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1. La donna
Kenji Mizoguchi, nato a Tokyo nel 1898 da una famiglia
poverissima (il padre, un falegname ridotto in rovina, dovette perfino vendere la figlia maggiore come
geisha) e vissuto, dopo la morte della madre, presso la sorella minore (andata sposa a un uomo d'affari), si
diplomò al liceo artistico (benchè poco più che analfabeta) e fino a vent'anni
lavorò come disegnatore per un giornale della provincia. Giunse casualmente al cinema, prima
come attore oyama, poi come regista di mediocri film commerciali (persino un serial su Arséne
Lupin). Per completare il fallimento della sua vita privata, la moglie impazzì e lui si diede a
frequentare le geishe di Kyoto.
l'adesione al movimento del "nuovo realismo" (Kinugasa, Uchida) segna
l'inizio della carriera impegnata di Mizoguchi, sulla quale influirà pesantemente il fardello del
suo disgraziato passato. Ricorre spesso nella sua opera il tema della prostituzione, raggiunta attraverso
successive tappe di degradazione morale e materiale; attraverso le vicissitudini della donna Mizozuchi
critica la società, antica e moderna, e nell'amore indica la salvezza per l'uomo, in un mondo che
si presenta impenetrabile alla bontà. Se la donna è il polo allegorico della sua opera,
l'ambiente, allestito con una cura da figlio d'artigiano e ripreso con sontuose prospettive della moda,
rappresenta uno spazio "attivo" e il ritmo di montaggio un tempo "passivo"
che la avvolgono
in una rete inestricabile, lo spazio vivendo la sua vita, il tempo rivelandosi una pura illusione che nella
realtà si realizza come un ciclico e monotono ripetersi dei gesti di tutti i giorni. Fuori dal tempo e
dentro lo spazio, la donna di Misozuchi è il passato, il presente e il futuro dell'uomo incarnati in
un essere vivente.
2. Taki no shiraito e il film ideologico
Fino al 1929 la filmografia di Mizoguchi registra soltanto un
paio di penetranti analisi psicologiche,
Kankaru No Onna [(1925) su una geisha] e Kyoren no
onna shisho[(1926) su una maestrina]; Furusato No Uta [(1925) storia di uno studente povero che
sbarca il lunario facendo il conducente di risciò] e
Furusato [(1929) storia di un cantante
che trascura la moglie per la propria carriera] sono melodrammi confezionati con una certa fretta.
I primi film di rilievo, Tokyo Koshin Kyoku/ Marcia su Tokyo
[(1928) su due giovani
innamorati di una geisha], Tokai Ko-kyogaku/ Sinfonia Metropolitana (1929) e Shikamo karera na iku (1931) si
inseriscono nel filone ideologico, ma affrontano il contrasto di classe fra borghesia e proletariato
nell'ottica della comprensione dei rispettivi punti di vista. A causa delle connivenze con l'estrema sinistra
manifestate nella realizzazione di questi film, Mizoguchi viene retrocesso a girare pellicole
propagandistiche e documentaristiche.
Film didattici come Man-mo kenkoku no reimei [(1932)
sulla storia della Manciuria] gli consentono però di coltivare l'innato gusto per il passato; da
questa esperienza scaturisce l'attenzione critica del regista per il formidabile contrasto esistente fra la
metropoli americanizzata degli anni Trenta e le antiche tradizioni conservate nei villaggi della
provincia.
È di questo periodo Taki no shiraito (1933) che presenta in
embrione la commistione fra reperti della sua infanzia, rapporti sulla condizione urbana e approcci
storiografici alle usanze del Paese.
La protagonista si dà alla prostituzione per pagare gli
studi del suo amico; anni dopo, quando questi è diventato un giudice di grido, gli capita di dover
emettere una sentenza di morte nei confronti della donna.
l'analisi dei personaggi è però ancora semplicistica;
basandosi sulle sue esperienze giovanili, Mizoguhci riconduce tutti i comportamenti negativi
all'avidità di denaro.
3. Naniwa ereji e il nuovo realismo
Naniwa Ereji/ Osaka Elegy (1936), forse il più perfetto ritratto
femminile del cinema giapponese, sintetizza le tre componenti in un romanticismo lirico pervaso da un
forte impegno sociale, ponendo Mizoguchi alla guida delle correnti del
"nuovo realismo"; il film
approfitta di una trama semplicistica per descrivere la vita della gente comune e per mettere in risalto la
condizione della donna.
