Totò`
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If English is your first language and you could translate my old Italian text, please contact me. "Totò" nacque a Napoli da famiglia piccolo borghese e cominciò a calcare i palcoscenici durante la Prima Guerra Mondiale come macchiettista e mimo. Fin dagli esordi impose la sua straordinaria capacità parodistica e la sua disarticolata gestualità; i suoi sketch nascevano in effetti dal connubio fra questi due elementi: una dialettica stravolta, sintatticamente inoppugnabile ma semanticamente assurda, che scherniva la retorica e l'altezzosità e al contempo misurava la goffaggine del sottoproletario che vuol darsi una dignità da borghese rispettabile, o addirittura da aristocratico di alto lignaggio; e un movimento frenetico da marionetta, ereditato dai clown e dai saltimbanchi, che riportava la maschera a dimensioni infantili (il riso beffardo con gli occhi divaricati e le membra scomposte). Mezzo nobile decaduto e mezzo miserabile, Totò condensava secoli e secoli di tradizioni comiche napoletane adattandole a questa sua maschera reale, alla schizofrenia napoletana che di ogni povero fa un aspirante ricco.

Dall'avanspettacolo alla rivista la maschera grottesca di Totò riprese il linguaggio beffardo della comicità popolare, fatto non di barzellette (che presuppongono un sillogismo di stampo intellettuale) ma di lazzi [gli sketch più famosi vennero antologizzati in Totò a Colori (1952) e Totò all'Inferno (1954)].

Al culmine della popolarità in teatro, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondial, interpretò due mediocri e dilettantesche farse: Animali Pazzi (1939), scritto dal commediografo Achille Campanile e diretto da Carlo Bragaglia, una spudorata imitazione delle silent slapsticks di Hollywood, di Mark Sennett, Buster Keaton e dei Marx Brothers, con soltanto la novita` di qualche mossa di Toto degna del puppet theater.

Un pover uomo, che ha invano tentato di suicidarsi, si guarda allo specchio e nota che il riflesso si muove: si tratta di un sosia. L'unica differenza fisica fra i due e` un neo. I due si presentano: l'altro (quello con il neo) e` invece un ricco barone. Il barone, Tolomeo, ha un problema: deve sposare la cugina o perdere l'eredita` lasciatagli dal padre, ma ha un'amante, Lulu, gelosissima che non lo permetterebbe mai. Il barone assume lo squattrinato per impersonarlo al matrimonio. Se lui non dovesse sposarsi, l'eredita` andrebbe a un manicomio per animali gestito dalla perfida Vittoria, che complotta contro lui con il maggiordomo della zia, madre della promessa sposa Ninetta, la quale ama un altro. Ninetta anzi odia il barone perche' il suo spasimante le ha fatto vedere foto pubblicate sui giornali della vita dissoluta del barone. Il falso barone arriva la vigilia del matrimonio. Capita male perche' un duca lo sfida a duello per un insulto ricevuto dal barone, un creditore sorveglia la villa cercando di farsi pagare un debito, e Vittoria complotta per farlo morire. Il primo tentativo fallisce: Vittoria gli procura un cavallo pazzo le cui bizze pero` fanno sembrare che il falso barone sia un provetto fantino, e per puro caso il cavallo lo trascina sotto un precipizio in cui sta per cadere Ninetta, salvandole la vita. Vittoria decide allora di farlo rapire di notte ma anche quel tentativo fallisce miseramente. Il vero barone scappa dall'amante per arrivare in tempo al matrimonio. Nel frattempo Ninetta si e` innamorata davvero del falso barone. Il maggiordomo vede il falso barone senza il neo e intuisce che si tratta di un falso. Il vero barone e` pero` arrivato: paga il falso barone, e ne prende il posto. Il falso barone e` contento di aver preso dei soldi ma fuori c'e` appostato il creditore che gliele prende subito per saldare il debito del vero barone. E` il giorno del matrimonio. Cominciano ad arrivare gli invitati. Il falso barone viene attaccato dall'amante che e` venuta per far esplodere una bomba. Il vero barone e` ricercato dai padrini del duellante. Il maggiordomo cerca di capire chi e` il falso barone. L'amante alla fine capisce tutto e lo urla a tutti. Tutti scappano per paura della sua bomba. La sposa rimane sola a piangere, ma il falso barone la consola e le confessa il suo amore. Il notaio sta per assegnare l'eredita` al manicomio degli animali ma si lascia sfuggire che ci sarebbe un altro erede: un bambino che venne rapito nella culla. Il falso barone si fa avanti: e` lui. Il vero barone se ne va con Lulu, il falso (e povero) barone si sposa la cugina ed eredita una fortuna. e l'ancor peggio San Giovanni Decollato (1940), diretto da Amleto Palermi e parzialmente sceneggiato da Cesare Zavattini. Un portinaio ciabattino, direttore della banda paesana, viene denunciato dagli inquilini del palazzo che non ne possono piu` del caos che questi crea. Lui e` infuriato con loro perche' qualcuno ruba l'olio che lui usa per offrire candele al suo santo preferito, San Giovanni Decollato (nel senso di "decapitato"). Agostino viene assolto in quanto pazzo e torna a casa accompagnato in allegria dalla sua banda. L'amministratore del palazzo lo licenzia ma lui non si preoccupa. Cio` che lo preoccupa e` che ha accettato di concedere sua figlia al figlio del prepotente Orazio, e sua figlia Serafina non ne vuole sapere, essendo innamorata dello studente Giorgio. Giorgio si laurea e chiede a Serafina di fuggire con lui. Il padre di Orazio minaccia di decapitare Agostino se Serafina dovesse rifiutare il matrimonio. Serafina pero` scappa e manda una lettera in cui chiede ai genitori di presenziare al matrimonio. I genitori scappano di nascosto e si mettono in viaggio. Arrivano nella casa di campagna degli umili nonni di Giorgio, dove Agostino viene accolto come "professore". Inizialmente Agostino vuole che la figlia cancelli il matrimonio ma poi si lascia convincere e invita tutto il paese alle nozze. Il prepotente l'ha pero` seguito e dopo le nozze semina il caos nel tentativo di decapitare Agostino. Agostino pero' scopre (da un bottone mancante) che il prepotente e` il ladro dell'olio. Agostino diventa una belva e lo scaccia. La banda paesana intona la solita musica e l'accompagna in trionfo.

Amleto Palermi diresse anche (poco prima di morire) L'Allegro Fantasma (1941), sceneggiato da Carlo Bragaglia, un'altra mediocre commedia, per di piu` inframezzata di canzoni.

Un nobile ha lasciato un testamento in cui avverte il notaio che il testamento non puo` essere eseguito finche' non vengano ritrovati i gemelli figli illegittimi di una sua relazione con un'artista di circo. Gli eredi, che sono due sorelle zitelle, figlie del deceduto, e i loro cugini, due fratelli anziani, uno vedovo e padre di tre ragazze in collegio e uno cacciatore di leoni, discutono che fare. I maschi sono furiosi, le sorelle sono ansiose di conoscere i loro fratellastri gemelli. Nel frattempo le tre ragazze sono scappate dal collegio e, sulla via di casa, discutono del loro amore segreto, il musicista Alberto. Quando arrivano a casa, trovano proprio Alberto svenuto davanti a casa. In realta` si tratta di un sosia, Nicola, che assomiglia anche allo zio deceduto. Non ci vuole molto a scoprire che Nicola e` davvero uno dei gemelli. Le ragazze sono entusiaste e le zitelle lo accolgono come un fratello, ma invece gli anziani cugini lo preferirebbero morto, per cui Nicola non beve e non mangia nulla, temendo un avvelenamento. Nicola e le tre ragazze si mettono alla ricerca del musicista Alberto, che e` probabilmente l'altro gemello perduto. Alberto e` controllato da persone che vogliono monetizzare la sua musica, ma Nicola, travestino da postino, e poi le ragazze, impersonando aspiranti cantanti, riescono a portarlo via. L'arrivo del secondo gemello getta la casa nello scompiglio: le ragazze innamorate del musicista, le zitelle commosse dai gemelli fratellastri ma i cugini lividi di rabbia. Ogni tanto il quadro del defunto si muove, come se il fantasma tentasse di parlare. Il notaio nel frattempo ha scoperto che i gemelli non sono due ma tre, e quindi bisogna trovare il terzo. Si da il caso che il circo sia in citta`. La polizia avverte la casa che un leone e` fuggito. La famiglia e` in preda al panico. Il cacciatore di leone si rivela un codardo. Nicola prende il fucile e affronta il leone, ma si tratta da uno scherzo: dentro la pelle di leone c'e` un uomo, che usa quello scherzo per pubblicizzare il circo, e quello e` il terzo gemello. Nicola scopre anche che e` il maggiordomo a far muovere il quadro del defunto.

Mario Bonnard diresse Il Ratto delle Sabine (1945), adattamento della commedia "Der Raub der Sabinerinnen" (1883) di Franz & Paul von Schoenthan, che descrive con mesta esuberanza il mondo dei guitti da cui usciva Totò stesso (e che Federico Fellini avrebbe rappresentato in Luci del Varietà): la fame, la miseria, i bisticci, gli amori, il cinismo degli impresari e del pubblico. Fino a questo momento e` il migliore dei film di Totò, ma comunque una commedia molto minore, una parodia da avanspettacolo dell'avanspettacolo. Se non altro, non e` una slapstick stile anni '20 come le precedenti.

