Neorealismo

neorealismo 1942- 1952 commedia all'italiana 1945-1962

 

1. CAMERINI 1932 de Sicarosa/Realborg DON CAMILLO

[commedia anni 1930,

[mastrocinque

 

2. BLASETTI - BONNARD 1942 Zavattini/Realborg TOTÒ (PALERMI, BRAGA [GLIA, MATTOLI) 1952

 

3. ZAVATTINI Zavattini BONNARD

 

4. DE SICA 1943 Zavattini MACARIO, PETROLINI (BLA [SETTI, Nerone, 1930) 1939

 

5. CASTELLANI 1952 SOLDATI Poggioli MATARAZZO 1940

 

6. LATTUADA 1960 calligrafismo MONICELLI 1951

 

7. MAGNANI STENO

 

8. ROSSELLINI 1945 doc. storico 8. COMENCINI

 

9. VISCONTI 1942 ALESSANDRINI Crimen 1960

 

10. ZAMPA 1952 denuncia RISI

 

11. DESANTIS 1952 denuncia BRUSATI Manfredi

 

VERGANO 1949 denuncia LOY

 

PONTECORVO 1966 doc. storico FRANCO FRANCHI

 

ROSI 1961 denuncia SORDI BLASETTI Peccato1955

 

LIZZANI 1954 denuncia GERMI ZAMPA Anniruge 1962

 

ANTONIONI CAMPANILE Aldeair 1956

 

FELLINI - MASELLI 1960 CASTELLANO - PIPOLO

Bello 1971

PIETRANGELI Medico 1968

 

BOLOGNINI SALCE

 

PASOLINI Mitologico

 

ZURLINI MACISTE

 

VANCINI COTTAFAVI

 

FERRERI 1970 BLASETTI Corona di ferro 1942

 

MAGNI Western 1968-1980

 

OLMI LEONE

 

TAVIANI Horror

 

BERTOLUCCI BAVA

 

BELLOCCHIO ARGENTO

 

PETRI Comico

 

SCOLA NICHETTI

 

CAVANI MORETTI

 

WERTMÜLLER VERDONE

 

BRASS TROISI

 

BENE Erotico

 

MONTALDO SAMPERI

 

Animazione

 

BOZZETTO

  Il periodo buio della dittatura fascista fu segnato, oltre che dalle iniquinate scelte politiche del "duce" Benito Mussolini (invasione dell'Etiopia nel 1935, Patto d'Acciaio con la Germania nel 1939, dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna), dall'avvento di una fiera generazione di intellettuali, equamente spartiti fra liberal-cattolici (raccolti attorno alla vecchia bandiera di Benedetto Croce) e socialcomunisti (assestati sulle linee di lotta clandestina tracciate da Antonio Gramsci). I gerarchi, gli squadristi e gli agenti della polizia segreta (O.V.R.A.) applicano metodi violenti per estirpare l'opposizione, ma nonostante la repressione l'intelligentia antifascista prolifera, soprattutto in campo letterario.

Lo sbarco americano, lo sbandamento dell'esercito e la "Lotta per la Liberazione" dei partigiani nelle zone occupate dai tedeschi, creano un clima di confusione e di entusiasmo, di miseria e di eroismo e di terrore, un breve Medioevo con tanto di improvvisati Comuni (le Repubbliche Partigiane dichiarate nei territori liberati) e di barbari saccheggi (le rappresaglie naziste che trucidarono interi villaggi).

La ricostruzione nella neonata Repubblica avviene sotto l'egìda del partito cattolico, che fin dal principio conquista la maggioranza dei suffragi, e con l'aiuto dei nuovi alleati americani, i quali rappresentano il mito del consumismo e del capitalismo. "Borsa Nera" e banditismo (Salvatore Giuliano) oltre a qualche rigurgito nostalgico (attentato a Togliatti), non impediscono che in breve tempo la macchina economica si riprenda, con una rapida e decisiva industrializzazione del Paese. La quale però avviene in modo da trascurare vaste zone, soprattutto del Meridione, da un lato provocando una massiccia emigrazione verso le metropoli settentrionali, dall'altro favorendo la sopravvivenza nelle campagne del Sud di forme arcaiche di potere quali la "Mafia".

Il cinema fu rilanciato da diversi fenomeni:

 

- il protezionismo attuato dall'Istituto LUCE a partire dal 1934 ;

 

- l'inaugurazione di Cinecittà, la Hollywood di Roma, nel 1937 ;

 

- l'apertura nel 1939 del Centro Sperimentale ;

 

- l'istituzione della Mostra Cinematografica di Venezia nel 1932, annuale a partire dal 1935;

 

- la propaganda bellica.

 

 

Al di là del cinema di chiara marca fascista, fin dagli anni del muto si era registrato un crescente interesse per l'ambiente piccolo borghese e per l'approccio realista: Sperduti nel buio (1914) di Martoglio, Assunta Spina (1915) con la Bertini, e i contributi di Pirandello, pur fra condizionamenti imposti dalle mode vigenti, rappresentano i primissimi sintomi di un cambiamento.

Negli anni Trenta i più attenti sostenitori di questa direttrice, Blasetti e Camerini, e poco i calligrafici (formalisti di formazione letteraria), cioè Castellani, Poggioli [Addio giovinezza (1940)], Soldati [Piccolo mondo antico (1941)] e Lattuada, ruppero definitivamente con il cinema dei telefoni bianchi, con i kolossal storici e con i film di propaganda.

l'atmosfera neorealista si completò durante la guerra. In quel clima di totale distruzione, con i teatri di posa inagibili e le compagnie disperse, con la penuria di mezzi tecnici, di costumi, di scenari, i cineasti italiani misero all'opera il secolare metodo di arrangiarsi, che tradotto in citazioni sonanti voleva dire riprendere teorie dell'avanguardia impressionista e futurista. Lo stile neorealista scaturì pertanto da una teoria cinematografica quanto alle precarie condizioni di lavoro, e fu caratterizzato dalla povertà in tutti i sensi: povertà nella qualità tecnica dei film (niente travestimenti storici, niente scenografie, ma personaggi con i panni umili di tutti i giorni, riprese all'aperto) e nella gente trattata (il proletariato, i contadini, i disoccupati, i baraccati); questi ultimi non tanto perché rappresentassero il ceto contemporaneo più interessante quanto perché gli attori stessi, ridotti spesso sul lastrico, vi appartenevano.

Quando la caduta del regime fascista ebbe allentato del tutto le maglie della censura, esplosero i de Sica (già celeberrimo come attore brillante), i Zavattini, i Rossellini, i Visconti, Zampa, de Santis, Magnani, emersero dal sottobosco imponendo il nuovo stile a tutto il mondo. Un cinema di macchiette tragicomiche, di ambienti sordidi, di miseria cupa.

