Sam Peckinpah


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Nacque in California nel 1925, e crebbe in una zona ancora selvaggia. Trascorse l'infanzia tra le vestigia della civilta' della Frontiera, ascoltando dai vecchi cow-boys e dalle vecchie prostitute i racconti sugli eroi mitici e confondendosi con i minatori e i cacciatori. Il suo background fu pertanto rappresentato da una famiglia pittoresca e da un apprendistato sul campo.

Si arruolo' nei marines e fu tre anni in Indocina durante la seconda guerra mondiale. Studio' poi arte drammatica e si mantenne con piccole commissioni teatrali e televisive che svolgeva nei dintorni di Los Angeles. Al cinema giunse come aiuto dialoghista di Siegel. Al western con la collaborazione a serial televisivi. In quest'ultimo campo si fece rapidamente strada, facendo tesoro delle sue esperienze giovanili. La serie "THE WESTERNER" era gia' caratterizzata da un'attenzione inusuale per i dettagli documentari e anti-retorici e da una spiccata propensione per le scene di violenza. Gun Smoke si distinse per l'accuratezza dell'ambientazione e il lirismo delle storie.

La prima vera regia cinematografica giunse a 35 anni e fu un western, Deadly Companions (1961)

Il film si svolge all'insegna della vendetta e del perdono: un giovane si e' associato a due "desperados" perche' uno di loro lo aveva quasi scotennato anni prima e deve morire per mano sua; nell'assalto ad una banca, il giovane uccide l'unico figlio della sgualdrina del saloon, una donna vilipesa da tutti che viveva soltanto per lui. Disperata, la donna decide di portare la bara del figlio nel cimitero in cui e' sepolto il padre, un uomo di cui i maligni del paese mettono in dubbio l'esistenza; e il giovane, sconsolato, decide di accompagnarla nonostante lei lo odii e i suoi due "amici" tentino di violentarla. Attraverso mille pericoli e difficolta', e portando la bara a mano, giungono a destinazione, e il ritrovamento della tomba dell'uomo amato e' per la donna il ritrovamento di un'identita'. Il giovane ritrova infine gli amici, ne uccide uno e potrebbe finalmente scotennare l'altro, ma lo perdona, e se ne va con la donna. Il suo primo capolavoro e' Ride The High Country (1962), benche' girato con un badget moderato. Il tocco di Peckinpah e' evidente del realismo maniacale della coreografia e dei costumi, nelle tinte allucinate dei colori (grazie al fido fotografo Lucien Ballard), nel clima di "vecchiaia" che impregna l'avventura, nell'ambiguita' morale dei protagonisti. E' l'archetipo del western crepuscolare, elegiaco e revisionista, degli eroi falliti e superati. McCrea e' un anziano sceriffo che ha deciso di intraprendere un'ultima missione: trasportare dell'oro per conto di una banca. In una baracca incontra il suo vecchio vice, scott, amareggiato ed umiliato dal proprio squallore, e lo ingaggia, insieme ad un ragazzo pieno di vita. I due, in realta', meditano di convincerlo a tenersi i soldi. Si fermano nella casa di un vedovo quacchero fanatico, e quando ripartono, sua figlia, stanca del regime paterno, si unisce a loro, sperando di raggiungere il fidanzato minatore. Durante il viaggio si delineano le personalita' del quartetto: il giovane e scott non hanno scrupoli e sono decisi ad impadronirsi dell'oro, con le buone o con le cattive; la ragazza e il ragazzo sono spavaldi e testardi, ma gia' si amano; McCrea e' un giusto che niente puo' corrompere. All'accampamento dei minatori, McCrea ritira l'oro. La ragazza va in sposa al suo rude fidanzato, il quale festeggia ubriacandosi e offrendo poi la sposa ai suoi quattro fratelli, altrettanto brutali. I due anziani intervengono per salvarla e portarla via, ma devono poi fuggire inseguiti dai cinque minatori. McCrea coglie in flagrante Scott e, senza piegarsi ne' all'antica amicizia, ne' al pericolo comune, lo lega per consegnarlo alla giustizia appena avra' portato a termine la missione. Scott fugge, ma torna per aiutare gli amici assediati dai minatori. McCrea viene ucciso ma Scott decide di continuare la missione in suo nome.

L'elemento piu' patetico della storia e' l'integerrimita' dell'anziano sceriffo, che ucciderebbe chiunque pur di salvare il suo ideale del west. Invece, deve soccombere, prima moralmente (quando si rende conto del tradimento del suo miglio amico, uno come lui) e poi fisicamente, ucciso. Il suo compare non ha piu' un'identita', ma alla fine sceglie di tenersi quella del passato , e capisce forse le ragioni dellastrenua, paradossale onesta' dell'amico. I due ragazzi sono del tutto indifferenti ai vecchi miti della Frontiera, e se ne vanno spensierati per la loro strada, a crescere in un mondo che non sa nulla di codici d'onore, di amicizie virili, di morti eroiche.

Stanchezza e disillusione da un lato, amoralita' e volgarita' dall'altro. La frontiera e' quella del villaggio dei minatori, un branco di sudicioni alcolizzati, ebeti straccioni, analfabeti cannibali, che celebrano il matrimonio in quello che per loro e' un municipio: il saloon-bordello dove vengono consumati i rituali piu' sacrileghi nell'abiezione piu' squallida.

Non solo il presente e' diverso dal passato, ma anche il passato non e' mai stato quello epico e glorioso delle leggende.

Il film non riscosse alcun successo e il regista torno` alla televisione.

Major Dundee (1965) subisce ogni sorta di manomissioni da parte del produttore e, alla fine, risulta incomprensibile in piu' punti.

