Prong: Il vangelo secondo Ted Parsons
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Abbiamo incontrato Ted Parsons dei Prong in occasione del rilascio del loro nuovo disco, "Cleansing". I Prong, attivi dal 1985, non hanno bisogno di molte presentazioni. Anche perche' la loro storia (in un mondo volubile e instabile come quello del rock) e' sempre stata insolitamente incoerente e avara di colpi di scena. Se e' vero che dal terzo disco, "Beg To Differ", in poi la musica ha un po' attenuato impeto e vigore, e' anche vero che dal primo album (e soprattutto dal secondo "Force Fed", che per molti rimane il loro capolavoro) ad oggi sono cambiati soltanto i dettagli di implementazione, non le specifiche funzionali, del prodotto Prong. La loro importanza nella scena di New York e' indubbia, e il loro ibrido di hardcore, heavymetal e industriale rimane un valido punto di riferimento per i piu' giovani (anche per quelli che li hanno superati in bravura). Assente Tommy Victor, e perso per strada Troy Gregory, e' Ted Parsons a fungere da portavoce del gruppo.

Nell'intervista dell'anno scorso proprio Parsons aveva elencato rap, Killing Joke e i secondi Clash fra le loro influenze. "Cleansing" sembra rispettare quelle coordinate piu' del precedente "Prove Your Wrong" (disco raffazzonato che presentava qualche buona composizione ma mal sfruttata).

Paul Raven ha preso il posto di Troy Gregory...
"Raven ha una grossa esperienza, ha lavorato con i Killing Joke e l'anno scorso aveva gia' effettuato un paio di remix dei brani di "Prove Your Wrong" (ndi: sull'EP "Whose Fist Is This Anyway?"). E' entrato a far parte del gruppo per una combinazione di fattori positivi e negativi. Da un alto Troy era diventato sempre piu' instabile, emotivamente imprevedibile, e questo rendeva difficile la convivenza; chiaramente il fatto che sia affetto da tendinite alla mano non facilita le cose, e rendeva praticamente impossibile per lui suonare le cose che facciamo noi, troppo complicate per un invalido. Dall'altro Raven ci era vicino da tempo e un giorno le circostanze ci imposero di farlo suonare con noi dal vivo. Eravamo molto preoccupati, perche' non aveva avuto tempo di imparare le nostre canzoni: invece di destreggio' benissimo e suppli' con la classe a qualunque handicap potesse avere. Paul ha una grande dote: il suo modo di suonare e' molto semplice, non e' un protagonista, non cerca di fare il virtuoso. E' il bassista ideale per realizzare cio' che Tommy e io vogliamo fare con i Prong. E aggiunge un tocco di humour, che non guasta mai. E' chiaro che un po' ha influito sul nostro sound, ma non e' stato pianificato a tavolino.

"Vorrei aggiungere che anche John Bechdel (ex Murder Inc e Killing Joke) si e' unito a tempo pieno ai Prong. Era da tempo che meditavamo di potenziare la formazione con un membro aggiuntivo. Naturalmente il primo pensiero fu quello di prendere un altro chitarrista, ma poi ci abbiamo ripensato: non abbiamo bisogno di un altro chitarrista, tutto qui. Cio' di cui avevamo bisogno era qualcuno che gestisse i sampling dal vivo: io (che sono il principale autore dei sampling) suono la batteria. Con l'arrivo di Bechdel abbiamo finalmente qualcuno che puo' aggiungere questo elemento nelle esibizioni dal vivo. Non e' poco per noi. Potendo giostrare con il sampling ci cra un numero illimitato di nuove opportunita'."

Veniamo a "Cleansing": mi sembra al tempo stesso il vostro disco piu' pesante e piu' vario...
"Concordo, ma sottolinerei piu' il "vario" che il "pesante". La varieta' e' decisamente voluta. Abbiamo percio' tentato di alternare suoni "pesanti" e suoni piu' atmosferici. Di fatto la prima facciata e' molto piu' "dura" della seconda. Abbiamo anche cercato di fare in modo che in tutti i brani trapelasse un certo "calore": i suoni sono tutti genuini, autentici, non c'e' nulla di artificiale nella batteria o nella chitarra. Il sound della chitarra e' anzi molto ricco. E' stato prodotto con grande cura: devi ascoltarlo diverse volte per renderti conto di tutti i dettagli. Con "Cleansing" abbiamo potuto fare cio' che non ci era riuscito con "Prove Your Wrong": passare tutto il tempo necessario in studio per mettere a punto ogni singolo secondo del disco. Lo abbiamo fatto e ne siamo lieti. Abbiamo persino passato ore a decidere la sequenza dei brani, l'ordine con cui dovevano alternarsi. Insomma abbiamo cercato di produrre un'opera unitaria, non soltanto una raccolta di canzoni."

Perche' allora il disco si apre con "Another Worldy Device", che non e' forse all'altezza di "Snap Your Fingers" e altri brani?
Perche' ci e' sembrata l'introduzione piu' naturale a un nuovo disco dei Prong, e' una tipica canzone nostra. L'ascolti e pensi "questi sono i Prong". Il disco inizia in maniera esplosiva, poi avra' tempo di meditare e ravvedersi". Analogamente il disco si chiude con "Test", che e' una canzone abbastanza semplice per i nostri standard, certamente non una delle mie favorite, ma va benissimo per dire "arrivederci".

"Whose Fist Is This Anyway" e' chiaramente influenzata dagli ZZTop...
"Quella e' un'influenza molto forte sia su di me sia su Tommy. Abbiamo sempre amato la "groove" elettronica di "Legs" e ogni volta che possiamo tentiamo di imitare la combinazione di battito da discoteca e chitarra potente. Anche in "Broken Piece" puoi sentire la stessa influenza, solo che e' meno evidente, devi ascoltare con maggiore attenzione, perche' la canzone e' molto piu' lineare.

Alcune di queste canzoni facevano gia' parte del vostro repertorio un anno fa...
"Snap Your Fingers Snap Your Neck" e' una delle canzoni piu' vecchie dell'album. Anzi venne scritta con Troy. E' pero' parecchio cambiata. Un produttore techno tedesco, Adam Heart, la sta rimixando con un ritmo techno. Credo che il singolo verra' rilasciato soltanto in Germania, pero'. Raven e John stanno facendo il remix di "Broken Piece": forse verra' pubblicato fra qualche mese, non so bene se come singolo o in nuovo EP. Anche "Broken Piece" era gia' diventato un classico dal vivo, prima di essere registrato per questo album."

"Un altro brano vecchio e' "One Outnumbered", una diretta imitazione dei Led Zeppelin. La stavamo quasi per escludere, perche' ci sembrava troppo scontata; poi abbiamo pensato che per un album normale dei Prong sarebbe si' stata ridondante, ma in questo album cosi' diverso era meglio tenere qualcosa di piu' convenzionale."

I tuoi brani preferiti?
"Out Of This Misery" e "No Question" sono le mie preferite, per melodia e arrangiamento, il canto. In generale preferisco la facciata B, appunto perche' e' meno scontata."

I brani preferiti di Tommy?
"C'e' una ragione se "Another Worldly Device" e' la prima canzone del disco..."

Sempre sulla seconda facciata c'e' persino qualche ballata...
"Non esageriamo. Il termine "ballata" fa venire in mente Bon Jovi. C'e' "Not This Earth", che e' relativamente piu' tranquilla e atmosferica del resto, ma non e' una ballata. La paragonerei ai Joy Division e ai Killing Joke (soprattutto il lavoro di chitarra). In effetti quel brano e' uno dei piu' importanti, perche' ti da' la sensazione di dove stiamo andando, della direzione che abbiamo intrapreso."

L'esperimento meglio riuscito?
"Forse "Home Rule": abbiamo preso un battito di drum machine, il piu' stupido che potevamo produrre, poi l'abbiamo registrato su un quattro piste e poi lo abbiamo riregistrato tramite un microfono."

"Sublime" e' molto melodica, forse una delle migliori della vostra carriera in questo genere...
"Non direi pero' che quello segni la strada che intendiamo seguire in futuro."

Come pensi che i fan possano prendere la varieta' di "Cleansing"?
"Non penso che ci sia un abisso cosi' grande fra il primo album e questo, credo che il suono sia praticamente lo stesso, semplicemente meglio suonato e meglio studiato. Non credo che l'album shockera' nessuno. Al massimo i fan si renderanno conto che noi siamo cresciuti con il tempo, che siamo piu' saggi e piu' vecchi. Capita a tutti."

Qualche critico ha tentato di infilarvi nel genere "industriale"...
"Quella e' una parola che nessuno sa piu' cosa significhi. Se volessimo diventare un gruppo industriale francamente non saprei cosa suonare. Per me i Ministry sono piu' heavymetal di noi, ma per i giornalisti loro sono industriali e noi siamo heavymetal. Tanti anni fa io suonavo con gli Swans e mi ero fatto un'idea di cosa fosse la musica industriale, ma adesso non ci capisco piu' nulla. Diciamo che a noi piace usare il sampling, lo useremo sempre di piu' e sempre meglio. Se questo significa diventare "industriali", bene. Altrimenti fate voi. Una cosa e' certa: noi non ci siamo mai abbassati ad imitare i cliche' di nessun genere, e non lo faremo mai. Avremmo certamente potuto usare piu' vocals distorte, piu' chiasso rimtico e cosi' via, ma noi abbiamo una nostra onesta' che ci impedsice di adottare stereotipi in maniera passiva. Se sei un vero artista, se credi in cio' che suoni, e' la tua stessa personalita' a probirti di seguire semplicemente i cliche'."

Cosa pensi della scena heavymetal di oggi?
"E' curioso anche che siamo stati catalogati li' dentro. Il pubblico del metal ci aveva accettato fin dall'inizio, ma noi non ne siamo mai stati particolarmente entusiasti. Francamente non ascoltiamo quasi per nulla i gruppi di metal, non ci sentiamo parenti loro. Apprezziamo l'energia, ma c'e' troppa spazzatura in giro, ci vorrebbe troppo tempo per trovare i dischi buoni. L'ultima volta che sono stato entusiasta dell'heavymetal e' stato ai tempi dei primi Metallica e Slayer..."

E del grunge cosa pensate?
"Mi piacciono molto i Nirvana e i Pearl Jam. Ma non sono sicuro che potrei ascoltarli a lungo. Dei Soundgarden mi sono un po' stancato. Credo che in generale la scena grunge si stia prendendo dei meriti che non ha. Il fatto e' che tanti ragazzini non hanno mai ascoltato Led Zeppelin e Black Sabbath, per cui credono che quelle sonorita' siano state inventate a Seattle. D'altronde tutto va a cicli a questo mondo, e tutto si puo' rivendere qualche anno dopo alla generazione che non c'era la volta prima."

Cosa ti preoccupa del futuro della musica?
"Non ho la piu' pallida idea di quale sara' il futuro della musica. So che fra poco qui a New York avremo una tv via cavo che sparera' duecento canali in tutte le case e che sara' presto impossibile ascoltare tutti i canali. Questo mi preoccupa davvero."


Season To Risk
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I Season To Risk sono una delle rivelazioni degli ultimi mesi. Il gruppo di Kansas City propone un post-punk violentissimo che puo' ricordare i Jesus Lizard ma con un'aggressivita' che e' ancora quella del punk. Le partiture strumentali un po' "grunge" li hanno portati alla ribalta dei discografici e della critica senza dover attendere la solita gavetta. La formazione comprende Chad Sabin (batteria), Duan Trower (chitarra), Paul Malinowski (basso) e Steve Tulipana (canto). Con quest'ultimo conversiamo a proposito del gruppo.

Come'e' la scena di Kansas City?
"Non ci crederai, ma e' estremamente attiva. So che fino a qualche anno fa non c'era nulla, a parte forse i Micronotz, che comunque nessuno conosce. Ma negli ultimi quattro o cinque anni sono sorte diverse formazioni interessanti. Noi siamo i piu' fortunati, ma vedrai che presto sentirai parlare anche di qualcun altro. Siamo tutti amici e ci aiutiamo a vicenda, e spero veramente che possa aver origine un'altra piccola Seattle. Noi ci siamo formati nell'autunno del 1988. Prima suonavamo tutti in gruppi misconosciuti di hardcore, ma un giorno decidemmo di metterci insieme e di suonare qualcosa di meno aggressivo e di piu' composto. All'inizio non ci piaceva gran che' quello che riuscivamo a suonare, ma nel giro di un paio d'anni siamo pervenuti al sound che ascolti sul primo album (ndi: per la Red Decibel). Ancora non posso credere che siamo stati messi sotto contratto da una casa discografica: io non ho mai mandato in giro dei demo tape!"

Dell'album cosa pensi?
"Voglio sottolineare che quell'album venne composto anni fa e registrato in gran parte quasi due anni fa. Pertanto non riflette cio' che facciamo oggi. Siamo contenti di com'e' venuto il disco, ma non e' piu' aggiornato alle ultime novita'. Adesso siamo piu' "heavy", e, in generale, piu' maturi: sappiamo eliminare il grasso e lasciare la sostanza. Al tempo stesso stiamo avvicinando sempre piu' le sonorita' "industriali", e credo che il prossimo album lo dimostrera'. Il nuovo batterista, e' il quinto che cambiamo e' finalmente cio' che volevamo. Era nei Libido Boyz (ndi: due album rispettivamente su First Strike e Red Decibel) a Minneapolis, ci siamo conosciuti prima di Natale."

Quando prevedete di pubblicarlo?
"A meta' del 1994. Stasera al concerto ascolterai una buona meta' del materiale che finira' su quell'album. Lo stiamo ancora rifinendo di serata in serata, ma sostanzialmente sappiamo cosa faremo.

Come definiresti la tua musica?
"Non e' grunge".

Chi ascoltate?
"Sono stato un grande appassionato degli Scratch Acid. Adesso ascolto Rites Of Spring, Bad Brains, Willie Nelson, PJ Harvey, gli Slayers, ..."

Ma di vostri contemporanei?
"Mi vengono in mente soltanto i Don Caballero e i Jesus Lizard".

Chi vi ha influenzati tecnicamente?
"Siamo tutti autodidatti, e siamo cresciuti in un posto in cui era difficile ascoltare persino i Ramones. Per cui non credo di aver subito particolari influenze. Duane e' l'unico ad avere una preparazione professionale. Ha studiato classica e jazz, e passa tutto il tempo sull'autobus a praticare con un accidente di libro di spartiti classici. E' un fanatico di Bartok e Mahler... Io credo di essere stato infuenzato soltanto da due cantanti: Michael Gira degli Swans e Nick Cave. Chad e' uno scopritore di talenti: non gli piacciono i batteristi famosi, gli piacciono quelli alle prime armi, come Eric Barnes dei Loco Pollo."