La rottura con il cinema degli anni Trenta fu favorita dal generale clima di rinnovamento che aveva preso impulso dal movimento resistenziale; la rapida diffusione fu fomentata dalla ricostruzione. Ma il boom economico cambiò anche la faccia dell'Italia populista, rendendo anacronistico il Neorealismo, non più sostenuto dall'ambiente, dal clima, dall'atmosfera che l'avevano generato.

l'unico elemento teorico comune a tutti era una generica spinta morale verso ideali antifascisti, egualitari e libertari, cristiani e comunisti. Le circostanze imposero il carattere popolare, con il corredo dialettale e quotidiano e il taglio cronachistico. Ma il Neorealismo nacque dal cinema italiano degli anni Trenta, quello del regime e dei telefoni bianchi, ne conservò lo stile retorico e l'afflato sentimentale .

Equivoco e non ideologico, il Neorealismo ebbe senso finchè i suoi protagonisti ne furono anche (indiretti) soggetti.

La crisi del Neorealismo sfocerà nel bozzettismo # e nel figurativismo, o, nel caso migliore, nel cinema di denuncia.

Il tema dominante della Resistenza contagiò Roma città aperta di Rossellini e Il sole sorge ancora (1946) di Vergano (scene di diserzione, guerriglia e rappresaglie).

La civiltà americana (soprattutto derivata dal romanzo americano) appare in Ossessione e Paisà.

Fra gli attori Anna Magnani, Aldo Fabrizi e Vittorio de Sica; fra gli sceneggiatori Cesare Zavattini, Vitaliano Brancati e Mario Soldati; ma il Neorealismo nella sua ultima fase lanciò anche la nuova generazione di dive italiane: Silvana Mangano, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale e Virna Lisi.

A livello mondiale il Neorealismo è una pietra miliare del movimento di opposizione a Hollywood: la realtà del dopoguerra italiano è l'esatto opposto dell'edulcorato sogno rooseveltiano (il reale contro l'immaginario). Più precisamente l'epica americana viene umanizzata (metropoli/baraccopoli, autostrada/vicolo, prateria/prato, cavallo/asino, slang/dialetto) e la sua struttura portante, la trama, disinnescata.


Mario Camerini
Alessandro Blasetti

Alessandro Blasetti fu promotore del primo rinnovamento del cinema italiano, prima come critico e poi come regista. Con Sole (1929) ruppe bruscamente con la tradizione mondana e aristocratica, di ascendenza tardo romantica e dannunziana, aprendo alla realta` sociale e alle novita` del cinema ....sovietico. Con Nerone (1930) inauguro` il film comico su misura (in questo caso per Petrolini). Con 1860 (1933) trasformo` la retorica imperiale dei Colossal storici in rievocazione realistica.

Con Un'avventura di Salvator Rosa (1939) rinverdisce i fasti del film in costume e imposta i moduli del film d'avventura alla Zorro. Con La corona di ferro (1941) propose lo standard per i film sul mito, alla Maciste.

Il trittico sceneggiato da Zavattini e` il primo vero accenno di neorealismo. Quattro Passi fra le Nuvole (1942) e` la storia dell'incontro, su una corriera scalcagnata che arranca nella campagna, fra un commesso viaggiatore burbero e bonario e una ragazza incinta che non ha il coraggio di tornare a casa; dapprima l'uomo fingera` di essere il marito della sventurata, poi, smascherato, mettera` una buona parola a suo favore. It happened one night rivisto all'insegna della campagna italiana e pullulante di eventi quotidiani (case contadine, strade polverose, campi di grano, lavoratori, donne), portava sullo schermo il popolo con i suoi affanni e i suoi piccoli drammi.

Un Giorno Nella Vita (1946) e` la storia di un massacro compiuto dai tedeschi ai danni delle suore di un convento, colpevoli di aver nascosto un gruppo di partigiani; incrociata con l'idillio fallito di uno dei giovani con la superiora, questo film restava nel lembo del melodramma. Prima comunione (1950) completo` la conversione del Blasetti al pacifismo.

La sua inesauribile voglia di sperimentare gli ispiro` Fabiola (1949, spettacolo imperiale anti - eroico e umanitario), il primo film ad episodi Altri tempi (1952, rielaborazione di episodi ottocenteschi), la prima commedia all'italiana Peccato che sia una canaglia (1959, idillio - bisticcio fra l'onesto taxista Mastroianni e una Loren ladruncola figlia di un De Sica imbroglione), il primo film inchiesta Europa di notte (1959, sui locali notturni), tutti doppiati da almeno un altro film dello stesso genere secondo una brutta abitudine di questo regista audace e corrivo allo steso tempo.

Io io io e gli altri (1966) infine e` il film - testamento di Blasetti, in cui si ritrovano la sua inestinguibile irrequietezza, l'umanitarismo un po' generico, e l'afflato popolare, che hanno influenzato in un modo o nell'altro le generazioni successive.


Cesare Zavattini
Vittorio De Sica
Renato Castellani

Soggettista di Blasetti negli anni trenta, Renato Castellani calligrafici Renato fu uno dei registi calligrafici, commediografo di ispirazione letteraria dotato di un spiccato gusto figurativo e sempre sospeso fra "telefoni bianchi" e neorealismo, esponente percio` del filone "rosa" che imperverso` (?) fin dal principio nell'ambito del neorealismo. Dopo Un colpo di pistola (1942, storia di un duello per amore che la contesa evita facendo la sua scelta) e altri melodrammi apocrifi rispetto al cinema di regime, si converti` al neorealismo nel 1948 con Sotto il sole di Roma, ritratto dei giovani romani durante la guerra, ragazzi di vita (presi effettivamente della strada) che vivono di espedienti e che vanno incontro alla tragedia (l'uccisione di una guardia durante un furto di gomme) o alla redenzione (il figlio del metronotte); Primavera (1949), farsa di un rubacuori che viene arrestato per bigamia, introduce a Due soldi di speranza (1951), che enuncia la sua personale "seconda via" al neorealismo. Osservazioni di costume, freschezza narrativa, sentimentalismo e intimismo ne sono le principali componenti. Nel napoletano un giovane disoccupato che deve provvedere alle dote delle cinque sorelle si adatta a ogni lavoro (autista, venditore di bibite, sacrestano, attacchino), ma pensa sempre alla focosa fidanzata che le famiglie non vogliono lasciargli sposare e che intralcia con la sua possessiva gelosia i tentativi del giovane (come quando lui si trasferisce in citta` a lavorare per una vedova che si e` ingraziato donando sangue al figlioletto); alla fine lei fugge di casa e lui se la prende senza dote ma i compaesani si stringono attorno a loro. I due spensierati amanti (progenitori degli allegri popolani di Pane amore e fantasia) non si arrendono davanti alla poverta` e alla fine conquistano l'approvazione dell'intero paese; l'idillio rustico trasforma la tragedia cronica dei disoccupati in un gioco d'astuzia, il bozzettismo (vedi il padre di lei, fabbricante di fuochi d'artificio, o la vedova padrona del cinema) edulcora la dura vita nelle campagne meridionali.