Un maggiore dell'esercito nordista (Heston) caduto in disgrazia vuole combattere il pericoloso capo indiano Sierra Charruba, ma gli mancano gli uomini. Propone allora ai prigionieri sudisti e ai delinquenti comuni di unirsi a lui. Il principale dei sudisti e' un suo vecchio amico il quale, ritenutosi tradito al momento del bisogno (venne espulso dall'esercito per aver ucciso un commilitone in duello) gli serba rancore e non vuole aiutarlo. Dundee e' in effetti un ambizioso disposto a qualsiasi azione pur di mettersi in vista e ora deve riabilitarsi. Anche se e' stato distaccato ai margini della civilta' a sorvegliare un campo di prigionia.
Piccolo napoleone megalomane e audace, si procura le munizioni facendo assaltare dal fido tenente un convoglio sudista; ai cavalli pensa un vecchio ladro di cavalli.
Seleziona accuratamente i delinquenti comuni che si offrono volontari (ne accetta uno su dieci) e da ordine di preparare il patibolo per i prigionieri sudisti che non vogliono combattere.
Davanti al pericolo dell'esecuzione il sudista cede: accetta di seguire il maggiore con il grado di tenente in cambio della liberta'. Mentre i volontari vengono arrestati in gran fretta la guida torna al forte in compagnia di due indiani sospetti.
L'eterogenea e improvvisata truppa si mette in marcia.
Durante il bivacco il reverendo difende un negro dalle angherie di un sudista, infierendo a quest'ultimo una dura lezione che eccita gli animi degli altri sudisti; prima che nasca una rissa, il tenente sudista interviene a calmare i suoi; il maggiore gode nel vedere il suo ex-amico umiliarsi davanti ai suoi uomini per tener fede alla parola data.
Un vecchio appena scacciato da Charriba giunge al campo, portando con se' i bambini che gli indiani hanno catturato nell'ultima scorreria. Charriba e' dall'altra parte del fiume... ma e' un'imboscata.
Le gravi perdite di munizioni, viveri, medicine e cavalcature, spinge il maggiore ad occupare un villaggio messicano; ma vi trovano una popolazione decimata e affamata dalle scorrerie dei banditi, delle bande indiane, dei soldati francesi. Questi ultimi vengono stanati con l'artiglieria, mentre la vedova del medico (bianca) spiega il tremendo destino dagli indios; il maggire finisce per elargire i beni confisacti ai francesi alla popolazione locale.
Il piano di Dundee consiste nel farsi inseguire dalla cavalleria francese del vicino forte, tenderle un agguato e derubarla di tutto.L:'esca funziona: i francesi, colti nel sonno, sono facile preda dei soldati rimasti nascosti. Ma le truppe francesi si vendicano sugli abitanti del villaggio.
Il primo disertore, un sudista, viene sommariamente processato e condannato alla fucilazione; il tenente sudista non puo' farci nulla, vincolato dalla parola data; ma promette di ammazzare il rivale non apppena avranno preso Charriba. Prima che si possa llestire il plotone, e' il tenente stesso a freddare il suo camerata.
Alla truppa si sono unite le donne del villaggio, compresa la bella vedova, che cade fra le braccia del duro maggiore: fanno persino il bagno nudi insieme nel fiume. Un gruppetto di indiani li attacca all'improvviso e il maggiore si ritrova una freccia nella gamba, troppo profonda per essere estratta dalla donna. Devono trasportare il ferito al paese piu' vicino, anche se e' pieno di soldati francesi. Il dottore lo guarisce e lo ospita, ma lui non vede l'ora di tornare a combattere.
Dalla taverna in cui sembra aver messo le radici (la censura crea degli stacchi improvvisi), ubriaco e sotto le sottane di una puttana, devastato dai rimorsi e dal tarlo che lo rode (la "guerra"), lo tira fuori e lo mette in salvo il tenente sudista.
L'agguato questa volta riesce e gli indiani vengono sterminati, Charriba viene ucciso dal trombettiere. Ma non e' finita: ci sono ancora i francesi, che non hanno mai smesso di inseguirli. L'elegante esercito di francia viene decimato in una battaglia furente sul fiume, ma gli yankees ritornano in una decina: fra loro manca anche il tenente sudista, morto per difendere l'odiata bandiera nordista, fedele fino all'ultimo alla parola data.
Qui il concetto di etica, di giustizia, di moralita' e' tutto ambiguo. Charriba e' il miraggio del West epico; verso questo ideale tende un Brancaleone fallito e perdente, che non esita a rubare ed uccidere pur di alimentare il proprio sogno. La sua armata e' dilaniata da rancori e rivalita' di ogni tipo. Alla fine Charriba viene ucciso per caso da un soldato qualunque, e l'armata viene decimata dai francesi, che con il West non c'entrano nulla: l'epilogo ha il sapore di una parodia. A tenere insieme tutto e' l'indomita dignita' dell'ufficiale sudista, l'unico a far ricordare i grandi ideali.

Il messaggio del film e' soprattutto la violenza: l'odissea di Dundee e' un colossale bagno di sangue, che coinvolge nordisyi, sudisti, banditi, indios, francesi e indiani. Il West come un caos assoluto, un medioevo. L'armata e' un anarchico manipolo di emarginati che rinnega tutti i principi del vivere civile. Nell'intenzione del regista, il film doveva concludersi con la morte di tutti.

Gli scontri con i produttori di Hollywood lasciano Peckinpah senza lavoro fino al 1969, limitandolo a dirigere un telefilm e a scrivere un paio di sceneggiature.

Wild Bunch (1969) e' una saga epica che fa della violenza un messaggio universale, tanto apocalittico quanto lirico. Dal punto di vista tecnico il film esprime appieno la personalita' del regista e tocca vertici barocchi nel cromatismo della fotografia e nelle scene di massa, al limite del surrealismo demoniaco di Bunuel e dell'epica maestosa di Kurosawa. Il film rispecchia il clima di tensione in cui vive l'America del 68, in particolare l'intervento americano in vietnam e i massacri compiuti dai marines. Ai massacri Peckinpah dedica un'attenzione maniacale, tanto che essi si situano tra le scene di montaggio piu' cinetiche e complesse del cinema, e tanto che la loro colossalita' assume proporzioni ejzensteniane, tanto che la loro ferocia ricorda gli stermini nazisti, quell'estasi orgasmica che ha fine solo nella distruzione totale. Molta ideologia contemporanea viene poi riflessa da Peckinpah nel suo film.

Per quanto riguarda la morale, anche qui gli straccioni sanguinari di Peckinpah hanno alla fine un soprassalto di dignita' e muoiono per la giusta causa. La miseria morale e materiale del villaggio messicano fa da contrappunto al malinconico cinismo degli americani.

Ai bordi di un tranquillo villaggio di frontiera un gruppo di bambini messicani ha gettato due scorpioni in un formicaio e ora guarda divertito le formiche rosse che li sbranano. Un predicatore inveisce contro l'alcoolismo davanti alla folla di benpensanti radunata nella piazza della cittadina. Un gruppo di cavalieri in uniforme si ferma davanti alla stazione, cinque in particolare: Holden, il capo, Borgnine, il suo amico fidato, due fratelli e un messicano. Nelle strade e sui tetti sono in agguato i volontari ingaggiati da un agente delle ferrovie. I cinque irrompono negli uffici e si rivelano dei rapinatori camuffati. Fuori, proprio in quel momento, l'esercito della salvezza inizia il corteo a suon di fanfara e sfila proprio davanti alla stazione. I banditi si sono accorti dei cecchini appostati e buttano fuori un impiegato a caso. I cacciatori di taglie aprono il fuoco senza pieta', fucilando il corteo. Approfittando della confusione i banditi tentano la fuga. La sparatoria si svolge nel caos piu' assoluto, muoiono decine di persone, alcuni calpestati dai cavalli impazziti, e la cinepresa mostra le fine di alcuni al ralente. I banditi superstiti fuggono a spron battuto.

Nella piazza i cacciatori di taglie si aggirano fra i cadaveri contendendosi gli stivale e le cinture. I bambini messicani hanno dato fuoco al formicaio e osservano lo scorpione che si divincola ancora.

I cacciatori sono pagati dalla ferrovia e pur di guadagnarsi il premio non hanno esitato a macellare dei civili. L'agente ha messo a loro capo un vecchio amico di Holden, che ha appositamente tirato fuori dal carcere e che tiene al suo servizio con il ricatto: lo consegnera' di nuovo alla giustizia se non catturera' la famigerata banda di Holden. D'altronde, il galeotto ha dato la sua parola alla compagnia ed intende mantenerla, anche se gli ripugna.
La banda intanto, freddato un ferito che era un peso di troppo, si ricongiunge con il vecchietto che li aspetta nel covo. Aprono le borse, ma dentro ci sono soltanto pezzi di ferro. Gli animi si arroventano, ma Holden ordina di scappare in Messico. Lungo la strada altri episodi alimentano la discordia, che l'anziano Holden, pur silenziosamente sostenuto dal fido Borgnine, non riesce piu' a dominare del tutto. Il galeotto intanto si mette al loro inseguimanto con il suo manipolo di straccioni.

