Mario Monicelli
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Mario Monicelli esordì in coppia con Steno come regista di otto film di Totò [Totò cerca casa (1949), Vita da cani (1950), Guardie e Ladri/ Cops and Robbers (1951) - forse il capolavoro del comico napoletano - e Totò e i re di Roma (1952)] che si distinguono per il crudo sarcastico realismo dell'ambientazione e per la tragicità dei fenomeni sociali affrontate in tono leggero (la mancanza di abitazioni, la disoccupazione, le baracche), descrivendo una Roma dell'immediato dopoguerra ancora prostrata dalla miseria più nera.

Negli anni seguenti Monicelli diresse alcuni drammi scabrosi: Le infedeli [(1952) sui latifondisti], Proibito [(1954) amore sacrilego di una fedele per il suo sacerdote sullo sfondo delle faide sarde].

Big Deal On Madonna Street/ I Soliti Ignoti (1958) inaugura il filone più raffinato del comico italiano, con un cast di prima scelta, una sceneggiatura vivace e in vivo contrasto con le trame dei "gangster film", una direzione fine e misurata:

Una gang improvvisata e piuttosto scalcianta di censurati del sottoproletariato romano (il "cervello", balbuziente presuntuoso e incapace, Gassman, un gelosissimo siciliano che tiene segregata in casa l'avvenente sorella, Claudia Cardinale, un pugile che s'innamora di questa, un fotografo con figlio a carico e un braccio al collo, Mastroianni, un anziano e vorace stalliere), dopo aver preso lezione in terrazzo dall'esperto scassinatore Totò, s'insinuano dopo aver sedotta la servetta nella casa che costeggia la banca, praticano un buco nella parete, ma, avendo sbagliata parete, si ritrovano nella cucina e si consolano con uno spuntino.
Soliti Ignoti Di notte strade deserte, due ladri rubano un'auto, ma l'antifurto li tradisce e uno, Cosimo, viene arrestato. Uno dei due in carcere supplica l'avvocato di farlo uscire perche' deve fare un "lavoretto". Il suo complice, un vecchietto petulante, Capannelle, va a cercare qualcuno che si sacrifichi per farlo uscire di prigione. Prima chiede a Mario, che ha l'aria del ragazzo onesto ma sta rubando per fare regali alla madre, e poi Mario lo porta da Michele, un sicliano di ferro che tiene prigioniera la sorella nubile, Carmela. Michele li manda dal fotografo, Tiberio, che e` disperato perche' hanno arrestato la moglie. Questi li manda da un incensurato, l'unico che conosce: un pugile, Peppe. E questi finalmente accetta di fare la pecora.
Il commissario non ci casca e li fa arrestare entrambi. Cosimo e` furibondo con il pugile, ma il pugile e` furbo: fa finta di essere stato condannato a tre anni di carcere, piange, strilla, si guadagna la fiducia di Cosimo e appena Cosimo gli rivela in cosa consiste l'affare, lo saluta e se ne va, perche' in realta` gli hanno dato la condizionale.
Gli altri pero` lo aspettano per farsi ridare i soldi. Mario con un sotterfugio riesce a entrare in casa di Michele e vedere la sorella. Arriva Michele e Carmela nasconde Mario. Michele porta in visita il fidanzato ufficiale, con cui devono discutere i termini del matrimonio.
I quattro vanno ad aspettare Peppe, ma Peppe se la cava di nuovo, fingendo che Cosimo lo abbia incaricato del colpo. Spiega loro il piano e naturalmente tutti ci stanno. Attraverso un appartamento disabitato devono fare un buco per finire nella camera della cassaforte piena di soldi.
Prima devono acquistare una camera fotografica, e Michele e il fotografo vanno a rubarla al mercato delle pulci. Poi il fotografo deve riprendere l'uomo della cassaforte mentre apre la cassaforte, in modo che si possa scoprire la combinazione. La cinepresa e` vecchia, parte del film e` dedicato al bambino, la pellicola si disfa,... l'esperto di cassaforti, Toto`, chiede soldi per aiutarli, e Mario deve procurarli. Mario va a trovare le tre "madri", che lo hanno allevato, le tre donne delle pulizie dell'orfanotrofio. E si fa dare i soldi.
