Francois Truffault
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Francois Truffaut uscì da un'infanzia tormentata (figlio di operai, fu ladro e teppista, spesso in carcere) grazie ad Andrè Bazin, l'amico rivale dei cineclub dell'immediato dopoguerra che lo fece uscire dal riformatorio in cui l'aveva praticamente fatto richiudere il padre, lo avviò alla carriera di critico e lo salvò di nuovo nel 1952 quando disertò per due volte l'esercito in cui si era arruolato volontario per dimenticare una donna. Nel 1953 iniziò a scrivere sulla neonata rivista di Bazin, i Cahiers, e a lodare i film americani di serie B per la loro sincerità e onestà.

Seguendo Bazin, Truffaut diventa critico (è lui a scrivere nel 1958 il manifesto della nouvelle vague) e regista (di tre cortometraggi amatoriali). Alfiere della politique des autors, esalta l'opera dei registi francesi che sono anche sceneggiatori dei loro film (Renoir, Bresson, Becker), screditando gli altri come adattatori della sceneggiatura; valorizza il cinema americano di serie b, diretto da mestieranti che speculano su trame già collaudate da decenni ma che su questi soggetti tradizionali sanno improvvisare spettacoli vivaci (Aldrich, Siegel, Fuller); ammira il cinema povero di Rossellini, e i grandi Wells, Hitchcock, Lang.

La prima traccia dell'autobiografismop di Truffaut si trova in A bout de souffle, il soggetto scritto per l'esordio di Godard.

Antoine Doinel, l'alter ego di Truffault, comincia ufficialmente la sua odissea esistenziale in Les Quatrecents Coups (1959), resoconto autobiografico di un'adolescenza trascurata. Il protagonista è un ragazzo ignorato dai genitori e incompreso dal maestro che un giorno scopre una relazione extraconiugale della madre e per l'umiliazione decide di non tornare più a casa; viene espulso dalla scuola per aver giustificato un'assenza con la scusa(falsa)della morte della madre, ma il suo unico pensiero è riuscire ad andare al mare, che non lo ha mai visto. Per mettere insieme i soldi necessari ruba una macchina da scrivere nell'ufficio del padre; non riuscendo a rivenderla, pensa di restituirla, ma viene colto in flagrante dal guardiano; finisce in riformatorio, ma alla prima occasione evade, attraversa campi e boschi finchè raggiunge il mare.

Al contrario di Godard, più scandaloso e clamoroso, Truffaut fin dagli inizi punta sulla sincerità e sulla sensibilità. Tecnicamente lineare e scarno, quieto e romantico, il film si distanzia parecchio dagli esperimenti di Resnais e Godard. I due genitori soffrono di una acuta crisi di incomunicabilità, la società è ottusamente repressiva.

Truffaut svolge un tema vittoriano, alla Dickens, con i toni lirici di un romanzo per ragazzi e l'acuta osservazione di un documentario sociale. Alcuni temi sono caratteristici: il viaggio verso l'ignoto (in questo caso il mare), l'educazione dell'adolescente. Con questo film Truffaut crea un personaggio a sua immagine e somiglianza che riprenderà e approfondirà nel corso degli anni seguendo passo a passo la propria parabola esistenziale. Non è la simbiosi attore-personaggio di cui soffrirono tanti divi, ma una più intellettuale simbiosi autore-personaggio. Se altri registi (Fellini per esempio) hanno sistematicamente usato elementi autobiografici, nessun altro ha mai rispettato così scientificamente l'evoluzione cronologica del proprio io.

Questa saga individuale rappresenta uno dei due poli della cinematografia truffautiana, quella che coglie la vita nel suo continuare nonostante tutto.

L'altro polo è rappresentato dalle storie, più o meno "noir", che reinventano modesti testi letterari alla luce di un intenso intimismo e ripudiano le regole dei film di genere pur rientrando nella categoria. Questo filone, che contrappunta il precedente, ha inizio con Tirez sur le pianiste (1960), film di gangster che alterna tragedia e commedia, ma soprattutto che si rimangia gran parte del coinvolgimento personale dell'autore. L'intento polemico di fare un film poetico con una serie noire si presta anche a minare le basi del genere, con mutamenti repentini di tono (tante morti melodrammatiche oppure tanti elementi caricaturali, dal goffo rapimento al duello farsesco).