Dopo una virtuosistica e neorealistica riduzione di Romeo e Giulietta (1954), I sogni nel cassetto (1957) affronta per la terza volta consecutiva il tema di un amore contrastato, questa volta fra due studenti, e delle illusioni giovanili (lei morira` di parto proprio quando la laurea ha procurato a lui un posto di medico di paese).

Due opere di intenti sociali segnarono un provvisorio ritorno alle tematiche neorealiste. Nella citta` l'inferno (1959) e` un film interpretato da sole donne e ambientato in carcere femminile, con la Magnani nella parte di una donna esperta e disillusa. Il brigante (1961) e` un giovane accusato per errore di omicidio, che si da alla latitanza finche` la sua innocenza non viene riconosciuta; quando un anno dopo si ritrova a capeggiare le lotte dei contadini, la vecchia accusa viene rispolverata e il giovane deve darsi di nuovo alla macchia; i suoi nemici gli ammazzarono pero` la fidanzata e lui torna in paese per vendicarla, sparando all'impazzata contro i carabinieri, e cercando la morte.

In seguito Castellani si e` segnalato piuttosto come valido biografo televisivo (Leonardo e Verdi), con Kolossal multinazionali che gli hanno consentito di sfoderare tutto il suo virtuosismo.


Alberto Lattuada

L'accanito cinefilo milanese Alberto Lattuada esordi` come sceneggiatore nel 1940 all'interno della corrente dei calligrafi e nella stessa direzione si inseri` con le prime due regie, entrambe letterarie e moraleggianti. Con Il bandito (1946) si converti` al neo-realismo: la storia di un reduce che diventa un ricercato dopo aver ucciso l'assassino della sorella, che si unisce a una banda di rapinatori e muore in un conflitto a fuoco con la polizia, era l'occasione per guardare la realta` del dopo guerra. Senza pieta` (1948), un film noir molto pessimista che accomunava in una tragica ineluttabile sorte un negro disertore e una ricercata costretta a prostituirsi, rinnega parte di quei propositi, e Il mulino del Po (1949, da Bacchelli) deviava verso l'epopea contadina con una concezione dello spettacolo cinematografico che rimandava piuttosto all'epica sovietica e al western hollywoodiano. Tocco` il vertice di un suo personale realismo poetico con il satirico Il cappotto (1952, da Gogol) e con il ...iniano Luci del varieta` (1951). Stilista accurato e narratore ordinato, Lattuada continuo` a tratteggiare vicende borghesi con un realismo nel quale immise a dosi crescenti un erotismo ignoto agli altri neorealisti, anticipato da Anna (1951), ballerina per la quale uno spasimante ammazza il rivale e che per penitenza si fa suora, che porta a drammatiche e morbose tensioni in La lupa (1953, da Verga), a imbarazzate ipocrisie in La spiaggia (1953), commedia storica che colloca una prostituta con prole in mezzo alle signore per bene di una spiaggia alla moda, a delicate notazioni psicologiche sull'adolescenza in Guendalina (1937).

L'eros borghese e la psicologia adolescenziale impregnano cosi` I dolci inganni(1960), storia di una ragazza turbata da situazioni ambigue e dai discorsi dei compagni, che si innamorata di un uomo di mezza eta` e, dopo molta reticenza gli si concede, e Lettere di una novizia (1960, da giovane), ripropone una situazione de rivalita` sessuale fra madre ferina e figlia impotente. Nel torbido e nel conturbante, Lattuada trova la sua misura. Il suo classicismo approda a un cinema di sottile introspezione.

Questa strada viene pero` interrotta da una inopinata revisione tematica in favore di una maggiore spettacolarita`, anche se ammantata di intenti moralistici. Per esempio Il mafioso (1963) e` Sordi nei panni di un onesto emigrato siciliano in vacanza nel paese natio che viene costretto dalla mafia a uccidere un uomo a New York, dopodiche` nello spazio di poche ore si ritrova a casa senza che nessuno sospetti nulla. Fraulein doktor (1969) e` una efferata spia tedesca della grande guerra, morfinomane e amante appassionata di un agente nemico che, dopo aver portato a termine diverse brillanti imprese, finisce per impazzire. Sono stato io (1973) e` la storia di un mitomane che si confessa colpevole di un omicidio soltanto per comparire sulle prime pagine dei giornali, ma la morte dell'uomo che dovrebbe discolparlo lo condanna davvero al carcere e per di piu` il caso viene presto dimenticato da tutti.

Se l'erotismo gli prende nel grottesco Le faro` da Padre (1974), dove uno speculatore sposa una adolescente minorata per appropiarsi di un terreno e poi scopre i piaceri del sesso proibito, e nel picaresco Oh Serafina (1976), favola bozzettiana dove un giovane candido e ingenuo, internato in manicomio dalla moglie erotomane, parte su un carro tirato dai buoi in campagna di un ereditiera reduce da molteplici deludenti esperienze familiari e sessuali alla ricerca dello stato di natura (quasi una parodia del Toto` di Miracolo a Milano), Lattuada e` anche saltuario autori di pregevoli riduzioni di classici narrativi sovietici (secondo una consuetudine inaugurata dal Cappotto), fra i quali impeccabili La steppa (da Cechov) e Cuor di cane (da Bulganov). Il classicismo e l'indole fantastica del regista si dispiegano qui con maggior cura e attenzione psicologica.

Il cinema letterario e pittorico del regista, pagano e libertino per eccellenza, tenta una sintesi conclusiva allo scadere degli anni settanta con Cosi` come sei (1978) e La cicala (1980). Nel primo una ninfetta seduce un padre di famiglia che probabilmente e` il suo vero genitore e, nonostante il terribile sospetto, i due mandano al diavolo amici (Lei) e famiglia (lui) per godersi una vacanza d'amore. Il secondo comincia dall'incontro fra una candida ninfomane (che va a confessarsi seminuda) e una soubrette decaduta; un barista di mezza eta` decide di sposare la seconda e assume anche la prima, per di piu` deve accogliere anche la figliastra adolescente appena uscita dal collegio. Mentre la madre esaudisce il marito a forza di amplessi e i camionisti avventori del bar vanno in delirio o per l'una o per l'altra delle tre, la verginella si smalizia alla svelta e cerca persino di prendere il posto della madre (ancora una volta si riaffaccia il tema della gelosia fra madre e figlia). Si scatena la violenza con feriti e morti e una suicida: la madre, che corona cosi` la sua decadenza. Lattuada concentra l'azione in una specie di isola per vagabondi, maschi e femmine, che ricercano la propria identita` nel sesso. Il dramma popolare si trasforma in una rappresentazione alla ... del grottesco.

