L'Internet


Ritorna all'indice de L'Ultimo Secolo | Ritorna alla pagina principale

La rivoluzione digitale ha avuto inizio piu' o meno con la nascita del personal computer, alla fine degli anni '70. Oggi negli USA una persona su quattro possiede un computer e in California la percentuale sale a una su due.

Il fatto stesso che quei computer consentano di trasformare molte attivita' quotidiane (dai conti della spesa alla scrittura delle lettere) in attivita' digitali (memorizzate su disco, editabili e copiabili) costituisce di per se` una rivoluzione di portata colossale. Quando poi tutti quei computer cominciano a essere collegati fra di loro, e pertanto i loro possessori vengono messi in grado di comunicare, e' lo stile di vita stesso ad essere modificato. Non si tratta piu' soltanto di fare in un modo diverso cio' che si faceva prima; si tratta di poter fare molte cose che prima non erano neppure pensabili. La rivoluzione digitale consiste soprattutto in questo: nelle possibilita' di cui ogni individuo si trova investito quasi senza rendersene conto.

Prima e principale di queste possibilita' e' quella di colloquiare con migliaia di persone, distribuite in tutti i continenti del mondo. Chiunque puo', per esempio, realizzare sul proprio computer un filmino (grazie al software multimediale) e renderlo poi disponibile a tutti coloro che lo vogliono provare. In passato soltanto pochi fortunati avevano la possibilita' di accedere alle costose apparecchiature analogiche di uno studio cinematografico e poi la possibilita' di servirsi di un servizio di distribuzione. Sia i costi sia le difficolta' tecniche sono invece state ridotte di diversi ordini di grandezza dalla civilta' del personal computer.

La piu' influente delle invenzioni su questa generazione di "autori-consumatori" (o "prosumer") su scala globale e' l'Internet, creata dal Ministero della Difesa americano (il cosiddetto DoD) per collegare fra di loro i principali centri di ricerca della Nazione e decentralizzare il sistema di comunicazioni in maniera da resistere a una guerra atomica.

Mettendo in pratica l'intuizione di John Licklider e Robert Taylor (i primi a capire che il computer poteva diventare uno strumento di comunicazione, oltre che di calcolo), l'"Arpanet" venne avviata il 21 novembre del 1968 per collegare la UCLA, L'Universita' di Santa Barbara, lo Stanford Research Institute e l'Univerista' dello Utah. Nel 1971 vennero collegate le universita' dell'est, comprese Harvard e l'MIT. Nel 1974 erano 62 i nodi e nel 1981 erano piu' di duecento e si erano propagati anche in Europa. L'Arpanet ebbe la fortuna di avere uno sponsor come Lawrence Roberts, che convinse gli scienziati a usarla.

Nel giro di vent'anni l'Internet (cosi' ribattezzata nel 1990) divenne una rete che collegava capillarmente tutte le maggiori universita' e aziende della Nazione. Alla fine degli anni '80 si sparse a tappeto in tutto il mondo occidentale e oggi copre un centinaio di paesi. L'utopia di Marshall McLuhan e' diventata realta'.

Dal punto di vista del "publishing", della possibilita' di pubblicare e diffondere il proprio pensiero, si tratta di una rivoluzione paragonabile a quella di Gutenberg. Gutenberg consenti' a molti scrittori di essere letti nello spazio e nel tempo. L'Internet consente praticamente a tutti di diventare scrittori; nonche' registi, giornalisti e cosi' via.

All'inizio l'Internet venne usata soprattutto per trasmettere informazioni. Era nata per quello scopo. Nel giro di pochi anni fu chiaro che l'innovazione saliente non era tanto la possibilita' di spedire (gratuitamente e nel giro di pochi secondi) un "file" a qualcuno situato a migliaia di chilometri di distanza, per quanto cio' rappresentasse un indubbio progresso rispetto alla posta (oggi nota, in gergo, come "snail mail"). Il vero fatto rivoluzionario era la posta elettronica (in gergo "E-mail"), che consentiva di colloquiare con chiunque ovunque in qualsiasi momento. Ogni utente della Internet e' identificato da un indirizzo e puo' essere raggiunto elettronicamente da qualunque altro utente.

Rispetto alla posta o alla telefonata i vantaggi sono innumerevoli. Comunicare con la gente diventa cosi' rapido e indolore che presto milioni di studenti, ricercatori e impiegati si ritrovano a scambiare centinaia di messaggi al giorno con centinaia di corrispondenti sparsi in tutto il mondo.

Il primo impatto sociale e' che, dopo tanti anni, la gente torna a scrivere. La lettera era ormai diventata anacronistica, soppiantata dalla telefonata. Ma la E-mail riporta in auge proprio l'arte di scrivere.

Naturalmente e' un'arte che va reinventata. Questa e' pur sempre la generazione che non ha tempo da perdere. E il fatto di dover scrivere tante lettere al giorno (a volte al minuto) riduce ulteriormente il tempo che uno puo' dedicare a comporre il testo. Il risultato e' che la gente torna a scrivere, ma abbandona rapidamente tutte le convenzioni e i convenevoli dello scrivere. Il linguaggio di una E-mail (anche fra persone che non si conoscono) assomiglia allo stile di conversazione fra due vecchi amici che vengono subito al sodo.

