Adesso che non hanno piu' paura di essere linciati (moralmente o fisicamente), si possono contare: gli omosessuali sono fra il 2% e il 3% della popolazione americana.
I diritti civili degli omosessuali furono fra le ultime conquiste delle lotte politiche degli anni '60. Fu nel 1969 che il travestito Sylvia Rivera condusse la rivolta dello "Stonewall Inn", nel Greenwich Village di New York, contro il periodico raid della polizia. Quella notte nacque il movimento politico degli omosessuali, che poi si sarebbe diramato anche in Europa.
Non fu facile (il martire piu' celebre e' forse l'attivista gay Harvey Milk, "il sindaco di Castro", come titola la biografia di Randy Shilts, che venne assassinato nel novembre del 1978 a San Francisco insieme al sindaco George Moscone), ma nei due decenni seguenti i "gay" legittimarono sul campo i diritti concessi loro dalla legge. Non e' piu' soltanto in quartieri omosessuali come Castro a San Francisco che si sentono al sicuro. Ormai omosessuali dichiarati rivestono cariche pubbliche e dirigono corporation.
Anzi, negli anni '90 gli omosessuali conquistano un ruolo di primo piano. Non soltanto la legge viene progressivamente adeguata a proteggere i loro diritti, ma la loro comunita' si mette sempre piu' in vista. Se un tempo gli omosessuali erano prudentemente "invisibili", adesso sono orgogliosi di pubblicizzare attraverso i media il loro stile di vita "queer".
I maggiori quotidiani e settimanali lanciano la moda con articoli sempre piu' intimi intitolati a "Lesbian Chic", "Queer Lite", "Lipstick Lesbian", sempre piu' spesso corredati da fotografie che ritraggono i personaggi in pose esplicite, un fatto impensabile dieci anni prima. Dal mondo degli affari a quello dello spettacolo (e persino in politica, anzi persino nel Partito Reppublicano, come dimostra il parlamentare Steve Gunderson) non si contano i casi di nomi famosi che rivelano la propria omosessualita' e se ne vantano in pubblico.
Il "look" lesbico viene pubblicizzato da riviste di cultura/moda alternativa come "Out" e "10 Percent", tanto da emergere come un tratto caratteristico della nuova ondata di campagne pubblicitarie (al di la' del fatto che ad essere pubblicizzata sia una marca di sigarette o una marca di scarpe).
Se la moda riflette sempre un anelito di identificazione da parte della massa in un modello ideale, deve esistere un ideale correlato all'omosessualita'. Il fatto e' pero' palesemente contraddittorio, non fosse altro perche' non esiste in realta' un "modo di vestirsi" (o di essere in generale) comune a tutti gli omosessuali e a tutte le lesbiche. Loro stessi e loro stesse hanno da sempre il problema di identificarsi con il proprio gruppo. E' paradossale che la societa' eterosessuale assuma a mito un fattore che dovrebbe rappresentare loro ma in cui loro stessi non si riconoscono.
Probabilmente cio' che viene mitizzato non e' l'essere omosessuale ma cio' che gli eterosessuali immaginano essere l'omosessualita', ovvero un puro immaginario: un peccato e una vergogna irresistibili, che danno piacere anche se sono snaturati e aborriti.
Presto diventa chic anche il "bisessuale". Bisessuali dichiarati si trovano in tutte le arti, dalla modella Rachel Williams al cantante Kurt Cobain. Organizzazioni come "BiNet USA" ne difendono i diritti a livello nazionale. Riviste come "Anything That Moves" ne dibattono la doppia emarginazione (sono discriminati anche da molti gay). Camille Paglia, una delle leader del postfemminismo, scrive in "Vamps and tramps" che "la bisessualita' e' l'ultima speranza di poter sfuggire alle animosita' della guerra dei sessi". La federazione dei "non puramente eterosessuali" e' ormai sfaccettata al punto che nel 1995 il comitato organizzativo dell'annuale parata gay di San Francisco (la piu' imponente del mondo) ha deciso di intitolarla "San Francisco Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender Pride Celebration".
Inevitabilmente il successo del movimento omosessuale finisce per urtare la sensibilita' della maggioranza silenziosa. Se le persecuzioni sono ormai storia del passato, i critici si consolano ascoltando le filippiche anti-gay di Rush Limbaugh, celebrando il successo del referendum in Colorado contro l'eguaglianza sessuale, leggendo "A freedom too far" dello psichiatra Charles Socarides, secondo il quale l'omosessualita' e' una malattia come tutte le altre (per queste dichiarazioni Socarides ha subito a sua volta ogni sorta di persecuzione da parte delle autorita' civili e accademiche, succubi delle proteste dei gruppi omosessuali).
All'interno della comunita' gay, certamente demoralizzata dalla pestilenza dell'AIDS , permangono pero' misteriose acrimonie e rivalita', che all'esterno trapelano soltanto saltuariamente. Sylvia Rivera, la leggendaria leader dei disordini di Stonewall, e' emarginata dallo stesso movimento che aveva contribuito a fondare. Si e' ritirata a vivere in un isolato diroccato del Lower East Side con un gruppo di "drag queen" e di travestiti assortiti (e poco dopo aver festeggiato il venticinquesimo anniversario di "Stonewall" Rivera ha tentato di suicidarsi).