Jean Vigo
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Jean Vigo era figlio dell'anarchico Almereyda, arrestato durante la Prima Guerra Mondiale per presunte connivenze col nemico e poi soppresso in carcere (ufficialmente suicida), visse un'infanzia drammatica sotto il profilo psicologico (a dodici anni aveva perso il padre ed era stato separato dalla madre per essere affidato a un collegio in cui visse per sei anni in un clima di terrore) e sotto quello fisico (di salute cagionevole fin dalla nascita, trascorse un periodo in sanatorio). Dopo il liceo e l'università Vigo si trasferì a Nizza, in cerca di clima salubre, dove si sposò e entrò nel mondo del cinema.

À pròpos de Nice (1930) è un breve documentario satirico sui borghesi di Nizza, ritratti a loro insaputa in pose oziose; nato sulla scia degli esperimenti di Reitimann e Vertov, il film ha qualche sequenza surreale (la donna nuda in poltrona), ma è soprattutto un quadro sarcastico della borghesia.

In pochi mesi divenne un personaggio nell'ambiente cinematografico, e si trasferì a Parigi.

Zero de conduite (1933) è un film in gran parte autobiografico, che al tempo suscitò scandalo e fu proibito per ben dodici anni.

In collegio si fronteggiano i bambini e gli insegnanti; questi ultimi sono mostri e tiranni, mentre i primi tentano di conquistarsi la libertà con la fantasia: prima con un sabba notturno al ritmo di cuscini sventrati, poi con un'insurrezione in stile corsaro contro le autorità che partecipano a una cerimonia.

Il microcosmo del collegio mette di fronte il popolo (i bambini) e lo Stato (gli insegnanti); la nostalgia con cui il regista rivive il clima di solidarietà, spinta fino alla complicità e all'omertà, ingenua ma sincera, fra i collegiali, e la caricatura con cui tratteggia gli adulti mettono in luce il carattere eversivo e libertario della sua ideologia. Il film non era un pamphlet contro l'autoritarismo; rappresentava con (poco) realismo e (molta) poesia i suoi ricordi d'infanzia.

Atalante ebbe vita altrettanto difficile. Narrava l'idilio fra un barcaiolo e una contadina su una chiatta che naviga i canali francesi; ma su un tema tanto esile la fantasia traboccante di Vigo ricamò scene di romantico lirismo (la disperazione dello sposo abbandonato), di feroce realismo (il tentativo di linciaggio), di pittoresco surrealismo (la collezione di cianfrusaglie del vecchio eccentrico che vive a bordo della chiatta). Il film esalta la vita libera e l'emarginazione, mentre dileggia la metropoli e la sua gabbia capitalista. La chiatta è simbolo di una scelta e di una condanna, di un trionfo e di un fallimento, al tempo stesso: Vigo che non è un ideologo né un rivoluzionario si dibatte in una crisi di possibilità, che potrebbe risolversi unicamente con una istantanea miracolosa fine delle istituzioni; proprio questo sogno è il movente dei suoi due capolavori.

Lo slancio e la lucidità con cui conduce le sue analisi lo situano comunque con Clair nel versante costruttivo del surrealismo; il suo surrealismo d'altronde è puramente episodico; Vigo è altrettanto influenzato dalle avanguardie tedesca e sovietica, nonchè dal populismo sentimentale di Chaplin e in generale dalla cultura dell'infanzia americana (i monelli comici e poetici del Mississipi di Mark Twain).

Morì lo stesso anno in cui venne presentato L'Atalante, a soli ventinove anni.

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