Una compagnia di teatranti giunge in un paesino di provincia, il cui maestro vuol far rappresentare un suo inedito. Una troupe di attori si dirige in carrozza verso un paesino di provincia. Sono tutti affamati. Aristide (Toto) e` il loro capo. Sua moglie e` una grassa signora. Gli altri non sono molto piu` professionali. Intanto il maestro del paesino tenta invano di ottenere l'attenzione dei ragazzini della sua classe leggendo loro il dramma in versi che ha composto, "Il Ratto delle Sabine". Il direttore della scuola lo deride apertamente. Gli attori arrivano al teatro del paesino. L'imprenditore del teatro e` scettico che riusciranno a fare soldi ma presta volentieri il teatro. Aristide si mette in cerca di padrini disposti a pagare per una rappresentazione teatrale, ma nessuno e` interessato. Alla fine arriva a casa del maestro, il quale e` terrorizzato dalla moglie, a sua volte corteggiata dal direttore, ma adorato dall'umile serva Rosina. Aristide propone al maestro di mettere in scena "Il Ratto delle Sabine" anche se non ha assolutamente i mezzi per farlo. Il maestro gli paga comunque un anticipo che finalmente sfama gli attori. Tutto all'insaputa della moglie. Anzi, il maestro tenta di tenerla fuori citta`. La moglie pero` rientra dalle vacanze e intuisce che lui sta tramando qualcosa. Quando lui si trova di fronte la moglie, si mette sempre a balbettare. Il direttore invece le porta fiori. La figlia nubile Paolina del maestro si innamora subito di uno degli attori, un giovane che ha lasciato la casa paterna dopo un affare con una cantante. Si scopre che questo Emilio e` amico intimo del marito dell'altra figlia. La sera della prima il genero, medico, escogita un trucco per consentire a maestro, Rosina e Paolina di uscire di casa senza che la moglie sospetti nulla (dichiarandoli tutti malati di una malattia contagiosa). In paese intanto si sparge la voce che "Il Ratto delle Sabine" e` stato scritto dal maestro, che fino a li` ha mantenuto l'anonimato. I ragazzi della sua scuola e tutti i pettegoli si precipitano in teatro. Dietro il sipario il maestro e` in apprensione perche' due attori si dimettono disgustati e gli altri sono impreparati, oltre a scenario e costumi ridicoli. Sembra un disastro. All'ultimo momento Aristide arruola Rosina, che ha imparato a memoria il testo, e il maestro stesso. La moglie intanto ha scoperto che sono tutti a teatro e, scortata dal direttore, si reca la`. La recita comincia e sembra andare bene finche' la moglie arriva e si pianta davanti al maestro che comincia a balbettare. Allora si mette a cantare e tutti finiscono in musica. La moglie lo riconosce, salo sul palcoscenico e lo schiaffeggia. Questo scatena la folla di ragazzini e pettegoli che si avventano sugli attori. Rissa e caos. Il giorno dopo gli attori se ne vanno mestamente e il maestro brucia il copione, fra le lacrime della fedela Rosina. Gli unici felici sono Emilio e Paolina che possono sposarsi.

Mario Mattoli, reduce dai successi comici per Erminio Macario di Imputato Alzatevi (1939), Lo Vedi come sei (1939) e Non me lo Dire (1940), diresse l'adattamento di un vecchia commedia Francese, "Les Deux Orphelines" (1875) di Adolphe d'Ennery e Eugene Cormon, intolata I Due Orfanelli (1947) e sceneggiata da Stefano Vanzina e Agenore Incrocci, che lancio` definitivamente Totò nel cinema in quanto finalmente Totò fa ridere e nel contesto di una trama decorosa.

Nella Parigi del 1865 Battista e Gasparre sono gli orfanelli che lavorano al collegio per orfanelle gestito da una severa direttrice. Battista si commuove quando suona l'organo ed e` pertanto convinto di essere figlio di un musicista. Maltratta Gasparre, che combina un guaio dopo l'altro. Un giorno la direttrice parte per un breve viaggio e lascia il collegio nelle mani dei due. I due scoprono un soldato che viene nottetempo a trovare la sua fidanzata segreta, una delle orfanelle. Lei e` pronta a suicidarsi perche' la famiglia del soldato non accetterebbe mai il matrimonio con un'orfanella. I due si offrono allora di portare una ciocca di suoi capelli a una famosa chiromante affinche' questa scopra i suoi genitori. Pero` Gasparre li perde nella confusione del mercato e li sostituisce con una ciocca dei suoi. La chiromante vede nella sfera magica il ratto del bambino ad opera di un uomo che ha usurpato la sua eredita`: Gasparre e` il vero duca. I due si recano subito al palazzo del duca e la somiglianza di Gasparre con il duca deceduto e tutti gli antenati e` ovvia nei ritratti storici. Lo zio che ne ha usurpato l'eredita` e il suo complice si sentono rovinati e decidono subito di eliminare Gasparre. Ci provano con una bomba (che invece ferisce lo zio), con la seduzione ad opera dell'amante dello zio, che si finge sposata a un uomo che sfida a duello Gasparre ma Gasparre viene salvato dall'arrivo dei soldati informati dalle ragazze (nella rissa caotica che ne segue Gasparre si improvvisa Napoleone a cavallo). Per festeggiare, Gasparre organizza una festa al palazzo per le ragazze e i soldati. La chiromante viene invitata a leggere il passato di ciascuna ragazza ma proprio allora arriva la direttrice a rovinare la festa. Lo zio e il suo complice non si arrendono: mandano Gasparre a un club aristocratico che aiuta nobili a suicidarsi con un misto di veleno e camera della morte. Dalla camera della morte i due fuggono grazie all'intervento dell'abate Faria del romanzo "Il Conte di Montecristo", specializzato nel vagare sottoterra. Faria li porta nelle fogne e spuntano nel salotto dell'imperatore, il quale li prende per rivoluzionari. Battista riesce a scappare ma Faria e Gasparre vengono arrestati. Faria scappa come al solito scavando un tunnel, mentre Gasparre viene condannato alla ghigliottina. La direttrice non puo` aiutarlo ma consegna a Battista una medaglietta che consente a Battista di scoprire il suo vero padre, non un musicista ma il boia di Parigi. Il boia e` lieto di rivedere suo figlio: la tradizione di familia e` che il figlio di un boia diventa il boia successivo, e pertanto l'anziano padre non vede l'ora di insegnare il mestiere al figlio. Battista pertanto esordisce torturando Gasparre. Gasparre confessa tutto, anche piu` del dovuto. Battista pero` implora il padre di non ghigliottinarlo e il padre gli spiega come salvargli la vita: una moneta che blocchi l'ingranaggio per tre volte, dopo di che la legge prevede che il condannato venga liberato. Battista informa Gasparre e poi lo conduce al patibolo. I primi due tentativi falliscono come previsto ma poi Battista perde la moneta e va in giro per la piazza chiedendo ai presenti (compresi soldati, ragazze e imperatore) se hanno una moneta da dargli. Proprio allora Gasparre si sveglia: e` stato tutto un sogno, devono ancora andare dalla chiromante. Gasparre si riaddormenta perche' vuole vedere come finisce il sogno: il sogno finisce che Battista gli taglia la testa, che lo zio e il complice diventano persone importanti, e che l'orfanella tradisce il soldato con il generale. Ma e` soltanto un sogno...

I produttori misero al suo servizio registi disponibili come Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque e Carlo Bragaglia e gli fornirono canovacci consistenti a volte soltanto del titolo. Totò ci ricamava sopra all'infinito, con un'inventiva e un'esuberanza scatenate. Gran parte dei soggetti riguardavano fatti d'attualità, come Totò al Giro d'Italia (1948), all'epoca della rivalità Coppi-Bartali, o Totò Cerca Casa (1949); oppure parodie cinematografiche come Fifa e Arena (1948), che scherza su Rodolfo Valentino, Totò le Mokò (1949), che scherza su Jean Gabin; Totò Tarzan (1950), etc.

Questi film messi in piedi alla meno peggio erano costruiti attorno a temi fissi: i tic teatrali di Totò, una splendida fanciulla di cui il brutto e goffo Napoletano s'invaghisce (residuo della soubrette teatrale), la burla nei confronti dell'attualità di massa (per esempio il divismo), l'equivoco (in genere lo scambio di persona).

Totò, sfruttato fino all'osso (tre film nel 1948, cinque nel 1949), ebbe modo di imporre una maschera di povero asociale, un po' mariuolo, ma furbo e imprendibile, genio nell'arte di arrangiarsi, pronto a derubare la propria madre e indifferente a tutti i codici.