Un pianista con un passato misterioso viene coinvolto in una storia di gangster: per aiutare il fratello a nascondersi dalla banda che lo insegue, finisce rapito insieme con la cameriera del bistrò; riescono comunque a fuggire e, nonostante la timidezza dell'uomo, diventano amanti. Il pianista si è volutamente ritirato nei locali di periferia dopo il suicidio della moglie: questa aveva accettato la corte del suo impresario per favorire la sua carriera. La nuova amante si propone ora di fargli dimenticare e di ridargli la fiducia e la voglia di riuscire. Ma il padrone del bistrò infastidisce la ragazza, il pianista la difende e nel duello che segue uccide il rivale; i due amanti fuggono e si rifugiano in u villaggio montano, ma i gangster, ritornati all'attacco, uccidono la ragazza. Il pianista mette da parte i sogni e torna nel bistrò, rassegnato e indifferente. Tratto caratteristico del film è la timidezza del protagonista.

Jules et Jim (1961) è una storia ambientata nella Parigi d'inizio secolo.

Due amici, un francese e un austriaco, si innamorano del sorriso di una ragazza (Morean); l'austriaco la sposa e si trasferisce con lei i patria. La guerra separa per un po' i due amici, ma all'armistizio francese si reca a visitare l'amico; scopre così che tra i coniugi c'è aria di crisi: un altro uomo vuole sposare la ragazza ed è disposto a prendersi anche la bambina; lei non lo ama, eppure ne è l'amante; il francese approfitta della situazione e riesce a diventare a sua volta l'amante della donna; per un po', questa si divide tra i due amici, poi decide di vivere con il francese, ma in breve si separano e tutto sembra tornare alla normalità, con i due coniugi riconciliati e il francese di nuovo a Parigi. La separazione diventa definitiva dopo che la donna perde il figlio che aspettava dall'amante. Anni dopo i coniugi si trasferiscono in Francia e incontrano l'amico, in procinto di sposarsi; i due uomini sono felici di ritrovarsi con la stessa confidenza di un tempo, e il francese è lieto di non provare più nulla per lei; ma non lei. Durante una gita lei lo invita sull'auto, lasciando il marito a terra, e guida sorridendo l'auto nel fiume; al superstite non resta che piangerli entrambi. Liricissimo nella descrizione dell'indissolubile amicizia fra i due giovani e nella descrizione di quel sorriso tenero ed impossibile che li abbaglia, il film affronta il tema della crisi della coppia fondendolo con un anelito di purezza e innocenza. Tanti piccoli particolari concorrono a delineare la candida relazione a tre che si regge su legami di amore e felicità che solo la morte può recidere. La donna è quasi un simbolo, etereo e sublime, dell'assoluto verso cui tendono i due giovani e il suo volontario suicidio/omicidio rappresenta l'impossibilità di possedere l'assoluto.

Dal punto di vista sociale Truffaut discetta sulla crisi del matrimonio asserendo sì che la monogamia non è l'ideale per realizzare il vero amore, ma anche che non esistono alternative. L'utopia di una infanzia eterna (innocente libertà dei sensi) si sgretola nelle maglia dell'ordine sociale. L'anarchismo pessimista di Truffaut si conferma in questo anelito di infinito (il mare di Doinel, la cameriera del pianista) destinato in partenza a non essere mai soddisfatto; anzi, la trasgressione ha come unica prospettiva la morte.

Dopo Antoine et Colette (1962), un episodio di mezz'ora che racconta la prima avventura sentimentale di Antoine Doinel, Truffaut attraversa un periodo di sfortuna con i produttori, che si risolve soltanto nel 1966. La Peau Douce (1966) riprende da un'altra angolatura il tema di Jules et Jim; un altro banale triangolo erotico-sentimentale da cronaca nera, un'altra parabola sull'adulterio risolta dalla donna, senza comunque l'incanto quasi metafisico e certamente idealistico del predecessore. Qui si unirà più che altro a mettere alla berlina l'ottuso conformismo della borghesia, inutile e persino controproducente (autodistruttivo!).

Uno scrittore innamorato di una hostess si divide tra lei e la famiglia, finchè una lite con la moglie lo convince a porre fine al suo matrimonio; ma l'amante, invece di accettare la sua offerta di matrimonio, lo ,ascia, e la moglie, scoperte per caso delle fotografie rivelatrici, imbraccia il fucile e va ad ammazzarlo nel ristorante dove sta pranzando.

