Storia della Musica Rock: 1976-89Generi e musicisti del periodo 1976-89Storia del Rock | 1955-66 | 1967-69 | 1970-75 | 1976-89 | Anni '90 | 2000 Musicisti del 1955-66 | 1967-69 | 1970-76 | 1977-89 | Anni '90 US | Anni '90 non-US | Anni 2000 Torna alla pagina di musica - Per acquistare il libro (Copyright © 2002 Piero Scaruffi) - Traduzione di Massimiliano Osini Drum'n'bass: 1992-99Jungle La musica dance degli anni '90 rifiutò in gran parte il semplice approccio gioviale ed edonistico al movimento del corpo che aveva dominato sin dal momento in cui James Brown aveva inventato la musica funk negli anni '60. La disco-music e la techno/house si erano limitate ad inserire nel paradigma funk nuove tecnologie, sia in fatto di ritmi che di arrangiamenti. Gli anni '90 continuarono questo processo, ma rimossero ulteriormente dai ritmi la "gioia" del ballo e, nei fatti, la sostituirono con spasimi di acuta nevrosi. Una delle più importanti idee provenienti dalla Gran Bretagna fu la "jungle" o "drum'n'bass", una variazione sincopata, poliritmica e frenetica della house, una fusione di hip-hop e techno che faceva affidamento su batterie elettroniche estremamente veloci, breakbeat epilettici e mastodontiche linee di basso. Tra gli eventi precursori della jungle vanno inclusi: negli Stati Uniti, Bug in the Bassbin (1989), l'esercizio ritmico degli Innerzone Orchestra di Carl Craig; in Gran Bretagna, Baz De Conga (1989) dei Perfecto. Gli esperimenti dei Plaid e dei Meat Beat Manifesto posero anch'essi le fondamenta della jungle. La jungle vide la luce nel 1992, a Londra, con brani quali Psychotronic dei Leakage Trip, Flatliners dei Nebula II e Johnny di Johnny Jungle. A questi seguirono Valley of the Shadows (1993) di Andy C, Bloodclot Attack (1993) di Ed Rush, Renegade Snares (1993) degli Omni Trio e, soprattutto, Music (1993) di LTJ Bukem, il quale inventò la "ambient-jungle". Il nome originò dal club londinese che per primo promosse lo stile: il "Jungle". >Lo stile jungle si diffuse assai rapidamente in altri club, quali "Roast", "Roller Express", "Telepathy", "Desire", "A Way of Life", "Jungle Rush", "Jungle Fever", "Thunder and Joy", "Thrust", etc. Nel 1994, lo stile iniziò ad essere definito "drum'n'bass" e nel 1995 Goldie lo trasformò in un fenomeno di massa. Il club di Londra "Rage", grazie ai suoi disc-jockey Fabio e Grooverider, divenne l'epicentro del drum'n'bass. Pochi generi nella storia della musica popolare hanno subito così tanti cambiamenti e raggiunto livelli così ambiziosi come la jungle. Nel giro di pochi anni, i musicisti jungle stavano già componendo brani astratti e ambient, integrando i breakbeat con voci pop e adottando l'improvvisazione jazz. Gli anni d'oro del drum'n'bass I 4 Hero (2), il duo formato da Dego MacFarlane e Mark Mac, coniarono una sorta di "jungle da poltrona", un devastante matrimonio di fusion-jazz e musica ambient che utilizzava addirittura archi sontuosi ed elettronica free-form, con il fantascientifico concept album Parallel Universe (1994) e con l'ambizioso Two Pages (1998). Il primo divo della jungle, Goldie (1), al secolo Conrad Price, raggiunse la fama con i singoli estesi Terminator (1993) e Timeless (1994), mini-sinfonie di hardcore techno, e il devastante Timeless (1995), che utilizzava i breakbeat per costruire musica atmosferica. Grazie alle sue doti nella manipolazione sonora, egli trasformò la composizione in pittura sonora. Il brano di un'ora Saturnzreturn (1998) rimosse ogni confine alle sue esplorazioni di studio. Un'altra pietra miliare per