Kenji Mizoguchi
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

, /10
Links:

1. La donna

Kenji Mizoguchi, nato a Tokyo nel 1898 da una famiglia poverissima (il padre, un falegname ridotto in rovina, dovette perfino vendere la figlia maggiore come geisha) e vissuto, dopo la morte della madre, presso la sorella minore (andata sposa a un uomo d'affari), si diplomò al liceo artistico (benchè poco più che analfabeta) e fino a vent'anni lavorò come disegnatore per un giornale della provincia. Giunse casualmente al cinema, prima come attore oyama, poi come regista di mediocri film commerciali (persino un serial su Arséne Lupin). Per completare il fallimento della sua vita privata, la moglie impazzì e lui si diede a frequentare le geishe di Kyoto.

l'adesione al movimento del "nuovo realismo" (Kinugasa, Uchida) segna l'inizio della carriera impegnata di Mizoguchi, sulla quale influirà pesantemente il fardello del suo disgraziato passato. Ricorre spesso nella sua opera il tema della prostituzione, raggiunta attraverso successive tappe di degradazione morale e materiale; attraverso le vicissitudini della donna Mizozuchi critica la società, antica e moderna, e nell'amore indica la salvezza per l'uomo, in un mondo che si presenta impenetrabile alla bontà. Se la donna è il polo allegorico della sua opera, l'ambiente, allestito con una cura da figlio d'artigiano e ripreso con sontuose prospettive della moda, rappresenta uno spazio "attivo" e il ritmo di montaggio un tempo "passivo" che la avvolgono in una rete inestricabile, lo spazio vivendo la sua vita, il tempo rivelandosi una pura illusione che nella realtà si realizza come un ciclico e monotono ripetersi dei gesti di tutti i giorni. Fuori dal tempo e dentro lo spazio, la donna di Misozuchi è il passato, il presente e il futuro dell'uomo incarnati in un essere vivente.

 

2. Taki no shiraito e il film ideologico

Fino al 1929 la filmografia di Mizoguchi registra soltanto un paio di penetranti analisi psicologiche, Kankaru No Onna [(1925) su una geisha] e Kyoren no onna shisho[(1926) su una maestrina]; Furusato No Uta [(1925) storia di uno studente povero che sbarca il lunario facendo il conducente di risciò] e Furusato [(1929) storia di un cantante che trascura la moglie per la propria carriera] sono melodrammi confezionati con una certa fretta.

I primi film di rilievo, Tokyo Koshin Kyoku/ Marcia su Tokyo [(1928) su due giovani innamorati di una geisha], Tokai Ko-kyogaku/ Sinfonia Metropolitana (1929) e Shikamo karera na iku (1931) si inseriscono nel filone ideologico, ma affrontano il contrasto di classe fra borghesia e proletariato nell'ottica della comprensione dei rispettivi punti di vista. A causa delle connivenze con l'estrema sinistra manifestate nella realizzazione di questi film, Mizoguchi viene retrocesso a girare pellicole propagandistiche e documentaristiche.

Film didattici come Man-mo kenkoku no reimei [(1932) sulla storia della Manciuria] gli consentono però di coltivare l'innato gusto per il passato; da questa esperienza scaturisce l'attenzione critica del regista per il formidabile contrasto esistente fra la metropoli americanizzata degli anni Trenta e le antiche tradizioni conservate nei villaggi della provincia.

È di questo periodo Taki no shiraito (1933) che presenta in embrione la commistione fra reperti della sua infanzia, rapporti sulla condizione urbana e approcci storiografici alle usanze del Paese.

La protagonista si dà alla prostituzione per pagare gli studi del suo amico; anni dopo, quando questi è diventato un giudice di grido, gli capita di dover emettere una sentenza di morte nei confronti della donna. l'analisi dei personaggi è però ancora semplicistica; basandosi sulle sue esperienze giovanili, Mizoguhci riconduce tutti i comportamenti negativi all'avidità di denaro.