Anche qui si assiste a un truce sacrificio da parte della
protagonista, una telefonista che, bisognosa di denaro per pagare i debiti del padre, non si oppone al
padrone che le usa violenza.
Il fidanzato la pianta, la famiglia la rinnega; non le resta che la strada del
vizio; finisce anche in prigione, e, quando ne esce, malata, passeggia lungo la riva del fiume
finchè incontra un dottore al quale chiede aiuto; ma anche lui preferisce non avere a che fare con
lei.
Questo è il primo film di Mizoguchi a cui collabora lo
sceneggiatore Yoshikata Yoda, che si rivelerà la persona adatta per raffinare i temi abituali.
Gion Na Shimai/ Sisters of Gion (1936) è ambientato nel quartiere
riservato di Kyoto (Gion), fra geishe e mantenute;
Mizoguchi mette a confronto due sorelle con due visioni
diametralmente opposte del rapporto con l'uomo; la prima si fa sfruttare dagli uomini (è una
geisha), la seconda li sfrutta (è una mantenuta).
Mizoguchi evoca l'atmosfera imbarazzante di Gion restituendo
fedelmente il corrotto microcosmo del quartiere, nel quale convivono la figura tradizionale della geisha
(simbolo del Giappone del passato) e quella moderna dell'arrrampicatrice sociale (simbolo del
presente).
In questi due film non c19è un vero sviluppo drammatico, ma soltanto la
descrizione di una situazione.
4. Zangiku monogakari e il film storico
Il rigore del regime militare lo induce però a ripiegare sul film
storico, e fino alla fine della guerra non produce altro che storie di samurai,
anche se intromettendo qua e là qualcuno dei suoi temi maggiori.
Zangiku Monogatari/ Story of the Late Chrysanthemum (1939) è ambientato invece
nell'ambiente del teatro e nel Periodo Meiji.
Il protagonista, adottato da una famiglia di attori, non si sente
in grado di fare l'attore oyama e fugge con la sua balia comprensiva per unirsi a una compagnia di
guitti. Sospinto dalla fedele e generosa amante, poco a poco il fallito
"oyama" diventa un provetto attore "kabuki", accolto trionfalmente a Tokyo.
La balia allora si tira in disparte, per rispettare la
differenza di classe, e muore.
Il film è girato emulando lo spirito del "kabuki": un taglio incisivo,
scene concitate e potenti, che seguono inquadrature lente, un vero
"tour de force" in fase di montaggio.
47 Ronin (1942)
La rinascita ha inizio con le storie di donne della fine degli anni Quaranta,
fra cui
Utamaru O Meguru Gonin No Onna/ Utamaro and his Five Women (1946),
Josei no shori [(1946) processo a una disgraziata difesa da un'avvocatessa],
Joyu sumako no koi [(1947) dove un'attrice ambiziosa conduce alla rovina il capocomico],
Yoru no onuatahi [(1948) che si fregia di una collutazione fra prostitute], nel quale
Mizoguchi riprende a torturare e degradare le sue eroine nel solito sadico rituale di identificazione lirica e
morale con la femminilità.
5. Il nuovo umanesimo
Nel 1950, con Yuki Fujin ezu (una moglie
trascurata che s'innamora di un musicista),
Oyusama Musashino Fujin (un ragazzo
s'innamora della sorella della sua fidanzata) e Musashino Fujin [(1951) il suicidio di una
nobildonna che non riesce a inserirsi nel Giappone del dopoguerra], ha inizio la fase del "nuovo umanesimo".
L'esilio volontario nel filone dei film storici aveva perfezionato la già notevole
familiarità con il passato remoto.
Il mondo di briganti, pirati, signorotti prepotenti e soldati di
ventura, di uomini erranti con le loro passioni sfrenate, è un riflesso psicologico della spietata
società moderna; tanto in quel mitico passato quanto nella società moderna non esiste
sicurezza: gli abitanti dei palazzi e delle capanne sono tutti nelle mani del fato, una guerra o una disgrazia
o una fatalità o un rovescio economico possono gettarli sulla strada; dopo di che la loro vita si
trasforma in un viaggio attraverso una terra sconfinata e selvaggia, dalla quale non possono sperare
né rifugio né aiuto, ma dalla quale possono veder comparire la sagoma minacciosa di un
predatore. In questa condizione di perenne precarietà si inserisce il contrasto di classe, che
sovente causa la separazione da persone care, acuendo la solitudine dell'individuo nel paesaggio ostile, la
struttura feudale calata in questo paesaggio allegorico infierisce quindi sul nomade sventurato, sempre
più schiacciato, compresso, nella sua muta agonia.
