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1. La donna Kenji Mizoguchi, nato a Tokyo nel 1898 da una famiglia poverissima (il padre, un falegname ridotto in rovina, dovette perfino vendere la figlia maggiore come geisha) e vissuto, dopo la morte della madre, presso la sorella minore (andata sposa a un uomo d'affari), si diplomò al liceo artistico (benchè poco più che analfabeta) e fino a vent'anni lavorò come disegnatore per un giornale della provincia. Giunse casualmente al cinema, prima come attore oyama, poi come regista di mediocri film commerciali (persino un serial su Arséne Lupin). Per completare il fallimento della sua vita privata, la moglie impazzì e lui si diede a frequentare le geishe di Kyoto. l'adesione al movimento del "nuovo realismo" (Kinugasa, Uchida) segna l'inizio della carriera impegnata di Mizoguchi, sulla quale influirà pesantemente il fardello del suo disgraziato passato. Ricorre spesso nella sua opera il tema della prostituzione, raggiunta attraverso successive tappe di degradazione morale e materiale; attraverso le vicissitudini della donna Mizozuchi critica la società, antica e moderna, e nell'amore indica la salvezza per l'uomo, in un mondo che si presenta impenetrabile alla bontà. Se la donna è il polo allegorico della sua opera, l'ambiente, allestito con una cura da figlio d'artigiano e ripreso con sontuose prospettive della moda, rappresenta uno spazio "attivo" e il ritmo di montaggio un tempo "passivo" che la avvolgono in una rete inestricabile, lo spazio vivendo la sua vita, il tempo rivelandosi una pura illusione che nella realtà si realizza come un ciclico e monotono ripetersi dei gesti di tutti i giorni. Fuori dal tempo e dentro lo spazio, la donna di Misozuchi è il passato, il presente e il futuro dell'uomo incarnati in un essere vivente.
2. Taki no shiraito e il film ideologico
Fino al 1929 la filmografia di Mizoguchi registra soltanto un paio di penetranti analisi psicologiche, Kankaru No Onna [(1925) su una geisha] e Kyoren no onna shisho[(1926) su una maestrina]; Furusato No Uta [(1925) storia di uno studente povero che sbarca il lunario facendo il conducente di risciò] e Furusato [(1929) storia di un cantante che trascura la moglie per la propria carriera] sono melodrammi confezionati con una certa fretta. I primi film di rilievo, Tokyo Koshin Kyoku/ Marcia su Tokyo [(1928) su due giovani innamorati di una geisha], Tokai Ko-kyogaku/ Sinfonia Metropolitana (1929) e Shikamo karera na iku (1931) si inseriscono nel filone ideologico, ma affrontano il contrasto di classe fra borghesia e proletariato nell'ottica della comprensione dei rispettivi punti di vista. A causa delle connivenze con l'estrema sinistra manifestate nella realizzazione di questi film, Mizoguchi viene retrocesso a girare pellicole propagandistiche e documentaristiche. Film didattici come Man-mo kenkoku no reimei [(1932) sulla storia della Manciuria] gli consentono però di coltivare l'innato gusto per il passato; da questa esperienza scaturisce l'attenzione critica del regista per il formidabile contrasto esistente fra la metropoli americanizzata degli anni Trenta e le antiche tradizioni conservate nei villaggi della provincia. È di questo periodo Taki no shiraito (1933) che presenta in embrione la commistione fra reperti della sua infanzia, rapporti sulla condizione urbana e approcci storiografici alle usanze del Paese.