Toto` da` la sua lezione di cassaforti sulla terrazza scalcinata del palazzo in cui vive, e deve nascondere la cassaforte dietro il bucato quando arriva la polizia per il controllo.
La banda scopre pero` che l'appartamento "vuoto" e` in realta` abitato da due anziane zitelle. Non si scoraggiano. Peppe decide di sedurre la serva, ma lei e` fidanzata... con tre ragazzi.
Amnistia: Cosimo esce del carcere e pesca Peppe proprio mentre e` alle giostre con la serva, e gli si avventa addosso, trattenuto a stento dagli altri, compresa la sua ex ragazza. Peppe gli offre di far parte della banda. Cosimo rifiuta sprezzante e li maledisce.
Mario continua a corteggiare di nascosto Carmela, con crescente successo.
Cosimo medita la vendetta. Peppe persevera con la serva, ma invece che essere lei a perdere la testa per lui e` lui a perdere la testa per lei. E finisce per fare a botte con tutti a una festa di carnevale. Finalmente trionfa: lei lo invita a cena quando le due padrone sono in vacanza.
Cosimo continua a tramare, ma non gliene va bene una e finisce travolto da un tram dopo aver tentato di scippare una signora anziana.
Arriva il grande giorno. Tiberio porta il bebe` dalla mamma in carcere. Michele scopre la tresca fra la sorella e Mario. Capannelle mangia in continuazione di tutto. Toto` consegna i ferri del mestiere a Peppe. Tiberio viene picchiato dal tizio a cui avevano rubato la cinepresa che gli rompe il braccio. Irrompe Michele, deciso a uccidere Mario. Gli altri fermano Michele, ma Mario si convince a tirarsi indietro. Se n'e` appena andato che arriva, inaspettata, la cameriera: si e` licenziata perche' non sopportava piu` le vecchie. Peppe e gli altri sono sgomenti, ma poi scoprono che la cameriera ha le chiavi dell'appartamento e Peppe gliele ruba dalla borsetta mentre la accompagna al convento dove ha trovato posto per dormire. La ragazza lo supplica comunque di restituire le chiavi, perche' non vuole essere responsabile se capita qualcosa, e lui deve farle riapparire e naturalmente si sente un verme perche' sa che capitera` qualcosa.
Notte, piove, strade deserte, soltanto i soliti ignoti. Peppe nega ai complici di aver preso le chiavi cosi` devono entrare dalla carbonaia, come nel piano originale. Il team di sprovveduti riesce a entrare in casa benche' tutto gli vada storto, come al solito. Il portiere entra per fare una telefonata e quasi li sorprende. Telefona alle vecchie per dire loro che Peppe ha riportato le chiavi che la cameriera si era dimenticata e cosi` i complici capiscono che Peppe ha restituito le chiavi invece che usarle per lo scasso. Dopo il solito litigio, riprendono le operazioni secondo le istruzioni di Toto`. Sfondano la parete, ma e` quella della cucina. Demoralizzati, stanno per rinunciare. Capannelle si mette a mangiare. Si mettono a mangiare tutti. Capannelle tenta di accendere il fornello, ma fa esplodere la casa perche' avevano rotto la canna del gas.
E` mattina. I ladri si separano. Tiberio va a riprendersi il bebe` in carcere. Peppe finisce travolto da una folla in un posto dove assumono operai... dove deve lavorare.
Il thriller alla Hitchcock diventa una farsa tragicomica sulle miserie morali e materiali dei diseredati. A tratti rievoca le slapstick dei film muti.
Le scene sono girate in ambienti di periferia e in bassifondi degni del neorealismo.
Rispetto a Hollywood ci sono biciclette invece che auto, palazzi diroccati invece che grattacieli, bebe` che piangono e cameriere che fanno la spesa invece che sicari e donne fatali.
E` lo stesso universo di sfortuna e sprovvedutezza di Brancaleone. Tutto e` contro di loro, che peraltro sono condannati dalla nascita al fallimento, all'eterna speranza di una gloria che non arrivera` mai.

Il film è un collage di sketch d'alta classe tenuti insieme da una storia che serve a mettere in luce più le qualità morali di questi giovani perbene che non le loro qualità criminali. Sono ladri troppo poveri, troppo semplici e troppo onesti per riuscire a fare colpo grosso. Con I soliti ignoti nasce il film avventuroso di macchiette.

