Surgery
(Copyright © 1993 Rockerilla)

Dei Surgery e' nota soprattutto l'immagine di ubriaconi irresponsabili, sorta di alter-Helmet del momento. Quanto sono pedanti gli Helmet, tanto sono alla mano i Surgery; quanto sono seri i primi, tanto sono ilari i secondi. Tutto cio' si riflette certamente nelle rispettive musiche, che risultanto infatti rispettivamente sopravvalutata e sottovalutata. I Surgery, in realta', personificano l'autentico spirito edonistico del rock and roll. E Sean McDonnell, il cantante, e' il portavoce di questo gruppo-simbolo.

"Cosa state facendo adesso che avete terminato i tour del 1993?"
"Stiamo provando le canzoni per il nuovo disco, che dovrebbe essere pronto fra sei mesi. La Atlantic ci ha scritturati, mettendoci a disposizione mezzi e persone, e lasciandoci liberi di fare un po' cio' che vogliamo. La musica e' sempre la stessa, soltanto il produttore sara' diverso: Ggar. Nessuna delle canzoni di questo nuovo disco e' stata usata nell'ultimo tour, per cui sara' una sorpresa completa. Forse ne inseriremo un paio negli show di quest'autunno."

Formatisi nel 1987 al college di Syracuse, i Surgery si stabilirono a New York, dove registrarono il primo 45 giri, "Not Going Down". Capitanati da Sean McDonnell al canto e Scott Kleber alla chitarra, si sono affermati come i portavoce piu' scavezzacolli della generazione retro`, quella dei Black Crowes e dei Masters Of Reality. L'EP "Surgery" fu il manifesto del loro bluesrock incendiario, suonato ora con foga maniacale in "Dance" ora con l'incedere selvaggio degli Steppenwolf in "Brazier". Il brano piu' originale e' forse "Stupid Chile", pregno degli Stones piu' sguaiati e dell'Hendrix piu' irrazionale. Quell'EP trasforma semplicemente in suono il loro atteggiamento di ribelli.

"Pensi che la vostra reputazione vi possa nuocere?"
"Siamo tutti ragazzi per bene. La stampa ha esagerato nel descriverci come dei selvaggi. Certo, ci piacciono alcool, droga e ragazze. E allora? Se questo e' un problema, e' un problema di qualcun altro, non nostro. Non mi pare una cosa tanto brutta. Noi non sindachiamo cio' che fanno gli altri, e speriamo che gli altri non interferiscano con cio' che facciamo noi."

"Quali sono state le influenze piu' importanti per la vostra musica?"
"E' quasi impossibile rispondere. Ascoltiamo musiche completamente diverse. Scott ascolta molto blues, ma anche molto rock classico (tipo Eric Clapton). A me piace molto il rap, tutto il rap. Gli altri preferiscono il rock progressivo, la fusion e cosi' via. Tutti leggiamo una quantita' sterminata di libri e andiamo spesso al cinema. Forse la pop culture e' in realta' la nostra principale influenza."

"E i Rolling Stones, immagino"
"E i Rolling Stones, certamente: il piu' grande gruppo di tutti i tempi. Scrivevano grandissime canzoni, avevano atteggiamenti spavaldi e provocatori, suonavano in quel modo sporchissimo... Grandi. Anche i Pussy Galore, di cui sono stato un enorme fan. Il nostro batterista ha suonato con i Masters Of Reality, ma non li metterei fra le nostre parentele: anche loro sono retro`, ma sono veramente retro`. Credo che noi ci spingiamo piu' avanti."

"Gli Helmet?"
"Sono degli amici. Penso che meritino la fama e i soldi. Li rispetto moltissimo, anche se il loro stile di vita puo' apparire l'opposto del nostro. Loro sono irregimentati, quasi programmati per avere successo. Ma proprio per questo li stimo."

"Se non suonassi nei Surgery, in quale gruppo vorresti suonare?"
(Dopo essersi consultato con gli altri membri del complesso): "Nei Black Crowes, perche' hanno le ragazze piu' attraenti. E, naturalmente, nei Rolling Stones."

(Scott aggiunge in sottofondo: nelle "Babes In Toyland").

"E se non suonassi, cosa ti piacerebbe fare nella vita?"
"Il disoccupato miliardario".

"Ci tenete al successo?"
"Moltissimo. Vorremmo essere come Michael Jackson. Piu' grandi, anzi."

"Cosa dovrebbero sapere di voi i vostri fan per meglio apprezzare la vostra musica?"
"Il meno possibile".

"Cosa pensi della scena musicale di oggi?"
"Nulla. Le band che ascolto sono quelle venute alla ribalta con noi, quindi vecchie di qualche anno. E poi sono molto influenzato dagli amici: tendo ad ascoltare soltanto le band in cui suonano i miei amici. Non sono molto obiettivo con le altre. Credo che tutti stiano cercando testardamente il successo, che questo sia un po' il tema di questi anni. Diversi di loro pero' non possono cambiare stile tanto facilmente: ormai hanno raggiunto la maturita' e continueranno a fare la stessa musica per sempre."

"Come scrivete le canzoni?"
"Tutti contribuiscono qualcosa. Qualcuno arriva con un nuovo riff, ci ubriachiamo tutti quanti e poi suoniamo fino a tardi la notte. Il giorno dopo la canzone e' pronta."

"Le tue liriche non riflettono la tua personalita', che mi sembra molto gioviale"
"I fan prendono sul serio cio' che dico, in realta' scherzo spesso. Le liriche sono importanti, e riflettono la mia visione del mondo, ma non sempre e' facile ascoltare cio' che canto..."

"Se potessi cambiare una cosa nel mondo, cosa cambieresti?"
"Quanti soldi ci sono nel mio portafoglio".

"Un po' egoista...?"
"Appunto."

Naturalmente e' difficile stabilire quando l'uomo scherza e quando fa sul serio (la loro reputazione si estende anche a un certo odio/disprezzo per la stampa). Annunciato dal 45 giri "Feedback", l'album "Nationwide" accentuo' le cadenze blues, da "Breeding" a "Second Coming", anche se sulla distanza piu' lunga il gruppo dimostrava qualche carenza di inventiva. L'EP "Trim" di quest'anno, che ha fatto seguito al 45 giri "Little Debbie", uno dei successi indipendenti del 1992, non ha ancora ritrovato la grinta dell'esordio, ma ha forse trovato la forma definitiva: uno scomposto bluesrock da saloon con occasionali staffilate "metalliche", scorribande rumoristiche e cadenze tribali alla Bo Diddley. I Surgery risultano comunque piu' originali nella sferragliante novelty d'epoca "A.K." che quando rifanno il verso a Clapton in "Kickin Around".

"Perche' avete scelto Trim come titolo dell'ultimo disco?"
"Era un graffiti che abbiamo visto su una parete".

"Perche' alcune riviste l'hanno recensito come album invece che EP?"
"Perche' originariamente doveva contenere anche il 45 giri, "Little Debbie", e una canzone in piu', che alla fine abbiamo deciso di conservare per il nuovo album".

"In una serata come questa cosa fate? Provate?"
"No, guardiamo sempre la tv. Serve ad ispirarci."

Discografia:

Not Going Down (Amphetamine Reptile, 1988) 7"
Surgery (Circuit Records, 1989) EP
Feedback/ Fried (Amphetamine Reptile, 1990) 7"
Nationwide (Amphetamine Reptile, 1990)
Little Debbie (Amphetamine Reptile, 1992) 7"
Trim, 9th Ward Highrollers (Amphetamine Reptile, 1993) EP


Pain Teens
(Copyright © 1993 Rockerilla)

I Pain Teens stanno al Texas degli anni Novanta come i Throbbing Gristle stavano all'Inghilterra degli anni Ottanta. Bliss Blood (la Cosey Fanni Tutti della situazione) e Scott Ayers (nei panni di Chris Carter) hanno registrato cinque album fra i piu' intensi e devastanti del rock recente. Le composizioni di Ayers si poggiano su strati efferati di suoni elettronici schizzati a casaccio per costruire uno sfondo astratto di dolore e di silenzio, sul quale si stagliano poi le liriche di alienazione e di auto-distruzione di Bliss Blood.

In origine c'erano i Butthole Surfers...
Ayers: "Sono stati importanti per tutta la scena texana, ma il loro approccio era piu' psichedelico del nostro. Anche se devo ammettere che all'inizio cercavo di riprodurre le sensazioni del "trip" lisergico. Noi siamo cresciuti a Houston, un ambiente conservatore e una citta' arida che non si prestano molto per fare della musica d'avanguardia. Ai tempi del liceo cominciai a sperimentare con i registratori: registravo suoni e poi ci giocavo. Mi stavo appassionando alla "musique concrete" (al concetto piu' che a uno specifico musicista). Gran parte dei nastri che abbiamo auto-prodotto fra il 1985 e il 1990 sono nati da quegli esperimenti. "Collective Unconscious Mythology And You", per esempio, consta soltanto di venti tape loop. Parte del materiale di quelle cassette e' finito anche sui primi album. In un certo senso i nostri primi album sono dei "greatest hits" delle cassette."

Le cassette autoprodotte di cui il vostro cronista e' riuscito a venire a conoscenza sono: {Psychoactive}, {Manmade DIsasters}, {Cathy}, {Pain Teens IV}, {Narcolepsy}, {Collective Unconscious Mythology And You], {Dog Spints}, {King God}, {Obliviated}, tutte richiedibili ad Anomie, POBOX 35709, Houston TX 77235, USA.

Perche' "Pain Teens" e perche' "Bliss Blood"?
Blood: "Il nome del complesso e' una satira dei termini che vengono coniati di continuo dalla stampa giovanile per identificare i teenager piu' scemi. Noi non siamo teenager da spiaggia o da party, siamo teenager del dolore. Il mio nome artistico, invece, deriva da un collage di "mail art" che stavo facendo un giorno. Mi piacquero le parole "bliss" (felicita') e "blood" (sangue), che messe insieme danno l'impressione che estasi e morte siano la stessa cosa. Mi sembra un nome mitologico. In generale, mi piace essere anonima. No, non ti rivelo il mio vero nome."

Le tue liriche sono molto femministe...
Blood: "E' un tema che preferivo molto alle origini. Ultimamente penso di aver parlato anche dei bambini e di altri drammi del nostro tempo. Certamente mi piace occuparmi di fatti reali, fatti che incidono sulla vita quotidiana dei nostri fan. Sono molto orgogliosa ogni volta che ricevo una lettera di un fan in cui lui si riconosce in qualche mia lirica. Mi scrivono ragazze che sono state violentate, ragazzi che da piccoli sono stati vittime di abusi da parte dei genitori, ragazzi e ragazze che sono passati attraverso il trauma dell'incesto. Sono tutte cose che succedono davvero in tante case e mi sembra doveroso per un artista parlarne. Anche se puo' essere meno piacevole di cantare il "teen spirit"...Mi sembra anche piu' utile, socialmente parlando, che criticare le guerre: le guerre esistono perche' esiste l'aggressivita', e l'aggressivita' delle persone ha sempre delle origini nella loro infanzia, nei loro traumi, nelle loro famiglie. Se potessimo eliminare quei traumi, forse ci sarebbe meno gente che ha bisogno di sparare al prossimo."

Perche' siete passati a suonare una musica piu' rock?
Ayers: "Cominciammo a suonare come Pain Teens, soltanto io e Bliss, nel 1985. Studiavamo tutti e due Antropologia all'Universita' (io mi sarei poi laureato). Dopo un paio di anni ci rendemmo conto che il formato elettronica + voce non avrebbe mai avuto un pubblico, e certamente non ci avrebbe mai consentito di fare tour. Decidemmo allora di spostarci verso un formato piu' rock, che ci consentisse di ampliare il nostro pubblico. La sezione ritmica che abbiamo oggi e' l'unico modo per poter portare la nostra musica in giro per il mondo. Altrimenti nessuno verrebbe ai nostri concerti. E' chiaro che il nostro metodo (di composizione ed esecuzione) non ha pero' nulla a che fare con la musica rock. Io compongo alla batteria: se cerchi di comporre un nuovo brano alla chitarra, finisci per ripetere gli accordi e le strutture che sono gia' stati usati milioni di volti nella storia del rock. Se invece ti siedi ad una batteria (e nota che io non so suonare la batteria), sei costretto a compiere dei ragionamenti completamente diversi. Richiede una sensibilita' molto piu' subdola. Richiede di essere capaci di saper comporre anche "il resto", non soltanto la melodia. Quanti brani conosci il cui ritornello non ti ricordi un brano gia' sentito dieci anni fa? E' quello che voglio evitare io. Naturalmente poi il brano prende vita con il registratore e i tape loop. Ma parto sempre con un'idea molto semplice, che poi piano piano si dilata e alla fine comprende anche la partitura per la chitarra e la voce. Le liriche sono l'ultima cosa, sono quasi un'appendice alla musica, dal mio punto di vista. In certi brani potrebbero benissimo non esserci."