3. Naniwa ereji e il nuovo realismo
Naniwa Ereji/ Osaka Elegy (1936), forse il più perfetto ritratto femminile del cinema giapponese, sintetizza le tre componenti in un romanticismo lirico pervaso da un forte impegno sociale, ponendo Mizoguchi alla guida delle correnti del "nuovo realismo"; il film approfitta di una trama semplicistica per descrivere la vita della gente comune e per mettere in risalto la condizione della donna. Gion Na Shimai/ Sisters of Gion (1936) è ambientato nel quartiere riservato di Kyoto (Gion), fra geishe e mantenute; In questi due film non c19è un vero sviluppo drammatico, ma soltanto la descrizione di una situazione. 4. Zangiku monogakari e il film storico Il rigore del regime militare lo induce però a ripiegare sul film storico, e fino alla fine della guerra non produce altro che storie di samurai, anche se intromettendo qua e là qualcuno dei suoi temi maggiori. Zangiku Monogatari/ Story of the Late Chrysanthemum (1939) è ambientato invece nell'ambiente del teatro e nel Periodo Meiji. 47 Ronin (1942)
La rinascita ha inizio con le storie di donne della fine degli anni Quaranta,
fra cui
Utamaru O Meguru Gonin No Onna/ Utamaro and his Five Women (1946),
Josei no shori [(1946) processo a una disgraziata difesa da un'avvocatessa],
Joyu sumako no koi [(1947) dove un'attrice ambiziosa conduce alla rovina il capocomico],
Yoru no onuatahi [(1948) che si fregia di una collutazione fra prostitute], nel quale
Mizoguchi riprende a torturare e degradare le sue eroine nel solito sadico rituale di identificazione lirica e
morale con la femminilità.
5. Il nuovo umanesimo
Nel 1950, con Yuki Fujin ezu (una moglie
trascurata che s'innamora di un musicista),
Oyusama Musashino Fujin (un ragazzo
s'innamora della sorella della sua fidanzata) e Musashino Fujin [(1951) il suicidio di una
nobildonna che non riesce a inserirsi nel Giappone del dopoguerra], ha inizio la fase del "nuovo umanesimo".
L'esilio volontario nel filone dei film storici aveva perfezionato la già notevole
familiarità con il passato remoto.
Il mondo di briganti, pirati, signorotti prepotenti e soldati di
ventura, di uomini erranti con le loro passioni sfrenate, è un riflesso psicologico della spietata
società moderna; tanto in quel mitico passato quanto nella società moderna non esiste
sicurezza: gli abitanti dei palazzi e delle capanne sono tutti nelle mani del fato, una guerra o una disgrazia
o una fatalità o un rovescio economico possono gettarli sulla strada; dopo di che la loro vita si
trasforma in un viaggio attraverso una terra sconfinata e selvaggia, dalla quale non possono sperare
né rifugio né aiuto, ma dalla quale possono veder comparire la sagoma minacciosa di un
predatore. In questa condizione di perenne precarietà si inserisce il contrasto di classe, che
sovente causa la separazione da persone care, acuendo la solitudine dell'individuo nel paesaggio ostile, la
struttura feudale calata in questo paesaggio allegorico infierisce quindi sul nomade sventurato, sempre
più schiacciato, compresso, nella sua muta agonia.
L'ampia ricognizione nel passato procede di pari passo con l'introspezione
psicologica femminile; Mizoguchi segue con compassione la degradazione della donna vittima inerme di
quella (questa) società senza pietà.
Tutti i motivi di questa nuova stagione creativa comparivano già nei
film del "nuovo realismo", e si possono sostanzialmente ricondurre all'autobiografismo che presiede
fin dagli inizi alla sua creazione artistica. Ma in questo periodo il professionismo esemplare di Mizoguchi
si tramuta in una forma d'arte rigorosissima, quasi ascetica: un equilibrio soprannaturale incatena gli
oggetti e le persone ad un'inquadratura, finchè un movimento minimo, un gesto o un filo di vento
o una crespa del lago, svelano il dramma acuto degli uomini, che sovente consiste proprio nella condanna
a ripetere un gesto per tutta la vita.
Al fianco di Mizoguchi da anni, lo sceneggiatore Yoshikata Yoda è
coautore dei capolavori di questo periodo.
Un ritmo fatto di sottili sfumature.