 

3. Naniwa ereji e il nuovo realismo

Naniwa Ereji/ Osaka Elegy (1936), forse il più perfetto ritratto femminile del cinema giapponese, sintetizza le tre componenti in un romanticismo lirico pervaso da un forte impegno sociale, ponendo Mizoguchi alla guida delle correnti del "nuovo realismo"; il film approfitta di una trama semplicistica per descrivere la vita della gente comune e per mettere in risalto la condizione della donna.

Anche qui si assiste a un truce sacrificio da parte della protagonista, una telefonista che, bisognosa di denaro per pagare i debiti del padre, non si oppone al padrone che le usa violenza. Il fidanzato la pianta, la famiglia la rinnega; non le resta che la strada del vizio; finisce anche in prigione, e, quando ne esce, malata, passeggia lungo la riva del fiume finchè incontra un dottore al quale chiede aiuto; ma anche lui preferisce non avere a che fare con lei. Questo è il primo film di Mizoguchi a cui collabora lo sceneggiatore Yoshikata Yoda, che si rivelerà la persona adatta per raffinare i temi abituali.

Gion Na Shimai/ Sisters of Gion (1936) è ambientato nel quartiere riservato di Kyoto (Gion), fra geishe e mantenute;

Mizoguchi mette a confronto due sorelle con due visioni diametralmente opposte del rapporto con l'uomo; la prima si fa sfruttare dagli uomini (è una geisha), la seconda li sfrutta (è una mantenuta). Mizoguchi evoca l'atmosfera imbarazzante di Gion restituendo fedelmente il corrotto microcosmo del quartiere, nel quale convivono la figura tradizionale della geisha (simbolo del Giappone del passato) e quella moderna dell'arrrampicatrice sociale (simbolo del presente).

In questi due film non c19è un vero sviluppo drammatico, ma soltanto la descrizione di una situazione.

4. Zangiku monogakari e il film storico

Il rigore del regime militare lo induce però a ripiegare sul film storico, e fino alla fine della guerra non produce altro che storie di samurai, anche se intromettendo qua e là qualcuno dei suoi temi maggiori.

Zangiku Monogatari/ Story of the Late Chrysanthemum (1939) è ambientato invece nell'ambiente del teatro e nel Periodo Meiji.

Il protagonista, adottato da una famiglia di attori, non si sente in grado di fare l'attore oyama e fugge con la sua balia comprensiva per unirsi a una compagnia di guitti. Sospinto dalla fedele e generosa amante, poco a poco il fallito "oyama" diventa un provetto attore "kabuki", accolto trionfalmente a Tokyo. La balia allora si tira in disparte, per rispettare la differenza di classe, e muore. Il film è girato emulando lo spirito del "kabuki": un taglio incisivo, scene concitate e potenti, che seguono inquadrature lente, un vero "tour de force" in fase di montaggio.

47 Ronin (1942)

La rinascita ha inizio con le storie di donne della fine degli anni Quaranta, fra cui Utamaru O Meguru Gonin No Onna/ Utamaro and his Five Women (1946), Josei no shori [(1946) processo a una disgraziata difesa da un'avvocatessa], Joyu sumako no koi [(1947) dove un'attrice ambiziosa conduce alla rovina il capocomico], Yoru no onuatahi [(1948) che si fregia di una collutazione fra prostitute], nel quale Mizoguchi riprende a torturare e degradare le sue eroine nel solito sadico rituale di identificazione lirica e morale con la femminilità.

5. Il nuovo umanesimo

Nel 1950, con Yuki Fujin ezu (una moglie trascurata che s'innamora di un musicista), Oyusama Musashino Fujin (un ragazzo s'innamora della sorella della sua fidanzata) e Musashino Fujin [(1951) il suicidio di una nobildonna che non riesce a inserirsi nel Giappone del dopoguerra], ha inizio la fase del "nuovo umanesimo".