Fahrenheit 451 (1967) è un apologo fantascientifico tratto da Ray Bradbury. I codici del genere vengono totalmente ignorati: niente avvenirismo tecnologico, nessun alieno e nessuna super-macchina. Invece capelloni, minigonne, elettrodomestici e tanti luoghi comuni della vita di tutti i giorni.

L'ambientazione e persino la morale (la repressione della cultura nella società materialistica) sono di secondaria importanza rispetto alla storia di un altro ribelle infelice alla ricerca di un assoluto che giustifichi la vita, metà curiosità per il diverso, metà anelito spirituale. Il film si concentra sull'atto di trasgressione compiuto dall'individuo insofferente dell'ordine sociale.

Una voce al telefono avverte un uomo di scappare. Ha appena varcato la soglia che irrompe una squadra di pompieri. Perquisiscono l'appartamento, trovano libri nascosti dappertutto, li gettano in cortile e li bruciano con i lanciafiamme. Compiuto il proprio dovere, uno dei pompieri si avvia verso casa. E` un pompiere esemplare, freddo ed efficiente. Sul treno incontra una vicina (Julie Christie) molto espansiva, che e` curiosa del suo lavoro e gli chiede se ha mai provato la curiosita` di leggere un libro. Lui confessa di no: e` illegale, dicono che faccia male. A casa viene ignorato dalla moglie, che sta partecipando a una trasmissione televisiva. Il giorno dopo tiene una lezione ai colleghi su come si stanano i libri. La moglie e` una donna stupida e superficiale, che lui supporta soltanto per disciplina. Il lavoro e` monotono. La sua vita non ha nulla di "vivo". Nessuno attorno a lui sembra vivo, eccetto la vispa vicina, che incontra tutte le sere in treno.
E` proprio la conversazione avuta con lei a fargli venire la curiosita` di leggere un libro. Ne prende uno a caso ("David Copperfield") e comincia a leggerlo di notte, all'insaputa della moglie. La ragazza fa in modo di incontrarlo da sola. E` stata licenziata in tronco dal posto di insegnante per i suoi metodi non ortodossi e si fa consolare dal pompiere. Il pompiere le confessa di stare leggendo un libro.
Una notte la moglie lo sorprende a leggere e scopre che ha nascosto decine di libri nell'armadio. La sua amicizia con la ragazza prosegue di pari passo con la sua assuefazione al piacere, e al rischio, della lettura. Un collega invidioso lo sospetta dopo averlo visto con la ragazza, e i suoi sospetti diventano certezze quando lo vede sottrarre un libro durante la spedizione in una biblioteca illegale conclusasi con il suicidio della bibliotecaria che si da` fuoco con i libri. A casa si sfoga leggendo un passo di Dickens alle svampite amiche della moglie, le quali lo accusano di malvagità per aver suscitato in loro sentimenti, e persino lacrime.
La moglie, preoccupata per la sua psiche e per i rischi a cui si sottopone leggendo romanzi nottetempo, depone una lettera anonima nelle apposite cassette per delatori che si trovano in tutte le strade.
Nel frattempo la ragazza è stata arrestata, è fuggita. Incontra per caso il pompiere e si fa aiutare a distruggere gli elenchi compromettenti di persone, rivelandogli nel contempo l'esistenza del paese degli uomini-libro, di fuggiaschi cioè che hanno imparato un libro a memoria per tramandarlo ai posteri. Costretto dal capo a partecipare alla spedizione contro casa sua, il pompiere si piega a dar fuoco a tutto, ma quando la spia cerca di fargli bruciare anche il libro prediletto, brucia lui e si dà alla fuga. Raggiunta la comunità degli uomini libro, si unisce alla ragazza e agli altri straccioni che recitano a memoria i capolavori dell'umanità, mentre la televisione, per tranquillizzare il pubblico in ansia per un lieto fine, trasmette le fasi della sua cattura.

La Mariee Etait En Noir (1968) è un altro ritratto di donna forte, ancora la storia di un legame d'amore viscerale, e, dietro le righe, un'altra parabola di trasgressione dell'ordine sociale. Questa volta però Truffaut si ispira a Hitchcock nello svolgere la trama, e il racconto perde così il tono fiabesco a favore di un più cupo onirismo maniacale (il macabro rito di uccisione viene eseguito dalla vendicatrice in modo meccanico e glaciale).