Mattoli diresse alcune delle farse piu` celebri: Totò al Giro d'Italia (1948), Fifa e Arena (1948), Un commesso Napoletano scambiato per un ricercato viene imbarcato suo malgrado per la Spagna da un altro bandito e finisce per doversi travestire da torero. I Pompieri di Viggiù (1949), di fatto una sequenza di sketch comici e musicali in cui Totò ne esegue uno celebre in cui si finge manichino in un negozio di vestiti e poi fantasma per evitare il marito della donna che ha tentato di sedurre, Totò Tarzan (1950), La "scimmia bianca" riportata in Europa da tre manigoldi che lo vogliono sfruttare, ma lui se ne torna nella jungla con una bella ragazza. Totò Sceicco (1950), uno dei peggiori di sempre, una raffazzonata parodia-vaudeville di film esotici di Laurel & Hardy e Marx Brothers, Antonio e` il distinto maggiordomo di una ricca marchesa il cui figlio dissoluto si e` innamorato di una cantante di cabaret, Lulu. Il ragazzo e` convinto che Lulu lo tradisca e quindi decide di arruolarsi nella Legione Straniera. La marchesa ordina ad Antonio di seguire il marchesino, ma lo chaffeur della marchesa porta lui nel bar sbagliato e si reca in quello giusto, ragion per cui lo chaffeur viene preso nella Legione Straniera mentre Antonio viene preso dai ribelli che lottano contro la Legione, ribelli che sono capitanati da un perverso colonnello e da una bellissima principessa, figlia di uno sceicco. Il colonnello e la principessa escogitano uno stratagemma per galvanizzare la resistenza: travestono Antonio da Arabo e lo spacciano per il figlio dello sceicco, leader scomparso della resistenza. Antonio e` costretto ad accettare, anche se la principessa gli proibisce di toccare le 22 mogli dello scomparso, e viene accolto come trionfatore dal popolo Arabo. Nel frattempo Lulu e` arrivata al fortino della Legione e il marchesino la vede parlare con il maggiore: Lulu sta chiedendo sue notizie ma il marchesino si convince che Lulu lo tradisca anche con il maggiore. Il marchesino si offre allora per una missione suicida: catturare il leggendario figlio dello sceicco. La principessa e` sedotta da Antonio ma mentre si sta spogliando il marchesino entra nella camera da letto per rapire il figlio dello sceicco. Gastone riconosce Antonio e insieme scappano. Sulla via del ritorno il marchesino impazzisce per il sole e la sete. Arrivati al fortino, denuncia Antonio come il figlio dello sceicco e Antonio viene condannato alla fucilazione. Il marchesino si riprende in tempo per salvarlo. Entrambi vengono rapiti dai ribelli che li sotterrano vivi. Fortunatamente li sotterrano proprio sopra la leggendaria citta` di Atlantide. I due sprofondano in un tunnel e si ritrovano una stanza del tesoro con tanti busti d'oro. Antinea si innamora di Antonio ma Antonio scopre che tutti gli uomini che la baciano si tramutano in un busto d'oro. Intanto il perfido colonnello, avendo intuito l'accaduto, scopre il tunnel ed entra in Atlantide per rubare il tesoro. Nel dedalo di Atlantide si aggira anche un uomo impazzito d'amore per Antinea. Quando Antinea insiste a baciare il suo sposo Antonio, Antonio le fa invece baciare questo pazzo. I ribelli entrano in massa nella citta` sotterranea e danno la caccia a tutti. Antonio scappa in superficie, vede i legionari e li attira nei sotterranei. Ne segue un caos totale, con tutti che danno la caccia a tutti, comprese Lulu e la principessa. Alla fine il colonnello impazzisce e fa saltare in aria Atlantide. Antonio riporta il marchesino alla marchesa: il marchesino si e` sposato a Lulu, Antonio ad Antinea e c'e` anche la rinsavita principessa. Totò Terzo Uomo (1951), in cui Totò impersona di nuovo tre gemelli (sindaco, perdigiorno e truffatore), un film senza grandi momenti comici ma con una trama complicata nel formato tipico della commedia di equivoci, Un nuovo pretore arriva in un paesino sul mare. Viene subito informato della rivalita` fra il sindaco Pietro e suo fratello gemello Paolo. Il paese e` afflitto da disoccupazione e da tempo sono stati stanziati fondi per costruire un nuovo carcere, ma Pietro rifiuta di approvare i lavori perche' il terreno appartiene a Paolo e Paolo farebbe un sacco di quattrini. Pietro e` un uomo integerrimo, e pescatore accanito, che nega anche alla figlia Anna il permesso di sposare il giovanissimo Giacometto che medita persino il suicidio per lei. Paolo invece e` un perdigiorno e donnaiolo con l'hobby della caccia. La moglie e` disperata perche' hanno debiti da pagare, ma Paolo sa che prima o poi ricevera` i soldi dal comune per il terreno. Il pretore viene portato a pranzo nel miglior ristorante del paese, dove incontra Paolo, che viene a flirtare con la moglie del proprietario, Clara. Nel frattempo il sarto del sindaco, ripetutamente arrestato per truffe, ha scoperto in carcere un terzo gemello di Pietro e Paolo, Totò, sconosciuto a tutto il paese, e ha passato un anno ad addestrarlo per diventare un sosia del sindaco. Gli ha anche preparato un vestito identico a quello del sindaco. Il piano e` che, mentre il sindaco sta pescando e il donnaiolo sta amoreggiando con l'adultera, il sosia si spacci per il sindaco e trafuga il denaro stanziato per i terreni di Paolo. Il terzo gemello trae in inganno tutti ma le cose non vanno come previsto: l'assistente, lieto di apprendere che il "sindaco" ha finalmente deciso di usare il denaro, lo manda direttamente a casa di Paolo. L'impresario edile che costruira` la prigione cerca di corrompere il "sindaco" ma il terzo gemello non capisce di cosa si tratta e accetta la scatola come se contenesse sigari, ma non prima di aver intimato all'impresario edile di costruire un carcere umano che consente ai carcerati di evadere e di visitare le carcerate. Spazientito dall'assistente che gli ha mandato a monte il piano, il terzo gemello gli promette la figlia Anna in sposa, ma poi la promette anche a Giacometto, sempre per togliersi i seccatori di dosso. Poi si traveste da Paolo per andare a sottrarre i soldi. Tutta la familia di Pietro e` estatica del cambiamento in quello che credono essere Pietro. La moglie di Paolo e` avvenente e il terzo gemello non esita a baciarla, fatto che rende anche lei estatica. Arriva il vero Paolo e capisce che qualcuno e` entrato in casa sua spacciandosi per lui, e pensa che sia Pietro. A sua volta Pietro, tornato dalla pesca, scopre che il paese e` in festa perche' qualcuno ha preso il suo posto e dato il via ai lavori del nuovo carcere. Non solo: trova la sua casa rivoluzionata, con due fidanzati per la figlia Anna e sua moglie affettuosa. Pietro sospetta quindi che Paolo si sia spacciato per lui e abbia sottratto i soldi. Paolo sente di questi sospetti e sospetta a sua volta che si tratti di un complotto. Il pretore tenta di mediare fra Pietro e Paolo, ma proprio allora Totò, che ha dato i sigari al complice sarto, si traveste da Paolo di nuovo per cercare i soldi. Totò, falso Paolo, e` ben disposto a chiedere scusa a Pietro per paura di finire arrestato, ma ogni volta che che il vero Paolo entra in scena questi insulta Pietro. I due Paoli entrano ed escono, uno chiedendo scusa e uno insultando, e il risultato e` che Pietro si sente doppiamente offeso e lo denuncia. Totò viene rapito dal marito di Clara e portato in alto mare su un peschereccio. Il marito geloso ha deciso di ucciderlo, pensando che lui sia Paolo, l'amante di sua moglie, ma Totò riesce a liberarsi e a gettare in mare il marito geloso. In tribunale si scatena il pandemonio perche' i due gemelli Pietro e Paolo si accusano a vicenda, e i testimoni sono confusi perche' non si capisce chi impersonasse Pietro e chi impersonasse Paolo. Nessuno presta attenzione all'ubriacone del paese che sostiene di aver visto tre gemelli finche' Totò viene portato in tribunale dall'ubriacone. Nel frattempo il sarto ha sentito che la scatola di sigari contiene i soldi della "mazzetta" ma li ha venduti a qualcuno che li ha venduti a qualcuno che li ha venduti al... pretore. Pietro ha intuito il tentativo di corruzione (perche' l'imprenditore gliene parla, convinto che fosse stato Pietro ad accettare i sigari) e accusa pubblicamente l'imprenditore di corruzione. Il pretore apre la scatola e trova i soldi. Pietro e Paolo si rappacificano, il paese ritrova la tranquillita`, Anna si fidanza con il suo amato, e Totò si porta via l'avvenente serva di Paolo. Un Turco Napoletano (1953), tratto da una commedia molto minore di Eduardo Scarpetta, "Nu Turco Napulitano" (1888), a sua volta ispirata a una farsa di Alfred Hennequin; Spettatori entrano nel teatro dove si sta per presentare la commedia Un Turco Napoletano interpretata da Totò. Totò interpreta Felice, un gentiluomo donnaiolo che ha confessato un crimine che non ha commesso per salvare un poveraccio ed e` pertanto adesso in carcere e condivide la cella con il ladruncolo Faina. Felice e` dotato di una forza sovrumana e piega facilmente le sbarre della finestra. I due evadono calandosi con una corda. Faina rapina subito un eunuco Turco che sta cercando di raggiungere il suo nuovo datore di lavoro, un negoziante, e poi convince Felice, disoccupato, ad accettare quel lavoro, progettando di svaligiare il negozio. Felice si traveste da Turco e si presenta al negoziante con la lettera di raccomandazione dell'uomo