L'ampia ricognizione nel passato procede di pari passo con l'introspezione
psicologica femminile; Mizoguchi segue con compassione la degradazione della donna vittima inerme di
quella (questa) società senza pietà.
Tutti i motivi di questa nuova stagione creativa comparivano già nei
film del "nuovo realismo", e si possono sostanzialmente ricondurre all'autobiografismo che presiede
fin dagli inizi alla sua creazione artistica. Ma in questo periodo il professionismo esemplare di Mizoguchi
si tramuta in una forma d'arte rigorosissima, quasi ascetica: un equilibrio soprannaturale incatena gli
oggetti e le persone ad un'inquadratura, finchè un movimento minimo, un gesto o un filo di vento
o una crespa del lago, svelano il dramma acuto degli uomini, che sovente consiste proprio nella condanna
a ripetere un gesto per tutta la vita.
Al fianco di Mizoguchi da anni, lo sceneggiatore Yoshikata Yoda è
coautore dei capolavori di questo periodo.
Un ritmo fatto di sottili sfumature.
6. Saikaku ichidai onna
In Saikaku Ichidai Onna/ Life of Oharu (1952)
la vecchia O-Haru rievoca la propria giovinezza, nel Giappone del 1600. Viveva nel palazzo imperiale
con i suoi nobili genitori quando si innamorò di un servo; quel blasfemo a-more fu punito con la
decapitazione del servo e con la cacciata di lei e della sua famiglia; umiliata dall'ira paterna, divenne la
concubina di un principe; ma la sua bellezza scatenò le gelosie della corte del principe, che alla
fine la dovette scacciare; il padre, sempre più mal disposto verso di lei, piuttosto che tenerla in
famiglia preferì venderla a una casa di geishe. Tentò di rifarsi una vita; ingannata da un
poco di buono, trovò però un uomo disposto a sposarla; ma questi morì,
lasciandola misera e sola sulla strada. E sulla strada, prostituta del genere più laido, la
ritrovò suo figlio, che avrebbe voluto riportarla a corte, sfidando l'ipocrisia dei cortigiani; ma O-
Haru preferì, per non nuocergli, far perdere le proprie tracce.
O'Haru racconta come e` diventata una vecchia prostituta che deve elemosinare
clienti per strada.
Figlia di un nobile casato, fece parte della corte imperiale fino al giorno
che si innamoro` di un paggio. Fuggirono insieme, ma, scoperti, lui venne
condannato a morte e lei all'esilio con i genitori. Nessuno e` interessato
alla sua storia d'amore: i genitori sono nella miseria per colpa sua.
La fortuna sembra cambiare quando un messaggero invitato dal Signore locale
alla ricerca della donna perfetta sceglie O'Haru su tutte le altre candidate
della regione. I genitori sono contenti, ma O'Haru e` ancora fedele alla
memoria del suo amato e va al palazzo come a un funerale. Tanto piu` che
deve semplice fare da concubina e dare al Signore un figlio maschio. Accolta
con freddezza dalla moglie del Signore, e obbligata al rituale gelido di
palazzo, vive come in una prigione. La nascita del bambino la allieta per
qualche minuto, ma viene subito rispedita ai genitori. Il padre era talmente
convinto che lei sarebbe diventata ricca che ha fatto debiti. Quando si vede
restituire la figlia, e` disperato. La obbliga praticamente a vendersi come
cortigiana in un bordello delle vicinanze. Li` entra nelle grazie di un ricco,
e di nuovo la sua fortuna sembra cambiare; ma il ricco si scopre essere un
contraffattore, e lei viene licenziata per il suo carattere altezzoso.