La Grande Guerra (1959) è un'altra colorita satira di un genere classico del cinema: il bellico; e indirettamente della guerra stessa.

Due soldati della Grande Guerra, un barbiere romano un po' ebete e un ladruncolo milanese senza famiglia (Sordi e Gassman), sono mandati in prima linea, nel Veneto, con il loro reggimento, ma evitano con mille sotterfugi e opportunismi di dover lavorare o esporsi al pericolo; il servile e lo spaccone se la passano relativamente bene (il secondo riesce anche a innamorarsi di una prostituta); sfuggono anche al massacro che decima i loro commilitoni (e fra loro anche il buon veneto padre di una famiglia numerosa che per mandare un po' di soldi a sua moglie si offre sempre volontario al posto degli altri per pochi spiccioli), ma a forza di scappare finiscono nelle mani degli austriaci e, davanti allo scherno dell'ufficiale che li interroga, riscattano l'innata vigliaccheria morendo da eroi piuttosto che tradire i compagni.

I due soldati sono destinati ad essere dei "nessuno" in vita e in morte, offesi da tutti fin dalla nascita; indifferenti perciò alla sorte di uqella guerra che li riguarda, ma in un momento baluardo della dignità dell'uomo di un'intera civiltà. Il film è soprattutto felice nel rendere il pensiero pacifista dei plebei, la guerra vista dal punto di vista della povera gente, che non ne comprende il senso e non è in grado di distinguervi un buono da un cattivo, ma che deve continuare a pensare ai propri problemi (per es. sfamare la numerosa famiglia).

Risate di Gioia/ The Passionate Thief (1960)

Dopo la parentesi seria di I Compagni [(1963) sulle prime lotte operaie], Monicelli torna al comico con L'Armata Brancaleone (1966), satira questa volta del Medioevo cavalleresco:

Gassman è il capo di un gruppo di briganti e morti di fame fra i quali un mercante che viaggia dentro un baule a ruote, un ostrogoto e il figlio sequestrato di un signorotto bizantino che, rubato l'atto di proprietà a un viandante, si dirigono a prendere possesso di un castello, ma trovano sulla loro strada imprevisti a

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bizzeffe, compresi un villaggio appestato, un gruppo di pellegrini guidato da un monaco invasato che precipita in un burrone, una vergine maliziosa (Spaak) salvata dai rapitori che lo induce in tentazione. Brancaleone ha giurato al tutore di consegnarla intatta al promesso sposo, ma lei cerca soltanto che la stupri e la porti via con sé; invano tenta di sedurre il prode, ma alla fine, indispettita dalla sua integrità, ottiene quel che cerca da uno degli scudieri, il bizantino; Brancaleone porta a compimento la missione ignaro, e così quando lo sposo, dopo il banchetto di nozze, scopre il misfatto subisce due affronti: quello di scoprire che qualcuno è stato meno fesso di lui, e quello di essere pubblicamente accusato dalla pulzella desiderosa di vendicarsi della sua stupidità. Brancaleone finisce appeso in una gabbia. Liberato dai suoi, che poi salvano dal suicidio l'unico fabbro del paese perchè apra la gabbia, si precipita al monastero dove la bella traditrice è stata rinchiusa, fa irruzione sgominando le guardie, folle di passione; ma lei ha presi i voti seriamente e vuole solo espiare. Di nuovo in marcia verso il feudo fantomatico, ne approfittano per cercare di truffare la famiglia corrotta e decadente del bizantino, fingendo di averlo rapito. Mentre Brancaleone viene preso a scudisciate da una ninfomane sadomaso, il tesoriere tratta il riscatto, ma il padre non è disposto a pagare un soldo per quella pecora nera e la brigata si salva a stento dalle frecce avvelenate. Si imbattono in un compagno creduto morto che ora vive in una spelonca con un'orsa gelosa e che fugge di "casa" per unirsi a loro. Il vecchio mercante muore e viene seppellito con il baule. E finalmente la scalcinata truppa fa il suo ingresso trionfale nel villaggio. Ma c'è il bidone: il castello deve essere difeso dai pirati saraceni. Lo stratagemma escogitato da Brancaleone per avere la meglio sui nemici fallisce come al solito e l'"armata" si ritrova appesa per l'impalatura. Vengono salvati da una vera armata cristiana, ma il condottiero è proprio colui che derubarono del feudo: pasano d aun palo all'altro, quello del rogo. E quando ormai si raccomandano a Dio, spunta il monaco invasato con il suo corteo di pellegrini diretto verso la Terra Santa che li salva e Brancaleone si mette alla loro testa.