Lattuada stesso definisce "fotoromanzo" la sintesi di semplicita` narrativa, temi popolari e letterarieta`. Le note piu` positive che emergono da questa sintesi sono il virtuosismo (quello che una volta si chiamava calligrafismo) e il senso borghese. Il primo, cromaticamente impressionista, stilisticamente liberty, e spiritualmente dannunziano, e` anacronistico ma unico. Il secondo, condensato nei vezzi voyeuristici che lo spingono a scoprire sempre nuove e bellissime debuttanti da spogliare propone, da un lato, una galleria di femminilita` voraci, disposti all'odio piu` feroce per soddisfare i propri bisogni inconsci, e dall'altro, senilita` terrorizzate il cui bisogno inconscio consiste in una illusione di giovinezza, illusione che puo` venire soltanto da un confronto con la verginita` in fiore.


Anna Magnani

La romana Anna Magnani fu negli anni trenta una delle colonne degli spettacoli di varieta` della capitale, cantante e attrice in mezzo ai tanti commedianti che divertivano il pubblico meno abbiente nelle sale scalcinate dei quartieri piu` popolari. Formatasi a, quella scuola di avventurieri e di talenti naturali del teatro, ebbe modo di mettere in luce le sue doti di recitazione tesa appassionata, da vera popolana, emergendo gia` allora a simbolo positivo dei ceti poveri, quelli abituati da sempre a sopravvivere "arrangiandosi" e a sopportare con rassegnazione i rovesci del destino, ma capaci anche di strenue, improbe, coraggiose risoluzioni.

A partire dal 1939 mise il suo temperamento al servizio del cinema, in particolare a fianco dell'altro attore romano per eccellenza, Aldo Fabrizi (per esempio in Campo di fiori, di Bonnard, lei umile onesta laboriosa affettuosa e apprensiva zitella, lui vanitoso cuor d'oro che si prende una cotta per una raffinata cittadina ma che alla fine capisce dove sta il vero sentimento). Alla liberazione di Roma venne coinvolta da Rossellini nel progetto impossibile di fare un film senza mezzi, con il modesto finanziamento di una contessa che vuol commemorare un sacerdote torturato e trucidato dai nazisti; il soggetto venne ricavato da articoli di giornale e da ricordi di fatti realmente avventi in quegli anni. Mentre Rossellini cerca disperatamente soldi, vendendo tutto il vendibile e persino adescando un pastore arricchito o un commerciante di stoffe, i divi strapagati Magnani e Fabrizi si adattano al clima d'improvvisazione e, scesi dal loro piedistallo, si appassionano a quell'impresa che prende forma giorno dopo giorno sotto i loro occhi, senza un piano prestabilito, seguendo le bizze del destino che impedisce certe cose (il clima e` ancora quello bellico) ma ne favorisce altre (la scenografia e` di Roma cosi` com'e`), senza la possibilita` di provare prima le scene perche` la pellicola scarseggia, e utilizzando come popolani dei popolani dei quartieri, e come tedeschi dai tedeschi presi dal campo di prigionia americano. L'emotiva Magnani trova in questa cornice naturale la sua dimensione ideale, abbandona le arie da diva anni venti, vestita da cenci, con le occhiaie fonde, la parlata dialettale, crea il prototipo della diva italiana del dopoguerra, capace di sorrisi celestiali ma anche di risate viscerali, di sfasci morali e di collere veementi. Tanta sofferta interpretazione lancio` il volto "umano" e commovente della Magnani in tutto il mondo. La stessa corda, toccata in L'onorevole Angelina (1947, Zampa) e Bellissima (1961, Visconti), confermo` le sue straordinarie qualita` drammatiche, mentre un infelice vita privata mitizzava la donna agli occhi delle connazionali.


Roberto Rossellini
Luchino Visconti
Luigi Zampa

L'adesione al neorealismo dell'ex commediografo Luigi Zampa avvenne con un bozzetto umoristico ed umanitario Vivere in pace (1946) (una famiglia nasconde un soldato negro ferito e quando il gerarca tedesco lo scopre riescono a fargli credere che la guerra sia finita, persino con celebrazioni in paese; appena l'equivoco viene chiarito, devono scappare e finiscono sotto i colpi di una pattuglia tedesca), ambientato durante l'occupazione in un villaggio montano, mentre con il pamphlet civile, populista e pittoresco, a lieto fine L'onorevole Angelina (1947), storia di una popolana (la Magnani) che guida i miserabili del suo rione alla ribellione contro gli speculatori edilizi, Zampa opto` subito per la commedia. Anni difficili (1948) sposto` il baricentro verso la polemica e la satira (un impiegatulo deve iscriversi al partito fascista per non perdere il posto, ma caduto il regime viene licenziato proprio per essersi tesserato, e proprio dal superiore che lo aveva costretto) e inauguro` la proficua collaborazione fra il regista e lo scrittore Vitaliano Brancati. Dopo la parentesi favolistica del zavattiniano E` piu` facile che un cammello (1949), risurrezione di un avido ricco che deve compiere la buona azione necessaria per evitare le pene dell'inferno, la corruzione del regime democristiano e` l'oggetto anche del piu` rigoroso Processo alla citta` (1952), film giudiziario nel quale l'investigatore, seguendo le tracce di una associazione mafiosa, risale ad insospettabili collusioni politiche (non a caso, sceneggiatore Rosi).

Il secondo atto della trilogia comico-grottesca di Brancati, Anni facili (1953, storia di un emigrato siciliano che con l'onesta` non ottiene nulla, anzi, perde il posto, e appena prova a rubare finisce in galera) e` un'altra pungente satira dei vizi italiani del dopoguerra: la corruzione cliente barista dei burocrati romani e i rigurgiti mafioso-fascisti.

Conclude il trittico L'arte di arrangiarsi (1954), con Sordi mattatore nella proverbiale parte dell'italiano piccolo borghese, arrampicatore nato, che passa indenne attraverso fascismo, guerra e repubblica grazie alle dote di "arrangiarsi". Anche dopo la morte di Brancati il film di Zampa si sono mantenuti entro il filone d'impegno civile senza rinunciare all'humour di fondo, un genere preparato da Anni ruggenti(1962), in cui Manfredi (sulla falsariga del Revisore di Gogol) viene inviato con innocui compiti in un paese del Meridione ma, scambiato per un gerarca si trova al centro dell'attenzione sproporzionata di terrorizzati imbroglioni e speculatori, che culmina in duecentesche (...) commedie all'italiana per Sordi e pullulante di macchiette grottesche, soprattutto Il medico della mutua (1968, dottore arrampicante che eredita i mutuati di un collega deceduto seducendone la vedova) e Bello onesto emigrato Australia (1971, un operaio epilettico bisognoso di compagnia che sposa per corrispondenza una prostituta romana, anche se si sono ingannati a vicenda nel paradiso australiano, smascherato come meta` inferno materiale (la foresta tropicale in cui gli emigrati hanno perso la salute per costruire la strada) e morale (l'organizzatissimo quartiere delle prostitute); sono due esseri soli, due falliti bisognosi di una casa; lui e` patetico e comico nella sua timidezza e goffaggine, ma non meno lo e` lei, che pensava di aver trovato sicurezza e tranquillita`: una baracca nel deserto e` la sua nuova casa. (...farse centrate sull'arte di arrangiarsi...)

