; mancando i mezzi per terminare il film, gli attori sono lasciati liberi; l'attrice scopre che il suo corteggiatore è in realtà un intrepido rivoluzionario che manda clandestinamente a Mosca pellicole sulla repressione poliziesca; l'attrice, abituata alla vita mondana, cerca eccitazione nell'attività segreta dell'amico, ma si converte davvero alla sua causa quando la polizia uccide il suo amico; durante la ripresa di una scena l'attrice punta una pistola contro il capo della polizia e fa fuoco, ma l'arma è caricata a salve; i bolscevichi irrompono sulla scena e compiono giustizia per davvero; poi l'attrice fugge verso Mosca, portando con sé l'ultima pellicola preparata dall'amico morto, a bordo di un tram inseguito dalla cavalleria. La metamorfosi della parte recitata dalla diva, che passa da uno all'altro dei due film che l'operatore gira contemporaneamente (il "feuilleton" ottocentesco e il documentario moderno) simboleggia il trapasso dallo stantío regime zarista all'entusiasta regime socialista e al contempo dal cinema muto al futurismo. Tutto il film si svolge comunque nel rispetto del codice del feuilleton: l'amore passionale, la morte eroica, la vendetta; ma il tutto in una abbacinante fantasmagoria di colori, a ritmo di commedia sofisticata lubitschiana. Neokoncennaja pea dlja mechaniceskogo pjanino/ Unfinished Place for a Player Piano (1976, da Cechov) e Oblomov (1979, da Jancara) sono due lirici stravolgimenti letterari, in un funambolismo di trovate tecniche, apologo caustico sulla crisi ed il fallimento, grottesco il primo, malinconico esistenziale il secondo. Pjat Vecerov (1979) è una commedia sentimentale ambientata (è la prima volta) a Mosca nel dopoguerra. Un uomo ritrova una vecchia amica e si sistema da lei; finge di aver fatto fortuna e le chiede di andarsene con lui, ma poi non trovando il coraggio di confessarle la bugia, va a nascondersi da un amico, il quale lo protegge ma rivela la verità alla donna; l'uomo vergognoso decide di andarsene da solo, ma poi ci ripensa e torna a casa sua, dove lei lo accoglie a braccia aperte. L'idillio metropolitano è contrappuntato dall'inquieta vita sentimentale di una ragazza che vive con loro. Rodnja (1982) si inserisce nel ricco filone letterario ottocentesco sulla "qualità della vita" (satirico alla Nekratov o drammatico); attraverso il viaggio di una contadina che va a trovare la figlia in città; sono entrambe sole, l'una per aver cacciato di casa il marito ubriacone, l'altra abbandonata dal suo; la nipote, una adolescente video-dipendente che ascolta musica anche quando dorme con gli auricolari (e si sveglia di soprassalto se glieli tolgono), non dimostra né cervello né coscienza; la vecchia tenace contadina si mette all'opera per arginare lo sfacelo del nucleo familiare della figlia cittadina, per tenere alla larga la civiltà di massa; l'umanità che sfila sullo schermo è un genere degradato e inerte: il genero egoista e cinico, l'ingegnere patetico in cerca di una compagna, l'ex marito umile debole e fallito; ogni scena riporta particolari metaforici: i giovani in moto inguainati nelle tute che assordano il vicinato, l'atleta che si allena nello stadio deserto, la parata militare. Alla fine le tre donne si incammineranno "chaplinianamente" sui binari della ferrovia. Oci Ciornie/ Dark Eyes (1987): spunti "cechoviani" in un clima "felliniano"; all'inizio del secolo il fallito Mastroianni su un battello a vapore rievoca il suo grande amore perduto, una russa per la quale lasciò la moglie (ereditiera che di fatto lo mantiene); il tono oscilla dalla farsa alla tragedia. La cinematografia di Mikhalkov rappresenta la più completa fusione della cultura classica russa con la realtà contemporanea sovietica. Il suo calibrato iperrealismo, che fa ricorso a tutti gli strumenti del mestiere, è consapevole tanto del futurismo quanto del cinema estero. Mikhalkov è un cineasta completo, un meticoloso costruttore di film, che cura in egual misura la recitazione degli attori (non a caso sempre gli stessi, secondo una prassi ereditata dai cineasti più personali d'Occidente, da Buñuel a Bergmann, da Fellini a Hitchcock), la fotografia (aliena dai formalismi in cui altri registi sfogano la limitazione di espressione), la musica (come Fellini, Leone, Bergmann), ecc. Urga/ Close to Eden (1990) Outomlionnye Sointsem/ Burnt by the Sun (1994) 12 (2007) was a remake of Lumet's classic. |
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