Toto`
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BRAGAGLIA Animali pazzi '39 1.

Totò le mokò '49

47 morto che parla '51

PALERMI San Giovanni decollato '40 (parzialmente sceneggiato da Cesare Zavattini,) 2.

I Due Orfanelli '47 scritto da Steno e Agenore Incrocci e diretto da Mario Mattoli,;4.

Totò al Giro d'Italia '48 5.

Fifa e Arena '49 7.

I Pompieri di Viggiù '49

Totò Tarzan '50 10.

Totò Terzo Uomo '51

Un Turco Napoletano '53 (tratto da una commedia di Eduardo Scarpetta)

Il medico dei pazzi '54

Miseria e nobiltà '54 (tratto da una commedia di Eduardo Scarpetta)

Signori si nasce '60 (sceneggiato da Castellano e Pipolo, diretto da Mario Mattoli)

Totò sceicco '50 9.

MASTROCINQUE Totò all'Inferno '54 (diretto da Camillo Mastrocinque)

La Banda degli Onesti '56 (sceneggiato da Age & Scarpelli, diretto da Camillo Mastrocinque)

Totò, Peppino e la malafemmina '56

Totò, Peppino e i fuorilegge '57

Totòtruffa '62

La cambiale '59

BONNARD Il ratto delle Sabine '45 3.

COMENCINI L'imperatore di Capri '49 8.

AMATO Yvonne la nuit '49

MONICELLI Guardie e ladri '51

Totò e Carolina '54

STENO I due colonnelli '63

Totò Eva '58

Totò a colori '52

Totò nella Luna

Totò cerca casa '49 6.

Vita da cani '50

Totò e i Re di Roma '51

CORBUCCI Totò, Peppino e la dolce vita '62

I due marescialli '61

25.

"Totò "nacque a Napoli da famiglia piccolo borghese e cominciò a calcare i palcoscenici durante la Prima Guerra Mondiale come macchiettista e mimo. Fin dagli esordi impose la sua straordinaria capacità parodistica e la sua disarticolata gestualità; i suoi sketch nascevano in effetti dal connubio fra questi due elementi: una dialettica stravolta, sintatticamente inoppugnabile ma semanticamente assurda, che scherniva la retorica e l'altezzosità e al contempo misurava la goffaggine del sottoproletario che vuol darsi una dignità da borghese rispettabile, o addirittura da aristocratico di alto lignaggio; e un movimento frenetico da marionetta, ereditato dai clown e dai saltimbanchi, che riportava la maschera a dimensioni infantili (il riso beffardo con gli occhi divaricati e le membra scomposte). Mezzo nobile decaduto e mezzo miserabile, Totò condensava secoli e secoli di tradizioni comiche napoletane adattandole a questa sua maschera reale, alla schizofrenia napoletana che di ogni povero fa un aspirante ricco.

Dall'avanspettacolo alla rivista la maschera grottesca di Totò riprese il linguaggio beffardo della comicità popolare, fatto non di barzellette (che presuppongono un sillogismo di stampo intellettuale) ma di lazzi [gli sketch più famosi vennero antologizzati in Totò a colori (1952) e Totò all'Inferno (1954)]. Al culmine della popolarità in teatro, prima dello scoppio della guerra interpretò due pirotecniche saghe dell'umorismo surreale: Animali pazzi (1939) [scritto dal commediografo Achille Campanile: rocambolesche avventure in un manicomio veterinario di un nobile giovanotto che per aver diritto a una cospicua eredità deve sposare la cugina anche se è già fidanzato con un'altra] e San Giovanni decollato (1940, Zavattini) [un portinaio ciabattino, direttore della banda paesana, la cui figlia scappa di casa per amore].

L'allegro Fantasma (1941)

Il ratto delle sabine (1945) [una compagnia di teatranti giunge in un paesino di provincia, il cui maestro vuol far rappresentare un suo inedito] descrive con esuberanza il mondo dei guitti da cui usciva Totò stesso (e che Fellini avrebbe rappresentato in Luci del varietà): la fame, la miseria, i bisticci, gli amori, il cinismo degli impresari e del pubblico.

