Storia della Musica Rock: 1976-89Generi e musicisti del periodo 1976-89Storia del Rock | 1955-66 | 1967-69 | 1970-75 | 1976-89 | Anni '90 | 2000 Musicisti del 1955-66 | 1967-69 | 1970-76 | 1977-89 | Anni '90 US | Anni '90 non-US | Anni 2000 Torna alla pagina di musica - Per acquistare il libro (Copyright © 2002 Piero Scaruffi) - Traduzione di Massimiliano Osini L'hardcore estremista: 1984-89I grandi laghi Alcuni esempi del più selvaggio, rumoroso e implacabile hardcore furono prodotti negli stati dei grandi laghi alla fine degli anni '80. In questa regione l'eredità di MC5 e Stooges era rimasta latente e le nuove generazioni la presero a modello. Il Wisconsin vantò due delle band meno ortodosse. I Die Kreuzen (2) tracciarono tra un ponte gli anti-eroi punk originari e gli eroi post-punk degli anni '90. Le miniature hardcore di Die Kreuzen (1984) ricordano quelle dei Germs, ma la voce del cantante assomiglia più a quella di un assassino squilibrato che a quella di un suicida agonizzante. Le loro doti melodrammatiche trovarono il loro vertice con il proto-grunge meglio strutturato di Century Days (1988). I Killdozer (2) si specializzarono invece in atteggiamenti al tempo stesso severi, spietati e magniloquenti. Intellectuals Are the Shoeshine Boys of the Ruling Elite (1984) e Snakeboy (1985) miscelano Birthday Party e Cramps con puro disgusto e, occasionalmente, producono gli psicodrammi blues più strazianti dai tempi dei Doors. I Laughing Hyenas (11), del Michigan, sorpassarono chiunque altro in fatto di ferocia, crudeltà e barbarie. Il mini-album Merry Go Round (1987) introdusse la loro inquietante arte, ancorata a John Brannon, un valente discepolo di Iggy Pop, che urlava come un predicatore invasato sull'orlo di un esaurimento nervoso. La sua dizione si trasformò in un conato di vomito sul seminale You Can't Pray a Lie (1989), una raccolta di lugubri ballate torrenziali che suonano come brani di southern boogie suonati da un branco di gorilla, producendo talvolta il più viscerale, obliquo, caustico blues dai tempi di Janis Joplin. Si trattava di un teatro fatto di orrore, paura, dolore, odio e violenza. Sorprendentemente, la band concluse la sua carriera con Hard Times (1995), un'astrazione delle sonorità dei Rolling Stones. I Cows (14), di Minneapolis, furono al tempo stesso delinquenti e giullari, latori di uno stile viscerale, tanto venato di sarcasmo quanto improntato alla sfida. Il cantante Shannon Selberg, il chitarrista Thor Eisenstrager e da una delle più tumultuose sezioni ritmiche al mondo diedero vita a baccanali in grado di evocare Stooges e MC5 attraverso la mediazione dei Butthole Surfers ma furono anche l'auto-parodia dell'intera generazione di rock alternativo. 'Taint Pluribus 'Taint Unum (1987) e, soprattutto, Daddy Has a Tail (1989) sono caroselli di affronti deliberatamente grotteschi, brutali e perversi. Il riottoso nonsense sonoro dei Cows si rivestì con un più solido muro di rumore su Effete and Impudent Snobs (1990). I loro sballi di blues effervescente, bestiale ed esplosivo iniziarono a tradire un elemento nostalgico che, lentamente ma inesorabilmente, cambiò l'essenza di Peacetika (1991) e Cunning Stunts (1992), portando alla sintesi matura di Sexy Pee Story (1993) e Orphan's Tragedy (1994), forse il testamento definitivo del loro folle genio. La loro arte fu l'antitesi dell'eleganza. I Lazy Cowgirls (2), dall'Indiana, erano punk, ma suonavano il classico buon vecchio rock'n'roll, con la sola differenza che la loro esecuzione era tre volte più veloce e rumorosa che in origine. I Lazy Cowgirls erano tutt'altro che "pigri": avevano i Ramones e i New York Dolls nel sangue e i loro Lazy Cowgirls (1985) e Tapping the Source (1987) si rivelarono dischi esuberanti, adatti ad accompagnare febbrili cerimonie di auto-distruzione, con echi di Seeds e 13th Floor Elevators. I Death of Samantha (11), formati nell'Ohio da John Petkovic, incisero Strungout on