La resa comica è data, più ancora che dalle gag, dal tono grottesco e burlesco con cui i protagonisti scimmiottano linguaggio e costumi dell'evo cortese: film di samurai, western, racconti cavallereschi e farsa paesana.

Brancaleone alle Crociate (1971) è il seguito, meno effervescente e un po' metafisico.

Il don Quijiote sta marciando alla testa dei pellegrini diretti in Terrasanta, se non che tutti restano vittima di un agguato teso dai fedeli del nuovo Papa, che ha deposto il vecchio. Rimasto con una manica di storpi, salva l'erede al trono che stava per essere annegato da un crudele, sleale e vile germanico (Villaggio) che gli si unisce. Sgomina la banda dell'usurpatore e salva una strega (Sandrelli) dal rogo, la quale si accoda al gruppo e si prende cura del pargolo; alla masnada si aggiunge un nano gobbo che si azzuffa di continuo con la strega reputandosi vittima di una sua fattura. Ciascuno parla il suo dialetto, ma grazie a un interprete (veneto) tutti capiscono. Si aggrega anche un lebbroso, tenuto a distanza. Incontrano il Papa deposto che si reca all'incontro fatidico in cui un eremita che vive su una colonna e comanda all'eco deciderà chi sia il vero Papa. L'eremita sentenzia che il campione dl Papa consegni una colomba al Papa camminando sulle braci ardenti e Brancaleone ce la fa. a curarlo c'è poi il lebbroso, che si rivela come una principessa in viaggio per ricongiungersi al marito la quale, stanca di essere violentata da tutti, ha escogitato questo stratagemma. Quando finalmente la truppa raggiunge il re questi non riconosce il figlioletto perchè la strega ha cancellato un neo. La strega deve allora palesarsi per salvare Brancaleone e viene perciò bandita, nonostante sia stata lei a prendersi cura dell'erede. Brancaleone partecipa poi al torneo per difendere il re, e sta per trionfare quando viene abbattuto da una noce di cocco. Scopre però che è stata la strega, gelosa della principessa. Brancaleone la insegue furibondo, ma incontra, per la seconda volta, la Morte, che reclama una vita. Brancaleone ha il coraggio di opporsi anche a lei e ingaggia un duello contro la sua falce. La Morte però è immortale e sta per finirlo quando la strega si butta sulla sua falce offrendo la sua vita per quella di Brancaleone. La Morte accetta e se ne va.

