Totò`
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"Totò" nacque a Napoli da famiglia piccolo borghese e cominciò a calcare i palcoscenici durante la Prima Guerra Mondiale come macchiettista e mimo. Fin dagli esordi impose la sua straordinaria capacità parodistica e la sua disarticolata gestualità; i suoi sketch nascevano in effetti dal connubio fra questi due elementi: una dialettica stravolta, sintatticamente inoppugnabile ma semanticamente assurda, che scherniva la retorica e l'altezzosità e al contempo misurava la goffaggine del sottoproletario che vuol darsi una dignità da borghese rispettabile, o addirittura da aristocratico di alto lignaggio; e un movimento frenetico da marionetta, ereditato dai clown e dai saltimbanchi, che riportava la maschera a dimensioni infantili (il riso beffardo con gli occhi divaricati e le membra scomposte). Mezzo nobile decaduto e mezzo miserabile, Totò condensava secoli e secoli di tradizioni comiche napoletane adattandole a questa sua maschera reale, alla schizofrenia napoletana che di ogni povero fa un aspirante ricco.

Dall'avanspettacolo alla rivista la maschera grottesca di Totò riprese il linguaggio beffardo della comicità popolare, fatto non di barzellette (che presuppongono un sillogismo di stampo intellettuale) ma di lazzi [gli sketch più famosi vennero antologizzati in Totò a Colori (1952) e Totò all'Inferno (1954)].

Al culmine della popolarità in teatro, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondial, interpretò due pirotecniche saghe di un umorismo surreale: Animali Pazzi (1939), scritto dal commediografo Achille Campanile e diretto da Carlo Bragaglia.

Le rocambolesche avventure in un manicomio veterinario di un nobile giovanotto che per aver diritto a una cospicua eredità deve sposare la cugina anche se è già fidanzato con un'altra e San Giovanni Decollato (1940), parzialmente sceneggiato da Cesare Zavattini. Un portinaio ciabattino, direttore della banda paesana, la cui figlia scappa di casa per amore

Amleto Palermi e Giorgio Bianchi diressero anche L'Allegro Fantasma (1941).

Mario Bonnard diresse Il Ratto delle Sabine (1945).

Una compagnia di teatranti giunge in un paesino di provincia, il cui maestro vuol far rappresentare un suo inedito] descrive con esuberanza il mondo dei guitti da cui usciva Totò stesso (e che Federico Fellini avrebbe rappresentato in Luci del Varietà): la fame, la miseria, i bisticci, gli amori, il cinismo degli impresari e del pubblico.

Mario Mattoli, reduce dal successo di Imputato Alzatevi (1939), Lo Vedi come sei (1939) e Non me lo Dire (1940) per Erminio Macario, diresse l'adattamento di un vecchia commedia Francese, I Due Orfanelli (1947), sceneggiata da Stefano Vanzina e Agenore Incrocci, che lancio` definitivamente Totò nel cinema.

L'anti-fiaba nell'800 parigino di due orfani adulti tuttofare di un austero collegio di orfanelle che ancora sognano nobili natali e che devono sorvegliare gli intrallazzi delle ragazze cogli ufficialetti. Approfittando di un'assenza della direttrice, scoprono che Totò è il figlio scomparso di un nobile e vanno a prendere possesso del palazzo ducale, usurpato da uno zio che tenta in ogni modo di farlo fuori; di disavventura in disavventura Totò finisce per essere scambiato per un terrorista e condannato alla ghigliottina; ma l'amico scopre di essere il figlio del boia e medita un trucco: il trucco fallisce, la testa cade e Totò si risveglia di colpo; ma uvole vedere come va a finire e si riaddormenta: il sogno si conclude in modo pessimistico, con i cattivi premiati e i buoni condannati a diventare cattivi.

I produttori misero al suo servizio registi disponibili come Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque e Carlo Bragaglia e gli fornirono canovacci consistenti a volte soltanto del titolo. Totò ci ricamava sopra all'infinito, con un'inventiva e un'esuberanza scatenate. Gran parte dei soggetti riguardavano fatti d'attualità, come Totò al Giro d'Italia (1948), all'epoca della rivalità Coppi-Bartali, o Totò Cerca Casa (1949); oppure parodie cinematografiche come Fifa e Arena (1948) , parodia di Rodolfo Valentino, Totò Tarzan (1950), Totò le mokò (1949), parodia di Jean Gabin; etc.

Questi film messi in piedi alla meno peggio erano costruiti attorno a temi fissi: i tic teatrali di Totò, una splendida fanciulla di cui il brutto e goffo napoletano s'invaghisce (residuo della soubrette teatrale), la burla nei confronti dell'attualità di massa (per esempio il divismo), l'equivoco (in genere lo scambio di persona).

Totò, sfruttato fino all'osso (tre film nel 1949, cinque nel 1949), ebbe modo di imporre una maschera di povero asociale, un po' mariuolo, ma furbo e imprendibile, genio nell'arte di arrangiarsi, pronto a derubare la propria madre e indifferente a tutti i codici.