Si fermano al villaggio del giovane messicano. Il villaggio e' stato saccheggiato dall'armata del generale bandito che combatte Pancho Villa. Il padre del giovane e' stato ucciso e la sua fidanzata e' diventata l'amante del generale. Mentre il giovane giura vendetta, i banditi organizzano una festa che risolleva il morale degli abitanti. Se ne vanno fra due ali di folla affettuosa e riconoscente.

Arrivano all'accampamento del generale, trasformato in fortezza. Il generale e' un megalomane corrotto, un carnefice che gira su una lussuosa automobile. Il giovane messicano incontra la sua ex-ragazza e quando questa fa la puttanella con il generale, le spara. I cinque vengono circondati e disarmati, ma gli americani spiegano che in giovane non ha sparato al generale e la buttano sul ridere. Tutti si mettono a ridere.

Il consigliere militare del generale e' un duro tedesco che sta introducendonella guerra armi sofisticate. Offre loro una ingente ricompensa per assaltare un treno americano e rubare le armi. Al banchetto il generale, ancora sozzo di sangue, si ubriaca e nelle cantine i due fratelli si danno a un'orgia con tre grasse prostitute. Il giovane si rifiuta di aiutare il brigante, ma i complici lo convincono promettendogli una parte delle armi per i ribelli patrioti del suo villaggio. Holden e Borgnine nella sauna rievocano il passato e si lamentano dell'eta'.

Sul treno viaggiano i cacciatori di taglie del galeotto e un plotone di reclute. Ad un rifornimento i banditi si impadroniscono del treno , staccando locomotiva e vagone dal resto e fuggono. Mentre le reclute annaspano nel caos, il galeotto si lancia all'inseguimento. I banditi trasferiscono le casse di armi su un carro e lanciano il treno all'indietro, contro le reclute che ancora si affannano nei vagoni dei cavalli. L'impatto e' catastrofico, un altro massacro. I banditi si liberano degli inseguitori facendo loro saltare un ponte in aria sotto i piedi: uomini e cavalli volano per aria. Poi, al bivacco, il galeotto ricorda il suo passato al fianco di Holden, con nostalgia.

I peones vengono a prendersi la loro parte di armi, poi i banditi si preparano a consegnare il grosso al generale. Il generale e' cosi' contento che tenta di usare di persona la mitragliatrice, provocando il panico. Alla fine della consegna pero' il generale fa arrestare il giovane, perche' ha scoperto che ha dato le armi agli indios. Gli altri vengono pagati come convenuto e, impotenti, abbandonano il ragazzo alla tortura.

Su di loro sta piombando il galeotto. Il vecchio resta ferito sulla collina, mentre gli altri sotterrano l'oro e vanno a farsi proteggere all'accampamento. Assistono cosi' alla tortura del giovane che, legato all'auto del generale carica di prostitute e soldati ubriachi, viene trascinato per il campo nel tripudio generale, in un'orgia di sesso, vino e musica. Vanno a donne anche loro e, il giorno dopo, arrivano armati di tutto punto dal generale ubriaco, a chiedergli la liberazione del giovane. Il generale finge di acconsentire e presenta il corpo sfigurato del giovane, ma poi, sghignazzando, lo sgozza sotto i loro occhi. I banditi lo crivellano di colpi. Scende il silenzio sul campo: i soldati sono stupefatti, immobili. E' Holden a spezzare la tensione, a "dire" loro cosa devono fare: prende la mira e uccide il consigliere tedesco. Si scatena l'inferno: nel caos totale i banditi mitragliano e scagliano bombe a mano sui messicani che li assalgono da ogni parte. Pur massacrati dai colpi, lordi di sangue, continuano ad uccidere contro le orde di soldati invasati, donne, vecchi e bambini, fino alla fine.

Quando arrivano gli inseguitori, trovano soltanto una distesa di cadaveri. I cacciatori di taglie gioiscono e si caricano sui cavalli le salme dei banditi, mantre dalla fortezza inizia l'esodo dei superstiti e dei feriti. Il galeotto resta li', contro il muro, e aspetta che tutti se ne siano andati. Poco dopo arriva un gruppo al galoppo: e' il vecchio, che era rimasto a curarsi la ferita sulla collina ed ora e' a capo dei peones ribelli, il quale dice di aver appena sgominato i suoi accoliti e offre di unirsi a lui, come ai vecchi tempi.

Le masse scomodate di Peckinpah vanno dai sicari della ferrovia all'Esercito della Salvezza, dalle reclute ai peones, dai federales alla folla. Tutti sono in guerra contro tutti, in un'altra configurazione estrema del medioevo anarchico di Peckinpah.

Il codice morale esiste soltanto per il galeotto e per il giovane, entrambi ligi al proprio ideale, entrambi sconfitti. Gli altri combattono la loro guerra senza ideali, usando tutti i mezzi, dalla rapina alla strage. Le orge dilagano, aumentando il caos universale, finendo di sgretolare il codice del vivere civile.

Fra i pochi valori che Peckinpah salva c'e' quello dell'amicizia: sia fra Holden e Borgnine, al limite dell'omosessualita', sia fra Holden e il galeotto, sia fra i quattro nel massacro finale, ecc.

Tutti gli altri miti del western (guerra, ferrovie, donna, villaggio, ecc.) vengono brutalmente spazzati via.

Pur essendo nichilista e feroce, Peckinpah e' pero' sentimentale quanto Ford sulla decadenza della Frontiera. Tocca, anzi, punte di utopismo piu' alte: i banditi si suicidano sorridendo e il loro spirito non muore; emersi dal nulla, il vecchio e i peones si rimettono in marcia, fantasmi nel deserto.

Sono proprio i piu' autentici simboli del passato, il vecchio e il galeotto, a salvarsi. E' la continuita' dell'epopea che non finisce con la morte del mito.

Il tema rimane comunque quello della fine di un'era: la tenacia del galeotto, in realta', funge proprio da fatalita' del destino, ed e' a quel destino che i banditi sfuggono suicidandosi in massa.

Il film e' soprattutto un allucinato poema della violenza. Le sparatorie sono degli incubi grotteschi ed apocalittici, in cui si amplificano a dismisura le scene classiche del western. Il ralenti viene usato sadicamente dal regista per aumentare l'impatto delle immagini. Le inquadrature kolossal, che sono veri affreschi di morte e distruzione, oppure di vita popolare, tentano di coinvolgere un'umanita' sempre piu' numerosa e piu' varia, piu' universale.

E' la negazione della sintesi freudiane: in un torrente di scene sensazionali si confondono e aggrovigliano i frammenti di una disordinata epopea.

L'ironia di Peckinpah e' rivolta all'inesperienza (le reclute) e alla stupidita' (il generale).

Dal punto di vista ideologico Peckinpah finisce pero' per giustificare il massacro di barbari selvaggi, e nell'epoca dei massacri del Vietnam cio' ha un inquietante messaggio fascista.