l'"ambient-jungle" fu il tour de force di Waveform (1996), di T Power (Marc Royal). Roni Size (1), leader del collettivo Reprazent, di stanza a Bristol, e uno dei primi "autori" del drum'n'bass, fuse i breakbeat jungle con strumenti e voci tradizionali sul monumentale doppio New Forms (1997), riconciliando il formato suite della musica dance con il tradizionale formato canzone della musica pop/soul. Altri musicisti che fusero il drum'n'bass con il jazz furono Photek, al secolo Rupert Parkes, con Modus Operandi (1997), e James Hardway (vero nome David Harrow), con Deeper Wider Smoother Shit (1996). Aggiunte maggiori al canone drum'n'bass provennero da varie direzioni. I Fila Brazillia, il duo di Steve Cobby e Dave McSherry, furono forse i più avventurosi nell'incrociare generi diversi, soprattutto sui loro ultimi album, quali ad esempio Power Clown (1998) e A Touch of Cloth (1999). Colours (1997) di Adam Fenton fu anch'esso un album di diversi esperimenti stilistici. Boymerang (1), il nuovo progetto dell'ex leader dei Bark Psychosis, Graham Sutton, scolpì Balance of the Force (1997), un'opera d'arte concettuale che oltrepassò i limiti tra pop, jazz e avanguardia. La colonna sonora immaginaria Exorcise the Demons (1999) qualificò i Source Direct, ovvero i veterani Jim Baker e Phil Aslett, come l'equivalente jungle di Barry Adamson. Nel frattempo, nuovi stili continuavano ad emergere dai club londinesi, ad esempio il "techstep" (una fusione veloce e brutale di techno e jungle, probabilmente inventata da DJ Trace nel 1994), lo "speedgarage" (soprattutto una tecnica di produzione, sviluppata da Armand Van Helden nel 1996, di enormi breakbeat e linee di basso), il "two-step" (una cooperazione di frenetici breakbeat e vellutate voci soul) e il "drill'n'bass" (un drum'n'bass molto veloce). Il tedesco Panacea (1), ovvero Mathias Mootz, mutuò elementi dal death-metal e dalla musica industriale per le sonorità drill'n'bass di Low Profile Darkness (1997). Il giapponese Bisk, al secolo Naohiro Fujikawa, introdusse uno stile riccamente decorato, barocco, maniacalmente elaborato su album quali Strange or Funny-haha (1997). I Propellerheads, ovvero Alex Gifford e David Arnold, furono i leader del "big beat", il sottogenere del drum'n'bass che assimilava ritmi africani, con Decksandrumsandrockandroll (1998). La jungle d'avanguardia Grazie a ritmi sempre più intricati e strutture libere mediate dal jazz, la musica jungle costituì in breve le fondamenta per un nuovo tipo di musica d'avanguardia perseguita dai più austeri visionari del genere, la "jungle concettuale",. Gli Spring Heel Jack (22), di John Coxon e Ashley Wales, sovvertirono le regole dell'ambient-jungle con le stravaganze sinfoniche di There Are Strings (1995) e, soprattutto, 68 Million Shades (1996). Gli esperimenti con il jazz e il minimalismo di Busy Curious Thirsty (1997) fiorirono pienamente su Treader (1999), una selvaggia escursione nella musica classica del XX secolo. Gran parte delle sue tracce suonano come poemi sinfonici, narrazioni orchestrali elaborate e tematiche costruite su campionamenti, loop ed echi. Gli elementi jazz divennero predominanti con Disappeared (2000), un lavoro che alterna una geometria calcolata ed un'intensità Wagneriana, nel quale tempestosi spasimi alla Foetus frantumano un costante flusso di detriti sonori, mentre altrove i frammenti melodici mutano in strutture aliene. Masses (2001) completa la loro conversione al jazz d'avanguardia con un concerto da camera eseguito dall'impressionante ensemble di Matthew