Jargon (1986), un'improbabile combinazione di Père Ubu, Television e R.E.M., nel quale i vocalizzi emotivi, alternativamente sarcastici e melodrammatici, attraversano atmosfere che assurgono spesso ad un improbabile ibrido del realismo pagliaccesco di Ray Davies, della psicosi oracolare di Jim Morrison, del cabaret decadente di Brecht e del teatro enigmatico di Beckett. Altrettanto intenso si rivela il solenne e sfrenato rock'n'roll di Where the Women Wear the Glory and the Men Wear the Pants (1988), in grado di tracciare un ponte tra la new-wave e il nuovo pop-rock. Cinque anni dopo aver sciolto i Death of Samantha, Petkovic formò i Cobra Verde (1) - in pratica la stessa band sotto un nuovo nome - per registrare un nuovo album, Viva La Muerte (1994), che continuò ad esplorare lo stesso confine di rock'n'roll, new-wave e pop. I Phantom 309 (1), di stanza in Mississippi, ma guidati dal chitarrista e cantante dell'Indiana, John Forbes, applicarono la velocità dell'hardcore a fondamenta blues e rockabilly su A Sinister Alphabet (1989). I 13 Nightmares, del Nebraska, tracciarono un ponte tra MC5 e Replacements su Shitride (1989). Queste band suonavano il più violento hardcore dell'epoca. Il viaggio iniziato con i divertenti ritornelli dei Ramones era giunto a un manicomio e a un carcere di massima sicurezza. Almeno due gruppi femminili esordirono alla fine del decennio con uno stile di rock'n'roll grezzo e viscerale, che anticipò le riot-grrrrls degli anni '90: le Scrawl (1), dall'Ohio, produssero l'abrasivo e spasmodico Smallmouth (1990) e Velvet Hammer (1993), che rivelò la personalità disperata di Marcy Mays; le Fifth Column, di Toronto, produssero To Sir with Hate (1986). Australia L'Australia, uno dei paesi in cui era nato il punk-rock, fu la patria di due dei complessi più estremi. I King Snake Roost (11) produssero un capolavoro di disinvolta aberrazione, Things That Play Themselves (1988), il loro secondo album, buio e rovente come l'inferno stesso. Il loro hardcore era venato di crudi, goffi e primitivi blues e jazz, arricchito dalla pungente chitarra di Charlie Tolnay e, sotto l'apparente mancanza d'arte, rimandava a una moltitudine di stili, dai Minutemen a Sonny Sharrock. Ground into the Dirt (1990) perse un po' d'intensità, ma fu ache più sperimentale. Stuart "Stu Spasm" Gray, la mente dietro I Lubricated Goat (4), riassunse in sé l'estetica e l'etica punk almeno quanto Foetus o Darby Crash. Cittadino del mondo, Gray installò la band prima in Australia, poi in Gran Bretagna e, infine, negli Stati Uniti. Plays the Devil's Music (1987) suona come una vera e propria provocazione. Le "canzoni" rimandano a Sex Pistols, Père Ubu, Suicide e Birthday Party, ma sembrano composte ed eseguite senza la minima disciplina. Se quel disco è grottesco, Paddock of Love (1988) si rivela piuttosto tragico. Il tema di questi lavori è semplicemente l'energia esplosiva, la scarica di libidine sadomaso, la violenza sfrenata e la depressione estrema. Ad aumentare l'atmosfera suicida ci pensano i macabri effetti psichedelici. Gray iniziò un'opera di pulizia con l'elettronico Psychedelicatessen (1990), che si avventurò nella musica industriale e in un'idea molto personale di musica da ballo. L'incarnazione dei Lubricated Goat a New York, con il batterista degli Swans, Vinnie Signorelli, il chitarrista dei Cop Shoot Cop, Tod Ashley, il bassista dei Railroad Jerk, Tony Lee, e il trombettista dei Motherhead Bug, Jim Collaruso, cambiò di nuovo direzione: Forces You Don't Understand (1995), il suo lavoro più musicale, offrì una serie di escursioni jazz-blues più tranquille, sensate e persino eleganti. Gray chiuse il cerchio con Crunt (1993), un nuovo progetto lanciato con la moglie e chitarrista delle Babes in Toyland, Kat Bjelland, e il batterista della Jon Spencer Blues Explosion, Russell Simins. Il suo serrato garage-punk ritornava un po' al vecchio stile. |
Continua... | Indietro... | Indice