Mattoli diresse poi alcune delle farse piu` celebri: Totò al Giro d'Italia (1948), Fifa e Arena (1948), Un commesso Napoletano scambiato per un ricercato viene imbarcato suo malgrado per la Spagna da un altro bandito e finisce per doversi travestire da torero I Pompieri di Viggiù (1949), Totò Tarzan (1950), La "scimmia bianca" riportata in Europa da tre manigoldi che lo vogliono sfruttare, ma lui se ne torna nella jungla con una bella ragazza. Totò Sceicco (1950), Il solito cameriere napoletano, arruolatosi nella Legione Straniera al seguito del padrone, viene scambiato per il capo dei ribelli e finisce nel regno sotterraneo di Atlantide dove la regina Antinea lo vuole impalmare Totò Terzo Uomo (1951), Totò impersona tre gemelli: sindaco, perdigiorno e truffatore di un villaggio Un Turco Napoletano (1953), tratto da una commedia molto minore di Eduardo Scarpetta, "Nu Turco Napulitano" (1888), a sua volta ispirata a una farsa di Alfred Hennequin; Spettatori entrano nel teatro dove si sta per presentare la commedia Un Turco Napoletano interpretata da Totò. Totò interpreta Felice, un gentiluomo donnaiolo che ha confessato un crimine che non ha commesso per salvare un poveraccio ed e` pertanto adesso in carcere e condivide la cella con il ladruncolo Faina. Felice e` dotato di una forza sovrumana e piega facilmente le sbarre della finestra. I due evadono calandosi con una corda. Faina rapina subito un eunuco Turco che sta cercando di raggiungere il suo nuovo datore di lavoro, un negoziante, e poi convince Felice, disoccupato, ad accettare quel lavoro, progettando di svaligiare il negozio. Felice si traveste da Turco e si presenta al negoziante con la lettera di raccomandazione dell'uomo politico che aveva trovato l'eunuco. Pasquale e` un uomo anziano estremamente geloso perche' si e` risposato con una donna, Giulietta, dell'eta` di sua figlia Lisetta. Il negoziante proibisce qualsiasi contatto fra sua moglie e gli uomini e paga la serva per sorvegliare la moglie. Felice invece viene accolto a braccia aperte fra lo stupore degli altri uomini della bottega: la ragione e` che una lettera dell'amico politico ha informato il negoziante del fatto che il Turco e` un eunuco, cresciuto in un harem, pregando anche Pasquale di tenere il fatto segreto. Pasquale ha promesso la figlia in moglie al nipote di un suo amico della stessa eta`, Ignazio, che ha sposato anche lui una donna giovane ma non ha figli. Il nipote Carluccio quindi ereditera` la fortuna del padre. Peccato che la figlia Lisetta di Pasquale detesti Carluccio, un violento arrogante teppista che semina il terrore nel quartiere. Infatti Carluccio minaccia Pasquale stesso di vendetta se Lisetta lo rifiutasse. Lisetta ha un amore segreto. Pasquale presenta il Turco all'amico, che subito vorrebbe assumerlo per fare la guardia alla propria moglie. Felice si mette all'asta fra i due amici e Pasquale la vince ma deve moltiplicare lo stipendio per dieci. Felice equivoca di essere stato assunto specificamente per eseguire favori sessuali a madre e figlia. Madre e figlia lo presentano a tutte le amiche, sposate e non, e Felice diventa l'attrazione di tutte le donne del quartiere con i suoi modi spregiudicati. Felice confessa a Faina che il "lavoro" e` faticoso, giorno e notte, ma che gli piace. Pasquale e Ignazio stanno organizzando una festa per l'uomo politico. Lisetta non vuole presenziare perche' non vuole essere fidanzata ufficialmente a Carluccio ma Felice la incoraggia a rifiutarlo pubblicamente. Nel frattempo, Faina ha sentito che Felice viene pagato una fortuna ed esige la meta`. Alla festa dell'onorevole Carluccio si aspetta l'annuncio del fidanzamento e invece Lisetta grida davanti a tutti che lei non lo sposera` mai. Carluccio se ne va giurando vendetta. In un'altra stanza Felice sta seducendo la moglie del politico, che anzi lui riconosce come una soubrette Francese di cabaret. Quando il politico li sorprende, Felice ammette di non essere Turco (ne` eunuco) ma il politico non lo puo` smascherare davanti a Pasquale altrimenti Felice smaschererebbe la sua amante. Anzi, Felice caccia il politico e passa la notte con la sua amante Francese. Il giorno dopo Faina compie la sua vendetta rivelando a Pasquale la vera identita` di Felice in cambio di meta` dello stipendio di Felice. Pasquale si avventa sul falso Turco, ma proprio allora arriva Carluccio deciso a uccidere qualcuno: Felice lo prende a calci e schiaffi. Felice invita Pasquale e Ignazio ad essere meno gelosi, presenta il vero amore di Lisetta al padre, e poi si inchina al pubblico con tutto il cast; e noi vediamo che si e` trattato di una rappresentazione teatrale. Il Medico dei Pazzi (1954); Miseria e Nobiltà (1954), adattamento della miglior commedia di Eduardo Scarpetta; e Signori si Nasce (1960), una farsa scatenata da tipico vaudeville, sceneggiata da Castellano e Pipolo, e forse il miglior duetto con Peppino de Filippo. L'onesto, pudibondo e laborioso Pio gestisce una sartoria per uomini e donne di Chiesa. Zaza, suo fratello, e` invece un nullafacente squattrinato che si finge barone con servo e pensa solo a divertirsi. In realta` e` pieno di debiti. Viene espulso dal club degli aristocratici, il suo servo Battista aspetta di essere pagato da 12 anni, e un debito rischia di mandarlo in carcere il giorno dopo. Nonostante cio`, il "barone" Zaza frequenta le soubrettes del teatro, in particolare la bella Patrizia che ha un fidanzato energumeno, Enzo. L'imprenditore che ha finanziato lo show e` innamorato della prima attrice, ma la coglie in flagrante adulterio e cancella lo show. Il servo consiglia al barone di chiedere un prestito al fratello, ma Zaza si rifiuta, sapendo di non essere benvenuto da suo fratello. Il problema e` che Zaza ha falsificato una firma del fratello per ottenere il debito che sta per mandarlo in galera. Il geloso Enzo dimostra i suoi muscoli aiutando la gente ma anche picchiando chi parla a Patrizia e viene arrestato. Zaza visita il fratello Pio, che pero` non gli ha perdonato di aver sperperato l'eredita` e lo mette alla porta. Zaza esce minacciando di suicidarsi. Zaza vive gratis in un hotel di lusso come stipulato dalla deceduta padrona nel testamento. Ogni sera Zaza fa finta di ordinare una cena costosa al servo, ma poi il servo gli mette nel piatto un pezzo di mortadella e se ne va. Quella sera viene Patrizia a corteggiare il barone, sperando che lui possa convincere l'imprenditore a darle il ruolo di protagonista, eccetto che l'imprenditore ha cancellato lo show. Proprio in quel momento arriva il fratello Pio, preoccupato che Zaza voglia davvero suicidarsi. Zaza improvvisa una bugia: che Patrizia e` sua figlia. Il generoso Pio decide di prenderli entrambi in casa e la ragazza viene accolta coma una pia collegiale. Purtroppo Zaza ha anche detto che lei ha un fidanzato e il servo Battista, che e` sposasto con quattro figli, viene obbligato a fare il fidanzato. Sua moglie non e` piu` disposta ad aspettare e vuole che Zaza gli paghi i 12 anni di arretrati. Nel frattempo Enzo viene rimesso in liberta` e attacca Pio, pensando che sia l'amante vecchio di Patrizia. Patrizia lo calma spiegandogli che e` una trama per ottenere la dote per sposarsi. Quando la moglie di Battista si presenta da Zaza, Zaza deve improvvisare un'altra bugia: che Patrizia e` la figlia di Battista, avuta prima del matrimonio. Quando Patrizia viene colta da Pio baciando il vero fidanzato Enzo, Patrizia perde la pazienda e se ne va gridando che torna da sua madre. Zaza deve dire un'altra bugia: che la madre e` viva. E Pio, pensando che sia una ex amante abbandonata, gli chiede di rimediare con il matrimonio. Arrivano le guardie che vogliono arrestare Zaza per il debito che non ha pagato (tutte le bugie servono ad ottenere dal fratello Pio i soldi per pagare quel debito). Zaza si traveste da prete e sfugge alla cattura. Ma adesso Pio vuole che Zaza sposi la madre di Patrizia. Zaza allora finge un lutto: la madre e` morta. E chiede soldi a Pio per costruire una tomba colossale. Pio sta per darglieli ma proprio allora arriva la madre di Patrizia, viva e vegeta, e persino ubriaca, che vuole essere sposata da Zaza. Ma Zaza e` scappato e lei trova Pio e accusa lui di essere il padre di Patrizia. Pio si traveste da prete per evitare di sposarla. Arrivano le guardie che trovano i due fratelli entrambi vestiti da preti, uno per evitare l'arresto e l'altro per evitare l'ubriaca. A questo punto Pio si arrende e paga il debito di Zaza e Zaza si fa dare anche i soldi per finanziare lo spettacolo in cui Patrizia fara` la prima attrice.