L'esilio volontario nel filone dei film storici aveva perfezionato la già notevole familiarità con il passato remoto. Il mondo di briganti, pirati, signorotti prepotenti e soldati di ventura, di uomini erranti con le loro passioni sfrenate, è un riflesso psicologico della spietata società moderna; tanto in quel mitico passato quanto nella società moderna non esiste sicurezza: gli abitanti dei palazzi e delle capanne sono tutti nelle mani del fato, una guerra o una disgrazia o una fatalità o un rovescio economico possono gettarli sulla strada; dopo di che la loro vita si trasforma in un viaggio attraverso una terra sconfinata e selvaggia, dalla quale non possono sperare né rifugio né aiuto, ma dalla quale possono veder comparire la sagoma minacciosa di un predatore. In questa condizione di perenne precarietà si inserisce il contrasto di classe, che sovente causa la separazione da persone care, acuendo la solitudine dell'individuo nel paesaggio ostile, la struttura feudale calata in questo paesaggio allegorico infierisce quindi sul nomade sventurato, sempre più schiacciato, compresso, nella sua muta agonia.

L'ampia ricognizione nel passato procede di pari passo con l'introspezione psicologica femminile; Mizoguchi segue con compassione la degradazione della donna vittima inerme di quella (questa) società senza pietà.

Tutti i motivi di questa nuova stagione creativa comparivano già nei film del "nuovo realismo", e si possono sostanzialmente ricondurre all'autobiografismo che presiede fin dagli inizi alla sua creazione artistica. Ma in questo periodo il professionismo esemplare di Mizoguchi si tramuta in una forma d'arte rigorosissima, quasi ascetica: un equilibrio soprannaturale incatena gli oggetti e le persone ad un'inquadratura, finchè un movimento minimo, un gesto o un filo di vento o una crespa del lago, svelano il dramma acuto degli uomini, che sovente consiste proprio nella condanna a ripetere un gesto per tutta la vita.

Al fianco di Mizoguchi da anni, lo sceneggiatore Yoshikata Yoda è coautore dei capolavori di questo periodo.

Un ritmo fatto di sottili sfumature.

 