Jeanne Moreau, appena ripresasi da un tentativo di suicidio, lascia la casa dei genitori e cerca di rintracciare un uomo; gli si presenta senza dire nulla durante la sua festa di fidanzamento, lo chiama sul balcone, getta la sciarpa su un pennone, lo invita a prendergliela e, mentre lui è sporto sul vuoto, gli comunica il proprio nome e lo fa precipitare.
Poi rintraccia uno scapolo timido e riservato, gli fa credere di essere disponibile, si fa invitare nel suo appartamento e lo avvelena. Tocca poi ad un uomo politico: lei si infila in casa come maestra del bambino, coinvolge anche il padre in un gioco a nascondino e chiude la vittima in uno sgabuzzino dove manca l'aria. Finalmente un flashback spiega il movente: una mattina due sposi novelli stanno uscendo dal portone della chiesa, cinque giovani maldestramente un fucile e lasciano partire un colpo che uccide lo sposo; la donna non può perdonare: si conoscevano da sempre, si erano promessi fin da bambini, erano praticamente nati per sposarsi. Il quarto fa il pittore , si innamora di lei e lei si da per modella per un ritratto di Diana con l'arco; ma il piano per ucciderlo rischia di andare a monte perché la freccia manca il bersaglio, ma è proprio la vittima a riarmare il braccio dell'assassino. Compiuto il delitto in tutta fretta, sta per distruggere tutte le prove, ma poi ci ripensa e lascia il proprio ritratto bene in vista. Il quinto è infatti in prigione, e l'unico modo per avvicinarlo è farsi arrestare; va quindi al funerale, dove i poliziotti la identificano. Alla prima occasione si incammina con un coltello verso la cella dell'ultimo superstite; un urlo conclude il film.
L'implacabile vendetta della vergine è un supremo rituale d'amore, un altro disperato anelito d'assoluto. Truffaut delinea la personalità dei cinque uomini sottolineandone i tratti umani (il timido, il padre di famiglia, quello che si innamora) per far apparire ancor più crudele la vendetta; lei gioca con vittime ignare e inermi. La differenza fra giusto e ingiusto, male e bene, non ha senso di fronte all'amore eterno.

Anche in questo film Truffaut viola le regole del genere, in questo caso del giallo alla Hitchcock: fin dall'inizio si sa il nome dell'assassino; è il movente a creare suspense.

L'atteso ritorno al cinema intimistico, alla poetica dell'infanzia perduta, alla psicologia della fragilità sentimentale, dell'autobiografia nostalgica e tormentata, avviene con Baisers voles (1968). Questa volta il tono è da commedia; ma il periodo dell'esistenza di Antoine Doinel preso in considerazione, la giovinezza dal servizio militare al matrimonio, induce piuttosto al pessimismo: la mediocrità del quotidiano sgretola gli entusiasmi giovanili. Il giovane è stato espulso dall'esercito e deve ora inserirsi nella società; per prima cosa però va a far visita a un bordello. Il padre della ragazza che ama gli procura un posto di sorvegliante notturno; perso il posto, trova impiego presso una agenzia privata di investigazione; un incarico di pedinamento gli procura per amante una sofisticata adultera di mezza età; scoperto e licenziato, si dà a riparare televisori; viene chiamato per un intervento a casa della ragazza che ama, la quale lo seduce e lo convince a sposarla. Il genere violato è un incrocio fra le slapstick di Kkeaton e la commedia sentimentale degli anni trenta. Anche in questo film, come nel precedente, la trama procede per iterazione di una situazione, in questo caso costituito dall'accoppiata lavoro e amore. Al mutare del lavoro corrisponde un cambiamento di relazione amorosa. Alla fine il romantico sentimentale, caotico e spontaneo, viene inghiottito dall'ordine sociale. Anche in questo film la caratterizzazione dei personaggi minori è accurata e determinante: tutti gli additano la malinconica realtà della vita, anche se lui insiste nel suo equivoco di anarchia sentimentale. E' la storia di una educazione al conformismo e alla mediocrità.

La Sirene Du Mississippi/ Mississippi Mermaid (1969) è un'altra variazione su tema risaputo. Truffaut si comporta come un musicista che arricchisce con tocchi di virtuosismo un tema classico. La trama è povera e banale (La Chienne, Der Blaue Angel), ma un filo di Hitchcock nel seminare imprevisti e qualche dose di Renoir nel dipingere l'amore fatale del protagonista nel riscattano la prevedibilità.