6. Saikaku ichidai onna
Gion Bayashi/ A Geisha (1953)
7. Ugetsu monogatari
Questo clima fiabesco, confortato dalla preferenza accordato al
quieto trascorrere del pianosequenza rispetto alle concitazioni del montaggio, culmina nelle splendide
scenografie di Ugetsu Monogatari/ Racconti della Luna Pallida d'Agosto (1953), ambientato fra contadini e samurai del 16esimo secolo.
Ispirato da racconti di Ueda Akinari e Guy de Maupassant, il film contiene una storia doppia, originata dalle razzie compiute durante le guerre feudali ai danni di villaggi inermi.
8. Sansho Dayu
9. Chikamatsu monogatari
Sansho Dayu/ Sansho the Bailiff (1954) e` uno dei suoi capolavori, la
storia di un uomo che, venduto da bambino come schiavo con la madre e i
fratelli, si erge a giustiziere e vendicatore nella societa` feudale dell'undicesimo secolo.
10. Yokiki
Shin Heike Monogatari/ New Tales of the Tara Clan (1955) e` il suo ultimo capolavoro, ancora ambientato nell'antico mondo feudale. Akasen Chitai/ Street of Shame/ Strada della Vergogna (1956) è addirittura un catalogo di donne vituperate (le prostitute di una casa di tolleranza): chi si prostituisce per mantenere il figlio, chi per sopperire alla disoccupazione del marito, chi rifiutata dalla società per essere stata l'amante di uno straniero, chi venduta dai genitori. Questa volta però la storia è ambientata nel Giappone moderno, ovverosia cadono le maschere. Le donne si permettono anche qualche rivincita sugli uomini, mandandoli in rovina dopo averli serviti.
Nel 1956 Mizoguchi muore.
3. Teinosuke Kinugasa
Attore oganafin da quando aveva diciott'anni, Kinugasa interpreta anche film a partire dal 1917, ma soltanto cinque anni dopo ha l'occasione di cimentarsi con la regia. Coltiva il surrealismo, l'espressionismo e il futurismo, sotto l'influenza dei quali fonda il movimento neosensazionalista. Kurutta Jppeiji (1926) e Jujiro (1928) si affiancano ai capolavori dell'avanguardia europea. Entrambi sul dualismo immaginazione-realtà, il primo prendendo lo spunto dalla pazzia, il secondo dal delirio.
In Jujiro infatti un giovane samurai si batte con il rivale che gli contende una geisha e, quando crede di averlo ucciso, va a cercare rifugio dalla sorella, la quale, vedendolo ferito e delirante, corre in cerca di aiuto; mentre il samurai è tormentato da episodi del passato e da apparizioni fantastiche, la giovane, che non ha i soldi per pagare un medico, viene aggredita da un falso poliziotto che si era offerto di aiutarla e per difendersi lo uccide; poi torna a casa, ma non trova nessuno, poichè il fratello, recatosi dalla geisha, l'ha trovata fra le braccia dell'uomo che egli pensava di aver ucciso, ed è morto sconvolto e spossato.
Deluso dall'incomprensione dei connazionali, partì per l'Europa con una copia di questo film; soggiornò per tre anni in Germania e in Unione Sovietica, facendo la conoscenza di molti cineasti (Ejzenstein compreso), e apprendendo molti dei loro trucchi. Al ritorno in patria diresse altri due jidai guki, Reimei i zen (1931) e Chushingura (1932), film fondali di squisite qualità figurative, solenni e accurate evocazioni di un passato leggendario.
Il secondo, tratto da un soggetto molto popolare, narra l'impresa di 47 samurai erranti che vendicano l'assassinio del loro padrone.