Le liriche cosa dicono?
"Sono molto personali. In sostanza dicono che io sono tutto sbagliato e devo ricominciare da capo... Ma direi che si possono leggere a diversi livelli. Al primo livello racconto degli episodi, per li piu' tristi, della mia vita o della vita di altre persone. Al secondo livello interpreto quegli episodi nell'ambito della condizione umana. Ogni canzone per me dovrebbe essere un libro. Infine al terzo livello (ed e' quello che percepisci dal vivo) c'e' l'emozione grezza e pura. Anche se non capisci le parole dovresti riuscire a percepire egualmente il significato finale della storia."

Li lasciamo al concerto, in cui esibiranno al massimo grado le loro doti di aberrazioni umane, con Sabin, un terremoto vivente, e Tulipana, un lupo affamato con la gestualita' di un epilettico, al centro dell'attenzione. Fra le nuove canzoni: "Inked", "Some", "Future tense". Del vecchio repertorio riconosciamo i due singoli ("Snakes" e' quello nuovo) e "Reminder". Il pubblico sembra piu' attratto dall'aggeggio in cui urla Tulipana, un sostitutivo del microfono che deforma la sua voce rendendo inintelleggibili le parole. Ma le bordate strumentali non sono meno avvincenti. Trower e' altrettanto movimentato, e bisogna dire che il suo stile alla chitarra non ha proprio nulla di classico: sembra anzi che si diverta ad accordarla nel modo piu' stridente e a suonarla come una distorsione acutissima. Tutto sommato il primo disco non ha reso giustizia a questo gruppo.


Girls Against Boys: L'inferno prossimo venturo
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Nella musica rock dei primi anni Novanta si sta formando una corrente che ha in comune alcuni principi fondamentali: usare l'elettronica per fare rumore, usare tutti gli strumenti per fare ritmo e usare il canto per incutere paura. Un gruppo all'interno di quella corrente ha portato questi tre principi all'esasperazione: i Girls Vs Boys. Nella sua musica i suoni cacofonici, ritmici e canori assumono connotati catastrofici. Per quanto i loro stili siano diametralmente diversi, l'operazione dei Girls Vs Boys mi ricorda quella compiuta un decennio e mezzo fa dai Pere Ubu: anche allora si tratto' di ridefinire il ruolo di elettronica, ritmo e canto nell'ambito della musica rock. Anche allora il risultato fu spettacolare e rivoluzionario.

I Girls Against Boys nacquero sulle ceneri di un complesso molto sottovalutato degli anni Ottanta, i Soulside.

Il batterista Alexis Fleisig precisa: "Per la verita' io e Scott (ndi: il chitarrista Scott McCloud) eravamo gia' attivi nei Lunchmeat fra il 1984 e il 1986, ma riuscimmo soltanto a registrare un singolo. I Soulside (con Bobby Sullivan al canto), durarono piu' a lungo, riuscendo a registrare tre album: il primo (su Sammech), {Trigger} (Dischord) e {Hot Bodi Gram} (Dischord). Gli ultimi due sono stati raccolti su un unico CD. Ci sciogliemmo nel 1990, senza particolari ragioni: eravamo soltanto stanchi di suonare come Soulside. Il primo album dei Soulside e' pressoche' irreperibile. Io me lo ricordo quasi come un mio lungo assolo di batteria, o perlomeno un assolo della sezione ritmica..."

Nel frattempo il tecnico del suono dei Soulside, e loro amico d'infanzia, Eli Janney, aveva registrato qualche brano in studio con l'aiuto di Brendan Canty dei Fugazi al basso e di McCloud al canto. Non essendo membro di nessun gruppo, lo aveva fatto piu' che altro tanto per provare. Le registrazioni erano rimaste ad ammuffire nella sua camera da letto finche' i Soulside si sciolsero. Fu allora che McCloud e Janney pensarono di registrare qualche altro brano in maniera da poter pubblicare un EP a nome Girls VS Boys.

Janney precisa: "L'EP e' un'opera soltanto di studio. Nessuna di quelle canzoni era stata pensata prima di essere registrata, ne' le prime (ndi: con Canty), ne' le seconde (ndi: con Fleisig). L'idea di suonare le tastiere venne quasi all'improvviso, ma ha una perfetta logica: da bambino avevo studiato pianoforte e Scott voleva qualcuno che gestisse elettronica e sampling. Fu quasi naturale che fossi io a farlo. Adesso mi alterno anche al basso, raddoppiando quello di Johnny Temple (ndi: anche lui un ex Soulside). Quando suono il secondo basso penso a produrre soprattutto suoni che normalmente non associ al basso, suoni violentemente distorti; insomma non sono un vero bassista. Quando suono le tastiere, analogamente, mi preoccupo che i suoni delle tastiere vadano d'accordo con la musica, non che l'organo suoni come un organo. Ti dio' anzi che non mi piace nessuno organista al mondo. Credo di essere abbastanza diverso da tutti gli altri: quando dobbiamo suonare su un palcoscenico e io comincio ad allestire le tastiere, posso sentire il pubblico che rumoreggia deluso "ma come, un complesso punk con l'organo elettronico?". Ma quando poi ci sentono suonare, si rendono conto che quell'organo e' perfettamente in sintonia con l'etica dell'hardcore. Ci sono molti pregiudizi contro le tastiere, e devo dire che sono totalmente d'accordo: per la maggior parte vengono usate in maniera noiosa e antiquata. Vere influenze non ne ho avute, a parte forse Jim Thirlwell (soprattutto le cose che fa nei Steroid Maximus), ma vorrei citare almeno il ragazzo che suona l'organo nei Beastie Boys, Mario Caldado. Devo confessare che ascolto pochissima musica rock, ascolto per lo piu' jazz. Di gruppi rock in circolazione mi piacciono Jon Spencer Blues Experience e i Braniac (di cui ho prodotto l'ultimo album). Ma se dovessi dirti chi mi piace davvero sarebbero Chet Baker, Ella Fitzgerald, Miles Davis e cosi' via."

L'EP, {90's Vs 80's} (Adult Swim), pubblicato nel 1992, e' pertanto un episodio anomalo, un'introduzione alle idee, piu' che alla musica, del nuovo complesso. Fra reminescenze di Velvet Underground, minimalismo, hardcore e techno nasceva comunque qualcosa di estremamemte potente ed eccitante, all'insegna di un livello parossistico di violenza (vedi [Stay In The Car] ) che rimarra' il loro marchio di fabbrica. Degni di nota sono anche [Jamie], che esprime le componente heavymetal del loro sound, e [Kitty-Yo] per quella psichedelica. C'e' gia' un universo intero di suoni che li separa dall'hardcore e da qualsiasi altro genere musicale. Inevitabilmente i critici li scaraventano nel calderone della musica industriale, non sapendo dove infilarli.

Due mesi dopo fu la volta del primo album, {Tropic Of Scorpio} (Adult Swim), nel quale viene ricostituita ufficialmente la line-up dei Soulside, ma con Janney al posto di Sullivan.

Janney: "E' un lavoro molto sperimentale, nato per essere soltanto un esperimento. Ancora non avevamo cominciato a suonare dal vivo. In pratica quel disco e' una raccolta di tentativi, per vedere cosa potevamo fare, sono frammenti di idee diverse di cose che altri non avevano ancora fatto. Quando decidemmo di diventare un vero complesso, eravamo succubi del jazz e vivevamo molto lontani (loro si erano trasferiti a New York). Non avevamo tempo per esercitarsi, per fare delle prove. Registrammo in maniera "free-form". Certo, le canzoni erano per lo piu' scritte, ma non erano mai state suonate prima. Erano degli esercizi puramente teorici. Non ho dubbi che diverse canzoni sarebbero venute infinitamente meglio se avessimo avuto l'occasione di suonarla prima un po' di volte."

Fleisig: "Non volevamo avere piu' nulla a che fare con il sound dei Soulside. Ti confesso pero' che, ascoltandola adesso, la musica non e' poi cosi' diversa dalle ultime cose dei Soulside. Anzi, direi proprio che {Hot Bodi Gram} e' molto simile al primo EP dei Girls Vs Boys. La presenza di Janney ci apri' nuove prospettive, in quanto Sullivan non aveva mai collaborato alle musiche, lasciava fare tutto a noi e soltanto all'ultimo momento scriveva le liriche e le cantava."

Cio' che colpisce subito del disco sono le atmosfere malate e morbose che scaturiscono dal ritornello oppressivo di [My Night Of Pleasure] e dalla litania di [Matching Wits With Flaming Frank]. Sono brani dalla ritmica intensa e travolgente, che non concede tregua. La carica ritmica raddoppia sotto il peso di uno sforzo collettivo in [Wow Wow Wow] e [Wasting Away], corredati da sampling "industriali", fino all'apice apocalittico di [Plush], in cui il quartetto si libera definitivamente di tutte le remore.

Fleisig: "A me Tropic Of Scorpio sembra soprattutto un album di blues o jazz, ma con l'idea di essere minimali e al tempo stesso lasciare che gli strumenti esaltino quel minimale. Non so se rendo l'idea"

Sono canzoni cupe e depresse, cantate in maniera animalesca; sorta di incubi kafkiani nella societa' post-industriale.

Fleisig: "E' Scott a scrivere tutte le liriche, per lo piu' elevando il mondano a dimensioni paradossali, trasformando scenette quotidiane in situazioni fantastiche. Al tempo stesso c'e' dentro la necessita' di combattere l'insicurezza. Le liriche stabiliscono un'atmosfera e forniscono le immagini per visualizzare la musica. Generalmente prima componiamo una canzone e poi Scott decide le liriche, facendo in modo che combacino con l'andamento della musica: un'immagine atroce verra' cantata nel momento in cui la musica esplode, e cosi' via."

E' comunque un suono che non sa ancora di essere grande, che propende per l'atmosfera morbosa piu' che per lo sconquasso armonico, che ha paura di esprimersi al massimo delle proprie potenzialita', che non e' ancora sicuro della propria diversita'.

Fleisig: "Adesso siamo piu' convinti di cio' che facciamo, siamo una band sul serio. Anche la produzione e' diversa, piu' professionale. Lo stesso metodo di composizione e' diverso, perche' una canzone nasce da infinite prove e riprove. Se dovessi definirci direi un incrocio fra Fugazi e Helmet, con distorsioni molto acute e ritmo molto pesante. Con un'enorme enfasi sull'aspetto ritmico: se il ritmo ti colpisce, e' fatta, perche' ti fa subito provare qualche sensazione. Come batterista ammiro soprattutto Rey Washam (ex Scratch Acid) Kent Stax (Scream) e Steward Copeland (Police), ma anche gente che probabilmente fara' inorridire i nostri fan, come Neil Pert (Rush). La mia cultura e' in realta' molto "mainstream". Anzi, cominciai con l'hip-hop: volevo imitare alla batteria le drum-machine, sia come precisione di colpi, sia come frequenza, sia come timbrica metallica. Credo sia stato un buon addestramento."

Due brani, [Everything I Do Seems To Cost Me $20] e [Little Buccaneer], fluttuano in un lago di fraseggi jazzati, che si apre all'improvviso in rasoiate di chitarra heavymetal.

Janney: "Il jazz e' molto importante per noi, e' la cosa che ascoltiamo di piu'. E' cruciale avere quel fattore di improvvisazione, di liberta', quella capacita' di creare spazi, pause, quiete, altrettanto che quella di creare note. E' il modo piu' efficace di convogliare l'attenzione del pubblico, di tenerlo sempre in guardia. Anche il concetto di ritmo e' simile al nostro. Pensa al modo in cui si muove il ritmo di uno Stan Getz: a prescindere dalla canzone che sta suonando, il ritmo e' sempre interessante per se, basterebbe quello a giustificare la canzone. Lo stesso principio vale per la nostra musica: anche quando vogliamo soltanto far esplodere un brano con il massimo di rumore, cerchiamo sempre di conservare una forte "groove" di fondo."

Nel maggio 1993 esce il 45 giri [Bulletproof Cupid] (Touch & Go), che, impiegando la stessa tecnica di dinamitare le armonie hardcore senza alcun riguardo per le convenzioni della canzone rock, crea un'atmosfera follemente incendiaria, alla Big Black.

Fleisig "Quel brano e' tipico del modo in cui musica e liriche procedono in parallelo: il secondo verso viene urlato nel momento in cui la musica passa da soffice a pesante."

Sul retro [Sharkmeat] e' un altro passo avanti verso le strutture aperte e libere del jazz d'avanguardia.

Fleisig: "Il jazz e' un po' l'elemento comune a tutti noi. Quando siamo nel van, ascoltiamo soprattutto John Coltrane, Louis Armstrong, Chet Baker o al massimo Tom Waits. Oltre al jazz forse un po' di country, ma poca, pochissima musica rock. Non solo ascoltiamo molto piu' jazz, ma ascoltiamo un disco di jazz molte piu' volte. Il rock e' piu' superficiale, non ha tutte le sfumature del jazz, e' molto piu' ovvio. Un disco di musica rock lo ascolti al massimo una o due volte e gia' lo conosci a memoria."

Quel singolo e' l'introduzione a {Venus Luxure No.1 Baby} (Touch And Go), uno dei capolavori del 1993.

Fleisig: "L'anno scorso alla fine del tour europeo stavamo mangiando in questo ristorante di Madrid. Il televisore trasmetteva una telenovela in cui questa coppia stava per fare l'amore. Sul piu' bello il filmato veniva interrotto e compariva la scritta "Venus Luxure - Venus Luxure". Poi all'improvviso il filmato riprendeva, ma da tutto un altro punto della storia. La seconda parte del titolo invece deriva dall'amore di Scott per i bambini. Li idolizza perche' i bambini sono ancora innocenti, perfetti. E naturalmente dire "il bambino numero uno" e' assurdo perche' tutti i bambini sono perfetti."

Adesso il loro e' un sound a due bassi (Janney il secondo) e pertanto martellante ed ipnotico, mentre il sampling e le tastiere rimangono quasi sempre in secondo piano. Ogni tanto i bassi e la chitarra emettono frasi melodiche, in consonanza con gli accordi che gli altri stanno battendo. L'effetto assomiglia piu' a delle sinfonie di Branca che a delle canzoni di musica rock.