Il successo di questo film consenti' a Peckinpah di girare subito un successore, The Ballad of Cable Hogue (1970), una farsa esistenziale che oscilla fra Sartre e Brecht, un apologo metaforico sul paleo-capitalismo.

Al tramonto dell'era della frontiera, Cable Hogue e' un ingenuo cercatore d'oro che due compari rapinano nel deserto dell'ultima borraccia d'acqua. Destinato a morire di sete, non si da' per vinto e finisce per scoprire una sorgente a due passi dalla pista delle diligenze. Intuisce che quell'acqua vale piu' dell'oro e decide di far pagare chi vuole abbeverarsi al pozzo. Il primo cliente finisce sottoterra per avre cercato di fare il furbo, ma il secondo, un predicatore avventuriero ed erotomane, gli consiglia di recarsi in citta' a comprare quel terreno. Lasciato l'ambiguo servo del signore a guardia del pozzo, Hogue va in citta'; tenta invano di ottenere i soldi dalla compagnia delle diligenze, che non crede una parola del suo racconto, ma alla fine ottiene un prestito dalla banca.

In citta' fa anche conoscenza con la bionda prostituta, dalla quale si fa lavare, e della quale si innamora, pur lasciandola senza pagare, il che scatena le sue ire (porta sfasciata, corpi continuamente scagliati in strada, compreso un vaso da notte, crollo di un tendone sotto cui era in corso una riunione di puritani). Hogue e il predicatore tornano insieme in paese recando in omaggio un vaso nuovo. Il predicatore "soccorre" una mogliettina sola che piange la morte del fratello, convinto invece che pianga quella del marito, e all'arrivo di questi riesce con astuzia a trarsi d'impiccio.

Hogue vorrebbe che la prostituta andasse a vivere con lui, ma i loro programmi divergono: lui vuole vendicarsi dei due che l'hanno tradito, lei sogna un marito ricco a San Francisco. Hogue allestisce una baracca e ottiene un contratto per trasformarla in stazione; la sua fortuna e' fatta: accoglie i passeggeri, li disseta con la sua acqua, li nutre con cibi gustosi anche se di dubbia sostanza (code di lucertola e simili). La prostituta, scacciata dai benpensanti, va a rifugiarsi da lui e per tre settimane vivono come marito e moglie in letizia e armonia.

Un giorno piomba in casa l'incorreggibile predicatore inseguito dal marito della sua amata e Hogue gli da' protezione, benche' dal canto suo egli non esiti ad approfittarsi della ragazza. La sera stessa lei annuncia la sua decisione di pertire, anche se con le lacrime agli occhi. Hogue, l'uomo del deserto, accetta il suo verdetto e promette che quando avra' compiuto la sua vendetta andra' da lei a Frisco. Se ne va anche il predicatore e Hogue rimane di nuovo solo, sempre piu' ricco ma solo. Finche' la diligenza gli porta i due compari, infido quello alto e slanciato, pavido quello grosso, succube dell'altro anche per rapporti omosessuali. hogue li adesca raccontando loro del molto oro racimolato: quando tornano per rubarglielo, lui fa finta di non essere in casa, li lascia scavare una grande buca dove ha seminato un po' di monete e poi balza fuori. Li stana dalla buca gettandovi serpenti a sonagli, poi ordina loro di spogliarsi e di camminare verso il deserto; lo smilzo si rifiuta, convinto che Hogue non abbia il coraggio di sparargli e Hogue lo ammazza. L'altro piagnucola in mutandoni e riesce a convincere Hogue a graziarlo.; anzi, Hogue decide addirittura di cedergli la stazione e trasferirsi a Frisco. Presenta il nuovo padrone ai postiglioni della diligenza.

Sopraggiunge un'automobile, novita' incredibile per Hogue, e a bordo c'e' la prostituta, trasformata in una piumata signora con autista da un felice matrimonio conclusosi con la morte del marito nell'adempimento dei suoi doveri nuziali. I due hanno appena deciso di partire insieme, quando Hogue, per salvare il compare dall'auto, finisce sotto le ruote del trabiccolo. Viene deposto su un letto all'aperto. Arriva il predicatore a bordo di un sidecar, giusto in tempo per recitare il sermone funebre, che Hogue vuole venga pronunciato mentre lui e' ancora vivo per poterlo sentire. E' l'amico-nemico a cui ha salvato la vita a seppellirlo, alla presenza dei pochi conoscenti, mentre il sermone continua, paragonandolo a un antico profeta e perfino a dio stesso, mettendo in risalto il grande amore per il quale era disposto a sacrificare il suo impero.

La prima parte del film descrive in modo realista e un po' farsesco la vita nelle cittadine di Frontiera, attraverso simpatiche caratterizzazioni: la prostituta, il predicatore, e il cercatore d'oro. Gli stenti del Crusoe nel deserto e la sua personalita' (caparbio, costretto sempre sulla difensiva in una societa' che non protegge l'indipendenza dell'individuo comune, bisognoso di una famiglia, avido e spietato nell'esigere il pagamento dell'acqua, ma generoso nei confronti del predicatore inseguito e pietoso nei confronti del grassone, lupo solitario).

Nella seconda parte si abbandona il realismo a favore dell'epica (l'eroe che muore dopo aver salvato la vita all'uomo che aveva giurato di uccidere) e del progresso (l'auto che uccide il vecchio pioniere, che rivela al nuovo gestore l'esistenza di un liquido come la benzina che presto sara' piu' redditizio dell'acqua): abituato a lotte primitive per la sopravvivenza, e inerme di fronte all'avanzare della civilta'

E' la storia apocrifa di un lungo dialogo tra Hogue e dio, del vagabondaggio nel deserto fino alla discussione del sermone funebre, che contrappunta il perenne mutare del mondo. Questo Hogue potrebbe essere il vecchio superstite del film precedente: a ucciderlo sara' comunque il progresso. Peckinpah continua comunque a divertirsi nel far trionfare i vecchietti, che nel western epico avevano invece soltanto la funzione di spalla.

L'ironia del regista e' questa volta tutta conto l'etica del progresso e, se si vuole, contro il modo paradossale in cui si sviluppa la civilta' stessa: a modo suo Hogue reinventa tutti i codici sociali, dalla legge (il predicatore) alla famiglia (la prostituta), rivoluzionando (e schernendo) l'austera moralita' puritana ma conservandone "de facto" i principi.

Tutte le caratteristiche del cinema di Peckinpah sono qui come deformate: l'amicizia virile con il predicatore (mai cosi' ambigua), l'amore-odio per il vecchio compagno (quasi paradossale), la donna (mai cosi' libidinosa), la violenza (qui in toni da farsa splastick) la morte dell'eroe (qui, a dir poco, ridicola). Il piu' umoristico dei suoi film e' anche il piu' crepuscolare: dopo la morte del vecchio, si annuncia la civilta' dell'automobile, e del glorioso passato (la sorgente d'acqua, la stazione ecc.) non resta nulla.

Diresse poi un sofisticato telefilm, The Lady is My Wife, in cui costruisce il saloon piu' pittoresco del western, dominato dalle figure disperate di un colonnello fallito, che fa il giocatore di professione, e di sua moglie, chiromante, attorniati da una folla di abietti, disillusi, disadattate, ecc. , un ambiente in cui cristallizzano tensioni, gelosie, rancori.