....???? e che parallelamente si avvantaggia di alcune prove drammatiche sulla falsariga di Processo a una citta`: da Una questione d'onore (1966) a Gente di rispetto (1979).


Giuseppe De Santis

Dopo un'attivita` di critico (censurava allora i generi in voga canzonettistico, melodrammatico e farsesco, ma anche il calligrafismo, secondo un'estetica anti-commerciale e anti-formalista) e sceneggiatore (Ossessione di Visconti e Il sole sorge ancora di Vergano), Giuseppe De Santis diresse fra il 1947 e 1951 quattro importanti film neorealisti. Caccia tragica (1948) e` la storia di un reduce disoccupato della Padana che si da` al banditismo, aizzato da un'amante spietata (Mangano), secondo i moduli classici del feuilleton, riscattati dal ritmo incalzante, dall'afflato epico e dal gusto populistico, un incrocio fra la ballata del cantastorie e il fotoromanzo, uno stile narrativo robusto e popolaresco ed al tempo stesso acuto e moralistico (quasi didascalico) che si affianca al coevo realismo socialista (la trascendenza dal particolare all'universale).

Riso amaro (1949) e` un film-inchiesta sulle mondine mediato dal gangster hollywoodiano e di nuovo dal feuilleton romantico: un ladro e la sua complice si mescolano alle mondine e si innamorano, lui di una sognatrice (Mangano), e lei del suo fidanzato; ma la lavorante sognatrice sventa un piano dell'amante, lo uccide e infine si suicida. Non c'e` pace fra gli ulivi (1950) e` la "sacra rappresentazione" della Ciociaria che, vittima di un furto di pecore, non solo non riesce ad ottenere giustizia, ma si vede anche defraudare della sua donna e finisce in carcere e a quel punto evade per farsi giustizia da se`. Roma ore undici (1953, sceneggiato da Zavattini) trae lo spunto da un fatto di cronaca: crolla una scala affollata da centinaia di aspiranti dattilografe; sulla falsariga del film-inchesta ad episodi e del coro delle tragedie greche presentato un multiforme quadro sociale (una prostituta, la moglie di un disoccupato, una ragazza incinta, etc). In questo film De Santis, pur condizionato da un sentimentalismo spettacolare che gli valse peraltro trionfi internazionali, dimostro` una sincera attenzione per i problemi dell'immediato dopoguerra, dall'occupazione all'inserimento dei reduci, e per la condizione contadina. Sono film "stonati", nel senso che accavallano tre tono differenti: il tono alto, nobile e classico della tragedia greca, quello basso, rude e scarno della letteratura popolare, e quello medio, leggero e frivolo del varieta`. Un marito per Anna Zaccheo (1953), e` una sceneggiata napoletana strappalacrime: lei, fidanzata a un marinaio, viene sedotta da un signore, tenta di suicidarsi, non ottiene il perdono dal marinaio, viene allontanata dalla famiglia, piccolo borghese e bigotta, si ritrova completamente sola. All'ambiente contadino dedico` anche Una strada lunga un anno (1958) vita corale di un villaggio jugoslavo; ma la sua stella si offusco` seguendo la decadenza del genere neorealista. Incapace di rinnovarsi, cerco` invano di convertirsi all'epopea storica con Italiani brava gente (1964), sulla disfatta degli italiani al fronte russo, e al grottesco satirico con Un apprezzato professionista (1972), ascesa di un criminale di provincia che, ricattato da un disoccupato, accetta di mantenerne vita natural durante la famiglia perche` lui sconti una condanna al carcere in vece sua.

L'originale tentativo di rendere spettacolare l'ambiente contadino, cioe` di fondere il paesaggio italiano del dopoguerra e la mitologia hollywoodiana, o, detto altrimenti, di unificare il coro "egualitario" della tragedia neorealista e il cast di divi dello show americano, la pin-up e la dama del popolo, o ancora di identificare il documentarismo e romanzesco, e` il primo passo verso la definizione di un cinema nazionale di attualita` e di costume (il secondo passo lo compiranno quei registi talmente a corto di sovvenzioni da dover tagliare i ponti anche con lo stile di produzione hollywoodiano). Il senso proletario delle dive di De Santis, nelle sue cento trasformazioni (ladra, cinica, sedotta, fatale) sempre procace e malizioso, onesto e naturale, austero e gioioso, rappresenta l'intera tradizione contadina (e conia incidentalmente il cliche` della nuova diva italiana). Il paesaggio e` la cornice scenografica della rappresentazione. Paesaggio, eros e coro sono gli elementi di una sorta di rituale antropologico (si pensi ai cerimoniali della comunita` contadina, dedicati alla terra o ispirati dal lavoro collettivo).


Esistenzialismo indiano

(La scuola di Calcutta)

All'inizio del secolo la tumultuosa colonia britannica delle Indie Orientali (Pakistan, India, Ceylon, Bangladesh, Birmania) era in piena espansione economica grazie agli ingenti investimenti stranieri (ferrovie e piantagioni), ma l'innocua distribuzione della ricchezza nazionale, i tradizionali pregiudizi di casta e la sovrappopolazione delle terre fertili erano causa di miseria, arretratezza sociale e analfabetismo. Il Movimento Nazionalista, formatosi nei college di ispirazione anglosassone, rivendicava riforme interne e fomentava boicottaggi e attentati. Alla fine della Guerra Mondiale, Gandhi lancia la prima campagna della Iatyagraha (resistenza passiva) per protestare contro il monopolio inglese; durante due decenni di lotte pacifiche, la colonia viene poco a poco smembrata, ma Gandhi riesce a piegare ripetutamente gli inglesi, estorcendo una riforma dopo l'altra, finche` nel 1042 intima loro di andarsene. L'indipendenza pero`, conseguita cinque anni dopo, apre le porte al fanatismo religioso e agli scontri di massa fra indu` e mussulmani, culminati nell'assassinio del leader. I grossi problemi interni (fame, disoccupazione, arretratezza, sovrappopolazione) ed esterni (guerra con la Cina del 59 e con il Pakistan del 65) vengono fronteggiati con affanno dai governi di Nehru e di Indira Gandhi, che cercano comunque una collocazione terzomondista per il loro immenso e fragile paese. Il cinema arriva con gli agenti dei fratelli Lumiere e trova subito un terreno fertile. Ben presto anzi il film cessarono di essere rivolti esclusivamente agli agenti europei e si senti` l'esigenza di cominciare a produrre in loco pellicole dirette alla borghesia indigena. Nonostante la carenze tecniche, Bombay divenne subito grosso centro cinematografico (all'avvento del sonoro sfornava una quarantina di film all'anno). Poco alla volta si affermarono altri due poli; Calcutta, dedita alla leggende folcloristiche sovente pregne di scene violente, e Madras, sede di un'industria piu` modesta e piu` liricheggiante. Fra queste tre citta` e altri centri minori vengono prodotti oltre trecento film all'anno in ventidue lingue diverse. L'immensa produzione (la maggiore del mondo) viene quasi totalmente assorbita all'interno ed e` oggetto di un vero consumo di massa. Dal punto di vista tecnico l'India si e` costantemente tenuta aggiornata sulle novita` occidentali, fino a dotarsi anzi di strutture di formazione e di diffusione d'avanguardia. Ma alla imponente quantita` (ottocento film nel 1981) non ha fatto riscontro un'adeguata qualita`. Fin dall'avvento del sonoro i film musicali legati in qualche modo alla tradizione e al mondo rurale hanno rappresentato il genere commerciale per eccellenza, seguiti dal melodramma e dalla commedia. Nel dopoguerra un vivace dibattito culturale ha ingenerato una corrente realista propensa a documentare la realta` sociale dell'India contemporanea e le contraddizioni del processo urbanizzazione: molti film degli anni sessanta e settanta mescolano religione, sesso e psicologia: personalita` conturbanti invasate di misticismo, donne condannate ad essere vittime delle contraddizioni sociali (prostituzione o suicidio), predicazione di vangeli apocrifi.