Shipp (piano), Evan Parker e Tim Berne (sassofoni), Roy Campbell (tromba), Daniel Carter (flauto e sassofoni), Ed Coxon (violini), Mat Maneri (viola), William Parker (basso). Amassed (2002), forte di Han Bennink (batteria), Ed Coxon (violino), John Edwards (basso), Evan Parker (sassofono), Paul Rutherford (trombone), Matthew Shipp (piano), Kenny Wheeler (tromba) e la chitarra "shoegazing" di Jason Pierce degli Spiritualized, è una delle più esilaranti orge stilistiche di jazz moderno, travalicando non un unico confine stilistico, ma quasi tutti i confini possibili. Tom Jenkinson, meglio conosciuto come Squarepusher (2), coniò una versione cubista di drum'n'bass su Hard Normal Daddy (1997): un feroce assemblaggio di breakbeat maniacali, di elettronica spiritata e di campionamenti disarticolati generano una vorticosa cacofonia memore di Morton Subotnick, dove coesistono, intensificandosi a vicenda, una viscerale intensità e un'impeccabile scioltezza. Se questo può essere definito cubismo, allora Go Plastic (2001) è surrealismo: calmato il suo spirito "punk", Jenkinson si compiace di strutture distorte e pattern inquietanti. Il brasiliano Amon Tobin (11) impersonò alla perfezione il compositore classico negli anni dell'hip-hop. Invece di comporre sinfonie per orchestre, Tobin incollò frammenti sonori utilizzando apparecchiature elettroniche e digitali. Adventures in Foam (1996), realizzato sotto lo pseudonimo di Cujo, e, soprattutto, Bricolage (1997), il suo manifesto estetico e capolavoro, unificano classica, jazz, rock e dance in un unico genere e in uno stile virtualmente universale. Tobin alterava i timbri distintivi degli strumenti per produrre nuovi tipi di strumenti e in seguito li intrecciava all'interno di un organico flusso sonoro. Tobin continuò a raffinare la propria arte producendo puzzle sorprendentemente sofisticati e ininterrotti su Permutation (1998), Supermodified (2000) e Out from Out Where (2002). I Third Eye Foundation (1) di Matt Elliot progredirono dalla miscela atmosferica di trame chitarristiche e breakbeat jungle di Semtex (1995) agli sconvolgenti puzzle di campionamenti di Ghost (1997) e, soprattutto, di You Guys Kill Me (1998). I Twisted Science (1), il progetto del disc-jockey Jon Tye, stava alla techno come i Sonic Youth stavano al rock'n'roll: una struttura di hardcore techno viene brutalizzata da strati di elettronica abrasiva, ritmi hip-hop distorti, poliritmi jungle e cacofonia industriale su Blown (1997). Witchman (1), nato John Roome, contaminò la drum'n'bass con musica gotica, techno, industriale, dub e ambient su Explorimenting Beats (1997). Faultline (1), il progetto del clarinettista e mago di studio David Kosten, fuse musica da camera, techno industriale e rumori in forma libera sulle malinconiche sonate a più parti di Closer Colder (1999). Klute (Tom Withers) si dilungò in intricati e psicotici arrangiamenti su Casual Bodies (1998). Andrea Parker (1), già violoncellista classico, in seguito disc jockey e compositore elettronico con un'inclinazione per i sintetizzatori analogici, miscelò un'orchestra di archi, ritmi hip-hop e bassi profondi per creare la musica altamente seducente di Kiss My Arp (1999). Neotropic (2), il progetto della musicista dance Riz Maslen, offrì una sognante versione decostruita di trip-hop e drum'n'bass su 15 Levels of Magnification (1996). Le canzoni fluttuano senza peso nei delicati paesaggi sonori, sinistri e psichedelici di La Prochaine Foix (2001). Gli Icarus (1), il duo londinese formato da Ollie Bown e Sam Britton, dislocarono