Un piantatore di tabacco (Belmondo) si fidanza per corrispondenza con una sconosciuta (Deneuve), che giunge dalla madrepatria con fascino irresistibile; ma poco a poco la sua personalità rivela una maligna ambiguità e un giorno scompare con tutti i soldi. L'uomo, scoperta la sua vera identità di avventuriera e il piano congegnato fin dal principio per derubarlo, parte all'inseguimento; i suoi propositi di vendetta si placano però appena la ritrova entraîneuse senza un soldo abbandonata dal complice. Non solo la perdona, ma la aiuta persino a sottrarsi alle ricerche; uccide l'investigatore che lui stesso aveva assoldato, vende la fabbrica. Due passati incompatibili; l'imprenditore individualista e la sottoproletaria individualista; è una coppia impossibile: lui deve sacrificare tutto per scendere sullo stesso piano della donna ed ottenere il suo amore. Rovinato, braccato dalla polizia, scopre che lei vuole avvelenarlo. Invoca allora la morte, ma finalmente fa breccia nel cuore della perfida, e insieme fuggono sulle montagne innevate. Ancora un film sull'amore assoluto, ancora un ritratto di donna forte.

Lo spirito illuministico di Truffaut emerge prepotentemente ne L'Enfant Sauvage/ Wild Child (1979), che è una disamina antropologica e pedagogica dello stato di natura Rousseau-iano e al tempo stesso un'altra amara parabola sull'educazione al conformismo. Razionalità e lirismo concorrono ad imbastire un film promiscuo, film-saggio, inchiesta reportage, favola, apologo, etc. L'infanzia perduta: la spontaneità, la gioia di vivere, la curiosità, contrapposte allo studio, all'ambiente chiuso, alla nostalgia dello spazio libero, alla malinconia delle finestre illuminate. Truffaut studia con dolcezza e con passione i moti d'animo dei due personaggi, il severo educatore (rappresentante dell'ordine sociale) e il ragazzo selvaggio (il trasgressore spontaneo, il nichilista pagano non per ideologia ma per natura).

I contadini di una foresta scoprirono, verso la fine del 1700, che un ragazzo animalesco viveva allo stato brado. Organizzata una battuta di caccia, lo catturarono e lo affidarono agli scienziati di Parigi. Tutto in lui è bestia: gli artigli, i grugniti, i morsi. Ma un pedagogo non dispera di riuscire a umanizzarlo e se lo porta nella sua villa di campagna. Con enorme pazienza l'esperimento si protrae per settimane e settimane, registrando minimi successi; e una notte, la cavia fugge, probabilmente per tornare ai suoi boschi, ma imprevedibilmente ritorna e il pedagogo può riprendere la cura. Antoine Doinel in Domicile Coniugal (1970) è sposato e abita in un rione popolare. Entrambi lavorano, ma mestieri umili, poco redditizi, poco sicuri e poco allegri. Alla nascita del primogenito scoppia la prima crisi: lui si prende una sbandata per una giapponesina, lei lo scaccia. Ma dopo un po' lui si stanca dell'avventura e lei lo perdona. Risultato: scontrosità e litigi quotidiani; gli anziani vicini sanno che questo è il vero amore.

Minute notazioni realistiche e psicologiche, stipate con affetto in una struttura da commedia populista. Il film è costruito su squallidi riti meccanici ripetuti ogni giorno in spazi angusti, sulle abitudini e le frustrazioni che abbruttiscono i giovani sposini. Il tentativo di riconquistare la libertà si rivela peraltro velleitario.

All'atmosfera magica e delicata di Jules et Jim Truffaut ritorna nel 1971 con Le Deux Anglaises peraltro pervaso da un'atmosfera di morte e decadenza.

Un giovane francese si reca in vacanza da due sorelle inglesi. Si innamora della minore, ma la madre della ragazza si oppone e consiglia una separazione di una anno. Durante quell'anno lui viaggia e si fa altre amanti; può così sciogliere dal vincolo la fidanzata. Incontra però l'altra a Parigi e fra i due è subito amore. Quando l'ex fidanzata lo viene a sapere fugge inorridita. Anche l'amante lo lascia. Anni dopo la maggiore è morta a l'altra accetta di passare con lui un ultima notte d'amore, la sua prima, in uno squallido albergo di Calais. Poi si separano per sempre. La seduzione parallela della due giovani è raccontata con un tono freddo e scientifico (per esempio nella scena di deflorazione della minore con tanto di sangue verginale commentata con implacabile kkfu...? dalla voce fuoricampo. Distacco euto... e partecipazione emotiva trovano un bizzarro punto di equilibrio. La storia è sempre la stessa: il fallimento romantico di chi cerca di realizzarsi attraverso l'amore.