Fleisig: "Il fatto saliente di questo disco e' la presenza di due bassi che tengono due ritmi paralleli. A questo devi sommare il fatto che le composizioni sono improvvisate. Intendo dire che usiamo l'improvvisazione per pervenire alla forma finale di una canzone. Quando cominciamo ad esaminare una nuova canzone, e' soltanto un concetto che qualcuno ha lanciato li'. Poi cominciamo a rimbalzarci quel concetto, a trasformarlo in note e accordi e ritmi, e piano piano la canzone prende forma. Una volta conclusa questa metamorfosi, la canzone e' definitiva. Dal vivo eseguiremo sempre la stessa versione. Quindi a differenza del jazz, in cui la canzone viene scritta, ma poi viene eseguita in maniera sempre diversa a causa dell'improvvisazione, noi procediamo alla rovescia."

Janney: "Aver iniziato a suonare dal vivo, e anzi a suonare moltissimo, ha veramente fatto una grossa differenza. Il nuovo album ha un suono piu' vivo, forte, eccitante, meno fluente ma piu' potente; e' piu' focalizzato e piu' assordante. Il produttore ci ha anche aiutato a concentrarci su cio' che volevamo fare."

Quando il ritornello della chitarra e' orecchiabile (come nell'iniziale [In Like Flynn]) la percussivita' degli altri strumenti non fa che creare un'atmosfera di tensione in crescendo, nell'attesa che il canto cupo e roco di McCloud esploda in un ruggito titanico. La musica delle danze piu' trascinanti, [Go Be Delighted] e [Let Me Come Back], e' tetragona, pesante e tribale, sfriorando le sonorita' ossessive dei Sonic Youth in un contesto che sa piu' tribalismo rituale. Il boogie disperato di [Billy's One Stop], con il suo baccano di tastiere ripetitive, traspone la formula in uno spleen infernale.

Fleisig: "Non definirei i nostri ritmi come tribali, ma certamente il ritmo e' cruciale. Con Tropic avevamo voluto fare cose molto soffici, ma alla fine non ne restammo molto soddisfatti perche' le nostre radici sono nel punk. E cosi' Venus Luxure per reazione e' diventato un disco molto forte. Sottolineo pero' che anche l'ordine delle canzoni e' molto importante, anche l'album nel suo insieme ha un "ritmo" che e' dato dalla sequenza dei brani, e il brano che lo apre , per esempio, e' importante per stabilire questo "ritmo" di livello piu' alto."

Non mancano, per amor di contraddizione, ballate lentissime e impercettibili, come [Bughouse], deliqui eroinomani di un Reed suonato al ralenti` come [Satin Dead].

Janney: "A noi piacciono entrambi gli stili, sia quello veloce sia quello lento. Servono a spezzare il ritmo, a rendere piu' avvincente il flusso della musica, ad aumentare l'attenzione del pubblico. In un paio di occasioni dovevamo suonare per primi e avevamo soltanto mezz'ora a disposizione: decidemmo di suonare soltanto brani veloci, e ti assicuro che alla fine il pubblico era allibito. Poi temo che, se mettessimo due canzoni veloci una dietro l'altra, qualcuno direbbe che sono uguali, mentre alternando canzoni dure con canzoni soffici lasciamo l'impressione di una grande varieta'. Ogni canzone lenta prepara il terreno per quella veloce che la segue."

Fleisig: "Get Down e' per me il brano piu' esperimentale, con quella chitarra molto bassa; forse e' anche il brano piu' simile a Tropic Of Scorpio. Ma in generale considero "Venux Luxure" meno sperimentale, piu' diretto, di Tropic."

Cosa state facendo adesso?

Fleisig: "Scott e' in Francia, John in Africa, Eli a Baltimore... ci dovremmo riunire fra due settimane e prepararci per il tour di febbraio in giro per gli USA con i Jawbox. Poi torneremo a scrivere nuovo materiale e a maggio dovremmo iniziare a registrare il nuovo album. Intanto abbiamo gia' registrato il singolo che dovrebbe uscire fra poco, [Sexy Sam/ I'm From France], la prima veloce e la seconda lenta..."

Il futuro?

Janney: "Forse torneremo a fare cose piu' sperimentali come "Tropic", ma per adesso abbiamo scritto troppe poche canzoni per poter dire come ci stiamo evolvendo."

Della scena musicale cosa pensate?

Janney: "C'e' un fatto singolare in questi anni. Stiamo per andare in tour con i Jawbox, che sono un ottimo gruppo: ma loro hanno firmato con la Atlantic, che e' una major. E ci sono delle major che ci stanno facendo delle proposte. E' incredibile che le major siano interessate ad investire in questa musica. Direi che non era mai successo che ci fosse della musica cosi' interessante sui cataloghi delle major (ndi: lui non era troppo giovane nel 1967 e nel 1977). E' quasi una contraddizione in termini. Mi domando per quanto durera'. Probabilmente e' un ciclo, e presto ci sara' qualcuno che si ribellera' a cio' che va per la maggiore e lancera' qualcosa di nuovo. Anche le etichette indipendenti vanno molto bene, vendono centinaia di migliaia di copie di un disco. Spero che questo consenta loro di restare a galla anche quando i tempi cambieranno.".

Un gruppo da tenere d'occhio?

Janney: "A New York fanno scalpore le Cakelike, tre donne che hanno appena completato il loro primo album. Sono una specie di incrocio fra Codeine e Breeders, ma che all'improvviso diventano molto assordanti, come gli Slint. Non mi piace la grande maggioranza di cio' che ascolto, non mi piace neppure piu' andare ai concerti. Molti gruppi scimmiottano soltanto cio' che sentono su MTV. Qualche giorno fa guardavo il nuovo video di Stone Temple Pilots ed ero convinto di aver gia' ascoltato quella canzone, mi sembrava di sapere esattamente cio' che avrebbero cantato e suonato; ma non l'avevo mai sentita prima. Quella canzone era talmente poco originale che suona come se fosse una cover."

Vi considerate industriali?

Fleisig: "Industriale sarebbe Ministry? In tal caso speriamo di assomigliare di piu' ai Pailhead che ai Ministry... Mi piace qualcosa di quella scena, ma non la seguo molto. A volte e' soltanto un travestimento dell'heavymetal.

Come vi definireste?

Janney: "Come guidare un'auto. Quando guidi succedono tante cose: intanto c'e' il ritmo costante delle ruote, implacabile, fortissimo, velocissimo, che continua a prescindere da cio' che succede dentro e fuori dell'auto. Poi c'e' un motore che sta pompando energia a quelle ruote, ci sono dei pistoni che vanno su e giu' con una potenza smisurata. E intanto tu guardi fuori dal finestrino e vedi il paesaggio che cambia in contiuazione. Magari dentro l'auto sta succedendo qualcosa di molto importante, ma cio' che succede dentro e cio' che scorre fuori non hanno alcuna relazione, sono dei "rumori" l'uno per l'altro. E il ritmo continua a picchiare, picchiare, picchiare..."


Stone Fox
(Copyright © 1994 Piero Scaruffi)

Le Stone Fox sono una piccola rivelazione di San Francisco. Sono capitate nel momento in cui le "all-girl band" vanno per la maggiore e questo ha loro consentito di trovare rapidamente un contratto discografico, anche se, per la verita', il loro stile ha poco in comune con le varie Babes In Toyland e Hole. Il quintetto consta di Janis Tanaka (basso), Jorjee Douglass (canto), sua sorella Yvette (prima chitarra), Kim Pryor (chitarra ritmica) e Brent Hoover (batterista e unico maschio).

Jorjee, Yvette, Kim e una tale Julie Dodgeson lavorano al DNA Lounge, uno dei principali locali notturni per il rock alternativo. Nel 1989 convinsero il club a dare loro una chance e tennero i primi concerti. Pryor suonava il basso e alla batteria c'era Eban Schletter, che, precisa orgogliosa Janis, si e' appena laureato in Legge e sara' il loro avvocato. Suonavano un rock parodistico alla Runaways. Come dice Jorjee:

"Se alla gente piaceva, dicevamo che facevamo sul serio; se non gli piaceva, dicevamo che era soltanto uno scherzo. D'altronde ci lasciavano fare soltanto cover: cosa ti puoi aspettare di fare con delle cover? Dopo sei mesi volevo gia' smettere: come musiciste non valevamo nulla e non riuscivamo a migliorare. Forse non eravamo uno scherzo, ma ci sentivamo tali." Mori' cosi' la prima versione delle Stone Fox.
Pryor, personaggio davvero insolito (lavora per uno di quei servizi porno-telefonici, ovvero passa le notti a bisbigliare frasi erotiche ai clienti), entro' a far parte di una jazz band e poi di un'orchestra di musica leggera, mentre prendeva a collezionare maniacalmente chitarre di ogni foggia (nessuna sua, peraltro, le rubava, o prendeva in prestito a tempo indeterminato, agli amici). Dodgeson scomparve dalle scene e Schletter, come detto, si dedico' agli studi.

Jorjee Douglass si aggrego' a un'altra band, ma non trovo' maggiori soddisfazioni: "Erano tutti maschi! Mi sentivo cosi' imbarazzata! Ero abituata a fare delle cose che in un gruppo di maschi non puoi fare... C'e' un livello di confidenza che viene a mancare. Poi ti senti sempre in condizione di inferiorita'... Mi trovavo davvero molto a disagio. Insomma la nostalgia crebbe finche' il 30 dicembre del 1991 decidemmo, in occasione del mio compleanno, di tenere uno show di reunion. Ci divertimmo cosi' tanto che decidemmo di far rinascere le Stone Fox, ma questa volta con maggiore convinzione e determinazione".

A questo punto entra in scena Janis Tanaka. Cresciuta a Long Beach ascoltando musica folk degli anni Cinquanta e il punkrock di San Pedro, studentessa all'UCLA, decise di trasferirsi a San Francisco quando un'amica le trovo' un posto da chitarrista in un complesso. Il suo grande momento venne, senza che lei lo sapesse, l'anno dopo, nel 1985, quando Kat Bjelland (oggi delle Babes In Toyland) e Courtney Love (oggi delle Hole) la invitarono a suonare il basso nel loro gruppo. Confessa Janis: "A dire il vero loro cercavano un bassista e un batterista: io dissi loro che sapevo suonare entrambi, mentre avevo appena iniziato a strimpellare la chitarra. Alla batteria presero Diere Schletter, che e' la sorella di Eban... Il mondo e' piccolo, vero? Quando mi unii a loro, il gruppo si chiamava Pagan Babies, ma poi cambiarono nome in Italian Whorenuns e poi se ne andarono per la loro strada. Kat mi invito' a seguirla a Minneapolis, ma, a quei tempi, non mi sembro' una buona idea." Tanaka si mise a suonare con i Jackson Saints, il cui batterista era Hoover e la cui cantante per un breve periodo fu Douglass. Quando le Stone Fox rinacquero, Douglass invito' Tanaka e Hoover a completare la line-up. Per la cronaca il pedigree di Tanaka comprende anche un breve periodo nei Bash & Pop di Tommy Stinson (ex Replacements). Insomma, sara' anche vero che, come dice lei, non ha mai imparato a suonare, ma gli altri sembrano pensarla diversamente.

E arriviamo ad oggi, con un contratto discografico e un tour nazionale alle porte. Com'e' cambiata la vostra musica?
Jorjee: "Rispetto ai primi tempi, in cui facevamo di fatto soltanto kitsch, siamo molto maturate. Adesso sento definire il nostro sound persino "grunge", che fino a poco fa non sapevo neppure cosa fosse... Abbiamo finalmente imparato a suonare meglio, anzi direi proprio che Yvette, la piu' giovane (classe 1969), e' un prodigio della chitarra, e Brent suona la batteria da quattordici anni (Brent precisa: "Da quando ne avevo sedici!"). Abbiamo in comune il fatto di non esserci mai prese e presi sul serio, di aver sempre suonato per divertirsi piu' che per diventare ricchi. Cosi' siamo arrivati a questa eta' senza aver neppure inciso un 45 giri, pur avendo avuto esperienze importanti e, forse, insolite. Persino questo CD non e' nato come nascono normalmente le opere di debutto: sono tutti brani che avevamo registrato in occasioni diverse su un 16 tracce. Niente di formale, niente di meditato, prodotto, mixato o altro. Sono semplicemente i nostri cavalli di battaglia dal vivo. Ne abbiamo qualcun altro, che e' rimasto escluso. "Candee" e' del 1989 e a suonare la batteria e' ancora Schletter. "Donkey And Butterfly", "Crush Your Head", "Lawnmower" (la mia favorita) e "Want" sono vecchie di due/tre anni."

Cosa significa il titolo, "Burnt"?
Hoover: "E' gergo per descrivere una vittima delle mode degli anni Settanta, e delle droghe; uno cosi' "fatto" che a forza di essere "fatto" finisce per ridiventare "a posto"."

Tanaka: "All'inizio quel termine aveva un significato negativo, ma adesso abbiamo imparato ad apprezzare la gente che e' fuori di testa, perche' fa cose che nessun altro ha il coraggio di fare. Bisogna prendere esempio da loro".

La bonus track?
Jorjee: " Si intitola "Mother Mother". E' una dedica nostalgica. Si tratta del primissimo brano che abbiamo mai registrato. La registrammo prima ancora di avere uno show. Naturalmente e' suonata in maniera orrenda. E' uno scherzo. Spero che nessuno se la prenda..."

Chi scrive le musiche e le liriche?
Jorjee: "Tutti contribuiscono alle musiche. Non saprei descriverti come nasce una canzone: nasce. Io scrivo gran parte delle liriche. Non sono particolarmente importanti, anzi sono volutamente leggere, non profonde. Direi che sono insolite per il rock dei nostri tempi."

Qual'e' la cosa migliore delle Stone Fox?
Tanaka: "Possiamo suonare quasi con tutti. Siamo state invitate a fare da spalla ai gruppi piu' diversi. E gli Stone Temple Pilots vennero invitati a fare da spalla a noi prima di diventare famosi! Possiamo suonare in quasi tutti i posti, dalle comunita' gay ai cenacoli grunge. Siamo punk e siamo retro`. Non conosciamo nessun gruppo che non ci piaccia!"

Tanaka fa la segretaria, Jorjee la commessa in un negozio d'abbigliamento (ma aggiunge orgogliosa che sta cercando di diventare una designer), Yvette la cameriera, Hoover il programmatore e di Pryor abbiamo detto. Con grande umilta', vivendo alla giornata.
Jorjee: "C'e' una cosa che tutti dovrebbero sapere prima di ascoltare il nostro disco. Ma e' impossibile raccontarla, la puoi scoprire soltanto se ci ascolti dal vivo."

Io le ho ascoltate due volte, e non l'ho capito. Ho capito che hanno poco da invidiare alle Seven Year Itch o alle Bikini Kill, ma non ho capito se hanno imparato a prendersi sul serio. E' forse questo il loro segreto?