Blood: "Direi che il formato con la sezione ritmica e' importante anche perche' ci stiano volgendo verso una musica sempre piu' percussiva, forse anche influenzati dal folk etnico che ascoltiamo. All'inizio avevamo due percussionisti e, se oggi dovessi cambiare qualcosa della formazione attuale, aggiungerei appunto un secondo percussionista. Il ritmo tribale e' un naturale complemento agli esperimenti di Ayers."

Per la cronaca Kirk Carr al basso e Frank Garymartin alla batteria sono gli attuali gregari.
Blood: "Il mio canto e' un'entita' abbastanza indipendente. Ultimamente sono sempre piu' affascinata dalle grandi cantanti nere, come Bessie Smith e Billie Holliday. Certo, ho ascoltato anche Nick Cave, Lydia Lunch, Diamanda Galas, ma non mi piacciono soltanto quelle cose. Anzi, mi interessano sempre di meno. Bessie Smith, invece, ha una personalita' spaventosa, riusciva a dinamitare le canzoni di Tin Pan Alley. In generale mi sto innamorando di tutti i grandi bluesman, da John Lee Hooker a Howling Wolf, tutti straordinari performer. Ho persino dato una serata suonando soltanto classici del blues! Lavorando in un negozio di dischi hai il vantaggio di ascoltare un po' di tutto..."

Ayers: "Anche il modo in cui registriamo un disco e' insolito per la musica rock. Non c'e' modo di stabilire quando un brano e' finito. Potrebbe evolvere all'infinito. A un certo punto decido che va bene cosi', e tutto il materiale nuovo finisce in un disco. Sono il primo a rimanere sorpreso quando un disco come "Destry Me Lover" ottiene poi tutte le recensioni positive che ha ottenuto."

Forse la musica rock non e' il formato giusto per te?
"Mi piacerebbe certamente registrare un disco soltanto di rumore. Ho pronti dei nastri di sola chitarra manipolata che forse un giorno verranno pubblicati a nome Walking Time Bombs. Sono suoni pericolosi, suoni fuori dal mondo civilizzato... Forse il prossimo anno... Certo, mi piacerebbe anche comporre una sinfonia, ma oggi non saprei da che parte cominciare."

Chi ascoltate oggi?
Ayers: "Cop Shoot Cop, Kaspar Brotzman, Tom Waits, Butthole Surfers, Neubaten".

Blood: "Non ci piace essere associati con il rock d'avanguardia. Penso che in gran parte, soprattutto in Inghilterra, si sia trattato di una grande truffa. L'unico scopo di quella gente era di poter vendere un disco a 30 dollari spacciandolo per una rarita', mentre si trattava semplicemente di un disco di musica banale (ndi: finalmente qualcuno se n'e' accorto!). Guarda come sono finiti i Throbbing Gristle e i Cabaret Voltaire: a fare disco music. In quell'ambiente non c'e' mai stata molta sincerita'. Preferiamo identificarci con le nuove leve dell'underground americano, come appunto i Cop Shoot Cop, oppure sperimentatori autenticamente folli come i Neubaten."

Un breve riassunto delle puntate precedenti. Il primo album, suonato soltanto da Ayers e Blood, era ancora un po' primitivo. E' quello che riflette piu' accuratamente lo spirito sperimentale delle cassette. Il secondo, "Case Histories" e' quello che li fece conoscere al di la' del ristretto circolo degli amici. Contiene diversi brani d'effetto, ma soprattutto spazzola uno spettro molto ampio di stili.

"Born In Blood" si fregia di una produzione appena piu' professionale, e di un sound ancor piu' orgiastico, decadente e psicotico. Ayers ha messo a punto la formula e comincia a macinare emozioni. Blood ha capito come innestare le sue recitazioni sugli uragani del compagno. I petulanti deliri del disco precedente sono diventati dei puzzle di sampling, in cui la voce e' ridotta ai fonemi elementari e ripetuta cinicamente, come se venisse continuamente smembrata in un caos di rumori liberi. Nonostante l'impressionante balzo di qualita', il canone espressivo dei Pain Teens e' sempre quello del balletto grottesco, qualcosa di intermedio fra il rituale satanico e la piece dadaista.

Dopo il 45 giri "Death Row Eyes/ The Smell" (SubPop), e contemporaneamente alla composizione della colonna sonora del film dell'orrore "No Resistance", esce nel 1992 "Stimulation Festival", l'album della definitiva consacrazione su scala nazionale. Osannato un po' da tutti, presenta un sound piu' grintoso (anche per l'impiego di due batterie) con il riff di chitarra in primo piano. Il disco e' un caleidoscopio di formule magiche, di sermoni invasati, di danze tribali, di psicodrammi psicotici. Culmina nella bolgia piu' infernale di tutte, la messa voodoo di "Evil Dirt". In questi baccanali di sampling, tam-tam e distorsioni si realizza una delle sintesi piu' energiche della musica nata dal punkrock. L'album e' anzi uno dei piu' forti affreschi del male registrati su disco negli ultimi anni, e uno dei vertici della nuova musica industriale.

Il quinto album, "Destroy Me Lover" e' un fatto recente, e rappresenta quasi un nuovo corso; sceneggiate post-freudiane, recitazioni "brechtiane", visioni psichedeliche, inserti di musica concreta e cosi' via sono stati normalizzati in un impasto armonico piu' accessibile. La miscela ha il pregio della varieta' (non ci sono due brani che si assomiglino), anche se perde qualcosa in violenza terapeutica. Dal punto di vista formale e' comunque impeccabile, e apre porte che sembrava dovessero rimanere per sempre chiuse a questo duo di geniali avanguardisti. Per gli "adolescenti del dolore" si tratta di un ennesimo capolavoro, sia pur fuori dal terreno battuto in precedenza.

Cosa vorreste essere fra dieci anni?
Blood: "Una scrittrice o una drammaturga."

Ayers: "Un musicista. La musica ce l'ho nel sangue, non penso che potrei mai abbandonarla del tutto. Se la gente smettera' di acquistare i miei dischi, io continuero' comunque a registrarli. Quella e' la mia vita".

Discografia essenziale:

Pain Teens (Anomie, 1988)
Case Histories (Anomie, 1989)
Born In Blood (Trance Syndicate, 1990)
Stimulation Festival (Trance Syndicate, 1992)
Destroy Me Lover (Trance Syndicate, 1993)


Filter: A Spasso Nel Nulla
(Copyright © 1993 Rockerilla)

Richard Patrick e' l'ideatore dei Filter, un duo (con Bryan Liesegang) di punkrock industriale che e' venuto alla ribalta con la pubblicazione dell'album {Short Bus} (Reprise), ma ancor piu' con il singolo [Hey Man Nice Shot]. Le loro infernali cavalcate sono in effetti superiori alla media del genere. Se il genio malefico di Nine Inch Nails indulge spesso in brani sperimentali, questi Filter non si perdono in chiacchiere: l'album e' un concentrato di quella musica violentissima, con soltanto due pause, giusto per far riposare i diffusori. Pro e contro: qualcuno dira' che a lungo andare si ripetono, perche' suonano sempre la stessa canzone, qualcuno dira' che sono meno dispersivi, e quindi piu' efficaci, della concorrenza.

Chi sei?
"Sono un ragazzo di Cleveland, nato e cresciuto nel Michigan. Fino a una settimana fa: adesso vivo a Chicago. Fin da bambino mi piaceva fare casino con la musica. Mi divertivo a suonare qualunque cosa che potesse produrre dei suoni. Scrissi e registrai la mia prima canzone nella cantina dei miei genitori. Poco dopo ne scrissi un'altra. Quello fu l'inizio della mia carriera, perche' qualche giorno dopo un amico mi convinse a spedire il nastro alla casa discografica e due settimane dopo avevo in tasca un contratto firmato. Feci in tutto cinque canzoni prima di conoscere Bryan attraverso un amico comune. Avevo il contratto da un paio di mesi. Andammo insieme in giro per l'America e l'esperienza di vedere finalmente il grande continente in cui viviamo ci ispiro'. Decidemmo di metterci a suonare insieme come Filter. Le altre cinque canzoni del disco le abbiamo scritte insieme.

Chi e' Bryan?
"E' un ragazzo laureato in filosofia a Chicago, che fin da giovanissimo componeva musica con l'elettronica. E' orgoglioso del fatto che per qualche tempo ebbe una stanza vicino all'ufficio di Robert Moog, l'inventore del sintetizzatore."

Cosa ti ha spinto a diventare un musicista?
"Non mi attira molto l'idea di avere un lavoro regolare. Voglio provare delle esperienze forti. Voglio vivere la vita come va vissuta. Quel viaggio in giro per l'America con Bryan e' stato fondamentale per farmi capire quale sia la mia vocazione. Il mestiere di musicista ti consente, anzi ti obbliga, a fare cose che altrimenti non faresti mai. Presto saro' in Europa, in Australia, viaggero' per tutta la nazione. Un musicista e' obbligato a diventare meno provinciale, a imparare tante cose del mondo, a cambiare stile di vita. Mentre finivo questo disco, ho conosciuto quindici persone straordinarie, sono stato dieci mesi a Los Angeles. Non c'e' paragone con la vita che avrei dovuto vivere se fossi rimasto a Cleveland a lavorare in qualche garage..."

Vi trovate bene in duo?
"Per adesso non proviamo alcun bisogno di avere batteria e basso, anche se per il tour dovremo assumere una vera band di accompagnamento. A me sinceramente piace il formato che abbiamo adesso: ci lascia il massimo controllo sulla musica. Tutto cio' che la casa discografica deve fare e' farci trovare pronto uno studio di registrazione con tutti i marchingegni che ci servono. Comunque la mia ideologia e' di non pormi limiti, quindi se altre persone mi possono aiutare, bene. Ma in questo momento non ne sento il bisogno."

La sceneggiatura del singolo [Hey Man Nice Shot] e' da manuale del giovane metal-industriale: inizio in sordina, con una beatbox che scandisce un tempo medio, in sottofondo il rombo sinistro dell'elettronica; le liriche lasciano appena il tempo di intuire qualcosa di inquietante, che si leva di colpo riff distorto della chitarra e il ritornello urlato in maniera dissennata. Di cosa parla?
"Non posso rivelare l'episodio a cui si riferisce, per non fare del male a una persona che mi sta a cuore e alla sua famiglia. E' un episodio tragico che si verifico' dieci anni fa di cui preferisco comunque non parlare. Non un crimine, ma un atto di follia."

In generale qual'e' il senso delle tue liriche?
"Spesso sono ritratti di amici, o comunque pensieri ispirati da fatti accaduti ad amici. Il mio motto e' "scrivi cio' che sei e scrivi cio' che sai". Se devi parlare di qualcosa, parla di cio' che hai visto. Le mie liriche sono mie reazioni a cose di cui sono stato testimone."

Il ruolo dell'elettronica nella vostra musica?
"L'elettronica e' molto comoda. E' un fatto naturale per noi due. E' sempre stata parte della mia vita, ho sempre avuto un computer, per fare i compiti di scuola o mandare posta elettronica agli amici. Bryan e' ancor piu' computerizzato di me. Ha comprato del software per fare sequencing e sta sperimentando cose che le bande di techno non si sognano neppure. Per la verita' non c'e' quasi nessuno che sappia usare il compiuter nel mondo della musica. Lui ha scoperto delle proprieta' interessanti, che dovrebbero consentirci di fare cose ancor piu' audaci. Lo considero uno strumento per aumentare la mia creativita', non tanto per produrre suoni. Il mio vero strumento e' la chitarra. L'atteggiamento che voglio emulare e' quello del punkrock degli anni '70. L'elettronica non c'entra nulla con quell'atteggiamento. C'entra soltanto con il nostro desiderio di essere piu' creativi della media."

Come cantante Patrick e' un incrocio fra Cobain (Nirvana) e Reznor (Nine Inch Nails) per quel modo di sbraitare atterrito le melodie, cercando di condensare in pochi secondi tutta la disperazione e la violenza di cui e' vittima/colpevole.
"Non sono d'accordo. Siamo tre persone diverse. Sono onorato di essere paragonato a Cobain, che fu un talento unico, ma anche un po' infastidito che non si riconosca la mia personalita'. Con Reznor non mi sembra di avere nulla in comune. Spero di non avere nulla in comune! Il mio canto non e' nevrotico, e' arrabbiato. Punk, non cretino."

Quali gruppi ti piacciono?
"So che tutti tenderanno a classificarci fra i musicisti industriali, ma la verita' e' che noi non ci riconosciamo per nulla in quella scena. Mi piacciono molto i Ministry, ma in generale non mi piace la musica industriale. Mi piacciono molto di piu' i Jesus Lizard e tutta la scena punk. So di non poterci fare nulla, ma questo sistema di classificare la gente basandosi sul suono non e' corretto. A me piace Chris Isaak, anche se spesso viene classificato come country. E' country secondo te? Soltanto perche' lo stile di base e' lo stesso di Garth Brooks, secondo te fanno la stessa cosa? Sono la stessa persona? Io lo ascolto perche' e' lui, non perche' e' un musicista country. C'e' molto di piu' che lo stile di base, c'e' il suo stile di vita, la sua personalita', le sue liriche... Allo stesso modo credo che le nostre accordature e i nostri approcci tecnici sino molto diversi da quelli dei Ministry."