Accolta da due coniugi per bene come serva, si conquista la stima e la
confidenza della moglie e il rispetto del marito, entrambi ignari del suo
passato. La donna e` terrorizzata dal fatto che sta diventando calva. Uno dei
servi si invaghisce di O'Haru. Un giorno pero` un mercante la riconosce e
rivela ai coniugi il suo turpe segreto. La moglie diventa allora gelosa e
la obbliga a tagliarsi i capelli. Il marito non la rispetta piu` e approfitta
di lei.
Un giovane timido la vuole in moglie e la fortuna sembra di nuovo cambiare.
Si sposano e O'Haru e` felice nel negozietto di ventagli. Ma il marito viene
ucciso da un ladro. Non le rimane neppure l'eredita`. Decide di farsi monaca
buddista, ma il vecchio padrone viene a visitarla e la costringe a darsi
a lui. Una monaca li sorprende e la scaccia. Il padrone licenzia anche il
servo che la adora. Il servo si unisce a O'Haru, ma ha derubato il padrone,
e quando lo prendono O'Haru rimane di nuovo sola. Vaga per le strade senza
cibo e senza soldi. Le uniche che si impietosiscono del suo caso sono alcune
prostitute. E cosi` diventa prostituta.
Ma ormai e` vecchia e non ha piu` successo. Un uomo la paga persino per la
sua bruttezza. Nel tempio vede le statue buddiste mutarsi nelle facce dei
suoi uomini. Quando non sembra piu` esserci nulla da fare, la madre viene
a dirle che il Signore e` morto e suo figlio e` il suo erede. O'Haru viene
chiamata a corte, ma il clan che regge il potere non la vuole vicino al
Signore e la scacciano di nuovo. Diventa una vecchia mendicante.
Il paesaggio e` semplice e grigio. La natura non si muove, come in una
fotografia.
Mizoguchi ricostruisce la vita del 1600 con accuratezza certosina.
Il tema del film e` i rituali, i codici sociali, i condizionamenti che
impediscono a un'anima di vivere le sue emozioni.
La ineluttabile decadenza di O-Haru e la sua disperata rassegnazione
costituiscono una veemente denuncia della condizione femminile nella società patriarcale e una
commossa apologia dell'animo femminile. La donna viene sublimata e quasi idealizzata attraverso una
regia pittorica e una recitazione stilizzata, che creano un'atmosfera irreale, come se l'azione non
avvenisse in un tempo e un luogo ben definito, ma in un "sempre" che si trova
"ovunque".
Gion Bayashi/ A Geisha (1953)
7. Ugetsu monogatari
Questo clima fiabesco, confortato dalla preferenza accordato al
quieto trascorrere del pianosequenza rispetto alle concitazioni del montaggio, culmina nelle splendide
scenografie di Ugetsu Monogatari/ Tales of Moonlight and Rain/ Racconti della Luna Pallida d'Agosto (1953),
ambientato fra contadini e samurai del 16esimo secolo.
Ispirato da racconti di Ueda Akinari e Guy de Maupassant, il film contiene una storia doppia, originata dalle razzie compiute durante le guerre feudali ai danni di villaggi inermi.
During an age of constant warfare,
Genjuro (a vase maker) and his brother (a peasant)
are poor samurais that live in a rural village.
They decide to go to the city that is booming after a new army took over it.
Genjuro comes back with a lot of money while Tobei tries to join
a group of real (warring) samurai. However, they don't want him.
Genjuro now has become greedy. He spends days and nights baking new pottery.
Tobei and their wives help out.
His wife Miyagi is not happy by the change: she preferred it when they were
poor but worked happily together.
But one day an army approachers, looting every
house they find. The villagers flee in panic.
Genjuro doesn't want to leave before his pottery is baked and risks his life.
The villagers live for a few days in the forest. One night
Genjuro decides to return to the house, despite his wife's protestations that
he will get himself killed. She follows him anyway. They find that the pottery
is baked and intact. They and Tobei and his wife Ohama load the pottery onto
a boat and leave for the city again, dreaming of becoming rich.
Along the way they meet a man who has been attacked by pirates. Fearing for his
little son's life, Genjuro decides to leave his wife Miyagi and the child near
the village.
The three (Genjuro, Tobei and Ohama) reach the city. The lady of a
mountain mansion buys all of Genjuro's pottery and asks for him to deliver it.
Tobei buys an armor to become a real samurai. Ohama looks for him all over
town and, ironically, is raped by a group of samurais.