6. Saikaku ichidai onna

In Saikaku Ichidai Onna/ Life of Oharu (1952) la vecchia O-Haru rievoca la propria giovinezza, nel Giappone del 1600. Viveva nel palazzo imperiale con i suoi nobili genitori quando si innamorò di un servo; quel blasfemo a-more fu punito con la decapitazione del servo e con la cacciata di lei e della sua famiglia; umiliata dall'ira paterna, divenne la concubina di un principe; ma la sua bellezza scatenò le gelosie della corte del principe, che alla fine la dovette scacciare; il padre, sempre più mal disposto verso di lei, piuttosto che tenerla in famiglia preferì venderla a una casa di geishe. Tentò di rifarsi una vita; ingannata da un poco di buono, trovò però un uomo disposto a sposarla; ma questi morì, lasciandola misera e sola sulla strada. E sulla strada, prostituta del genere più laido, la ritrovò suo figlio, che avrebbe voluto riportarla a corte, sfidando l'ipocrisia dei cortigiani; ma O- Haru preferì, per non nuocergli, far perdere le proprie tracce. O'Haru racconta come e` diventata una vecchia prostituta che deve elemosinare clienti per strada.
Figlia di un nobile casato, fece parte della corte imperiale fino al giorno che si innamoro` di un paggio. Fuggirono insieme, ma, scoperti, lui venne condannato a morte e lei all'esilio con i genitori. Nessuno e` interessato alla sua storia d'amore: i genitori sono nella miseria per colpa sua. La fortuna sembra cambiare quando un messaggero invitato dal Signore locale alla ricerca della donna perfetta sceglie O'Haru su tutte le altre candidate della regione. I genitori sono contenti, ma O'Haru e` ancora fedele alla memoria del suo amato e va al palazzo come a un funerale. Tanto piu` che deve semplice fare da concubina e dare al Signore un figlio maschio. Accolta con freddezza dalla moglie del Signore, e obbligata al rituale gelido di palazzo, vive come in una prigione. La nascita del bambino la allieta per qualche minuto, ma viene subito rispedita ai genitori. Il padre era talmente convinto che lei sarebbe diventata ricca che ha fatto debiti. Quando si vede restituire la figlia, e` disperato. La obbliga praticamente a vendersi come cortigiana in un bordello delle vicinanze. Li` entra nelle grazie di un ricco, e di nuovo la sua fortuna sembra cambiare; ma il ricco si scopre essere un contraffattore, e lei viene licenziata per il suo carattere altezzoso. Accolta da due coniugi per bene come serva, si conquista la stima e la confidenza della moglie e il rispetto del marito, entrambi ignari del suo passato. La donna e` terrorizzata dal fatto che sta diventando calva. Uno dei servi si invaghisce di O'Haru. Un giorno pero` un mercante la riconosce e rivela ai coniugi il suo turpe segreto. La moglie diventa allora gelosa e la obbliga a tagliarsi i capelli. Il marito non la rispetta piu` e approfitta di lei. Un giovane timido la vuole in moglie e la fortuna sembra di nuovo cambiare. Si sposano e O'Haru e` felice nel negozietto di ventagli. Ma il marito viene ucciso da un ladro. Non le rimane neppure l'eredita`. Decide di farsi monaca buddista, ma il vecchio padrone viene a visitarla e la costringe a darsi a lui. Una monaca li sorprende e la scaccia. Il padrone licenzia anche il servo che la adora. Il servo si unisce a O'Haru, ma ha derubato il padrone, e quando lo prendono O'Haru rimane di nuovo sola. Vaga per le strade senza cibo e senza soldi. Le uniche che si impietosiscono del suo caso sono alcune prostitute. E cosi` diventa prostituta. Ma ormai e` vecchia e non ha piu` successo. Un uomo la paga persino per la sua bruttezza. Nel tempio vede le statue buddiste mutarsi nelle facce dei suoi uomini. Quando non sembra piu` esserci nulla da fare, la madre viene a dirle che il Signore e` morto e suo figlio e` il suo erede. O'Haru viene chiamata a corte, ma il clan che regge il potere non la vuole vicino al Signore e la scacciano di nuovo. Diventa una vecchia mendicante. Il paesaggio e` semplice e grigio. La natura non si muove, come in una fotografia. Mizoguchi ricostruisce la vita del 1600 con accuratezza certosina. Il tema del film e` i rituali, i codici sociali, i condizionamenti che impediscono a un'anima di vivere le sue emozioni.
La ineluttabile decadenza di O-Haru e la sua disperata rassegnazione costituiscono una veemente denuncia della condizione femminile nella società patriarcale e una commossa apologia dell'animo femminile. La donna viene sublimata e quasi idealizzata attraverso una regia pittorica e una recitazione stilizzata, che creano un'atmosfera irreale, come se l'azione non avvenisse in un tempo e un luogo ben definito, ma in un "sempre" che si trova "ovunque".

Gion Bayashi/ A Geisha (1953)

7. Ugetsu monogatari

Questo clima fiabesco, confortato dalla preferenza accordato al quieto trascorrere del pianosequenza rispetto alle concitazioni del montaggio, culmina nelle splendide scenografie di Ugetsu Monogatari/ Racconti della Luna Pallida d'Agosto (1953), ambientato fra contadini e samurai del 16esimo secolo. Ispirato da racconti di Ueda Akinari e Guy de Maupassant, il film contiene una storia doppia, originata dalle razzie compiute durante le guerre feudali ai danni di villaggi inermi.