I due orfanelli lanciò definitivamente Totò nel cinema:

l'anti-fiaba nell'800 parigino di due orfani adulti tuttofare di un austero collegio di orfanelle che ancora sognano nobili natali e che devono sorvegliare gli intrallazzi delle ragazze cogli ufficialetti. Approfittando di un'assenza della direttrice, scoprono che Totò è il figlio scomparso di un nobile e vanno a prendere possesso del palazzo ducale, usurpato da uno zio che tenta in ogni modo di farlo fuori; di disavventura in disavventura Totò finisce per essere scambiato per un terrorista e condannato alla ghigliottina; ma l'amico scopre di essere il figlio del boia e medita un trucco: il trucco fallisce, la testa cade e Totò si risveglia di colpo; ma uvole vedere come va a finire e si riaddormenta: il sogno si conclude in modo pessimistico, con i cattivi premiati e i buoni condannati a diventare cattivi.

I produttori misero al suo servizio registi disponibili come Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque e Anton Giulio Bragaglia e gli fornirono canovacci consistenti a volte soltanto nel titolo. Totò ci ricamava sopra all'infinito, con un'inventiva e un'esuberanza scatenate. Gran parte dei soggetti riguardavano fatti d'attualità: Totò al Giro d'Italia (1948), all'epoca della rivalità Coppi-Bartali; Totò cerca casa (1949) [un impiegato statale con famiglia numerosa vaga da un giaciglio all'altro, ma viene sempre sfrattato]; oppure parodie cinematografiche: Fifa e arena (1948) [un Rodolfo Valentino alla rovescia: commesso napoletano scambiato per un ricercato viene imbarcato suo malgrado per la Spagna da un altro bandito e finisce per doversi travestire da torero]; Totò le mokò (1949) [un Jean Gabin alla rovescia: un napoletano scambiato per il temibile bandito della "casbah" che acquista forza grazie a una lozione per capelli]; L'imperatore di Capri (1949, Comencini) [un cameriere ammogliato scambiato per un principe da una bella avventuriera]:

il cameriere Totò, perseguitato dalla suocera arpía e dal cognatino peste, presta servizio in un hotel: un ipnotizzatore costringe una bella straniera a sedurre un principe ma questa incontra invece Totò e lo invita a Capri; Totò accetta, complice un attore fallito che gli presta abiti di lusso e si gode la dolce vita della società bene, ma il cognato spione lo scopre.

26.

Totò sceicco (1950) [il solito cameriere napoletano, arruolatosi nella Legione Straniera al seguito del padrone, viene scambiato per il capo dei ribelli e finisce nel regno sotterraneo di Atlantide dove la regina Antinea lo vuole impalmare]; Totò Tarzan (1949) [la "scimmia bianca" riportata in Europa da tre manigoldi che lo vogliono sfruttare, ma lui se ne torna nella jungla con una bella ragazza].

Questi film messi in piedi alla meno peggio erano costruiti attorno a temi fissi: i tic teatrali di Totò, una splendida fanciulla di cui il brutto e goffo napoletano s'invaghisce (residuo della soubrette teatrale), la burla nei confronti dell'attualità di massa (per esempio il divismo), l'equivoco (in genere lo scambio di persona).

Totò, sfruttato fino all'osso (tre film nel '49, cinque nel '49), ebbe modo di imporre una maschera di povero asociale, un po' mariuolo, ma furbo e imprendibile, genio nell'arte di arrangiarsi, pronto a derubare la propria madre e indifferente a tutti i codici.

Negli anni Cinquanta Totò si libera del colorito parodismo rivistaiolo e si abbandona a più libere fantasie comiche, prendendo spunto dalla favolistica, dal teatro napoletano e dalle vicende di tutti i giorni e smorzando il cinismo del suo personaggio in un fondo di umana solidarietà: Guardie e ladri, parabola sul furto e l'onestà, sull'eterna lotta fra il ladro e la guardia (Fabrizi), il primo che ruba per mantenere la famiglia, il secondo che deve catturarlo per conservare il posto, due uomini resi nemici dai rispettivi ruoli sociali, ma che finiscono per stringere amicizia e la guardia, dopo aver consegnato il ladro alla giustizia, continuerà a mantenerne la famiglia:

Totò truffa un turista napoletano che poi si fa aiutare dalla guardia Fabrizi per acciuffarlo. Totò riesce però a scappare e l'americano fa sospendere la guardia dal servizio. A Fabrizi vengono concessi tre mesi per ritrovare il ladro. La guardia inizia allora a frequentare la sua famiglia, sperando di incastrarlo prima o poi. Le due famiglie si avvicinano sempre di più: le due moglie fanno amicizia, la figlia bravissima della guardia e il cognato disoccupato del ladro si innamorano, i ragazzini diventano compagni di giochi. La famiglia borghese e benestante e quella sottoproletaria e indigente. Totò il cinico e Fabrizi il buono di cuore. Ma quando la guardia prende il ladro i due si mettono a discutere delle durezze economiche e dei rispettivi punti di vista. E davanti alle due famiglie allegre che si preparavano a pranzare, firmano una tregua e vanno prima a mangiare. La guardia quasi si vergogna di aver ingannato la famiglia del ladro di essere considerato un benefattore, ma non ha scelta se vuole conservare il posto. E d'altronde il ladro si è reso malinconicamente conto che la sua famiglia non ha più bisongo dei suoi furtarelli: il cognato ha trovato un lavoro grazie alla guardia e tutti sono più felici. Il ladro si avvia verso la prigione con la guardia e per strada gli raccomanda melodrammaticamente i famigliari. E la guardia, commossa, quasi ci rinuncerebbe, ed è il ladro a portarlo in questura.

47 Morto che Parla (1951), tratto da una commedia di Petrolini [un "avaro" a metà strada fra Molière e Petrolini, barone che vive in miseria nel castello e rifiuta di consegnare il suo tesoro alle autorità come stabilito dal padre, rimane solo con il fedele servitore ma i concittadini si coalizzano, gli fanno credere di essere morto e gli fanno confessare il nascondiglio]; "Totò e i re di Roma" (1951, Steno) [commovente e amara satira delle miserie di un impiegato alle prese con la società burocratica, il quale, licenziato per non avere un titolo di studio da un Sordi aguzzino, decide di suicidarsi per procurare alla moglie il terno al lotto che sosterrà le cinque figlie, per risparmiare sul funerale va al cimitero a piedi, ma persino nell'aldilà, dopo aver avuto i fatidici numeri, si ritrova redarguito da un becero commendatore]; Un turco napoletano (1953, Scarpetta + Feydau) [scambiato per un eunuco, Totò si insinua nelle stanze femminili della casa di un ricco e geloso oste e riesce a sventare il matrimonio della figlia con un mafioso]; Totò e Carolina (Mattoli, '54) [un poliziotto integerrimo, vedovo e con padre e figlio a carico, arresta durante una retata una giovane che ha tentato di suicidarsi e viene incaricato di ricondurla al paese, ma siccome là non ha nessuno e tutti la scansano, decide di sposarsela lui]

Totò è un agente di polizia che il dovere obbligherebbe ad arrestare una povera ragazza, ma che invece la tratta umanamente e la aiuta.

Dov'è la libertà? (1962, Rossellini) [carcerato per vent'anni, Totò non riesce a reinserirsi nella società e cerca di ritornare in carcere, che è ormai la sua famiglia]; I due marescialli (1961, Corbucci):

27.

il ladro Totò ruba la divisa da carabiniere al maresciallo de Sica e viene obbligato dai tedeschi a comandare il paese occupato mentre de Sica travestito da prete aiuta gli insorti; insieme, con mille sotterfugi, il coraggioso, che deve anche badare alla fidanzata, e il vile, che raggira i tedeschi e rischia la fucilazione, sopravvivono fino all'arrivo degli americani; poi, tornati nei rispettivi ruoli, riprendono la loro guerra fra guardia e ladro.

Totò terzo uomo (1951, Mattoli) [Totò impersona tre gemelli: sindaco, perdigiorno e truffatore di un villaggio].

Vengono poi i film in coppia con Peppino de Filippo e le farse corrosive di Steno e Mastrocinque, con Totò che si ripete a soli scopi di cassetta, che ricicla gli stessi canovacci e le stesse situazioni. Il miglior duetto con de Filippo è forse Signori si Nasce (1960) [un fratello scioperato ottiene asilo dal fratello sarto spacciando un'attricetta per la propria figlia]; Letto a tre Piazze (1960, Steno) [Totò, reduce dalla campagna di Russia dopo vent'anni, trova la moglie sposata ad un altro]; Totò, Peppino e la malafemmina (1956, Mastrocinque) [due fratelli contadini vanno a Milano per ritrovare il nipote studente che è stato sedotto da una cantante; zotico e provinciale, Totò si atteggia a uomo di mondo].

