La spiritualita' della new age riporta in auge il dibattito sul subconscio, ma su un piano piu' mistico che scientifico.
Forse anche per il fallimento su grande scala della Psicanalisi (che in nessun paese ha contato tanti dottori e tanti pazienti come negli USA), torna di moda il pensiero di Carl Jung, trent'anni dopo la sua morte. Ad affascinare e' soprattutto l'idea che esista un inconscio collettivo di archetipi e simboli universali. Jung era stato quasi del tutto dimenticato, in quanto la sua psicologia era troppo "mistica" per poter essere considerata anche scientifica.
Per la generazione della new age Jung offre il grande vantaggio di riconoscere esplicitamente la spiritualita' senza doverla ricondurre a una complessa e anti-intuitiva teoria della psiche. Se Freud e' ateo, Jung e' credente; se Freud e' ossessionato dalla sessualita', Jung vede il senso ultimo dell'esperienza umana nella "consapevolezza" e nel bisogno di essere parte di qualcosa di piu' grande; .br se per Freud l'inconscio e' il dominio dei traumi dell'infanzia, per Jung l'inconscio e' un fenomeno collettivo che prescinde (in parte) dall'esperienza del singolo individuo; se Freud ritiene che i sogni esprimano morbosi istinti sessuali, Jung sostiene che i sogni rielaborano semplicemente l'esperienza quotidiana in funzione di un linguaggio universale di simboli. I miti costituiscono allora il meccanismo che consente di realizzare la totalita' a cui tutti aneliamo.
La teoria di Jung calza alla perfezione con la spiritualita' new age: e' attraverso l'analisi di quei miti che l'individuo (e la societa' intera) puo' crescere e trasformarsi, eliminando la parte negativa e irrobustendo quella positiva. La differenza fra psiche (Freud) e spirito (Jung) e' un po' anche la differenza fra scienza e religione, fra razionalismo e irrazionalismo, fra il materialismo industriale e l'idealismo pre-industriale. La generazione che a vent'anni cercava scampo nel misticismo orientale e a cinquanta sopravvive grazie alle terapie spirituali trova finalmente un pensatore autorevole a cui aggrapparsi.
Anche l'opera di Gurdjieff ritorna di moda. Viaggiatore, mistico, filosofo, originario della Grecia settentrionale o della Russia meridionale o dell'Armenia turca, nel 1922 stabili' a Mosca e poi a Fontainebleau (presso Parigi) il centro delle sue ricerche, l'"Istituto per lo Sviluppo Armonico dell'Uomo", che presto divenne una piccola comune di artisti con annessi coltivazioni e allevamenti. Viaggio' in tutto il mondo alla ricerca di una "quarta via" all'"illuminazione", dando per scontato che le prime tre (quella della concentrazione della mente adottata dagli yogi, quella della preghiera adottata dai monaci e quella dell'annullamento del corpo adottata dai fachiri) non siano adatte al mondo Occidentale.
A mezzo secolo dalla morte (1949) George Ivanovich Gurdjieff vanta ancora un cospicuo numero di seguaci che continuano a studiare le sue opere e a diffonderle in molti paesi del mondo. Uno dei suoi messaggi fondamentali e' che dobbiamo cercare di essere piu' consci del mondo attorno a noi, che dobbiamo usare tutti i sensi e il cervello per percepire costantemente cio' che succede mentre noi viviamo.
Il suo massimo apostolo fu il russo P.D. Ouspensky, che aveva gia' proposto una teoria su come unificare scienze dell'uomo e scienze fisiche ("La Quarta Dimensione", "Tertium Organum"). Gurdjieff faceva particolarmente affidamento sulle musiche sacre, che rielaboro' per i suoi "movimenti" (composti insieme al musicista russo Thomas De Hartmann).
Mezzo secolo e' passato anche dalla pubblicazione (1948) di "A Joyful Guide To Lachrymology", il vademecum di Ronald Vincent alla "lacrimonologia", ovvero la scienza (da lui fondata) del pianto, secondo la quale senza dolore non c'e' creazione: e' il dolore (come sosteneva anche Nietzsche) a spingerci verso noi stessi, per trovare modi di evitarlo. Per qualche anno la "setta" di Vincent fece adepti, ma poi si spinse lentamente nel nulla, e il suo profetta mori' in solitudine e poverta' di cirrosi epatica a Hollywood nel 1988. Il suo numero magico e' il 103, il numero di ampolle di lacrime trovate nelle tombe dell'antica Roma.
Il fascino maggiore lo esercitano i fenomeni che sfuggono ai sensi. Come la fotografia Kirlian, quella che cattura il campo di energia che circonda il corpo umano, l'alone ovale che dovrebbe rappresentare la nostra "bioenergia", la cosiddetta "aura". La tecnica venne messa a punto negli anni '40 dai russi Semjon e Valentina Kirlian. Per la verita' il suo uso in campo medico e' pressoche' nullo, ma in compenso molti fotografi se ne servono per realizzare suggestive opere d'arte.
Sullo stesso pubblico esercita un grande fascino Fritjof Capra, sorta di scienziato apocrifo, con i suoi tentativi di fondere Fisica e Metafisica. E' del 1975 "Il Tao della Fisica", ma diventa un bestseller nei tardi '80.
Sono tutti fenomeni che fanno parte di un transumanesimo tecnologico , al quale una scienza separata dallo spirito non pare piu' credibile dell'astronomia tolemaica.