Carlo Bragaglia diresse poi Totò le Mokò (1949) Un Napoletano scambiato per il temibile bandito della "casbah" che acquista forza grazie a una lozione per capelli e 47 Morto che Parla (1951), dramma di costume ambientato al principio del 20esimo secolo, diretto da Bragaglia e liberamente tratto da una commedia di Petrolini. Un barone avaro, che vive in miseria nel suo castello con il figlio e il fedele servitore (mai pagato), rifiuta rifiuta di consegnare il suo tesoro alle autorità come stabilito dal padre nel testamento: meta` dovrebbe andare al figlio ora maggiorenne e meta` al comune per costruire la scuola che l'umile paese di provincia non ha mai avuto. Il barone sostiene che la mitica cassetta del tesoro non esiste ma in realta` la tiene nascosta in camera da letto. Il figlio si innamora della stessa ragazza di cui e` innamorato il padre, Rosetta. Quando il figlio gliela presenta il barone pensa che Rosetta voglia conoscere il figlio del futuro marito. Diventa furioso quando scopre che ha capito male e li espelle. Il figlio Gastone decide di fuggire con Rosetta e ruba il tesoro, lasciando la cassetta vuota nel suo nascondiglio. Il barone adesso vive con il fedele servitore ma rifiuta ancora di ammettere l'esistenza del tesoro ai concittadini. Sindaco, dottore e farmacista si alleano per ottenere il tesoro con l'inganno. Gli somministrano un sonnifero e poi allestiscono un purgatorio fittizio: quando il barone si risveglia gli fanno credere di essere morto e una ragazza avvenente gli spiega che deve redimersi donando il tesoro al comune. La ragazza lo riporta in paese dove i concittadini pretendono di non vederlo (e` un morto) nonostante lui dimostri tutta la sua cattiveria. Finalmente si decide a consegnare la cassetta del tesoro alla bella ragazza e i concittadini gli rivelano lo scherzo. Il barone la prende malissimo e muore di un attacco cardiaco. Non e` pero` morto: si risveglia nel suo letto quando c'e` soltanto la bella ragazza. La ragazza e` in realta` peggio di lui e medita subito un modo di beffare i concittadini: veste il barone da fantasma e lo aiuta a spaventare il sindaco, che restituisce subito la cassetta. Poi pero` la ragazza ruba la cassetta e scappa sull'auto di un famoso pilota Francese di mongolfiera, inseguiti dell'amante della ragazza che si e` reso conto di essere stato abbandonato. L'amante e il barone inseguono i fuggitivi e li raggiungono giusto quando stanno per decollare nella mongolfiera, applauditi da un pubblico entusiasta. Il barone salta sulla mongolfiera che sta salendo in cielo e si mette a litigare per la cassetta, causando un incidente che rischia di far precipitare la mongolfiera. Il pilota comincia a buttare via la zavorra e costringe persino la donna a spogliarsi per minimizzare il peso. Inevitabilmente chiede al barone di gettare la cassetta pesantissima. Il barone rifiuta, lottano, alla fine la cassetta cade in mare. La mongolfiera precipita e i tre non vengono piu` visti. I giornali lamentano la morte dei tre intrepidi. Il paese invece festaggia perche' Gastone ha consegnato meta` del tesoro, come desiderato dal nonno, e il sindaco inaugura la costruzione della scuola, svelando anche una statua all'avaro barone come se questi avesse donato il tesoro di sua volonta`. Proprio allora spunta il barone su un asino: si era salvato su un'isola e ritorna nel mondo dei vivi per la terza volta. Il paese lo festeggia e il barone perdona figlio e nuora.
Giuseppe Amato diresse Yvonne la nuit (1949), e Luigi Comencini L'Imperatore di Capri (1949). Il cameriere Totò, perseguitato dalla suocera arpía e dal cognatino peste, presta servizio in un hotel: un ipnotizzatore costringe una bella straniera a sedurre un principe ma questa incontra invece Totò e lo invita a Capri; Totò accetta, complice un attore fallito che gli presta abiti di lusso e si gode la dolce vita della società bene, ma il cognato spione lo scopre.
Steno diresse le farse corrosive Totò Cerca Casa (1949), Un impiegato statale con famiglia numerosa vaga da un giaciglio all'altro, ma viene sempre sfrattato Vita da Cani (1950), Totò e i Re di Roma (1951), commovente e amara satira delle miserie di un impiegato alle prese con la società burocratica Licenziato per non avere un titolo di studio da un Alberto Sordi aguzzino, decide di suicidarsi per procurare alla moglie il terno al lotto che sosterrà le cinque figlie, per risparmiare sul funerale va al cimitero a piedi, ma persino nell'aldilà, dopo aver avuto i fatidici numeri, si ritrova redarguito da un becero commendatore. Totò a Colori (1952), Totò Eva (1958), Totò nella Luna (1958), Letto a tre Piazze (1960) Totò, reduce dalla campagna di Russia dopo vent'anni, trova la moglie sposata ad un altro. e I due Colonnelli (1963). Rivalità in Grecia fra un colonnello inglese e uno italiano che riconquistano alternativamente un villaggio e il letto dell'oste. .
Negli anni Cinquanta Totò si libero` del colorito parodismo rivistaiolo e si abbandono` a più libere fantasie comiche, prendendo spunto dalla favolistica, dal teatro napoletano e dalle vicende di tutti i giorni e smorzando il cinismo del suo personaggio in un fondo di umana solidarietà.
Mario Monicelli diresse Guardie e Ladri (1951) e Totò e Carolina (1954). Un poliziotto integerrimo, vedovo e con padre e figlio a carico, arresta durante una retata una giovane, Carolina, che ha tentato di suicidarsi e viene incaricato di ricondurla al paese, ma siccome là non ha nessuno e tutti la scansano, decide di sposarsela lui. Guardie e Ladri e` una parabola sul furto e l'onestà, sull'eterna lotta fra il ladro e la guardia (Fabrizi), il primo che ruba per mantenere la famiglia, il secondo che deve catturarlo per conservare il posto, due uomini resi nemici dai rispettivi ruoli sociali, ma che finiscono per stringere amicizia e la guardia, dopo aver consegnato il ladro alla giustizia, continuerà a mantenerne la famiglia. Totò truffa un turista napoletano che poi si fa aiutare dalla guardia Fabrizi per acciuffarlo. Totò riesce però a scappare e l'americano fa sospendere la guardia dal servizio. A Fabrizi vengono concessi tre mesi per ritrovare il ladro. La guardia inizia allora a frequentare la sua famiglia, sperando di incastrarlo prima o poi. Le due famiglie si avvicinano sempre di più: le due moglie fanno amicizia, la figlia bravissima della guardia e il cognato disoccupato del ladro si innamorano, i ragazzini diventano compagni di giochi. La famiglia borghese e benestante e quella sottoproletaria e indigente. Totò il cinico e Fabrizi il buono di cuore. Ma quando la guardia prende il ladro i due si mettono a discutere delle durezze economiche e dei rispettivi punti di vista. E davanti alle due famiglie allegre che si preparavano a pranzare, firmano una tregua e vanno prima a mangiare. La guardia quasi si vergogna di aver ingannato la famiglia del ladro di essere considerato un benefattore, ma non ha scelta se vuole conservare il posto. E d'altronde il ladro si è reso malinconicamente conto che la sua famiglia non ha più bisongo dei suoi furtarelli: il cognato ha trovato un lavoro grazie alla guardia e tutti sono più felici. Il ladro si avvia verso la prigione con la guardia e per strada gli raccomanda melodrammaticamente i famigliari. E la guardia, commossa, quasi ci rinuncerebbe, ed è il ladro a portarlo in questura.
Camillo Mastrocinque diresse Totò all'Inferno (1954) La Banda degli Onesti (1956), sceneggiato da Age & Scarpelli, una commedia seria che non fa molto ridere, Antonio e` il portinaio onesto di un grande palazzo, padre di una famiglia numerosa, il cui figlio piu` grande sta facendo il servizio militare. Un giorno il nuovo amministratore gli fa visita e gli propone uno schema di corruzione. Antonio rifiuta. Peppino e` un tipografo onesto, vedovo e padre di una bella e brava ragazza e di un ragazzino che lo aiuta in bottega. Il problema e` che gli affari vanno male e ci sono debiti da pagare: Antonio lo sa perche' vede le lettere recapitate dal postino. Poi c'e` un pittore non sposato, anche lui a corto di soldi. Uno degli inquilini del palazzo sta morendo e Antonio e` uno dei pochi che gli tiene compagnia. In punto di morte il vecchio confessa il suo peccato: quando venne pensionato dal suo datore di lavoro, l'ufficio che stampa denaro, lui rubo` il materiale necessario a stampare banconote. Non l'ha mai usato e chiede ad Antonio di distruggerlo. Antonio lo farebbe ma l'amministratore si e` vendicato facendogli perdere il posto, e Antonio l'onesto decide di tenersi la valigia del morto. Antonio parla al tipografo e al pittore e li convince a stampare banconote. Il trio lavora di notte e riesce nell'intento. Intanto il figlio soldato di Antonio, Michele, ritorna e prende a lavorare alla guardia di finanza, nel gruppo incaricato di indagare sui falsari. Il figlio e` orgoglioso di avere un padre tanto onesto. Michele e` anche innamorato della figlia del tipografo. Quando Antonio sente da Michele che le guardie stanno cercado dei falsari, immagina che siano sulle tracce sue. Avverte gli amici e sotterra la valigia. Michele li vede e Antonio deve fingere che stiano seppellendo il cane di famiglia, che poi Antonio deve abbandonare per strada, e quando il cane ritrova la via di casa Antonio deve far credere che si tratti di un altro cane. Michele e la ragazza si fidanzano. Antonio non vuole rovinare la carriera di Michele e decide di costituirsi proprio a suo figlio, per fargli fare bella figura. Antonio arriva in questura giusto quando le guardie stanno facendo ascoltando la confessione dei falsari che hanno arrestato: non erano sulle