politico che aveva trovato l'eunuco. Pasquale e` un uomo anziano estremamente geloso perche' si e` risposato con una donna, Giulietta, dell'eta` di sua figlia Lisetta. Il negoziante proibisce qualsiasi contatto fra sua moglie e gli uomini e paga la serva per sorvegliare la moglie. Felice invece viene accolto a braccia aperte fra lo stupore degli altri uomini della bottega: la ragione e` che una lettera dell'amico politico ha informato il negoziante del fatto che il Turco e` un eunuco, cresciuto in un harem, pregando anche Pasquale di tenere il fatto segreto. Pasquale ha promesso la figlia in moglie al nipote di un suo amico della stessa eta`, Ignazio, che ha sposato anche lui una donna giovane ma non ha figli. Il nipote Carluccio quindi ereditera` la fortuna del padre. Peccato che la figlia Lisetta di Pasquale detesti Carluccio, un violento arrogante teppista che semina il terrore nel quartiere. Infatti Carluccio minaccia Pasquale stesso di vendetta se Lisetta lo rifiutasse. Lisetta ha un amore segreto. Pasquale presenta il Turco all'amico, che subito vorrebbe assumerlo per fare la guardia alla propria moglie. Felice si mette all'asta fra i due amici e Pasquale la vince ma deve moltiplicare lo stipendio per dieci. Felice equivoca di essere stato assunto specificamente per eseguire favori sessuali a madre e figlia. Madre e figlia lo presentano a tutte le amiche, sposate e non, e Felice diventa l'attrazione di tutte le donne del quartiere con i suoi modi spregiudicati. Felice confessa a Faina che il "lavoro" e` faticoso, giorno e notte, ma che gli piace. Pasquale e Ignazio stanno organizzando una festa per l'uomo politico. Lisetta non vuole presenziare perche' non vuole essere fidanzata ufficialmente a Carluccio ma Felice la incoraggia a rifiutarlo pubblicamente. Nel frattempo, Faina ha sentito che Felice viene pagato una fortuna ed esige la meta`. Alla festa dell'onorevole Carluccio si aspetta l'annuncio del fidanzamento e invece Lisetta grida davanti a tutti che lei non lo sposera` mai. Carluccio se ne va giurando vendetta. In un'altra stanza Felice sta seducendo la moglie del politico, che anzi lui riconosce come una soubrette Francese di cabaret. Quando il politico li sorprende, Felice ammette di non essere Turco (ne` eunuco) ma il politico non lo puo` smascherare davanti a Pasquale altrimenti Felice smaschererebbe la sua amante. Anzi, Felice caccia il politico e passa la notte con la sua amante Francese. Il giorno dopo Faina compie la sua vendetta rivelando a Pasquale la vera identita` di Felice in cambio di meta` dello stipendio di Felice. Pasquale si avventa sul falso Turco, ma proprio allora arriva Carluccio deciso a uccidere qualcuno: Felice lo prende a calci e schiaffi. Felice invita Pasquale e Ignazio ad essere meno gelosi, presenta il vero amore di Lisetta al padre, e poi si inchina al pubblico con tutto il cast; e noi vediamo che si e` trattato di una rappresentazione teatrale. Il Medico dei Pazzi (1954), adattamento della simpatica commedia "O Miedeco d'e Pazze" (1908) di Eduardo Scarpetta (ma con un finale un po' troppo banale); Il giovane Ciccillo vive nella grande citta`. E` alloggiato in una pensione in cui abitano personaggi eccentrici: un colonnello a riposo, un attore che vuole recitare l'"Otello", un violinista che sogna il grande concerto, una vedova che tenta disperatamente di trovare marito alla figlia, una coppia il cui marito e` gelosissimo, etc. Ciccillo e` mantenuto dallo zio Felice, sindaco di un paese della provincia, il quale zio pensa che Ciccillo si sia laureato in medicina e abbia fondato un manicomio. Invece Ciccillo spende i soldi nella bella vita e nel gioco d'azzardo in compagnia dell'amico Michele. Adesso deve soldi a un tipo violento e ha bisogno di un nuovo prestito dallo zio. Proprio allora lo zio decide di venirlo a trovare accompagnato dalla moglie e dalla figlia, e Ciccillo pensa allora di chiedere allo zio i soldi per apparecchiature mediche. Michele procura a Ciccillo una villa provvisoria fuori citta` e poi si finge matto davanti a Felice. Ciccillo porta lo zio Felice alla pensione, dicendogli che si tratta del manicomio e spacciando tutti i clienti come matti. Ciccillo deve assentarsi un attimo per incontrare il suo creditore. Il creditore lo aggredisce e Ciccillo finisce in ospedale. Lo zio Felice rimane solo nella pensione convinto di essere in un manicomio, circondato da eccentrici che teme in quanto pazzi. Per assecondarli, Felice promette qualcosa a tutti. Lo zio Felice non sa come tornare a casa e la sera il direttore della pensione lo convince a dormire li`. Solo che la notte i vari "pazzi" lo molestano e terrorizzano, finche' lui decide di andarsene. Ma sua moglie, che non aveva notizie, e` venuto a cercarlo e lo trova in strada proprio quando una prostituta sta tentando di sedurlo. Inferocita, la moglie torna a casa e si sfoga con la figlia. Proprio allora arriva la vedova, a cui Felice ha promesso di sposare la figlia per togliersela di torno, pensando fosse una matta del manicomio. Ciccillo viene finalmente dimesso dall'ospedale e si presenta con la testa fasciata dallo zio, il quale gli regala i soldi. Nel frattempo arriva alla villa anche il marito geloso, sostenendo che sua moglie abbia confessato di essere l'amante di Felice. E poi il violinista, che e` pronto a partire in tournee. E poi il colonnello, deciso a sfidarlo a duello. E poi l'attore, a cui Felice ha promesso di comprare 15 biglietti per la prima dell'"Otello". Felice e` convinto che sia tutti scappati dal matrimonio, e li chiude a chiave in varie stanze e in un baule mentre manda un messo a chiamare il direttore del "manicomio". La moglie pero` crede che il matto sia lui. Il direttore arriva e libera tutti i "matti". Felice finalmente capisce che la pensione e` un albergo e non un manicomio. Ciccillo viene obbligato a tornare al paese di provincia. Dopotutto la figlia di Felice e` innamorata di Ciccillo. Miseria e Nobiltà (1954), adattamento della miglior commedia di Eduardo Scarpetta (1888), che era molto bravo a creare caotiche commedie d'equivoci ma non sempre bravo a dare loro un valido finale; Le famiglie dello scrivano Felice e del fotografo Pasquale condividono un umile alloggio con fornitura che cade a pezzi. Felice fa un mestiere che non serve piu` adesso che la gente ha imparato a scrivere. Felice e la sua donna, che non e` la sua vera moglie, hanno un bambino. Pasquale e sua moglie hanno una figlia in eta` di marito, Pupella. Entrambe le famiglie fanno la fame. La donna di Felice e` gelosa della vicina Piemontese che vive da sola. Il padrone di casa viene a chiedere l'affitto: e` da cinque mesi che non pagano. Luigino, figlio nullafacente di un borghese arricchito, e` innamorato di Pupella. Sua sorella Gemma e` una ballerina di teatro corteggiata sia dal marchesino Eugenio sia da suo padre donnaiolo, che si fa chiamare Bebe`. Luigino, sentendo che il padrone di casa chiede i soldi, si offre di pagare il debito, e anzi ordina anche un lauto pasto per gli affamati. Luigino in realta` non ha una lira, e suo padre non gli paga piu` nulla, ma conta su sua sorella Gemma. Il bambino di Felice, che lo segue tutti i giorni a mettere il banchetto di scrivano sulla strada, viene maltrattato e se ne va. Trova impiego proprio presso il padre di Gemma e Luigino, il borghese arricchito. I genitori di Eugenio si oppongono al matrimonio con Gemma perche` e` figlia di un borghese, sia pur ricco, mentre loro sono nobili veri. Eugenio decide di travestire Pasquale e sua moglie come suoi genitori, Felice come principe e Pupella come principessina. Questi quattro impostori hanno il compito di approvare il matrimonio con Gemma davanti al padre di Gemma. Il bambino intanto pretende di essere il figlio del maggiordomo del borghese. La cameriera di casa venne abbandonata da suo marito e non ha piu` visto il suo bambino. Il borghese e` onorato della visita dei nobili e offre loro una lauta cena che gli affamati sbranano. Luigino vede che i "nobili" sono i genitori di Pupella e ricatta Gemma. La cameriera scopre che il bambino e` suo figlio e riconosce Felice, il marito che la abbandono`. A quel punto si presenta Luisella, la donna di Felice, travestita da principessa moglie del "principe" Felice. Il borghese sente Felice ammettere che il bambino e` suo figlio. Luisella e la vera moglie si accapigliano. Ormai il borghese sta per scoprire che quei "nobili" sono fasulli, ma proprio allora arriva il padre di Eugenio, Bebe`, venuto a corteggiare Gemma ma costretto dal figlio ad acconsentire al matrimonio. Al tempo stesso il borghese approva il fidanzamento di suo figlio Luigino con Pupella, e Felice ritorna dalla sua vera moglie. e Signori si Nasce (1960), una farsa scatenata da tipico vaudeville, sceneggiata da Castellano e Pipolo, e forse il miglior duetto con Peppino de Filippo. L'onesto, pudibondo e laborioso Pio gestisce una sartoria per uomini e donne di Chiesa. Zaza, suo fratello, e` invece un nullafacente squattrinato che si finge barone con servo e pensa solo a divertirsi. In realta` e` pieno di debiti. Viene espulso dal club degli aristocratici, il suo servo Battista aspetta di essere pagato da 12 anni, e un debito rischia di mandarlo in carcere il giorno dopo. Nonostante cio`, il "barone" Zaza frequenta le soubrettes del teatro, in particolare la bella Patrizia che ha un fidanzato energumeno, Enzo. L'imprenditore che ha finanziato lo show e` innamorato della prima attrice, ma la coglie in flagrante adulterio e cancella lo show. Il servo consiglia al barone di chiedere un prestito al fratello, ma Zaza si rifiuta, sapendo di non essere benvenuto da suo fratello. Il problema e` che Zaza ha falsificato una firma del fratello per ottenere il debito che sta per mandarlo in galera. Il geloso Enzo dimostra i suoi muscoli aiutando la gente ma anche picchiando chi parla a Patrizia e viene arrestato. Zaza visita il fratello Pio, che pero` non gli ha perdonato di aver sperperato l'eredita` e lo mette alla porta. Zaza esce minacciando di suicidarsi. Zaza vive gratis in un hotel di lusso come stipulato dalla deceduta padrona nel testamento. Ogni sera Zaza fa finta di ordinare una cena costosa al servo, ma poi il servo gli mette nel piatto un pezzo di mortadella e se ne va. Quella sera viene Patrizia a corteggiare il barone, sperando che lui possa convincere l'imprenditore a darle il ruolo di protagonista, eccetto che l'imprenditore ha cancellato lo show. Proprio in quel momento arriva il fratello Pio, preoccupato che Zaza voglia davvero suicidarsi. Zaza improvvisa una bugia: che Patrizia e` sua figlia. Il generoso Pio decide di prenderli entrambi in casa e la ragazza viene accolta coma una pia collegiale. Purtroppo Zaza ha anche detto che lei ha un fidanzato e il servo Battista, che e` sposasto con quattro figli, viene obbligato a fare il fidanzato. Sua moglie non e` piu` disposta ad aspettare e vuole che Zaza gli paghi i 12 anni di arretrati. Nel frattempo Enzo viene rimesso in liberta` e attacca Pio, pensando che sia l'amante vecchio di Patrizia. Patrizia lo calma spiegandogli che e` una trama per ottenere la dote per sposarsi. Quando la moglie di Battista si presenta da Zaza, Zaza deve improvvisare un'altra bugia: che Patrizia e` la figlia di Battista, avuta prima del matrimonio. Quando Patrizia viene colta da Pio baciando il vero fidanzato Enzo, Patrizia perde la pazienda e se ne va gridando che torna da sua madre. Zaza deve dire un'altra bugia: che la madre e` viva. E Pio, pensando che sia una ex amante abbandonata, gli chiede di rimediare con il matrimonio. Arrivano le guardie che vogliono arrestare Zaza per il debito che non ha pagato (tutte le bugie servono ad ottenere dal fratello Pio i soldi per pagare quel debito). Zaza si traveste da prete e sfugge alla cattura. Ma adesso Pio vuole che Zaza sposi la madre di Patrizia. Zaza allora finge un lutto: la madre e` morta. E chiede soldi a Pio per costruire una tomba colossale. Pio sta per darglieli ma proprio allora arriva la madre di Patrizia, viva e vegeta, e persino ubriaca, che vuole essere sposata da Zaza. Ma Zaza e` scappato e lei trova Pio e accusa lui di essere il padre di Patrizia. Pio si traveste da prete per evitare di sposarla. Arrivano le guardie che trovano i due fratelli entrambi vestiti da preti, uno per evitare l'arresto e l'altro per evitare l'ubriaca. A questo punto Pio si arrende e paga il debito di Zaza e Zaza si fa dare anche i soldi per finanziare lo spettacolo in cui Patrizia fara` la prima attrice.
Carlo Bragaglia diresse poi Totò le Mokò (1949) Un Napoletano scambiato per il temibile bandito della "casbah" che acquista forza grazie a una lozione per capelli e 47 Morto che Parla (1951), dramma di costume ambientato al principio del 20esimo secolo, diretto da Bragaglia e liberamente tratto da una commedia di Petrolini. Un barone avaro, che vive in miseria nel suo castello con il figlio e il fedele servitore (mai pagato), rifiuta rifiuta di consegnare il suo tesoro alle autorità come stabilito dal padre nel testamento: meta` dovrebbe andare al figlio ora maggiorenne e meta` al comune per costruire la scuola che l'umile paese di provincia non ha mai avuto. Il barone sostiene che la mitica cassetta del tesoro non esiste ma in realta` la tiene nascosta in camera da letto. Il figlio si innamora della stessa ragazza di cui e` innamorato il padre, Rosetta. Quando il figlio gliela presenta il barone pensa che Rosetta voglia conoscere il figlio del futuro marito. Diventa furioso quando scopre che ha capito male e li espelle. Il figlio Gastone decide di fuggire con Rosetta e ruba il tesoro, lasciando la cassetta vuota nel suo nascondiglio. Il barone adesso vive con il fedele servitore ma rifiuta ancora di ammettere l'esistenza del tesoro ai concittadini. Sindaco, dottore e farmacista si alleano per ottenere il tesoro con l'inganno. Gli somministrano un sonnifero e poi allestiscono un purgatorio fittizio: quando il barone si risveglia gli fanno credere di essere morto e una ragazza avvenente gli spiega che deve redimersi donando il tesoro al comune. La ragazza lo riporta in paese dove i concittadini pretendono di non vederlo (e` un morto) nonostante lui dimostri tutta la sua cattiveria. Finalmente si decide a consegnare la cassetta del tesoro alla bella ragazza e i concittadini gli rivelano lo scherzo. Il barone la prende malissimo e muore di un attacco cardiaco. Non e` pero` morto: si risveglia nel suo letto quando c'e` soltanto la bella ragazza. La ragazza e` in realta` peggio di lui e medita subito un modo di beffare i concittadini: veste il barone da fantasma e lo aiuta a spaventare il sindaco, che restituisce subito la cassetta. Poi pero` la ragazza ruba la cassetta e scappa sull'auto di un famoso pilota Francese di mongolfiera, inseguiti dell'amante della ragazza che si e` reso conto di essere stato abbandonato. L'amante e il barone inseguono i fuggitivi e li raggiungono giusto quando stanno per decollare nella mongolfiera, applauditi da un pubblico entusiasta. Il barone salta sulla mongolfiera che sta salendo in cielo e si mette a litigare per la cassetta, causando un incidente che rischia di far precipitare la mongolfiera. Il pilota comincia a buttare via la zavorra e costringe persino la donna a spogliarsi per minimizzare il peso. Inevitabilmente chiede al barone di gettare la cassetta pesantissima. Il barone rifiuta, lottano, alla fine la cassetta cade in mare. La mongolfiera precipita e i tre non vengono piu` visti. I giornali lamentano la morte dei tre intrepidi. Il paese invece festaggia perche' Gastone ha consegnato meta` del tesoro, come desiderato dal nonno, e il sindaco inaugura la costruzione della scuola, svelando anche una statua all'avaro barone come se questi avesse donato il tesoro di sua volonta`. Proprio allora spunta il barone su un asino: si era salvato su un'isola e ritorna nel mondo dei vivi per la terza volta. Il paese lo festeggia e il barone perdona figlio e nuora.
Giuseppe Amato diresse Yvonne la Nuit (1949), l'unico melodramma interpretato da Totò, e Luigi Comencini L'Imperatore di Capri (1949), film orrendo con trama insulsa e molto poco umorismo. Il film si apre con una scena di antica Roma: l'imperatore scende le scale ed esamina le schiave per le orge. Ne sceglie una e le descrive le bellezze dell'isola. E` un sogno: la moglie lo sta svegliando perche' e` ora di lavorare. Antonio vive con la moglie Lucia, con la suocera, arpia inflessibile e fanatica religiosa, e con il fratellino Basilio della moglie, che fa la spia sulle sue scappatelle. Antonio e` un umile cameriere in un albergo. Il suo compare, un attore fallito che non paga l'affitto da mesi, gli regala un falso anello. Un mago ipnotizza la bella Sonia affinche' lei seduca un principe Indiano che e` l'uomo piu` ricco del mondo: lo riconoscera` dall'anello. Per puro caso Antonio si presenta al momento giusto con un anello simile e Sonia lo scambia per il principe. Lo invita a una vacanza d'amore a Capri. L'albergo lo licenzia ma lui ha gia` deciso di andare a Capri. Il suo compare gli presta abiti di lusso e lo accompagna. Il bambino lo spia e scopre che Antonio sta andando in vacanza a Capri. I due compari rubano per caso il motoscafo del principe. Non sanno come fermarlo e si fanno male. Antonio si fascia la testa che sembra il turbante di un principe. All'hotel si registra con il suo vero nome ma l'hotel pensa che voglia semplicemente mantenere l'incognito, anche se tutta l'isola sa dell'arrivo del principe. In camera gli appare un profeta biblico che gli chiede di pentirsi. Anche una baronessa Tedesca si invaghisce di lui e lo invita nel suo covo gotico dove vorrebbe iniziarlo a un rito satanico, ma un incapucciato bianco lo caccia. Anche una donna Latina si invaghisce di lui. Il compare pero` ha capito l'equivoco e dice an Antonio che tutti lo credono un principe. Lui non se ne dispiace. Un giorno arrivano tutti insieme: il profeta, le tre donne che lo vogliono e i rispettivi mariti o amanti gelosi (l'incapucciato era il maggiordomo innamorato della sua padrona baronessa). Ne segue una rissa in camera di Antonio. Durante un'orgia arrivano cognatino, moglie e suocera, proprio quando Antonio viene eletto "imperatore" di Capri. Non solo: arriva anche il vero principe, scortato dalle guardie. Il profeta interrompe l'orgia e spara ad Antonio pensandolo il principe. Antonio e` solo ferito e il principe decide che gli deve la vita: gli da` tanti gioielli quanto il peso suo e della moglie, che e` di nuovo felice al suo fianco.
