Jan Nemec



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Jan Nemec diresse due capolavori assoluti della nova vlna. Demalnj noci (1964) è un incubo surreal-kafkiano: due ragazzi ebrei evadono dal treno che li sta deportando nei campi di sterminio e si danno alla fuga nei boschi, sfiancati dalla fatica e dalla fame, e inseguiti da una muta di feroci e orrendi vecchietti; catturati, vengono subito lasciati liberi di riprendere la loro fuga. L'angoscia della fuga si mescola al piano onirico, un tormento altrettanto allucinante di sogni e premonizioni.

O slavosti a hostec (1966) è un altro racconto grottesco e irreale: sette persone vengono catturate, mentre si recano a cena attraverso il bosco da un ricco della zona, da un gruppo della zona il cui capo si diverte poi a processarli; impauriti dal suo folle contegno, i sette si riconoscono colpevoli pur non sapendo di cosa; finalmente il giudice rivela che si tratta di uno scherzo e i convitati possono accedere al banchetto; ma uno di essi che ha deciso di disertare per protesta e, dopo un imbarazzante tentativo di avviare la cena, il padrone, che ha perso il buonumore, ordina di dargli la caccia tutti insieme sguinzagliando anche i cani lupo. Il film, divorato da metafore buñueliane e da assurdi kafkiani, è in prima istanza un'allegoria della nazione, ma l'orizzonte si amplia all'intera storia dell'umanità, una storia che si consuma da sempre nel regno della ferocia e della vigliaccheria.

Nemec condanna i miserabili egoisti che pensano unicamente a sopravvivere con farsa angosciosa che non rivela cosa sarà dell'unico ribelle.

Dal canto suo la Cecoslovacchia, che aveva cercato di abbandonare il banchetto socialista, venne sbranata dai cani lupo e Nemec ridotto al silenzio.