Straw Dogs/ Cave di Paglia (1971) e' il primo non-western della sua carriera, un dramma borghese intriso di un simbolismo delirante: uno studioso americano si isola con la bella moglie in un paesino inglese per proseguire in tranquillita' le sue ricerche; i giovani locali corteggiano in modo arrogante la donna, da parte sua piuttosto provocante, e il marito fa finta di non vedere. Un giorno due di loro riescono a violentare la donna che, meta' inorridita, meta' compiaciuta, non dice nulla al marito; una sera lo scemo del villaggio uccide una ragazzina e poi finisce sotto l'auto dell'americano. Questi decide di curarlo e consegnarlo alle autorita'; quando i cittadini lo reclamano per linciarlo, lo studioso si barrica in casa, deciso a proteggerlo. Quando attaccano, li ammazza uno per uno con feroce determinazione e astuzia.

L'apologo ha qualcosa di arcaico, rimanda ad un'idea tribale della societa' e a un'etica della giustizia personale, e mette in luce l'esistenza di un istinto primordiale che spinge alla violenza. Il "joux de massacre" finale e' un rituale di liberazione e purificazione. Ed e' anche un'affermazione della legge del piu' forte.

L'ambiguita' dei rapporti fra i coniugi, del comportamento della moglie (frustrata dal mite marito, sembra desiderare la violenza, e torna a stimolarlo solo quando lui le offre un sacrificio di cadaveri sbrindellati) e' la molla che fa detonare il meccanismo. In quell'innocuo rapporto e' contenuta la miccia della violenza. (La reazione del marito all'escalation del massacro e' simile a quella della moglie nell'orgasmo dello stupro...).

Fastista, maschilista, sadista, Peckinpah svela le componenti freudiane del suo "Grand Guignol".

Junior Bonner/ L'Ultimo Buscadero (1972), ennesimo capitolo della sua elegia crepuscolare del West, ma questa volta di ambientazione contemporanea, e' un altro film centrato sull'ultima battaglia di un eroe finito, battaglia che ha il sapore di bilancio esistenziale. L'azione si svolge nell'arco di ventiquattro ore.

In Arizona sta per cominciare il rodeo annuale. Il campione locale, Bonner, ritorna dopo aver subito un brutto incidente da un toro. E' senza quattrini. Il padre, un ubriacone eterno sognatore, ha appena avuto un incidente automobilistico ed e' ricoverato in ospedale; dopo aver venduto il ranch all'altro figlio per un tozzo di pane (le ruspe lo demoliscono in pochi minuti) medita di andare a scavare l'argento in Australia. Bonner se la prende con il fratello, cinico e spregiudicato, che vuole costruire un centro residenziale dove c'era il ranch e gli propone di entrare nell'affare: sarebbe un'ottima pubblicita'. Ma Bonner, nel sentir trattare se' stesso e il padre come dei falliti buoni a nulla, lo stende.

Bonner chiede all'organizzatore di essere accoppiato al toro che l'ha umiliato, e' disposto a rinunciare a meta' del premio.

Il padre scappa dall'ospedale per partecipare alla parata inaugurale; padre e figlio sfilano in groppa allo stesso cavallo, in mezzo a carri carnevaleschi (quello del fratello), ad auto d'epoca, a motociclisti acrobati, cow-boys e majorettes.

Il rodeo al rallentatore: tori che caricano, cavalli che scalpitano, cow-boys che volano. Davanti al pubblico di casa Bonner ce la mette tutta: documentario comico; ma la sorte (e l'eta') gli e' avversa.

Al saloon il fratello gli restituisce il pugno. In compenso balla con una bella ragazza. Scoppia una rissa tra gli avventori: uomini e donne si accapigliano al suono dell'inno nazionale. Poi il padre racconta uno dei suoi aneddoti sul suo passato nel rodeo; la moglie, stanca dei suoi sogni e delle sue scappatelle, non vuole saperne dell'Australia.

E' la giornata dei tori: Bonner sfida il toro che l'ha battuto quattro giorni prima; e' una rivincita che vale una vita. Bonner ce la fa.

Prima di rimettersi in viaggio regala al padre, che ha gia' sperperato i quindicimila dollari della vendita del ranch, un biglietto per Sidney.

La violenza e il caos sono qui soltanto interni. Anche qui il mito del successo viene ucciso, dopo un ultimo trionfo, dal progresso. Il carnevale della sfilata e il variopinto "entourage" del rodeo sono la "summa" della decadenza del West, spettacolo di clowns.

Il gangster-film The Getaway (1972) ritorna invece alla violenza brada ed affronta criticamente il problema della criminalita'.

McQueen e` un detenuto che viene scarcerato. Ad attenderlo e` la sua avvenente moglie. McQueen si incontra con un politicante corrotto: e` lui che lo ha fatto scarcerare e in cambio McQueen accetta di rapinare una banca. McQueen e la moglie preparano meticolosamente il colpo, per il quale il politicante ha concesso loro anche l'aiuto di due sgherri.
Il colpo riesce ma uno dei complici uccide una guardia prima di essere a sua volta ucciso dal suo partner. McQuenn deve prima liberarsi della polizia (guidando in modo spericolato) e poi di questo partner che vuole anche lui eliminarlo al momento della spartizione con il boss. McQueen pensa di averlo ucciso ma lui aveva un giubbotto anti-proiettile.
McQueen scopre di essere stato scarcerato in cambio di un favore sessuale prestato dalla moglie al politicante e per un momento crede che i due siano d'accordo per farlo fuori. La moglie pero' uccide il boss e giura di aver agito per amore (ma per un istante gli ha puntato la pistola contro).
Il complice ferito si fa medicare da un codardo e obbediente veterinario, tenendo come ostaggio la sua provocante e consenziente mogliettina, puttanella e scema. Di notte fanno l'amore davanti a lui, legato mani e piedi, e di giorno lo usano come autista per continuare a inseguire McQueen. In una scena di totale depravazione lei si spoglia al ritmo della radio, mentre il bandito lega il marito, e poi fanno l'amore sotto i suoi occhi, con lei che gode e lo schernisce (e il bandito fa i suoi bisogni leggendo indifferente il giornale). Continuano cosi` finche' una notte il marito si libera e, invece di scappare, si impicca sul bide'.
Con alle calcagna la polizia, il complice, la sua preda e i sicari del boss, i due fuggiaschi si avviano verso il confine, superando in modo rocambolesco diversi imprevisti. Prima un ladruncolo sottrae la borsa con il bottino dal locker della stazione in cui lei lo ha parcheggiato, e McQueen e' costretto a dargli la caccia su un treno, mettendo la polizia sulle sue tracce. La corsa verso il confine e` un lungo inseguimento mozzafiato, da un'auto a un autobus, in un camion di rifiuti, coperti dai detriti, Un paio di incontri ravvicinanti con la polizia si concludono con sparatorie e fughe spettacolari, in particolare quella di notte per le strade buie, quando devono nascondersi in un camion della spazzatura, rischiando di venire stritolati dal marchingegno. Il giorno dopo il camion li scarica nel mezzo del deserto, fra i detriti fumanti, Laceri e sporchi, soli nel deserto, pesti e sanguinanti, si promettono eterno amore in un rottame d'auto, e lui finalmente le perdona il tradimento con il boss.
Tutti (uomini del boss e complice) li aspettano nell'albergo di confine dove dovranno fermarsi, ma McQueen intuisce la trappola in tempo: li uccide uno per uno con il fucile a pallettoni ed elimina il complice mentre sta fuggendo dalla scala di servizio. Un vecchietto li aiuta a passare in Messico e, a titolo di ringraziamento, i due gli comprano il camioncino a peso d'oro.
Ancora una volta la violenza e' l'unica possibilita' di salvezza. Questi Bonnie e Clyde non appartengono proprio alla classe degli eroi perdenti dei suoi western. Peckinpah sta semmai aprendo un secondo filone, politico, di commentatore dell'America violenta, quella che ha ucciso i Kennedy e che ha invaso il Vietnam. Anche in questo film la prospettiva e' fascista (il lieto fine da ragione al criminale), maschilista (la mogliettina frustrata, tutta sesso, cibo e musica, felice di essere violentata), sadista ecc. Peckinpah rimpiange la frontiera non per il suo epos ma perche' in quell'era gli istinti primordiali di violenza erano liberi e dominanti. O viceversa: della societa' moderna gli interessano soltanto le manifestazioni affini a questa filosofia, perche' sono le uniche che ricordano lo stato naturale della frontiera.

