Wim Wenders
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La passione per il rock'n'roll ed il flipper evitò che si facesse prete; disturbato dal passato del suo Paese, abbracciò la cultura degli occupanti americani.

Dopo gli studi a Parigi e Monaco, Wim Wenders si segnalò come critico e autore di diversi cortometraggi: come nelle partite di flipper Some Players Shoot Again (1967) ripropone cinque volte ogni sequenza; Silver City (1968) è una serie di vedute di prima mattina e a tarda sera da una finestra rialzata, con montaggio ricavato da un vecchio 78 giri; dedicato ai Kinks, Summer in the City (1970) è un thriller di gangster; fra questi due poli Wenders scopre anche la musica rock e il Sessantotto, nonchè lo scrittore Peter Handke: Alabama (1969) si muove in un bar di capelloni, Polizeifilm (1969) è una parodia dei metodi repressivi della polizia.

Die Angst des Tormanns Bein Elfmeter [Handke (1971)], primo film ad interessarsi a un personaggio, adotta stabilmente elementi americani come il road-movie, la musica rock, la provincia, che accosta al malessere dei giovani tedeschi: un portiere di calcio strangola senza motivo l'amante e fugge in un paesino di confine dove spera di riconquistare un'altra donna; deluso dal suo diniego, bighellona e fomenta una rissa; sostanzialmente aspetta che la polizia lo arresti, un po' come il portiere aspetta sul campo che il pallone lo trafigga. Wenders imprime il suo marchio, un fitto dettaglio di persone e oggetti, sull'apologo di Handke (ovviamente il campo da gioco è la Germania).

Dopo una riduzione di Scarlett Letter [Hawtorne], Wenders diresse il metafisico Alice in Den Stadten/ Alice in the Cities (1974), destinato a rimanere uno dei suoi capolavori.

Un giornalista licenziato per le sue idee sul modo di fare un reportage incontra a New York una connazionale, separata dal marito, che gli affida la figlia e scompare; i due viaggiano per giorni attraverso la Germania alla ricerca dei nonni; ad un certo punto lui decide di consegnare la bambina alla polizia, ma lei riesce a fuggire e raggiungerlo e, quando la madre si rifà viva, i due scappano lontano.

È l'inizio della "trilogia della strada": l'errabonda avventura dei due amici è la storia di una diversa ansia, quella dell'adulto e quella del bambino, che spinge a cercare sulla strada l'equilibrio irrimediabilmente compromesso dal proprio ambiente.

Falsche Bewegung/ The Wrong Move [(1975) dal "Wilhelm Meister" di Goethe] è un altro genere di vagabondaggio, artistico, che porta uno scrittore a deporre la penna a favore della cinepresa.

L'eroe solitario di Im Lauf der Zeit/ Kings of the Road (1976) è un giovane vagabondo che viaggia su un camion adibito ad abitazione e che sbanca il lunario facendo il techico per cinema porno; a lui si unisce un medico dell'infanzia, ripescato dal fiume dove era finito con la sua auto, che gli racconta il proprio infelice passato; i due seguono il confine fra le due Germanie, incontrano altri personaggi e arrivano alla casa natale del camionista, dove si trovaano ancora alcune vestigia della sua infanzia. Si separano, ognuno per la propria strada. Il loro viaggio si rivela così un viaggio nella memoria (oltre che una ricognizione sulla crisi del cinema, per via di tutte le sale di proiezione visitate); è il viaggio alla ricerca di un'identità, ma vi è sempre una frontiera che interrompe il viaggio; durante il viaggio il protagonista paga un pesante scotto, l'aridità degli oggetti e delle persone (dalle camere d'albergo ai distributori di benzina), che acuisce la sua solitudine.

Der Amerikanische Freund/ The American Friend (1977) è quasi un omaggio a Hitchcock, benchè il codice linguistico del giallo venga stravolto da un uso strumentale dei tempi morti e da un'ambientazione che cerca una metropoli misteriosa e inquietante. La suspence non nasce soltanto dall'azione ma principalmente dalla psicologia dei personaggi. Un tedesco, condannato da una malattia inguaribile e desideroso di garantire un futuro alla famiglia, accetta, su suggerimento di un amico americano, di commettere un omicidio per conto di un gangster; fatto il primo si lascia convincere a commettere anche il secondo, ma l'americano non vuole che si lasci sfruttare così e, pur di dissuaderlo, compie egli stesso l'omicidio. I complici delle vittime uccidono il gangster e danno loro la caccia, ma i due riescono a sterminarli e a mettersi in salvo. All'uomo malato restano pochi giorni da passare con la moglie.

Ancor più disperato Nick's Film (1980), che narra l'agonia del regista americano Nicholas Ray, malato di cancro. L'amicizia fra due uomini è questa volta fra i due registi, l'uno spettatore della fine dell'altro.

