Vsevolod Pudovkin
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Vsevolod Pudovkin fu studente di chimica e di fisica all'Università di Mosca e poi operaio in una fabbrica di armi; a ventisette anni prese la decisione di entrare nel cinema e andò al fronte come operatore di cinegiornale; al ritorno si iscrisse alla scuola di Kulesov e divenne suo assistente, oltre che protagonista di due film (Mistera Vesta e Luc smerti), esordendo alla regia con dei cortometraggi di ricerca scientifica. Pudovkin era convinto che la tecnica del montaggio dovesse essere estesa a tutte le fasi di produzione del film, e in quanto a formalismo superava perciò lo stesso maestro; nutriva invece seri dubbi sull'estetica futurista della macchina, alla quale preferiva l'uomo (nella sua dignità di uomo) e la natura (nella sua idealizzazione di natura); conferiva perciò grande importanza al rapporto fra attore e oggetto (equivalente di un monologo muto, condotto attraverso gesti e sguardi) e a quello fra azione e paesaggio (equivalente a una sorta di prosa documentaria, semplice e piana).

Mat (1926), da Gorkij, iniziò la trilogia sui tipi sociali: in questo caso una vecchia paesana che ha un marito crumiro e ubriacone e un figlio aspirante rivoluzionario, e che attraverso diversi traumi (la morte del marito, l'arresto del figlio a seguito della sua denuncia, l'evasione e infine la morte dello stesso durante un corteo) abbandona il tradizionale atteggiamento passivo e rassegnato e timoroso dell'operaio e del contadino russo e si fa uccidere alla testa del corteo sventolando la bandiera rossa.
Pudovkin si serve di metafore intensamente liriche, come il movimento a onde della folla (un fiume che trascina e distrugge), il doppio diverso olocausto della vecchia quando sacrifica il figlio (per esorcizzare la rivolta) e sé stessa (per far trionfare la rivolta), o la griffithiana fuga sui ghiacci dell'evaso (il vecchio ordine zarista che si oppone all'eroico slancio rivoluzionario). Il messaggio di Pudovkin è lineare, privo di fratture anche quando la vicenda sembra aggrovigliarsi. L'educazione alla coscienza passa attraverso una fase di passiva rassegnazione per non mettere in pericolo le persone e le cose a cui si è affezionati, un trauma conseguente proprio a quest'accanita testarda conservazione, e giunge così alla fase di adesione; l'itinerario morale della madre (un personaggio qualunque del popolo) e poi assunto a emblema per tutto il popolo; Pudovkin estrae la coscienza rivoluzionaria dalla realtà quotidiana, mostrando la connessione fra il destino individuale e la storia collettiva.

Il tipo scelto per Konec SanktPeterburga (1927) è un giovane contadino che si trasferisce dagli zii a Pietroburgo e si impiega in una fabbrica; denuncia lo zio che ha organizzato uno sciopero, ma poi picchia il direttore e viene spedito al fronte; a Ottobre è nelle file dei bolscevichi. L'andamento è il medesimo di Mat: prende l'avvio da un tradimento familiare a fin di bene e termine con la Rivoluzione.

La prosa realista di Pudovkin rifugge dall'epica di massa di Ejzenstein, così come la sua pacata dimostrazione è lontana dalla dialettica conflittuale della Potëmkin. L'individuo di Pudovkin è comunque niente di più che un campione statistico, per cui il dramma dell'individuo è sostituito dal dramma della Storia. Il montaggio di questo film non è costruttivo come in Mat, ma piuttosto una collisione di eventi, con inserti quasi giornalistici e scene simboliche, ma l'epica ne risulta persino più enfatica.

Più complessa invece la vicenda di Potomok Cingischana (1928) che ha per protagonista un pastore mongolo unitosi ai partigiani per combattere gli inglesi; quando cade prigioniero, gli inglesi scoprono che si tratta del legittimo erede di Gengis Khan e gli affidano un regno antisovietico sostenuto dalle truppe inglesi; ma il pastore si ribella e torna coi partigiani, e dirigere la carica finale dei cavalieri mongoli nella pianura sconfinata. In uno stile quasi documentario degli ampi suggestivi e primordiali paesaggi asiatici (il corrispondente sovietico delle praterie e dei deserti del western) e dei costumi delle tribù mongole (corrispondente dei pellirosse), Pudovkin ha diretto il più epico dei suoi film, sempre fedele peraltro al tema dell'educazione morale attraverso l'asservimento e la ribellione. Il film conclude la trilogia che si proponeva di mostrare le cause e i motivi della Rivoluzione attraverso dei casi esemplari.

L'avvento del sonoro e l'irrigidimento stalinista operarono una profonda trasformazione del regista, che passò a dirigere film didattici come Dezertir [(1933) la diserzione morale di un comunista tedesco che trova asilo in Unione Sovietica, abbandonando così i compagni in lotta nella sua patria] o storici, come Admiral Nakhimov (biografia di un eroe dell'Ottocento e cronaca dell'assedio di Sebastopoli); ma soltanto nel 1953, dopo un ventennio in cui aveva dato le sue migliori prove come attore (Ivan Groznij), con Vozvrascenie Vasilija Bormtkova ritornò ai temi umanisti dei suoi capolavori muti, narrando di un reduce che trova la moglie sposata a un altro e fatica a inserirsi anche nel kolchoz.

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