Peckinpah e' in realta' un asociale che della societa' prende in considerazione soltanto i disadattati. Il suo universo di pervertiti, depravati e omicidi si muove in maniera asincronica dal resto del mondo (cosi' come la Frontiera non aveva nulla a che vedere con l'Europa o l'East Coast). Al suo interno Peckinpah isola un'etica esemplare, capace di mobilitare anche quella societa'.

Il film e' violento e spettacolare come i suoi migliori anche se tutto e' stato adattato alla civilta' dell'automobile; l'unica novita' e' la fine della misoginia del regista, finora attento soltanto a prostitute e donne deboli: la moglie di McQueen prende il posto del tradizionale partner dei western.

Pat Garret and Billy the Kid (1973) ripropone Billy il volgare assassino nei panni dell'eroe, piu' che altro per idealizzare quel tipo di violenza. Garret, ex-compagno di malefatte di Billy, accetta l'incarico di arrestarlo; ci riesce, ma Billy evade; allora gli ordinano di ucciderlo senza pieta'.Lo sorprende mentre sta facendo l'amore, lo lascia finire e poi lo uccide.

L'eroe sulla via del tramonto e' Garret. La sua resa all'ideologia dell'amoralita' e' la resa di un'epoca intera. I nuovi padroni del mondo sono i proprietari terrieri e i politicanti. Rimarra' solo, il piu' solo degli eroi di Peckinpah. Anche i banditi del villaggio non fanno una fine migliore: meta' si arruolano e meta' continuano a vegetare.

Il film si trascina stancamente, pur tra le immagini suggestive, condotto in modo quasi distaccato.

Bring me the Head of Alfredo Garcia (1974) e' quasi una parodia della "quest of the Grail", ma e' soprattutto un ritorno al caos effettistico, al medioevo anarchico delle sue fantasie piu' crudeli, qui mescolate a trovate di vario genere, dal detective film alla tragedia shakespeariana.

Un ricco proprietario messicano, nell'apprendere che la figlia e' incinta, va su tutte le furie e promette un premio a chi gli portera' la testa del colpevole, Garcia. Alla colossale caccia si dedicano in molti, scientificamente organizzati. Un pianista a cui e' stata promessa una ricompensa decide di aiutarli: la prostituta che vive con lui e' stata con garcia e sa che questi e' morto in un incidente; basta andare al cimitero a prendere la testa. Ma non appena hanno esumato la salma, vengono sorpresi alle spalle da due cacciatori e sotterrati al posto di Garcia e lei viene uccisa. Lui li insegue in auto e li uccide.Poi assiste all'uccisione dei parenti di Garcia e uccide anche gli autori di questa. Infine risale ai mandanti, elimina anche loro e completa il suo trionfo portando la testa di Garcia al committente. La figlia stessa lo istiga ad ucciderlo.Sta per farcela e fuggire con l'intero premio quando alcuni sicari superstiti lo fulminano. Il regista si abbandona ad un'altra orgia di massacro. Alla fine l'unica superstite e' la figlia, e non c'e' nessuno che non sia responsabile di almeno un delitto..

L'odissea macabra del fallito per eccellenza si snoda tutta sul tema della vendetta: per vendetta il patriarca chiede la testa di Garcia, per vendetta ha inizio la crociata del pianista, per vendetta la figlia istiga il masssacro finale. La catena delle vendette si arresta soltanto quando sono tutti morti, o quasi.

Il medioevo anarchico di Peckinpah ospita un'avventura mitologico- cavalleresca.

La figura della prostituta e' originale perche' e' la prima vera eroina di Peckinpah, descritta con pieta' e rispetto.

Con Killer Elite (1975) continua il degrado morale dei personaggi di Peckinpah, che ora non rispettano piu' neppure le regole sacre dell'amicizia. All'insegna del tradimento continuo si tiene un sabba di colpi di scena, di azioni vertiginose, di inquadrature visionarie, di montaggio iperbolico. Ancora una volta il regista e' capace di mescolare folle di ogni genere (burocrati, agenti segreti, sette segrete, cinesi, marinai giapponesi ecc.) in un "tourbillon" scatenato e divertito di violenza. Eccellente nel ritmo e nell'incastro delle scene, forte di un senso epico della spettacolarita' e di ambientazioni imponenti (aereoporto, Chinatown, la flotta in disarmo) e maestro della sparatoria, Peckinpah ha ormai ridotto all'essenziale il suo messaggio di nichilismo assoluto in un universo anarchico.

