La televisione dopo la televisione


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Forse nessuna invenzione ha penetrato la societa' in maniera piu' rapida della televisione. Nel giro di soli otto anni, dal 1946 al 1954, i televisori invasero la meta' delle case americane. Per fare un confronto, il personal computer, inventato nel 1982, non e' ancora arrivato oggi a quel livello di diffusione. Dal telefono all'automobile quasi tutte le invenzioni hanno vissuto lunghi periodi di incubazione prima di diventare generi di consumo di massa.

Le ragioni per il successo travolgente della televisione furono molteplici, ma un aspetto e' innegabile: la televisione si sposava con la cultura della famiglia, con l'idea che esistesse uno spazio domestico. Sempre per fare un confronto, il personal computer e' un medium individuale, che anzi coltiva una cultura dell'individuo al di fuori della famiglia (e persino della sua comunita' fisica). La televisione amplificava poi il potere omogeneizzante che era stato della radio, collocando in tutte le case lo stesso vocabolario e repertorio.

La televisione era insomma assurta a elemento unificante della societa' americana. La televisione aveva tenuto unita per decenni questa nazione immensa e cosi' eterogenea, dai mormoni dello Utah ai cajun della Louisiana. La televisione era l'artefice di una cultura globale e inter-razziale, che non escludeva nessuno e raggiungeva tutti. Per i giovani era la prima e principale koine' espressiva: in tutte le scuole si parlava innanzitutto del programma visto la sera prima.

Con l'avvento del VCR quella cultura globale viene sostituita da una cultura locale, a seconda del video piu' popolare in una certa zona. Al tempo stesso i programmi televisivi ricreano le divisioni sociali che avevano contribuito ad eliminare: ogni programma (e persino ogni fascia di programmazione) va sempre piu' incontro alle esigenze di un pubblico specifico, escludendo pertanto indirettamente tutti gli altri. In tutte le case si moltiplicano i televisori, uno per ogni tipo di utenza.

La proliferazione delle televisioni via cavo aumenta ulteriormente la settorializzazione. Ci sono televisioni per i fondamentalisti cristiani , per gli sportivi, per la musica rock, e cosi' via.

A dividere sono soprattutto le "sitcom" , le commedie a puntate che indirizzano segmenti di pubblico molto specifici, dalla donna in carriera ai giovani benestanti, dalla famiglia nera alla massaia di mezza eta'. La comicita' universale di un tempo e' in via di estinzione, rimpiazzata da una comicita' rivolta alle istanze di una comunita' virtuale.

Questi cambiamenti sono d'altronde in linea con la transizione in corso verso una societa' che e' sempre piu' un mosaico di milioni di piccoli nuclei sociali isolati fra di loro.

In compenso la televisione acquista una dimensione internazionale che prima non aveva, e l'America si trova improvvisamente piu' vicina al resto del mondo. Il 1991 e' l'anno della CNN, la televisione via cavo dedicata esclusivamente alle notizie, alle "live world news" : sia la guerra del Golfo o sia il crollo del comunismo, la televisione trasmette adesso la storia dal vivo.

Ad unire la nazione sono semmai i "talk show" , che affrontano argomenti di interesse generale con personaggi noti a tutti (o che rappresentano "tipi" noti a tutti). Ma anche i talk show proiettano l'immagine di una Nazione che e' sempre piu' uno zoo di anomalie sociali. Per lo spettatore il fascino di un talk show consiste appunto nelle bizzarrie delle altre nicchie sociali.

E' inesorabile pertanto la decadenza del varieta', che era lo spettacolo unificante per eccellenza. Troppo generico e astratto, lontano dai problemi della gente, troppo lambiccato e artificiale, non puo' competere con la grinta e il realismo esasperati di live world news e talk show, non puo' competere con l'efficacia della sitcom.

La storia di come la televisione abbia cercato di catturare il pubblico giovane e' illuminante. Fu negli anni '60 che nacque l'idea di una trasmissione rivolta ai giovani, e che fondesse le due cose che i giovani prediligevano: la musica rock e la comicita'. Nacque cosi' "Laugh-in", il varieta' condotto dai comici Dan Rowan e Dick Martin che domino' gli schermi dal 1968 al 1973, contrapponendosi come show moderno, anti-convenzionale, per giovani al vetusto e ortodosso "Ed Sullivan Show". Fu li' che nacque la comicita' demenziale. "Laugh In" impersonava lo spirito dei Sixties, con un team di ragazzine in minigonna (fra cui Goldie Hawn), il suo ritmo febbricitante, la sua sceneggiatura di sketch surreali, i suoi dialoghi assuefatti al gergo delle canzoni e dei film, ospiti stravaganti che propugnavano le idee anti-conformiste del tempo.

Negli anni '70 l'idea venne perfezionata dallo show notturno per eccellenza, "Saturday Night Live", che l'11 ottobre 1975 cambio' il concetto stesso di show televisivo con il suo misto di humour demenziale, satira politica, musica rock e un carnet di giovani comici spregiudicati (fra cui John Belushi, Dan Aykroyd, Steve Martin, Chevy Chase, Eddie Murphy). Negli anni '80 sono proprio quegli show a risultare perdenti, incalzati "a sinistra" dall'MTV (la televisione via cavo che si specializza in videoclip di musica rock e rap) e a destra dalla nuova sitcom.

I nuovi gusti del pubblico alterano per la prima volta gli equilibri fra le catene televisive. Nel 1987 il magnate dei media Rupert Murdoch fonda la catena FOX, che nel giro di cinque anni, grazie a successi come "Beverly Hills 90210" e "Simpsons") va ad assestarsi subito dietro alle tre grandi reti nazionali CBS, ABC e NBC.

Nonostante gli attacchi (in particolare i video e il computer) che ha ricevuto nell'arco dell'ultimo decennio, la televisione e' piu' che mai un mezzo indispensabile. Lungi dall'aver iniziato la sua decadenza, e' riuscita a reinventarsi in continuazione. Il prossimo passo sara' quello della televisione interattiva, in corso di sperimentazione in California e in Florida, tramite la quale l'utente potra' "personalizzare" i programmi e usare il televisore come la chiave d'accesso a un gigantesco archivio di contenuti multimediali.


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