Al film di genere Truffaut torna con Une Belle Fille Comme Moi (1972), scatenata commedia brillante a sfondo giallo con al centro un'altra donna forte e fatale.

Un sociologo intervista una detenuta accusata di omicidio, la quale gli fa un breve resoconto della sue scollacciate monellerie erotiche, ambientate in una provincia meschina e ottusamente materialista.

Ninfomane per vocazione, cattura una galleria grottesca di caricature di uomini. Rinchiusa in riformatorio per aver ucciso il padre (un ubriacone manesco), conquista la libertà dopo aver sedotto dottore, fornaio, lattaio e postino. Sposa un benzinaio porco e ubriacone e lo convince a derubare la suocera tanto repellente quanto taccagna. Rimasti in panne durante la fuga, si fermano in un villaggio. Si fa assumere come cameriera nel locale dove si esibisce l'idolo locale e ne diviene presto l'amante (il tipo raggiunge l'orgasmo solo al rombo dell'auto da corsa registrate su un disco per la bisogna). Minacciata dal marito, sedotta da un mistico invasato, amante per interesse di un losco avvocato, progetta di avvelenare il primo e il terzo, ma si ritrova invece in carcere per la morte del secondo, che in realtà si è suicidato. Il sociologo l'aiuta a dimostrare la propria innocenza e se ne innamora. Appena libera si dà alla canzone, ma deve uccidere il marito geloso e riesce a far cadere la colpa sull'amante. Il sociologo finisce così in carcere, ma confida al proprio avvocato la prova della colpevolezza della donna; ma scopre dalla televisione che l'avvocato è il suo nuovo amante. Il girotondo potrebbe continuare all'infinito. La donna è una macchina divoratrice e distruttrice di uomini, che attrae nella sua trappola con il mito edonistico della soddisfazione dei piaceri elementari. L'amore impossibile viene risterato..?? ossessivamente. Ritorna anche il tema dell'infanzia guastata, della carenza affettiva, ma il film è soprattutto un affresco pittoresco della provincia francese, al quale contribuiscono Pochade, Hitchcock e Wilder.

Il cinefilo Truffaut celebra la simbiosi Hollywoodiana fra recitazione e vita in La Nuit Americaine (1973), una sorta di personale 8 e mezzo recitato da se stesso e girato in stile Hollywoodiano anni 30.

Negli studi cinematografici di Nizza si gira un film, storia di un padre che ruba la moglie al figlio e della caccia che il figlio gli dà fino ad ucciderlo. Attorno alla lavorazione, diretta da Truffaut, si svolge la vita turbinosa e nevrotica della troupe: una prima attrice italiana svampita, distratta e capricciosa, un attore giovane tradito dalla segretarietta a cui è innamorato, il malinconico padre che ha superato la mezza età e che muore in un incidente automobilistico. Truffaut segue sulla scena e nei camerini le doppie personalità dei tre protagonisti, restituendo con affetto la realtà del cinema, che nasce da un sofferto lavoro di approssimazione del carattere di un attore con quello del suo personaggio. Nella seconda metà dell'Ottocento una giovane francese chiede asilo a una coppia di anziani coniugi in un porto canadese. Il suo scopo è ritrovare un ufficiale inglese, ma questi, raggiunto, la respinge. Disperata, la giovane le tenta tutte: gli offre denaro, gli porta una prostituta, pubblica un annuncio di matrimonio falso, si finge incinta per rovinare il suo fidanzamento. La giovane è la figlia dello scrittore Hugo, fuggita di casa per amore. Quando l'amato viene trasferito nelle Antille non esita a seguirlo, ma questa volta le forze non la reggono: non riconosce il giovane quando lo incontra e , rimpatriata in condizioni penose, vivrà in manicomio il resto della sua vita.
Adele riassume un po' tutti i temi di Truffaut: la donna forte, la ricerca di assoluto, la trasgressione individuale (addirittura l'elogio della follia), il fallimento dell'amore romantico e di tutte le convenzioni dell'amore borghese.
Lo sguardo di Truffaut è severo e tenero; compare una nota malinconica che si verrà accentuando nei film successivi. Truffaut si è sempre sentito affine agli emarginati sociali (tutti i suoi protagonisti), ma ora mostra di trovare compassione per loro.