Monicelli e Steno diressero le farse corrosive Totò Cerca Casa (1949), una collaborazione con gli sceneggiatori Age & Scarpelli, ispirato alla commedia "Il Custode" di Alfredo Moscariello, Un impiegato statale con famiglia numerosa vaga da un giaciglio all'altro, ma viene sempre sfrattato Vita da Cani (1950), Totò e i Re di Roma (1951), commovente e amara satira delle miserie di un impiegato alle prese con la società burocratica Licenziato per non avere un titolo di studio da un Alberto Sordi aguzzino, decide di suicidarsi per procurare alla moglie il terno al lotto che sosterrà le cinque figlie, per risparmiare sul funerale va al cimitero a piedi, ma persino nell'aldilà, dopo aver avuto i fatidici numeri, si ritrova redarguito da un becero commendatore.
Steno continuo` senza Monicelli per i pessimi Totò a Colori (1952), Totò nella Luna (1958), parodia dei film di fantascienza sceneggiata da Steno e altri, Totò, Eva e il Pennello Proibito (1959), Letto a tre Piazze (1960), Totò, reduce dalla campagna di Russia dopo vent'anni, trova la moglie sposata ad un altro. Toto Contro i Quattro (1963), sceneggiato da Sergio Corbucci e Grimaldi, una serie di scenette da avanspettacolo con comici altrettanto celebri ma in una trama banale, in pratica sprecando le doti degli attori, Antonio e` un commissario a cui i ladri rubano l'auto. Infuriato, chiede che tutte le guardie diano la caccia ai ladri; non solo: convoca tutti i ladri e chiede a loro stessi di cercare la sua auto. Nel suo ufficio si presenta prima Peppino, un marito geloso e sospettoso, convinto che la moglie e il veterinario vogliano ucciderlo (il suo unico testimone pero` e` un pappagallo), e poi un ricco, sposato con donna avvenente e con un cognato nullafacente, che e` ricattato da anonimi. Il commissario ha le emorroidi e ha ordinato supposte dall'estero che vengono confiscate da un diligente ufficiale della dogana. Peppino torna con una boccetta che secondo lui contiene veleno, ma che dopo il commissario ingerisce per sbaglio senza morire affatto. Il prete viene a restituire argenteria rubata da qualcuno che si e` pentito in chiesa, e il commissario gli parla della sua auto rubata. Il prete capisce subito chi sono i ladri e va a trovarli. Dopo averli sgridati e presi a sberle, li protegge dal commissario che viene a perquisire il locale. Intanto il ricco ha ricevuto una telefonata dal ricattatore e decide di pagare il riscatto, ma la polizia intercetta la telefonata e il commissario decide di travestirsi da prostituta per cogliere il ricattatore in flagrante. Il commissario acquista il vestito da donna in una boutique che si scopre gestita dall'ufficiale della dogana, il quale sembra anche tradire la moglie con un'avvenente commessa. Un individuo (Macario) porta il commissario in una villa dove giovani donne scompaiono: i due si infiltrano fingendosi imbianchini e si convincono che nella vita si stia commettendo un delitto, ma invece si tratta semplicemente di uno studio in cui si producono fotoromanzi. E Macario viene arrestato perche' e` fuggito dal manicomio. Il commissario ha intuito che l'ufficiale della dogana e` un truffatore e finge di voler diventare complice, ma invece registra la confessione e lo spedisce in carcere. Vestito da donna, il commissario arresta il ricattatore: e` il cognato nullafacente del ricco. Il prete recupera l'auto rubata e la sta guidando dal commissario quando il commissario stesso, ancora vestito da donna, sta guidando sulla stessa strada. Il commissario insegue e raggiunge il prete. Il prete rifiuta di fare il nome dei ladri. Il commissario entra nella propria auto che il prete insiste a guidare perche' il commissario e` ancora vestito da donna. Quando si fermano in un bosco, i ladri dell'auto che per caso sono li` non credono ai propri occhi: il presto ha un'amante! e il meno peggio I due Colonnelli (1963). Rivalità in Grecia fra un colonnello inglese e uno italiano che riconquistano alternativamente un villaggio e il letto dell'oste. .
Negli anni Cinquanta Totò si libero` del colorito parodismo rivistaiolo e si abbandono` a più libere fantasie comiche, prendendo spunto dalla favolistica, dal teatro napoletano e dalle vicende di tutti i giorni e smorzando il cinismo del suo personaggio in un fondo di umana solidarietà.
Mario Monicelli diresse Guardie e Ladri (1951) e Totò e Carolina (1954). Un poliziotto integerrimo, vedovo e con padre e figlio a carico, arresta durante una retata una giovane, Carolina, che ha tentato di suicidarsi e viene incaricato di ricondurla al paese, ma siccome là non ha nessuno e tutti la scansano, decide di sposarsela lui. Guardie e Ladri e` una parabola sul furto e l'onestà, sull'eterna lotta fra il ladro e la guardia (Fabrizi), il primo che ruba per mantenere la famiglia, il secondo che deve catturarlo per conservare il posto, due uomini resi nemici dai rispettivi ruoli sociali, ma che finiscono per stringere amicizia e la guardia, dopo aver consegnato il ladro alla giustizia, continuerà a mantenerne la famiglia. Totò truffa un turista napoletano che poi si fa aiutare dalla guardia Fabrizi per acciuffarlo. Totò riesce però a scappare e l'americano fa sospendere la guardia dal servizio. A Fabrizi vengono concessi tre mesi per ritrovare il ladro. La guardia inizia allora a frequentare la sua famiglia, sperando di incastrarlo prima o poi. Le due famiglie si avvicinano sempre di più: le due moglie fanno amicizia, la figlia bravissima della guardia e il cognato disoccupato del ladro si innamorano, i ragazzini diventano compagni di giochi. La famiglia borghese e benestante e quella sottoproletaria e indigente. Totò il cinico e Fabrizi il buono di cuore. Ma quando la guardia prende il ladro i due si mettono a discutere delle durezze economiche e dei rispettivi punti di vista. E davanti alle due famiglie allegre che si preparavano a pranzare, firmano una tregua e vanno prima a mangiare. La guardia quasi si vergogna di aver ingannato la famiglia del ladro di essere considerato un benefattore, ma non ha scelta se vuole conservare il posto. E d'altronde il ladro si è reso malinconicamente conto che la sua famiglia non ha più bisongo dei suoi furtarelli: il cognato ha trovato un lavoro grazie alla guardia e tutti sono più felici. Il ladro si avvia verso la prigione con la guardia e per strada gli raccomanda melodrammaticamente i famigliari. E la guardia, commossa, quasi ci rinuncerebbe, ed è il ladro a portarlo in questura.
Domenico Paolella diresse uno dei film piu` seri, Il Coraggio (1955), su soggetto di Toto stesso, che unisce a una paradossale surreale commedia un minimo di analisi sociale, contrapponendo il mondo dei diseredati a quello dei capitalisti. Il lieto fine ricorda il teatro popolare in cui Toto era cresciuto piu` che le sceneggiature di Zavattini. Aristide is a very rich (and very vain) capitalist who one day jumps into the river to save a man who is trying to kill himself, Gennaro. This is his 25th life-saving jump. He is enjoying the accolades from the media when Gennaro shows up: he is a widow and an orphan who had no desire to prolong his life. Gennaro now wants Aristide to be taken care by Aristide forever because he deems Aristide responsible for his life. Aristide is initially outraged but he also happens to be a politician running for office and the elections are around the corner. His trusted right man advises him to take Gennaro in and take advantage of the publicity. Gennaro secretly informs the media and makes an even bigger deal of this, so that Aristide cannot backtrack. When Aristide comes home having resigned himself to the new guest, he finds that the new guest has even higher demands: his six children and his mad uncle have moved in too. Gennaro's oldest son Raffaele is the only one who refuses to go along, ashamed of his father's tactics. Gennaro is basically blackmailing Aristide, whose hands are tied until the elections. When Aristide's anger boils over, Gennaro introduces another element of blackmail: he pretends to know Aristide's dirty secret, assuming that there must be at least one; and in fact there is one, as Aristide has a secret lover. The secret lover, whom Aristide calls "colonel" on the phone, is a cynical woman, ready to blackmail Aristide herself and to look for another man. Aristide pays her a huge sum of money just when his firm is on the brink of bankruptcy because his main rival always outbids him in public bids. Gennaro, who has found out everything about Aristide's adultery, leaves his home... but only to settle in his office. There, however, Gennaro realizes that Aristide is about to go bankrupt. Gennaro sells his son's accordion to rent a nice car and a nice suit. Then he visits the lover and proposes to her, pretending to be a Latin American millionaire. She readily accepts to dump Aristide for him and travel to Venezuela to marry him. Gennaro searches her drawers and finds Aristide's cheque that she has not cashed yet. When Gennaro returns the cheque to Aristide's office he also overhears Aristide's trusted right-hand man make a secret phone call to Aristide's rival informing him of Aristide's bid: that's how the rival consistently outbids Aristide. When the traitor leaves, Gennaro alters the amount of the bid. The following day the lover takes the flight to Venezuela. Aristide hears of the rival's lower bid and walks out of the room, determined to commit suicide. Gennaro rushes home and stops him just in time, saving the life of the man who saved his life. Then Aristide is informed that he won the bid because Gennaro lowered it. Gennaro also tells Aristide that the cheque has been returned and the "colonel" has left the country. Aristide, grateful, takes in Gennaro as his business partner. Only then does Gennaro explain that he never wanted to jump in the river: someone pushed him while he was taking a nap.