Storia della scuola bengali: la piu` occidentale, la piu` politica e la piu` realista: Barua, Rose (1930), Roy (1940), Ray (1950). Sen (1960), Ghatak (1970)


Kwaja Abbas (14) e Bimal Roy

Negli anni 40 si e` fatto promotore di attivita` agit-prop: drammi e balletti rappresentati da compagnie itineranti; analogamente i suoi film sono opere a tesi, in particolare sull'ambiente rurale Dharti ke lal (1946, sulla tremenda carestia che uccise in quegli anni popolazioni intere).

Bimal Roy e` il maggior esponente della scuola di Calcutta degli anni Quaranta; il suo cinema concilia alla Barua lo spettacolo di massa e l'impegno sociale. Attento al rinnovamento occidentale del dopoguerra, diresse Do bigha zamin (1953), storia di un contadino che, rovinato da un possidente, emigra a Calcutta e si riduce a vivere in una stamberga e a fare il conducente di riscio`, vicenda melodrammatica ossequiosa del genere tradizionale (patetico, musicale, romanzesco) ma al tempo stesso attenta a cogliere l'essenza della vita nei quartieri popolari della citta`, l'arretratezza sociale delle campagne e lo sbandamento dell'uomo della campagna a contatto con il mondo cittadino; le peripezie del pover'uomo che lotta disperatamente per mantenere la propria famiglia ricordavano quelle del disoccupato di Ladri di bicicletta. Al mitico tradizionale (Madhumati, 58, storia della reincarnazione di un amore perduto) e al neorealismo indiano, Roy presta alternativamente attenzione.


Dhundicaj Phalke (19870) e V. Shantaram (0)

Dopo aver studiato e praticato cinema in Europa realizzo` 500 pellicole in patria nel giro di vent'anni: Ganga Vataram il suo unico sonoro. Shantaram, gia` affermato uomo di teatro, e` stato uno dei maggiori animatori del cinema indiano ante-bellico; si e` alternato al convenzionale genere musicale, tanto in teatro quanto in cinema la cui eroina forma pirati-femmine per combattere gli abusi maschili (Amar Syoti, 36, e Ihakimtala, 43) e al film di impegno sociale: Dunga no mane (1937), dove un'eroina si ribella a un matrimonio con un vecchio vedovo Padosi (1938); il melodrammatico Do anchen barah hat (1958) dimostra il suo attaccamento alla tradizione mitica.


Pramatesh Bdena (03) e Debaki Bose (19858))

Reduce dall'Europa, fondo` la scuola di Calcutta che mitigo` la tendenza melodrammatica del film indiano in opere piu` rigorose come Devdas (1935), antesignane del cinema sociale.

Il suo migliore discepolo, Debaki Bose, apostata del folclore bengali, diresse sotto la sua produzione Aparadhi (1931), uno dei migliori film del decennio, e Puran Baghat (1933), primo musical d'azione indiano.


Raj Kapoor (1924) e Mrinal Sen (1923)

Ray Kapoor rappresento` negli anni Cinquanta il lato spettacolare del neorealismo indiano. Produttore, regista e attore, Kapoor ha imposto la macchietta commovente e umoristica di un Chapliniano omino vagabondo; ispirandosi alle superproduzioni hollywoodiane per le coreografie fastose (Awara(?), 53, tre ore di sketch onirici e balletti rutilanti), attorno alla vicenda di un miserabile costretto dall'ingiustizia sociale a rubare), si e` barcamenato tanto nel genere comico (Shree, 420, 51), copia del tramp di Chaplin quanto in quello tragico (Jagtee raho, 57, storia di un barbone che vaga nei lussuosi appartamenti di un palazzo alla ricerca di un po' d'acqua).

Tipico regista cosmopolita di Bombay, ha messo in scena la prostituzione e il crimine dei quartieri popolari, conservando il tradizionale impianto melodrammatico ma sostituendo agli eroi degli uomini di tutti i giorni.

Mrinal Sen, esponente dalla scuola bengalese, dopo aver illustrato la crisi del passaggio dalla civilta` rurale a quella urbana con Baishe Ihravana (1960, storia del fallimento di un emigrato), approda con Akash Kusum (1965, storia di un arrampicatore sociale di origini piccolo borghesi) al dramma urbano, non alieno da spunti critici e svolto prevalentemente in umili interni. Man mano che cresceva il suo impegno politico, i suoi film venivano indagando la disoccupazione, le lotte operaie, la contestazione studentesca, conservando comunque l'ambientazione nella citta` tumultuosa e miserabile di Calcutta.

Oha Oorie Katha (1977): un attore nichilista, bestiale e pazzo, rifiuta i meccanismi dello sfruttamento, ma cade nella rete del crimine, malvagita` come ribellione totale; specula persino sulla morte di parto della nuora (con i soldi della colletta si ubriacano lui e il figlio); perverso, cinico, repellente, inumano: violenza e sesso sono il prodotto della societa` capitalistica.

Ekdin pratidin (1980) in una vecchia casa di un quartiere piccolo borghese di Calcutta vive un pensionato con i suoi cinque figli; a mantenere la famiglia e` la figlia maggiore, che una sera, rientrando tardi a casa, si espone allo scandalo pubblico; vizi pregiudizi e ipocrisie di una piccola borghesia anacronistica. Kharis (1983) e` un'inchiesta sulla borghesia indiana centrata sulla morte per asfissia di un servo. Khandar (1984), affresco psicologico della decadenza senile: una vecchia inferma vive con la figlia che l'accudisce amorevolmente in una casa padronale cadente, sperando di far sposare un giorno la figlia con un cugino; la ragazza sa che il cugino si e` gia` sposato, ma, per evitare di darle un dispiacere, chiede a un visitatore di posare da promesso sposo; quando pero` la vecchia scopre la verita` fra le due si spezza il rapporto durato tanti anni e soltanto quando gli estranei se ne vanno nella casa torna la quiete.