Der Stand der Dinge/ The State of Things (1981) è ancora un'amara riflessione autobiografica, questa volta un'apologo sui suoi rapporti con il cinema di Hollywood (alcuni interpreti sono famosi registi), in particolare con il produttore Coppola, un "panphlet" sulla dignità del cinema che si tinge di giallo. Un produttore banditesco ha abbandonata senza soldi la troupe che sta girando un film ed il regista lo va a stanare nella villa con piscina dove si è nascosto; il produttore teme che i gangster lo uccidano e quando essi arrivano anche il regista rimane colpito a morte e a nulla gli serve impugnare la cinepresa come un'arma.

Il film prodotto da Coppola è Hammett (1982), un omaggio al film "noir" che narra di come il celebre scrittore di gialli giunse al suo capolavoro: coinvolto in un fatto poliziesco si servì da un lato dell'esperienza maturata nello scrivere romanzi per risolvere il mistero e dall'altro degli eventi a cui assisteva per scrivere il nuovo libro, un po' ciò che Wenders stesso sta facendo col cinema.

Paris Texas (1984) è la storia di un "amour fou": un uomo disperatamente solo, votato all'emarginazione, si lascia convincere a tornare a casa del fratello, dove l'aspetta il figlioletto e decide di rintracciare la moglie (Nastassja Kinskij); la trova che fa "peep-show", ma la prima volta non ha il coraggio di rivelarsi, ma poi torna e la fa incontrare con il bambino prima di ripartire da solo in auto. Lo stereotipo del "viaggio" è capovolto, imploso, in quello del perpetuo "ritorno", dalla dilaniante solitudine degli spazi aperti dalla crudele realtà degli affetti; il silenzio duro, ascetico del protagonista ricorda il minimalismo del cinema trascendentale di Ozu.

Tokyo-ga (1983) è il resoconto di un viaggio in Giappone alla ricerca dell'universo raccontato dai film di Ozu.

Tornato a Berlino nel 1984 gira Der Himmel über Berlin/ Wings of Desire (1987), film sovraccarico, didascalico affresco di Berlino.

E` una storia di angeli, rappresentati da uomini in cappotto con il codino. Un angelo sente i pensieri delle persone che gli passano vicino. La sua esistenza consiste nell'attraversare ambienti e ascoltare cosa pensano le persone che vi vivono. L'angelo diventa cosi` confidente di tante piccole tragedie personali, dal metro` al traffico. La biblioteca e` uno dei luoghi preferiti dagli angeli. Qui un angelo si affeziona a un vecchietto. Il primo angelo e` invece attratto dal circo. Sente che la bella trapezista Marion e` disperata: il circo sta per chiudere, torna in Francia, lei vuole rimanere (in francese). L'altro angelo segue le peregrinazioni del vecchietto, che cerca la vecchia piazza dove viveva e rimugina il passato della Germania. L'angelo viene catapultato indietro nel tempo. Al tempo stesso il primo angelo si trova sul set di un film di Peter Falk che ricostruisce per l'appunto l'era nazista. L'angelo ascolta i pensieri di Falk in inglese. I due angeli vagano entrambi sul set. Poi vanno entrambi al circo. Il secondo angelo nota che il primo si commuove davanti alla ragazza. Intanto continuano ad essere testimoni di continue tragedie: un incidente motociclistico, un suicidio,... la realta` scorre loro davanti a velocita` forsennata. Il primo angelo continua a dividersi fra la biblioteca, il circo e il set. Falk lo sente, ed e` la prima volta che un umano lo sente. Lo invita quasi a diventare umano. L'angelo si lascia convincere: confida all'altro angelo di voler diventare umano. Mentre parla, l'altro nota che sta lasciando impronte dietro di se`. Sviene e quando rinviene e` umano. Vede i colori (prima tutte le immagini erano in bianco e nero). Lo scambiano per un barbone. Sia il set sia il circo stanno smantellando. Va a stringere la mano a Falk, che gli confida di essere stato anche lui angelo. Marion rimane, saluta i compagni che partono. L'angelo e` deciso a trovarla nella grande citta` e vaga di strada in strada. La ragazza capita invece vicino a Falk, ma si scambiano soltanto poche parole. L'altro angelo e` li` vicino e Falk lo sente: tenta di irretire anche il secondo angelo, ma questi non ci casca. Il primo angelo va a un concerto di musica rock e vi incontra finalmente la ragazza. Si comportano come se si conoscessero da sempre. Lei gli tiene un discorso filosofico. Vanno a vivere insieme. Forse troppo intellettuale. Certamente i testi di Handke lo rendono pesante e tortuoso. E poco credibile. L'angelo conosce meglio di chiunque altro la tragedia di vivere, perche' ascolta i pensieri di tutti e sa che tutti soffrono; eppure sceglie di vivere anche lui, e lo fa perche' e` l'unico modo di poter vivere accanto alla ragazza di cui si e` innamorato. La ragazza sembra d'altronde predestinata, e Falk sembra avere un ruolo, come se esistesse un complotto per ridurre i ranghi degli angeli.

Lo stile di Wenders è più vicino a quello degli asceti che allo spettacolo hollywoodiano: il tema è sovente l'assenza, la ricerca di qualcosa che manca (contatto umano), il viaggio attraverso, la solitudine e l'isolamento.

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