Andrzej Wajda
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Andrzej Wajda, laureatosi con Munk a Lodz, è il regista polacco nei cui film si riflette più tempestivamente e drammaticamente la storia della nazione. Il costume e il destino del suo popolo sono costantemente al centro della sua opera, non a caso quasi sempre ricavata dalla letteratura.

Il suo debutto avviene con una trilogia bellica che presentava diverse caratteristiche originali: il pessimismo cupo di fondo, l'attenta analisi della crisi dei giovani combattenti fra realtà e utopia, le lacerazioni politiche e sociali, l'eroismo come sacrificio, la fede nella tradizione, immagini crude e violente. In questa trilogia i protagonisti rispettano ancora le regole del Realismo Socialista, benché paure ed errori ne minino in profondità l'integrità.

Wajda trasferisce con questi film l'umore cinematografico americano nel contesto sociale polacco: la ribellione adolescenziale di James Dean nelle movenze confuse del partigiano che uccide un vecchio comunista, i miseri sobborghi di New York in quelli di Varsavia dopo la guerra, il simbolismo cerebrale di Wellis nei paralleli e nelle coincidenze della trama, l'ironica nostalgia di Fellini nelle rievocazioni del passato, etc...

Pokolenie/ Generazione (1954) è una romantica parabola di partigiani, lei da tempo membra della Resistenza, lui convertito dal suo amore, lei fucilata dai tedeschi, lui avviato a una lunga guerra.

Kanal/ Dannati di Varsavia (1956) racconta le tremende peripezie di un gruppo di insorti che cercano invano scampo dalla repressione nelle fogne di Varsavia; mentre il comandante del drappello procede stoicamente alla loro testa, gli ultimi della fila perdono man mano contatto: alcuni si perdono, una donna si suicida prima di cadere nelle mani dei nazisti e il marito viene ucciso, uno impazzisce, un altro si acceca, in una progressione allucinante di paura e di orrore. Soltanto un vigliacco si salva con il capo, ma proprio questi, resosi conto dell'accaduto, lo sopprime e si rituffa nelle fogne alla ricerca dei compagni. L'incubo della guerra viene reso dal lento stillicidio di esseri umani inermi.

Popiol i Diament/ Ashes and Diamonds/ Ceneri e Diamanti (1958) è centrato invece sulla stanchezza della guerra; deposte le armi, i giovani vorrebbero assaporare la vita, sono sazi di eroismo; il protagonista è invece incaricato di sopprimere il capo dei comunisti del suo villaggio; fa l'amore in una chiesa diroccata, in mezzo ai cadaveri putrefatti, con una ragazza che potrebbe rappresentare per lui un futuro sereno; compie la missione, ma poi viene inseguito e ferito a morte, e spira, dopo una lunga agonia, in uno scarico di rifiuti, mentre nell'albergo si svolge una grottesca orgia per festeggiare la pace.

L'espressionismo barocco di questo film accentua la crudeltà del regista, che non lesina scene raccapriccianti per spiegare come gli orrori della guerra non si esauriscono con la fine della guerra.

In seguito il regista modera i toni truci dei suoi drammi metaforici.

Lotna (1959), il più metafisico della serie, descrive il massacro della fiera cavalleria polacca ad opera dei carri armati tedeschi, ed abbonda di metafore concettuali (una lancia conficcata in una bacca color sangue, un velo di sposa impigliato nel coperchio di una bara).

Niewinni Czarodzieje/ Innocent Sorcerers/ Ingenui e Perversi (1960) è addirittura una commedia storica sulla inquieta gioventù contemporanea.

Samson (1961) ritorna alla guerra, descrivendo la fuga di un ebreo del ghetto, destinato comunque a morire.

Dopo aver tentato anche il film storico con Popioly/ Ceneri sulla Grande Armata (1969).

Con questi film interlocutori Wajda ha definitivamente abbandonato l'espressionismo ed ha al tempo stesso affinato l'arte della metafora.

Wszystko na Sprzedaz/ Tutto in Vendita (1969) ritorna ai temi prediletti dell'eroismo, della guerra e della tradizione, ma con un tono di autocritica totale, critica che finisce per investire anche il culto del passato, l'esaltazione romantica, la commemorazione dei caduti, etc... : il protagonista di un film è scomparso e il regista indulge nel compianto di un mito che ha segnato un'epoca, ma alla fine capisce che bisogna andare avanti. La metafora riguarda tutti, ma in particolare il regista stesso, che ha appena perso l'amico Zbignew Cybulsky...???, il James Dean polacco.

Da questo film prende l'abbrivo la successiva trilogia. Krajobraz po bitwie (1970), ancor meno realista e più introspettivo, allegoria della confusione esistenziale e politica che dilaga in Polonia: in un lager ancora pieno di prigionieri nonostante la liberazione, un poeta si innamora di un'ebrea ed evade con lei dal campo per una passeggiata fra le rovine della battaglia; al rientro, per errore, la donna viene uccisa dalla sentinella americana e il poeta, caricati tutti i suoi libri su un carretto, si mette in marcia verso casa. Il senso cristiano del dolore e la convinzione che le brutalità degli uomini non siano soltanto effetto della guerra (semmai viceversa). Anche qui la morale finale è che bisogna andare avanti, non basta aver vinto la guerra e inneggiare alla patria.

Brzezina/ Bosco delle Betulle (1971), lirico e vibrante, racconta la fine di un giovane polacco, malato senza speranza, che trascorre l'agonia ospite del fratello in un bosco di betulle; l'incalzare della morte scatena i suoi istinti vitali, in contrasto con le abitudini riservate del fratello, vedovo in lutto e succube dei ricordi. Ma il morituro riesce a far capire che c'è una figlia da crescere, che la vita continua. Wajda ha ripiegato definitivamente sui temi privati della vita, della morte e dell'amore. LA muta eternità del bosco di betulle domina con il cipiglio affettuoso e severo del tempo.

Wesele/ Nozze (1972, Wysjlianski) trasforma l'orgia del romanzo, dove le classi sociali si confondono, e altresì presente e passato si invertono, in una mista premonizione del futuro della nazione. L'incubo è reso da un tour de force della mdp.

Pilato (1972, girato in Germania) rivisita il Vangelo ambientandolo nell'era industriale: Cristo è un hippy che viene crocifisso presso un'autostrada senza che nessuno si curi di aiutarlo; Pilato è un vecchio, debole e malato, torturato dal rimorso che fa sopprimere la spia depravata Giuda nei sordidi bassifondi della città; e Matteo getta al vento una manciata di fogli bianchi, gli appunti sbiaditi delle gesta divine.

Czlowiek z marmoru/ Marble Man (1976) rivanga le miserie dell'epoca stalinista: una regista, decisa a riabilitare un muratore, indaga sul passato di alcuni personaggi e scopre una verità poco eroica. Il film si pone anche come documento accurato della società polacca dei fatti di Danzica.

Czlowiek z zelaza/ Iron Man (1981) si situa apertamente nel clima dei disordini di Danzica, con scarsa convinzione cinematografica. Il clima politico di Wajda partorisce ancora Danton (1983), in cui il più umano dei rivoluzionari francesi è una metafora di Walesa.

Dyrygenti (1979) è il "prova d'orchestra" wajdiano, nel quale il vecchio direttore morirà fra la folla per strada senza neppure riuscire a salire sul podio.

Ziemia obiecana/ The Promised Land (1974) is one of his masterpieces.

Andrzej Wajda's Afterimage (2016) was a tribute to Wladyslaw Strzeminski, persecuted by the Communist Party.

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