Green Machine: Minneapolis brucia!
(Copyright © 1994 Rockerilla)

David Krejci all'organo, Sean Miland alla chitarra, Mark Munn alla batteria (che ha sostituito Mike Swank subito dopo la registrazione del primo album) compongono uno dei piu' originali power-trio oggi in circolazione.

Il loro sound potrebbe essere definito un incrocio fra hardrock e garage-rock. Detto che questo non e' certo il filone vincente di questi anni, e tanto meno il futuro della musica rock, quello dei Green Machine rappresenta se non altro un onesto tentativo di rivitalizzare un revival, anzi due (quello dell'hardrock e quello del garage-rock) nel modo piu' intelligente possibile. In particolare l'uso dell'organo per costruire pareti di rumore solitamente affidate alle chitarre ne fa certamente qualcosa di originale, come se i Procol Harum si fossero imbottiti di eccitanti. Vengono alla memoria sprazzi di Iron Butterfly e "Good Lovin'" dei Rascals, i brani piu' violenti del soulrock degli anni Sessanta.

Come avvenne la transizione dai Third Eye ai Green Machine?
David Krejci: "Quando ci liberammo del basso. Era circa il dicembre del 1992. Sean e io decidemmo di fare a meno del bassista, per ragioni esclusivamente tecniche. Poi nello stesso periodo qualcuno ci informo' che Third Eye era gia' il nome di un complesso sulla East Coast con un album all'attivo. Avremmo dovuto cambiare nome in ogni caso. Eravamo ancora Third Eye quando registrammo il primo album, "King Mover", che sarebbe uscito nel febbraio del 1993."

Cosa comporta una formazione cosi' insolita?
"Certamente molto piu' lavoro da parte nostra. Innanzitutto dobbiamo sforzarci di pensare: non basta voler suonare questo o quello, dobbiamo anche domandarci "come facciamo a suonarlo"? Poi e' chiaro che l'organo deve anche fungere un po' da basso. In generale direi che ci lascia molta piu' liberta', non ci sentiamo obbligati a conformarci agli stereotipi del power-trio. A me piace anche il fatto che siamo soltanto in tre, riusciamo ad essere molto piu' compatti e coerenti."

Quanto e' importante l'improvvisazione?
"Moltissimo. Una canzone non finisce quasi mai com'era cominciata. Dobbiamo suonarla per riuscire a capire come andrebbe davvero suonata. E ogni volta che la suoniamo ci rendiamo conto di qualcosa di nuovo. La maggioranza delle canzoni nascono spontaneamente. Dal vivo una canzone di tre minuto puo' durare un quarto d'ora."

Quindi il jazz e' un'influenza su di voi?
"Abbastanza. Direi soprattutto per me. Il batterista ha imparato qualcosa dai batteristi jazz. A me piace soprattutto Eric Dolphy e John Coltrane. Adoro Jimmy Smith e Shirley Scott. Smith e' un pianista spettacolare, e' praticamente impossibile come faccia a ottenere quei suoni. Scott non e' altrettanto barocca, ma suona un tono all'organo che e' veramente unico."

Come sei approdato alle tastiere?
"Da bambino cominciai a studiare pianoforte. Non ho pero' mai imparato a scrivere musica. Quando ho finito il liceo, ho comprato un organo Hammond. Ascoltavo molto i Queen (a sette anni comprai il mio primo disco ed era un disco dei Queen). Poi ho ascoltato un po' di tutto. Vengo da una cittadina, Austin, in cui era difficile sentire musica che non fosse delle major. Era difficile sapere che esisteva qualcosa oltre a cio' che trasmettevano le radio AM."

Adesso invece vi siete urbanizzati?
"Viviamo tutti dal 1987 a Minneapolis. L'unico cambiamento e' stato quello di poter suonare tutte le sere da qualche parte e di avere un pubblico, ma siamo rimasti quelli di Austin."

Qual'e' il responso dal pubblico negli show dal vivo?
"Se qualcuno non ci ha visto prima, rimane un po' confuso: gli piace, ma non sa come reagire. Poi ci sono i fan di vecchia data che sono assolutamente devoti. Non ci sono tante band come noi in giro... per cui li monopolizziamo facilmente. Una volta che li abbiamo convinti ad ascoltare questo genere di musica, devono per forza venire ai nostri show."

A cosa si deve la varieta' di vedute di "Sonic Lobotomy" (Prospective), il vostro secondo album?
"Ci sono due forti scrittori di canzoni (me e il chitarrista), con stili abbastanza diversi. E ciascuno di noi e' appassionato di musica in generale, a prescindere dagli interessi commerciali. Anche il primo in fondo viveva di questa schizofrenia, anche se forse le nostre personalita' erano un po' timide a quei tempi. Quando registrammo il primo disco, non sapevamo neppure se sarebbe mai stato pubblicato..."

Canzoni preferite?
"Lo strumentale "Nerves" dal primo, che catturava l'energia meglio di qualsiasi altra cosa abbiamo fatto. "Silver Metal Plan" dal secondo: e' piu' rumorosa e a me piace il rumore piu' della melodia; su quella canzone mi sembra comunque che siamo riusciti a trovare l'equilibrio giusto. L'effetto iniziale di martello pneumatico e' di un anno e mezzo fa, ma soltanto adesso mi hanno concesso di inserirlo in un nostro disco!"

In che rapporti siete con la scena di Minneapolis?
"Abbiamo ricevuto molte critiche per non essere un vero complesso di rock. E' un tipico rapporto di odio/amore. Credo che capiti sempre quando cerchi di fare qualcosa di nuovo. Noi fummo certamente influenzati da Husker Du e Replacements, che sono due dei gruppi piu' importanti di sempre. Ero troppo giovane per andare ai loro show, ma certamente ci ispiro' l'idea che non erano commerciali e facevano grande musica. Mi ispirarono a cercare di suonare. Mi fecero capire che esisteva un mercato per la musica indipendente, quando fosse ben fatta, quando ci fossero delle idee originali dietro."

Influenze?
"Su tutti metterei Flaming Lips e Butthole Surfers. Poi cito anche due gruppi tedeschi, Can e Amon Duul. A Mark piacciono molto Melvins, Led Zeppelin, il rock chitarristico. Sean stravede per Music Machine, Blues Magoos e Monster Magnet."

In quanto organista?
"Mike Ratledge dei Soft Machine e Jon Lord dei Deep Purple: non ho dubbi. Sono due organisti che hanno fatto cose insuperabili".

Come giudichi il tuo stile al loro confronto?
"Il mio stile si sta evolvendo: sono conscio che talvolta tento di suonare troppe note. Sto cercando di maturare, di riuscire a controllare cio' che suono."

La produzione di Arthur Brown ha influito sul disco?
"Lo conobbi quando mi intervisto' per conto di una rivista. Gli chiesi se voleva produrre il nuovo disco e lui accetto' con entusiasmo. Vive in Texas, dove nell'inverno scorso abbiamo appunto registrato l'album. Fu una grande esperienza. Ci ha insegnato qualcosa che e' difficile da esprimere a parole. La sua presenza nello studio e' stata quella di un oracolo spirituale. D'altronde la sua storia e' quella: c'e' piu' di stare sulla scena e suonare, c'e' qualcosa che non fa parte della musica, ma che e' altrettanto importante. L'intera sessione di registrazione e' stato un fatto molto emotivo, che certamente ci ha influenzato a livello subconscio."

Perche' avete fatto una cover di "Amazing Grace" e una cover di una canzone di James Brown?
"Non sono per nulla religioso, ma mi piace molto la musica religiosa. Quella canzone ha una grande progressione di accordi. Sui singoli ci sentiamo di correre piu' rischi. Brown e' semplicemente una grande ispirazione in termini di canto e tenuta della scena."

Avete pronto altro materiale?
"Stiamo usando quattro nuove canzoni per preparare due singoli. A dire il vero abbiamo materiale per un nuovo album, ma e' prematuro."

Cosa ascolti oggi?
"Oggi ascoltiamo soprattutto Sonic Youth e Jon Spencer Blues Explosion. A Minneapolis ci piacciono i Comatones 3, che sono abbastanza nuovi e hanno anche loro un organo in formazione".

Cambieresti qualcosa?
"Cercherei di controllare il sound dal vivo. Spesso il pubblico e' preso di sorpresa, rimane sotto shock per tutto lo show."

Perche' e' cosi' difficile farlo?
"Perche' mi diverto a suonare!"


Jesus Lizard: Il rock dell'ambiguita'
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Con opere capitali come "Pure", "Head", "Goat" e "Liar" i Jesus Lizard si sono imposti fra i nomi piu' rispettati e influenti dei nostri anni. Il nuovo "Down" ha ulteriormente migliorato la qualita' del loro repertorio consacrando il loro sound fra i classici del rock di tutti i tempi. Per quanto ostico e fragoroso, il loro modo di suonare e' forse quello che meglio rappresenta le tensioni e le contraddizioni dei primi anni Novanta, quel far rumore con tutti i nervi sperando che il secondo appena passato sia l'ultimo della propria vita. L'urlo (non "il canto") di Yow si e' un po' placato negli anni, ma i Jesus Lizard sono rimasti sostanzialmente quell'urlo, anche se oggi mimetizzato in uno splendido castello armonico.

Avendo intervistato il gruppo non troppo tempo fa, questa volta abbiamo pensato di parlare soltanto con Duane Denison, il chitarrista. Un po' per essere stato l'ultimo ad aggiungersi alla tribu' texana da cui ebbero origine i Jesus Lizard, un po' per avere una formazione classica, un po' per essere semplicemente molto timido, Denison e' rimasto sempre appartato all'interno del gruppo e schivo della pubblicita'. In realta' a noi pare che sia proprio la chitarra di Denison la colonna portante del sound dei Jesus Lizard. Se all'inizio ci era parso che avesse soltanto la funzione della ciliegina sulla torta, oggi riconosciamo che senza di lui il gruppo non avrebbe avuto vita lunga (come d'altronde successe agli Scratch Acid), forse non sarebbe andato oltre il primo album. E' grazie alla sua spregiudicata inventiva che ogni brano sembra completamente diverso dagli altri. Il senso di disorientamento che colpisce un po' tutti coloro che ascoltano un disco dei Jesus Lizard per la prima volta e' proprio dovuto al modo drasticamente diverso con cui Denison affronta ogni singolo brano, come se in ogni brano lui stesse suonando con un nuovo complesso e dovesse re-inventare continuamente il proprio stile alla chitarra.

Come pensi che sia venuto Down?
Denison: "Mi pare che sia il nostro disco migliore, sia come composizioni sia come esecuzione. E' il primo disco dei Jesus Lizard che posso ascoltare tutto di seguito. I precedenti erano piu' che altro delle raccolte di pezzi, ciascuno dei quali doveva essere goduto con calma, lontano dagli altri. Di Down mi piacciono praticamente tutte le canzoni. Soltanto il prossimo potra' fare di meglio."

Esiste gia' del materiale che non e' finito in questo album?
Denison: "Esiste praticamente tutto il materiale per il prossimo album. Abbiamo una dozzina di canzoni gia' abbastanza rifinite a cui mancano soltanto dei titoli definitivi. E le nuove canzoni sono persino migliori di quelle di Down".

Dei brani di Down quale preferisci?
"Destroy Before Reading, che sara' anche il video. E' una di quelle di cui Sims ha trovato la "groove" e poi noi l'abbiamo rifinita. Pensa che l'abbiamo scritta soltanto una settimana prima di registrare il disco. Questo ti dara' un'idea della qualita' delle dodici che abbiamo pronte per il prossimo disco. Mi piace il modo in cui e' costruita, con quella figura iniziale che si ripete in contesti diversi, il modo in cui la chitarra e la batteria sono concatenati insieme, il senso di brano rock tutto d'un fiato..."

Dei dischi precedenti quali ricordi con maggior piacere?
"7 vs 8" (da "Head") e "Gladiator" (da "Liar").

Perche' si chiama Down?
"Perche' la parola "down" andava d'accordo con la copertina che avevamo scelto. E perche' "down" e' un termine ambiguo negli USA, significa tante cose. Significa che sei depresso, ma anche che sei stanco, si presta per diversi doppi sensi."

Perche' tutti i vostri dischi hanno titoli di una parola sola?
"Sono parole di cui ci piace soprattutto il suono. Intitoliamo i dischi con dei suoni, piu' che con delle parole."

Del singolo "Fly On The Wall" cosa ci dici?
"Ha delle linee di basso forti e rimbombanti, un drone di chitarra molto fitto, la sezione di mezzo sembra il frammento di un'opera cinese, come quasi tutto cio' che usa la scala pentatonica... E' una canzone diversa dalla media, ma che si lascia ascoltare senza difficolta', per cui credo che sia buona"

Misletoe?
"Un giorno chiedemmo a Mac (ndi: il batterista) di inventare un tempo che non fosse quello standard, di proporci qualcosa di diverso. E Mac se ne venne con questo strano battito in 13/8. Io avevo pronto un riff per quella canzone, ma il riff non veniva bene in 13/8, cosi' gli chiesi di aggiungere una battuta, di farlo diventare un 14/8. La canzone e' nata da un fatto puramente tecnico, insomma".

Queen For A Day?
"Qualcuno ha detto che assomiglia ai Judas Priest, ma io sono d'accordo con te: ricorda i primi ZZ Top. Il testo e' importante, perche' crea l'atmosfera, lo sfondo, con quello stream of consciousness. L'assolo di chitarra e' composto da due assoli sovrapposti, uno rock e uno dissonante. Dal vivo faro' uno o l'altro a seconda della giornata."

Associate?
"E' uno dei brani jazz e blues che infiliamo in tutti i dischi. E' stata registrata dal vivo, senza manipolazioni o prove. Il passo da film noir e' inevitabile quando suoni jazz in un contesto rock, tutto cio' che rievoca gli anni CInquanta finisce per rievocare anche quei film. Un brano molto swingante e' anche "50c", in cui David Yow canta come Mark Smith dei Fall. Anche "American BB" e' uno shuffle in cui l'influenza del blues e del jazz si avverte molto forte."

Horse?
"I Jesus Lizard suonano con James Brown!"

Din?
"Sara' la piu' difficile da fare dal vivo, per via delle lunghe pause fra i versi. Richiede una discreta concentrazione."

Elegy?
"La "Pastoral" del 1994. In tutti i dischi cerchiamo di infilare un brano piu' riflessivo, come, appunto, fu "Pastoral".

La mia preferita, Best Parts?
"L'abbiamo costruita mettendo insieme due canzoni, ciascuna delle quali in se' non ci sembrava valesse la pena di essere registrata. Hai ragione, il tremolo molto veloce di chitarra svolge un po' il ruolo dell'organo di Manzarek nei Doors."