[Dose] e' ancora piu' feroce, viene subito al sodo: due chitarre sparano in continuazione ciclopiche bordate di hard rock e Patrick delira come se fosse sottoposto a un'anestesia dolorissima.
"Ho smesso di ascoltare l'hard rock quando avevo dieci anni. Comunque, se c'e' banda capace di scrivere buone canzoni ed essere creativa, la ascolto volentieri. Sono un collezionista. Ascolto tutto, e spero che i miei fan facciano altrettanto. Ascolto tonnellate di musica al mese. Negli anni '70 ascoltavo anche hard rock, ma se per questo ascoltavo anche moltissimo jazz. Avendo ascoltato tanta musica, e' possibilissimo che un vecchio riff sia rimasto nel mio subconscio e torni a galla in quella canzone. Non e' voluto, pero'."

Con meno frenesia ma molta piu' magniloquenza arriva anche il tributo al grunge, con l'impeto tenebroso di [White Like That].
"No comment sul grunge".
[Gerbil] fa finta di essere altrettanto violenta, ma nasconde la melodia piu' orecchiabile del disco, una nenia degna di Dinosaur Jr.
"Mascis e' un ragazzo interessante, certamente molto influente sulla mia generazione, anche se non mi piace piu' di tanto."

[It's Over] copre il ruolo della power-ballad, ma sempre urlata a squarciagola in un'atmosfera carica di elettricita'.
"Lascio che le persone usino la loro immaginazione per capire di cosa si tratta. E' dedicata a un amico che si suicido', ma spero che dica piu' del semplice fatto di cronaca".

[Stuck In Here] e [So Cool] sono due brani lenti e acustici, molto diversi dal resto del disco.
"Anche [Stuck In Here] e' ispirata da un fatto realmente accaduto a un amico. Quel tipo venne rinchiuso in una prigione per un anno. L'idea di un ragazzo che deve passare un anno intero, 365 giorni, dentro la stessa stanza mi atterrisce. Queste due canzoni sono diverse dalle altre, ma siamo sempre noi, semplicemente da una prospettiva diversa. A posteriori, anzi, vorrei che ne avessimo scritte di piu' di canzoni di questo tipo. Vorrei che l'album fosse tutto una sorpresa, che all'inizio di ogni canzone i fan rimanessero sconcertati. Purtroppo queste sono le ultime due che abbiamo scritto per questo disco, non avevamo piu' spazio per altro. Rimandiamo il progetto al prossimo disco."


Acid Bath: il gumbo della morte
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Gli Acid Bath provengono da una parte sperduta della Louisiana che molti non sanno neppure essere abitata (sulla cartina spostate il dito da New Orleans verso sud). L'album {When The Kite String Pops} (Rotten) ha sorprendentemente rivelato un gruppo di grindcore progressivo, molto piu' originale della media del genere (non ci vuole molto, diranno molti). Il cantante, Dax Riggs, impersona lo spirito del gruppo. Parla al telefono con un accento inconfondibilmente sudista e un sottofondo molto rurale di cani che abbaiano.
"Viviamo in questo angolo remoto dell'America, dove non succede praticamente mai nulla. In Louisiana non esiste una scena musicale. I pochi gruppi che si formano si sciolgono quasi subito. Non c'e' voluto molto per noi per diventare la banda piu' "heavy" della Louisiana. E' bastato quello a farci conoscere, nel bene e nel male. Siamo nati dalla fusione di gruppi pre-esistenti che si sciolsero. Come dicevo, qui la norma non e' che si forma un nuovo gruppo, ma che un vecchio gruppo si scioglie. Abbiamo suonato a partire dal 1992 nei bar e nei pub della zona. C'e' voluto parecchio anche soltanto per arrivare a New Orleans, che a sua volta non ha una scena rock."

Sei soddisfatto di come suonano oggi gli Acid Bath?
"Penso che, per essere cosi' isolati, abbiamo messo insieme dei talenti che non riusciresti a trovare altrove. Sammy Duet e Mike Sanchez sono dei chitarristi molto eclettici e la sezione ritmica e' semplicemente incredibile. Possono tenere un ritmo techno e poi scivolare nel blues... Il contributo di Sammy e' fondamentale. Non solo fa il controcanto, ma e' anche quello che distrugge scientificamente le nostre armonie. Se lui non ci fosse saremmo un gruppo molto piu' normale. Con compagni di questo livello non e' difficile registrare dischi di alto livello."

Il loro disco non fa che compiere una progressiva decostruzione del metal: prima facendo balenare qualche dubbio nell'ancora convenzionale stile a rotta di collo di [The Blue], poi cominciando a minare le fondamenta ritmiche nel passo singhiozzante di [Dope Fiend] e nel riff monumentale, da far invidia a Melvins e Sabbath, di [Dr Seuss Is Dead]. Accentuando le bizzarrie, [Jezebel] sprofonda in un tip tap abulico e [Tranquilized] assimila l'hardrock psichedelico degli Hawkwind. A quel punto il sound e' maturo per una fusione di horror e industriale, come in [The Morticians Flame], o per una grottesca danse macabre come [What Color Is Death]. Del grindcore non e' rimasto molto, e quel poco svanisce del tutto in [Scream Of The Butterfly], che potrebbe essere una suite dei King Crimson o dei Genesis, e in [The Bones Of Baby Dolls], un pezzo acustico che prende lo spunto dal trovadorato medievale e dal folk slavo.

L'ispirazione per questi collage di suoni vagamente death metal da cosa viene?
"L'ispirazione viene dalla persona che sono. Credo di essere seriamente malato, un po' psicotico. Forse avrei bisogno di uno psicanalista. Comunque voglio creare della musica che sia pazza, ma onestamente pazza. Nelle mie liriche si parla di morte, di dio, di tanti temi altisonanti, ma alla fine voglio che le mie canzoni lascino trapelare questo senso di onesta': cio' che ascolti e' cio' che siamo, non cio' che pretendiamo di essere. Parlo di auto-mutilazione e di crimine, ma voglio parlare di me stesso."

Musicalmente?
"Musicalmente cerchiamo soltanto di essere diversi, di essere diversi dagli altri e da noi stessi. Ogni canzone deve andare in direzione diversa, altrimenti non e' una canzone, e' una copia di una canzone."

Ma ci sara' qualche influenza nel tuo passato?
"Per cio' che riguarda le liriche, sicuramente i Cure. Quelli di "Pronography". Mi piacciono morbosamente le loro atmosfere tetre, depresse. Naturalmente ascoltiamo e conosciamo diverse band di death metal, a partire dai Brutal Truth. Ti consiglio anche i Soilent Green, di cui sta per uscire il primo disco. Ma noi non ci consideriamo una death metal. Questo non e' death metal, e' la nostra musica ed e' musica della nostra era. Non ci vergognamo di essere classificati come tali, non ripudiamo la nostra base, ma i critici potrebbero tranquillamente classificarci insieme a Bjork. Se dovessi scegliere dove stare, preferirei comunque stare con i punk. Mi riconosco di piu' nel punkrock."

Come cantante?
"Ci sono molti cantanti che mi piacciono, anzi quasi tutti coloro con cui sono cresciuto, da Mick Jagger a John Lennon. Da quando avevo 13 anni ascolto hardrock e heavymetal a tappeto. Sarebbe difficile dire quale gruppo in particolare mi abbia influenzato. Se ho un modello? Robert Smith."

La cosa di cui sei piu' orgoglioso?
"Siamo gli unici che suonino queste cose da queste parti."

Cosa c'entra l'acustica [The Bones Of Baby Dolls]?
"Ci divertimmo a provare quel genere. Scriviamo tonnellate di canzoni dell'orrore, volevamo farne una molto diversa dalle altre."

La psichedelia?
"Fondamentale. Il rock psichedelico e' stato molto importante per me, e poi mi piace indulgere nelle droghe. C'e' un posto nel mio cuore per tutto cio' che e' droga."

Cosa conta di piu' nella vita per te?
"Essere onesto con me stesso. Essere cio' di cui hai bisogno per essere felice, anche se il resto del mondo la pensa diversamente."

Il futuro?
"Stiamo cercando di inventare un suono ancora piu' pesante ma al tempo stesso piu' melodico, senza rinunciare alla nostra base punkrock... I temi saranno sempre quelli, pero': quello della mancanza di liberta', della vergogna, dell'angoscia, della fine... Sto scrivendo una canzone intitolata "Grave Flower", che riassume un po' il tema del prossimo disco. Sara' un album molto diverso, ogni canzone sara' diversa da quelle che hai sentito finora e sara' diversa dalle canzoni che faremo in futuro. Non abbiamo nessuna voglia di ripeterci. Non facciamo i musicisti per annoiarci! Penso che le liriche delle nuove canzoni siano ancora piu' bizzarre, se possibile. I miei testi sono sinistri perche' provo gioia davanti al dolore, non so che farci. Risuono con una frequenza oscura. Ci sono persone che, se vedono un incidente d'auto, sorridono soddisfatti. Passo le notti a pensarci: c'e' qualcosa di sbagliato in me, qualcosa che non funziona nel mio sistema genetico, sono un po' un mostro. Ma in questo mostro c'e' forse piu' compassione che nelle persone normali della borghesia media che fanno finta di non vedere.... A volte mi sento persino romantico."


Steve Albini: La Forza del Destino
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Questa intervista e' stata realizzata in due parti, a distanza di qualche mese l'una dall'altra. Ho integrato una conversazione piu' o meno informale che ebbi con Albini nella sua casa di Chicago, su argomenti di carattere generale, con una telefonata di qualche giorno fa, per avere ragguagli sulle attivita' in corso.

Dopo aver prodotto (con i Big Black e con i Rapeman) una manciata di capolavori, destinati a rimanere fra le opere piu' forti e influenti del rock moderno, Albini si era sostanzialmente ritirato dalle scene in segno di protesta contro l'ambiente. E' tornato in pista, all'improvviso, con gli Shellac, e due singoli, "Uranus" e "Rude Gesture". La notizia ha fatto il giro del mondo alimentando un'attesa che durava da cinque anni.

La parabola artistica e personale di quello che e' unanimemente considerato uno degli autentici geni del rock moderno e' emblematica della nostra era, cosi' come quella di un altro grande genio iconoclasta, Orson Welles lo fu, nel cinema, per il Dopoguerra. Come Welles, Albini ha anticipato i tempi con le sue intuizioni; come Welles, Albini vanta un prestigio e un carisma senza eguali nel proprio campo; come Welles, Albini rifiuta i compromessi; come Welles, i padroni dell'arte lo tengono a distanza.

E, come Welles, anche Albini deve lottare innanzitutto contro il proprio destino.

Il mondo secondo Albini

Mezzanotte, strade buie, marciapiedi deserti, in un sobborgo residenziale di Chicago. L'America "middle class", sana e abbiente, dorme gia' dentro queste casette a due piani, indistinguibili l'una dall'altra, che emanano pulizia e ordine e si estendono per chilometri e chilometri verso nord, sempre piu' lontano dai ghetti neri e dalla deprimente "downtown". In una di queste case ogni notte si compie un rito a cui un'altra America, malata e miserabile, affida le proprie speranze di rinascita: e' l'abitazione privata e lo studio di registrazione di Steve Albini, deux ex machina del nuovo rock, che, dopo una giornata di intenso lavoro, verso quest'ora comincia a ricevere visite e telefonate da parte di un popolo sotterraneo che non conosce frontiere.

La casa di Albini e' uno studio completo. Al piano di sotto sono ammassati strumenti musicali; il piano superiore, una sorta di soffitta con il tetto a punta, e' tappezzato di pannelli isolanti. Al centro campeggia un monumentale mixer, circondato da un cespuglio di apparecchiature elettroniche.

Mentre discorriamo, il telefono squilla a ripetizione, e ogni volta, dopo aver posato il ricevitore, Steve cancella qualche altro giorno dell'anno dalla sua agenda: e' un altro complesso che verra' da lui a registrare, a provare, a prendere consigli e ispirazione. Alcuni (come i Nirvana) sono nomi prestigiosi dell'underground internazionale, ma altri sono nomi che non direbbero nulla neppure agli addetti. Una parte del futuro musicale dell'America si gioca qui, fra queste pareti, in queste telefonate.

Albini (classe 1962, Pasadena, California, figlio di immigrati torinesi) si dinoccola su uno sgabello. Occhialuto, aria da liceale primo della classe, si esprime in un tono sempre serio, deciso, quasi arrogante. Ha la risposta pronta a qualsiasi domanda, che si tratti di storia romana o di politica moderna. E non e' mai una risposta banale. L'uomo sembra anzi specializzato in analisi approfondite, crude, spietate; riesce a cogliere subito l'aspetto piu' inquietante di un fenomeno e poi indulge nell'esplorare quell'anfratto, e soltanto quello, finche' non resti piu' nulla, ma proprio nulla, da salvare; come un maniaco omicida che scarichi l'intero mitragliatore sulle sue vittime.