During an age of constant warfare, Genjuro (a vase maker) and his brother (a peasant) are poor samurais that live in a rural village. They decide to go to the city that is booming after a new army took over it. Genjuro comes back with a lot of money while Tobei tries to join a group of real (warring) samurai. However, they don't want him. Genjuro now has become greedy. He spends days and nights baking new pottery. Tobei and their wives help out. His wife Miyagi is not happy by the change: she preferred it when they were poor but worked happily together. But one day an army approachers, looting every house they find. The villagers flee in panic. Genjuro doesn't want to leave before his pottery is baked and risks his life. The villagers live for a few days in the forest. One night Genjuro decides to return to the house, despite his wife's protestations that he will get himself killed. She follows him anyway. They find that the pottery is baked and intact. They and Tobei and his wife Ohama load the pottery onto a boat and leave for the city again, dreaming of becoming rich. Along the way they meet a man who has been attacked by pirates. Fearing for his little son's life, Genjuro decides to leave his wife Miyagi and the child near the village.
The three (Genjuro, Tobei and Ohama) reach the city. The lady of a mountain mansion buys all of Genjuro's pottery and asks for him to deliver it. Tobei buys an armor to become a real samurai. Ohama looks for him all over town and, ironically, is raped by a group of samurais. Genjuro follows a guide (a beautiful ethereal girl) to the mansion of Lady Wakasa. He is told to marry the lady if he wants his art to improve. Genjuro doesn't tell her that he already has a wife and moves in with her.
In the meantime his faithful wife narrowly escapes the hordes that raid the village again. Tobei is accepted by a powerful samurai after beheading a notorious warrior. He is given a horse, an armor and a small army. His first thought is to travel to his village and show to his wife that he has finally become somebody. On the way he decides to rest at a brothel. What a surprise to find his wife among the prostitutes... She cries that he abandoned her. He is sincerely sorry and throws away the samurai outfit to live again with her.
Genjuro is scorned by the village near the mansion because he lives with ghosts. An old man reproaches him for abandoning his family. Genjuro walks back to the mansion and confesses that he is married. He begs forgiveness but wants to go back to his wife. The old maid or mother of the lady tells him that she brough back the lady to the world of the living so that she could fully enjoy the pleasures of a wife. Now he is condemning her to lose those pleasures. Torn by guilt and desire, he collapses. When he wakes up, he is surrounded by men who accuse him of being a thief. The mansion lies in ruin. It was all an illusion.
Genjuro returns home to his faithful wife Miyagi, who is not distressed that he lost all his money but happy that he is back with her. Alas, it is only a dream. In the morning he cannot find her and the village master tells him how she was killed. Genjuro curses his mistakes and goes back to being just a hard-working family man. At last he has become the man of her dreams. By the same token, Tobei has gone back to his farming. They both despise war.
Questa seconda vicenda presenta due fantasmi di donne opposte: la principessa è una giovane vedova senza amore, l'estrema rarefazione cioè della ricorrente figura di donna degradata a prostituta per effetto di una sciagura. Il fantasma che lo accoglie al ritorno è invece quello di una donna disertata che anche dall'aldilà continua a fargli del bene. Il cinema morale di Mizoguchi è in effetti tutto risolto nella doppia diserzione e nel doppio pentimento.

 

8. Sansho Dayu

Sanshu Dayu (1953), uno dei suoi capolavori, è il crudele balivo che infierisce spietatamente sulla famiglia di un governatore, tenendo presso di sé come schiavi i due bambini e vendendo come prostituta la madre; la ragazza muore cercando di favorire la fuga del fratello dal campo di concentramento e questi ritrova la madre sulla spiaggia in condizioni pietose, vecchia e cieca. La ricostruzione storica del mondo feudale non può trascurare quelle caratteristiche di violenza e crudeltà insiste nei meccanismi sociali dell'epoca. La trama "d'appendice", che alterna scene d'azione a scene patetiche è trasfigurata dalla poetica visione della vecchia madre che raccoglie alghe sulla costa deserta.

 

9. Chikamatsu monogatari

Lo stesso impasto di abietta violenza e suprema poesia connota Chikamatsu Monogatari/ Crucified Lovers/ Storia di Chikamatsu (1954), la storia di due amanti, la moglie di uno stampatore e un suo impiegato, che fuggono insieme ma vengono ripresi e condannati alla crocefissione. Nella prima parte del film la donna è una brava e fedele moglie perseguitata dal marito e consolata da quell'impiegato gentile e premuroso; nella seconda parte la donna, ribellatasi all'assurdo vincolo del matrimonio, che le imporrebbe di sopportare le angherie del marito fino alla fine dei suoi giorni, si fa aiutare a fuggire dall'impiegato; braccati in un lago, decidono di suicidarsi, ma prima di mettere in atto i loro propositi il giovane le conferma il suo amore; a questo punto lei decide di continuare a vivere, e di vivere con lui, lanciando una seconda sfida alla morale della società patriarcale; comincia così la lunga fuga, che finirà tragicamente, con il ripristino dell'ordine. Ancora una volta la società calpesta la vita e i sentimenti della donna.