Se non suonassi nei Jesus Lizard, in quale gruppo vorresti suonare?
"Il MIles David Quintet del 1972, il combo di Elvis Presley nel 1958, il Miles Davis Group degli ultimi anni, i Led Zeppelin del 1970, i Birthday Party, i Magazine..."

Degli altri membri del complesso cosa ci dici?
"Mac e' un padre di famiglia, un simpaticone, anche se diventa un bruto quando gli metti due bacchette in mano. David Yow e' un elfo, una creatura soprannaturale, effimera, che si laureo' in "ebbrologia" (scherzo sulla parola "ebbro"), ed e' sposato anche lui. A differenza di David Sims, persona molto organizzata, da poco uscito da scuola. Io non sono sposato, mio fratello e' pazzo, mia sorella e' un genio e io sono un incrocio fra loro due."

Chi ascolti oggi?
"Molto jazz: Rheinhard, Chet Baker, Miles Davis, ma anche il nuovo Sonic Youth, i Jon Spencer Blues Explosion."


Sleep: La nostalgia del futuro
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Gli Sleep (Al Cisernos, bassista e cantante, Chris Haklus, batteria, e Matt Pike, chitarra) sono fra i pochi gruppi ad alimentare la scena alternativa della South Bay, la propaggine meridionale della Baia di San Francisco che e' piu' nota come Silicon Valley. Il loro heavymetal psichedelico ha fatto scalpore fra gli specialisti del settore non tanto per il volume assordante a cui viene suonato quanto per una qualita' piu' "futuribile" rispetto ad altre compagini affini (Kyuss e Monster Magnet per tutti).
Cisnernos: "Chris e io cominciammo a suonare insieme a dodici anni. All'inizio io suonavo la batteria e lui il basso, ma facevamo schifo. Per qualche anno tentammo di migliorare ai rispettivi strumenti, poi decidemmo semplicemente di scambiarci ruoli e da allora io sono rimasto il bassista e lui il batterista. Lasciammo l'high school per suonare. A noi due si erano aggiunti Matt e un altro chitarrista, Tom. Il gruppo si chiamava Asbestos Death. Duro' un anno, il 1990. Alla fine Tom decise di formare un suo gruppo, che si chiama Itishigh ed esordisce in questi giorni con il primo album. Noi eravamo piu' "metallari" e ci ribattezzammo Sleep."

Perche' Sleep?
"Perche' a quei tempi ero veramente fatto di LSD. Ne prendevo cosi' tanto che quasi non mangiavo piu'."

Quindi gli Sleep nacquero nel 1991...
"Si', e ci facemmo le ossa nei locali di San Jose, che sono il peggio che si possa trovare al mondo. Meno male che a San Francisco c'e' una scena un minimo piu' vivace. Insomma siamo arrivati a questo "Sleeps Holy Mountain" che rappresenta il nostro sound alla perfezione."

Cos'e' il vostro sound?
"E' "stoned metal", heavymetal da drogato. Ci tengo a dire che e' una forma di heavymetal, ma al tempo stesso ci tengo a non venire confuso con l'heavymetal. I nostri idoli sono i Black Sabbath e i Blue Cheer, non i Motley Crue! Il nostro e' un heavymetal fatto da gente completamente rimbambita dalla marijuana, se capisci cosa voglio dire... La marijuana e' la nostra seconda religione, e non e' vero che faccia male: pensino a proibire prima l'alcool e le sigarette che uccidono molta piu' gente. Il nostro sound e' il frutto di quelle due religioni. Ah, dimenticavo, e soprattutto e' assordante."

E cosa c'entra il rumore?
"C'entra. Conferisce un valore piu' spirituale alla musica. Altrimenti non e' abbastanza religiosa." Interviene Haklus: "Il nostro sound riflette le nostre personalita': siamo rumorosi, caotici, pericolosi; guidiamo motociclette; noi siamo rumore. La nostra musica e' assordante perche' certe note a quel livello di decibel sono "pronunciate" nel modo giusto, mentre a un livello piu' basso sarebbero sempre le stesse note, ma pronunciate in maniera diversa; e' come parlare la stessa lingua con lo stesso accento o con accento diverso."

Oltre all'heavymetal l'altra componente della vostra musica e' la fantascienza...
Di nuovo Cisernos: "Jules Verne, H.G. Wells, Robert Heilein sono i miei scrittori favoriti. Ho letto tutto di loro. Se pensi a quando vennero scritti, i loro libri contengono delle visioni che non sono meno estreme del nostro rumore e delle nostre droghe. In fondo abbiamo qualcosa in comune. Tutte le mie liriche sono ispirate da questi geni della fantascienza. Le loro visioni ti fanno venire altre visioni, soprattutto se sei sotto l'effetto delle droghe."

E le musiche da chi sono ispirate?
"Da migliaia di complessi. I Black Sabbath sono soltanto l'influenza piu' evidente. Potresti citare i Judas Priest in maniera equivalente. Ma devo dire che ascoltiamo anche molto jazz, molto blues. Mi piacciono enormemente i primi Pink Floyd. Di oggi ascolto con piacere Obsessed, Neurosis, Melvins, Iron Man (un gruppo di Washington), Penance (di Pittsburgh). Con alcuni di questi gruppi abbiamo suonato o siamo andati in tour, e sono state esperienze fondamentali. Ultimamente eravamo in tour con Nikk Turner e Helios Creed, un'esperienza indimenticabile".

Come bassista chi ti ha influenzato?
"Geezeer Butler dei Black Sabbath, Steve Harris degli Iron Maiden, Cliff Burton dei Metallica...tanti altri. Hanno qualcosa che li rende unici, anche se in maniera molto diversa l'uno dall'altro."

Haklus: "Influenze... ispirazioni... a parte Gesu Cristo, non saprei proprio... Direi tutti... tutto cio' che faccio e mi succede, un litigio con un amico, un incidente automobilistico, una puntata di una trasmissione televisiva... suonare musica e' un groppo di emozioni, l'ispirazione ti viene da emozioni. Tutti noi siamo ispirati dal mondo attorno a noi. E, al tempo stesso, ci ispiriamo a vicenda."

Per farla breve, il tuo batterista preferito?
"Per farla breve, Jim Krupa."

Chi scrive le musiche?
"Tutti insieme. Una canzone e' prima di tutto un'idea, che poi prende forma poco a poco nell'arco di un periodo di tempo, durante il quale tutte le influenze che ci portiamo dentro affiorano e si concretizzano in suoni. La nostra musica e' soltanto l'esplicitazione delle nostre radici."

Che ruolo hanno allora quelle liriche fantascientifiche nell'economia del brano?
Cisernos: "Molto importante. Le liriche non sono soltanto delle fantasie astratte, hanno un messaggio, sono simboliche. Sono simboli dell'universo, della vita quotidiana, di tante cose che non sarebbe difficile spiegare in parole comuni. Le liriche sono nettamente separate dalla musica, ma alla fine musica e testo si compenetrano e diventano un tutt'uno unico..."

Come mai avete registrato soltanto un singolo?
"Perche' le nostre canzoni non sono fatte per quel formato. Perderebbero troppo. Bisognerebbe fare delle acrobazie con il vinile."

E adesso a cosa state lavorando?
"Abbiamo pronto materiale per un nuovo album, che dovrebbe intitolarsi Dopesmoker, ma non sappiamo ancora quando cominceremo a registrarlo e per chi uscira'. Per adesso vogliamo suonare dal vivo e magari trasferirci nelle montagne dell'Oregon, dove la vita e' ancora come dovrebbe essere."

Chi vorreste riuscire ad imitare?
"Gli Sleep. Non vogliamo suonare come nessun altro. Non stiamo cercando di copiare nessuno stile, nessuna moda, nessuna star. Non ci importa nulla del grunge e di Seattle, che fanno veramente schifo. Non abbiamo nulla a che fare con nessuna delle scene attuali."

Discografia:

Sleep Vol 1 (Tupelo)
Sleep Vol 2 (Off The Disc) 7"
Sleeps Holy Mountain (Earache)


Seven Year Bitch: L'unico uomo buono e' un uomo morto
(Copyright © 1994 Rockerilla)

Fra le arrabbiatissime riot grrrls degli anni Novanta le Seven Year Bitch si sono conquistate un posto di preminenza con gli album "Sick 'Em" e "Viva Zapata". Il loro rock and roll sadico (nei confronti del maschio) ha contribuito a forgiare l'immagine della moderna ribelle di strada, spavalda e volgare, per nulla intellettuale. E in pochi casi come in questo si puo' dire che la loro musica rifletta la loro vita, soprattutto dopo la morte della chitarrista ventiquattrenne Stefanie Sargent (rimpiazzata da Roisin Dunne). Detto che l'asse portante del gruppo e' costituito dalla cantante Selene Vigil (autrice dei testi) e della bassista Liz Davis (ideatrice, se non autrice, delle musiche), la loro vita ce la facciamo riassumere per sommi capi da Valerie Agnew, la batterista che funge un po' da portavoce del gruppo:
"Faremo quattro anni in agosto. Selene e io lavoravano insieme in un negozio. Lei proveniva da Spokane, un po' piu' a nord, io sono nata in Colorado ma sono vissuta molto all'Est. A convincermi a suonare fu Mia Zapata, e i suoi Gits, un complesso fenomenale che mi lascio' un'impressione fortissima fin dalla prima volte che li vidi. Sono probabilmente tuttora l'influenza piu' forte sulla nostra musica. Conoscemmo Stefanie e Liz, arrivata dalla California, diventammo tutte amiche. Questa e' una band che e' nata per via di una forte amicizia, non perche' volessimo diventare delle rock star. Suonavamo cio' che ci veniva in mente di suonare, senza prestare attenzione al resto del mondo musicale. Fummo le prime ad essere stupite quando ci dissero che esisteva un movimento di all-girl bands che era composto da ragazze arrabbiate proprio come noi. Sapevamo cosa stava diventando di moda a Seattle, il grunge, e ci sentivamo dei pesci fuor d'acqua. L'ultima cosa che potevamo aspettarci di sentirci dire era che fossimo alla moda! Noi suonavamo come suonavamo piu' che altro perche' non avevamo mai preso in mano uno strumento prima, non perche' volessimo suonare arrabbiate come le riot grrrrls. Il resto e' storia, fino alla morte di Stefanie e all'ingresso di Roisin nel gruppo. Per la cronaca Roisin e' l'unica di noi che sia proprio di Seattle."

Liz, oltre ai Gits chi altri citeresti fra le tue influenze?
"Le chitarriste dei Fastbacks, Kim e Lulu, due delle prime donne che ho visto suonare la chitarra. Per me furono un esempio importante, senza dimenticare che sono due persone divertentissime. E il buon umore e' un'altra delle qualita' che sono importanti per questo complesso."

Valerie, perche' siete cosi' selvagge?
"Perche' la nostra musica riflette storie molto personali. Se vivi in questo mondo e in questa societa', e' quasi inevitabile che ti succeda di assistere impotente a tragedie di varia natura. E' comunque importante che le nostre canzoni abbiano questi temi cosi' autobiografici. E' anche curioso, visto il modo in cui nascono: normalmente Liz scopre un riff, che poi noi sviluppiamo in una partitura strumentale; soltanto alla fine Seline scrive le liriche; ma devo dire che le liriche ci trovano sempre del tutto concordi. Ci identifichiamo tutte con cio' che Seline canta. CIo' che ti dicevo prima: non abbiamo cercato coscientemente uno stile, e' lo stile che ci ha trovate. I nostri dischi saranno sempre molto emotivi perche' nelle nostre vite sono successe molte cose molto in fretta. Devo dire che, proprio perche' abbiamo vissuto vite cosi' intense, non abbiamo mai avuto fisicamente il tempo di discutere cosa vogliamo scrivere o essere."

Liz, il nuovo materiale com'e'?
"Ce n'e' poco. Personalmente vorrei provare a cambiare stile di canzoni. Ma naturalmente non puoi sforzarti di diventare qualcun altro."

Valerie, dopo la morte di Sargent (due anni fa) cos'e' cambiato?
"Quella tragedia ci ha senz'altro rese piu' unite, ci ha avvicinato l'una all'altra. Ci siamo rese conto come formiamo una vera e propria famiglia, quanto contiamo l'una per l'altra. La perdita e' stata enorme, ma piu' sul piano personale che su quello musicale. La sua personalita' era indubbiamente fortissima, ma Roisin riesce a non farla dimenticare sul palco. E la musica era gia' intensa e drammatica, non c'era bisogno di un'altra morte per convincerci di quanto fa schifo questo mondo."

Selene, questo disco e' ossessionato dalla morte?
"Non ne e' ossessionato, ma e' nato dentro la morte. La morte e' qualcosa che non possiamo evitare, possiamo soltanto renderci conto che esiste, che puo' succedere a chiunque vicino a te in qualsiasi istante, e tutto cio' che tu puoi fare dopo e' ricordare e dedicare la tua vita o una parte di essa alla persona che prima ti era vicina e che adesso non esiste piu'. Certamente la morte ti matura, sotto tanti punti di vista. Direi che queste morti hanno influito di piu' sul nostro stile dal vivo, che sulle canzoni in se': le nostre esibizioni sono piu' intense, disperate, violente."

Valerie, adesso che avete firmato per la Atlantic, cosa cambia?
"Per adesso siamo contente: ci hanno dato dei soldi e un'organizzazione senza chiedere ancora nulla in cambio, per cui sinceramente non posso dirti se e come ci condizionera'; per adesso siamo contente di aver fatto un passo avanti, almeno in termini organizzativi. Stasera dormiamo in un hotel quattro stelle, invece del solito van scalcinato. E i nostri tour dovrebbero essere piu' lunghi e interessanti. A novembre dovremmo essere di nuovo in Europa."

Quali sono le canzoni che preferite dal nuovo disco?
Valerie: "Rockabye".

Liz: "Icy Blue", quella in cui posso sbizzarrirmi di piu' alla chitarra.

Selene: "MIA", perche' e' la piu' intensa.

Cosa ascoltate?
Valerie: "Di tutto, dai Clash al blues, da Patti Smith ai Jesus Lizard. Quando viaggiamo in autobus ascoltiamo persino country music."

Come volete ricordare la grande Mia Zapata?
Selene: "Era la performer piu' intensa che abbia mai conosciuto. Sul palco dava tutta se stessa, metteva se stessa nella musica. Aveva un modo unico di entrare in contatto con la gente. Era anche una persona molto privata, per cui non era tanto conosciuta come altri performer."

E di Stefanie Sargent?
Valerie: "Era il tipo di persona che arrivava tardi a un party e il suo solo ingresso faceva completamente cambiare aria al party. Era unica."