ritmi e melodie su Fijaka (1998) adottando al tempo stesso un'estetica digitale e minimalista che avrebbe portato a pezzi quali Three False Starts, da I Tweet the Birdy Electric (2004), al confine tra ambient, jazz, musica concreta e glitch. La progressive-jungle di New York La jungle arrivò negli Stati Uniti nella seconda parte del decennio, grazie ad espatriati britannici quali DJ Dara Gilfoyle, scultore dei paesaggi sonori cerebrali, sinistri e post-industriali di Rinsimus Maximus (1997). New York divenne il centro principale per la jungle americana. Gli We (1) demolirono gli stereotipi di dub, trip-hop, drum'n'bass e jazz su As Is (1997). Datach'i (2), il progetto di Joseph Fraioli, diffuse la caotica novità digitale ad alta velocità di 10110101 (1999) e il pandemonio ipercinetico di We Are Always Well Thank You (2000). I Dylan Group (2), ovvero il percussionista Adam Pierce e il dj Dylan Cristy, rielaborarono il drum'n'bass per la generazione post-rock con il jazzato It's All About (1997), eseguito in gran parte con il vibrafono, e il più tranquillo More Adventures in Lying Down (1999), sconfinando addirittura nel prog-rock con Ur-Klang Search (2000). Il poli-strumentista dei Dylan Group, Adam Pierce, gestì anche un suo progetto personale, Mice Parade (1), che fu anche più avventuroso su The Meaning of Boodley Baye (1998) e sul sinfonico Ramda (1999), un'abbagliante versione di dub, jazz e techno. I musicisti della scuola di New York crearono esperimenti talmente coraggiosi da far sembrare il termine "progressive jungle" più appropriato. Nello stesso periodo, New York fu la patria del movimento "Illbient". Paul Miller, meglio conosciuto come DJ Spooky (4), il divo del movimento Illbient, optò per un flusso caotico di suoni elettronici, ritmici e non, che si ispiravano al futurismo italiano e a pionieri della musica elettronica, quali Morton Subotnick e Karlheinz Stockhausen. Songs of a Dead Dreamer (1996) esplora i più remoti interstizi di generi quali ambient, dub, elettronica, trip-hop e drum'n'bass. I brani di Riddim Warfare (1998) non propongono ritmi ballabili, quanto piuttosto cataloghi di effetti sonori che trasformano il drum'n'bass in una sinfonia elettronica. Il suo lavoro più ambizioso, Viral Sonata (1998), accreditato a Paul D. Miller, è un'amorfa architettura sonora in grado di evocare un'apocalittica terra desolata attraversata da fantasmi. File Under Futurism (1999) è musica elettronica da camera. Optometry (2002), eseguito dal quartetto del pianista Matthew Shipp, del bassista William Parker, del sassofonista Joe McPhee e del batterista Guillermo Brown, è uno dei lavori che sfumano il confine tra jazz dal vivo e jazz campionato. La malattia Illbient contaminò anche compositori d'avanguardia quali Bob Neill, già membro dell'ensemble di La Monte Young, il quale collaborò con DJ Spooky e DJ Olive su Triptycal (1996). A Los Angeles, il chitarrista/tastierista dei Medicine, Brad Laner, utilizzò lo pseudonimo Electric Company per portare a termine, su Studio City (1997), uno studio di de-costruzione del drum'n'bass come lo avrebbero fatto i Kraftwerk. A San Francisco operò invece il disc-jockey Jhno (John Eichenseer) il quale offrì una coraggiosa fusione di musiche etnica, ambient, jazz e techno su Understand (1995), mentre Kwno (1998) miscelò drum'n'bass e improvvisazioni generate al computer e Membrane (2000) si focalizzò sull'invenzione di un nuovo vocabolario di ritmi irregolari e paesaggi sonori stravaganti. |
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