La polemica non molto nascosta verso il secolare sistema feudale (ancora vigente nell'anteguerra), prelude alla fondazione del neorealismo, con Mizoguchi e Uchida. l'impegno ideologico procede così di pari passo con il formidabile calligrafismo di Osaka natsu nojin (1940) e Kawana kajima (1941) e dalla sintesi di questi due modi scaturisce nel 1954, quando la sua produzione si è un po19 diradata, un altro film storico, Jigokumon, carico di significati sociali, che prende a pretesto un soggetto medievale (l'uomo che uccide per sbaglio l'amante quando deve colpire il marito di lei) per dissertare con la macchina da presa sul colore. Prosciugata da questi capricci formali, l'ispirazione di Kinugasa non è
mai tornata ai vertici degli anni Trenta, quando seppe rendere il filone storico nazionale con gli
esperimenti europei.
4. Tomu Uchida e Daisuke Jto
Il terzo della triade dell'avanguardia degli anni Venti, Uchida, emerse soltanto alla fine del decennio seguente, dopo aver diretto una dozzina di farse in costume; al nuovo realismo dedica Jinsei osekijo [(1934) memorie della giovinezza, gli entusiasmi e le illusioni che si arenano nel mondo del denaro], Hodaka no machi [(1937) duri apologhi sulla società moderna], Kagiri naki zenshin [(1937) la malinconica fine di un pensionato solo] e Tsuchi [(1939) quasi un documentario contempletivo sulla vita dei contadini], film tutti critici verso il Giappone contemporaneo, il che gli attira la diffidenza della casta militare. Inviato al fronte durante la guerra civile cinese, passa dall'altra parte e organizza i servizi cinematografici dei maoisti; per dieci anni nel dopoguerra insegna in Cina, contribuendo alla rinascita. Jto è secondo soltanto a Kinugasa nel genere epico,
ma si distingue dagli altri specialisti di jidai gechi per il crudo, orrido realismo delle sue opere e per la
scarsa propensione all'avventuroso. Da Gero (1927), antesignano dei film di tendenza, a Zanjin
zamba ken (1930), polemico pamphlet contro lo sfruttamento, Jto propende in seguito per
l'analisi sociale.
5. Heinosuke Gosho
Gosho, figlio di una geisha d'alto bordo ed erede della fortuna paterna, si laureò a Tokyo manifestando precocemente il suo interesse per il cinema; dopo alcuni anni di apprendistato nell'equipe di Shimazu, iniziò la carriera registica collocandosi subito nel filone contemporaneo. Negli anni Trenta, grazie anche all'avvento del sonoro, matura uno stile comico e patetico al tempo stesso, nella tradizione di Chaplin e di Lubitsch, per esempio in Madamu to nyobo (1931). Nel giro di pochi anni però prende piede uno stile più quotidiano che, senza rinunciare al partecipe umanesimo delle precedenti commedie, si concentra sull'ambiente domestico; brave ragazze e umili impiegati sono al centro di vicende semplici e comuni, sulla scia questa volta di de Sica: Jinsei no onimotsu (1935). Servendosi spesso di soggetti tratti da romanzi contemporanei di alto valore artistico, in contrasto quindi con la diffusa tendenza ad adattare libri popolari e commerciali, Gosho dipinge nel dopoguerra alcuni possenti affeschi sulla vita degli umili. Entutsu no mieru basho (1953) mette in scena una coppia che vive nel sobborgo operaio di Tokyo e che ospita due giovani sposi; un neonato abbandonato alla loro porta rompe la monotonia della vita di fabbrica, mettendo in luce l'umanità dei loro sentimenti e acuendo il senso di soffocamento provocato dalla foresta di ciminiere: l'uomo tenta persino di uccidersi a causa delle incomprensioni dei vicini. La stessa allucinante vita urbana domina Aitoshi no tanima (1954) e i film successivi, ma il più delle volte pecca di # : enuncia una tesi e poi la svolge diligentemente. Salvo rifugiarsi nel fantastico in opere comiche come Ayako (1967), dove una prostituta (venduta dai genitori a un bordello) deve essere esorcizzata perché causa la morte di tutti i suoi clienti. |
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