sue tracce, ma sulle tracce di un'altra gang. Antonio ne parla con i complici: sia il tipografo sia il pittore confessano che non hanno mai avuto il coraggio di usare le banconote false, e neppure Antonio. Distruggono la valigia e bruciano i soldi, felici di rimanere poveri ma onesti. Totò, Peppino e la Malafemmina (1956), Due fratelli contadini vanno a Milano per ritrovare il nipote studente che è stato sedotto da una cantante; zotico e provinciale, Totò si atteggia a uomo di mondo. Totò, Peppino e i Fuorilegge (1956), un film minore, ma le scene nel covo dei banditi sono fra le piu` comiche della sua carriera. Antonio vive praticamente recluso nella villa di campagna della sua ricca moglie. La moglie Teresa e` tirchia e non gli lascia neppure comprare le camice. Nei dintorni si aggira un pericoloso criminale, Ignazio, ricercato dalla polizia. Un giovane reporter, Alberto, arriva in auto alla ricerca di notizie del criminale e si innamora della figlia di Antonio e Teresa, Valeria. Antonio invita a cena il barbiere suo amico, Peppino, per fargli vedere quanto e` misera la sua esistenza (la moglie fa portare il cibo della cena agli ospiti) e poi gli spiega il suo piano: scrivono una lettera minatoria pretendendo che Antonio sia stato rapito dal criminale e chiedono a Teresa di pagare un ingente riscatto. La donna ci casca e loro si involano verso la capitale, dove si danno alla vita dissoluta. Valeria e il suo fidanzato scoprono per caso la verita` e li vanno a cercare nella capitale. Valeria prova pena per il padre e non dice la verita` alla madre. Li trovano in un locale dove una baronessa Polacca li sta seducendo. Alberto li salva con un trucco ma poi la baronessa lo bacia di fronte a Valeria. Valeria se ne va furiosa, convinta di essere stata tradita. Tutta la scena e` stata trasmessa in televisione e Teresa ha visto tutto. Totò e Peppino hanno finito i soldi e Totò propone di provare lo stesso trucco di nuovo: tornare a casa e poi essere rapito di nuovo. Ma a casa le due donne aspettano, entrambe decise a vendicarsi, rispettivamente, del marito e del fidanzato. Quando Antonio ritorna, fingendo di essere fuggito ai banditi, la moglie lo schiaffeggia. Valeria tenta invano di avvertire il padre. Antonio deve avvertire Peppino che il piano del secondo falso rapimento va abortito ma non fa in tempo perche' questa volta viene rapito davvero dal bandito, il quale ha saputo del falso rapimento. Antonio viene portato nella tana dei banditi. Qui sconfigge i banditi a carte (usando il zuo mazzo truccato) mentre aspettano che la moglie paghi il riscatto: il suo peso in oro. La moglie pero` pensa si tratti di un'altra truffa e indice un party per godersi la vita invece di pensare a pagare. Alberto riesce a farsi perdonare da Valeria che teme il peggio e le offre un'idea di come liberare il padre. I due si avviano a piedi nella foresta e arrivano appena in tempo per evitare che i banditi taglino le orecchie dell'ostaggio. Alberto offre di fare un'intervista che rendera` celebre il bandito in due continenti, e il bandito accetta. Antonio e` libero di tornare a casa, dove Valeria e Alberto presto si sposano, ma la moglie Teresa lo mette alla porta dicendogli di trovarsi un lavoro. E Antonio finisce a fare l'aiutante del suo amico barbiere. La Cambiale (1959), e Totòtruffa (1962).
Tartassati (1959), directed by Stefano Vanzina and written by Aldo Fabrizi, is a splendid charming comedy. A tax officer catches the fraud of a shop owner and begins investigating his business. The shop owner (Totò) tries in every possible way to bribe him but the tax officer has a staunch sense of duty. Totò has a handsome son who falls in love with the officer's daughter. Initially he just wants to seduce her but then he gets serious about marrying her. The officer thinks that this is all part of Totò's strategy to stop the investigation, but it is real love. Nothing stops the officer from completing the report that shows Totò has to pay a huge fine. Totò's tax consultant comes up with a criminal plan to steal the officer's briefcase. The plan succeeds but now the one who faces criminal charges is the officer because his superiors will certainly believe that he was bribed: the officer's career is ruined. Totò is ready to burn the documents that incriminate him, but his son, realizing what has happened, makes him ashamed. Totò consults the priest and is told clearly what is the right thing to do. Totò initially loses his patience with the Church but then delivers the briefcase to the officer, who was ready to take justice in his hands. The officer forgives Totò, especially when he understands that Totò's son is serious about marrying his daughter and has become a good student. Still incorruptible, the officer refuses to kill the case and instead advises the shop owner to play the lottery: the only way to solve one's financial problems.
Corbucci diresse I due Marescialli (1961) Il ladro Totò ruba la divisa da carabiniere al maresciallo de Sica e viene obbligato dai tedeschi a comandare il paese occupato mentre de Sica travestito da prete aiuta gli insorti; insieme, con mille sotterfugi, il coraggioso, che deve anche badare alla fidanzata, e il vile, che raggira i tedeschi e rischia la fucilazione, sopravvivono fino all'arrivo degli americani; poi, tornati nei rispettivi ruoli, riprendono la loro guerra fra guardia e ladro. e Totò, Peppino e la Dolce Vita (1962), forse il peggiore della sua carriera. Antonio e` un parcheggiatore abusivo nel caotico centro della capitale. Il suo partner e` un bambino intraprendente. Antonio e` nipote del ricco possidente di un paesino di provincia. Il nonno, raccogliendo soldi fra i compaesani, lo mando` nella capitale per assicurare che un'autostrada passasse vicino al paese, ma Antonio non ha fatto nulla per il paese. Il nonno allora manda un altro nipote, Peppino, segretario comunale. Peppino arriva nella capitale e viene travolto dal caos generale. Telefona a un ministro, ma questi non riceve la sua telefonata perche' sta aspettando la telefonata dei gangsters con cui spaccia droga. I gangsters accettano di consegnare la droga al cliente mettendola nella tasca del suo cappotto. Il cliente, un "conte", e` anche cliente di Antonio e lascia a lui il cappotto con la droga perche' la polizia sta arrestando i gangsters. Proprio allora Peppino ritrova Antonio, che sembra ben vestito. Peppino rimprovera Antonio ma Antonio detesta il paesino di provincia a si burla del nonno. Antonio porta Peppino al caffe, dove incontrano due straniere avvenenti stanche dei loro mariti noiosi. Il quartetto decide di andare a bere e ballare in un night-club. Prima pero` Antonio affida il cappotto al suo partner bambino. Nel locale incontrano il "conte" che pero` non trova la droga nella tasca del cappotto di Antonio. Il party diventa sempre piu` selvaggio finche' arrivano i mariti delle straniere e si accende una rissa. Antonio e Peppino escono ubriachi e vagano nelle strade fino a notte fonda quando, stanchi, Peppino si infila nel bagagliaio di un'auto e Antonio nel sedile posteriore per dormire. Il proprietario dell'auto e` Ugo, un politico adultero che e` in compagnia dell'amante. Antonio, sorpreso nell'auto, non esita a offrire casa sua alla coppia, ma Antonio vive nei bassifondi, in un alloggio allagato. La ragazza estasiata si spoglia in bikini, ma Ugo la porta via... portandosi via anche Peppino nel bagagliaio. Il giorno dopo Antonio conduce una protesta dei parcheggiatori abusivi davanti al ministero. Peppino si risveglia quando il politico Ugo e sua moglie entrano nell'auto per andare al lavoro, e Ugo adesso fa la parte dell'affettuoso marito. Un anziano con i capelli grigi si aggira in tutti i posti dove Antonio fa bagordi. Peppino e Antonio si ritrovano e subito vengono invitati a un altro party di aristocratici annoiati. Questa volta l'anziano si rivela: e` il nonno, venuto a rimproverarli e rispedirli al paese di campagna, dove finiranno a fare i pastori mentre lui, il nonno, si dara` alla "dolce vita".
Roberto Rossellini lo diresse in Dov'è la Libertà? (1962) Carcerato per vent'anni, Totò non riesce a reinserirsi nella società e cerca di ritornare in carcere, che è ormai la sua famiglia. The History of Cinema. Roberto Rossellini: biography, filmography, reviews, links
Roberto Rossellini
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Figlio di un architetto del regime, Roberto Rossellini abbandono` gli studi alla morte del padre e s'introdusse all'industria cinematografica fascista degli anni '30. Dopo aver realizzato alcuni cortometraggi documentari per l'istituto LUGE, assistette un ufficiale di marina dedito a film narrativi girati in stile semi-documentario (cioe` con scenari naturali e attori non protagonisti), mentre scriveva le sceneggiature di film propagandisti come Luciano Serra Pilota di Alessandrini. Nello stesso filone retorico si inseriscono anche i primi film interamente suoi. La fama e le persecuzioni del periodo dell'occupazione nazista portano il regista a una maturazione decisiva, soprattutto sul piano umano.