Perche' avevi rinunciato a registrare la tua musica, dedicandoti soltanto alla produzione?
S.A.: "Produrre dischi e' il mio lavoro, il modo in cui mi guadagno da vivere. Tu lavori nell'Informatica, io lavoro nella produzione musicale. E' un mestiere come un altro. E' un mestiere che so fare bene. Lo faccio, e continuero' a farlo. Per molto tempo non mi sono sentito nelle condizioni di registrare la mia musica. La scena musicale di oggi e' offensiva, nei confronti miei e di tutti coloro che credono nell'arte. I gruppi, i media, le case discografiche hanno devastato il nostro ambiente al punto che fare musica significa perdere la propria dignita'. Un underground che era molto stabile e fertile e' stato infiltrato dal business discografico e ne e' stato irrimediabilmente danneggiato con promesse di denaro facile. Il miraggio di questo denaro facile ha corrotto tutto e tutti, ha distrutto decenni di civilta' musicale, ha ridotto grandi artisti a mendicanti di contratti. Non voglio essere parte di qualcosa che si sta corrompendo, che sta marcendo, che sta putrefacendo. Certo: sono ancora in circolazione molti musicisti che credono nell'arte per l'arte; ma il clima non e' propizio. Un arsenale tentacolare sta risucchiando tutta la musica verso il pop e verso la massa."

"Questo e' un tema ricorrente di tutte le nostre conversazioni: si estende anche al di la' dell'industria discografica?"
"L'industria discografica e' una manifestazione di un modo di condurre affari che comprende l'intera industria dello spettacolo: le parti dell'industria che creano il suo business non vengono trattate con alcun rispetto. La gente va al cinema e compra dischi per il valore di cio' che ha prodotto l'artista, ma l'artista e' l'ultimo a trarne profitto. Questa regola non e' fortunatamente vera per tutta la societa': nel mondo del capitalismo di ventura, per esempio, chi ha un'idea geniale forma la propria societa', costruisce il prodotto, lo vende, diventa ricco."

"Pensi che oggi ci sia troppo poca selezione?"
S.A.: "Penso che sia diventato troppo facile registrare dischi. Anzi, e' diventato quasi obbligatorio. La gente si aspetta che da ragazzino tu impari a suonare la chitarra o la batteria nel garage; e si aspetta da te che farai parte di un complesso rock all'high school; e si aspetta che suonerai nei club durante il college; e si aspetta che riuscirai a registrare un paio di 45 giri. Il problema e' che poi si aspetta anche che il tuo complesso incida un vinile colorato ad edizione limitata, destinato ovviamente a diventare un pezzo da collezionista; e si aspetta un tour in Europa e le interviste sulle riviste. Cosa c'entra tutto cio' con la musica? Sono cose che devi fare perche' vivi in America nel 1992, tutto qui."

"Penso che la situazione di oggi sia molto simile a quella del 1973-74: il movimento hippie era finito e la commercializzazione dell'hard-rock avevano peso il sopravvento. C'erano poche star e poche mode che venivano sfruttate massicciamente. Non esisteva una motivazione coerente per fare musica. Ci vollero il 1976 e il punk per cambiare tutto. Credo che oggi abbiamo bisogno di altri tre/quattro anni prima che si verifichi un'altra rivoluzione di quella portata. Cio' che sta succedendo oggi e' simile all'economia di mercato degli anni Settanta: le case discografiche dettano il comportamento e lo stile dei complessi. Non e' neppure vero che oggi il mondo discografico sia piu' frammentato: oggi esiste una sola casa discografica, la Sony! Questo panorama ha distrutto la personalita' e la mentalita' delle persone che entrano nel business discografico e ha abbassato terribilmente il coefficiente di creativita'."

"Penso che la prossima rivoluzione sara' estetica, non politica o sociale: la gente si stanchera' di ascoltare sempre le stesse cose, di qualita' sempre peggiore, e questo mandera' onde d'urto in tutta l'industria. Pensa a quanto stanno investendo oggi le case discografiche in questi fenomeni effimeri, che naturalmente non potranno mai ripagare quegli investimenti. Sara' un massacro. Pensa a complessi come gli Helmet, che dureranno un paio d'anni e poi verranno dimenticati da tutti: come potranno mai ripagare il contratto che hanno ottenuto? E quanti dischi venderanno ancora i Pearl Jam o gli Smashing Pumpkin? Sono tutti complessi che hanno le ore contate. E' musica senza futuro, non importa quanti milioni di dollari le case discografiche siano disposte a spendere per promuoverla. Quando i conti non torneranno, tutti questi complessi verranno spazzati via. Sara' un massacro. Le case discografiche sono li' per fare soldi, e, se non li fanno, se ne vanno. Credo che la conseguenza di questo massacro sara' una forbice: parte dell'underground diventera' ancora piu' commerciale, nel tentativo disperato di continuare ad ottenere contratti discografici; un'altra parte, come me, uscira' del tutto dai circuiti ufficiali e diventera' ancora piu' estremista. La gente finira' per scegliere noi. Cio' scatenera' la rivoluzione catartica di cui abbiamo bisogno."

"Molti gruppi pensano che il contratto con una major significhi piu' soldi, piu' mezzi e pertanto piu' liberta'. E' tutto il contrario. Un contratto per una major significa piu' debiti, piu' responsabilita' e pertanto meno liberta'. Gli Helmet dovranno continuare a rifare lo stesso disco all'infinito, finche' non avranno ripagato i costi della casa discografica."

Shellac secondo Albini

"Quando smettesti di suonare, non pensavi di avere degli obblighi verso i tuoi fan?"
S.A.: "No, non credo di avere obblighi verso nessuno. Anche quando suonavo nei Big Black e nei Rapeman facevamo musica per noi stessi. E' un caso che piacesse ad altri. Anzi mi sono sempre stupito che esistessero delle persone a cui quella musica piaceva tanto da pagare il prezzo del disco. L'unico obbligo che ritengo di avere verso gli altri, verso il resto dell'umanita', e' quello dell'onesta'. E oggi la mia onesta' e' che non voglio essere parte di questa scena musicale, di questo sfacelo, di questa debacle globale. Sono contento di aver fatto i dischi che ho fatto, e sono contento che siano venuti come sono venuti. Se sono piaciuti ad altri, ne sono lieto; sinceramente lieto. Ma non li ho fatti per questo."

"A cosa si deve allora il ritorno con gli Shellac, la tua formazione attuale?"
S.A.: "Avevo continuato a suonare, ma solo per me stesso. Todd e io ci ritrovavamo ogni tanto per fare un po' di jamming a casa mia. E' capitato che a un certo punto io abbia trovato la forza di tornare sulle scene. Penso ancora che l'industria discografica non sia un buon posto per gli individui creativi, non ho cambiato opinione. Gli Shellac cercheranno di conservare la propria dignita'."

"Ho sempre interpretato i nomi dei tuoi gruppi come delle metafore: Big Black, "il grande nero", o Rapeman, "il bruto"... E Shellac per cosa sta?"
S.A.: "Quei nomi non erano delle metafore, mi spiace deluderti. Shellac e' una lacca prodotta con gli escrementi di un insetto. E' un prodotto industriale costruito tramite un materiale di valore nullo."

"Shellac e' soltanto un episodio passeggero?"
S.A.: "No, siamo qui per restare. Siamo seri. Crediamo in tutto cio' che stiamo facendo."

"Ma c'e' una logica che unisce Big Black, Rapeman e Shellac?
S.A.: "Nessuna delle mie musiche e' sopravvissuta da un'era all'altra, per cui immagino che ci sia stato uno sviluppo nella mia estetica e nel modo in cui voglio presentarla. La musica dei Big Black era molto meccanica, molto strutturata. Quella dei Rapeman era altrettanto meccanico, ma piu' fluida. Quella di Shellac e' ancor piu' fluida e organica, meno strutturata. Ma non penso che cio' sia dovuto a una mia crescita come musicista. E' dovuta certamente alla mia esperienza di essere esposto a tanta musica diversa. Voglio esplorare cose che gli altri non hanno ancora esplorato. Lo stile e' sempre meno importante per me. Cio' che conta e' la forma mentis, e' lo spirito, la filosofia con cui fai musica."

"Ti influenzano i complessi che produci?"
S.A.: "Assolutamente no. Quando lavoro nello studio, il mio lavoro e' talmente tecnico che non ascolto neppure cio' che suonano. Contano di piu' i gruppi che vado ad ascoltare per il piacere di ascoltarli."

"Gli altri cosa portano agli Shellac?"
S.A.: "Bob e Todd hanno personalita' molto diverse: Todd e' molto difficile, triste, ma anche capace di uno humour incredibile. Bob e' piu' gioviale e convenzionale. Musicalmente il modo in cui Todd interpreta l'hardrock e' unico. Il modo in cui suona la batteria e' altrettanto unico: non tenta in alcun modo di entrare nel continuo dei batteristi della musica rock, di essere parte di una storia dello strumento. E' del tutto indifferente a come gli altri percepiscono il suo stile. Bob e' piu' mainstream, gli piace la musica pop, approccia la musica da una prospettiva completamente diversa dalla mia."

"Quali musiche consigli di ascoltare oggi?"
S.A.: "La Blues Explosion (continuo ancora ad ascoltare il loro secondo disco, i Jesus Lizard (che hanno realizzato alcuni dei dischi piu' importanti degli ultimi anni), gli Slint (il cui "Spiderland" rimane un capolavoro assoluto), gli Scrawl, Neil Young..."

"Cobain?"
S.A.: "E' stata una tragedia molto personale. Un uomo che ha tentato di risolvere problemi che erano diventati insormontabili. Non la prenderei come una metafora per la nostra era."

"Il futuro della musica rock"?
S.A.: "Io spero che sara' piu' "minimale". Credo che non abbiamo esplorato che una minima parte delle potenzialita' della musica rock. Il power-trio, che e' la struttura rock piu' semplice, ha delle potenzialita' enormi, in termini di emozioni, suoni, sensazioni. Finora abbiamo usato soltanto una delle possibilita'. I complessi rock che apprezzo maggiormente sono quelli che riescono ad estrarre il massimo di un minimo di struttura. Persino i Ramones erano troppo complessi per me. Mi affascinerebbe una musica rock da un accordo solo. Non credo che servano nuove invenzioni. Anche nell'avanguardia preferisco gente come Cage, che e' capace di estrarre grandi emozioni da espedienti minimi, che non gli intellettuali. Molti musicisti dell'avanguardia fanno musica come se facessero delle dichiarazioni. Non hanno l'aggressivita' che io cerco nell'arte. Le eccezioni sono Philip Glass (quello di Einstein On The Beach), Xenakis, Gorecki,... Gente come LaMonte Young o Terry Riley sono troppo hippie, manifestano una spiritualita' che mi infastidisce. Poi si puo' fare musica anche inventando qualcosa. Pensa ai Kraftwerk, che sono responsabili di una delle piu' profonde rivoluzioni della musica del nostro tempo: furono loro i primi a costruire una macchina per eseguire su quella macchina cio' che avevano composto con quella macchina. E quello era rock. Fu un'idea di una portata enorme."

Discografia di Steve Albini (esclusi i singoli):

Big Black: Lungs (Ruthless, 1983) EP
Big Black: Bulldozer (Ruthless, 1984) EP
Big Black: Racer-X (Homestead, 1984) EP
Big Black: Hammer Party (Homestead, 1986) raccoglie Lungs e Bulldozer
Big Black: Atomizer (Homestead, 1986)
Big Black: Headache (Touch & Go, 1987) EP
Big Black: Songs About Fucking (Touch & Go, 1987)
Big Black: Sound Of Impact (Walls Have Ears, 1987) live
Big Black: The Rich Man's Eight Track Tape (Homestead, 1987) antologia
Rapeman: Budd (Touch & Go, 1988) EP
Rapeman: Two Nuns And A Pack Mule (Touch And Go, 1989)
Big Black: Pig Pile (Touch & Go, 1992) live
Shellac: At Action Park (Touch & Go, 1994)

Shellac secondo Weston

Bob Weston lavora nello studio di Steve Albini. Weston suono' nei Volcano Suns, mitica formazione di Boston, nella quale sostitui' nel 1987 il bassista originale, Jeff Weigland.

"Cosa cambia per te negli Shellac?"
B.W.: "Suono il basso in maniera completamente diversa. Nei Volcano Suns lo suonavo in maniera martellante e molto dinamica; con Steve e Todd invece il mio ruolo e' molto piu' strutturato, orientato al riff, ipnotico."

"Come si lavora con Albini?"
B.W.: "In maniera molto democratica. Tutte le canzoni sono scritte da tutti e tre, meno quelle che loro avevano gia' scritto quando io mi sono aggiunto. Siamo un trio, non un divo con due accompagnatori".

"Come mai non avete suonato molto dal vivo?"
B.W.: "Abbiamo tutti e tre una lunga carriera alle spalle, siamo stanchi di andare in giro per il mondo a suonare."

"I tuoi bassisti preferiti?"
B.W.: "Clint Conley dei Mission Of Burma, Lou Barlow dei Sebadoh e Juliana Hatfield quando era ancora nei Blake Babies".