"[Partita per le Crociate con lo scafo sulle spalle, la truppa di Brancaleone viene aggredita e sterminata dai seguaci del nuovo Papa: Branca, rimasto imprigionato sotto lo scafo, non può difenderli. Solo quattro dei suoi uomini scampano, codardi. Branca, affranto dall'onta di non essere stato con i suoi durante la carneficina, chiama la Mortela quale compare e gli dà solo sette mesi di vita, e lo manda a salvare un bambino un bambino da un crudele mercenario alemanno armato fino ai denti (Villaggio). L'alemanno lo sfida a un duello bendato, ma solo Branca si lascia bendare: l'alemanno infingardo sta per ucciderlo quando Branca per pura fortuna lo stordisce. Impietosito dalle sue suppliche, lo risparmia e lo prende al suo servizio. Il bambino è figlio del re di Sicilia, partito per le Crociate, e il fratello del re lo voleva far uccidere per insidiarsi sul trono. Allettato da una certa ricompensa, Branca decide di mettersi in viaggio per riportare il pupo al padre. Incontrano un penitente (Proietti) reo di un peccato inenarrabile che gode delle frustate che si offre di portarli al mare. Capitato in un villaggio dove stanno per bruciare una strega (Sandrelli) con un rituale satanico. Oltraggiato dal processo dell'Inquisizione, Branca si lancia al soccorso e salva la bella dal rogo. All'accampamento Sandrelli gli cura le ferite con la bocca: è davvero una strega, ma Branca finisce per portarla con sé nel caso vi fosse bisogno. Anche il nano sgorbio si unisce alla carovana, convinto che la strega lo possa tramutare in bel giovine. Anche un lebbroso si unisce a loro, tutto avvolto in un lenzuolo bianco, muto e solitario, perchè spera di guarire in Terra Santa. Arrivano dall'eremita a cui Proietti vuole confidare il suo peccato abominevole: ma quando questi lo ode, la montagna si spalanca e entrambi precipitano nelle viscere della terra. La strega parla agli impiccati che penzolano da un grande albero, tutti peccatori giustiziati dai buoni paesani. Incalzati da una pattuglia dell'usurpatore, i vili di Branca fuggono tutti, ma lui ingaggia battaglia e li sgomina, pur restando appeso per un piede a una corda a testa in giù. Branca si offre come scorta al Papa in persona (quello esautorato), che va a trovare l'eremita in cima a una colonna e ogni parola del quale viene riflessa da molteplici echi. Ma proprio sotto la colonna si incontrano con l'esercito dell'altro Papa. L'eremita decreta che il vero Papa venga facendo camminare Branca sui carboni ardenti. Branca resiste e poi si butta nel fiume. Ma, non sapendo nuotare, sta affogando. Lo salva il lebbroso. Il lebbroso si rivela essere una stupenda principessa francese in incognito che sta andando in Terra Santa a ritirare le spoglie del consorte: essendo stata violentata da tutte le genti incontrate sul tragitto, si travestì da lebbroso. Si proclama pudìca e fedele alla memoria del marito, e disposta a cedere solo alla violenza: e Branca con la violenza la prende. Il perfido usurpatore scocca una freccia per uccidere il bambino, ma uccide invece il nano.
Attraversato il mare, marciano su Gerusalemme e consegnano il bambino al re. Ma il re non trova lo stemma sul culetto del pargolo e li prende per truffatori. La strega confessa di essere stata lei a fare un sortilegio. Per convincerlo la strega fa sortilegi. Il re riconosce allora il figlio, ma domanda che la strega sia bruciata. Branca ottiene la sua vita, ma viene scacciata dal campo.


Alla grande battaglia di Gerusalemme il capo dei mori propone un torneo fra cinque campioni di ciascun esercito. Il re trova soltanto quattro campioni, perchè Branca non riesce a provare di essere nobile. Fra i campioni del moro c'è anche il fratello usurpatore del re. I campioni cristiani periscono (anche perchè la strega ha fatta una fattura). Branca si offre di battersi se il re lo fa nobile. Branca combatte solo contro tutti e cinque i mori. Branca ne fa fuori quattro e sta per far fuori il quinto quando con un sortilegio la strega gli fa cadere una noce di cocco sulla testa (se avesse vinto avrebbe sposata la principessa di cui lei era gelosa) Branca la insegue nel deserto per ucciderla e vendicare tutti i cristiani che sono stati decapitati. In quel momento appare la Morte a esigere la sua vita. Branca ingaggia il suo ultimo duello, quello con la Morte, che però è invulnerabile e lo incalza con la falce sulle dune. La strega si butta sulla falce e si fa uccidere al suo posto: la Morte se ne va soddisfatta e lascia vivo Branca. L'odiata strega muore felice fra le sue braccia. Branca si rimette in cammino

La morale è: l'unico essere umano è la strega, gli altri sono codardi, assassini, ladri, egoisti].

Eroe senza macchia e senza paura, tanto valoroso e onesto da sembrare ridicolo, Brancaleone è abbandonato sempre da tutti quelli che ha salvato, ma lo salvano le donne.

La sua guerra contro l'impossibile è alta poesia.

Terminata la trilogia della satira dei generi, Monicelli si volge alla commedia di costume che gli consente altre caustiche riflessioni sui tabù più consolidati: La ragazza con la pistola [(1968) Vitti siciliana vendicativa che abbandona la tradizionale segregazione per andare a compiere vendetta dell'emigrato che l'ha sedotta]; Vogliamo i colonnelli [(1973) Tognazzi a capo di un branco di nostalgici fanatici che progettano un golpe, ma che in quanto a inefficienza somigliano ai "soliti ignoti", con l'aggravante della stupidità]; Romanzo popolare [(1974) l'anziano operaio Tognazzi tradito dalla giovane moglie meridionale Muti che si fa una vita indipendente].

