Evald Schorm



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Kazdj den odvahu (1964) è il ritratto di un militante comunista in crisi perchè la ua ideologia lo tiene lontano dal mondo reale, che ha ormai compromessi gli ideali rivoluzionari con la pratica del benessere borghese. I suoi coetanei, meno impegnati di lui, hanno già fatta carriera e la ragazza glielo rinfaccia; ha per amici un giornalista e sua moglie, entrambi disponibili al compromesso; la crisi con la ragazza diventa definitiva quando lui ha un'avventura con un'altra. Sintomatico dello stato di confusione in cui vivono le giovani generazioni dell'Est, compresse fra il burocratismo socialista e le lusinghe del consumismo, il film è la diagnosi di una disperazione esistenziale, di un uomo che non sa più quale sia lo scopo della propria vita.

Navrat ztraceneko sjna (1966) riprende lo stesso tema di bilancio fallimentare: un uomo tenta il suicidio perchè non riesce più a sopportare il lavoro, la famiglia e gli amici, perchè non riesce ad essere una persona normale; salvato in extemis, cerca di guarire nelle varie cliniche in cui viene ricoverato, ma invano. Il tema del cinema di Schorm si precisa nell'antitesi fra la necessità di adeguarsi al resto della società per poter sopravvivere e l'incapacità di farlo di alcuni individui che vedono nella normalizzazione una sconfitta dei propri ideali.

Pet holek na krku (1967) è la storia di una ragazza, sensibile e generosa, che resta vittima di un intrigo ordito da false amiche e perde così il ragazzo che ama; impara allora ad essere più cinica e diffidente.

Fararuv konec (1969) è una farsa alla don Camillo in cui si fronteggiano un falso prete e un esponente politico, ma il finale drammatico, con il suicidio del buon prete che è stato smascherato, riporta al solito clima disperato.

Den sednj osma noc (1970) è un allucinante kafkiano apologo sull'invasione sovietica: gli abitanti di un villaggio sono contagiati dal timore per una minaccia che che sentono alle porte ma nessuno conosce, finchè si odono i rumori dei cingolati.