Nasce cosi`, pur tra mille difficolta`, Roma Citta` Aperta/ Rome Open City (1945), il film che segna la rinascita del cinema italiano. I protagonisti sono le due stelle del varieta`, Aldo Fabrizi e Anna Magnani, due autentici romani che hanno vissuto nel terrore quei cupi mesi da incubo. Vera protagonista del film e la citta`, o meglio un suo quartiere popolare. Il film narra una decina di episodi autonomi racchiusi all'interno di una cornice romanzesca; ogni episodio e` ispirato da un fatto realmente avvenuto durante l'occupazione ed e` girato per le strade di Roma. L'appassionata recitazione degli attori, ancora sotto shock, e la regia rigorosa del materiale improvvisato giorno dopo giorno, conferiranno un eccezionale pathos alla vicenda. Roma, schiacciata dalle armate dei barbari, risaltava in tutta la sua umana tragedia; e infatti il film commosse il mondo intero. Rossellini era riuscito a volgere a suo favore le pesanti limitazioni tecniche imposte dallo sfascio generale; la fluenza narrativa che sostiene ogni prodotto Hollywoodiano viene sacrificata all'immediatezza e alla semplicita`, anche a costo di offrire una certa rozzezza stilistica. Rossellini poi riusci` inoltre a drammatizzare lo stato mentale dei romani, a restituire cioe` in termini psicologici, il clima di paura della citta` occupata. Intenso e struggente, il film fu il primo prodotto amatoriale ad emergere a capolavoro di livello internazionale. In realta` descrivendo il popolo italiano come vittima innocente della crudelta` nazista, Rossellini commetteva un falso storico con lo scopo premeditato di far leva su uno smaccato sentimentalismo stile anni trenta; e asessualizzando i buoni (la Magnani, Fabrizi) e i ragazzini, obbediva all'ortodossia puritana cattolica; il sadismo dei torturatori e` soltanto accennato, in ossequio a canoni censori antiquati; e in definitiva tutta la vicenda ricorda le persecuzioni dei primi cristiani nelle catacombe ad opera dei pagani. Dove romanzesco e reportage convivono il film perde mordente. Un patriottismo viscerale e` alla base dell'esaltazione del movimento resistenziale.