Camillo Mastrocinque diresse Totò all'Inferno (1954), sceneggiato da Lucio Fulci, La Banda degli Onesti (1956), sceneggiato da Age & Scarpelli, una commedia seria che non fa molto ridere, Antonio e` il portinaio onesto di un grande palazzo, padre di una famiglia numerosa, il cui figlio piu` grande sta facendo il servizio militare. Un giorno il nuovo amministratore gli fa visita e gli propone uno schema di corruzione. Antonio rifiuta. Peppino e` un tipografo onesto, vedovo e padre di una bella e brava ragazza e di un ragazzino che lo aiuta in bottega. Il problema e` che gli affari vanno male e ci sono debiti da pagare: Antonio lo sa perche' vede le lettere recapitate dal postino. Poi c'e` un pittore non sposato, anche lui a corto di soldi. Uno degli inquilini del palazzo sta morendo e Antonio e` uno dei pochi che gli tiene compagnia. In punto di morte il vecchio confessa il suo peccato: quando venne pensionato dal suo datore di lavoro, l'ufficio che stampa denaro, lui rubo` il materiale necessario a stampare banconote. Non l'ha mai usato e chiede ad Antonio di distruggerlo. Antonio lo farebbe ma l'amministratore si e` vendicato facendogli perdere il posto, e Antonio l'onesto decide di tenersi la valigia del morto. Antonio parla al tipografo e al pittore e li convince a stampare banconote. Il trio lavora di notte e riesce nell'intento. Intanto il figlio soldato di Antonio, Michele, ritorna e prende a lavorare alla guardia di finanza, nel gruppo incaricato di indagare sui falsari. Il figlio e` orgoglioso di avere un padre tanto onesto. Michele e` anche innamorato della figlia del tipografo. Quando Antonio sente da Michele che le guardie stanno cercado dei falsari, immagina che siano sulle tracce sue. Avverte gli amici e sotterra la valigia. Michele li vede e Antonio deve fingere che stiano seppellendo il cane di famiglia, che poi Antonio deve abbandonare per strada, e quando il cane ritrova la via di casa Antonio deve far credere che si tratti di un altro cane. Michele e la ragazza si fidanzano. Antonio non vuole rovinare la carriera di Michele e decide di costituirsi proprio a suo figlio, per fargli fare bella figura. Antonio arriva in questura giusto quando le guardie stanno facendo ascoltando la confessione dei falsari che hanno arrestato: non erano sulle sue tracce, ma sulle tracce di un'altra gang. Antonio ne parla con i complici: sia il tipografo sia il pittore confessano che non hanno mai avuto il coraggio di usare le banconote false, e neppure Antonio. Distruggono la valigia e bruciano i soldi, felici di rimanere poveri ma onesti. Totò, Peppino e la Malafemmina (1956), Due fratelli contadini vanno a Milano per ritrovare il nipote studente che è stato sedotto da una cantante; zotico e provinciale, Totò si atteggia a uomo di mondo. Totò, Peppino e i Fuorilegge (1956), un film minore, ma le scene nel covo dei banditi sono fra le piu` comiche della sua carriera. Antonio vive praticamente recluso nella villa di campagna della sua ricca moglie. La moglie Teresa e` tirchia e non gli lascia neppure comprare le camice. Nei dintorni si aggira un pericoloso criminale, Ignazio, ricercato dalla polizia. Un giovane reporter, Alberto, arriva in auto alla ricerca di notizie del criminale e si innamora della figlia di Antonio e Teresa, Valeria. Antonio invita a cena il barbiere suo amico, Peppino, per fargli vedere quanto e` misera la sua esistenza (la moglie fa portare il cibo della cena agli ospiti) e poi gli spiega il suo piano: scrivono una lettera minatoria pretendendo che Antonio sia stato rapito dal criminale e chiedono a Teresa di pagare un ingente riscatto. La donna ci casca e loro si involano verso la capitale, dove si danno alla vita dissoluta. Valeria e il suo fidanzato scoprono per caso la verita` e li vanno a cercare nella capitale. Valeria prova pena per il padre e non dice la verita` alla madre. Li trovano in un locale dove una baronessa Polacca li sta seducendo. Alberto li salva con un trucco ma poi la baronessa lo bacia di fronte a Valeria. Valeria se ne va furiosa, convinta di essere stata tradita. Tutta la scena e` stata trasmessa in televisione e Teresa ha visto tutto. Totò e Peppino hanno finito i soldi e Totò propone di provare lo stesso trucco di nuovo: tornare a casa e poi essere rapito di nuovo. Ma a casa le due donne aspettano, entrambe decise a vendicarsi, rispettivamente, del marito e del fidanzato. Quando Antonio ritorna, fingendo di essere fuggito ai banditi, la moglie lo schiaffeggia. Valeria tenta invano di avvertire il padre. Antonio deve avvertire Peppino che il piano del secondo falso rapimento va abortito ma non fa in tempo perche' questa volta viene rapito davvero dal bandito, il quale ha saputo del falso rapimento. Antonio viene portato nella tana dei banditi. Qui sconfigge i banditi a carte (usando il zuo mazzo truccato) mentre aspettano che la moglie paghi il riscatto: il suo peso in oro. La moglie pero` pensa si tratti di un'altra truffa e indice un party per godersi la vita invece di pensare a pagare. Alberto riesce a farsi perdonare da Valeria che teme il peggio e le offre un'idea di come liberare il padre. I due si avviano a piedi nella foresta e arrivano appena in tempo per evitare che i banditi taglino le orecchie dell'ostaggio. Alberto offre di fare un'intervista che rendera` celebre il bandito in due continenti, e il bandito accetta. Antonio e` libero di tornare a casa, dove Valeria e Alberto presto si sposano, ma la moglie Teresa lo mette alla porta dicendogli di trovarsi un lavoro. E Antonio finisce a fare l'aiutante del suo amico barbiere. La Cambiale (1959), e Totòtruffa (1962).
Tartassati (1959), directed by Stefano Vanzina and written by Aldo Fabrizi, is a splendid charming comedy. A tax officer catches the fraud of a shop owner and begins investigating his business. The shop owner (Totò) tries in every possible way to bribe him but the tax officer has a staunch sense of duty. Totò has a handsome son who falls in love with the officer's daughter. Initially he just wants to seduce her but then he gets serious about marrying her. The officer thinks that this is all part of Totò's strategy to stop the investigation, but it is real love. Nothing stops the officer from completing the report that shows Totò has to pay a huge fine. Totò's tax consultant comes up with a criminal plan to steal the officer's briefcase. The plan succeeds but now the one who faces criminal charges is the officer because his superiors will certainly believe that he was bribed: the officer's career is ruined. Totò is ready to burn the documents that incriminate him, but his son, realizing what has happened, makes him ashamed. Totò consults the priest and is told clearly what is the right thing to do. Totò initially loses his patience with the Church but then delivers the briefcase to the officer, who was ready to take justice in his hands. The officer forgives Totò, especially when he understands that Totò's son is serious about marrying his daughter and has become a good student. Still incorruptible, the officer refuses to kill the case and instead advises the shop owner to play the lottery: the only way to solve one's financial problems.