Genjuro follows a guide (a beautiful ethereal girl) to the mansion of
Lady Wakasa. He is told to marry the lady if he wants his art to improve.
Genjuro doesn't tell her that he already has a wife and moves in with her.
In the meantime his faithful wife narrowly escapes the hordes that raid the
village again. Tobei is accepted by a powerful samurai after beheading a
notorious warrior. He is given a horse, an armor and a small army. His first
thought is to travel to his village and show to his wife that he has finally
become somebody. On the way he decides to rest at a brothel. What a surprise
to find his wife among the prostitutes... She cries that he abandoned her.
He is sincerely sorry and throws away the samurai outfit to live again with her.
Genjuro is scorned by the village near the mansion because he lives with ghosts.
An old man reproaches him for abandoning his family.
Genjuro walks back to the mansion and confesses that he is married. He begs
forgiveness but wants to go back to his wife. The old maid or mother of the
lady tells him that she brough back the lady to the world of the living so
that she could fully enjoy the pleasures of a wife. Now he is condemning her
to lose those pleasures. Torn by guilt and desire, he collapses. When he wakes
up, he is surrounded by men who accuse him of being a thief. The mansion lies
in ruin. It was all an illusion.
Genjuro returns home to his faithful wife Miyagi, who is not distressed that
he lost all his money but happy that he is back with her. Alas, it is only
a dream. In the morning he cannot find her and the village master tells him
how she was killed. Genjuro curses his mistakes and goes back to being just
a hard-working family man.
At last he has become the man of her dreams.
By the same token, Tobei has gone back to his farming.
They both despise war.
Questa seconda vicenda presenta due fantasmi di donne opposte: la
principessa è una giovane vedova senza amore,
l'estrema rarefazione cioè della ricorrente
figura di donna degradata a prostituta per effetto di una sciagura.
Il fantasma che lo accoglie al ritorno
è invece quello di una donna disertata che anche dall'aldilà
continua a fargli del bene.
Il cinema morale di Mizoguchi è in effetti
tutto risolto nella doppia diserzione e nel doppio pentimento.
8. Sansho Dayu
Sanshu Dayu/ Sansho the Bailiff (1953)
The tale is set in prehistoric times and in a idyllic landscape.
A family comprising a woman, a daughter (Anju), a son (Zushio) and their female servant,
walks in woods. Their father is in a faraway place.
A flashback shows a time when
the countryside had been devastated by many years of famine and
people were ready to riot when a general demanded more men to fight war.
The governor (Zushio's father) did not approve of the general's brutal
tactic and was sent into exile.
His family is now camping by the river, building a hatch hut.
The girl remembers how the people were upset with the governor's
inability to save their lives, and how the governor sent wife and kids away,
telling Zushio to have mercy and to protect his sister, and giving Zushio
a a family treasure, a statuette of Kwannon.
Now they are at the mercy of the elements in a country famous for
bandits and slave traders. An old priestess finds them and offers them shelter,
despite an official ban against helping nomads. The mother tells her that
she stayed for six years with her brother
but now she neds to find another place to live. The old priestess
provides them with boatmen because, she says, a boat is safer than traveling
overland.
Instead the boatmen turn out to be thugs who separate the women (mother and
servant) from the children on two boats heading to two different slave markets.
All of this happens in a vast silent lake on a cloudy day.
The bandits have trouble selling such young children, who can't do hard work,
but eventually they find someone cruel enough to take them as slaves:
Sansho the bailiff, who administers and a manor on behalf of a minister
of the imperial court.
They are immediately put to work despite their young age,
among indifferent bystanders who are slaves like them.
They witness the cruel punishment of a slave who tried to escape:
Sansho in person brands her with hot steel on her forehead.
Sansho's son Taro is a kinder being: he complains but he can't oppose his
father's will. Disgusted, Taro takes the chikdren under his protection.
Zuisho tells him the last words of his father about mercy.
The children want to keep their names secret so nobody will know who they
really are (aristocrats), and Taro gives them new names: Zuisho becomes Mutsu,
and Anju becomes Shinobu.
Taro promises he will help them in due time.
Meanwhile, an emissary from the minister praises Sansho's management of the
manor and invites him to visit the court.
Years later Mutsu/Zuisho has become a ferocious servant of Sansho. When an
old man tries to escape after spending all his life as a slave,
Mutsu does not hesitate to brand him in front of Sansho to prove his loyalty.