Discografia di Bob Weston:

Volcano Suns: "Farced" (SST, 1988)
Volcano Suns: "Thing Of Beauty" (SST, 1989)
Volcano Suns: "Career In Rock" (Quarter Stick, 1991)

Shellac secondo Trainer

Todd Trainer e' tuttora il batterista dei Rifle Sport, gruppo punkrock di Minneapolis in circolazione dai primi anni Ottanta, al quale si uni' dal 1983. Quando Bjorklund si sposto' da Chicago a Minneapolis (intorno al 1985), Trainer divenne anche il batterista dei suoi Breaking Circus. Quando il bassista di quella formazione, Peter Conway, lancio' il progetto Flour, Trainer fu al suo fianco. Infine nel 1988 Trainer ha varato il progetto dei Brick Layer Cake, dei quali sono usciti due EP e sta per uscire il primo album.

"Come ricordi le esperienze con Rifle Sport e Breaking Circus?"
T.T.: "Quella con i Rifle Sport era ed e' tuttora estremamente piacevole e formativa. Siamo tutti amici. Quella con i Breaking Circus all'inizio era interessante, ma poi qualcosa si guasto'. Bjorlund, Flour e io eravamo forse tre personalita' troppo forti per stare insieme. Con Flour ho conservato un buon rapporto e ho suonato sui primi tre album. Complessivamente questo con gli Shellac sara' il mio ventesimo pezzo di vinile. Tutte le esperienze contano e servono. Credo complessivamente di aver cercato un sound che non fosse banale, che fosse capace di adattarsi ad estetiche diverse. Spero di essere sempre stato coerente nell'accettare soltanto le proposte in cui credevo. Ti garantisco che ho ricevuto molte piu' offerte di quante ne ho accettate."

"Il tuo progetto solista?"
T.T.: "E' indefinibile. Il primo EP dei Brick Layer Cake e' in realta' suonato interamente da me. Sul secondo ci sono anche Gerard Boissy, che era anche nell'ultima formazione dei Rifle Sport, e Brian Paulson, un produttore abbastanza famoso. Saranno anche sul primo album."

"Ti senti stretto nei panni del batterista?"
T.T.: "No, anzi, mi piace suonare la batteria. Negli Shellac faccio un po' l'opposto di cio' che faccio nei Brick Layer Cake: il batterista puro. Ma non c'e' nulla di male."

"L'incontro con Steve?"
T.T.: "Avvenne molti anni fa. A Chicago la scena alternativa era cosi' piccola che ci conoscevamo tutti. Noi venivamo spesso a suonare qui. Suonammo anche insieme qualche volta: una volta lui suono' il basso per i Flour e recentemente ha suonato la batteria per i Brick Layer Cake. Poi abbiamo cominciato a suonare a casa sua, in maniera casual, e poco a poco ci siamo ritrovati con delle canzoni. Credo che lui fosse frustrato di fare soltanto il produttore, di vedere tutta quella musica che gli passava fra le mani e non era sua. Nella mia carriera ho sempre avuto la fortuna di suonare con gente eccezionale, e Steve e' l'ennesimo della serie".

"Ti secca che gli Shellac vengano visti come la band di Albini, benche' tu abbia altrettanta esperienza?"
T.T.: "Un po' si', perche' gli Shellac sono il prodotto di tutti e tre. Non sono ne' i Big Black ne' i Rapeman. Io e Bob portiamo qualcosa al trio, e poi penso che Steve stesso sia cambiato. Preferirei che la critica giudicasse un gruppo appena nato di ragazzini alle prime armi. Si stanno creando troppe aspettative attorno al nostro disco. La gente poi tende a rimanere delusa."

Discografia di Trainer:

Rifle Sport: "Complex" (Ruthless, 1985) EP
Rifle Sport: "White" (Ruthless, 1987)
Rifle Sport: "Live At The Entry" (Ruthless, 1989)
Rifle Sport: "Primo" (Big Money, 1991)
Breaking Circus: "Ice Machine" (Homestead, 1987)
Breaking Circus: "Smokers' Paradise" (Homestead, 1987)
Flour (Touch & Go, 1988)
Flour: Luv 713 (Touch & Go, 1990)
Flour: Machinery Hill (Touch & Go, 1991)
Brick Layer Cake: "Eye For An Eye" (Ruthless, 1989) EP
Brick Layer Cake: "Call It A Day" (Touch And Go, 1992) EP
Brick Layer Cake: titolo non disponibile (Touch And Go, 1994)

Albini secondo Albini

Le origini di Albini si perdono in uno degli stati meno noti degli USA: il Montana.
S.A.: "I miei genitori si spostavano in continuazione. Soltanto a nove anni ci stabilimmo in questa cittadina del Montana, Missoula, isolata come lo puo' essere soltanto una cittadina del Montana. Li' crebbi. Uno dei miei scrittori favoriti e' Norman McLean, che scrive storie minimaliste ambientate proprio in quel posto: sono storie minute e banali, in cui non sembra succedere mai nulla; ma quando succede qualcosa, qualsiasi cosa, per contrasto quel qualcosa assume delle proporzioni spaventose. Al liceo suonavo il basso in un complesso di punk-rock. Presi una sola lezione di basso: imparai ad accordare lo strumento e poi decisi che era abbastanza. Nel 1980 andai a Chicago per studiare giornalismo alla Northwestern University. Li' entrai a far parte di due complessi punk. Dal secondo, gli Stations, mi buttarono fuori. Quel weekend mi comprai una chitarra e imparai ad usarla. Il weekend successivo registrai il primo disco dei Big Black... Riascoltandolo oggi mi sembra ovvio che copiavo semplicemente i miei complessi favoriti, come i Chrome e i Killing Joke..."

In Europa il singolo "Il Duce" causo' qualche perplessita' e contribui' a guadagnargli la fama di nazista:
S.A.: "Un giorno vidi una fotografia di Mussolini. Era circondato da militari in uniforme, ma lui era vestito in questo modo assolutamente buffo: con una divisa molto colarata e tutta decorata di medaglie (ovviamente tutte fasulle). Al pensiero che questo fosse il temuto Mussolini che aveva terrorizzato il mondo in compagnia di Hitler scoppiai a ridere. Questo e' il pericoloso, truce duce? Mi feci l'idea che il potere gli fosse stato conferito dal popolo, e che in cambio del potere lui dovesse divertire il popolo indossando vestiti ridicoli per tenere allegra la gente. Tutto qua. Non pensavo assolutamente di farne un fatto politico. Anzi: mi considero di sinistra, e mi preoccupa vedere come il mondo e l'America stiano scivolando verso destra, come questo potere del capitalismo cristiano stia sopprimendo ogni altra forma di espressione."

"Kerosene rimarra' negli annali come uno dei capolavori degli anni Ottanta. Sono state tentate diverse interpretazioni di questa canzone. Perche' il kerosene?"
S.A.: "Ogni ragazzo che cresce in Montana e' ossessionato prima dal fuoco, dagli incendi dei granai, e poi dalle ragazze, dai traumi della puberta'. Ho provato ad immaginare che fra queste due ossessioni esista una relazione e che quella relazione possa diventare incontrollabile."

"Perche' i tuoi testi sono popolati di mostri?"
S.A.: "Non sono mostri. Sono persone normali. Tutti abbiamo questi istinti violenti e perversi. Non faccio distinzioni fra me e la persona che non riesce a controllare quegli istinti. L'unica differenza fra noi e loro e' che noi riusciamo con il ragionamento o con la forza di volonta' a controllare quegli istinti, a usarli in maniera diversa. Geneticamente siamo identici. La linea che ci divide e' molto sfocata. Ti diro' di piu': se parlo di una persona normale, che non fara' mai nulla di anormale, parlo della sua frustrazione quando arriva a casa la sera e non puo' dar sfogo ai suoi istinti, sa che non potra' mai dar fuoco a quella casa..."

"La violenza?"
S.A.: "La violenza mi affascina perche' ne sono incapace. Quando la vedo non la capisco. Pensa alle guerre, a questa gente che e' convissuta pacificamente per secoli e che improvvisamente comincia a spararsi addosso... Non lo capisco."

"Pensi di vivere in un mondo sull'orlo dell'apocalisse?"
S.A.: "No, penso di vivere in un mondo che ha fatto degli sbagli. Credo che tutte le generazioni commettano degli errori stupidi che le generazioni successive guarderanno con scherno. Pensa al Proibizionismo, che creo' un'economia sotterranea e importo' la mafia dalla Sicilia. Questa nazione e' costruita sugli sbagli: abbiamo rubato il Texas e la California, abbiamo invaso piccole nazioni inermi. Essere consci di questi errori rende la gente piu' stabile. Non penso che viviamo in un'era di catastrofi, ma certamente viviamo in un'era di errori che faranno inorridire le generazioni future."

"Cos'e' la vita per te?"
"La vita e' il processo di estrarre dal mio petto l'impulso creativo. E di riuscire a farlo riuscendo ad essere trattato in maniera onesta da tutti e trattando a mia volta in maniera onesta tutti."

Finale

L'intervista e' finita. Lascio Steve che si accinge a cenare. Sono le due di notte. Un silenzio di tomba, qualche goccia di pioggia. Mentre aspetto il taxi in strada, mi volto verso la casa di Steve Albini: e' probabilmente l'unica ancora illuminata in tutta la citta'. Sembra uno scenario da vecchi film dell'orrore. Mi aspetto di sentire da un momento all'altro la colonna sonora esplodere in un fragoroso crescendo finale. Invece mi vengono in mente i versi di quella canzone che otto anni fa mi fece rabbrividire per la prima volta: "Never anything to do in this town... but now I've got KEROSENE".


Alice Donut: Dai conservatori alle stalle
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Gli Alice Donut (Tom Antona, Steve Moses, Mikle Jung, Richard Marshall, Sissi Schulmeister) sono uno dei gruppi piu' camaleontici degli ultimi anni. Il primo album, "Donut Comes Alive" (Alternative Tentacles), era tutto sommato un tributo all'hardrock melodico degli ultimi anni Settanta. "Bucketfulls Of Sickness And Horror" si evolse verso un "grunge" piu' sofisticato e meno ironico. "Revenge Fantasies Of The Impotent" ha fatto rumore soprattutto per il black humour dei testi, ma ha anche segnato una svolta importante nel sound, che si e' fatto ancor piu' meditato e indefinibile. La truce "Magdalene" e l'album "The Untidy Suicides Of Your Degenerate Children" hanno completato l'evoluzione, affrontando in maniera molto matura problemi sociali e al tempo stesso ripulendo le melodie in maniera quasi pop. Ma il loro sound e' sempre rimasto caratterizzato da una complessita' armonica che li pone al di fuori di tutte le correnti moderne.

Tom Antona, il cantante, leader, portavoce, ideologo del gruppo racconta cosi' i loro inizi:
"Ci formammo alla Columbia University di New York. Anche se, per la verita', sono rimasto soltanto io di quel nucleo originale, che comprendeva anche Ted Hutton e Dave Giffin. Tramite un annunccio sul Village Voice trovammo poi Mikle e Steve (che aveva suonato nei primi Contortions). Fu un puro caso che Biafra ci abbia assoldati: non pensavamo per nulla alla sua label. Semplicemente un giorno ascolto' una delle nostre demo, che avevamo mandato a una qualche radio. Cosi' nel 1990 ci trovammo lanciati dalla etichetta che viene identificata con l'hardcore, e molta gente ci identifica ancora con quella folla. Dave ha smesso di suonare con noi, ma ci aiutera' a registrare il prossimo album. Nel 1991 anche Ted ci lascio' e al suo posto reclutammo Sissy, che e' austriaca."

Sembra che tu sia risentito dall'essere considerato un punk...
"Risentito forse no, ma certo non e' una catalogazione accurata. Ci sentiamo piu' vicini ai gruppi della Touch And Go, alle Lunachicks, ai NoMeansNo, ai Victim's Family, ai Jesus Lizard, alle Seven Year Bitch... Sono gruppi dallo stile diverso, ma che hanno un retroterra e delle esperienze comuni..."

Che cosa ti spinge a fare il musicista?
"Ci sono diverse motivazioni. E' certamente eccitante suonare dal vivo, davanti a un pubblico che ha pagato per venire ad ascoltarti. Io non ho studiato per fare il cantante e devo sopperire ogni notte alle mie carenze tecniche con l'energia, l'emotivita', con il cuore, insomma, come dice Dylan."

Tramite le tue liriche qual'e'la tua visione del mondo?
"Quando scrivo le liriche non ho quasi mai in mente altri. Qualche volta un'altra persona, ma soltanto una. Non scrivo per il pubblico, la societa', la gloria o altro. Scrivo per lo piu' per me stesso. In questo modo ho il vantaggio che e' facile rimanere concentrato sul tema. Se tentassi di accontentare la critica o gli amici o il pubblico, probabilmente finirei per perdere la mia personalita'. Tieni comunque presente che la nostra e' prevalentemente una musica strumentale: le liriche vengono dopo. Alle musiche contribuiamo tutti. Quando la canzone ha preso forma, io penso alle liriche.