Al tempo stesso, e forse proprio a causa della stringatezza dei messaggi, si sviluppa un codice "visivo", per poter trasmettere anche la gestualita'. Un astruso segno tipografico come :-) diventa l'equivalente di un sorriso. Abbondano le abbreviazioni, anche queste nate spontaneamente e divenute subito popolari: IMHO significa "a mio umile avviso" ("In My Humble Opinion"), BTW significa "fra l'altro" ("By The Way"), e cosi' via. Senza che nessuno dall'alto abbia stabilito quale sia il dizionario dell'Internet, si sviluppa un gergo dentro il gergo.

Molti chiudono i propri messaggi con una "firma", che non ha alcun valore legale, ma in un certo senso trasmette anche la personalita' del mittente. Intorno alla firma e' nato un fenomeno folkloristico degno di essere analizzato dagli psicanalisti. La gente si sbizzarrisce a coniare firme sempre piu' eccentriche. Una firma consiste generalmente in un "logo" e in un "motto". Il logo e' costruito tramite un effetto tipografico e il motto e' spesso una freddura piu' o meno filosofica.

Ma soprattutto l'Internet avvicina la gente. Persone che si incontravano soltanto un paio di volte all'anno possono scambiarsi messaggi tutti i giorni. Ricercatori che rivelavano le proprie scoperte soltanto durante la conferenza annuale del loro settore possono pubblicarle per tutti i colleghi del mondo non appena sono pronte. L'Internet, soprattutto quando si diffondono i forum e la World Wide Web , crea una comunita'. Una comunita' dentro cui si annida una fauna di hacker , cyberpunk e altri pittoreschi personaggi digitali.

Da li' a pubblicare delle riviste digitali distribuite via E-mail (o "E-zine", che sta per "electronic fanzine") il passo e' breve. Le prime (fra cui "Nuova Musica" di Piero Scaruffi) compaiono all'inizio degli anni '90. Nel 1995 ogni gruppo ne puo' vantare diverse. E' l'inizio dell'editoria digitale .

Nel 1993 un sondaggio rivela che per la prima volta le famiglie superano le aziende e le universita' fra i "nodi" dell'Internet: negli USA cinque milioni di esse sono "on-line" (piu' di un terzo in California).

Il fatto piu' spettacolare di questo fenomeno sociale e' che, di tutte le persone coinvolte, non interessa assolutamente sapere dove risiedono fisicamente. L'Internet e' un gigantesco "ciberspazio" che ha annullato le distanze dello spazio fisico.

La ragione per cui l'Internet ha modo di svilupparsi in maniera cosi' indipendente e' molto semplice: per molti anni nessuno dei centocinquanta governi del mondo (compreso quello americano che l'ha indirettamente inventata) ne sa nulla. Per molti anni, pertanto, l'Internet rimane l'unico mezzo in cui non esiste censura. Tant'e' che si sviluppano i newsgroup piu' osceni.

Nel 1986 il governo americano si rese conto che esisteva un immenso sistema di informazioni sotterraneo sviluppatosi grazie alle reti di computer. Per ironia della sorte, furono proprio gli hacker che riuscivano a penetrare negli archivi segreti della NASA o del Ministero della Difesa ad attirare l'attenzione degli enti governativi su questo fenomeno. E fu cosi' che nel 1986 entro' in vigore la prima legge che limita gli usi che si possono fare delle reti di computer.

Quella legge venne concepita pero' soprattutto per poter punire chi tenta di estorcere informazioni top-secret tramite il computer. Non aveva nulla a che vedere con l'"informazione" cosi' come viene intesa da giornalisti e uomini di spettacolo. La morale e' che tuttora l'Internet gode di una liberta' di espressione che in nessuna parte del mondo viene concessa a nessun mezzo di informazione. Non esiste praticamente alcun limite a cio' che un utente puo' scrivere sulla usenet. Puo' inneggiare al nazismo o alla pornografia, allo sterminio di massa e alle droghe pesanti, senza che nessuno lo censuri.

Nel frattempo sono nati servizi analoghi a pagamento (come America On-Line, Prodigy e Compuserve) e il pubblico dell'Internet continua a salire vertiginosamente, sparso per tre milioni e mezzo di computer in piu' di cento nazioni. Un sondaggio del 1995 da parte dell'SRI stima in 27,5 milioni gli utenti dell'Internet (il 30% sono donne). Un giovane vice-presidente, Al Gore, ha capito che siamo ormai a un passo da una rivoluzione storica, e ha capito che l'Internet e' soltanto il primo esempio di "information superhighway" .

Questo fenomeno spontaneo, che assomiglia sempre piu' a un organismo vivente soggetto alla legge di selezione naturale, ma la cui evoluzione e' accelerata migliaia di volte, costituisce il piu' grande esperimento di comunita' anarchica della storia dell'umanita'.


Ritorna all'indice de L'Ultimo Secolo | Ritorna alla pagina principale