L'arte di Rossellini nasce percio` all'insegna del compromesso fra conservazione e rivoluzione. Il suo tentativo di conciliare marcismo (il capo partigiano) e cattolicesimo (il sacerdote) e` emblematico.

Il partigiano, che ha per amante una ballerina tossico dipendente, chiede aiuto alla popolana vedova Anna Magnani, la quale manda il figlio dal parroco, Aldo Fabrizi; un agente della SS ricatta la ballerina per la droga e, in seguito alla confessione, i nazisti rastrellano il quartiere e arrestano l'uomo della Magnani, un umile operaio. Invano la donna si lancia dietro il camion: una raffica di mitra la lascia riversa sull'asfalto; l'operaio viene liberato, ma lui e il partigiano vengono consegnati alle SS dal tradimento della ballerina; sotto gli occhi del parroco impotente e della ballerina ubriaca il partigiano viene torturato a morte; il parroco viene trasportato in un forte per esservi fucilato, e l'operaio deportato in un campo di lavoro.

Il film presta anche attenzione al tema dell'infanzia brutalizzata (il figlio della Magnani, che rimane orfano, i ragazzini della parrocchia che salutano Fabrizi). Nell'insieme il film e` un documento umano prima ancora che storico, una parabola piu` che una cronaca; un senso universale del dolore innalza Roma occupata a simbolo della sofferenza, sofferenza che appare come il calvario, l'esperienza purificatrice e redentrice.

