Satyajit Ray
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Nel 1990 Jean Renoir si trovava in India per girare The river e dalla selva umana di Calcutta vide uscire un pittore incuriosito, lo stesso personaggio che due anni prima, durante il suo apprendistato londinese presso una ditta di pubblicita`, aveva assiduamente frequentato i cinema di periferia entusiasmandosi a Ladri di biciclette: Satyajit Ray, malgrado i numerosi ostacoli che si frapponevano fra Ray e la sua ambizione, il giovane regista riusci` a realizzare, fra il 1952 e il 59, una trilogia di grande portata sociale e umana: Pather Panchali/ Song of the Road (1955), Aparajito/ The Unvanquished (1957), Apur Sansar/ The World of Apu (1959),

La vicenda ha inizio in un villaggio del Bengala, dove Apu e sua sorella crescono in condizioni di indigenza; l'infanzia di Apu e` turbata, oltre che della miseria, anche da due disgrazie: la morte della nonna, che lo aveva teneramente accudito, e quello della sorella perita durante un ciclone. I genitori decidono di trasferirsi a Benarn, ma il padre muore e la madre vorrebbe sistemare il figlio presso i religiosi; sennonche` Apu e` deciso a continuare gli studi: alla morte della madre rimasto solo al mondo emigra a Calcutta.

Ottiene la laurea, scrive romanzi, ma senza fortuna; durante un matrimonio si sostituisce allo sposo, impazzito; il grande amore che gli ispira la consorte viene stroncato dalla sua morte, mentre partorisce il primo figlio. Apu ripudia il neonato e prende a vagare per le citta` dell'India senza uno scopo per cui vivere; soltanto parecchi anni dopo, ritrovando il figlio, riacquista la voglia di vivere.

La trilogia nasce all'insegna di diverse influenze: "il cinema sovietico, per l'offlato epico-papulista, per l'antecedente di Maksim (Douskoj), per il naturalismo contadino alla Dovzenko; "il neorealismo, per l'adozione di interpreti contadini, per il lirismo, l'umanita`, la partecipazione alle tragedie quotidiane del popolo intermediazione di un 'infanzia innocente; "Flahertj e Renoir per la fusione di poesia e di verita`; "la poesia di Tagore, la cui dolente e temporale rassegnazione permea il solenne e fluente incedere dalla vita di Apu; "il melodramma e il musical indiano, sia pur piegati a schemi narrativi inusitati, e la scuola bengali, per la contesa rurale-urbano; "la tradizione mistica e contadina indu` (nelle scene dell'avvio al sacerdozio e del matrimonio); "la pittura paesaggistica e impressionistica per qualita` delle immagini.

Ray si rivela soprattutto fine psicologo e filosofo naif: l'educazione esistenziale di Apu, attraverso la catena di morti, culmina nella pazzia e in una nascita, e quando queste convergeranno riusciranno ad annullare tutte le atrocita` del passato. La crescita morale di Apu e` seguita con attenzione, dall'infanzia alla vecchiaia; stagione per stagione Ray sa discernere l'essenza del suo animo.

Parash Pathar/ The Philosopher's Stone (1958)

A parte alcune concessioni al cinema commerciale, l'opera di Ray si configura attraverso gli anni come una continua scoperta di nuovi meccanismi narrativi: il suo apporto al rinnovamento del cinema nazionale e` percio` determinante, nonostante la sua produzione non conti complessivamente molti titoli. Oltre a due omaggi al maestro Tagore e a due rievocazioni ottocentesche (il conversation piece Kanchenjungha, 1962, suo primo film a colori ambientato nelle montagne dell'Himalaya, e il period drama Charulata/ Lonely Wife, 1964, based on a Tagore tale, one woman's romantic and intellectual yearning at the turn of the century), fini ritratti psicologici (il corpus rayiano alle origini annovera anche due gioielli di introspezione psicologica: il film musicale Jalsaghar/ Music Room (1958), ritratto romantico e nostalgico di un nobile che si rovina per la passione della musica, degno degli apologhi di Chekhov, e il film religioso Devi/ The Goddess (1960, storia di una donna infatuata che si crede la dea Kali) e che viene distrutta dal fanatismo e dallo scetticismo che la obbligano a compiere un miracolo che non riesce; in entrambi il protagonista e` minato da una paranoia invasata e grottesca che converge inesorabilmente verso la follia.