Corbucci diresse I due Marescialli (1961), uno dei film migliori, sceneggiato da Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi, e` piu` tragedia che commedia, con Toto che fa il ladro di stazione ma e` un eroe paragonato agli assassini che vestono la divisa. E la vita riprende come prima appena ha finito di fare l'eroe, lui condannato a fare il ladro per vivere e il suo amico-nemico maresciallo condannato a dargli la caccia. Il ladro e` un furbo che se la cava sempre, e riesce persino a sfuggire alla fucilazione. Sembra infatti immortale. Durante la guerra il ladro Antonio, vestito da prete, ruba una valigia alla stazione usando il vecchio metodo della valigia a doppio fondo. Il maresciallo dei carabinieri (Vittorio Desica) lo insegue e lo riconosce subito: e` una vecchia conoscenza, appena uscito dal carcere. Lo arresta ma proprio allora suona l'allarme e la stazione viene bombardata. Entrambi perdono la conoscenza. Antonio si riprende per primo e cambia divisa prima di scappare. Il maresciallo, adesso vestito da prete, viene trovato da passanti che lo portano al prete del paese, dove gia` sono rifugiati una ragazza Ebrea, un soldato degli USA e un disertore partigiano. Cio` che Antonio e il maresciallo non sapevano e` che l'Italia ha abbandonato i Tedeschi e si e` alleata con gli USA, i quali sono sbarcati e stanno avanzando verso le linee Tedesche, mentre i Tedeschi arrestano tutti gli Ebrei e i carabinieri. Il maresciallo deve continuare a far finta di essere un prete anche se per un istante si lascia sfuggire che e` fidanzato. Intanto Antonio viene arrestato dai Tedeschi che lo trovano vestito da carabiniere. Antonio si adegua e decide di collaborare con i Tedeschi, assumendo l'identita` del vero maresciallo. Il capo dei fascisti, fedele alleato dei Tedeschi, detesta questo nuovo maresciallo che limita il suo potere. Il paese e` costernato che un maresciallo collabori con i Tedeschi. Il partigiano Carlo e` innamorato dell'Ebrea e le confida che sta complottando un atto terroristico. Il vero maresciallo, Vittorio, che non vede l'ora di tornare al lavoro e difendere la patria contro i Tedeschi, confessa la sua vera identita` al prete e apprende che un nuovo maresciallo collabora con i Tedeschi. Antonio, intanto, deve reclutare guardie: quando prende un ladro, Basilio, in flagrante, invece di metterlo in prigione, lo assume (e insieme mangiano il pollo che il ladro ha rubato). I Tedeschi hanno scoperto il piano di sabotaggio e ordinano an Antonio di perquisire tutta la posta in arrivo nel paese per intercettare la dinamite. Antonio esamina il pacco destinato a Carlo ma pensa che siano candele e ne prende una per se. Invece e` la dinamite, che il postino consegna alla chiesa dove Carlo si nasconde con l'Ebrea e il vero maresciallo Vittorio (ancora mascherato da prete). Il vero maresciallo Vittorio si reca dal falso e lo smaschera, scoprendo che si tratta della sua vecchia conoscenza Antonio. Lo fa vergognare di collaborare con i Tedeschi e i due si alleano. Il vero maresciallo approfitta del telefono e chiama la fidanzata, che e` disperata temendo che questa sia tutta una scusa per non sposarla. Il fascista sente la telefonata in cui un prete parla a una fidanzata, ma proprio allora si sente un'esplosione. Vittorio torna in chiesa e sorprende il giovane Carlo e gli altri partigiani che tornano dall'attentato. Capendo cosa e` successo, prende il comando delle operazioni, mentre Antonio depista i Tedeschi e il fascista. Dovendo proteggere le varie persone che si nascondono in chiesa, Antonio decide che l'Ebrea si nasconda in casa della prostituta Wanda, vecchia amica di Antonio, e che il partigiano e il soldato si arruolino nella sua milizia. Proprio allora arriva la fidanzata di Vittorio, preoccupata che lui non la voglia piu` sposare, e lo trova vestito da prete. Per di piu` deve far finta di essere la fidanzata di Antonio, che per tutti e` il maresciallo. Vittorio, finto prete, deve sposare Antonio e la propria fidanzata in chiesa davanti a fascista e tenente Tedesco. I Tedeschi pero` scoprono Ebrea e soldato nel bordello e arrestano anche il maresciallo che si rifiuta di fucilarli. Il maresciallo offre ai Tedeschi la candela, avendo saputo da Vittorio che e` in realta` un candelotto di dinamite, e l'esplosione apre le porte della cella ai detenuti che scappano. Antonio invece viene arrestato mentre stanno arrivando le truppe liberatrici e Tedeschi e fascisti lasciano il paese in un lungo convoglio. L'eroico Vittorio si presenta ancora vestito da prete a confessare Antonio prima che venga fucilato e si offre invano di prendere il suo posto, ma questa volta Antonio si dimostra eroe e preferisce morire bene dopo essere vissuto male. I Tedeschi caricano Antonio su un carro e lasciano il paese. Anni dopo il maresciallo e` sposato con figli ed e` pensionato. Si ritrova con la familia alla stessa stazione dove e` cominciato il film e si ricorda di Antonio il ladro che mori` eroe. Vittorio ha passato anni a cercare di scoprire come fini` Antonio, e adesso vorrebbe fargli erigere una lapide. Mentre si volta, un prete gli ruba la valigia: Vittorio lo riconosce subito e gli corre dietro maledicendolo... e Totò, Peppino e la Dolce Vita (1962), uno dei peggiori della sua carriera nonostante alla sceneggiatura lavorarono Steno, Fulci, Corbucci e Grimaldi. Antonio e` un parcheggiatore abusivo nel caotico centro della capitale. Il suo partner e` un bambino intraprendente. Antonio e` nipote del ricco possidente di un paesino di provincia. Il nonno, raccogliendo soldi fra i compaesani, lo mando` nella capitale per assicurare che un'autostrada passasse vicino al paese, ma Antonio non ha fatto nulla per il paese. Il nonno allora manda un altro nipote, Peppino, segretario comunale. Peppino arriva nella capitale e viene travolto dal caos generale. Telefona a un ministro, ma questi non riceve la sua telefonata perche' sta aspettando la telefonata dei gangsters con cui spaccia droga. I gangsters accettano di consegnare la droga al cliente mettendola nella tasca del suo cappotto. Il cliente, un "conte", e` anche cliente di Antonio e lascia a lui il cappotto con la droga perche' la polizia sta arrestando i gangsters. Proprio allora Peppino ritrova Antonio, che sembra ben vestito. Peppino rimprovera Antonio ma Antonio detesta il paesino di provincia a si burla del nonno. Antonio porta Peppino al caffe, dove incontrano due straniere avvenenti stanche dei loro mariti noiosi. Il quartetto decide di andare a bere e ballare in un night-club. Prima pero` Antonio affida il cappotto al suo partner bambino. Nel locale incontrano il "conte" che pero` non trova la droga nella tasca del cappotto di Antonio. Il party diventa sempre piu` selvaggio finche' arrivano i mariti delle straniere e si accende una rissa. Antonio e Peppino escono ubriachi e vagano nelle strade fino a notte fonda quando, stanchi, Peppino si infila nel bagagliaio di un'auto e Antonio nel sedile posteriore per dormire. Il proprietario dell'auto e` Ugo, un politico adultero che e` in compagnia dell'amante. Antonio, sorpreso nell'auto, non esita a offrire casa sua alla coppia, ma Antonio vive nei bassifondi, in un alloggio allagato. La ragazza estasiata si spoglia in bikini, ma Ugo la porta via... portandosi via anche Peppino nel bagagliaio. Il giorno dopo Antonio conduce una protesta dei parcheggiatori abusivi davanti al ministero. Peppino si risveglia quando il politico Ugo e sua moglie entrano nell'auto per andare al lavoro, e Ugo adesso fa la parte dell'affettuoso marito. Un anziano con i capelli grigi si aggira in tutti i posti dove Antonio fa bagordi. Peppino e Antonio si ritrovano e subito vengono invitati a un altro party di aristocratici annoiati. Questa volta l'anziano si rivela: e` il nonno, venuto a rimproverarli e rispedirli al paese di campagna, dove finiranno a fare i pastori mentre lui, il nonno, si dara` alla "dolce vita".
Roberto Rossellini lo diresse in Dov'è la Libertà? (1962) Carcerato per vent'anni, Totò non riesce a reinserirsi nella società e cerca di ritornare in carcere, che è ormai la sua famiglia.
Totò rappresenta il trasgressore vincente, un eroe dei miserabili che attaccava il Potere, ma soprattutto le convenzioni e i codici di comportamenti e i miti di massa, tutto ciò che era in qualche modo conforme, con la forza della beffa. Totò cercava cibo, sesso e ozio, indifferente al corso giusto o sbagliato del mondo, animale votato a saziare i propri istinti, individualista apolitico e antipolitico, asociale ma non antisociale. Contro l'ideologia dominante dei "buoni sentimenti", Totò affermava un ego blasfemo e inumano, rompeva con le istituzioni e le ideologie, affermando il piacere antropologico della vita. Totò è un personaggio negativo sotto tutti i punti di vista, non propone nulla, si limita a distruggere sistematicamente (anche le sembianze umane, tramite il suo robotico marionettismo). Totò è il frutto della guerra e della miseria; il suo neorealismo intellettuale e umanitario aveva descritto una guerra e una miseria ideali, Totò descriveva quelle reali. La sua carica eversiva era perciò molto maggiore, e perciò le sue gag seducevano enormi folle di italiani frustrati e repressi. La galleria di personaggi proposta da Totò è un affresco universale della miseria: Totò-Cenerentolo che vive ora da principe ora da barbone, Totò-clown che raggira i borghesi con la sua retorica alogica, Totò-martire della società che vuole privarlo della sua fantasia, Totò-criminale che attenta alla società, Totò umiliato che inneggia alla dignità dell'uomo, Totò che attraversa la Storia da Cleopatra a Coppi, dall'Inferno ad Atlantide, ed è sempre lui, straccione scalognato furbo e dal portamento nobile, Totò che con un'allocuzione smaschera la cattiva coscienza del mondo, Totò-Pulcinella, eroe sottoproletario in piena era borghese, Totò tutto carne e niente spirito, Totò regressione primitivista: il suo volto era il condensato dei secoli di fame, di paura, di miserie, di catastrofi, di quella fabbrica di umanità che era la sua Napoli.