Ma tutto l'horror, le perversioni, le allucinazioni che ci metti dentro?
"Per la verita' quasi tutte le canzoni riflettono fatti reali. Meno ovviamente le esagerazioni. Quelle servono soltanto ad attirare l'attenzione. Fa parte del mio modo di comunicare".

Antona e' tutt'altro che il "demonologo" dipinto dalle sue canzoni, E' un razionalissimo intellettuate a cui piace moltissimo discettare della propria musica. Si incuriosisce delle domande che gli vengono poste, e spesso pensa a lungo prima di rispondere.

La musica e' il tuo destino?
"Si', penso che fa vent'anni saro' ancora un musicista. Ho il vantaggio di vivere a New York, dove e' sempre possibile trovare un locale e un nucleo di pubblico che non ti tradiscono, che continueranno ad ascoltarti per sempre. Penso senz'altro che cambiero' con il tempo. Anzi presto mi piacerebbe entrare in studio da solo e pasticciare da solo con gli strumenti, per vedere cosa un'analfabeta come me riuscirebbe a combinare."

Siete condizionati dalla musica di moda?
"No, e per una ragione molto semplice: abbiamo troppe idee in mente per preoccuparci di cio' che va sul mercato. Ogni nostro disco e' stato decisamente diverso dal precedente: il primo era piu' rock, piu' vicino al nostro sound dal vivo di allora; il secondo e' piu' psichedelico, tipico di chi ha fumato parecchio. Mi sembra che piu' di un critico sia rimasto confuso, come se ogni volta non fossimo piu' in grado di ripetere il disco precedente: il fatto e' che quello era precisamente il nostro obiettivo, suonare come un altro complesso, non ripeterci mai."

Quanto hanno influito i cambiamenti di formazione?
"Hai ragione: parte del cambiamento e' dovuto al fatto che la line-up e' cambiata negli anni. Indubbiamente Sissi e Richard hanno portato qualcosa di nuovo. Sono tutti laureati in musica classica. Sissy suona il basso con una mobilita' che e' insolita per una bassista rock, e con tutte le dita. Richard suonava musica d'avanguardia e si diverte ancora a costruire chitarre e strumenti strani. Sono personalita' molto forti, che si fanno sentire in fase compositiva. Devo anzi aggiungere che anche Steve ha una formazione classica, ha studiato allla prestigiosa Berklee School of Music."

Come sara' il prossimo album?
"Diverso, ovviamente.

Se tu dovessi essere ricordato negli annali soltanto per una canzone, quali vorresti che fosse?
"Exposed To Worker", perche' tutto e' perfetto in quella canzone, non c'e' un secondo di troppo, le liriche sono perfettamente in sintonia con la musica, la musica segue le liriche in maniera prodigiosa, il canto sembra sempre svanire ma invece ritorna da capo. E' una canzone che cattura molto bene la tensione. Citerei anche "American Lips", dal primo disco, e "Deoinologist", che e' una delle nostre prime canzoni, ma comparve soltanto sul secondo album. Anche "Egg", una canzone piu' semplice, che eseguiamo spesso dal vivo e non ci annoia mai."

Sembra che tu ci metta uno sforzo insolito nel comporre una canzone...
"Scrivere una canzone per noi non e' soltanto un fatto di ispirazione: e' anche e soprattutto un fatto di provare e riprovare finche' tutto non funziona alla perfezione. E' un lavoro duro e faticoso, che assomiglia piu' alla prassi della musica classica".

Cosa ascolti in questo periodo?
"Breeders, Ween, No Means No, Jesus Lizard."

Vorresti mai poter riscrivere una canzone da capo.
"Qualche volta. Anni dopo ti sembra che avresti potuto dire le stesse cose in maniera diversa. Siamo dei perfezionisti."

Vuoi dire che hai dei rimpianti?
"No, soltanto ambizioni".


Atomic 61
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Dopo sette singoli e un EP, nonche' diversi brani in compilazioni qua e la', gli Atomic 61 si sono imposti all'attenzione generale come una delle promesse del rock di Seattle.

L'energia rozzissima che sprigionano nelle esibizioni dal vivo e' complementata dalle liriche estreme, degne dell'hardcore piu' nichilista. "Lily", su "Heartworm", e' tipico del loro assalto frontale, con la batteria al massimo di frenesia, il canto in conati lascivi e la chitarra distorta fino al parossismo. "Technicolor Wonderland", sullo stesso EP, dimostra anche propensioni per la melodia. Se i Soundgarden avessero Jimi Hendrix alla chitarra, David Sims (Jesus Lizard) al canto e Ginger Baker alla batteria forse suonerebbero come gli Atomic 61 (invece non li hanno e suonano come i Soundgarden, e non e' un gran che' di complimento). La tradizione non e' insomma quella del "grunge" ma quella che parte dai Blue Cheer nei lontani anni Sessanta e arriva fino ai Kyuss di oggi. Il repertorio e' comunque ancora troppo limitato e frammentato per esprimere giudizi definitivi. Per adesso possiamo soltanto prendere atto che il "manifesto estetico" degli Atomic 61 e' di tutto riguardo.

Il cantante Todd Morey (gia' nei Mr Epp, fratello del Morey che suona negli Steelpole Bathtub) formo' il complesso con il chitarrista Trevor Lutzenhiser (gia' nei Fred's Crashshop) nel 1991. I due registrarono i primi singoli con l'aiuto di membri dei Dickless, delle 7 Year Bitch, degli stessi Bathtub (la sezione ritmica di questi ultimi figura sul primo singolo). Poco a poco si unirono al gruppo Brendan Welsh (basso) e Paul Pulvirenti (batteria). Quando del gruppo si stava appena cominciando a parlare, il colpo di scena: Lutzenhiser, da molti considerato la mente, abbandona le scene. Oggi il quartetto e' completato da Denny Swofford, benche' non sia chiaro il suo ruolo. Mancano poche settimane all'uscita dell'atteso album d'esordio, "Tinnitus In Extremis".

(Premetto che questi ragazzi non sono il massimo della cortesia e della disponibilita' nel rispondere alle domande dell'intervistatore, come sempre nei casi di fama prematura).

Chi scrive la musica e i testi?
Morey: "Fino a poco tempo fa scriveva tutto Trevor; poi io e gli ospiti di turno modificavamo cio' che non ci piaceva. Adesso io scrivo tutte le liriche e tutti quanti insieme costruiamo l'arrangiamento attorno al testo. Con l'uscita di Trevor il nostro e' diventato un processo molto piu' cooperativo."

Proveniendo da Seattle, siete gia' stati classificati come "grunge", ma a me pare di sentire piu' blues ed Hendrix che altro...
Swofford: "Grazie per non averci classificato in quella merda".

Morey: "Siamo tanto parenti del grunge quanto l'Orchestra Sinfonica di Seattle. Anche loro hanno la sfortuna di essere di Seattle... Adesso viviamo a Portland, nell'Oregon, e spero che questo contribuisca a scrollarci di dosso quell'etichetta. Potete divertirvi a classificarci come credete: cio' non ci rendera' piu' o meno esperti nel suonare il genere che secondo voi noi suoniamo."

(Dopo alcune domande rimaste senza risposta) Perche' suonate invece che dipingere o scrivere libri?
Welsh: "Quando non sei ricco, e' l'unica maniera di raccattare ragazzine."

Morey: "Perche' e' un modo di tenermi impegnato e al tempo stesso viaggiare, che e' una metafora in generale nella vita, non soltanto per il gruppo."

Pulvirenti: "In questo modo non dovro' continuare a fare panini per il resto della mia vita... o forse proprio per questo finiro' per fare panini per il resto della mia vita".

Fra di voi siete amici?
Morey: "Siamo amici intimi. Paul e Brendan vivono insieme. Io vivo a Seattle a causa della mia ragazza, ma non e' poi cosi' distante. All'inizio avevamo tutti un'idea di cio' che gli Atomic 61 dovevano essere, e anzi loro si sono aggiunti proprio perche' si riconoscevano nell'entita' di questa band. Credo che adesso comincino ad emergere le personalita' individuali. Non abbiamo un gran che' di vita fuori dalla musica: io e Brendan siamo disoccupati cronici, Paul e Denny devono lavorare perche' spendono troppo in vizi. Insomma siamo poveri."

Perche' l'album ha un titolo latino che nessuno capita' eccetto il Papa?
Morey: "Tinnitus e' un disordine dell'apparato uditorio, quando senti una specie di scampanellio nell'orecchio. E' lo stesso tipo di sordita' che afflisse Beethoven e che oggi affligge Pete Townsend. Perche' abbiamo scelto quel termine? E perche' non l'avremmo dovuto scegliere? L'album e' stato composto in un arco di tempo: "Global Aphasia" e "Feeding Frenzy" risalgono a "Heartworm". Ma nell'insieme il CD e' rappresentativo di come siamo oggi."

Canzoni preferite dall'album?
Morey: "Time Enough"

Swofford: "Double Boiler"

Pulvirenti: "Complimentary Buckskin Holster" e "Spree"

Welsh: "Chemical Fire", la piu' divertente da suonare dal vivo. La piu' difficile invece e' "Saigon Kitchen", seguita da "Double Boiler". Anche "Complimentary", perche' Pulvirenti e' un perfezionista."

Che importanza rivestono le liriche?
Morey: "Definiscono l'emozione della canzone. Direi che cio' che cerco di dire con le liriche e' contenuto nelle liriche..."

Siete contenti di come e' venuto il disco?
Pulvirenti: "Non sono contento del suono della batteria..."

Welsh: "Idem. E' l'ultima volta che non mi faccio trovare quando mixano il disco".

Morey: "La produzione e' stata fatta tempo addietro. A quel tempo ci piaceva molto, ma perche' non sapevamo molto di tecniche di studio. Adesso che ne sappiamo di piu' sappiamo anche che si poteva fare di meglio."

Cosa pensate della scena attuale?
Swofford: "Incredibile. Nessun'altra nazione al mondo ha una scena cosi' eccezionale"

Morey: "Non e' abbastanza violenta, pero'"

E dell'America di oggi in generale cosa pensate?
Welsh: "Non cambierei una virgola. Qui e' tutto delfini e arcobaleni tutti i giorni".

Welsh: "God bless America"

Se non suonaste per gli Atomic 61, con chi vorreste suonare?
Welsh: "Vorrei suonare la batteria nei Led Zeppelin. Intorno al 1971, hai presente?"

Pulvirenti: "Io vorrei suonare il flauto per la Mahavishnu Orchestra."

Adesso cosa state facendo?
Morey: "Stiamo per iniziare un altro tour nazionale. In Europa dovremmo venire nell'autunno prossimo. Quasi dimenticavo: sto per rompere con la mia ragazza."

Cos'altro vorreste dire?
Swofford: "Quando ero piccolo un giorno tornai a casa da scuola e trovai mia madre che stava cucinando una gigantesca lingua di mucca. C'era un fetore insopportabile. Poi prese la lingua e la getto' al cane, che vi si avvento' sopra. Poco dopo andammo tutti quanti a fare una passeggiata al parco e al ritorno, sulla Volkswagen di mia madre, il cane vomito' la lingua di mucca sul mio grembo. E' una storia vera".

Discografia:

"Deluxe Snooze-Bar Alarm/ No Fault Insurance" (Baylor, agosto 1991) 7"
"Rip/ Digestive Tube Blues" (Sympathy For The Record Industry, marzo 1992) 7"
"Complimentary Buckskin Holster/ Superstupid" (Intellectual Convulsion, 1993) 7"
"White Christmas/ Blue Christmas" (Sympathy For The Record Industry, dicembre 1992) 7"
"The Other Whitemeat/ Salt Peter" (Cavity Search, settembre 1993) 7"
"Complimentary Buckskin Holster/ Super Stupid" (Intellectual Convulsion, settembre 1993) 7"
"Heartworm" (Box Dog, maggio 1992) 10"
due split single con DIrt Cold Fight e Daisycutter
"Tinnitus In Extremis" (Intellectual Convulsion, maggio 1993) CD


Faith No More: Re Per Un Giorno
(Copyright © 1994 Rockerilla )

(di Jai Young Kim e Piero Scaruffi)
"Re Per Un Giorno", ovvero "King for a Day", era il titolo provvisorio del nuovo album dei Faith No More. Al momento di andare in stampa non abbiamo conferma di quale sara' quello finale, ma come motto per la band ci piace quello. I Faith No More non sono infatti il piu' grande complesso del mondo, ma i loro dischi sono stati finora quasi sempre perfetti, per cui almeno nel giorno dell'uscita i "re" sono loro. Il nuovo disco, a giudicare dall'advance tape, non e' da meno dei precedenti.

Formati nel 1983, i Faith No More hanno definito uno stile composito di partiture sofisticate, un heavymetal progressivo che ruba spunti a tutti i generi ed eccelle in arrangiamenti quasi sinfonici. {We Care A Lot}, {Introduce Yourself}, {Real Thing} sono stati le tappe che hanno portato al grande successo, critico e commerciale, di {Angel Dust}. Della formazione originale, in realta', e' rimasto ben poco: Roddy Bottum (tastierista), Mike Bordin (batterista) e Bill Gould (bassista). Il chitarrista oggi e' Trey Spruance e il cantante Michael Patton, gli stessi dei Mr Bungle.