Paisa (1946) e` composta da sei episodi sulla resistenza: una contadina siciliana che ha aiutato una pattuglia americana, viene uccisa dai tedeschi e disprezzata dagli americani; uno sciuscia` ruba le scarpe a un negro ubriaco che lo ritrova fra gli sfollati ma non ha il coraggio di punirlo; un soldato americano incontra due volte una ragazza, prima fresca e entusiasta il giorno della liberazione, poi prostituita sei mesi dopo; una crocerossina inglese cerca il suo amico partigiano, che e` stato ucciso dai tedeschi; candidi frati inorridiscono alla vista di tre sacerdoti protestanti; i tedeschi catturano un gruppo di paracadutisti alleati e di partigiani italiani, imprigionano i primi e gettano nel Po con una pietra al collo gli altri. Gli attori erano stati scelti fra la gente del luogo; la sceneggiatura era stata forgiata innestando aneddoti di paese sul canovaccio primitivo. Rossellini denuncia l'orrore della guerra, suscita ira e commozione; ancora una volta si serve dei bambini per comunicare il senso religioso della pieta` per i derelitti. Rossellini in prima persona e` spaventato Il popolo italiano e` protagonista di un'epopea tragica; uomini miserabili ed eroici lottano per difendere propria terra dalle orde sterminatrici. Rossellini in prima persona e` spaventato dall'anarchia violenta, e` terrorizzato dall'idea della morte e dall'incertezza del domani.

Dopo L'Amore/ Love (1948), dittico-show personale della Magnani, la trilogia della guerra viene completata da Germania Anno Zero/ Deutschland im Jahre Null/ Germany Year Zero (1948), film nel quale Rossellini applica il metodo neorealista del reportage lirico al dopoguerra tedesco, ma nel quale germoglia anche un'indagine psicologica piu` attenta nel cogliere le crisi individuali dei protagonisti. Rossellini riesce a dare il quadro di un fallimento collettivo e di una crisi di coscienza individuale. E` forse il film piu` nichilista e disperato di Rossellini, perche' dipinge l'esatto opposto dell'umanita` a oltranza di Roma Citta` Aperta: dipinge un popolo di miserabili disposti a qualsiasi umiliazione pur di sopravvivere.

Fra le macerie di Berlino si aggira un bambino alla ricerca di cibo e carbone (nella prima scena scava fosse al cimitero). Edmund e` l'unico in famiglia che si dia da fare. Suo padre e` gravemente malato, suo fratello Karl-Heinz e` un ex soldato che ha paura di presentarsi alla polizia, sua sorella Eva intrattiene ufficiali stranieri per scroccare qualche sigaretta. Vivono in un appartamento con altre quattro famiglie. Le ristrettezze rendono tutti egoisti e indifferenti. La donna incinta, e la madre rientrata dall'estero e lo stesso malato sono disprezzati dagli altri co-inquilini perche' sono un peso inutile. L'amica invita Eva a prostituirsi. Il bambino sfrutta tutte le occasioni che gli capitano, ma e` spesso vittima di soprusi, come quando un signore gli ruba la bilancia che gli hanno affidato da vendere.
Poco dopo incontra il suo ex-maestro, un uomo ancora imbottito di propaganda nazista, il quale lo prende sotto le sue ali protettive e lo presenta a una banda di ladruncoli. La sorella si rende conto che Edmund sta diventando un ladro, ma non ci sono alternative, visto che il fratello maggiore e` un vigliacco.
Il bambino, disperato, chiede aiuto al maestro, ma questi lo istiga semplicemente a sopprimere il padre ormai diventato una bocca inutile, secondo il principio nazista che i deboli devono essere soppressi. Dopo che il fratello maggiore viene portato via durante una retata della polizia, la sorella trova il padre finalmente morto. I co-inquilini mettono il cadavero in un sacco per risparmiare i soldi della bara, e, prima di seppellirlo, si prendono i suoi indumenti.
Edmund lascia l'appartamento come in trance. Cerca la compagnia della gang, ma i ragazzi lo respingono. Va a trovare il maestro, ma questi, terrorizzato che il bambino abbia seguito il suo consiglio, lo prende a schiaffi. Edmund si aggira senza meta fra le macerie. Torna a casa soltanto per spiare di nascosto il carro che porta via suo padre. Poi sale in cima a una casa diroccata e si getta nel vuoto.
Una visione apocalittica che segna l'apice del suo stile anti-romantico.

Il tentativo di rinnovamento intrapreso con il favolistico La Macchina Ammazza-cattivi (1952, un fotografo riceve in dono da un santo un apparecchio che uccide i soggetti delle fotografie e ne approfitta per eliminare un po' di malvagi) e il cristiano San Francesco Giullare di Dio/ Flowers of St Francis (1950)

The film is a parade of legendary anecdotes about the medieval saint. A small crowd of friars is following Francesco wherever he goes. They are fascinated by his meek and humble manners. They are walking in a storm, soaking in heavy rain. When they reach their hut, they find that a man has taken possession of it for himself and his donkey. The man refuses to let them stay, preferring to shelter his donkey. They protest in vain that they are the ones who built the hut. He sends them away in the rain. Instead of being angry, Francesco is happy that they have been useful to someone.
They build a house for themselves, small and simple. Among them is Ginepro, a friar who keeps donating his tunic to poor people and walking back naked. A crazy old man, Giovanni, joins them: he would like to donate his cow but his family takes the cow back and gladly leaves Giovanni with the friars. Chiara, another saint, visits the saints and prays with Francesco. Upon learning of the new dictator of the region, Ginepro heads towards his camp, where he is seized by the brute soldiers and almost killed after the most merciless tortures. Informed that the beggar is the friend of a famous saint and not a hitman sent to kill him, the dictator (comically trapped into his defective armor) asks to see him in person and Ginepro's humility eventually drives him crazy. The dictator orders his barbaric troops to lift the siege from the town they are trying to conquer and they ride away.
Eventually Francesco and a small group of friars leave the town that they have built. It is time to spread around the world and preach. Francesco tells them to turn around like children and fall on the ground: that will point to the direction in which each of them will preach.
occasione per il culto neorealista dell'infanzia, culmina nella trilogia della solitudine, indagini sui problemi della coppia e pamphlet mistico, dalla quale emerge la visione pessimistica del regista: il rapporto a due significa noia, incomprensione e una definitiva solitudine; l'individuo vive all'interno della societa` in una condizione di alienazione che lo allontana dalla religione. Questo periodo coincide anche con l'unione all'attrice Ingrid Bergman, episodio che arrovento` le croniche mondane dell'epoca.