Everybody hates Mutsu and fears
his sister. However, Anju is a kind and merciful girl.
Anju takes under her protection a new slave, teenager Kohagi.
She was sold in the island where her mother was sold ten years earlier.
The girl does not remember such a womman but then starts singing a
melancholy song about Zushio and Anju that she heard
from a courtesan names Nakagimi. Obviously their mother too changed her name
in the island where she was kept as a slave.
In fact, their mother just tried to flee but is captured at the beach.
It's not the first time and her master is fed up. Therefore he orders that
her tendon be cut.
Left a cripple, she still limps to the beach to stare at the mainland where her children are and calls their names.
Anju does not recognize his brother anymore.
Anju still hopes in a better future as the daughter of an aristocrat while
Zuisho has realized that they are servants and the only way to survive is to
serve faithfully and brutally.
Namihi, an old woman, gets too sick to work, so Sansho orders to take her
to the mountain to die.
Mutsu/Zuisho is assigned to do it and he does it without any remorse.
Zuisho carries her to the cemetery on the mountain where the old woman is just
dumped in a landscape of stelae and skeletons.
Anju, who has followed her brother, hears her mother singing for them
and it moves Zuisho who decides to flee with her.
Anju tells him to go while she delays the guards,
and only begs him to take the old dying woman with him.
Zuisho loads the old woman on his shoulders and runs through the woods.
He's finally obeying his father's admonition to have mercy, even
at the risk of being captured.
Sansho immediately orders Anju to be tortured in order to find out where
her brother is going, but
the old woman who is guarding Anju helps her escape.
Anju follows her mother's song to a lake. Then, knowing that she will be
captured and tortured, she slowly walks into the lake and drowns herself
until only ripples and bubbles are left on the surface of the lake.
The posse looks for Zuisho in a temple compound, but they
are fooled by a monk who sends them in the wrong direction.
In reality Zuisho is there and the monk is taking care of the old woman.
The monk is Taro, Sansho's son.
Zuisho is determined to travel to the imperial court to plead his case.
Taro, who had tried the same and, disillusioned, became a monk, helps
Zuisho to try on his own.
Taro gives him a letter to get access to the prime minister.
When he arrives at the imperial court,
Zuisho begs on his knees to talk to the prime minister but the prime minister
refuses to even look at him and the guards take him away.
The guards find the family treasure on him and think he stole it,
but the prme minister recognizes it as proof that he is the son of a former
governor because his own family gave the statuette to Zuisho's family.
Zuisho learns that his father died in exile.
The prime minister now treats him with deference and appoints him governor
of Sansho's district.
First of all, Zuisho decides to abolish slavery,
although he is advised that the manor is private property of a
powerful minister who will probably have him discharged.
Sansho's guards repel Zuisho's emissary and Sansho sends an emissary to ask for help from the minister.
The slaves have already seen the imperial notices that announce the end of the slave trade.
Zuisho personally leads the army to arrest Sansho
and Sansho finally recognizes his old slave.
Sansho tries to resist but Zuisho's army prevails and Sansho is sent into exile,
while the slaves, at first incredulous and fearful, burn down the manor in
a grotesque orgy.
Zuisho asks about his sister and learns that she sacrificed herself to help him escape.
Zuisho then resigns and travels to the island where his mother is supposedly held captive.
He walks on foot around the island and inquires in the brothels.
Old people tell him that his mother died but nobody is sure.
Zuisho walks to the beach where the old woman used to spend her spare time,
and finds an old blind lady singing the song about her children Zuisho and Anju:
she spent her life mourning the loss of her children.
"Isn't life torture"?
He gives her the family treasure and finally she recognizes him.
La ricostruzione storica del mondo feudale non può trascurare
quelle caratteristiche di violenza e crudeltà insiste nei meccanismi sociali dell'epoca. La trama
"d'appendice", che alterna scene d'azione a scene patetiche è trasfigurata dalla poetica
visione della vecchia madre che raccoglie alghe sulla costa deserta.
9. Chikamatsu monogatari
Lo stesso impasto di abietta violenza e suprema
poesia connota Chikamatsu Monogatari/ Crucified Lovers/ Storia di Chikamatsu (1954), la storia di due amanti, la moglie di uno
stampatore e un suo impiegato, che fuggono insieme ma vengono ripresi e condannati alla
crocefissione.