Cos'e' successo dall'ultimo album?
Bottum: "Abbiamo fatto un tour sterminato, durante il quale abbiamo fra l'altro deciso di sostituire il chitarrista. Alla fine di quel tour, fra la crisi interna del gruppo e alcuni problemi personali, eravamo parecchio distrutti. Questa e' la ragione per cui la composizione e registrazione di questo disco ha richiesto cosi' tanto tempo. Non e' stato facile nelle condizioni in cui eravamo. E' un disco nato in un momento difficile, e forse la musica lo riflette. L'intenzione era quella di svoltare a novanta gradi rispetto ai due dischi precedenti, di puntare a una certa semplicita' di esecuzione, a una presa piu' diretta. Anche questo riflette un po' le nostre vite: "semplice" e' una parola che mi piace un sacco di piu' che "complesso" in questo momento della mia esistenza. Niente piu' indulgenza, niente esibizionismo gratuito delle nostre dote musicali. Cercare di restare sempre con i piedi per terra e vedere quanto vale davvero la nostra musica. Direi che questo principio inizia anzi fin dalla composizione, che e' stata altrettanto turbolenta e difficile. Anzi, abbiamo scritto molte piu' canzoni di quante ne finiranno nel disco. Ti confesso che in questo momento non so cosa ci finira' e in che ordine. Al momento in cui abbiamo iniziato le registrazioni avevamo qualcosa come venti canzoni... Naturalmente il fatto di aver cambiato stile cosi' radicalmente ha richiesto anche un nuovo produttore, e cosi' abbiamo infranto il sodalizio con Matt Wallace, che era stato un po' co-autore dei nostri dischi precedenti. Abbiamo registrato in uno studio isolato nei boschi dello stato di New York, anche questo dovrebbe aver avuto il suo effetto sul disco."

Bordin: "Con "Angel Dust" avevamo cercato di dire alla gente che eravamo un gruppo diverso, fu quasi una reazione a coloro che ci consideravano avviati a diventare un gruppo pop. Questo album e' qualcosa di intermedio. Non rinunciamo alla melodia, ma al tempo stesso non rinuncia alle parti dure. Soprattutto e' un lavoro molto professionale, fatto con l'idea "e se questo fosse l'ultimo disco che registriamo nella nostra vita?" Cosi' si fa."

Come avete scelto Trey Spruance?
Bottum: "Quasi ovvio. Mike lo conosceva bene, io avevo suonato con lui un paio di volte. Una scelta quasi obbligata. Apprezziamo molto anche la sua saggezza nel decidere cosa suona bene e cosa suona male in fase di composizione. Non c'e' canzone che non sia passata attraverso il suo severo giudizio per arrivare alla forma finale. E' impressionante anche come capisca il ruolo delle tastiere, il rapporto fra il suo strumento e il mio. Abbiamo sempre detto e ripetuto che non volevamo limitarci a suonare sempre le stesse cose, che eravamo aperti a nuove esperienze. Trey ne e' la dimostrazione. Ha rivoluzionato il nostro modo di suonare. Puo' fare di tutto, dalla musica classica all'hardcore. E' l'eclettismo personificato. E' anche per effetto del suo ingresso che la composizione e' diventata un fatto piu' democratico. Gran parte delle canzoni cominciano con un riff che Billy ci propone al computer. Il ruolo di Billy va ben al di la' di quello di bassista. Un po' tutti, comunque, contribuiamo all'assetto definitivo di una canzone. Le canzoni di questo disco, poi, sono state meditate per un periodo cosi' lungo che tutti hanno avuto modo di dire la loro."

Che musica ascolti?
"Gruppi piccoli, indipendenti. Ti consiglio i Team Dresch di Portland, e anche i Low."

Spruance: "I Runzelstern & Gurglestock (sono svedesi) e i Voice Crack (che credo siano anche svedesi). Poi mi piacciono molto i giapponesi, a partire dai Boredoms, anche se adesso quel genere radicale mi sta un po' stancando."

Bordin: "Mi interessa la musica che non scala le classifiche, quella che non sentiresti se non andassi a scovarla nei negozi di dischi, da Louie Armstrong a Charlie Mingus, dalla sassofonista Tina Brooks a Dr John."

Quali influenze ci sono in questo nuovo album che nei precedenti non c'erano?
Bottum: "Io ritengo che sia meglio non avere influenze musicali. Nessuna. A volte mi rendo conto che un nostro brano suona come se fosse stato composto da qualcun altro, ma me ne accorgo dopo, non prima. Penso che sia sempre sopravvalutata l'idea che un musicista si faccia influenzare da cio' che ascolta. Se chiedi in giro, la maggioranza dei musicisti ascolta in privato della musica che non ha nulla a che vedere con cio' che fa."

Spruance: "Credo di piu' nell'umore. Se qualcuno o qualcosa ha la facolta' di metterti in un certo umore, quello si' puo' avere una forte influenza sulla tua musica."

Dei gruppi con cui avete suonato quali vi hanno lasciato l'impressione piu' profonda?
Bottum: "Babes in Toyland. Forse anche Robert Plant."

Se dovessi paragonare i Faith No More a un complesso degli anni '70?
Bottum: "ELO?"

Spruance: "Who".

Bordin: "Tommy Bolin, perche' mescolava un po' di tutto, rock, soul, calypso, tutto.

Quando suoni con i Bungle, suoni in maniera diversa?
Spruance: "180 gradi. I due stili non sono neppure parenti. Cosa ci faccio nei Faith No More? Sono amico del capo... Ma non preoccupatevi: non abbiamo intenzione di Bungl-izzare il sound dei Faith No More. Rispettiamo le due entita' diverse. Per inciso, abbiamo cominciato la registrazione del nuovo album dei Mr. Bungle, ma non sappiamo ancora quando uscira'."

Bottum: "Anch'io ho un'altra band, si chiamano Star 69. La settimana scorsa abbiamo aperto per le Hole, ne siamo molto orgogliosi."

Spruance: "Siamo tutti molto attivi anche fuori dai Faith No More. In effetti questo e' sempre piu' un supergruppo.

La canzone "Acoustic Groove" e' piu' simile al materiale di "Angel Dust", con quei profondi accordi di organo...
Bottum: "Si', pero' e' una di quelle canzoni che dipendono molto dall'arrangiamento. Se l'arrangiamento e' giusto, funziona; altrimenti fallisce. Non soltanto gli archi, ma anche le chitarre acustiche, che sono state calcolate al millesimo. L'inizio e la fine sono due dei miei momenti favoriti. Un po' Roxy Music o David Bowie, in effetti."

Spruance: "Ha un piglio regale... ambientale. Ha una sua imponenza, come se fosse stata eseguita dentro una grande stanza."

"The Gentle Art of Making Enemies" e' uno dei brani piu' tristi...
Bottum: "Molta angoscia, si'. Bello il contrappunto, pero'. Niente tastiere, purtroppo, ma un arrangiamento nondimeno perfetto. Quella canzone d'altronde e' stata suonata dentro la mente di uno di noi..." (la frase misteriosa si perde nel nulla, la canzone e' comunque di Patton).

"Evidence"?
Bottum: "E' una delle canzoni diverse di questo album. Molto "laid back", groovy. Gli archi sono veri. Non sembra quasi un brano di Soul II Soul?"

Spruance: "Crea un mondo alternativo per me, in cui posso perdermi senza rendermi conto che sono il chitarrista di un complesso rock..."

"Cuckoo for Caca"?
Spruance: "Parte come un brano tribale e poi degenera in un hardcore psichedelico... Ci piacciono questi cambi repentini di stile. Ma il vero brano punk e' "Digging the Grave", sorta di Youth Brigade che incontra i Green Day. L'atteggiamento e' piu' Youth Brigade, la musica piu' Green Day."

"Ricochet"?
Bottum: "E' stata scritta il giorno che Cobain si e' suicidato, cosi' l'abbiamo intitolata "Ricochet", che significa "Nirvana. Non farci caso: i titoli per noi sono insignificanti. Le armonie vocali sono comunque impressionanti."

Bordin: "E' la mia canzone preferita. Ed e' anche l'ultima che abbiamo scritto prima di iniziare a registrare."

Star A.D.", quella con i fiati, il tempo in 3/4, la batteria alla Motown, il funk anni '70s, l'organo techno-rock, il basso degno della colonna sonora di un thriller...?
Bottum: "Tombola! Hai indovinato tutto."

Spruance: "Mi piacciono gli accordi cosi' spessi dei fiati. Anche questo apre spazi, nuovi spazi in cui immergerti... spazi discreti"

In che lingua e' cantata "The Velvet Hammer"?
Spruance: "Portughese. In che altra lingua canteresti una bossanova?"

Di cosa parla "Take This Bottle"?
Bottum: "Della paura, della solitudine... Hai visto il video? Parla della vita dell'artista sempre vagabondo, parla del mondo che si sgretola intorno a lui, parla della gente che non sa piu' cosa fare per sopravvivere... E pensare che era nata come una specie di ballata country & western. Poi stava diventando una specie di canzone alla Guns'n'Roses..."

Spruance: "Siamo forzati a lavorare per sfuggire alla noia, quella e' la ragione principale, non dimentichiamocelo mai..."

"Evidence"?
Bordin: "Un incrocio fra cabaret, Al Green, Sade..."

Qual'e' la piu' vecchia invece?
Bordin: "Cuckoo for Caca," quella che i nostri fan conoscono non a caso come "The First Song". E' anche quella piu' tipica del nostro vecchio stile. Un po' come "Ugly in the Morning", un po' come la stessa "Star A.D.".

"Acoustic Groove"
Bordin: "Billy ci ha lavorato un sacco al computer, per riuscire a creare un equilibrio fra le parti leggere e quelle assordanti. Mi ricorda i primi Roxy Music, di cui ero un grande fan. Ha quell'eleganza, quella soavita'..."

I Roxy Music, gia': com'e' che nessuno se ne era accorto prima?


Everclear: Gli ultimi saranno i primi
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Gli Everclear sono stati scoperti da una major, che sta per rilanciare in grande stile il loro album {World Of Noise}, originariamente pubblicato su Tim/Kerr nel 1993. Il gruppo ha praticamente un unico merito: quello di aver pensato di fondere le sonorita' del garage-rock del Nordovest con quelle del powerpop californiano. Nulla di trascendentale, ma di questi tempi tutte le major vanno cercando i nuovi Green Day. Ed e' possibile che lo siano, se il prossimo disco, in preparazione, manterra' le promesse dei loro show dal vivo.

Il protagonista del trio e' Art Alexakis, personaggio sinistro e un po' patetico che pero' bene impersona le frustrazioni e le ambizioni dei musicisti di provincia. Della scena di Portland rappresentano comunque la seconda grande speranza, dopo i Pond, naturalmente. E' una scena che non e' riuscita ad esplodere benche', non appena inizio' ad affievolirsi quella di Seattle, molti occhi si fossero puntati sull'Oregon.

Le canzoni piu' interessanti dell'album sono forse [Nervous & Weird] e [Trust Fund], che mettono a nudo il passato turbolento di Alexakis.
"La storia della mia vita non e' bella da raccontare, ma e' stata ancora meno bella da vivere. A cinque anni i miei genitori si sono separati, a dodici anni ho perso mio fratello... Cosi' a quattordici anni ho cominciato a suonare in un gruppo di musica rock. Immagino che fosse una forma di catarsi. A sedici anni sono andato a vivere per conto mio a San Francisco. Ci sono rimasto per quasi dieci anni, formando anche i Colorfinger. Poi mia moglie mi ha divorziato, la casa discografica per cui avevamo firmato ci ha creato problemi legali... Insomma ho dovuto ricominciare da capo un'altra volta. A Portland ho formato (NDI: nel 1992) gli Everclear, ho trovato una nuova donna, da cui ho avuto una bellissima figlia. Con 400 dollari ho prodotto il nostro primo disco, che adesso e' distribuito da una major. Il fato mi premia e mi punisce, mi premia e mi punisce...."

Con quali musiche sei cresciuto?
"Praticamente tutto. Beatles, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Animals, hardrock, Stooges, Black Sabbath, Led Zeppelin, punkrock, Clash, Jam, ... L'unica cosa che era gratis per un ragazzo come me era la radio. Sono cresciuto accanto a una radio."

Perche' vi chiamate Everclear?
"E' il soprannome di una bevanda altamente alcolica con cui i ragazzi si sbronzano al limite della follia. Cio' che ti trae in inganno e' che e' trasparente come l'acqua. Mi piace questa metafora, del liquido che sembra cosi' puro e in realta' e' cosi' corrotto, sembra innocuo e invece e' mortale. E' come la societa' in cui viviamo negli USA. Tutto sembra funzionare alla perfezione, tutto sembra cosi' pulito e ordinato, ma dietro si nasconde l'orrenda verita' dello squallore delle nostre esistenze." E il disco perche' si intitola cosi'? "Da un punto di vista musicale, perche' e' pieno di feedback. Volevo stordire l'ascoltatore. Da un punto di vista politico, perche' parla di tutto il "rumore" che si e' accumulato nella nostra societa'. Parla di aborto, AIDS, violenza domestica, e tanti altri temi sociali di attualita'. Le parole "word of noise" ricorrono nella canzone [Laughing World].

