Franklin Schaffner
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

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Franklin Schaffner diresse il thriller fantascientifico e moralistico Planet Of The Apes (1968), riduzione del romanzo di Pierre Boulle, che e' l'archetipo del filone apocalittico in cui protagonista non e' un mostro, una civilta' aliena o un esploratore, ma la Terra dopo l'olocausto nucleare. E' il pretesto per una favola morale alla Swift che, le aberrazioni sociali delle scimmie, esamina le nostre e, attraverso l'indomita lotta per la liberta' del protagonista umano, fa l'apologia commossa della razza umana. Molte parti della trama si prestano a meditazioni sulla condizione umana e sulla responsabilita' del potere. Con questo film ha origine la fantascienza piu' disperata, che addita nella stessa natura umana la causa della distruzione: e' l'inizio della fantascienza matura, moralista. Un'astronave viaggia da diciotto mesi, equivalenti a duemila anni sulla Terra, con a bordo quattro astronauti (due bianchi, un negro e una donna) che riposano in stato di ibernazione. L'astronave precipita nel lago di un pianeta sconosciuto; la donna si e' dissolta per una fuga d'aria ma gli altri si salvano e si mettono in marcia attraveso il deserto. Scoprono la vita e un banco di umanoidi primitivi; non sono ancora riusciti ad ambientarsi che subito vengono travolti dagli avvenimenti: il suono delle ? annuncia l'arrivo delle scimmie a cavallo, gli umanoidi scappano in tutte le direzioni, braccati senza pieta'. E' una battuta di caccia in piena regola (reti, lacci, fosse, gabbie); i tre astronauti vengono scambiati per umanoidi qualsiasi , il negro ucciso e il capitano ferito alla gola e trasportato in citta'. Ha perso la voce a causa della ferita alla gola, ma viene curato dal veterinario, un giovane scienziato che rasentato l'eresia sostenendo che le scimmie furono precedute da un'altra civilta', e attira l'attenzione della psicologa che amoreggia con il veterinario, la quale intuisce dal suo sguardo che, a differenza degli altri umani, egli e' dotato di inelligenza. Comincia la disperata lotta del capitano per farsi capire. Non puo' parlare e soltanto scrivendo potrebbe comunicare: percio' ruba il taccuino alla psicologa e ci scrive sopra il suo nome. Gli mettono in cella una ragazza e lui le si affeziona, anche se lei, come tutti gli umani, non parla. Esasperato dalla cecita' delle autorita', tenta anche la fuga; ma e' braccato da un'intera citta'. Quando lo catturano riesce pero' ad inveire contro i suoi carcerieri: ha ritrovato la parola. La battaglia del veterinario e della psicologa finisce in tribunale, davanti al bigotto ministro della scienza, deciso ad ignorare qualsiasi prova e a far imbavagliare l'uomo affinche' non parli. Cosicche' i due scienziati progressisti vengono rinviati a giudizio per eresia e al capitano non solo non viene riconosciuto alcuno status speciale, ma anzi viene affidato in custodia proprio al suo principale persecutore. Per evitare la contrazione e l'epurazione al cervello (sorte toccata al compagno sopravvissuto) al capitano non resta che la fuga; organizzata dai suoi due protettori e dal nipote di lei, si trasforma in una fuga collettiva verso la "zona proibita", cioe' il deserto da dove il capitano e' arrivato e dove il veterinario conta di riprendere certi scavi archeologici. Il ministro della scienza pero' non si da' per vinto e li raggiunge alla caverna incriminata; invitato a constatare di persona le prove dell'esistenza di una civilta' piu' antica, accetta, ma nel frattempo i suoi uomini tendono una trappola che scatta nel momento stesso in cui fra i reperti si scopre una bambola umana parlante, prova inoppugnabile. Il capitano riesce a fuggire usando come ostaggio il savio, che gli confessa di aver sempre saputo e di essere depositario del segreto della distruzione della razza piu' antica; cio' nonostante, appena partiti l'uomo e la sua donna, da' ordine di far saltare la caverna e di arrestare i due eresiarchi: e' convinto di far bene nascondendo la verita' al suo popolo (la sua non e' fede preconcetta nelle Sacre Scritture, ma una scelta meditata, anche a costo di passare per gretto e reazionario). Il capitano e la bella cavalcano e cavalcano lungo la spiaggia, finche' giungono a una rovina semisommersa: e' la "Statua della Liberta'". Il pianeta delle scimmie non e' altro che la terra, distrutta dagli uomini stessi. Ha ragione il ministro a non volere che le scimmie conoscano la storia degli antichi umani, ha ragione a temere quella razza e a volerne lo sterminio completo: il pianeta non sara' al sicuro finche' un solo uomo vivra', portandosi dietro il suo istinto di odio e distruzione. Il capitano stesso maledice l'umanita' e piange nella sabbia.

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