Mrinal Sen

"Genesis" (1986) apologo


Kamal Amrohi (1918) diresse Pakeezah (1971), uno dei capolavori del cinema Indiano.
Ritwick Ghatak (1925)

L'impegno ideologico rasentato da Abbas e Ien e` esplicito nel cinema di Ghatak, marxista bengalese che ha dedicato molta attenzione al dramma del popolo bengalese orientale: l'avventura picaresca del tassista di Ajantrik (1958) con la sua auto "umana" attraverso la tormentata regione sino alla morte della vettura compagna, fornisce un quadro umano e sociale di vaste proporzioni, sostenuto da immagini suggestive e da una robusta narrazione di stile tradizionale. Al periodo piu` politico appartiene Baritheke paliye (1959) avventura fiabesca di un ragazzo fuggito di casa, Komal Gandhar (1961), dedicato alle compagnie teatrali d'avanguardia, che affronta i problemi dell'educazione sociale del popolo e del ruolo dell'arte; Meghe Dhaka Tara/ Cloud-Capped Star (1960), uno dei capolavori del cinema Indiano tutto, commovente storia di una ragazza che si sacrifica per la famiglia, fino a morirne di tisi (e va a morire sola sull'Himalaya) proprio quando e` arrivato il benessere. Magarik (1953) la decadenza di una famiglia piccolo-borghese Subarnarekha (1962): un giovane ritrova la sorella in una casa squillo dove lei si uccide di vergogna.


Basu Bhattacharya (1936)

Bengalese di lingua indu` che fonde Antonioni, Borzage e Bergman in un cinema dedicato alla crisi della coppia; l'intimismo da fotoromanzo svia dai temi piu` seri a favore di prodotti commerciali.


Mani Kaul (1942)

Grammatica bressoniana, filosofia indu`, radicata letterarieta` dei soggetti, infondono un vigore polemico nei confronti della tradizione nei suoi ritratti di donna. Uski roti (1970) un autista d'autobus passa la settimana a gozzovigliare in citta` e una notte sola a casa, dove la moglie lo aspetta. Duvidha (1973) leggenda popolare.


Basu Chatterji (1930)

Il cinema d'ambiente di Chatterji e` un compromesso fra le produzioni commerciali e le istanze "verita`" della nouvelle vague; i suoi film sono girati per le strade e affrontano i problemi quotidiani; ironico e sentimentale, leggero e scanzonato, scade sovente nel fumetto, e ripropone in genere la commedia leggera e al musical in versione hindi.


Kasinadhuni Viswanath

Lingua telegu. Miticismo, musica, melodramma, critica sociale si compenetrano in Sankarabharanam (1979), sontuoso itinerario turistico che propone la ridicola /sublime parabola di una giovane danzatrice invaghita di un cantore di raga: venduta dai genitori, viene violentata dal suo padrone, lo uccide, viene emarginata dalla gente, fugge dal maestro per non comprometterlo; l'avvento della musica di consumo manda pero` in disgrazia anche lui; muoiono insieme in miseria; cinema totalizzante, delirio dell'immaginario, anche se squilibrato.


Buddhadeb Dasgupta

Poeta bengali, politicizzato.

Grihayudda (1980) un sindacalista scampato a un attentato abbandona la missione che si era proposto di portare a termine (scoprire l'autore di un assassinio politico) e si ritira a Bombay.


Ramdas Phutane
Marathi.

Conflitto fra progresso e tradizioni in Sarvasakshi, (1979) storia alla realismo socialista di un maestro e uno stregone acerrimi nemici.


Shyam Benegal
Telegu. Giovane bramino preda della libido e del fanatismo in Anugraham (1977); Sunoon (1978), Kolossal patriottico e melodrammatico; Mandi (1983) musical ambientato in un casino` riviale, psicologico, misticismo, sesso. Ankur (1974) conflitto citta` campagna; Manthan (1976) didascalico sullo sfruttamento contadino; Bhumiko (1977) musical su una diva.
Tavun Magumdar
Bengali.

Dadar kirti (1980) musical-farsa aneddoto: un adolescente docile e ingenuo (Cristo?)


Aravindan

..sthappan (1980) malayalam religioso, psicologico.


Naragana
Telegu.

Kim..jaman (1979) un intoccabile stupra una bambina e lei si suicida; religione, sesso, psicologia.


Iapan Sinha
Ksudita Pashan (1960) acuta morbosa introspezione: un giovane vaga per le stanze di un antico palazzo deserto alla ricerca del proprio passato e della propria identita`; Kafka e Freud.

Rabindra Dharmaraj
Chakra (1981) in una bidonville di Bombay disoccupati, contrabbandieri, prostitute lottano per sopravvivere.

Aparna Sen

Chowringhee lane (1982), la solitudine di un'anziana zitella che ha passato la vita ad insegnare e che si consola aiutando una coppia di amanti.


Guru Dutt

Il suo stile fonde musical, commedia, comico, melodramma Pyaasi (1957) conflitto fra oriente e occidente con un poeta acclamato dal popolo; Kaagaz Kephool (1959) un regista si suicida, morto suicida nel 65.


Satyajit Ray

Neorealismo, esistenzialismo e surrealismo spagnolo

Grottesco macabro...

Bunuel""0"(....??)

De Orduna ""7"(....??)

Saenz"""11"(....??)

Lucia"

Gil 13 (....??)

Nieves 15 (....??)

Berlanga 21 (....??)

Bardem 22 (....??)

 

La guerra ispano-americana del 1898 aveva sancito la decadenza della gloriosa Spagna ed aveva aperto le porte a una generazione di intellettuali critici nei confronti dell'aristocrazia e della Chiesa (la generazione (...) del 98 appunto). La Spagna soffri` nel primo dopoguerra di una cronica instabilita` politica: la monarchia costituzionale aveva perso il controllo della situazione, i governi si succedevano a ritmi semestrali, la Catalogna anelava all'indipendenza, le colonie marocchine erano in rivolta. Ma sopra ogni altra cosa la crisi politica aveva una causa sociale: la contrapposizione fra i feudatari moderni, appoggiati dalla chiesa e dall'esercito, e la classe lavoratrice, tanto nelle campagne quanto nelle citta`. La dittatura militare instaurata nel 23 provoca dimostrazioni e alimenta la sovversione; nel 1931 essa deve accettare elezioni democratiche, che portano al potere i repubblicani, sostenuti dalla borghesia liberale, dalle classi lavoratrici e da larga parte degli intellettuali, e osteggiati invece dalle destre, dai leninisti e dagli anarchici. Nei cinque anni successivi la neonata repubblica attraversa un periodo assai travagliato, finche` nel 1936 le nuove elezioni danno la maggioranza al Fronte Popolare costituito da repubblicani, socialisti, comunisti anarchici. Il generale Francisco Franco capeggia una rivolta militare alla quale si uniscono monarchici, cattolici e fascisti; gli insorti ricevono aiuti militari da Italia e Germania, mentre (1960.000) volontari accorrono da tutto il mondo in sostegno della resistenza. Per tre anni una feroce guerra civile dilania il paese (un milione di morti), ma 1939 Franco entra in Madrid e instaura la dittatura. Cervelli intellettuali abbandonano la Spagna, che cade in totale oscurantismo, coronato dall'adesione alla Nato (1955) e interrotto soltanto dai disordini studenteschi e dagli scioperi dei primi anni sessanta peraltro duramente repressi.