Fra i film degli ultimi anni I due colonnelli (1963) [rivalità in Grecia fra un colonnello inglese e uno italiano che riconquistano alternativamente un villaggio e il letto dell'oste].

Totò rappresenta il trasgressore vincente, un eroe dei miserabili che attaccava il Potere, ma soprattutto le convenzioni e i codici di comportamenti e i miti di massa, tutto ciò che era in qualche modo conforme, con la forza della beffa. Totò cercava cibo, sesso e ozio, indifferente al corso giusto o sbagliato del mondo, animale votato a saziare i propri istinti, individualista apolitico e antipolitico, asociale ma non antisociale. Contro l'ideologia dominante dei "buoni sentimenti", Totò affermava un ego blasfemo e inumano, rompeva con le istituzioni e le ideologie, affermando il piacere antropologico della vita. Totò è un personaggio negativo sotto tutti i punti di vista, non propone nulla, si limita a distruggere sistematicamente (anche le sembianze umane, tramite il suo robotico marionettismo). Totò è il frutto della guerra e della miseria; il suo neorealismo intellettuale e umanitario aveva descritto una guerra e una miseria ideali, Totò descriveva quelle reali. La sua carica eversiva era perciò molto maggiore, e perciò le sue gag seducevano enormi folle di italiani frustrati e repressi. La galleria di personaggi proposta da Totò è un affresco universale della miseria: Totò-Cenerentolo che vive ora da principe ora da barbone, Totò-clown che raggira i borghesi con la sua retorica alogica, Totò-martire della società che vuole privarlo della sua fantasia, Totò-criminale che attenta alla società, Totò umiliato che inneggia alla dignità dell'uomo, Totò che attraversa la Storia da Cleopatra a Coppi, dall'Inferno ad Atlantide, ed è sempre lui, straccione scalognato furbo e dal portamento nobile, Totò che con un'allocuzione smaschera la cattiva coscienza del mondo, Totò-Pulcinella, eroe sottoproletario in piena era borghese, Totò tutto carne e niente spirito, Totò regressione primitivista: il suo volto era il condensato dei secoli di fame, di paura, di miserie, di catastrofi, di quella fabbrica di umanità che è Napoli.

BRAGAGLIA Animali pazzi '39 1.

Totò le mokò '49

47 morto che parla '51

PALERMI San Giovanni decollato '40 2.

I due orfanelli '47 4.

Totò al Giro d'Italia '48 5.

Fifa e arena '49 7.

I pompieri di Viggiù '49

Totò Tarzan '50 10.

Totò terzo uomo '51

Un turco napoletano '53

Il medico dei pazzi '54

Miseria e nobiltà '54

Signori si nasce '60

Totò sceicco '50 9.

MASTROCINQUE Totò all'Inferno '54

La banda degli onesti '56

Totò, Peppino e la malafemmina '56

Totò, Peppino e i fuorilegge '57

Totòtruffa '62

La cambiale '59

BONNARD Il ratto delle Sabine '45 3.

COMENCINI L'imperatore di Capri '49 8.

AMATO Yvonne la nuit '49

MONICELLI Guardie e ladri '51

Totò e Carolina '54

STENO I due colonnelli '63

Totò Eva '58

Totò a colori '52

Totò nella Luna

Totò cerca casa '49 6.

Vita da cani '50

Totò e i Re di Roma '51

CORBUCCI Totò, Peppino e la dolce vita '62

I due marescialli '61

25.

"Totò "nacque a Napoli da famiglia piccolo borghese e cominciò a calcare i palcoscenici durante la Prima Guerra Mondiale come macchiettista e mimo. Fin dagli esordi impose la sua straordinaria capacità parodistica e la sua disarticolata gestualità; i suoi sketch nascevano in effetti dal connubio fra questi due elementi: una dialettica stravolta, sintatticamente inoppugnabile ma semanticamente assurda, che scherniva la retorica e l'altezzosità e al contempo misurava la goffaggine del sottoproletario che vuol darsi una dignità da borghese rispettabile, o addirittura da aristocratico di alto lignaggio; e un movimento frenetico da marionetta, ereditato dai clown e dai saltimbanchi, che riportava la maschera a dimensioni infantili (il riso beffardo con gli occhi divaricati e le membra scomposte). Mezzo nobile decaduto e mezzo miserabile, Totò condensava secoli e secoli di tradizioni comiche napoletane adattandole a questa sua maschera reale, alla schizofrenia napoletana che di ogni povero fa un aspirante ricco.