Nella prima parte del film la donna è una brava e fedele
moglie perseguitata dal marito e consolata da quell'impiegato gentile e premuroso; nella seconda parte la
donna, ribellatasi all'assurdo vincolo del matrimonio, che le imporrebbe di sopportare le angherie del
marito fino alla fine dei suoi giorni, si fa aiutare a fuggire dall'impiegato; braccati in un lago, decidono di
suicidarsi, ma prima di mettere in atto i loro propositi il giovane le conferma il suo amore; a questo punto
lei decide di continuare a vivere, e di vivere con lui, lanciando una seconda sfida alla morale della
società patriarcale; comincia così la lunga fuga, che finirà tragicamente, con il
ripristino dell'ordine. Ancora una volta la società calpesta la vita e i sentimenti della donna.
Sansho Dayu/ Sansho the Bailiff (1954) e` uno dei suoi capolavori, la
storia di un uomo che, venduto da bambino come schiavo con la madre e i
fratelli, si erge a giustiziere e vendicatore nella societa` feudale dell'undicesimo secolo.
10. Yokiki
Analoga sorte tocca alla protagonista di
Yokiki/ Princess Yang Kwei Fei/ Principessa Yang (1955), una serva che assurge al rango di imperatrice per la benevolenza del
sovrano e resta unica depositaria del potere alla morte di questi; i parenti abusano però della
situazione, causando una dura reazione da parte degli ufficiali, in seguito alla quale la donna viene
condannata a morte e impiccata a un albero morto.
Virtuosismi figurativi e allucinazioni poetiche si compenetrano in un
mesto canto funebre.
Shin Heike Monogatari/ New Tales of the Tara Clan (1955) e` il suo ultimo
capolavoro, ancora ambientato nell'antico mondo feudale.
Akasen Chitai/ Street of Shame/ Strada della Vergogna (1956)
è addirittura un catalogo di donne
vituperate (le prostitute di una casa di tolleranza): chi si prostituisce per mantenere il figlio, chi per
sopperire alla disoccupazione del marito, chi rifiutata dalla società per essere stata l'amante di
uno straniero, chi venduta dai genitori. Questa volta però la storia è ambientata nel
Giappone moderno, ovverosia cadono le maschere. Le donne si permettono anche qualche rivincita sugli
uomini, mandandoli in rovina dopo averli serviti.
Nel 1956 Mizoguchi muore.
3. Teinosuke Kinugasa
Attore oganafin da quando aveva diciott'anni,
Kinugasa interpreta anche film a partire dal 1917, ma soltanto cinque anni dopo ha
l'occasione di cimentarsi con la regia. Coltiva il surrealismo, l'espressionismo e il futurismo, sotto
l'influenza dei quali fonda il movimento neosensazionalista. Kurutta Jppeiji (1926) e
Jujiro (1928) si affiancano ai capolavori dell'avanguardia europea. Entrambi sul dualismo
immaginazione-realtà, il primo prendendo lo spunto dalla pazzia, il secondo dal delirio.
In Jujiro infatti un giovane samurai si batte con il
rivale che gli contende una geisha e, quando crede di averlo ucciso, va a cercare rifugio dalla sorella, la
quale, vedendolo ferito e delirante, corre in cerca di aiuto; mentre il samurai è tormentato da
episodi del passato e da apparizioni fantastiche, la giovane, che non ha i soldi per pagare un medico, viene
aggredita da un falso poliziotto che si era offerto di aiutarla e per difendersi lo uccide; poi torna a casa, ma
non trova nessuno, poichè il fratello, recatosi dalla geisha, l'ha trovata fra le braccia dell'uomo
che egli pensava di aver ucciso, ed è morto sconvolto e spossato.
Deluso dall'incomprensione dei connazionali, partì per
l'Europa con una copia di questo film; soggiornò per tre anni in Germania e in Unione Sovietica,
facendo la conoscenza di molti cineasti (Ejzenstein compreso), e apprendendo molti dei loro trucchi.
Al ritorno in patria diresse altri due jidai guki, Reimei i zen (1931) e
Chushingura (1932), film fondali di squisite qualità figurative, solenni e accurate
evocazioni di un passato leggendario.
Il secondo, tratto da un soggetto molto popolare, narra
l'impresa di 47 samurai erranti che vendicano l'assassinio del loro padrone.