In Stromboli Terra di Dio (1949) Ingrid Bergman e` un esile lituana che sposa un marinaio italiano, ma non riesce ad ambientarsi nell'isola; incinta, approfitta di un'eruzione del vulcano per fuggire; passa la notte all'addiaccio, implorando da Dio il coraggio di vivere.

In Europa 51 (1951) Bergman e` una madre che, sconvolta dal suicidio del figlio bambino, si dedica a far del bene a prostitute, poveri, ammalati e pregiudicati, finche` viene rinchiusa in manicomio dal marito (una San Francesco donna che vive nell'incomprensione generale). Viaggio in Italia (1953) sancisce la nascita del cinema dell'"incomunicabilita`" con la storia di due coniugi inglesi che, durante un breve periodo trascorso in Italia, scoprono, a contatto di un ambiente pieno di vita (Napoli) e imbevuto di antichita` (Pompei), di non avere piu` nulla da dirsi e di essere infastiditi dalla reciproca presenza.

Da contatto di un ambiente pieno di vita (Napoli) e` imbevuto di antichita` (Pompei).Questi film a tesi inaugurano uno stile narrativo non tradizionale, anticipatore delle novelle vague.

Dopo l'arguto apologo di Dov'e` la Liberta`/ Where's Freedom (1954, un uxoricida Toto` esce dal carcere dopo vent'anni, ma la societa` riesce a fargli rimpiangere la prigione), Rossellini gira due appendici alla trilogia: Giovanna D'Arco al Rogo (1954), versione cinematografica dell'oratorio scritto da Paul Claudel per le musiche di Arthur Honegger, e Augst (1954), sperimentale pamphlet morale sulla condizione femminile (la Bergman e` un adultera che decide di suicidarsi, ma viene salvata dal marito).

Dopo il documentario sull'India (1958), Rossellini ritorna alla resistenza con Il Generale della Rovere (1959) e Era Notte a Roma/ Blackout in Rome (1960). Il primo (impersonato da De Sica) e` un imbroglione napoletano che in combutta con un funzionario corrotto delle SS, vende la scarcerazione dei presunti partigiani alle loro famiglie; le SS decidono di servirsi di lui per scoprire l'identita` di un capo della Resistenza, lo camuffano da generale badogliano e lo rinchiudono nel reparto dei detenuti politici; ma lo sciacallo s'immedesima talmente nel ruolo di eroe che deve sostenere di fronte ai partigiani (torturati o condannati a morte riconoscono in lui un simbolo) che ascoltano con devozione i suoi discorsi patriottici, da farsi fucilare con loro piuttosto che rilevare il nome.

Con Viva l'Italia (1960) Rossellini inizia la serie delle biografie dedicate a personaggi storici: Garibaldi e` l'archetipo dell'eroe capace di imprese sovrumane pur conservando la propria umanita`. Cosi` Vanina Vanini, nobildonna del primo ottocento che per amore si unisce ai carbonari, e per lo stesso amore li consegna alla giustizia. Ma con queste due opere Rossellini non riesce ad andare oltre la ballata popolare e la rievocazione oleografica.

Dopo il mediocre Anima Nera (1962), Rossellini abbandona il cinema per dedicarsi alla vocazione didattica che soltanto la televisione gli consente di realizzare. Lo storicismo cristiano alla Manzoni, lo psicologismo della crisi e il rapporto fra individuo e storia confluiscono nelle biografie di Luigi XV, degli apostoli, di Agostino, di Socrate, di Pascal, di Cartesio, dei Medici, di Gesu`, oscillando fra scienza, politica e religione con risultati alterni ora meramente apologetico-agiografici ora tecnicamente rigorosi e umanamente poetici.

Borghese colto e illuminato, animato da una lucida fede religiosa, capace di leggere tanto nell'animo umano, quanto nella societa` e quanto nella storia, Rossellini fondo` il neo- realismo resistenziale e precorse la nouvelle vague e l'incomunicabilita`, oltre ad educare personalmente la nuova generazione di registi italiani e ad aprire la strada che porta al mezzo televisivo. Rossellini ha dato lezioni di cinema e lezioni di storia.

Il tema unificante della sua carriera e` tipicamente cattolico: il conseguimento della santita` attraverso un eroismo esemplare che non fa parte della personalita`. Forte tendenza documentaria.

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Totò rappresenta il trasgressore vincente, un eroe dei miserabili che attaccava il Potere, ma soprattutto le convenzioni e i codici di comportamenti e i miti di massa, tutto ciò che era in qualche modo conforme, con la forza della beffa. Totò cercava cibo, sesso e ozio, indifferente al corso giusto o sbagliato del mondo, animale votato a saziare i propri istinti, individualista apolitico e antipolitico, asociale ma non antisociale. Contro l'ideologia dominante dei "buoni sentimenti", Totò affermava un ego blasfemo e inumano, rompeva con le istituzioni e le ideologie, affermando il piacere antropologico della vita. Totò è un personaggio negativo sotto tutti i punti di vista, non propone nulla, si limita a distruggere sistematicamente (anche le sembianze umane, tramite il suo robotico marionettismo). Totò è il frutto della guerra e della miseria; il suo neorealismo intellettuale e umanitario aveva descritto una guerra e una miseria ideali, Totò descriveva quelle reali. La sua carica eversiva era perciò molto maggiore, e perciò le sue gag seducevano enormi folle di italiani frustrati e repressi. La galleria di personaggi proposta da Totò è un affresco universale della miseria: Totò-Cenerentolo che vive ora da principe ora da barbone, Totò-clown che raggira i borghesi con la sua retorica alogica, Totò-martire della società che vuole privarlo della sua fantasia, Totò-criminale che attenta alla società, Totò umiliato che inneggia alla dignità dell'uomo, Totò che attraversa la Storia da Cleopatra a Coppi, dall'Inferno ad Atlantide, ed è sempre lui, straccione scalognato furbo e dal portamento nobile, Totò che con un'allocuzione smaschera la cattiva coscienza del mondo, Totò-Pulcinella, eroe sottoproletario in piena era borghese, Totò tutto carne e niente spirito, Totò regressione primitivista: il suo volto era il condensato dei secoli di fame, di paura, di miserie, di catastrofi, di quella fabbrica di umanità che era la sua Napoli.
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