Dall'avanspettacolo alla rivista la maschera grottesca di Totò riprese il linguaggio beffardo della comicità popolare, fatto non di barzellette (che presuppongono un sillogismo di stampo intellettuale) ma di lazzi [gli sketch più famosi vennero antologizzati in Totò a colori (1952) e Totò all'Inferno (1954)]. Al culmine della popolarità in teatro, prima dello scoppio della guerra interpretò due pirotecniche saghe dell'umorismo surreale: Animali pazzi (1939) [scritto dal commediografo Achille Campanile: rocambolesche avventure in un manicomio veterinario di un nobile giovanotto che per aver diritto a una cospicua eredità deve sposare la cugina anche se è già fidanzato con un'altra] e San Giovanni decollato (1940, Zavattini) [un portinaio ciabattino, direttore della banda paesana, la cui figlia scappa di casa per amore].

Il ratto delle sabine (1945) [una compagnia di teatranti giunge in un paesino di provincia, il cui maestro vuol far rappresentare un suo inedito] descrive con esuberanza il mondo dei guitti da cui usciva Totò stesso (e che Fellini avrebbe rappresentato in Luci del varietà): la fame, la miseria, i bisticci, gli amori, il cinismo degli impresari e del pubblico.

I due orfanelli lanciò definitivamente Totò nel cinema:

l'anti-fiaba nell'800 parigino di due orfani adulti tuttofare di un austero collegio di orfanelle che ancora sognano nobili natali e che devono sorvegliare gli intrallazzi delle ragazze cogli ufficialetti. Approfittando di un'assenza della direttrice, scoprono che Totò è il figlio scomparso di un nobile e vanno a prendere possesso del palazzo ducale, usurpato da uno zio che tenta in ogni modo di farlo fuori; di disavventura in disavventura Totò finisce per essere scambiato per un terrorista e condannato alla ghigliottina; ma l'amico scopre di essere il figlio del boia e medita un trucco: il trucco fallisce, la testa cade e Totò si risveglia di colpo; ma uvole vedere come va a finire e si riaddormenta: il sogno si conclude in modo pessimistico, con i cattivi premiati e i buoni condannati a diventare cattivi.

I produttori misero al suo servizio registi disponibili come Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque e Anton Giulio Bragaglia e gli fornirono canovacci consistenti a volte soltanto nel titolo. Totò ci ricamava sopra all'infinito, con un'inventiva e un'esuberanza scatenate. Gran parte dei soggetti riguardavano fatti d'attualità: Totò al Giro d'Italia (1948), all'epoca della rivalità Coppi-Bartali; Totò cerca casa (1949) [un impiegato statale con famiglia numerosa vaga da un giaciglio all'altro, ma viene sempre sfrattato]; oppure parodie cinematografiche: Fifa e arena (1948) [un Rodolfo Valentino alla rovescia: commesso napoletano scambiato per un ricercato viene imbarcato suo malgrado per la Spagna da un altro bandito e finisce per doversi travestire da torero]; Totò le mokò (1949) [un Jean Gabin alla rovescia: un napoletano scambiato per il temibile bandito della "casbah" che acquista forza grazie a una lozione per capelli]; L'imperatore di Capri (1949, Comencini) [un cameriere ammogliato scambiato per un principe da una bella avventuriera]:

il cameriere Totò, perseguitato dalla suocera arpía e dal cognatino peste, presta servizio in un hotel: un ipnotizzatore costringe una bella straniera a sedurre un principe ma questa incontra invece Totò e lo invita a Capri; Totò accetta, complice un attore fallito che gli presta abiti di lusso e si gode la dolce vita della società bene, ma il cognato spione lo scopre.

26.