La polemica non molto nascosta verso il secolare sistema feudale
(ancora vigente nell'anteguerra), prelude alla fondazione del neorealismo, con Mizoguchi e
Uchida. l'impegno ideologico procede così di pari passo con il formidabile calligrafismo di
Osaka natsu nojin (1940) e Kawana kajima (1941) e dalla sintesi di questi due modi
scaturisce nel 1954, quando la sua produzione si è un po19 diradata, un altro film storico,
Jigokumon, carico di significati sociali, che prende a pretesto un soggetto medievale (l'uomo che
uccide per sbaglio l'amante quando deve colpire il marito di lei) per dissertare con la macchina da presa
sul colore.
Prosciugata da questi capricci formali, l'ispirazione di Kinugasa non è
mai tornata ai vertici degli anni Trenta, quando seppe rendere il filone storico nazionale con gli
esperimenti europei.
4. Tomu Uchida e Daisuke Jto
Il terzo della triade dell'avanguardia degli anni Venti,
Uchida, emerse soltanto alla fine del decennio seguente, dopo aver diretto una dozzina
di farse in costume; al nuovo realismo dedica Jinsei osekijo [(1934) memorie della giovinezza, gli
entusiasmi e le illusioni che si arenano nel mondo del denaro], Hodaka no machi [(1937) duri
apologhi sulla società moderna], Kagiri naki zenshin [(1937) la malinconica fine di un
pensionato solo] e Tsuchi [(1939) quasi un documentario contempletivo sulla vita dei contadini],
film tutti critici verso il Giappone contemporaneo, il che gli attira la diffidenza della casta militare.
Inviato al fronte durante la guerra civile cinese, passa dall'altra parte e organizza i servizi cinematografici
dei maoisti; per dieci anni nel dopoguerra insegna in Cina, contribuendo alla rinascita.
Jto è secondo soltanto a Kinugasa nel genere epico,
ma si distingue dagli altri specialisti di jidai gechi per il crudo, orrido realismo delle sue opere e per la
scarsa propensione all'avventuroso. Da Gero (1927), antesignano dei film di tendenza, a Zanjin
zamba ken (1930), polemico pamphlet contro lo sfruttamento, Jto propende in seguito per
l'analisi sociale.
5. Heinosuke Gosho
Gosho, figlio di una geisha d'alto bordo ed
erede della fortuna paterna, si laureò a Tokyo manifestando precocemente il suo interesse per il
cinema; dopo alcuni anni di apprendistato nell'equipe di Shimazu, iniziò la carriera registica
collocandosi subito nel filone contemporaneo. Negli anni Trenta, grazie anche all'avvento del sonoro,
matura uno stile comico e patetico al tempo stesso, nella tradizione di Chaplin e di Lubitsch, per esempio
in Madamu to nyobo (1931). Nel giro di pochi anni però prende piede uno stile
più quotidiano che, senza rinunciare al partecipe umanesimo delle precedenti commedie, si
concentra sull'ambiente domestico; brave ragazze e umili impiegati sono al centro di vicende semplici e
comuni, sulla scia questa volta di de Sica: Jinsei no onimotsu (1935).
Servendosi spesso di soggetti tratti da romanzi contemporanei di alto valore
artistico, in contrasto quindi con la diffusa tendenza ad adattare libri popolari e commerciali, Gosho
dipinge nel dopoguerra alcuni possenti affeschi sulla vita degli umili. Entutsu no mieru
basho (1953) mette in scena una coppia che vive nel sobborgo operaio di Tokyo e che ospita due
giovani sposi; un neonato abbandonato alla loro porta rompe la monotonia della vita di fabbrica, mettendo
in luce l'umanità dei loro sentimenti e acuendo il senso di soffocamento provocato dalla foresta di
ciminiere: l'uomo tenta persino di uccidersi a causa delle incomprensioni dei vicini. La stessa allucinante
vita urbana domina Aitoshi no tanima (1954) e i film successivi, ma il più delle
volte pecca di # : enuncia una tesi e poi la svolge diligentemente. Salvo rifugiarsi nel fantastico in opere
comiche come Ayako (1967), dove una prostituta (venduta dai genitori a un bordello) deve
essere esorcizzata perché causa la morte di tutti i suoi clienti.
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