Sansho Dayu/ Sansho the Bailiff (1954) e` uno dei suoi capolavori, la storia di un uomo che, venduto da bambino come schiavo con la madre e i fratelli, si erge a giustiziere e vendicatore nella societa` feudale dell'undicesimo secolo.

10. Yokiki

Analoga sorte tocca alla protagonista di Yokiki/ Princess Yang Kwei Fei/ Principessa Yang (1955), una serva che assurge al rango di imperatrice per la benevolenza del sovrano e resta unica depositaria del potere alla morte di questi; i parenti abusano però della situazione, causando una dura reazione da parte degli ufficiali, in seguito alla quale la donna viene condannata a morte e impiccata a un albero morto. Virtuosismi figurativi e allucinazioni poetiche si compenetrano in un mesto canto funebre.

Shin Heike Monogatari/ New Tales of the Tara Clan (1955) e` il suo ultimo capolavoro, ancora ambientato nell'antico mondo feudale.

Akasen Chitai/ Street of Shame/ Strada della Vergogna (1956) è addirittura un catalogo di donne vituperate (le prostitute di una casa di tolleranza): chi si prostituisce per mantenere il figlio, chi per sopperire alla disoccupazione del marito, chi rifiutata dalla società per essere stata l'amante di uno straniero, chi venduta dai genitori. Questa volta però la storia è ambientata nel Giappone moderno, ovverosia cadono le maschere. Le donne si permettono anche qualche rivincita sugli uomini, mandandoli in rovina dopo averli serviti.

 

 

Nel 1956 Mizoguchi muore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3. Teinosuke Kinugasa

 

 

Attore oganafin da quando aveva diciott'anni, Kinugasa interpreta anche film a partire dal 1917, ma soltanto cinque anni dopo ha l'occasione di cimentarsi con la regia. Coltiva il surrealismo, l'espressionismo e il futurismo, sotto l'influenza dei quali fonda il movimento neosensazionalista. Kurutta Jppeiji (1926) e Jujiro (1928) si affiancano ai capolavori dell'avanguardia europea. Entrambi sul dualismo immaginazione-realtà, il primo prendendo lo spunto dalla pazzia, il secondo dal delirio.

 

In Jujiro infatti un giovane samurai si batte con il rivale che gli contende una geisha e, quando crede di averlo ucciso, va a cercare rifugio dalla sorella, la quale, vedendolo ferito e delirante, corre in cerca di aiuto; mentre il samurai è tormentato da episodi del passato e da apparizioni fantastiche, la giovane, che non ha i soldi per pagare un medico, viene aggredita da un falso poliziotto che si era offerto di aiutarla e per difendersi lo uccide; poi torna a casa, ma non trova nessuno, poichè il fratello, recatosi dalla geisha, l'ha trovata fra le braccia dell'uomo che egli pensava di aver ucciso, ed è morto sconvolto e spossato.

 

Deluso dall'incomprensione dei connazionali, partì per l'Europa con una copia di questo film; soggiornò per tre anni in Germania e in Unione Sovietica, facendo la conoscenza di molti cineasti (Ejzenstein compreso), e apprendendo molti dei loro trucchi.

Al ritorno in patria diresse altri due jidai guki, Reimei i zen (1931) e Chushingura (1932), film fondali di squisite qualità figurative, solenni e accurate evocazioni di un passato leggendario.

 

Il secondo, tratto da un soggetto molto popolare, narra l'impresa di 47 samurai erranti che vendicano l'assassinio del loro padrone.

 

La polemica non molto nascosta verso il secolare sistema feudale (ancora vigente nell'anteguerra), prelude alla fondazione del neorealismo, con Mizoguchi e Uchida. l'impegno ideologico procede così di pari passo con il formidabile calligrafismo di Osaka natsu nojin (1940) e Kawana kajima (1941) e dalla sintesi di questi due modi scaturisce nel 1954, quando la sua produzione si è un po19 diradata, un altro film storico, Jigokumon, carico di significati sociali, che prende a pretesto un soggetto medievale (l'uomo che uccide per sbaglio l'amante quando deve colpire il marito di lei) per dissertare con la macchina da presa sul colore.