Con Amici miei [(1975) quattro nostalgici "vitelloni" fiorentini di mezza età passano il tempo ad allestire schersi goliardici, sfogano il loro fallimento nella vita vagabondando in cerca di fessi da prendere in giro, fino a scoppiare a ridere persino al funerale di uno di loro, che peraltro in punto di morte si è burlato del prete] Monicelli crea un apologo filosofico che vede la vita con un gioco perpetuo, il gioco come massima espressione dell'intelligenza umana, l'amicizia come senso della vita, e in fondo a tutto un malinconico istinto di autodistruzione, amaro rammarico delle tradizioni paesane di un tempo più umano.

Dopo Caro Michele (1976), quadro deprimente della crisi generazionale del Sessantotto, Un Borghese Piccolo Piccolo (1977) è la storia di un anziano impiegato ministeriale (Sordi) che vive unicamente per il figlio, si abbassa a qualunque umiliazione pur di spianargli la strada, e un giorno lo vede morire per caso durante una rapina alla banca. Anche da morto suo figlio è solo un numero per la società (la bara viene accatastata in un'allucinante androne del cimitero con tante altre in attesa di sepoltura); col cuore a pezzi e la moglie paralizzata dal colpo, il diligente burocrate dà la caccia all'assassino, lo cattura e se lo tortura con calma; ma nel giovane trasferisce l'affetto paterno per il figlio perduto e piange disperatamente quando se lo vede morire di nuovo; in ufficio i colleghi festeggiano il suo pensionamento, ma a casa sua moglie sta morendo; rimasto solo, senza affetti, e sollevato dal dovere del lavoro, Sordi si imbatte in un altro teppistello che lo insulta: salta sulla sua utilitarietta e ricomincia il pedinamento. Monicelli realizza una tragicommedia che è un arguto apologo sulla disumanizzazione della società moderna: nella contorta psiche dell'uomo che ha perso tutto ciò che amava, il figlio per cui era vissuto e in cui aveva riposte tutte le speranze, e ogni funzione sociale, si fa strada l'idea della vendetta, una vendetta cieca che prende a simbolo dei suoi persecutori i teppisti, quelli che hanno ucciso suo figlio. Humor nero e psicanalisi, sociologia e satira della burocrazia, caricatura della piccola borghesia e denuncia della violenza metropolitana. La metamorfosi che trasforma la vittima in carnefice, il verme in mostro, conservando ma trasponendo i caratteri di abiezione e abnegazione che gli sono innati, l'aberrante patologia del perseguitato, covano nell'animo represso e frustrato di ogni piccolo borghese: tutti quei qualunquisti opportunisti egoisti sono dei potenziali criminali. E tra le righe Monicelli infila con garbo una fedele descrizione del malcostume privato e pubblico degli anni Settanta.

La giusta misura di Monicelli sta proprio nell'equilibrio di toni grotteschi e toni patetici, talvolta spinti agli estremi rispettivi del cinismo e della malinconia.

Anche il machiettismo provinciale di Viaggio con Anita [(1978) un professionista che torna controvoglia al paese dove suo padre sta morendo fa amicizia con una turista americana in cerca di svago ed è la causa dello scandalo che esplode al funerale e che scatena un happening di litigi fra i parenti], anche il surreale pittoresco idillio di mostri Temporale Rosy [(1979) una lottatrice italiana contesa da un ex-pugile francese a riposo e dall'impresario spagnolo], Speriamo che sia femmina [(1985) casa in campagna retta da Ullmann attorno alla quale ruotano le vite di altre donne: amanti, attrici, domestiche, giovani etc.].

Monicelli è il più esistenziale dei registi della commedia all'italiana, carente da Guardie e Ladri/ Cops and Robbers fino alla fine a una sua poetica del riso amaro, umano, commosso partecipe delle traversie degli umili, ma allo stesso tempo severo accusatore della maligna natura umana, e anche un po' anarchico, nell'esaltare l'individualismo "brancaleonico" e nel lapidare la società.

Monicelli committed suicide in november 2010.

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