Totò sceicco (1950) [il solito cameriere napoletano, arruolatosi nella Legione Straniera al seguito del padrone, viene scambiato per il capo dei ribelli e finisce nel regno sotterraneo di Atlantide dove la regina Antinea lo vuole impalmare]; Totò Tarzan (1949) [la "scimmia bianca" riportata in Europa da tre manigoldi che lo vogliono sfruttare, ma lui se ne torna nella jungla con una bella ragazza].

Questi film messi in piedi alla meno peggio erano costruiti attorno a temi fissi: i tic teatrali di Totò, una splendida fanciulla di cui il brutto e goffo napoletano s'invaghisce (residuo della soubrette teatrale), la burla nei confronti dell'attualità di massa (per esempio il divismo), l'equivoco (in genere lo scambio di persona).

Totò, sfruttato fino all'osso (tre film nel '49, cinque nel '49), ebbe modo di imporre una maschera di povero asociale, un po' mariuolo, ma furbo e imprendibile, genio nell'arte di arrangiarsi, pronto a derubare la propria madre e indifferente a tutti i codici.

Negli anni Cinquanta Totò si libera del colorito parodismo rivistaiolo e si abbandona a più libere fantasie comiche, prendendo spunto dalla favolistica, dal teatro napoletano e dalle vicende di tutti i giorni e smorzando il cinismo del suo personaggio in un fondo di umana solidarietà: Guardie e ladri, parabola sul furto e l'onestà, sull'eterna lotta fra il ladro e la guardia (Fabrizi), il primo che ruba per mantenere la famiglia, il secondo che deve catturarlo per conservare il posto, due uomini resi nemici dai rispettivi ruoli sociali, ma che finiscono per stringere amicizia e la guardia, dopo aver consegnato il ladro alla giustizia, continuerà a mantenerne la famiglia:

Totò truffa un turista napoletano che poi si fa aiutare dalla guardia Fabrizi per acciuffarlo. Totò riesce però a scappare e l'americano fa sospendere la guardia dal servizio. A Fabrizi vengono concessi tre mesi per ritrovare il ladro. La guardia inizia allora a frequentare la sua famiglia, sperando di incastrarlo prima o poi. Le due famiglie si avvicinano sempre di più: le due moglie fanno amicizia, la figlia bravissima della guardia e il cognato disoccupato del ladro si innamorano, i ragazzini diventano compagni di giochi. La famiglia borghese e benestante e quella sottoproletaria e indigente. Totò il cinico e Fabrizi il buono di cuore. Ma quando la guardia prende il ladro i due si mettono a discutere delle durezze economiche e dei rispettivi punti di vista. E davanti alle due famiglie allegre che si preparavano a pranzare, firmano una tregua e vanno prima a mangiare. La guardia quasi si vergogna di aver ingannato la famiglia del ladro di essere considerato un benefattore, ma non ha scelta se vuole conservare il posto. E d'altronde il ladro si è reso malinconicamente conto che la sua famiglia non ha più bisongo dei suoi furtarelli: il cognato ha trovato un lavoro grazie alla guardia e tutti sono più felici. Il ladro si avvia verso la prigione con la guardia e per strada gli raccomanda melodrammaticamente i famigliari. E la guardia, commossa, quasi ci rinuncerebbe, ed è il ladro a portarlo in questura.

47 morto che parla (1951) [un "avaro" a metà strada fra Molière e Petrolini, barone che vive in miseria nel castello e rifiuta di consegnare il suo tesoro alle autorità come stabilito dal padre, rimane solo con il fedele servitore ma i concittadini si coalizzano, gli fanno credere di essere morto e gli fanno confessare il nascondiglio]; "Totò e i re di Roma" (1951, Steno) [commovente e amara satira delle miserie di un impiegato alle prese con la società burocratica, il quale, licenziato per non avere un titolo di studio da un Sordi aguzzino, decide di suicidarsi per procurare alla moglie il terno al lotto che sosterrà le cinque figlie, per risparmiare sul funerale va al cimitero a piedi, ma persino nell'aldilà, dopo aver avuto i fatidici numeri, si ritrova redarguito da un becero commendatore]; Un turco napoletano (1953, Scarpetta + Feydau) [scambiato per un eunuco, Totò si insinua nelle stanze femminili della casa di un ricco e geloso oste e riesce a sventare il matrimonio della figlia con un mafioso]; Totò e Carolina (Mattoli, '54) [un poliziotto integerrimo, vedovo e con padre e figlio a carico, arresta durante una retata una giovane che ha tentato di suicidarsi e viene incaricato di ricondurla al paese, ma siccome là non ha nessuno e tutti la scansano, decide di sposarsela lui]

Totò è un agente di polizia che il dovere obbligherebbe ad arrestare una povera ragazza, ma che invece la tratta umanamente e la aiuta.