James Caan e' pagato dalla CIA per proteggere con un collega un tizio che spie nemiche vogliono uccidere. Va a donne con il collega a cui ha salvato la vita un paio di volte e che il giorno dopo lo massacra a colpi di pistola. Evidentemente si e' venduto ai nemici e lo ha soltanto ferito per un debito di riconoscenza. Ricoverato in ospedale con la rotula spappolata e un braccio rotto, la prende con allegria; i capi della sua compagnia d'investigazione lo vanno a trovare e gli dicono la verita': non potra' mai piu' camminare come una volta e il traditore si e' dileguato, probabilmente trasferito altrove dai suoi nuovi padroni.
Comincia la lenta e penosa convalescenza, con la rieducazione degli arti; assistito da una compiacente infermiera, con testarda forza di volonta' e nonostante i suoi capi tentino di dissuaderlo e indurlo a rassegnarsi, riesce a liberarsi delle stampelle e completa poi la rinascita da un maestro cinese di kung-fu (nonostante due apparecchi ortopedici per rimpiazzare gomito e ginocchio).
Un emissario della CIA chiede l'intervento dell'agenzia privata di Caan per proteggere un orientale che e' stato aggredito all'aereoporto da un gruppo di killer giapponesi e al quale ora da' la caccia anche l'agente traditore. L'agenzia affida l'incarico a Caan, che ormai convive con l'infermiera, si e' ristabilito al 70% ed e' assetato di vendetta. Un flash fa vedere che anche i rivali, guidati dal traditore, sono pagati dalla stessa persona (uno dei due soci proprietari dell'agenzia di investigazione) che in questo modo e' sicura di vincere in ogni caso (e c'e' anche il sospetto che l'incarico a caan sia un modo elegante di ammazzare un cavallo azzoppato).
Caan recluta un tiratore scelto, maniaco assassino, un meccanico pilota, amico fidato, e vanno a prendere l'uomo, mentre i nemici non aspettano altro che lui esca di casa per farlo fuori: battaglia tra le due bande per starda e fuga rocambolesca in auto inseguiti dalla polizia (devono fermarsi per togliere una bomba dalla marmitta, sotto gli occhi allibiti di un poliziotto che li ha fermati e al quale affidano l'ordigno).
Comincia un duello a distanza tra i due ex-amici. Entrambi prendono in realta' ordini dallo stesso uomo che serve due clienti opposti. L'amico pilota mette la pulce nell'orecchio di Caan: "i cavalli azzoppati li fanno ammazzare". La casa in riva al porto nella quale si sono rifugiati con il giapponese e' una trappola, ma la figlia del politico, abile sommozzatrice, vuole collaborare e cade in ostaggio nelle mani del traditore; questi rivela a Caan il doppio gioco del loro capo e viene ucciso dal tiratore scelto quando credeva di avercela fatta e quando Caan si era gia' dato per vinto. Caan non solo non apprezza il colpo di precisione millimetrica del tiratore ma, constatata la morte dell'amico-Giuda, lo colpisce con un cazzotto. Poi telefona al padrone dell'agenzia che per premio vuole dargli il posto del doppiogiochista, e gli dice che l'ultima tappa e' al cimitero delle navi; trova ad aspettarlo il doppiogiochista, che tenta di corromperlo, ma lui lo liquida freddamente. Si scatena la battaglia tra le due bande: i tre bianchi con il giapponese e la figlia e un nugolo di samurai kamikaze armati soltanto di spade. Mitragliate a non finire, kung-fu. I nostri si defendono come possono, il tiratore muore; alla fine poi, i due orientali nemici (il giapponese protetto e il capo dei samurai) si affrontano alla sciabola secondo il loro codice d'onore. Vince il buono. Arriva il padrone; Caan prende i soldi e se ne va. Se il primo socio faceva il doppiogiochista, questo era altrettanto cinico: tutta l'operazione gli e' servita a ripulire la propria organizzazione.
Il nazismo viscerale di Peckinpah si dichiara in Iron Cross (1977), dove il "Wild Bunch" indossa le divise della Wormacht sul fronte sovietico al comando di un sergente e l'allucinazione di morti continua il suo ipnotico corso al ralenti. Il delirio apocalittico di Peckinpah ha ormai la perfezione di un meccanismo a orologeria, o di un grottesco balletto espressionista. Peckinpah indulge in scene di battaglia, dove puo' sfogarsi in massacri pittoreschi e spettacolari. Nelle linee tedesche in Russia un sergente, figlio del popolo, ottiene la considerazione del suo plotone e diventa un mito grazie alle sue infallibili imprese. Durante una di queste cattura un ragazzo russo, nonostante gli ordini siano di uccidere turri i prigionieri, e lo nasconde nel suo bunker perche' il capitano, un aristocatico arrivista prussiano, inviato a risollevare le sorti della guerra, non lo venga a sapere. Quando lo libera, viene fucilato dai suoi connazionali che stanno attaccando in massa. Scena cruenta di battaglia: mortai, mitragliatrici, corpo a corpo. Ferito alla testa, il sergente pluridecorato viene ricoverato in ospedale ed e' accudito da un'infermiera (I. Bergman). Rivede sotto shock persone e fatti, gli pare di scorgere fra gli altri ricoverati il ragazzo russo e i suoi camerati. Nonostante l'amore dell'infermiera, il sergente, che non ha nessun posto dove andare e non e' nessuno senza divisa, torna al fronte alla prima occasione.
L'aristocratico capitano gli chiede di fare una dichiarazione che gli attribuisce il merito della resistenza all'attacco russo; ma il sergente rifiuta con disprezzo. Ma non e' soltanto disprezzo per il vigliacco che sta cercando di prendersi i meriti di altri: davanti al colonnello, durante l'inchiesta, dice di odiare tutti i "cacciatori di croci di ferro" (la massima decorazione).
Arriva l'ordine di ritirata davanti alla tremenda offensiva sovietica. Il sergente e i suoi rimangono isolati e devono cavarsela da soli attraverso la zona rioccupata dai nemici. Il capitano li ha tagliati fuori di proposito, per eliminare l'unico ostacolo che si frappone alla croce di ferro.
La loro e' una lunga marcia verso la salvezza, in cui devono sfruttare al meglio le loro abilita'. Quando ce l'hanno ormai fatta, vengono sterminati dai loro stessi connazionali per ordine del vigliacco. A salvarsi sono soltanto due soldati e l'indistruttibile sergente, il quale spara a zero sui sicari del vigliacco e va a fare giustizia da questo. Ma invece gli da' un mitra e lo sfida ad uscire e combattere con lui. Avanzano insieme nella disfatta dei tedeschi, e il sergente scoppia a ridere fragorosamente.
L'invincibile sergente e' un dio della guerra, il cui unico scopo e' combattere.
Il sergente combatte con la solita audacia: si salva dai carri armati, conquista un ponte, assalta una truppa femminile e, travestendo i suoi con le divise delle donne, riesce a raggiungere le linee tedesche. Ma i suoi connazionali hanno l'ordine di sparare su chiunque, e il tenente omosessuale di guardia non esita a sterminare la pattuglia del sergente. Il quale riesce ugualmente a passare e poi crivella di colpi il tenente. I russi stanno bombardando, ma il sergente si mette egualmente alla caccia dell'odiato capitano: trovatolo, gli mette in mano un mitra e gli intima di combattere alla morte; ma questi e' un incapace e il mitra gli si inceppa. Il film finisce sulla risata divertita del sergente, mentre scorrono immagini di stragi contemporanee.
Ancora una volta l'interesse di Peckinpah e' rivolto morbosamente tutto e solo allo scfascio, al collasso totale del sistema. Anche qui nessuno combatte per un ideale, ma soltanto per il proprio cinismo e i propri istinti primordiali. Il gioco della guerra diventa uno stato naturale dell'umanita'. Al suo interno si agitano il vitalismo popolano del sergente e il cinico arrivismo del capitano, due modi diversi di giocare. Peckinpah fa capire che e' dalla parte del primo: entrambi sono destinati alla distruzione, ma, se non altro, il primo si diverte; e sul suo ghigno si chiude il film.

Lo scontro di due classi: il messaggio pacifista, l'iconografia bellica, non alterano il tema fondamentale dell'opera di Peckinpah: le carneficine, rese da un ralenti sempre piu' efferato e maniacale, mirano alla dissoluzione totale dell'universo e a niente altro. Il nazismo ben si presta come caso esemplare di questa tendenza all'auto-annichilamento. Non gli interessa una guerra particolare, bensi' la guerra assoluta, totale e permanente dell'essere umano.