Il primo cinema spagnolo ha sede in Barcellona ed indulge nel colore locale (danzatrici e toreri). Madrid si allinea negli anni Venti, ma punta soprattutto sulle coproduzioni: Benito Perojo gira a Parigi i primi film di qualita`, Luis Bunuel segue Dali` in Francia. Con l'avvento del franchismo i pochi talenti (Bunuel in testa) sono costretti all'esilio. Proliferano i generi di regime: quello della "crociata" (esaltazione del franchismo) tipo l'agiografia di Raza, 42, di Jose` Saens, quello folcloristico (Goyescas, 42, di Perojo), e quello calligrafico (di ispirazione letteraria) inaugurato da El escandalo" di Jose` Saens. Nel dopoguerra si contrappongono l'epopea castigliana (romanzesca e tendenziosa esaltazione del passato storico), e il neorealismo La princesa de las ursinos di Luis Lucia, Alba de America, 51, di Juan de Prduna(...) La guerra de dios di Rafael Gil (1963).

In ogni caso la cinematografia spagnola esprime la mentalita` cattolico-borghese del ceto dominante. Grande scandalo nell'ambiente bigotto del cinema spagnolo suscito` percio` Iurcos (1951) di Jose` Nieves-Conde, cruda analisi della miseria dei sobborghi. Al neorealismo si ricollegano anche i due maggiori registi rimasti in patria, l'introspettivo Juan Barden e l'ironico Luis Berlanga.


Juan Bardem

Juan Bardem si diplomo` nel 1947 in cinematografia, in compagnia di Berlanga. Scrive per una rivista specializzata, milita nelle file dell'opposizione, e collabora con Berlanga ad alcuni progetti di sceneggiature. Nel 1951 l'amico ha la possibilita` di dirigerne uno, Mister Marshale, e pochi mesi dopo i due girano insieme Esa pareja felix, minuta analisi viscontiana del barrio suburbano, venata di umorismo nostrano. Dopo altre due commedie neorealiste, Comicos (1953), e Felices Pascuas (1954), Bardem diresse Muerte de un ciclista (1955), revisione dell'Antonioni di Cronaca di un amore: la crisi scoppiata tra due coniugi in seguito a un incidente nel quale hanno ucciso un operaio in bicicletta, che e` anche la crisi di coscienza dell'uomo, un industriale messo brutalmente di fronte al mondo dei lavoratori e degli studenti, e incapace di tollerare ancora la corruzione del proprio ambiente. Ai Vitelloni di Fellini si rifa` invece la tragicommedia provinciale di Calle mayor (1956): i giovani di buona famiglia non sanno come ingannare il tempo e allora imbastiscono uno scherzo ai danni di una zitella, una delle tante fanciulle pudiche e bigotte della Spagna ultra-cattolica. Bardem si distingue dall'originale per l'accurato intimismo: il giovane che si e` finto innamorato e` preda di una profonda crisi di coscienza che lo porta alle soglie del suicidio. La venganza (1957) indulge in sentimentalismi zavattiniani, mentre Las cinco de la tarde (1960) smitizza il mondo delle corride. Le pianos mecaniques (1964) e` vignettismo provinciale (la gestrice di un locale e i suoi spasimanti).

El puente (1976) e` la storia di una moderna don Quijote in motocicletta ed approccia ritmi narrativi piu` hollywoodiani.


Luis Berlanga

La tradizione picaresca, la morale cristiana, e l'indole anarchia, della Spagna antica e moderna confluiscono nell'opera di Luis Berlanga. Venuto dalla Fronda come Bardem, diresse il suo primo film, El circo, storia di un circo ambulante, in occasione della laurea in cinematografia (1947). Dopo alcune sceneggiature abortite, e dopo Esa pareja felix, realizza Bienvenido Mr. Marshall (1951), satira e grottesco in stile picaresco ambientato in un paesino di campagna che si mobilita per ricevere una rappresentanza americana, ma dopo il gran da fare gli ospiti passeranno senza neppure accorgersi dei preparativi. Scagliata la pietra Berlanga non ritira la mano; anzi si allea con lo scrittore Rafael Arcona, il maestro dello humour nero spagnolo: paradossi allestiti durante la loro collaborazione sono divertenti ma al tempo stesso mordaci e beffardi, aggrediscono gli aspetti piu` grotteschi della realta` sociale. Si comincia con i caustici popolani di Placido (1961) asta natalizia fra i ricchi per portarsi a casa uno dei poveri dell'ospizio, e si culmina nella parabola esistenziale di El verdugo (1963), storia tragicomica dell'iniziazione di un di un giovane innocuo (Nino Manfredi) da parte del vecchio boia di cui ha sposato la figlia al mestiere di famiglia (invano il giovane qualunquista e un po' vigliacco prega che non si verifichino piu` condanne capitali, anche lui dovra` un giorno confrontarsi con la realta`). ....ife size (1974) e` la storia di un dentista parigino che trascura moglie e amanti a favore di una bambola di gomma a grandezza naturale e che si dispera al tal punto quando il portiere gliela sottrae da impazzire e suicidarsi; impietosa disanima delle frustrazioni e della solitudine dell'uomo moderno.

La escopeta nacional (1977) approfitta della fine della dittatura per sfogarsi in un attacco totale contro i vizi di tutti i ceti, dagli operai ai nobili: durante una battuta di caccia un industriale cerca di corrompere un ministro usando tutte le sue arti, ma, quando ci e` quasi riuscito, giunge la notizia che il governo e` caduto, e bisogna ricominciare da capo con un altro ministro/cacciatore.

El patrimonio nacional (1981) narra di un vecchio marchese anti-franchista che puo` finalmente far ritorno a casa, ma scopre come i tempi siano cambiati (la moglie ha ormai i suoi amanti, il fisco vuol fargli pagare gli arretrati, il figlio e` un maniaco sessuale) e finisce per auto-adibirsi a pezzo da museo vivente per i turisti.

La vaquilla (1985) commedia corriva di grande successo.


Luis Bunuel