Prosciugata da questi capricci formali, l'ispirazione di Kinugasa non è mai tornata ai vertici degli anni Trenta, quando seppe rendere il filone storico nazionale con gli esperimenti europei.

 

 

4. Tomu Uchida e Daisuke Jto

 

 

Il terzo della triade dell'avanguardia degli anni Venti, Uchida, emerse soltanto alla fine del decennio seguente, dopo aver diretto una dozzina di farse in costume; al nuovo realismo dedica Jinsei osekijo [(1934) memorie della giovinezza, gli entusiasmi e le illusioni che si arenano nel mondo del denaro], Hodaka no machi [(1937) duri apologhi sulla società moderna], Kagiri naki zenshin [(1937) la malinconica fine di un pensionato solo] e Tsuchi [(1939) quasi un documentario contempletivo sulla vita dei contadini], film tutti critici verso il Giappone contemporaneo, il che gli attira la diffidenza della casta militare. Inviato al fronte durante la guerra civile cinese, passa dall'altra parte e organizza i servizi cinematografici dei maoisti; per dieci anni nel dopoguerra insegna in Cina, contribuendo alla rinascita.

Jto è secondo soltanto a Kinugasa nel genere epico, ma si distingue dagli altri specialisti di jidai gechi per il crudo, orrido realismo delle sue opere e per la scarsa propensione all'avventuroso. Da Gero (1927), antesignano dei film di tendenza, a Zanjin zamba ken (1930), polemico pamphlet contro lo sfruttamento, Jto propende in seguito per l'analisi sociale.

5. Heinosuke Gosho

 

 

Gosho, figlio di una geisha d'alto bordo ed erede della fortuna paterna, si laureò a Tokyo manifestando precocemente il suo interesse per il cinema; dopo alcuni anni di apprendistato nell'equipe di Shimazu, iniziò la carriera registica collocandosi subito nel filone contemporaneo. Negli anni Trenta, grazie anche all'avvento del sonoro, matura uno stile comico e patetico al tempo stesso, nella tradizione di Chaplin e di Lubitsch, per esempio in Madamu to nyobo (1931). Nel giro di pochi anni però prende piede uno stile più quotidiano che, senza rinunciare al partecipe umanesimo delle precedenti commedie, si concentra sull'ambiente domestico; brave ragazze e umili impiegati sono al centro di vicende semplici e comuni, sulla scia questa volta di de Sica: Jinsei no onimotsu (1935).

Servendosi spesso di soggetti tratti da romanzi contemporanei di alto valore artistico, in contrasto quindi con la diffusa tendenza ad adattare libri popolari e commerciali, Gosho dipinge nel dopoguerra alcuni possenti affeschi sulla vita degli umili. Entutsu no mieru basho (1953) mette in scena una coppia che vive nel sobborgo operaio di Tokyo e che ospita due giovani sposi; un neonato abbandonato alla loro porta rompe la monotonia della vita di fabbrica, mettendo in luce l'umanità dei loro sentimenti e acuendo il senso di soffocamento provocato dalla foresta di ciminiere: l'uomo tenta persino di uccidersi a causa delle incomprensioni dei vicini. La stessa allucinante vita urbana domina Aitoshi no tanima (1954) e i film successivi, ma il più delle volte pecca di # : enuncia una tesi e poi la svolge diligentemente. Salvo rifugiarsi nel fantastico in opere comiche come Ayako (1967), dove una prostituta (venduta dai genitori a un bordello) deve essere esorcizzata perché causa la morte di tutti i suoi clienti.

If English is your first language and you could translate this text, please contact me.

Permission is granted to download/print out/redistribute this file provided it is unaltered, including credits.
E` consentito scaricare/stampare/distribuire questo testo ma a patto che venga riportata la copyright