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Attivo fin dai tempi del liceo, Istvan Szabo esordisce nel lungometraggio con opere liriche
caustiche [Almodozasok kosa (1964) primo film d'autore: i sogni e gli entusiasmi di un gruppo di
ragazzi si schiantano contro una realtà meschina], soprattutto il secondo, Apa (1966),
parabola del culto della personalità: un ragazzo, che ha sempre conservato un ricordo eroico del
padre, eletto a protagonista della lotta contro il nazismo, scopre che anch'egli non fu altro che un povero
diavolo. Il film è un incrocio fra la rievocazione lirica alla Resnais e la critica allegorica dello
stalinismo.
Anche Szeralnus film (1970) è la doppia rilettura critica del passato storico ungherese e di un passato individuale, Szabo riconosce che ogni uomo è funzione dell'ambiente in cui vive (psicoanalisi e sociologia), ma lo esorta al tempo stesso a rianalizzare i miti dell'infanzia per capire la verità. Il parallelo storico è evidente. Tuzolto utca 25 (1973) acuisce i tratti caratteristici del suo cinema: l'ordine temporale si sgretola, la colonna sfruttata in tutta la sua gamma di possibilità (musiche, rumori, fuori campo, dialoghi, flussi di coscienza) la psicoanalisi, la regressione, l'autobiografia, l'ottica collettiva. Un vecchio quartiere di Budapest è in via di demolizione; in uno stabile vivono diverse famiglie; una notte l'afa tiene svegli gli inquilini, che cominciano a ricordare e a meditare: idilli e tragedie nazionali confluiscono in un disordinato cumulo di memorie, sogni, desideri, incubi. La memoria collettiva in tutte le sue prospettive: nostalgia, rimorso, vergogna, orgoglio etc. La Storia diventa un fatto privato, una folla di fatti privati. La metafora si fa scoperta nei Budapest mesek (1976): gli ostacoli al processo sociale sono rappresentati da un vecchio tram pieno di profughi che avanza lentamente. Bizalom (1979) affronta invece il tema della solitudine e dell'incomunicabilità attraverso la storia di un uomo e una donna che per sfuggire ai nazisti devono fingersi marito e moglie e convivere con fasi alterne di diffidenza e di solidarietà. Mephisto (1981) mette inscena il rapporto fra arte e potere. Back in Germany, Hendrik divorces and marries Barbara's best friend Nicoletta, an actress who, like him, has remained in Germany. When his old friend Otto disappears, he begs the prime minister, but he is treated like a slave. Lotte later tells him that Otto "committed suicide". Hendrik goes on to stage Hamlet, another wild success. The prime minister congratulates him and invites him to see his brand new stadium, and asks him to run to the middle. Hendrik is blinded by the lights and wonders what else they want from an actor. È anche una parabola che si applica a tutti i tempi, e in particolare a quelli in cui gli artisti dei Paesi socialisti devono adattarsi alle direttive di regime se vogliono avere una possibilità di successo. Redi ezredes (1984) racconta l'ascesa e la caduta di un servile e ambizioso ufficiale nella Vienna asburgica fino al suo suicidio. Hanussen (1988), saggio sulla guerra e sul nazismo. Il cinema di Szabo è un cinema a tesi, che analizza una problematica attraverso una metafora e propone un'opinione attraverso la morale finale. Il tema centrale è sempre la memoria, individuale e collettiva. |
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