Liz: "Ci siamo fatte tutte incidere il tatuaggio che portava lei, con il suo nome, cosi' restera' per sempre con noi."
A mio avviso la musica di questo gruppo lascia talvolta a desiderare: se Mia Zapata e i suoi Gits sono stati la loro prima e suprema ispirazione, penso che debbano passare ancora molti anni prima che le Seven Year Bitch riescano a ripeterne le gesta. Ma, come testimonianza di cio' che sta succedendo oggi nell'etica del rock, le Seven Year Bitch sono esemplari: soltanto Kat Bjelland delle Babes In Toyland mi ha lasciato la stessa sensazione di aver appena finito di parlare con un Humphrey Bogart in gonnella. In piu', devo dire, le Seven Year Bitch riescono sempre a non perdere il senso dello humour; e, nel mondo in cui sono vissute, non e' poco.


Supersuckers: Punk si nasce
(Copyright © 1994 Rockerilla)

I Supersuckers sono fra i tanti gruppi di Seattle che non hanno nulla a che fare con la scena maggiore. Dan "Dancing Eagle" Seigal (batteria), Eddie "Spaghetti" Daly (canto e basso), Dan Bolton (chitarra) e Ron Heathman (chitarra) perseguono una loro idea di musica per ragazzi che non tiene in alcun conto le esigenze dei discografici, le mode, le classifiche di vendita e i gusti della critica. Va loro dato atto, insomma, di essere fra coloro che portano la fiaccola, che conservano lo spirito autentico del rock and roll a prescindere dalle adulterazioni che si alternano in giro per il mondo.

Il gruppo data in realta' dagli inizi dell'era punk, ma per dieci anni e' stato uno dei tanti gruppi di dilettanti che si esibiscono soltanto alle feste del quartiere.

Come avete cominciato?
Eagle: "Andavamo al liceo insieme in Arizona, a Tucson. Credo che avessimo circa undici/dodici anni quando decidemmo di formare un complesso. Penso che fosse il 1979. Probabilmente ci aveva affascinato soprattutto l'idea di cantare per le ragazze, di essere gli eroi dei party. Forse una storia un po' banale, che vale per tutti i teenager del mondo."

Vi chiamavate gia' Supersuckers?
Spaghetti: "All'inizio ci chiamavamo Jet Black Supersucker Berry Boys; negli anni successivi accorciammo il nome di una parola all'anno, finche' rimase soltanto Supersuckers. Adesso stiamo pensando se eliminare "super" o "suckers"..."

Come decideste di andare a vivere a Seattle?
Eagle: "Ci trasferimmo a Seattle il 18 Maggio 1989, che e' una data storica per noi. Non sapevamo che la scena stava esplodendo, volevamo soltanto andarcene da Tucson. Per dirti la verita' pensavamo che, una volta arrivati li', avremmo sgominato tutta la concorrenza: chi c'e' a Seattle? Nessuno. Arriviamo noi e risvegliamo la scena! Invece mentre eravamo in viaggio successe il finimondo e quando arrivammo eravamo delle star non perche' suonavamo da dieci anni, ma perche' avevamo la residenza a Seattle. Trovammo contratti, gente disposta ad ascoltarci, persino etichette che ci pubblicavano i singoli... Incredibile!"

E' stato utile il trasferimento?
Eagle: "Certamente utile dal punto di vista economico. Qui e' piu' facile sbarcare il lunario. Ma certamente tutta questa concorrenza ci e' servita anche a migliorare. A Tucson non avevamo alcun incentivo a imparare a suonare. Qui se non migliori in fretta vieni sorpassato da decine di ragazzini, che arrivano sulla scena a ondate!"

Fra i primi singoli ricordiamo [Saddle Tramp/ Alright/ Poor] (Sympathy), [Gravity Bill/ Sex And Outrage] (Lucky) e [Junk/ 4-Stroke/ Girl I Know] (Empty), poi raccolti sull'album {The Songs All Sound The Same}.

Sono arrivati all'attuale "La Mano Cornuda" avendo alle spalle il successo critico dell'EP {Like A Big Fuckin' Train} (SubPop) e dell'album del 1992, {The Smoke Of Hell}, sul quale spiccavano [Alone And Stinking], [Hot Rod Rally], [Sweet'N'Sour Jesus], [Hell City Hell]. Nulla di trascendentale, ma piacevoli per i nostalgici. Tutti i lavori richiamano subito alla memoria i classici del primo punkrock, ma loro sono un pochino suscettibili sull'argomento.
Spaghetti: "Nessuno mi ha influenzato come cantante. Anzi, i cantanti non mi piacciono proprio. Non mi piace cantare. Ma i complessi solo strumentali sono una noia mortale. Avere un cantante e' il minore di due mali. Dean Martin, che era un grande cantante, diceva sempre che odiava i cantanti che si prendono sul serio. Sono d'accordo. Bisognerebbe linciarli tutti".

Eagle: "Charlie Watts e' il maestro da cui cerco di imparare. Ma Tito Puente e' il musicista che ammiro di piu'. Le percussioni latine mi fanno impazzire. Temo pero' che queste influenze siano invisibili nel nostro sound."

Bolton: "L'influenza maggiore su di me l'hanno esercitata i Lynyrd Skynyrd e i Molly Hatchett. Mi piace la sofisticazione della loro musica, quei lunghi assoli di chitarra... (sogghigna). Mi piace l'idea che devi sbronzarti ogni volta prima di mettere mano alla chitarra."

Spaghetti: "Avrai capito che ai nostri chitarristi non piace strafare..."

Heathman: "Gli assoli non ci piacciono piu' che altro perche' siamo pigri. Non capita mai che ci intralciamo, anzi facciamo a gara a chi lascia suonare l'altro."

E dei gruppi in circolazione oggi?
Spaghetti: "Dei complessi attuali ci piacciono i Lee Harvey Oswald Band..."

Heathmann: "...e la Jon Spencer Blues Explosion."

Eagle: "E i Fall Outs di Seattle".

Spaghetti: "Ma non ci sentiamo di appartenere a nessuna corrente in particolare."

Il singolo del 1993, [She's My Bitch], e i classici di {La Mano Cornuda}, come [Creepy Jackalope Eye] e [Glad Damn Glad], lasciano in realta' sempre piu' l'impressione che si tratti dei migliori seguaci dei Ramones. Ma questo loro non vogliono sentirselo dire.

Le tue canzoni di cosa parlano?
Spaghetti: "Con gli occhiali si vede meglio".

Heathman: "Siamo degli idioti. Le nostre canzoni riflettono il nostro quoziente di intelligenza. E poi dico s'altro puo' parlare una canzone se non di sesso, droga e rock and roll?

Soaghetti: "Una volta perdevo molto tempo a scrivere le liriche, adesso penso soprattutto ad essere divertente. Ebbene, da quando ho smesso di cercare di essere serio, mi rendo conto di aver cominciato a scrivere canzoni che sono serie!"

Diverse vostre canzoni sembrano inneggiare all'abuso di alcool e droga...
Heathman: "Chi noi? Stiamo sbagliando complesso"
Di cosa parla allora "Alone And Stinking"? Heathman: "Di abuso di eroina".

Eagle: "Ma non nel modo che hai capito tu. E' dedicata al nostro ex cantante, che probabilmente finira' male".

Perche' incidete tanti 45 giri?
Eagle: "Perche' e' un formato che i ragazzini si possono permettere. Anche se so che e' poco pratico. Scomparira' presto. Tanto meglio: i nostri 45 giri diventeranno tutti pezzi da collezionista e varranno come oggi le figurine del baseball."

La vostra canzone preferita?
Spaghetti: "Sono tutti figli nostri, non ce n'e' uno piu' bello degli altri".

Eagle: "Hot Rod Rally".

Bolton: "Creepy Jackalope Eye, semplice ed efficace, proprio come vorremmo sempre suonare, il nostro capolavoro"

Spaghetti: "Spezzo una lancia per Glad Damn Glad".

Eagle: "Mettici anche Hell City Hell".

Adesso cosa avete in programma?
Eagle: "Perche' lo chiedi a noi?"


Satchel: Il Signor Eroina
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Satchel e' un inquietante quartetto di Seattle, nato l'ultimo dell'anno del 1991, che sta contribuendo a spostare le coordinate della scuola locale verso un sound meno hardrock e piu' sperimentale. Se la componente psichedelica e' dichiarata, in primo piano, la vera novita' e' un impasto armonico che si ispira liberamente al soul nero e bianco di fine anni Sessanta (cito a casaccio: le ultime cose dei Temptations, i Traffic delle lunghe jam, gli Steely Dan, i Cameo) e soprattutto a Prince.

Regan Hagar (batteria), che e' stato un po' la mente dell'operazione, era con i Malfunkshun (ovvero i fratelli Wood), dei quali, per inciso, dovrebbero uscire presto i nastri originali, e poi fu nei Bliss. Shawn Smith (canto e tastiere) lo incontro' mentre militava nei Pigeonhead, un ensemble sperimentale, e insieme diedero vita ai Brad, lanciati da Stone Gossard dei Pearl Jam nel 1993 tramite l'album "Shame" (Epic), a mio avviso alquanto mediocre. John Hoag (chitarra) e' amico d'infanzia di Smith, ha suonato con lui in quasi tutte le formazioni in cui Smith ha militato. Cory Krane (basso) ha una laurea in musica da una prestigiosa scuola di Seattle (non a caso si alterna alle tastiere in diversi brani).

Il loro primo album, "EDC" (Epic), e' una interessante carrellata di canzoni sperimentali. Talvolta la catalogazione nella psichedelia e' chiara "Mr Brown" al limite di "Dark Side Of The Moon"), talaltra si sborda nel bluesrock ("Taste It"), nel soul ("0"), nel jazzrock ("Built For It") e cosi' via. Il singolo, "Mr Pink", e' ispirato al film di Quentin Tarantino, "Reservoir Dogs". "Equilibrium" e' il grunge piu' distorto che si possa ascoltare oggi.

Shawn, per cosa sta EDC?
"E' il nome del magazzino in cui proviamo. La sigla EDC e' la parola che piu' ci ricorda la nostra musica, perlomeno quella che vediamo piu' spesso quando decidiamo di suonare. Puoi dargli il significato che vuoi. Anche ai titoli dei brani puoi dare il significato che credi. In gran parte i titoli non hanno nulla a che vedere con i testi, e tantomeno con le musiche. Mi sembra appropriato dedicare la nostra arte a parole casuali."

La musica soul sembra esercitare l'influenza principale su di voi.
"Naturalmente. Soprattutto il vero soul, quello dei neri. Lo ascolto fin da piccolo. Non so perche', forse perche' non avevo altro da fare. Si', da queste parti e in California, dove sono cresciuto, non era molto popolare; ma a me e' sempre piaciuto. Ancora adesso continuo ad ascoltare i classici degli anni Sessanta e Settanta."

Cosa trovi di speciale nel soul?
"Che e' soul".

Quanto ha influito Prince sulla vostra musica?
"Moltissimo. Hanno influito la sua musica, i suoi testi, i suoi atteggiamenti, il suo stile di composizione, il suo stile di secuzione, il modo di essere un personaggio... Prince non ha mai paura di fare cose pazze."

Altre influenze?
"Un po' di tutto. Mi piacciono gli estremi di ogni genere. Mi piace per esempio Stevie Wonder: e' un estremista in cio' che ha fatto. Mi piace la musica super-ispirata: e' questo che intendo per estremo."

Cos'e' Pigeonhead?
"E' un progetto di quello che io chiamo dub soul, ovvero soul cantato e suonato usando la tecnica dub. Non chiedermi cosa intendo, non so bene neppure io. Siamo soltanto due persone, Steve Fisk e io. Suoniamo un po' di tutto e io canto. Abbiamo un album su SubPop. Pigeonhead e' un progetto soltanto di studio, mentre Satchel e' un complesso che suona dal vivo e va in tour. Coesistono senza problemi."

Definiresti la tua musica psichedelica?
"Ovviamente. E' una delle poche cose che facciamo di proposito. Non cercare pero' doppi significati nelle liriche o nei testi. Assolutamente no, non c'e' alcun riferimento all'eroina in Mr Brown o altrove. I testi significano quello che tu ci leggi, non quello che ci ho scritto io. Il loro significato e' nella tua testa, non nella mia."

Gli altri cosa ascoltano?
"Di tutto. Impossibile mettere un confine."

Quanto e' importante essere cresciuto nella preistoria di Seattle?
"Quelle radici si vedono soprattutto nel nostro songwriting, nel fatto che che cerchiamo sempre di scrivere buone canzoni. A prescinedere dallo stile che scegli e' quella la cosa che accomuna tutti i musicisti di Seattle di quella generazione. Altre affinita' con la scena di Seattle sinceramente non ne trovo, ma ovviamente siamo andati a migliaia di show: non possiamo fare a mano di essere stati influenzati da tutti i gruppi di qua. Secondo me pero' la vera affinita' sta nell'essere tutti dello stesso ceppo. John Hoag e' cresciuto ascoltando molto jazzrock, ma tecnicamente viene dalla scuola dello speedmetal. Cosa vi piace oltre la musica? "Il cinema. Ci piace ovviamente Tarantino, un po' per i dialoghi molto realistici, e un po' perche' ci riconosciamo nelle sue storie, siamo cresciuti nel suo mondo. Poi due di noi sono skateboarders. Io oltre ad ascoltare musica... vediamo... no, ascolto soltanto musica." Dei complessi di oggi chi vi piace? "L'ultimo grande disco che ho ascoltanto e' Songs In the Key Of Life di Stevie Wonder, 1976".

Della scena di Seattle cosa ci dici?
"E' molto tranquilla. Non vedo tutto questo tumulto di cui parla la stampa. E' certamente diversa da cinque anni fa: piu' conservatrice, sia musicalmente sia politicamente. Le folle sono piu' conservatrici. Non c'e' nessun vero party. I ragazzi non sono piu' cosi' spontanei. Quasi non si ubriacano piu'."

Il disco riflette la vostra musica dal vivo?
"Per molte canzoni abbiamo usato la prima "take". Non perche' fossimo pigri, ma perche' onestamente non siamo riusciti a fare di meglio. Questo dovrebbe dirti molto sul nostro modo di comporre e suonare. Piu' o meno lo stesso capita con le liriche. Non che io non ci pensi, ma per qualche ragione raramente impiego piu' di qualche minuto a scriverle. E' un flusso libero di emozioni che trasformo in parole. Ci sono canzoni che sono state scritte in pochi minuti, musica e testi, e poi non sono piu' state cambiate."

A cosa state lavorando?
"Stasera sto cercando di rintracciare un amico per andare a mangiare qualcosa..."


