Max Ophuls
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Max Ophuls (ebreo oriundo francese) nacque ad Amburgo e dimostrò giovanissimo doti per dirigere spettacoli teatrali e musicali; dalla fine della Prima Guerra Mondiale al principio degli anni Trenta si dedica con crescente successo a questa attività, allestendo lavori di Brecht, Zweig, Mozart e Verdi in diverse città tedesche, da Vienna a Berlino. A Berlino cominciò anche l'attività cinematografica di Olphus (nel 1930), che per un paio d'anni si limitò a dirigere operette in stile viennese, zeppe di valzer e di languidi amori. Ma da questo orientamento scaturì nel 1933 Liebelei (tratto da una commedia di Schnitzler), nostalgica rievocazione della Vienna asburgica:

 

la figlia di un umile violinista viene sedotta da un giovane ufficiale che ha appena concluso una relazione con una baronessa; ma il barone, scoperto il tradimento, sfida a duello il giovane e lo uccide; quando la ragazza apprende l'accaduto, e capisce di essere stata raggirata dal giovane, si suicida gettandosi dalla finestra.

 

Questa trama banale era svolta con l'attenta delicatezza e commozione, ed era realizzata con lo stile semplice e vivace, quasi frivolo (peraltro mediato da Nju di Grinner), che caratterizzano tutta la messe di analoghe operette intimiste d'ispirazione viennese che fiorirà in Austria estendendosi a macchia d'olio per tutta l'Europa. Un senso opprimente di catastrofe però allude alla misera fine dell'Impero Asburgico e indirettamente al collasso imminente della Repubblica di Weimar; la morte dei due amanti acquista il sapore di un'amara riflessione sulla caducità e la fragilità della bellezza, sul dolore e la morte che inevitabilmente la deturpano.

Ophuls non potè assistere alla prima perché l'inizio della persecuzione antisemita lo aveva costretto all'esilio; nel 1934 fu in Italia, nel 1935 in Olanda e nel 1936 si stabilì in Francia, ma l'umiliazione dell'esilio e il continuo girovagare influirono negativamente sulla sua ispirazione, che si affievolì in un pessimismo ironico e in un freddo disimpegno. La tendre humanitè (1936), per esempio, è un film che unifica il gusto per il passato, la cura della scenografia e il tardo espressionismo (per salvare la propria figlia da un matrimonio imposto e restituirla all'aitante aviatore che ama i fantasmi del padre e della sua amante intervengono alla cerimonia). Allo scoppio della guerra si arruolò nella Legione Straniera e all'armistizio andò in America, per dirigere tre decorose rivisitazioni sul tema di Leibelei.

 

Letter from an unknown woman (1948) è la lettera che un pianista fallito riceve a Vienna da una donna di cui si era quasi dimenticato; lei invece lo ha pensato fino all'ultimo: affezionata a lui già da bambina, si erano amati per la prima volta trent'anni prima , in piena Belle Epoque, si erano rivisti anni dopo e da quell'incontro lei aveva avuto un figlio, e infine la terza volta lui l'aveva scambiata per una prostituta; ora la donna e il bambino sono morti entrambi di tifo, e quella lettera è la testimonianza postuma di un lungo e silenzioso amore. La voce fuori campo è quella della donna e proviene dall'oltretomba; non si limita a narrare, commenta; la riceve dopo essere stato sfidato a duello dal marito, mentre sta per darsi alla fuga; letta la lettera, aspetta l'alba e il duello.

 

Il raffinato sentimentalismo fin de siècle di Ophuls trova modo di sbizzarrirsi con una delle scenografie più fantasiose dell'epoca.

Tornato a Parigi nel 1950 (per soggiornarvi fino alla morte, sopraggiunta nel 1957), Ophuls potè finalmente realizzare in piena libertà i suoi ultimi film, tutti e quattro pregni di quelle quattro caratteristiche: pessimismo ironico, nostalgia per il passato, sentimentalismo, scenografia barocca.Il sentimentalismo in particolare scaturiva dal contrasto fra l'amore e la morte. La scenografia avvertiva influssi (teatrali) espressionisti e (pittorici) impressionisti.Il pessimismo di Ophuls, legato alla metafora del passato, è dato dalla ineluttabilità della morte.

Questi quattro elementi si combinano in un unico motivo/tono, un romanticismo decadente che esplora la corruzione della bellezza e il piacere effimero che se ne può godere.

La Ronde [(1950) da una commedia di Schnitzler]è una panoramica erotica di Vienna:

Simone Signoret fa l'amore al Prater con un soldato, il quale poi seduce una cameriera, che è l'amante del suo padroncino, il quale fa l'amore a casa sua con una donna di mondo, il cui marito s19incontra con una sartina, che ama un poeta, il quale è l'amante di un'attrice che conquista il tenentino Géràrd Philippe, il quale trova conforto nella cameretta buia della prostituta. Il girotondo è commentato da un ironico e amaro maestro di cerimonie, che mette in risalto di quanto fugace sia il piacere.

Le plaisir (1952) è formato da tre episodi, tratti da altrettanti racconti di Maupassant;

 

nel primo un medico soccorre un ballerino che si è sentito male e scopre trattarsi di un vecchio truccato da giovane; nel terzo un vecchio e un'invalida rievocano sulla spiaggia il contrastato amore che spinse lei a tentare il suicidio; nel secondo, Maison Tellier, il più stilizzato nella fotografia dei paesaggi, una compagnia di prostitute passa una Domenica in campagna perché la padrona del bordello deve far da madrina alla figlia del fratello (Gabin).

 

Madame de (1953) è una commedia con al centro la figura dell'aristocratico maneggione de Sica.

Lola Montez [(1955) rimaneggiato dai produttori per lo scandalo suscitato] è la rievocazione degli amori della celebre cantante, ora decaduta trapezista di circo e al tempo stesso un'amara, cukoriana, riflessione sul mondo dello spettacolo;

 

Lola è passata da un matrimonio sbagliato (con l'amante della madre) al pianista Liszt, dalla monotona vita familiare ai palcoscenici dell'avanspettacolo, dal re di Baviera (che ha perso il trono per causa sua) a uno studente timido, che ha lasciato stanca e delusa, per ritirarsi nel circo, per il quale la sua vita è una grossa pubblicità e nel quale rischia malata di cuore ogni sera la vita.

 

Il martirio della donna da parte della folla ipocrita, dei cortigiani invidiosi e del pubblico crudele sovrasta il solito delirio erotico e la parodia della Storia (La carrozza d'oro), allegoricamente riflessi nel circo di nani, domatori e acrobati.

Il melodramma edonistico di Ophuls riflette una filosofia pessimista, che parte dall'idea della purificazione attraverso l'amore per approdare [].

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