Il lascito della reaganomics


Ritorna all'indice de L'Ultimo Secolo | Ritorna alla pagina principale

L'era di Ronald Reagan (1980-1988) e' stata una delle piu' controverse della storia degli U.S.A. Un'indubbia crescita economica (il piu' lungo periodo di espansione del Dopoguerra) e' stata accompagnata da un vertiginoso aumento del debito pubblico (vedi), al punto che gli U.S.A. per la prima volta si trovano nella situazione in cui normalmente si trovavano soltanto le deboli e caotiche economie europee.

La "reaganomics" era fondata in realta' su pochi e semplici concetti: agevolazioni fiscali per gli imprenditori (abbassando le aliquote piu' alte) e massima liberta' su come intendono gestire il loro business (per esempio, "deregulation" a oltranza). Insomma l'economia di mercato spinta ai suoi eccessi, uno sfrenato liberalismo senza reti di salvataggio.

La "reaganomics" da` un nuovo volto all'economia americana, quella di un'economia dei servizi caratterizzata da elevata occupazione ed elevata produttivita'. I grandi vincitori della "reaganomics" sono il gioco d'azzardo di Las Vegas, l'alta tecnologia della Silicon Valley, gli agenti immobiliari, i centri commerciali, gli istituti di ricovero. Dodici milioni di posti di lavoro sono stati creati in questi settori fra il 1981 e il 1987. E' un'economia (letteralmente) "di carta", che non produce beni tangibili ma si limita a consumare, riconfigurare Fra tutti i tipi di servizi, quelli meglio remunerati sono quelli che servono i ricchi: finanziari, assicurativi, immobiliari, e cosi' via.

La "reaganomics" fa si' che gli anni '80 siano gli anni dell'opulenza ostentata, della glorificazione del capitalismo piu' cinico, come non succedeva dai "ruggenti" anni '20 (quelli che precedettero la Grande Depressione). Mentre si intensifica la concentrazione del benessere, aumenta anche il divario fra la "middle class" e i ceti poveri (in particolare le minoranze etniche). Tant'e' che la disoccupazione crolla dal 10$ al 5%, ma il numero di senzatetto aumenta di anno in anno. Durante la presidenza di Reagan il reddito della classe media rimane praticamente invariato e il reddito degli operai diminuisce dell'8%, ma il salario degli amministratori delegati aumenta del 76%.

Nell'America degli anni '80, che vanta ben un milione e mezzo di "milionari" (in lire: di miliardari), ovvero uno per ogni cinquanta famiglie, i "non-ricchi" (reddito annuo inferiore ai 50.000 dollari annui, 60 milioni di lire, con un costo della vita inferiore a quello italiano) diventano una minoranza (il 47%).

Nel 1990 gli Stati Uniti possono vantare 64.000 persone che guadagnano piu' di un milione di dollari all'anno (dieci anni prima ce n'erano soltanto 4.414). Nel 1992 l'uomo piu' ricco d'America e' Bill Gates, un ragazzo di 37 anni, padrone della Microsoft, la cui fortuna vale piu' di sei miliardi di dollari. E' il piu' famoso dei "computer wizard" che si arricchirono istantaneamente durante il boom degli anni '70.

Se la ricchezza complessiva del paese, e in particolare quella dei ricchi del paese, e' certamente cresciuta, ci sono fasce sociali per le quali non c'e' stato alcun progresso, o addirittura un regresso. E' il caso dei giovani: per quelli di eta' compresa fra 25 e 34 (con o senza laurea) il reddito e' nettamente inferiore a quello dei loro omologhi degli anni '60.

Contrariamente a quanto molti pensano, la differenza fra bianchi e neri e' invece diminuita: i neri (soprattutto nel Nordest e all'Ovest) hanno guadagnato diversi punti percentuali rispetto ai bianchi. Chi si e' impoverito non e' il nero medio, ma l'abitante medio di tanti quartieri urbani di New York, Los Angeles, Chicago, etc. Ma la sua anagrafe non e' piu' quella del nero: puo' essere benissimo quella del messicano, del portoricano o del bianco.

La politica fiscale di Reagan (che aveva di fatto ridotto le tasse ai ricchi e aumentato quelle dei poveri) crea una disparita' di reddito senza eguali nel mondo occidentale.

La reaganomics, d'altro canto, dilaga anche in Europa e in Sudamerica, e persino nell'ex URSS e in Cina, ed e' ormai, in una forma o nell'altra, il perno dell'evoluzione economica di tutto il mondo, dai processi di privatizzazione avviati in tutta Europa al rinnovato spirito imprenditoriale che (sul modello del Cile di Pinochet) riporta in auge tante altre nazioni sudamericane. Le contraddizioni dell'America sono questa volta quelle di tutto il mondo.


Ritorna all'indice de L'Ultimo Secolo | Ritorna alla pagina principale