Dov'è la libertà? (1962, Rossellini) [carcerato per vent'anni, Totò non riesce a reinserirsi nella società e cerca di ritornare in carcere, che è ormai la sua famiglia]; I due marescialli (1961, Corbucci):

27.

il ladro Totò ruba la divisa da carabiniere al maresciallo de Sica e viene obbligato dai tedeschi a comandare il paese occupato mentre de Sica travestito da prete aiuta gli insorti; insieme, con mille sotterfugi, il coraggioso, che deve anche badare alla fidanzata, e il vile, che raggira i tedeschi e rischia la fucilazione, sopravvivono fino all'arrivo degli americani; poi, tornati nei rispettivi ruoli, riprendono la loro guerra fra guardia e ladro.

Totò terzo uomo (1951, Mattoli) [Totò impersona tre gemelli: sindaco, perdigiorno e truffatore di un villaggio].

Vengono poi i film in coppia con Peppino de Filippo e le farse corrosive di Steno e Mastrocinque, con Totò che si ripete a soli scopi di cassetta, che ricicla gli stessi canovacci e le stesse situazioni. Il miglior duetto con de Filippo è forse Signori si nasce (1960) [un fratello scioperato ottiene asilo dal fratello sarto spacciando un'attricetta per la propria figlia]; Letto a tre piazze (1960, Steno) [Totò, reduce dalla campagna di Russia dopo vent'anni, trova la moglie sposata ad un altro]; Totò, Peppino e la malafemmina (1956, Mastrocinque) [due fratelli contadini vanno a Milano per ritrovare il nipote studente che è stato sedotto da una cantante; zotico e provinciale, Totò si atteggia a uomo di mondo].

Fra i film degli ultimi anni I due colonnelli (1963) [rivalità in Grecia fra un colonnello inglese e uno italiano che riconquistano alternativamente un villaggio e il letto dell'oste].

Totò rappresenta il trasgressore vincente, un eroe dei miserabili che attaccava il Potere, ma soprattutto le convenzioni e i codici di comportamenti e i miti di massa, tutto ciò che era in qualche modo conforme, con la forza della beffa. Totò cercava cibo, sesso e ozio, indifferente al corso giusto o sbagliato del mondo, animale votato a saziare i propri istinti, individualista apolitico e antipolitico, asociale ma non antisociale. Contro l'ideologia dominante dei "buoni sentimenti", Totò affermava un ego blasfemo e inumano, rompeva con le istituzioni e le ideologie, affermando il piacere antropologico della vita. Totò è un personaggio negativo sotto tutti i punti di vista, non propone nulla, si limita a distruggere sistematicamente (anche le sembianze umane, tramite il suo robotico marionettismo). Totò è il frutto della guerra e della miseria; il suo neorealismo intellettuale e umanitario aveva descritto una guerra e una miseria ideali, Totò descriveva quelle reali. La sua carica eversiva era perciò molto maggiore, e perciò le sue gag seducevano enormi folle di italiani frustrati e repressi. La galleria di personaggi proposta da Totò è un affresco universale della miseria: Totò-Cenerentolo che vive ora da principe ora da barbone, Totò-clown che raggira i borghesi con la sua retorica alogica, Totò-martire della società che vuole privarlo della sua fantasia, Totò-criminale che attenta alla società, Totò umiliato che inneggia alla dignità dell'uomo, Totò che attraversa la Storia da Cleopatra a Coppi, dall'Inferno ad Atlantide, ed è sempre lui, straccione scalognato furbo e dal portamento nobile, Totò che con un'allocuzione smaschera la cattiva coscienza del mondo, Totò-Pulcinella, eroe sottoproletario in piena era borghese, Totò tutto carne e niente spirito, Totò regressione primitivista: il suo volto era il condensato dei secoli di fame, di paura, di miserie, di catastrofi, di quella fabbrica di umanità che è Napoli.

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