Due film del decennio mostrano l'approdo femmista e moralista di questo psicologismo. In entrambi il tributo al personaggio femminile si chiude con una penitenza maschile e con un ottimistica riconciliazione all'insegna di un piu` equo rispetto reciproco.

The sprawling Teen Kanya/ Three Daughters (1961), based on three Tagore stories, contiene due commedie sociali che sono studi della maturazione di una bambina-donna. Kanchenjungha (1962) Mahanagar/ The Big City (1963), ritratto della borghesia e in particolare delle donne, dramma familiare Charulata/ The Lonely Wife (1964), one of his most poignant films, amore platonico fra una donna trascurata dal marito e il cugino intellettuale di questo alla fine del secolo scorso; tecnica spettacolare, visivamente e psicologicamente. Seemabaddha/ Company Limited (1971), un professionista fa carriera mentre la cognata venuta dalla campagna trova ripugnante la vita borghese. Ashani sahket (1973 sulla strage di fame del 1913 apre la serie dei film politici, perseguita con Iana Arahya (1975), sul conflitto morale di un onesto ridottosi a truffare.

Mahanagar/ The Big City (1963) e` uno studio del mondo del commercio di Calcutta attraverso una donna che vende macchine da cucire, e studio "Antonioniano" dell'incomunicabilita` fra il marito rassegnato alla tradizionale indigenza e la moglie che si emancipa per sollevare il tenore di vita della famiglia: quando lei diventa il centro economico della famiglia, superando le remore bigotte dei suoceri, lui avvilisce e si degrada a perdigiorno senza dignita` almeno finche` non scopre che la moglie mente agli amici e lo dipinge a loro come un laborioso industriale; con una impennata di orgoglio va a cercare lavoro nella ditta in cui lavora la moglie, proprio mentre lei si dimette per solidarieta` verso una collega licenziata; finalmente i coniugi possono vivere in armonia e cercare insieme un altro lavoro.

Seguirono quattro film commerciali: il noir Abhijan/ The Expedition (1962), la commedia romantica Nayak/ The Hero (1965), in which a cinema star meets a female journalist during a railway journey, Kapurush/ The Coward (1965) on a bizarre love triangle, and Mahapurush/ The Holy Man (1965), a satire of superstition.

Aranyer Din Ratri/ Days and Nights in the Forest (1970) costituisce un altro passo nella direzione del femminismo e dell'incomunicabilita`.

Le tre donne del film (la moglie dell'albergatore, la cameriera e la bella paesana) si confrontano con quattro impiegati di Calcutta in vacanza nella foresta; i maschi sfogano le loro personalita` frustate dal lavoro irreggimentato di tutti i giorni con un comportamento volgare e degradato prepotente e disgustoso; le femmine sono tutte affette da sofferenze reali: una sta morendo, un'altra ancora sotto shock per la morte della madre durante un incendio e per il suicidio del fratello, la terza viene sedotta e violentata; i quattro che si credevano onnipotenti nei confronti della societa` contadina grazie, al loro denaro cittadino, finiscono per essere redenti della dignita` e della moralita` delle tre donne. Da presuntuosi si riducono a umiliati e alla fine i due gruppi possono coesistere in piena armonia.

Goopy Gyne Bagha Byne/ Adventures of Goopy and Bagha (1968) e` un musical folkloristico.

Pratidwandi/ The Adversary (1970) began the Calcutta trilogy, followed by Seemabaddha/ Company Limited (1971), a satire of the greedy business world, and the black comedy Jana Aranya/ The Middleman (1975).

Sonar Kella/ The Golden Fortress (1974)

Shatranj Ke Khiladi/ The Chess Players (1977)

Joy Baba Felunath/ The Elephant God (1978)

Hirak Rajar Deshe/ The Kingdom of Diamonds (1980)

Pikoo (1981)

Sadgati/ Deliverance (1981)

Ghare Baire/ Home and the World (1984), adapted from a Rabindranath Tagore novel, is set in 1905, when the British decided to partition Bengal into a Hindu region and a Muslim region.

Ganashatru/ An Enemy of the People (1989)

Shakha Proshakha/ Branches of a Tree (1990)

Agantuk/ The Stranger (1991)

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