In [Sick & Tired] dici "i am dangerous": letteralmente?
"Parte di me lo e', come capita per molta altra gente. Talvolta succedono cose che ti spingono ad essere violento. Purtroppo nel caso mio ne sono successe molte. Con questo non vuol dire che io passi tutto il tempo a meditare omicidi o suicidi. Al contrario, penso di essere una persona relativamente allegra. Penso che siamo un trio di amici che passa volentieri il tempo assieme."

La tua canzone preferita dall'album?
"Nervous & Weird": e' quella in cui mi riconosco di piu', quella in cui il gruppo funziona meglio e quella che fa piu' effetto sul pubblico."

Le tue priorita' nella vita?
"1. mia figlia, 2. gli Everclear, 3. rimettere sempre in discussione cio' che ho conquistato, 4. vorrei avere un altro bambino, 5. i miei amici."

Hai mai pensato di assumere un secondo chitarrista?
"No, non ne abbiamo bisogno, anzi spezzerebbe un equilibrio per noi importante. Dal vivo preferisco avere una sola chitarra, ho piu' controllo sul sound. Poi io sono stilisticamente inetto, non credo che un altro chitarrista riuscirebbe a coesistere con me..."

Il prossimo disco?
"Sara' molto diverso. Piu' pop, certamente. Come minimo, abbiamo un nuovo batterista, Greg Eklund, che sembra nato per suonare con Craig (NDI: Montoya). La sezione ritmica dovrebbe essere molto piu' affiatata adesso, forse un po' meno rumorosa. Insomma abbiamo cercato di fare un disco piu' melodico, meglio arrangiato, piu' orecchiabile. Al tempo stesso con un ritmo piu' immediato e trascinante. La Capitol ci ha dato carta bianca. Assolutamente. Devo rendere omaggio al padrone, GAry Girsh: e' lui che ci ha scoperto, ed e' un personaggio importante, lo stesso che alla Geffen scopri' i Nirvana... Il nuovo album si dovrebbe intitolare {Sparkle & Fade} e dovrebbe uscire verso la fine di maggio. Sara' nuovamente prodotto da me. Il budget? Cento volte di piu' di {World Of Noise}. Abbiamo impiegato molto a finirlo. Non ero contento con alcuni dettagli e ho continuato a rimixarlo. Non saro' un gran che di produttore, ma ci tengo a cio' che faccio."

Titoli sentiti dal vivo che dovrebbero essere fra i piu' interessanti: [Heroin Girl], [Santa Monica], [Hearts Spark Dollar Sign] e [You Made Me Feel Like A Whore]. Ha ragione lui: molto piu' pop.

Che complessi mi consigli di ascoltare?
"I Pluto di Vancouver, i Red Five di Los Angeles (NDI: hanno appena firmato per Interscope, sonorita' tipo X), K Pants (anch'essi dell'Oregon), Space Bike (Wisconsin), e naturalmente i Pond."

Se potessi cambiare una cosa al mondo?
"Vorrei che non esistessero gli abusi di minori. E trovare una cura per l'AIDS."


Further: Il rock dei poveri
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Catalogati due anni fa fra i tanti imitatori dei Dinosaur Jr a causa di un album di esordio piuttosto epigonico ({Grip Tape}), i Further si sono riscattati l'anno scorso con un'opera monumentale, {Sometimes Chimes}, che e' stata salutata fra i piccoli capolavori del "lo-fi", accanto ai lavori piu' famosi di Pavement e Sebadoh. Il gruppo del secondo album non ha nulla a che vedere con quello del primo album, cosi' come il gruppo che ho ascoltato ieri notte non ha nulla a che vedere con quello del secondo album... salvo che i fratelli Brent (basso) e Darren (canto e chitarra) Rademaker, originari di Tampa (in Florida) e Josh Schwartz (chitarra) sono presenti su tutti e tre. Le continue metamorfosi dei Further, in un'epoca dominata da gruppi che ripetono se stessi fino alla nausea, sanno di eresia.
Brent: "Nessun mistero, siamo praticamente stati obbligati dalla sorte a suonare cio' che suoniamo. Darren e io cominciammo a suonare in Florida in un gruppo chiamato A New Personality. Nel 1986 decidemmo di trasferirci a Los Angeles perche' siamo entrambi fanatici del surf (lo sport, non il genere musicale). Entrammo a far parte di un complesso inventato da una major, uno di quei progetti calcolati cinicamente per entrare nelle classifiche. Il progetto falli' miseramente. Nel 1989 incontrammo Josh e Kevin, il nostro primo batterista, e decidemmo di dare vita ai Further. All'inizio con noi suonava anche Eddie Kurdziel, che adesso e' nei Redd Kross. Le prime cose dei Further erano molto influenzate da cio' che andava per la maggiore a quel tempo: Nirvana, Sonic Youth, Dinosaur Jr, etc. Poi il batterista ci lascio': ha intrapreso una fortunata carriera lavorando per la musica country. Rimasti in tre dovevamo scegliere: potevamo assumere un altro batterista o alternarci alla batteria. Un po' perche' siamo poveri e un po' perche' non ci andava di introdurre un elemento esterno, abbiamo scelto la seconda alternativa. Questo pero' vuole anche dire che non siamo quasi mai un powertrio regolamentare, anzi, a volte, siamo un duo di chitarre con una batteria ridicola di sottofondo."

Ma all'inizio cosa avevate in mente?
Brent: "Il concetto era quello di suonare soltanto cio' che ci andava di suonare, di non farci influenzare piu' di tanto dalle mode del momento."

Darren: "Di essere veri, a prescindere da quante copie i nostri dischi venderanno. Se vuoi, e' un concetto molto punk, ma senza la musica dei punk."

Come vi pare oggi il primo disco?
Darren: "Non riuscirei piu' ad ascoltarlo. Mi pare cosi' lontano da cio' che siamo oggi. Non ne sono imbarazzato, ma lo sento tanto mio quanto uno qualsiasi dei dischi della mia collezione. E' il disco di qualcun altro, di qualche tempo fa, che faceva delle cose diverse da quelle che piacciono a me adesso. Mi sento musicalmente separato da quel lavoro. E' chiaro che tutto rimane dentro di te. Dieci anni fa ero un fan dei Jam, e guarda caso adesso siamo approdati alla musica mod. Immagino che fra dieci anni mi rendero' conto che quel primo disco non fu poi cosi' strano."

Brent: "Anche il secondo non e' piu' rappresentativo del nostro stile. L'anno scorso avevamo in mente certi stili musicali, in cui oggi non ci riconosciamo piu' molto. Per noi e' soprattutto il disco in cui abbiamo dovuto imparare ad alternarci alla batteria. Per esempio, quando e' il mio turno questo diventa un complesso con due chitarre e una batteria. Quando e' il turno di Darren, diventiamo un powertrio. Tutti abbiamo qualcosa da imparare da queste configurazioni."

Darren: "Per me e' stato utile per capire il ruolo che giocano i ritmi in una canzone rock. E' diverso avere qualcuno che sa come fare e doverlo fare tu. Inoltre ci sprona ad improvvisare molto di piu'. All'inizio il nostro batterista ci obbligava a dare una struttura molto rigida alle canzoni. Era un ottimo batterista, ma proprio per questo non ci consentiva la minima variazione su quanto era stato pattuito. Lui sapeva esattamente cosa fare e in che momento. Noi dovevamo soltanto rispettare lo spartito. Adesso invece possiamo fare praticamente cio' che vogliamo durante l'esecuzione di una canzone, sappiamo adattarci ai capricci degli altri."

Per la verita' {Sometimes Chimes} fa man bassa degli stili amatoriali del college-pop americano. Se [Furtherdoh Jr] e' l'omaggio ufficiale (e non molto originale) al genere "lo-fi" per eccellenza, sono brani come [New Glass] e [Kindergarten Set] a mettere a fuoco il loro infantilismo psichedelico, ed e' la lunga nenia di [Jaded Ball], imbevuta di Codeine e Seam, a troneggiare sull'opera. In mezzo fanno bella figura diverse canzoni psichedeliche alla buona, [J.O.2], [She Lives By The Castle] e [Brian And Ray]. Ma forse i Further cercavano il consenso soprattutto nelle ballate ultraterrene di [Isabel] e [Surfing Pointers].
Brent: "Il nostro sound e' certamente molto piu' calmo adesso. E' anche piu' sperimentale."

Quindi non assumerete mai un batterista?
Darren: "Soltanto se troviamo un ragazzo dieci anni piu' giovane di noi che e' un mostro di percussionista".

Brent: "Non credo. Tieni anche presente che a Los Angeles un buon batterista puo' trovare un ottimo lavoro negli studio, un lavoro molto ben pagato che non richiede di girare il mondo in un van e ti garantisce un reddito fisso. Giudica tu quanti sarebbero disposti a mettersi con noi."

Darren: "E tieni anche presente che ogni volta dobbiamo litigare per decidere chi suonera' la batteria. Nel senso che tutti vogliamo suonarla. Non e' che sentiamo la mancanza di un batterista."

Brent: "Naturalmente questo ti dice anche che per noi la tecnica non e' fondamentale, anzi, puo' essere considerata una distrazione. Se ti concentri sulla tecnica al tuo strumento, perdi di vista la canzone. Noi crediamo che l'obiettivo principale sia la canzone, non il virtuosismo personale."

Darren: "Io suono la chitarra da vent'anni, ma Josh, che e' molto piu' inesperto, la suona meglio di me. Non ho mai avuto la motivazione a migliorare la mia tecnica. La tecnica e' il bacio della morte per un musicista."

Brent: "Per noi la canzone e' una forma di espressione musicale, non un libro di testo".

I Further continuano nella loro rincorsa a un "lo-fi" sempre piu' creativo con l'EP {Grimes Golden} (Fingerprint), fresco di stampa. Nove canzoni per venti minuti, all'incrocio fra musica ambientale, countryrock e mod (leggi: Orb, Gram Parsons e Creation, una combinazione quantomeno inusuale). E dal vivo eseguono gia' diversi brani inediti, segno che forse ci sarebbe materiale per un altro doppio...
Brent: "Abbiamo molto materiale nuovo, ma non abbiamo fretta di metterlo su disco."

Cosa mi consigliate di ascoltare?
Brent: "Gli Emily's Sassy Line di Los Angeles e i Peechees di Berkeley"

Darren: "I Magnetic Fields di Boston, i Blur inglesi, gli Unwound di Seattle, i Cardinal sempre di Boston. Ma noi ascoltiamo anche molta musica degli anni Sessanta, come i Creation, gli Action, gli Who, tutto cio' che e' mod, freak, psichedelico... Ci piacciono gli Orb, i Seefeel, i Comet Gain..."

Degli altri principi del lo-fi cosa pensate?
Darren: "Abbiamo suonato con Sebadoh e Pavement. Ovviamente ci piacciono molto. Ma e' chiaro che ormai il confine fra lo-fi e mainstream e' molto sfumato..."

Brent: "Non li citiamo soltanto perche' non hanno bisogno di pubblicita'. Ormai sono diventati delle star. Non hanno certo bisogno del nostro aiuto."

Darren: "E ricordiamoci sempre che noi siamo lo-fi semplicemente perche' non abbiamo i soldi. Il nostro principio e' di cercare di fare il massimo con il poco che abbiamo a disposizione. Dacci un milione di dollari e faremo un disco con violoncello e clavicembalo. Dacci un'orchestra e faremo una sinfonia."

Brent: "...sempre a patto che la casa discografica ci lasci controllo totale sullo studio, etc etc. Purtroppo spesso con i soldi arrivano anche i condizionamenti..."

Se poteste cambiare qualcosa al mondo cosa cambiereste?
Brent: "Vorremmo che la gente, soprattutto la critica, non cercasse sempre di leggere fra le righe di cio' che uno fa. Non vorremmo essere sempre criticati per aver preso delle decisioni insolite. Vorremmo che la gente ci rispettasse anche se siamo diversi, e non ci considerasse soltanto degli esibizionisti con la puzza sotto il naso."

Darren: "E i CD dovrebbero costare di meno. Sono troppo cari rispetto al costo di produzione!"

Un messaggio per il pubblico di Rockerilla?
Brent: "Scriveteci, mandateci cassette e dischi: vogliamo conoscervi!"

Further, c/o Christmas, 1310 1/2 N. Vista, Los Angeles, CA 90046, USA.

Discografia parziale:

1992
[Filling Station] (Bongload) 7"
[Over And Out] (Christmas) 7"
[Overrated] (No Suff] 7"

1993
[Born Under a Good Sign] (Standard) 7"
[Hyde Park] (Over The Wall) 7" compilation
[She Lives By The Castle] (First Strike) 7" split
{Grip Tape} (Christmas) CD

1994
{Sometimes Chimes} (Christmas) CD

1995
{Grimes Golden} (Fingerprint) 10"