La disfatta della scienza


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Il 1995 e' l'anno in cui culmina la moderna corsa alla scoperta scientifica. Nel 1995 ai "Fermilabs" di Chicago viene scoperto il sesto quark, l'ultima particella che mancava all'appello per confermare il modello della materia che e' emerso negli ultimi decenni. Nello stesso anno fioccano le scoperte di antenati dell'uomo. Craig Venter (al privato "Istitute for Genomic Research" di Gaithersburg, nel Maryland) e' il primo a decifrare l'intera sequenza di DNA di un organismo (le 1.830.121 basi di DNA dei 1.749 geni del batterio Hemophilus Influenzae).

Ma il 1995 e' anche l'anno in cui scompare una generazione di scienziati, quella simbolicamente rappresentata da Jonas Salk, l'inventore del vaccino contro la poliomelite, scienziati che cercavano di migliorare la vita sul pianeta Terra piuttosto che accumulare premi internazionali, scienziati che operavano in solitudine piuttosto che in team, scienziati che ricevavano pochissimi fondi e dovevano spesso costruirsi gli strumenti da se` piuttosto che passare meta' del loro tempo a compilare moduli per ottenere finanziamenti governativi. Salk rifiuto' persino di chiedere un brevetto sul suo vaccino, fatto che lo avrebbe trasformato in uno degli uomini piu' ricchi del mondo. Con Salk a morire e' la scienza idealista.

Molti degli scienziati venuti alla ribalta delle cronache negli ultimi anni sono motivati soltanto dalla brama di gloria e di denaro, dagli "inventori" della fusione nucleare "fredda" (una delle piu' grandi truffe della scienza di tutti i tempi) a Robert Gallo, che ruba letteralmente la scoperta del virus dell'AIDS ai francesi.

La moderna scienza americana non vive piu' di eroi, ma di laboratori. Il pubblico non si emoziona sentendo il nome di un premio Nobel, ma sentendo il nome di un celebre laboratorio: Los Alamos, NASA, Jet Propulsion, Livermore, etc.

Questi sono d'altronde gli anni dei grandi progetti scientifici, lastricati di interessi economici e politici. La costruzione della stazione orbitale "Freedom" nel 1984 riceve un budget di otto miliardi di dollari (che salira' di anno in anno fino ad arrivare a sfiorare i cento miliardi nel 1995), il sistema di osservazione terrestre ne riceve trenta, il "supercollider" (l'acceleratore di particelle piu' grande del mondo) arriva ad otto, il progetto di decifrazione del codice genetico umano, lo "Human Genome Project" (il progetto per decifrare i circa centomila geni del DNA umano), costa tre miliardi, .br la "National Ignition Facility" (una macchina gigantesca di laser per controllare la fusione nucleare) parte con un budget di quasi due miliardi, e cosi' via. Ma i risultati di questi progetti sono deludenti: lo "Hubble Space Telescope" viene messo in orbita nel 1989 con un grave difetto alla lente, il "supercollider" viene cancellato prima di essere completato, lo "Human Genome" perde la corsa con istituti privati molto piu' modesti.

In Arizona, nei pressi di Tucson, viene compiuto l'esperimento della "Biosfera": un manipolo di volontari trascorre un anno in un ecosistema rinchiuso in una grande cupola di vetro, completamente isolato dal resto del mondo (gli ecosistemi sono per l'esattezza sette, compresa una giungla e un oceano). L'esperimento serve a verificare la possibilita' di trapiantare la vita su altri pianeti, ma finisce per mettere in mostra tutto cio' che non funziona nella scienza moderna: i critici del metodo sono piu' numerosi dei sostenitori, una serie di manomissioni poco scientifiche mette in discussione i risultati, l'eccesso di pubblicita' lo trasforma in un'attrazione turistica. Alla fine, nell'aprile del 1994, il magnate che ha finanziato l'impresa, Edward Bass, chiama la polizia per cacciare i responsabili del fiasco e affida a un nuovo team di scienziati il progetto di Biosphere 2.

Al tempo stesso gli anni '90 sono gli anni in cui si moltiplicano i tentativi di rifondare la scienza su basi meno deterministe ma piu' plausibili.

Caos, frattali, catastrofi e crisi sono diventati termini scientifici a partire dagli anni '70, quando un movimento sotterraneo, ma in rapida crescita, ha lanciato una critica ai fondamenti stessi della scienza deterministica. Ad essere rimesso in discussione e' il concetto stesso di "sistema", l'oggetto degli studi di fisici e chimici. Una generazione di scienziati appartenenti alle discipline piu' svariate sottolinea che i sistemi del mondo reale sono dinamici e complessi (mentre la Fisica assume generalmente che siano in uno stato di moto regolare e siano strutturati in maniera geometrica) e che gli eventi significativi dell'universo sono quasi sempre quelli di massimo squilibrio, non quelli di equilibrio (la Fisica studia invece i sistemi quando sono in stato di equilibrio).

Il "Santa Fe Institute", aperto nel 1987 nell'omonima cittadina del New Mexico, e' diventato la capitale di questo movimento. Li' soggiorna un pittoresco gruppo di biologi, fisici, informatici, economisti, chimici e matematici. Le ricerche di personaggi come Jack Cowan (uno dei fondatori del centro), Brian Arthur, John Holland, Christopher Langton, Per Bak, Murray Gell-Mann (lo scopritore dei "quark") e Stuart Kauffman hanno in comune il tema dei sistemi "adattativi" o "auto-organizzantesi", volgarmente detti "complessi".

L'idea e' che tutte le scienze si possano rifondare e persino unificare tramite una teoria che spieghi come certi sistemi riescono a cambiare la propria configurazione, ad adattarsi, ad evolversi verso uno stato di ordine superiore. La vita, per esempio, e' un caso di sistema complesso adattativo. Il genoma di un organismo e il sistema neurale del cervello sono altri esempi. Sono tutti sistemi che si sono dati un ordine e una struttura. Sono tutti sistemi in cui vale il principio: il tutto e' maggiore delle sue parti.

Piu' che una teoria unica la "scienza della complessita'" e' una costellazione di teorie, tutte piu' o meno giovani e piu' o meno eterodosse: il caos (inventato all'inizio del secolo da Henri Poincare`, ma reso celebre nel 1987 dal best-seller "Chaos" di James Gleich), secondo cui e' imprevedibile il comportamento di un sistema nel quale le interazioni fra le sue parti non sono trascurabili; i frattali, proposti nel 1983 da Benoit Mandelbrot, i sistemi dissipativi del belga Ilya Prigogine; le catastrofi del francese Rene` Thom; la "criticita' auto-organizzantesi" del danese Per Bak; gli algoritmi genetici di John Holland; i sistemi adattativi di Stuart Kauffman. Ciascuna teoria ha provato a unificare fenomeni (sociali, astronomici, geofisici, psicologi, economici) che appartengono tradizionalmente a discipline diverse.

La vita diventa pertanto solo un caso particolare di un fenomeno piu' complesso, che presiede all'evoluzione dell'universo intero. E gli studi sulla "vita artificiale", o "A-Life" (vedi), e sui robot (vedi), diventano allora un caso particolare di una disciplina piu' ampia.


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