Mudhoney: Lupi e cuori solitari
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Il nuovo disco non e' ancora pronto e i nastri sono ancora tanto instabili che la casa discografica rifiuta di fornirne anche un minimo assaggio. Le musiche sono pero' note: "Generation Spokesmodel", "What Moves The Heart", "Into Your Shtick", "Judgement Rage", "Retribution" e "1995" figurano al centro dello show che i Mudhoney stanno portando in giro per gli USA, e hanno fatto crescere l'attesa intorno al nuovo album.
"Vorremmo intitolarlo "My Brother The Cow". E' un gioco di parole su un titolo di Sun Ra, "My Brother The Wind", ed e' una frase che un nostro amico grido' risvegliandosi da una sbornia. Ci sembrava appropriato per inquadrare il nostro momento..."

Cosi' ne parla Steve Turner, il chitarrista che, insieme al cantante e secondo chitarrista Mark Arm, ha contribuito a creare la leggenda di Seattle prima con i Green River e poi appunto con i Mudhoney. Il bassista Matt Lukin, altro personaggio leggendario, protagonista della prima stagione dei Melvins, annuisce e aggiunge:
"Il feeling e' quello dell'88. Siamo tornati al primo album. E' successo per caso, ma e' successo. Cerchi di evolvere, di migliorare, di cambiare, e poi finisci per tornare al punto da cui eri partito. Capita. Almeno e' capitato a noi. Sono dodici canzoni piuttosto brevi, concise, compatte, senza fronzoli. C'e' una canzone con l'armonica (John dei Clawhammer) e una con il sassofono (Rand dei Lubricated Goat)."

Turner: "Registrato con Jack Endino, anche questo un segnale. E' un ritorno alle nostre radici, un ritorno al grunge..."

Anche perche' i due (a mio avviso deludenti) dischi precedenti avevano virato verso i Sixties in maniera quasi imbarazzante.
Turner: "Secondo me non erano cosi' garage-rock come sostieni, ma sembra che in Europa quei dischi siano stati interpretati cosi' da molti, per cui rinuncio a cercare di convincervi. Soltanto perche' uno usa un organo non vuol dire che voglia imitare questo o quello. Noi siamo ormai insieme da sette anni, e nessuno di noi e' un virtuoso dello strumento. Voglio dire che possiamo fare soltanto certe cose, quelle che ci vengono spontanee. Se cercassimo di imitare qualcuno o qualcosa, penso che faremmo pena. Per cui adesso cerchiamo di imitare soltanto noi stessi. Se non altro ci riesce bene. Sai com'e' imitare un chitarrista come me che sa soltanto suonare assoli a due dita... Se sai suonare la chitarra, per riuscire ad imitare me devi dimenticare di saperla suonare."

Lukin: "Il basso e' piu' lineare, non sono piu' cosi' infatuato del fuzz..."

Turner: "Non ci piace sperimentare per il gusto di sperimentare. CI piace il riff. Tutta la nostra arte (scusa la parola) consiste nel trovare il riff. Per questo mi piace suonare nei Fall Outs: perche' hanno un sound ridotto a cio' che serve, e cioe' al riff e la ritornello."

Lukin: "Giusto. Il mio basso serve a doppiare il riff, nient'altro. Non ho nulla a che spartire con coloro che provano nuovi modi di suonare il basso, che ne vogliono fare un protagonista. Io voglio soltanto amplificare il riff per quanto posso con il mio strumento."

Interviene finalmente Arm: "Insomma, in sette anni non abbiamo imparato proprio nulla."

Sette anni dopo come vi sembra la scena di Seattle?
Turner: "Meno caotica, ma piu' affollata. Meno creativa, ma piu' ricca. Ai tempi nostri fu fondamentale il club Metropolis, che ammetteva anche minorenni. Li' si esibirono tutti i nomi piu' importanti degli anni Ottanta, li' ci facemmo le ossa tutti noi della nostra generazione. Oggi ci sono cento club, ma nessuno riveste quel ruolo. Quando ci accorgemmo che la scena stava esplodendo, piu' o meno nel 1988, l'ambiente era ancora molto unito, ci ritrovavamo sempre gli stessi ai party e ai concerti. Un anno dopo ci eravamo gia' persi di vista. Oggi credo che molte bande nuove non si conoscano l'un l'altra. Dispiace in effetti che tanti gruppi non siano mai riusciti a registrare un disco: quelli che sono venuti dopo e li hanno copiati hanno trovato subito un contratto, ma loro, i pionieri, sono scomparsi nel nulla. "

Arm: "Oggi la scena e' molto piu' competitiva. Da un lato i ragazzi fiutano l'odore dei contratti, dall'altro il boom sta finendo e loro, i gruppi, si sono moltiplicati. Presto ci saranno piu' gruppi in circolazione di quanti ne voglia l'industria e allora cominceranno ad accapigliarsi per suonare nei club principali, per andare in tour... Devo dire che la competizione c'era gia' fra noi grandi vecchi un due o tre anni fa. Il successo ha queste conseguenze. Ma fra i giovani e' piu' spinta."

Lukin: "Al tempo stesso si divertono di meno. Non possono piu' essere cosi' selvaggi. E' come se... sai, quando vivi per anni e anni in maniera davvero selvaggia, a un certo punto diventa insensato continuare a vivere cosi' e ti calmi un po'. La stessa cosa sta succedendo a Seattle nel suo insieme. Si suonano le stesse musiche, ma dietro non c'e' lo stesso spirito, o, meglio, lo spirito vorrebbe essere lo stesso ma non puo' esserlo perche' quelle cose non hanno piu' nulla di alternativo."

Suonate ancora i vecchi pezzi?
Turner: "Suoniamo cio' che ci viene di suonare di sera in sera. I primi singoli, "Touch Me I'm Sick" e "You Got It", ma anche "Need", che rimane sempre una favorita,..."

Lukin: "If I Think", "No One Has"..."

Arm: "When In Rome", difficile da suonare dal vivo, ma una delle migliori"

L'album preferito, in retrospettiva?
Tutti d'accordo: "Every Good Boy Deserves Fudge".

Turner: "In alcuni brani c'e' una forte influenza dei Roxy Music e di Neil Young. E' un album quasi perfetto, per quello che possiamo fare noi."

E' vero che siete degli accaniti collezionisti di dischi?
Turner: "Io si'. Compro di tutto. E ascolto di tutto. Quando ascolto qualcosa di strano, di suggestivo, cerco subito di incorporarlo in qualche nuova canzone. Non mi interessa se e' punkrock, jazz, folk, blues o una big band di jazz."

Lukin: "Io ascolto soltanto i Thin Lizzy... ma non mi dispiace il folk".

"Arm: "La mia passione e' il jazz, Sun Ra in particolare. Della musica rock mi piacciono i piu' pazzi, come i Pere Ubu e i Devo, Captain Beefheart e i Birthday Party. Tutta gente che con il tempo sta diventando famosa, segno che erano soltanto dei geni in anticipo sui tempi."

Perche' avete sentito il bisogno di attivita' collaterali come Fall-Outs, Sad And Lonelys, Monkeywrench?
Turner: "Perche' potevamo permettercelo. Non e' difficile suonare in tante band contemporaneamente. Abbiamo amici e tempo. A volte Matt va in ibernazione, e allora noi dobbiamo trovare qualcosa da fare."

Arm: "Non dimenticare i Bloodloss: io e tre australiani matti, tutti e tre mancini, che hanno suonato nei Lubricated Goat (Guy Maddison, Renastair e Martin Bland). L'anno scorso abbiamo pubblicato un disco su Sympathy: "In A Gadda Da Change".

Quali sono i vostri gruppi preferiti al momento?
Turner: "I Mono Shock di San Francisco, gli Icky Boyfriends, i Love 666, molti gruppi minori che non riconosceresti..."

Lukin: "I Flathead di Seattle"

Arm: "Gli Steel Wall, gli ultimi punk di Seattle".


Korn: L'incubo di vivere
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Alla confluenza fra musica industriale e heavymetal sta sorgendo una nuova civilta' musicale. I Korn si sono stanziati in quel territorio ancora da civilizzare con l'album omonimo del 1994 (per la Epic/Immortal), un disco di cui si e' parlato e si parla ancora molto. Il cantante, Jonathan Davis, e' subito diventato un personaggio del neo-pessimismo post-yuppie. Nato a Bakersfield nel 1971, ma trasferitosi a Huntington Beach, in una delle contee piu' conservatrici di Los Angeles, Davis ha l'aria del bambino che e' stato obbligato a crescere piu' in fretta di quanto volesse. Al contrario del suo stile di canto, uno dei piu' terrificanti del nostro tempo, il modo in cui parla e' quasi timido, sempre sottovoce, come se avesse paura di farsi del male dicendo troppo di se stesso.
"Lavoravo all'obitorio della contea, ma la mia famiglia ha sempre avuto un negozio di musica a Bakersfield e da bambino avevo preso lezioni di un po' di tutto, pianoforte, violino, contrabbasso, clarinetto, tromba, persino la cornamusa, che suono tuttora per gli amici... Studiai musica classica e per diversi anni non ascoltai altro che Bach e Beethoven. Mi piaceva soprattutto l'opera, che impiega quasi sempre musiche di grande effetto. Mio padre mi diceva sempre di non diventare un musicista, mi dipingeva la carriera del musicista come una sofferenza continua; ma la musica mi chiamava, reclamava la mia vita come una droga. Quando li incontrai, i Korn esistevano gia' e stavano cercando un nuovo cantante. Io non avevo nulla in comune con la musica rock, ma gli amici che mi avevano sentito cantare mi stavano incoraggiando a farlo davanti a un pubblico. Cosi' divenni il nuovo cantante dei Korn."

Cosa ti piace della musica rock?
"L'intensita'. E' cio' che ha in comune con la musica classica. Se hai mai visto un concerto di classica del vivo, avrai notato la spaventosa intensita' con cui il direttore dirige l'orchestra. Sembra che debba morire da un momento all'altro di attacco cardiaco. In quel momento non e' piu' un uomo, e' una forza della natura. Il rock e' altrettanto emotivo, forse di piu'. Ti consente di esprimere le emozioni piu' forti senza alcun limite armonico. Chissa' forse un giorno provero' a suonare musica classica."

Pensi che come cantante rock il tuo background classico sia utile?
"Certamente. Ti aiuta moltissimo pensare sempre in termini di struttura della canzone, di dinamica, di coesione. Le canzoni buone sono quelle che hanno una buona dinamica. La musica classica ti insegna a trasferire umori e sensazioni in un formato musicale. A quel punto diventa banale eseguirli."

Chi scrive le musiche?
"Tutti contribuscono, ma io e Brian facciamo molto insieme."

Siete stati paragonati a Helmet, Pantera, Nine Inch Nails...
"No, i confronti ci piacciono, e non ci possono definire. Se volete conoscerci, venite ai nostri show. Quest'estate andremo anche in Europa, spero che tutti abbiamo occasione di sentirci dal vivo. Non puoi accreditarci delle influenze che non abbiamo. Gli altri quattro suonano insieme da tantissimi anni, fin da bambini, al punto che le uniche influenze sono loro stessi. Si influenzano l'un l'altro, tutto qui. Per quanto riguarda me, poi, come ti dicevo non ascoltavo musica rock fino a quando iniziai a cantare per i Korn. Ovviamente non ho alcun modello di riferimento, a meno che' tu non creda che mi abbiano influenzato i tenori d'opera..."

No, quello proprio no. Ma come definiresti allora il tuo stile di canto?
"E' uno stile che mi viene in maniera naturale. Penso e credo di essere soprattutto sincero nel modo in cui esprimo i testi. Uso le forme che uso non perche' siano spettacolari, ma perche' sono quelle piu' naturali per esprimere quelle emozioni."

I miei pezzi preferiti dal vostro album sono [Blind] e [Daddy], soprattutto il secondo, uno psicodramma freudiano alla [The End] della durata di diciassette minuti.
"Veramente? Che coincidenza: [Blind] e [Daddy] furono le prime canzoni che registrai con i Korn. A dire il vero [Daddy] non doveva venire come e' venuta su disco. Nella demo originale era completamente diversa. Quando l'abbiamo eseguita nello studio, non so per quale ragione, siamo come impazziti, io non sapevo piu' quello che facevo. E' stata praticamente improvvisata nello studio in maniera completamente diversa da come pensavamo di farla. Non la suoniamo dal vivo, non e' materialmente possibile. La cosa che mi piace di quella canzone e' che racchiude l'intensita' di cui ti parlavo."

La tua preferita?
"Shoots And Ladders", per i testi." La sua cultura e' in effetti evidente anche nei testi di questa canzone. [Shoots And Ladders] (quella con le cornamuse, per intenderci) usa soltanto versi di "nursery rhymes" (filastrocche per bambini) che in alcuni casi risalgono al Medioevo e ne mette in rilievo i risvolti psicologici piu' inquietanti. Per la cronaca l'ultima volta che avevo sentito cornamuse nella musica rock erano state usate dagli AC/DC su [Long Way To The Top].

Perche' le tue canzoni sono cosi' tetre?
"Perche' la vita e' cosi'. Io sono una persona qualsiasi, una persona normalissima, con una vita normalissima. E' la vita che mi infonde tutta la rabbia che ascolti nelle mie canzoni. Perche' la vita e' violenza, la societa e' violenza. Passi tutta la vita a guardarti allo specchio e domandarti cosa c'e' che non va, perche' non riesci a comunicare con gli altri, perche' hai soltanto sfortuna nelle cose, perche' tutti ti schifano. La vita e' questo: nessuno che faccia lo sforzo di capirti, nessuno che voglia sapere cosa sai veramente. Ma penso che sia lo stesso dappertutto, non specifico del posto in cui vivo. Insomma, non lo faccio apposta a sembrare pessimista. Prendo ispirazione dalla vita reale, da cio' che capita tutti i giorni, nulla di speciale. Sono esperienze di una vita come tante. Penso che tutti i miei fan possano prendere una mia canzone e riconoscersi nelle mie liriche."

Da grande preferiresti fare musica o poesia?
"Il musicista. Quello e' il mio destino. Non ho mai provato a scrivere poesia, anche se a ben pensarci non sarebbe una cattiva idea. Penso che le mie poesie sarebbero oneste, soprattutto oneste. La mia strada e' comunque questa. Quando canto i miei tormenti piu' intimi, dopo mi sento meglio. Lo faccio per me stesso prima ancora che per il pubblico."

Perche' non pubblicate i testi sulla copertina?
"Perche' voglio che i fan ascoltino, non che leggano. Voglio che provino quello che provo io, e soltanto sentendo la mia voce e la nostra musica possono capire cosa c'e' dietro quelle parole."