L'argout de poche (1975) si immerge ne microcosmo infantile di una scuola medica in un paesino di provincia, dove si svolgono piccoli drammi e piccole schermaglie.

L'Homme Qui Amait Les Femmes (1977) è ascrivibile alla corrente leggera del cinema di Truffaut. Commedia erotico-sentimentale, è la cronaca delle conquiste di un uomo che a tale attività ha dedicato la propria vita, che è finita sotto un'auto per inseguire un paio di gambe, che si uccide in ospedale per voltarsi a guardare un'infermiera. Il film ricostruisce anche le tappe dell'educazione di questo Casanova paranoico, votata all'autodistruzione.

La Chambre Verte (1978) appartiene invece al registro grave. Un uomo venera i suoi morti (compagni di battaglia, amici, la moglie) in una camera piena di loro reliquie. Incontra una donna che vive nel ricordo del padre e insieme decidono di restaurare una cappella per i loro morti; lui si ammala e muore, e lei porta a compimento l'opera. E' uno dei film più cupi di Truffaut, pervaso da un senso di decadenza fisica e di morte. Come il precedente è centrato su un'idea ossessiva che porta il protagonista alla morte.

Riprende la saga di Antoine Doinel con L'Amour En Fuite (1978), che ora è divorziato e fa lo scrittore. Il film è un pretesto per mettere in piedi un'antologia di brani dai capitoli precedenti, un summa conclusivo.

Le Dernier Metro (1980) è una commedia drammatica ambientata nella Parigi occupata. Il proprietario di un teatro è perseguitato perché ebreo. Si nasconde in cantina e lascia alla moglie (Deneuve) la direzione di una commedia. Ma la donna si innamora di un attorello (Depardieu), donnaiolo e patriota, che recita al suo fianco, e alla liberazione si crea il classico triangolo alla Jules et Jim.

La Femme D'Acotè (1981) è un fotoromanzo thriller sull'amore impossibile. Due ex amanti si incontrano ad anni di distanza, entrambi rispettabili professionisti con famiglia, e fra di loro si riaccende subito la passione. La relazione è tanto viscerale quanto tempestosa e culmina con due colpi di pistola sparati da lei, che sopprimono prima lui e poi lei.

Virement Dimanche (1983) è un poliziesco anni 30, uno spigliato giallo rosa fitto di luoghi comuni da cinefilo hitchcockiano, nel quale una segretaria amorevole e intraprendente tira fuori dai guai il suo datore di lavoro accusato del doppio omicidio della moglie e del suo amante, non prima che il vero assassino (l'avvocato difensore) abbia colpito altre due volte, e non senza diversi colpi di scena.

Nell'ultimo periodo Truffaut girava film a velocità vertiginosa, sacrificando la qualità alla quantità.

Antoine Doinel è un uomo senza qualità della piccola borghesia che si perde in fantastichezze; è un debole, conteso fra l'incapacità di essere un borghese qualunque e l'orgoglio di esserlo; alla fine il suo imborghesimento si compie.

L'opera di Truffaut si snoda attorno ad alcuni temi:

  • l'infanzia, alla Vigo e alla Dickens
  • la violazione del genere cinematografico
  • l'anelito di assoluto, in genere attraverso l'amore impossibile
  • la trasgressione individualista, attraverso la negazione di ogni ordine sociale; un anarchismo teorico, ma un nichilismo spontaneo, un paganesimo naturale alla Rousseau, che è bisogno di libertà; il limbo in cui vivono gli anti-eroi di Truffaut non è quello di rivoluzionari né quello degli onesti padri di famiglia; questi anti-eroi hanno qualcosa dei primi (il senso di soffocamento al cospetto dell'ordine sociale) e dei secondi (il prezzo dell'integrazione è la sconfitta degli ideali di purezza e libertà)
  • il rapporto misogino fra l'uomo fragile e timido e la donna forte, determinata ad affermare la propria personalità.

La compostezza classica del cinema di Truffaut non contempla l'inseguimento spettacolare della trama, ma un pedinamento minuzioso dei personaggi, colti nella loro umanità.

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