Convoy (1978), formalmente un tipico road movie, sostituisce i moderni camionisti delle autostrade agli antichicavalieri delle praterie. I temi sono quelli della Frontiera: gli amici/nemici decisi a farsi la guerra fino alla fine, l'amicizia virile fra i "complici", nonche' fughe, inseguimenti, risse e sparatorie, tutto riveduto nell'ottica della societa' motorizzata.

Tanto i camionisti quanto i poliziotti vivono nell'universo anarchico di Peckinpah; per i politicanti, che vogliono portare l'ordine in questo mondo di maschia e leale carneficina, il regista ha solo disprezzo e ironia. Lo spettacolo e' garantito, come sempre, da inquadrature magniloquenti, da scene di violenza catastrofica, da raffinatissimi montaggi, da ralenti d'effetto.

Kristofferson e' un camionista leggendario che sfreccia per le strade dell'Arizona, spesso perseguitato dal duro Borgnine, poliziotto specializzato nel farlo cascare nella trappola del codice della strada. I camionisti usano pittoreschi nomi di battaglia quando si parlano via radio e il suo e' "Rubber Duck". Un giorno viene sorpassato da una bella fotografa e le fa la corte. Poco dopo incontra due colleghi, con i quali ingaggia una gara di velocita'; ma Borgnine e' in agguato e li multa per eccesso di velocita'. Si fermano in un ristorante, dove una cameriera lo festeggia e dove ritrova la fotografa, che gli chiede anche un passaggio. Irrompe Borgnine, che vuole fare il prepotente con uno dei camionisti, un nero, ma cio' scatena una rissa nella quale proprio il poliziotto ha la peggio, e cosi' i due che vengono in suo aiuto. Ai tre fuggitivi si aggiungono altri camionisti, tutti attratti dal carisma di "Rubber Duck". Borgnine si lancia all'inseguimento, ma prima lo buttano fuori strada e poi lo schiacciano tra due rimorchi. Chiama allora rinforzi, e le auto della polizia ingaggiano uno spettacolare inseguimento per deserti e paludi. Borgnine, di nuovo sconfitto e appiedato, chiede l'intervento dell'esercito. Il posto di blocco viene pero' aperto all'ultimo momento, perche' K. dichiara di trasportare esplosivi. Ad ogni scontro la colonna si allunga.
Un politicante vuole strumentalizzare l'episodio a fini elettorali, ma Kristofferson lo ignora. Il camionista nero deve lasciare la comitiva per raggiungere la moglie in procinto di partorire. Borgnine lo fa arrestare da uno sceriffo razzista e nazista che non esita a pestarlo, sperando in tal modo di far cadere Kristofferson in una trappola. Kristofferson guida il convoglio al paese: i camion lo radono al suolo e nottetempo liberano il collega. Borgnine lo aspetta al ponte sul confine messicano; un esercito di tiratori scelti e' pronto a far fuoco. Kristofferson scarica la fotografa e si lancia sul ponte: i mitragliatori crivellano l'autocarro fino a farlo esplodere. Gli altri camionisti suonano le sirene per salutare il suo suicidio.
Il funerale e' una vergognosa messa in scena in cui i politici rendono omaggio all'eroe al suono dell'inno americano. Ma dal nulla compare un furgone di hippy che si era aggregato al convoglio : dentro c'e' "Rubber Duck", un po' malandato ma vivo. Borgnine lo scorge e scoppia in una fragorosa risata.
Con lo stile e i tempi della ballata popolare, con l'epica dissacratoria e rumorosa del "Wild Bunch", con lo spirito dell'anarchico deciso a lottare contro tutte le autorita', Peckinpah ha scritto il suo testamento spirituale: 1) gli uomini seguono il leader perche' e' un leader, non per la sua ideologia (inesistente); 2) l'unico scopo dell'esistenza del convoglio e' di continuare a muoversi. Il nichilismo di Peckinpah ha trovato una sua logica razionale.

Le vicinanze pi' appariscenti sono con il festival ludico di "? Point", con gli esodi biblici verso la terra promessa, con il romanzo picaresco, con il Don Quijote, le "chansons de geste".

La solitudine dell'eroe e' qui ancor piu' vasta che in passato, perche' testardamente voluta dall'inizio alla fine. Il discorso di Peckinpah e' piu' che mai il delirio di un solipsista.

La violenza sfernata con cui Borgnine gli da' la caccia contrasta con il sentimento di virile lealta' che trapela dai loro incontri.

Osterman Weekend (1983) e' uno spionistico che, come il precedente Killer Elite, si diverte a distruggere ogni fiducia nell'amicizia. E' di nuovo il tradimento a dilagare senza freni. Di nuovo, il microcosmo delle spie affascina il regista perche' ricorda cosi' da vicino il medioevo anarchico del west.

Un agente vuole vendicare l'assassinio della moglie, di cui ritiene responsabile il direttore della CIA, Lancaster. Individuato un gruppo sospetto, chiede di poterlo smascherare servendosi di un loro amico, un presentatore televisivo. A tal fine Lancaster dovra' apparire in cambio nel suo programma. Il presentatore raccoglie nella sua villa i tre sospetti con rispettive consorti. L'agente attua una strategia di provocazione che fa saltare i nervi agli ospiti. L'agente allora passa all'azione, uccidendone due con le loro mogli e rapendo la moglie e il figlio del presentatore. In realta' l'organizzazione non era un ring spionistico, e l'agente lo sapeva: il suo scopo era di rovinare Lancaster. Al programma televisivo i due vengono messi di fronte, Lancaster in studio, l'agente da una postazione incognita, dove tiene prigionieri gli ostaggi. Il presentatore in realta' non e' in studio, e al suo posto sta parlando un nastro registrato: lui e' sulle tracce dell'agente e, scopertolo, non esita ad ucciderlo. Il solipsismo di Peckinpah ha delineato nel tempo la mappa del suo pensiero. Esistono luoghi che ricordano il medioevo americano, e ivi il regista colloca le proprie vicende. Ogni vicenda ha per protagonista un eroe solo, della cui solitudine si sa soltanto che non e' destinata a migliorare ma, anzi, puo' risolversi unicamente nella morte. La vicenda che interessa Peckinpah e' per l'appunto la distruzione del sistema. Essa avviene perche' da un lato non esistono eroi positivi e dall'altro la violenza e' insita nella dura realta' della lotta per la sopravvivenza.

Tecnicamente, le eredita' maggiori del regista sono i suoi ralenti. Essi vengono montati con raffinato sadismo per mostrare la violenza umana nei suoi dettagli piu' ripugnanti. e' una palese forma di sadismo.

La risata che chiude i suoi due ultimi capolavori fa pensare a un suo estremo commento su tutta l'avventura umana.

Peckinpah ha in realta' spinto alle conseguenze estreme quella che era stata anche l'intuizione dell'ultimo Ford: il mito dell'indipendenza e della virilita'. Peckinpah non si ferma li', e giunge alla'anrchia e alla violenza. Attacca l'ideologia del sistema senza poter proporre alcuna alternativa. La disintegrazione della civilta' americana mostrata da Peckinpah era gia' insita in Ford.

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