Del resto del gruppo cosa ci dici?
"Sono come miei fratelli. Siamo tutti vicini uno all'altro. Devo anche dire che sono eccellenti musicisti. Pensa che il batterista ha soltanto ventun anni".

Altre canzoni da segnalare sono [Clown] (il singolo), [Ball Tongue], [Lies], [Divine], [Predictable].
"Molte di queste canzoni devono il loro fascino anche ai duelli di chitarra fra James Munkey e Brian Welch. Devo dire che questo gruppo di musicisti a me pare veramente eccezionale, e pensare che il piu' anziano (il bassista) ha soltanto venticinque anni!"

Qual'e' il problema piu' grosso della nostra societa'?
"La televisione. I bambini guardano la violenza per televisione, imparano a uccidere, imparano ad odiarsi l'un l'altro. I genitori sono impotenti, indifferenti. La televisione e' il potere piu' malvagio che esiste oggi".

Se prima dell'Apocalisse Dio ti desse la possibilita' di salvare un uomo, ma uno solo, chi salveresti?
"Fra i musicisti Trent Reznor dei Nine Inch Nails, una persona che rispetto molto. Ma in generale direi il nostro produttore Ross, un uomo onesto e simpatico che mi ha aiutato moltissimo."

Tour in Europa?
"La prossima estate."


Laughing Hyenas: L'ultima trincea
(Copyright © 1994 Rockerilla)


"Sono cresciuto a Detroit durante gli anni Settanta. Tutti i ragazzi di quell'epoca hanno in comune una cosa: l'insofferenza per le banalita'. Siamo irrequieti, frustrati, bisognosi di forti emozioni. A quei tempi le emozioni si chiamavano Stooges e MC5. I miei idoli da ragazzino erano Alice Cooper e Iggy Pop. Poi vennero il punkrock e l'hardcore. A Detroit il punk non venne percepito come un fenomeno di rottura, era semmai la logica continuazione del suono di Detroit. Quasi quasi era persino meno violento. Ma presto i punk cominciarono ad annoiarci. All'inizio degli anni Ottanta non ne potevamo piu' di ascoltare tutti questi complessi che scimmiottavano i Black Flag e i Minor Threat. Praticamente dal 1983 in poi l'hardcore non ha piu' fatto nulla di originale. Fu inevitabile che formassimo un gruppo diverso, per suonare qualcosa di diverso."

Dalla viva voce di John Brannon ecco come ebbe inizio la rivoluzione che trasformo' l'hardcore del Midwest. Con i Laughing Hyenas nasceva nel 1985 uno dei nomi fondamentali del rinnovamento.

Per la verita' Brannon aveva gia' militato nei Negative Approach, dei quali la Touch And Go ha pubblicato recentemente un'antologia, {Total Recall}.
"Intorno al 1981 eravamo in pochi a tentare di tenere in vita la scena di Detroit. C'erano i Necros, gli L7 (di cui Larissa era la cantante), i Meatmen. Eravamo tutti stanchi della scena musicale. Annoiati a morte. Ai nostri show cominciarono a venire sempre piu' persone, sempre piu' giovani. Erano come noi alla ricerca di una musica meno noiosa. Era scomparso tutto cio' che mi piaceva degli anni Settanta, e non avrebbe avuto comunque senso rifarlo. Volevamo fare quaclosa che facesse vibrare i muri della citta', che svegliasse la gente. In retrospettiva i Negative Approach e i Laughing Hyenas furono pero' due cose completamente diverse. I Negative Approach erano piu' giovani e piu' arrabbiati, ancora legati al punkrock. Avevano un mucchio di energia. I Laughing Hyenas forse erano piu' bestiali, ma erano radicati fin dall'inizio nel blues. C'erano ancora qualcosa dell'energia dei Negative Approach, ma era secondaria."

Larissa, quali sono le tue origini?
"So che sembrera' un po' strano, ma siamo tutti e due cresciuti in famiglie molto religiose. Mio padre e' un vescovo della chiesa russo-ortodossa, che ogni tre anni veniva spedito in una citta' diversa. Alla fine venne incaricato della cattedrale di Detroit e qui ci stabilimmo. Ti diro' di piu': mia madre era tedesca e mio padre russo, e si incontrarono durante la Seconda Guerra Mondiale. Io non so bene cosa sono. E anche il padre di John e' un sacerdote."

Che cosa ti spinse a suonare la chitarra nei Laughing Hyenas?
Larissa: "Negli L7 cantavo soltanto, anche perche' gli altri tre ragazzi erano dei fenomeni musicali. Pubblicammo soltanto un singolo nel 1992. Non avevo mai suonato la chitarra, ma per gli Hyenas decisi che avrei fatto quello. Da un lato il fatto che io non sapessi suonare mi faceva pensare di poter contribuire qualcosa di originale (sai, come quando i compositori d'avanguardia o anche i Neubaten prendono delle persone che non hanno mai suonato e le fanno suonare e si scopre che suonano qualcosa di molto creativo), e dall'altro i miei idoli, sia i bluesman di Chicago sia i Joy Division e i Fall, che sono i miei gruppi preferiti, usavano la chitarra in un modo molto minimale, per il quale la tecnica non ha nessuna importanza."

John, da dove viene il tuo blues?
"Quando ci stancammo dell'hardcore, molti di noi cominciarono ad ascoltare altri generi. Io trovai nel blues la mia vocazione. In un certo senso per me e tanti altri di colpo il blues prese il posto del punkrock come la cosa fresca ed eccitante del momento. Larissa stava cominciando a suonare la chitarra e vivevamo nella stessa casa. Suonava ogni tanto con altra gente e un giorno conobbe Kevin, che divenne il nostro bassista. Anche loro erano affascinati dalla musica nera. Infine reclutammo Jim Kimball alla batteria, che aveva una passione per il jazz. Fin dall'inizio il blues era il nostro obiettivo."

I loro primi dischi, {Merry Go Round} e {You Can't Pray A Lie}, rimangono i piu' violenti della seconda meta' degli anni Ottanta. A far epoca fu soprattutto il modo in cui Brannon grugniva i suoi assatanati blues, anche perche' Larissa non faceva altro che erigere muri di accordi abrasivi.
"Avevamo molta violenza dentro di noi, molte emozioni crude da sfogare. Tutte le canzoni erano autobiografiche. Il tema era quello dell'amore finito male. Ci concentravamo ossessivamente su quel tema. In un certo senso era un processo catartico, per liberarci dal male. Nella vita reale non eravamo certo sempre cosi' depressi. Ma ci piaceva cantare soltanto quella parte della nostra esistenza. Nonostante lo sforzo di produzione compiuto da Butch Vig, che non era ancora famoso, {Merry Go Round} era il disco di una banda appena all'inizio. Larissa non sapeva ancora suonare la chitarra, e il bassista non sapeva suonare il bassp. Io non facevo altro che urlare."

L'album verra' presto riedito su CD con sei tracce aggiuntive, fra cui il retro del singolo [Here We Go Again]. Dovrebbe uscire intorno a settembre. Cosa suonate ancora di quel periodo?
"[That Girl] e [Playground] dal primo disco; [Love's My Only Crime] dal secondo; [Here We Go Again], [Life Of Crime] e [Everything I Want] dal terzo; e poi [Crawl]."

Mi permetto di aggiungere almeno [What Tomorrow Brings], apice della sua arte melodrammatica di urla, pause e silenzi, con versi come "Only one way to heaven/ about a thousand ways to hell", e [Hell's Kitchen], uno dei loro capolavori straccioni. E sul secondo almeno [Seven Come Eleven], forse il loro miglior boogie.
"Mi dispiace che la critica del tempo desse tanto risolto al mio stile di canto. Per me quella fu sempre una musica collettiva. La batteria, per esempio, era tanto importante quanto il canto. Larissa e io scrivevamo molte delle canznoni, le liriche erano quasi tutte mie. Ma a partire dal secondo disco il contributo degli altri si fece sentire. [Dedications], per esempio, fu in gran parte inventata per soddisfare un'idea del batterista. Il mio stile di canto sembrava piu' naturale a quei tempi. C'erano diversi cantanti in circolazione di quel genere. Ascoltavamo molto gli Scratch Acid, e quindi David Yow. Poi abbiamo suonato diversi show con i Die Kreuzen, mi piaceva lo stile di Dan Kubinsky."

Se dovessi citare i cantanti che ti hanno influenzato di piu'?
"Iggy, Alice Cooper, Howling Wolf, John Lee Hooker, Nick Cave. Ma devo confessare che ai tempi ascoltavo molto i girl-group degli anni Sessanta, gente come Shangri-La, Ronettes, Martha & Vandellas. Ci metterei anche James Brown, Wilson Pickett, tutti questi soulsinger che urlavano come degli ossessi, nonche' Otis Redding. Recentemente ho visto uno show di Johnny Cash in Texas, e mi ha entusiasmato anche lui."

Sul terzo album, {Life Of Crime}, il quartetto ha acquistato molto in tecnica. Larissa balza improvvisamente in primo piano con le sue violentissime sciabolate. Quelle citate da Brannon sono canzoni micidiali, che non perdonano con i loro riff ultra-Stooges.

Cosa causo' lo scisma che diede origine ai Mule?
"Dopo aver pubblicato il terzo disco andavamo ancora molto d'accordo. Pero' la vita che avevamo condotto in quegli anni cominciava a pesarci. Erano mesi che viaggiavano in un vano, senza avere una casa. Vivevamo esistenze davvero miserabili. Quando tornammo a detroit, io e Larissa cominciammo a scrivere canzoni per il nuovo disco, che sarebbe stato l'EP {Crawl}. A me la canzone [Crawl] piaceva molto, a Larissa anche, ma agli altri due non piaceva per nulla. Piano piano fu chiaro che esistevano differenze sostanziali nella visione che avevamo del nostro futuro. Loro due cominciarono a suonare jam con altri, si allontanarono progressivamente da me e Larissa che continuavamo a scrivere nuovo materiale. E' un peccato che proprio quando potevamo cogliere i frutti della nostra maturazione ci siamo separati, ma, guardando indietro, mi stupisco che fossimo potuti durare cosi' a lungo: per anni avevamo suonato nell'underground piu' underground, senza mai fare un po' soldi, senza mai diventare famosi. A un certo punto la frustrazione ti causa l'angoscia, e allora sei finito. Io stesso non riesco a credere di essere ancora qua a suonare dopo tanti anni di anonimato..."

Certo i Mule hanno adottato una formula piu' facile. Con meta' delle idee di Brannon e Strickland sono gia' riusciti ad attirare il doppio dell'attenzione. Brannon chiamo' comunque al suo fianco due vecchi marpioni di Detroit, Ron Sakowski (basso) e Todd Swalla (batteria), entrambi ex Necros.
"La nuova linea line-up era veramente una cosa completamente diversa. Jim era molto orientato al jazz, Todd e' piu' rock and roll e al massimo blues. Jim tendeva ad invadere gli spazi altrui, mentre la filosofia di Todd e' "less is more", meno ti fai sentire meglio e'. Questa versione delle "iene" e' decisamente piu' blues della precedente. D'altronde cio' e' coerente con la direzione che volevamo seguire.

{Hard Times} e' l'album piu' recente. Come sempre capita, per ironia della sorte e' quello che ha ottenuto le recensioni piu' numerose e entusiastiche, benche' a mio avviso sia inferiore ai primi tre. E' comunque il loro album piu' blues, tanto che si avvertono dappertutto inflessioni Rolling Stones.
"Adesso ce ne rendiamo conto anche noi. Ma giuro che mentre lo registravamo non ne eravamo assolutamente coscienti. Mi dicono che canto come Mick Jagger, ma io non l'ho mai ascoltato molto. Anzi, da bambino odiavo gli Stones. Ammetto pero' che quando scrissi [Just Can't Win] stavo ascoltavo {Sticky Fingers}... Pero' non darei troppa importanza alle influenze musicali. L'album riflette soprattutto l'anno difficile che abbiamo attraversato. Io in particolare sono stato lasciato dalla mia ragazza mentre ero in ospedale a disintossicarmi. Erano quindici anni che dipendevo dall'eroina e non vedevo l'ora di farla finita. Mentre mi stavo curando, lei prende tutta la mia roba e se ne va. Non fa piacere. Rendo omaggio alla Touch & Go, che non ci ha mai disertato nonostante tutti i nostri guai e le scarse vendite."

Larissa, siamo tutti convinti che hai imitato Keith Richard...
"E' sicuramente un grande chitarrista, un grande songwriter, e sono orgogliosa del confronto. Ma la mia ispirazione maggiore e' stato Rowland Howard, tanto nei Boys Next Door quanto nei Birthday Party e poi con Nick Cave e i These Immortal Souls. L'ultimo disco di questo gruppo, {I'm Never Gonna Die Again}, e' semplicemente spettacolare. Il tono che ottiene dalla chitarra e' unico, lo riconosci subito."

L'altro fatto insolito e' che i brani sono molto piu' lunghi.
Brannon: "L'album contiene soltanto sette brani perche' sono brani lunghi e sette bastavano per fare un album. Ne avevamo altri gia' pronti. Anche la lunghezza e' stata abbastanza casuale. Finche' non li abbiamo cronometrati non ci siamo resi conto che erano piu' lunghi di quello che volevamo. Non lo vedrei come un trend: il prossimo album potrebbe benissimo essere di canzoni corte. Dal vivo tendiamo a durare ancora di piu', qualche canzone finisce in un jamming improvisato (una tradizione che dura dai tempi di [Playground]). Il nuovo tour sara' concentrato sul materiale del nuovo album, piu' che altro perche' abbiamo una nuova line-up che non si sente molto a suo agio con il materiale del passato. Sara' interessante vedere cosa restera' in repertorio e in che formato. Penso che piano piano introdurremo di nuovo molte delle vecchie canzoni e che parecchi di quelle nuove si evolveranno di serata in serata."

I vostri brani preferiti?
Brannon: "[Each Dawn I Die], [Home Of The Blues]"

Larissa: "[Hard Time Blues]. Il momento in cui entro nel coro mi da' i brividi."

Cosa ascoltate adesso?
Brannon: "Ascoltiamo per lo piu' cose che hanno almeno dieci anni. Delle #### citare come discendenti ultime leve ammiro molto Jon Spencer Blues Explosion, Royal Trux e Flaming Lips.

Larissa: "Miles Davis e John Coltrane. Sono le uniche cose che riesco ad ascoltare."

Il futuro cosa vi riserva?
Brannon: "Credo che dopo il tour dal vivo ne sapremo di piu' su cosa sono i nuovi Laughing Hyenas. Saremo una banda piu' coesiva. Alla fine dell'estate penso che entreremo in studio per registrare il nuovo disco. Non dovrai aspettare molto per avere una risposta alla tua domanda..."